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Aree sintomatologiche chiave colpite nell Alzheimer

Activities Daily Living


(Attivit della vita quotidiana)

Behaviour
(Comportamento)

Cognition
(Funzioni cognitive)

Sintomi comportamentali 1
Definizione: Alterazioni della percezione, del contenuto del pensiero, dell umore o del comportamento, che si osservano frequentemente in pazienti con demenza

Classificazione dei sintomi comportamentali


Fisici Non aggressivi: aggressivi:
Irrequietezza Manierismi Movimenti continui Nascondere oggetti Gestualit inappropriata Fuga Pedinamento Vestirsi/svestirsi Aggressivi: Picchiare Spintonare Graffiare Arraffare Sputare Scalciare Mordere

Classificazione dei sintomi comportamentali


Verbali
NonNon-aggressivi: Negativismo Cantilenare Frasi ripetitive Interruzioni costanti Continua richiesta attenzione Aggressivi: Gridare Bestemmiare Inveire Commenti inappropriati

Processo demenziale Comorbilit Fattori genetici

Personalit premorbosa Predisposizione

FATTORI BIOLOGICI

FATTORI
PSICHICI

PATOGENESI BIO-PSICO-SOCIALE BIO-PSICOFATTORI INTERPERSONALI


Stress del caregiver Scarse relazioni sociali

FATTORI AMBIENTALI
Trasloco trasferimento Ospedalizzazione

Sintomi comportamentali nella demenza 1


Deliri e Allucinazioni (sintomi psicotici) False identificazioni Umore depresso Apatia Ansia

Sintomi comportamentali nella demenza 2


Aggressivit fisica e verbale Irrequietezza, Agitazione Vagabondaggio Comportamenti inappropriati Disinibizione sessuale

Sintomi comportamentali nella demenza 3


Pedinare, spiare Manierismi Movimenti ritmici Maneggiare scorrettamente oggetti, nascondere oggetti Vestirsi o spogliarsi in maniera sconveniente

Evoluzione dei Sintomi comportamentali 1


I comportamenti anormali sono pi frequenti in relazione al declino della funzione cognitiva. Nelle fasi di demenza moderata, iniziano i fenomeni psicotici

Evoluzione dei Sintomi comportamentali 2


Nelle fasi di demenza pi gravi sono pi frequenti: agitazione, disinibizione, ostilit, insight diminuito, poca motivazione, sospettosit, deliri disorganizzati

Evoluzione dei Sintomi comportamentali 3


La comparsa di fenomeni psicotici accelera la velocit del deterioramento cognitivo; quindi la presenza di psicosi considerata un fattore prognostico negativo

AGGRESSIVITA 1
Pu essere sia VERBALE che FISICA. Generalmente rivolta verso il care giver e pu essere pi marcata se il care giver non quello abituale.

AGGRESSIVITA 2
La capacit di un paziente demente di coordinare una sequenza fisica orientata all aggressione molto limitata, quindi importante non lasciarsi spaventare da un comportamento che non risulter il pi delle volte pericoloso, e concentrarsi invece sulle tecniche pi efficaci per estinguere l episodio

AGGRESSIVITA 3
Rara l aggressivit rivolta verso se stessi (autoaggressivit). Il comportamento del paziente non comunque consapevole o intenzionale, ma frutto di un errata valutazione, disorientamento o errate interpretazioni per non comprensione di una situazione.

AGGRESSIVITA 4
Il fatto di non comprendere la propria situazione disorienta il paziente e questo determina ansia e SPAVENTO. Un incomprensione o un errata reazione del care giver pu aggravare il comportamento del paziente peggiorando le reazioni catastrofiche

AGGRESSIVITA 5
Questo si verifica spesso se il care giver un familiare, che interpreta la reazione del paziente come diretta nei suoi confronti, spesso anche in considerazione di precedenti conflitti.

AGGRESSIVITA 6
importante che i familiari diano la giusta interpretazione agli episodi di aggressivit, evitando cos di soffrire per quella che una conseguenza diretta della malattia, e di peggiorare il disagio del paziente con risposte improprie.

