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“Storie di vita e migrazione :

uno studio su donne brasiliane in Italia”

Tesi di laurea di Giulia Baglini


Università degli Studi di Pisa, 2005
Orizzonte di ricerca : analizzare le storie di vita di alcune donne immigrate residenti a Pisa
secondo gli strumenti offerti dalla psicologia narrativa.
 
Metodo : ricostruire la biografia dei soggetti con delle interviste semi-strutturate.
 
Obiettivo : utilizzare il racconto e la narrazione per interpretare i significati attribuiti dai soggetti
al proprio vissuto personale.
 
Target : sei donne brasiliane residenti a Pisa, alcune presenti sul nostro territorio da diversi anni,
altre di recente immigrazione e scelte secondo l’età, la provenienza all’interno del territorio
brasiliano e il grado di istruzione.
 
Campo di indagine :
La famiglia , il percorso di vita e gli orientamenti valoriali
La dinamica della migrazione
Le prospettive future
La valutazione delle pratiche di vita italiane
Il livello di integrazione nel tessuto sociale italiano
Il legame con gli altri connazionali
Il legame con persone significative
La presenza di stereotipi
Provenienza e grado di istruzione
 

Natal (RIO GRANDE DO NORTE),diploma

Aracaju (SERGIPE), laurea

Stato di Rio de Janeiro, laurea


Rio de Janeiro, diploma
Rio de Janeiro, laurea
Curitiba (PARANA’),diploma
Dinamica della migrazione
 
Ha assunto connotazioni peculiari riferibili al percorso di vita dei soggetti.
 
C’è chi è venuto via per amore lasciando il proprio lavoro e chi per subentrare a una sorella
che aveva rinunciato all’ultimo momento a trasferirsi.
 
Chi ha trovato un impiego accademico all’Università dopo aver già lavorato in Argentina e
in Brasile.
 
Chi voleva semplicemente un futuro migliore.
 
Chi ha vinto una borsa di studio all’Università di Pisa e ha approfittato di tale opportunità
per riscattarsi, fino ad intraprendere un’attività autonoma.
 
Chi era in Italia di passaggio, favorita dall’appoggio di parenti di origine italiana e ha
deciso di rimanere per amore.
La cifra comune che caratterizza cinque soggetti su sei è la tendenza a
considerare la migrazione come un’opportunità per poter visitare un paese
diverso dal proprio, dal quale si parte senza sapere necessariamente quando si
tornerà e se si tornerà.
 
La migrazione è spesso una conseguenza della predisposizione a viaggiare e a
conoscere nuove culture.
 
Nella spinta a migrare ha giocato molto il fattore della socializzazione
anticipatoria, ovvero il complesso di conoscenze di cui i soggetti disponevano
sull’Europa e sull’Italia ancora prima della partenza.
 

In particolare l’Italia è sempre privilegiata rispetto ad altri stati, è una terra di


elezione definita come “culla” di cultura e di arte oppure come “l’ombelico del
mondo”.

 
Tuttavia, la motivazione a migrare non è stata favorita solamente dalla acquisizione di conoscenze legate
alla globalizzazione culturale, ma anche dalle relazioni sociali esperite in un paese come il Brasile, da
secoli abituato a gestire la convivenza tra etnie e popoli delle più disparate origini.
 
Questo è evidente soprattutto in chi è nata e cresciuta a Rio de Janeiro, contesto micro-culturale che
rappresenta in piccolo la configurazione multietnica che le relazioni sociali hanno a livello nazionale.

Tutto ciò ha preparato il terreno per un’esperienza migratoria improntata alla fusione delle differenze o
quantomeno alla loro minimizzazione.

Un altro fattore che ha favorito la conoscenza pregressa del paese di destinazione è il legame con familiari
o amici già presenti sul territorio italiano da diversi anni oppure con familiari brasiliani di origine italiana.

Entrambi hanno rappresentato un canale preferenziale per l’ingresso in Italia e per un inserimento più
agevole nel tessuto sociale ed economico.

 
 
La valutazione delle pratiche di vita italiane
L’interazione quotidiana dà modo ai soggetti di valutare secondo la loro personale prospettiva e il loro vissuto personale le pratiche di vita italiane.

