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I.

Le reti mobili cellulari

Aldo Roveri, “Comunicazioni mobili 1 ”


1
Univ. di Roma “La Sapienza” - a.a. 2007-2008
Contenuti

• I.1 Caratteristiche generali di una rete cellulare


• I.2 La strategia cellulare

Aldo Roveri, “Comunicazioni mobili 1” 2


Univ. di Roma “La Sapienza” - a.a. 2007-2008
I. Le reti mobili cellulari

• I.1 Caratteristiche generali di una rete cellulare

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Caratteristiche generali (1/4)

• Una rete mobile (MN - Mobile Network), qualunque


sia la sua tecnica realizzativa, comprende sempre
una sezione di accesso in cui
– i legamenti di utente utilizzano il mezzo radio
come supporto trasmissivo;
– una opportuna funzione di accesso rende
disponibile un canale radio all'utente in
movimento quando questi ne ha necessita' per
chiamare o per essere chiamato.

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Caratteristiche generali (2/4)

• Oltre alla funzione di accesso, una rete mobile deve


essere in grado di svolgere altre tre funzioni
fondamentali, e cioè:
– l'identificazione dell'utente e la sua
autenticazione, ossia la possibilità di individuare
univocamente l'apparecchio terminale a cui fa
capo l'utente mobile, quando questi richiede un
accesso.

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Caratteristiche generali (3/4)

• l'aggiornamento della posizione dell'utente (localiz-


zazione), ossia la possibilità di aggiornare, in modo
continuo ed automatico, in un'appropriata banca di
dati, la posizione dell'apparecchio terminale a cui fa
capo l'utente mobile: ciò nonostante gli spostamenti
di quest’ultimo in un'area anche molto estesa,
purché nei limiti della regione di copertura della rete
mobile.

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Caratteristiche generali (4/4)

– l’handover dei canali radio, ossia la possibilità per


l'utente mobile di mantenere il legamento con la
MN pur nella necessita' di cambiare il canale radio
che lo connette alla rete; questa necessita' può
manife-starsi, ad esempio:
» nel passaggio da un'area ad un'altra adiacente
che e' caratterizzata da una differente
copertura radio;
» nella degradazione della qualità del canale
radio che e' stato precedentemente assegnato.

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Reti mobile e fissa

• Circa il legame tra reti mobili e reti fisse, finora queste due
reti si sono sviluppate come strutture separate tra le quali
sussistono solo i rapporti di inter-lavoro necessari per
consentire le comunicazioni tra due utenti facenti capo
alle due reti.
• E’ però prevedibile a breve termine l'integrazione tra rete
fissa (rete telefonica o ISDN) e rete mobile.
• Requisito di tale integrazione e' il reciproco beneficio in
termini di efficienza e di flessibilità nella fornitura di nuovi
servizi con elevate prestazioni.

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I. Le reti mobili cellulari

• I.2 La strategia cellulare

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Strategia cellulare (1/2)

• Lo sviluppo delle comunicazioni mobili è stato


per lungo tempo frenato da problemi di costo e
di mancanza di banda.

• L’introduzione della strategia cellulare ha modifi-


cato la situazione offrendo una efficienza tale da
consentire l’adeguata diffusione del servizio e la
riduzione dei costi.

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Strategia cellulare (2/2)

• Circa la strategia cellulare occorre considerare


che:
– la potenza emessa dai terminali mobili deve
essere limitata per ridurre il loro
peso/ingombro e per aumentarne l’autonomia;
– l’attenuazione delle onde radio in ambiente
urbano e a livello stradale aumenta
tipicamente con la quarta potenza della
distanza.

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Che cosa è una cella (1/4)

• Non è quindi possibile coprire vaste estensioni


territoriali con un unico ricetrasmettitore fisso.

• Si deve invece suddividere l’area di servizio in


sub-aree, che si sovrappongono solo
parzialmente: in ognuna delle sub-aree la
copertura elettromagne-tica è assicurata da un
apposito ricetrasmettitore (stazione radiobase).

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Che cosa è una cella (2/4)

• Queste sub-aree, chiamate celle, assumono,


nella realtà della propagazione delle onde radio,
forme geometriche largamente irregolari;

• la linea di demarcazione tra una cella e un’altra


rappresenta la transizione dalla copertura
elettro-magnetica di un ricetrasmettitore a quella
di un altro ricetrasmettitore.

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Che cosa è una cella (3/4)

• Nella suddivisione dell’area di servizio in celle,


spesso si fa riferimento a forme poligonali
regolari, ad esempio a celle di forma esagonale,
senza sovrapposizione: queste costituiscono
però solo una schematizzazione teorica di una
realtà decisamente più complessa.

