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L’ITALIANO

DEI SEMICOLTI
VINCENZO RABITO E
L’INCIPIT DI «TERRA
MATTA»
 È una varietà di italiano utilizzata sia nel
COS’È parlato sia anche nello scritto da una
categoria particolare di parlanti con un
«L’ITALIANO basso grado di istruzione
DEI
SEMICOLTI»?
 L’italiano dei semicolti è soprattutto di
parlanti dialettofoni, che hanno cioè per
(BRUNI 1984;
D’ACHILLE 1994) madrelingua il dialetto, e che si servono
dell’italiano, appreso nei pochi anni in cui
si è frequentata la scuola
TOTÒ, PEPPINO
E LA...
MALAFEMMINA
(1956)

La scena
memorabile della
«lettera» di Totò e
Peppino De
Filippo
«VENIAMO CON QUESTA MIA ADDIRVI»:
TRATTI DI ITALIANO DEI SEMICOLTI

 Il mancato accordo tra parole: «c’è stato una grande morìa»,


«questa moneta servono», «dai dispiacere», «noi medesimo»;
 le frasi segmentate (ma settecentomila lire / noi / ci fanno
…);
 l’uso di forme verbali inesistenti (“T.: dai dispiacere che
avreta”) sostenute da spiegazioni grammaticali fantasiose
(“T.: che avreta / che avreta e già è femmina femminile’”; “T.:
perché è aggettivo qualificativo”)
«ABBONDANDIS AD ABBONDANDUM»:
TRATTI DI ITALIANO DEI SEMICOLTI

 L’uso (o abuso) di parole desuete, ricercate, o prese in


prestito da altre lingue: «intestazione autonoma della
lettera»; «abbondandis ad abbondandum» (dalla formula
giuridica latina «ad abundantiam», per abbondare); la
formula burocratica «in data odierna»
 La presenza costante della ridondanza: “perché il
giovanotto è studente che studia”, “che deve tenere la
testa al solito posto / cioè / sul collo”; anche nella
punteggiatura: “T.: […] punto e un punto e virgola. P.:
Troppa roba. T.: Lascia fare / che dicono che noi siamo
provinciali / siamo tirati”
«CARTA PENNA E
CALAMARO»: TRATTI DI
ITALIANO DEI SEMICOLTI

 La forte presenza di etimologie


popolari, ovvero il processo che
reinterpreta una parola sulla base di
somiglianze di forma o di significato
con altre: «salutandovi
indistantamente» anziché
distintamente, «la parente» invece
della parentesi, laurea che diventa
«laura» e già prima «carta penna e
calamaro»
LETTERE…MA NON SOLO:
I CONTESTI D’USO DELL’ITALIANO DEI SEMICOLTI

L’italiano dei semicolti ricorre in


situazioni comunicative particolari:
• Per parlare con persone che non
condividono lo stesso dialetto;
• Per rivolgersi, sempre per iscritto,
all’autorità pubblica;
• Per tenere diari o memorie autobiografiche
VINCENZO RABITO

 Nato nel 1899 a Chiaramonte Gulfi, in


provincia di Ragusa
 Faceva il mestiere del cantoniere: era quindi
addetto alla sorveglianza e alla
manutenzione delle strade comunali
 Ha ottenuto la licenza di quinta elementare a
trent’anni ed è stato lettore di un solo
romanzo, Il conte di Montecristo
TERRA MATTA. «MANUALE DI SOPRAVVIVENZA
INVOLONTARIO E MIRACOLOSO»

«Un giorno del 1968, Rabito si è chiuso a chiave


nella sua stanza, senza dare spiegazioni a
nessuno, e per sette anni ha ingaggiato una lotta
contro il proprio semi-analfabetismo, digitando
su una vecchia Olivetti la sua autobiografia».
(A. Camilleri)
UN’AUTOBIOGRAFIA «IMPUBBLICABILE»

 Il manoscritto consta di 1027 pagine a interlinea zero, senza un


centimetro di margine superiore né inferiore né laterale
 Il figlio Giovanni, studente bolognese e vicino all’ambiente del gruppo
‘63 si è occupato della pubblicazione del manoscritto. Lo stesso racconta:
«Io l’ho visto nascere e crescere e per una trentina d’anni me lo sono portato
sempre appresso, come una specie di talismano, dovunque mi sia capitato di
vivere. Si tratta di un testo veramente ostico e a volte impenetrabile…c’è da
fare una gran fatica a decifrare l’intricata battitura piena di correzioni,
agglutinazioni o mutilazioni di parole e frasi intere, e a districarsi in una
straordinaria caoticità sintattica e lessicale… una volta, a Milano, poco
dopo la morte di mio padre, provai anche a farlo leggere a una importante
casa editrice questo testo complicato… l’unica volta che ho provato a far
leggere l’originale per la pubblicazione…la risposta fu: bellissimo,
interessantissimo, affascinantissimo, ma impubblicabile…»
COSA CI RACCONTA «TERRA MATTA»?