AGGRESSIVITA 7
Generalmente le reazioni aggressive esprimono Paura Confusione Disagio Incomprensione Individuare la causa scatenante aiuta a trovare la soluzione ottimale

AGGRESSIVITA 8
Consigli pratici: Mantenere la calma Parlare a voce bassa e pacata Mostrare di voler conoscere il problema Essere rassicuranti con i gesti In caso di ingestibilit, allontanarsi e sorvegliare a distanza

AGGRESSIVITA 9
Un tentativo di calmare il paziente a tutti i costi viene in genere immediatamente respinto perch interpretato come ostile. Spesso l aggressivit nasce dal sentirsi smarriti o non ascoltati o rispettati nei propri bisogni

AGGRESSIVITA 10
Una buona conoscenza e gestione del paziente permette un ampia prevenzione dei comportamenti aggressivi

AGGRESSIVITA : cosa fare


Non lasciarsi spaventare ma restare calmi Non interpretare l attacco come volontario Individuare la causa del disagio e correggerla Ascoltare il paziente, nell ambito di una vera alleanza terapeutica

AGGRESSIVITA : cosa fare

PREVENZIONE!

Allucinazioni 1
Percezioni sensoriali non corrispondenti alla reale presenza di un oggetto esterno. Certi comportamenti inspiegabili dei pazienti possono essere ricondotti ad una allucinazione, visiva o uditiva

Allucinazioni 2
Frequenti nella demenza a corpi di Lewy, relativamente rare nella malattia di Alzheimer e nelle forme vascolari.

Allucinazioni 3
A volte un allucinazione viene interpretata dal paziente con una reazione delirante (per es. misidentificazioni). Il malato si dispone in sintonia con il contenuto di queste esperienze non reali ed molto difficile modificare la sua convinzione.

Allucinazioni 4
Nelle fasi lievi della malattia a volte il paziente critica l allucinazione e la vive con angoscia, in questo caso opportuno distrarre il paziente valorizzando altre aree di funzionamento pi integre.

Deliri 1
Sono idee non corrispondenti al reale, ma fermamente ritenute vere dal paziente, il quale non pu essere convinto della loro falsit. Per cercare di intervenire bisogna identificarne l origine

Deliri 2
1.Delirio 1.Delirio come tentativo di ricostruzione di una realt solo parzialmente percepita, ricordata e rappresentata a causa dei disturbi cognitivi 2.Delirio come metafora del paziente per 2.Delirio rappresentare se stesso e la sua situazione a se stesso e per comunicarla ad altri 3.Delirio come meccanismo di difesa 3.Delirio 4.Delirio a contenuto specifico 4.Delirio misidentificazione anosognosia

Deliri 3
Tentativo di ricostruzione di una realt solo parzialmente percepita, ricordata e rappresentata a causa dei disturbi cognitivi:

La realt viene percepita in modo parziale, principalmente a causa dei disturbi di orientamento, attenzione e working memory. Gli elementi percepiti vengono ricordati male a causa dei disturbi di memoria e mal rappresentati per difficolt all astrazione

Deliri 4
Tentativo di ricostruzione di una realt solo parzialmente percepita, ricordata e rappresentata a causa dei disturbi cognitivi:

Con i pochi elementi rimasti i pazienti cercano di ricostruire quale potrebbe essere la realt, che appare comunque deficitaria e non socialmente condivisibile

Deliri 5
Metafora del paziente per rappresentare se stesso e la sua situazione a se stesso e per comunicarla ad altri :

Generalmente la sola parzialit della percezione non basta a far insorgere il delirio, in quanto cos basterebbe che una persona fornisse gli elementi per un interpretazione adeguata e si risolverebbe il delirio

Deliri 6
Metafora del paziente per rappresentare se stesso e la sua situazione a se stesso e per comunicarla ad altri :

Tuttavia quando l idea delirante qualsiasi spiegazione inutile. In questi casi il delirio risponde ad un complesso di esigenze del paziente e viene costruito, mantenuto ed alimentato, anche se in modo non consapevole

Deliri 7
Metafora del paziente per rappresentare se stesso e la sua situazione a se stesso e per comunicarla ad altri :

Esattamente come le persone normali ricordano meglio le informazioni emotivamente rilevanti, cos anche i malati di Alzheimer ricordano quegli elementi della realt che poi scatenano il delirio e che hanno una grossa valenza emotiva

Deliri 8
Metafora del paziente per rappresentare se stesso e la sua situazione a se stesso e per comunicarla ad altri :