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Che cosa è una cella (4/4)

7 6 3
6 3 4 2
4 2 1
2 1 5 7
5 7 6
7 6 3 4
3 4 2

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Simboli (1/2)

• Con riferimento a un’area di servizio As


,indichiamo con

Q il numero di celle in cui è divisa l’area As;

N il numero totale di utenti contemporanea-


mente attivi da servire;

M il numero massimo di utenti contempora-


neamente attivi da servire;

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Simboli (2/2)

R il ritmo binario (in bit/s) richiesto da


una singola comunicazione;
W la larghezza di banda radio che è resa
disponibile per il servizio;
W0 la larghezza di banda equivalente
richiesta per sostenere il ritmo R;
C la potenza media della portante radio,
I la potenza media degli interferenti.

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Dimensionamento delle celle (1/2)

• Nel dimensionamento delle celle, occorre tener conto di due


obiettivi fondamentali:
– il rispetto di una soglia minima nel rapporto C/I , tra la
potenza media C della portante radio e quella I degli
interferenti;
– il conseguimento di una adeguata efficienza spettrale
definita da

NR
η=
W

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Dimensionamento delle celle (2/2)

• Il primo obiettivo deriva dalla qualità di servizio


che deve essere assicurata ad ogni comunica-
zione;

• il secondo obiettivo è invece legato all’esigenza


di un contenimento del costo per offrire il
servizio (rappresentato dalla banda W), costo
che è posto in relazione con il beneficio
(rappresentato dal prodotto NR) che il servizio
offre.

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Efficienza spettrale (1/4)

• L’efficienza spettrale η può essere anche così


espressa
NR R N
    f s
W W0 M
in cui
η f = R / W0 è l’efficienza nella frequenza;
ηs = N / M è l’efficienza nello spazio.

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Efficienza spettrale (2/4)

• L’efficienza nella frequenza η f [misurata in (bit/s)/ Hz]


dipende dalla capacità del metodo di mo-
demodulazione di compattare la larghezza di banda
del segnale trasmesso a parità di ritmo binario R
della comunica-zione.

• L’efficienza nello spazio η s dipende invece dalla


capacità dello spazio stesso di resistere alle
interferenze, fissato che sia il filtraggio spaziale (ad
es. mediante un’accorta progettazione delle antenne)
che esiste nel territorio.

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Efficienza spettrale (3/4)

• Se gli utenti attivi sono distribuiti uniformemente


sull’area di servizio, in ogni cella si ha lo stesso
numero NQ di utenti attivi e quindi
N = NQ Q

• Se, a parità di area di servizio, si diminuisce la


dimensione delle celle, Q aumenta.

• Allora aumenta anche N se si tiene invariato il


numero NQ di utenti (e quindi di canali) attivi per
cella.
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Efficienza spettrale (4/4)

• Si conclude che, con la suddivisione in celle e


nei limiti di validità delle ipotesi precedente-
mente effettuate, si può avere un numero N
senza limitazioni con una larghezza di banda W
finita.

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Raggio minimo di cella (1/4)

• A correggere questa conclusione interviene però


la mobilità degli utenti, che determina il cambio
di cella durante una comunicazione e che
richiede quindi lo svolgimento della procedura di
handover.

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Raggio minimo di cella (2/4)

• La procedura di handover diviene sempre più


critica (per lo scambio di informazioni di
controllo da essa richiesto tra gli organi di rete)
via via che le celle si riducono di raggio.

• Per contenere l’entità qualitativa e quantitativa di


questo scambio si giunge a un valore minimo di
raggio di cella sulla base del quale si consegue
l’efficienza massima.

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Raggio minimo di cella (3/4)

• In ogni sistema di grande capacità, i raggi minimi


delle celle sono sempre tali che, anche con ridotte
potenze a disposizione, l’effetto disturbante del
rumore termico (o di altri rumori esterni al sistema) è
trascurabile.

• Non avviene così per le interferenze di altri utenti


attivi che diventano la causa limitante prima della
capacità del sistema.

• Nelle valutazioni di efficienza è dunque ragionevole


riferirsi all’efficienza limite che si ottiene trascurando
l’effetto del rumore.
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Raggio minino di cella (4/4)

• Poiché in ogni punto del territorio sarà sempre


presente in tutti i sistemi una quota di
interferenza legata agli altri utenti attivi, il
numero NQ di utenti ( e quindi di canali)
contemporaneamente attivi per cella è minore di
M, secondo la relazione

NQ = M F ,

ove F è un fattore minore di 1 che assume


significati diversi a seconda dei sistemi
considerati.
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Settorizzazione delle celle

• La capacità di un sistema cellulare, a parità del numero di


stazioni radio-base (SRB) che coprono il territorio di
servizio, può essere aumentata con la settorizzazione
delle celle, ad esempio con la divisione di una cella di
forma esagonale in tre o in sei settori.
• Ogni settore è servito da un’antenna settoriale; in tal
modo il numero delle celle è moltiplicato per tre o per sei,
come lo è il numero delle antenne SRB.
• Tuttavia il numero delle localizzazioni delle SRB è rimasto
lo stesso, in quanto le antenne settoriali hanno la stessa
localizzazione.

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