 La vita di trincea nella prima guerra mondiale, tra la paura dell’epidemia di spagnola e la vista di Bassano
bombardata;
 La medaglia al valore militare durante la sanguinosa battaglia di Vittorio Veneto;

 Il biennio rosso e l’ascesa del fascismo;

 Il trasferimento di Rabito in Etiopia e poi, durante la seconda guerra mondiale, a Dusseldorf come operaio;

 Il ritorno in Sicilia, ormai teatro di guerra tra Alleati e Nazisti e l’insorgere del brigantaggio;

 La nuova vita dopo la guerra: i tre figli di Rabito e la mutazione del paese italiano
L’INCIPIT DI «TERRA MATTA» - RABITO SI PRESENTA

«Terramatta» è un
documentario del
2012 ispirato
all’opera biografica
«Terra matta», diretto
da Costanza
Quatriglio e Chiara
Ottaviano (chiudi il video a 2:40)
«questa è la bella vita che o fatto il sotto scritto rabito
vincenzo, nato in via corsica a chiaramonte qulfe, d’allora

IL TESTO provincia di siraqusa, figlio di fu salvatore e di qurriere


salvatrice, chilassa 31 marzo 1899, e per sventura
DELL’INCIPIT DI domiciliato nella via tommaso chiavola. la sua vita fu
molto maletratata e molto travagliata e molto desprezata.
«TERRA MATTA» il padre morì a 40 anne e mia madre restò vedova a 38

PRIMA PARTE anne, e restò vedova con 7 figlie, 4 maschele e 3


femmine, e senza penzare più alla bella vita che avesse
fatto una donna con il marito, solo penzava che aveva li 7
figlie da campare e per darece ammanciare…»
«questa è la bella vita che o fatto il sotto scritto rabito
vincenzo, nato in via corsica a chiaramonte qulfe, d’allora
provincia di siraqusa, figlio di fu salvatore e di qurriere
IL TESTO salvatrice, chilassa 31 marzo 1899, e per sventura
domiciliato nella via tommaso chiavola. la sua vita fu
DELL’INCIPIT DI molto maletratata e molto travagliata e molto
«TERRA MATTA» desprezata. il padre morì a 40 anne e mia madre restò
vedova a 38 anne, e restò vedova con 7 figlie, 4 maschele
PRIMA PARTE e 3 femmine, e senza penzare più alla bella vita che
avesse fatto una donna con il marito, solo penzava che
aveva li 7 figlie da campare e per darece
ammanciare…»
«…il più crante di queste figlie si chiamava ciovanni, ma
ciovanni di questa nomirosa famiglia non ni voleva

IL TESTO sentire per niente; se antava allavorare, quelle poche solde


che quadagnava non bastavino neanche per lui, e quinte
DELL’INCIPIT DI quella povera di mia madre era completamente abilita.
mio padre, con quelle tempe miserabile, per potere
«TERRA MATTA» campare 7 figlie, con il tanto la voro, ni mori con una

SECONDA PARTE pormenita, per non antare arrobare e per volere


camminare onestamente. ma il patreterno, quelle che
voglino vivere onestamente, in vece di aiutarle li fa
morire».
«…Il più crante di queste figlie si chiamava ciovanni, ma
ciovanni di questa nomirosa famiglia non ni voleva

IL TESTO sentire per niente; se antava allavorare, quelle poche


solde che quadagnava non bastavino neanche per lui, e
DELL’INCIPIT DI quinte quella povera di mia madre era completamente
abilita. mio padre, con quelle tempe miserabile, per
«TERRA MATTA» potere campare 7 figlie, con il tanto la voro, ni mori con

SECONDA PARTE una pormenita, per non antare arrobare e per volere
camminare onestamente. ma il patreterno, quelle che
voglino vivere onestamente, in vece di aiutarle li fa
morire».
IL TESTO DI RABITO
PRESENTA DIVERSI
ERRORI GRAMMATICALI

Osserviamo in particolare:
 Le caratteristiche
grafiche
 La morfologia
 La sintassi
 Il lessico
L’omissione di qualsiasi segno paragrafematico, sia esso accento o
apostrofo: «piu», «cosi», «perche», «proprieta», «mentalita»;

La totale assenza di lettere maiuscole per i nomi propri, i toponimi


(nomi di luogo) o in altri casi previsti dall’italiano: «rabito vincenzo»,
«chiaramonte», «siraqusa»;
LE
Particolarmente frequente è l’omissione della h in alcune forme
CARATTERISTICHE dell’ausiliare avere: «o fatto», «anno detto»;
GRAFICHE
Incertezze nella resa della /k/ e della /g/: «siraqusa», «qurriere»,
«qulfe», «ciovanni», «quadagnava»

Scarsa dimestichezza nella divisione delle parole: «ammanciare»,


«allavorare», «la voro», «sotto scritto», «in vece»
 La –e come marca del plurale dei sostantivi sia maschili sia femminili. La scelta potrebbe dipendere
da esigenze di «ipercorrettismo»: una forma in sé corretta viene sostituita con una errata, poiché si
ritiene che la forma corretta sia in realtà un errore.