Con gli elementi di un delirio la persona rappresenta i propri disagi. Le emozioni fluttuanti e senza nome sono pi difficili da gestire e pi angoscianti delle medesime emozioni cui si sia dato un nome, una forma mentale

Deliri 9
Metafora del paziente per rappresentare se stesso e la sua situazione a se stesso e per comunicarla ad altri :

Il delirio permette quindi di rappresentare le proprie emozioni anche quando non sono disponibili tutti gli elementi per identificarle in modo realistico (se il paziente non ricorda un fatto, ne mantiene comunque l emozione corrispondente)

Deliri 10
Metafora del paziente per rappresentare se stesso e la sua situazione a se stesso e per comunicarla ad altri :

L operatore deve quindi adeguarsi al paziente piuttosto che attendere che sia quest ultimo ad adeguarsi alla realt Il care giver dovr ASCOLTARE il paziente e rispondergli con lo stesso linguaggio

Deliri 11
Meccanismo di difesa :

Il delirio in questo caso permette di approfittare in modo inconsapevole dei problemi di memoria per coprire realt angoscianti. Il comportamento delirante quindi non va contrastato ma piuttosto rispettato

Deliri 12
Meccanismo di difesa :

L operatore dovr usare lo stesso linguaggio del paziente, con l obiettivo di risolvere i suoi timori, volgere in positivo un vissuto sgradevole, condividere le sue gioie e mantenere integre le sue difese.

Deliri 13
Contenuto specifico: MISIDENTIFICAZIONE

Tipo particolare di delirio che viene confuso con un comportamento allucinatorio o con un vero disturbo di elaborazione delle percezioni Il paziente tratta stimoli non viventi come se fossero reali nello spazio tridimensionale, viventi e corrispondenti a persone significative della sua esistenza

Deliri 14
Contenuto specifico: ANOSOGNOSIA

La mancata consapevolezza di malattia non frequente nell Alzheimer, in quanto il paziente ben consapevole dei propri deficit. possibile che l abitudine al comportamento difensivo (sindrome di facciata) rafforzi l amnesia della propria malattia

Deliri: cosa fare


Capire la natura del delirio e: 1. Fornire al paziente gli elementi mancanti che gli permettono di interpretare correttamente la realt 2. Utilizzare gli elementi del delirio per elaborare il problema 3. Rispettare le convinzioni erronee che rispondono a esigenze emotive

Deliri: cosa fare

ATTRAVERSARE LA STRADA

Irritabilit, Ripetitivit, Eccessivo Attaccamento 1


Spesso i malati presentano disturbi comportamentali che vanno dalla ripetizione continua di una domanda, ad un attaccamento eccessivo al care giver o una sensibilit marcata verso le sollecitazioni con irritabilit

Irritabilit, Ripetitivit, Eccessivo Attaccamento 2


Se il familiare ad affrontare il disturbo, spesso sar difficile prendere le distanze, con conseguente aumento dello stress. Ma proprio questo il mezzo per non subire il disturbo nei suoi effetti stressanti ed evitare di rinforzare l atteggiamento dipendente del paziente

Irritabilit, Ripetitivit, Eccessivo Attaccamento 3


anche essenziale ricordare che il paziente non si comporta in questo modo volontariamente, non vi in lui il desiderio di infastidire . In questo errore cadono spesso i familiari, che richiamano alla mente precedenti conflitti alimentando sentimenti ambivalenti

Irritabilit, Ripetitivit, Eccessivo Attaccamento: cosa fare


Non rispondere in modo complementare, ma prendere emotivamente distanza Attribuire il comportamento disturbante alla malattia e non credere che il paziente voglia essere fastidioso Utilizzare il senso dell umorismo per indurre il paziente a vedere oggettivamente il proprio comportamento Non rinforzare gli atteggiamenti problematici e dipendenti

Irritabilit, Ripetitivit, Eccessivo Attaccamento: cosa fare

DISTACCO

Disturbi dell umore 1


Depressione ed ansia sono molto frequenti nelle fasi iniziali in quanto reazioni alla consapevolezza del disturbo, ma sono frequenti anche nelle fasi avanzate, legate alla consapevolezza degli insuccessi

Disturbi dell umore 2


Possono essere curati farmacologicamente, ma solo nei casi pi gravi e per migliorare la partecipazione attiva del paziente alla riabilitazione.