Nota bene: il dialetto siciliano forma il plurale dei nomi maschili e femminili in –i. Volendo
distanziarsi dal dialetto, Rabito si serve della marca –e per i plurali sia maschili sia femminili,
commettendo però degli strafalcioni: «figlie» per figli, «tempe», «parente», «operaie» per operai

ASPETTI MORFOLOGICI
ASPETTI L’interferenza del dialetto si presenta con
regolarità in alcune terminazioni verbali:
MORFOLOGICI  Prima persona singolare dell’imperfetto
indicativo in –ava (o –eva) invece che in –
avo (o –evo): «portava», «voleva», «era»,
«faceva»;
 Terza persona plurale dell’imperfetto
indicativo in –avino (o –evino) invece che
in –avano o –evano: «avevino»,
«arrestavino», «prentevino» per prendevano
FATTI SINTATTICI

 La sintassi della frase ricalca moduli del parlato: «ma ciovanni di questa nomirosa famiglia non
ni voleva sentire per niente»; «ma il patreterno quelle che voglino vivere o nestamente in vece
diautarle li famorire»
 L’uso della preposizione «a» nella costruzione dell’oggetto diretto (accusativo preposizionale):
«come tante famiglie che fanno tutte le porcarieie per potere sfamare ai suoi figlie»;
 La congiunzione «che» ricorre spesso con particolare insistenza: «il se conto di questa nomerosa
famiglia era io e dera io cincenzo che credeva ammia madre che, che cosi picolo, sapeva che mia
madre aveva molto bisogna dai figlie perche era senza marito»
 Una generale povertà lessicale che si manifesta nella
ripetizione delle stesse parole;
 La presenza di «malapropismi», ovvero la
sostituzione di una parola con un'altra, di significato
completamente diverso ma di suono simile:
IL LESSICO
«pormenita» per polmonite
 Presenza massiccia di termini dialettali, nonostante
il tentativo di italianizzarli: «maschele» per maschi,
«racina» per uva, «cascare malato» al posto di
ammalarsi
PICCOLA CURIOSITÀ: L’USO DELLA
PUNTEGGIATURA

 Finora, abbiamo utilizzato il testo dell’edizione Einaudi 2007. La pubblicazione è stata curata
da Luca Ricci e Evelina Santangelo, che, al fine di rendere più scorrevole la lettura, hanno
operato diversi interventi nella punteggiatura;
 Il dattiloscritto originale di Vincenzo Rabito si presenta, infatti, in tutt’altra maniera. Un
esempio dal primo rigo:
«questa; e; la bella; vita; che; ho; fatto; il sotto; scritto;rabito vincenzo»
Si noti soltanto la presenza della punteggiatura quasi dopo tutte le parole. Inoltre, è smodato
l’uso del «punto e virgola» - agli occhi di Rabito, quel punto e virgola rappresentava,
probabilmente, un modo per avvicinarsi alla bella scrittura
«cosi, il seconto di questa nomerosa famiglia era io. ed era io,
vincenzo, che cosi picolo sapeva che mia madre aveva molto
bisogna dai figlie, perche era senza marito»

ADESSO PROVATECI VOI...


COME RICOSTRUIRESTE LE SEGUENTI FRASI DEL TESTO?
«cosi, il seconto di questa nomerosa famiglia era io. ed era io, vincenzo, che cosi
picolo sapeva che mia madre aveva molto bisogna dai figlie, perche era senza
marito»
 Così, il secondo di questa numerosa famiglia ero io. Ed ero io, Vincenzo in
persona, che, nonostante fossi così piccolo d’età, sapevo che mia madre aveva
molto bisogno dei figli, dal momento che non aveva più il marito.

ADESSO PROVATECI VOI...


COME RICOSTRUIRESTE LE SEGUENTI FRASI DEL TESTO?
«io non la voleva sentire lamentare perche non aveva
niente per darece ammanciare ai suoi figlie. i tempe
erino miserabile, li nostre parente erino miserabile come
noie. e quinte, non zi poteva antare avante in nesuno
modo».