Disturbi dell umore 3


preferibile l intervento psicopsicosociale che riesca a riempire di significato la vita di pazienti anche molto compromessi, ma una sfida molto difficile!

Disturbi dell umore 4


La depressione va distinta dall apatia, che causata da apatia, danno dei lobi frontali e che un semplice disinteresse, in quanto nella depressione il paziente ha un vissuto di colpa, incapacit, mancanza di speranza.

Disturbi dell umore: cosa fare


Discriminare tra apatia e depressione Spesso gli interventi proposti possono essere vissuti come insignificanti da chi ha perduto importanti elementi della propria vita Associare alla terapia farmacologica il sostegno psico-terapuetico psico-

Disturbi dell umore: cosa fare

COMPRENSIONE

Disinibizione 1
Disturbo tipico dei pazienti frontotemporali, ma presente anche nell Alzheimer. Il paziente si spoglia e si esibisce nelle situazioni pi varie. La consapevolezza molto bassa ed inutile il rimprovero

Disinibizione 2
Si pu convincere a rivestirsi o lo si pu distrarre per esempio con una bevanda gradita (rinforzo primario) A volte tale comportamento legato alla necessit di essere condotto in bagno

Disinibizione: cosa fare


Cercare di capire se il paziente abbia bisogno del bagno ed eventualmente accompagnarlo Invitare i paziente a interromper il comportamento inappropriato distogliendone la sua attenzione Evitare di rimproverarlo: in genere la disinibizione si accompagna a un basso livello di autoconsapevolezza

Disinibizione: cosa fare

DISTRAZIONE

Disturbi dell alimentazione 1


La bulimia, pi frequente nelle demenze frontotemporali, consiste nel consumo di grandi quantit di cibo in un breve arco di tempo. Spesso inoltre nel demente sono segnalati cambiamenti di gusti e preferenze

Disturbi dell alimentazione 2


I disturbi del comportamento alimentare possono essere legati ad alterazioni di gusto ed olfatto. Danni all amigdala possono provocare iperoralit, che consiste nel portare alla bocca qualsiasi cosa

Disturbi dell alimentazione: cosa fare


La gestione generalmente ambientale Evitare di lasciare a portata di mano detersivi o altre sostanze dannose Preparare pasti adeguati Stimolare olfatto vista e gusto con piatti pi gradevoli (evitare uso di omogenizzati o pappine , che provocano disappetenza o franco rifiuto del cibo)

Disturbi dell alimentazione: cosa fare

PROTESI

Disturbi del comportamento motorio 1


AFFACCENDAMENTO: continua manipolazione di oggetti, parti del corpo o del vestiario, afinalistica ed impulsiva

Disturbi del comportamento motorio 2


VAGABONDAGGIO (Wandering): continuo girovagare senza meta, anche per moltissime ore, incredibilmente senza mostrare segni di stanchezza. Non se ne conoscono le cause, ma non nocivo se avviene in spazi protetti. Se si vuole tenere seduto il paziente, non contenerlo ma offrire distrazioni

Disturbi del comportamento motorio: cosa fare


Gestione protesica: evitare di lasciare nell ambiente oggetti potenzialmente pericolosi nella manipolazione o nella deambulazione Evitare la contenzione Invitare il paziente a rimanere seduto con modalit alternative (per esempio offrire tazza di t)

Disturbi del comportamento motorio: cosa fare

TOLLERANZA

Alterazione del ciclo sonno/veglia 1 Disorganizzazione dei normali ritmi circadiani, soprattutto del ciclo del sonno che risulta irregolare e difficile da avviare e mantenere negli orari appropriati. Disturbo particolarmente pesante per il care giver

Alterazione del ciclo sonno/veglia 2 Oltre a intervento farmacologico, cercare di tenere sveglio il paziente durante il giorno, impegnandolo in attivit cos che sia stanco alla sera. Mantenere una luce di giorno (possibilmente naturale) o portare spesso il paziente all esterno

Alterazione del ciclo sonno/veglia: cosa fare


Tenere il paziente molto attivo di giorno per farlo stancare Mantenere alti livelli di illuminazione ambientale, possibilmente con luce naturale Svolgere attivit all aria aperta Somministrare alla sera farmaci che possano causare sonnolenza

Alterazione del ciclo sonno/veglia: cosa fare

ATTIVITA