ADESSO PROVATECI VOI...


COME RICOSTRUIRESTE LE SEGUENTI FRASI DEL TESTO?
«io non la voleva sentire lamentare perche non aveva niente per darece ammanciare
ai suoi figlie. i tempe erino miserabile, li nostre parente erino miserabile come noie.
e quinte, non zi poteva antare avante in nesuno modo».
 Io non volevo sentirla lamentare soltanto perché non aveva niente per far mangiare
i suoi figli. Quei tempi erano fatti di miseria, i nostri parenti erano miserabili
proprio come noi. E quindi, non si poteva andare avanti in nessun modo

ADESSO PROVATECI VOI...


COME RICOSTRUIRESTE LE SEGUENTI FRASI DEL TESTO?
«io era picolo ma era pieno di coraggio, con pure che invece di antare
alla scuola sono antato allavorare da 7 anne, che restaie completamente
inafabeto»

ADESSO PROVATECI VOI...


COME RICOSTRUIRESTE LE SEGUENTI FRASI DEL TESTO?
«io era picolo ma era pieno di coraggio, con pure che invece di antare alla scuola
sono antato allavorare da 7 anne, che restaie completamente inafabeto»
 Io ero piccolo ma pieno di coraggio, considerando pure che, invece di andare a
scuola, sono andato a lavorare dall’età di sette anni, restando così completamente
analfabeta

ADESSO PROVATECI VOI...


COME RICOSTRUIRESTE LE SEGUENTI FRASI DEL TESTO?
«cosi; mia; madre: sempre; diceva; menomale; che; cene:vincenzo; che porta;
qualche; lira; per dare; aiuto; alla famiglia;»
«quinte; li mieie; compagne; anno; fatto; quello; che; ciapiaciuto; e poi, amme;
mianno; detto; vicienzo; e tu che; fai niente;»

ADESSO PROVATECI VOI...


COME RICOSTRUIRESTE LE SEGUENTI FRASI DEL TESTO?
«cosi; mia; madre: sempre; diceva; menomale; che; cene:vincenzo; che porta; qualche; lira; per dare;
aiuto; alla famiglia;»
 Così, mia madre diceva sempre: «Menomale che c’è Vincenzo, che porta a casa qualche lira per
aiutare la famiglia».
«quinte; li mieie; compagne; anno; fatto; quello; che; ciapiaciuto; e poi, amme; mianno; detto;
vicienzo; e tu che; fai niente;»
 Quindi, i miei compagni hanno fatto quel che è piaciuto a loro; e poi a me hanno detto: «Vincenzo,
e tu non fai niente?»

ADESSO PROVATECI VOI...


COME RICOSTRUIRESTE LE SEGUENTI FRASI DEL TESTO?
«che brutta vita che io faceva! ciovanni neanche ci penzava, vito era di 9 anne e magare che faceva
qualche cosa faceva da sé, mia sorella aveva 7 anne e antava alla scuola, ma, con quelle miserabile
tempe, il desonesto coverno non dava neanche uno centesimo per potere comperare uno quaterno,perche
voleva che tutte li povere fossemo inafabeto, così io questo lo capeva. pure, poi, il desonesto coverno che
comantava non dava maie asegne, e dovemmo stare per forza non inafabeto solo, ma magare molte di
fame. ma io mi piaceva il manciare, ma mi piaceva magare di cercare il lavoro, perche era sempre pieno
di coraggio e di cercare lavoro, compure cheaveva auto la sventura che restaie senza padre e mia madre
senza marito e i povere miei fratelle e li picole 3 sorelline restammo tutte senza quida e senza nesuno che
ci comantava. tutte comandammo e la pendola non bolleva maie».

RICOSTRUITE IL SEGUENTE PASSO DI «TERRA MATTA». DI


SEGUITO, COMMENTATE LE DEVIANZE DEL TESTO E SPIEGATE LE
VOSTRE SCELTE
BIBLIOGRAFIA DI RIFERIMENTO

- “L’Italiano Contemporaneo” di Paolo D’Achille, Il Mulino, 2010 – “L’italiano dei semicolti” (pp. 238-41)
- L’articolo di Giuliana Fiorentino per la Treccani “
«Veniamo con questa mia addirvi». Totò, Peppino e la sociolinguistica”, 2020
- “Terra Matta” di Vincenzo Rabito a cura di Evelina Santangelo e Luca Ricci, Einaudi, 2007
- “Questa è la bella vita. L’incipit di Terra Matta” di Thomas Mazzucco, 2019
- “Un esempio di scrittura di semicolti: analisi di “Fontanazza” di Vincenzo Rabito” di Luisa Amenta, Rivista Italiana
di Dialettologia. Lingue dialetti società, CLUEB Bologna, 2004

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