Per esempio , uno dei soggetti si sofferma sulla gestione del tempo e del denaro : la frenesia accomuna entrambi gli aspetti, si corre e si corre dietro al denaro.
Si pensa che In Italia venga dato molto valore al denaro, cosa che produce stress e che non induce ad approfittare delle cose più semplici.

Anche il rituale del saluto dà modo di riflettere su un diverso modo di affrontare la vita: se il brasiliano è portato a salutare con un “Ciao , tutto bene?” l’italiano
è portato a rispondere con “insomma…” o “ più o meno…”

Un altro soggetto indica nel formalismo una delle caratteristiche della società italiana.
Tale aspetto è posto in contrapposizione a una personale inclinazione alla spontaneità ma anche al complesso dei rapporti simbolici e delle relazioni
interpersonali tipiche della società brasiliana, relazioni ispirate a uno spirito romantico e nostalgico e pervase dalla musica come linguaggio quotidiano, dalla
bellezza della natura e dalla mitezza del clima.

Altri aspetti denunciati sono il nepotismo, praticato soprattutto a livello universitario, la maleducazione e la mancanza di responsabilità dei giovani adulti e
l’aggressività di taluni studenti , osservati a bordo dei mezzi pubblici.

Altro fenomeno osservato nei giovani studenti è il consumo crescente delle droghe.

Da non tralasciare anche la valutazione della gestione dell’immigrazione in Italia, giudicata ancora approssimativa, nonostante la ricchezza sempre più
crescente prodotta dalla forza lavoro immigrata.
Elementi di riflessione sulla società brasiliana

Il fatto di essere interpellate sulla valutazione delle pratiche di vita italiane dà l’occasione ai
soggetti intervistati di riflettere, come in uno specchio, su alcuni aspetti della società
brasiliana .

Un aspetto menzionato dalla maggioranza delle intervistate è il maschilismo della società


brasiliana : le relazioni tra i sessi vedono sempre l’uomo come dominante.
Interessante è ascoltare come questo maschilismo possa essere considerato di facciata,
perché in molti casi sono le donne a provvedere al sostentamento delle famiglie.
L’impronta maschilista è ribadita a livello istituzionale con il persistente divieto dell’aborto
e a livello del mercato del lavoro, dove la situazione della donna, se si escludono le zone
urbane, è ancora molto impegnativa.

Un altro aspetto preso in considerazione è lo stato precario dell’educazione pubblica , con


insegnanti della scuola primaria poco motivate perché pagate pochissimo.

Molto interessante il concetto di consumismo come perdita di innocenza e di semplicità,


soprattutto da parte delle generazioni più giovani e nelle zone urbane come Rio de Janeiro,
sempre più contraddistinte, a loro volta, dalla violenza e dalla perdita della tranquillità.
Gli stereotipi

Le persone intervistate hanno avuto esperienza personalmente di alcuni stereotipi oppure si sono limitate a
riferire alcune generalizzazioni molto diffuse sul popolo brasiliano.

Gli stereotipi più comuni che ho potuto raccogliere dalle narrazioni riguardano :
la supposta “omologazione cromatica” delle persone brasiliane, ossia la convinzione del fatto che tutti i
brasiliani debbano essere necessariamente mulatti ;
l’associazione della variabile della libertà sessuale all’appartenenza etnica e la valutazione della donna brasiliana
come votata al disimpegno affettivo o alle relazioni di tipo mercenario.

Inoltre, è stato segnalato un deficit a livello istituzionale che riguarda la centratura quasi esclusiva operata dai
mezzi di comunicazione circa gli aspetti più appariscenti e negativi della società brasiliana, come le
disuguaglianze economiche e la prostituzione ; parallelamente viene operata un’esaltazione degli aspetti più
superficiali come l’apparente spensieratezza espressa dalle danze carnevalesche.

Tale atteggiamento viene ritenuto diffuso anche a livello delle interazioni quotidiane e viene posto in parallelo
con la scarsa diffusione di conoscenze riguardanti uno sviluppo economico che è presente e che è in crescita
anche in quel paese.

Gli stereotipi sono talvolta sfociati in vere e proprie discriminazioni subite nel mondo del lavoro, tra le quali : le
assunzioni fortemente condizionate dalla nazionalità extraeuropea, il rifiuto da parte del datore di lavoro di
regolarizzare la posizione contributiva e la disparità di trattamento economico a parità di status professionale.
Conclusioni

La ricerca ha portato all’identificazione di percorsi migratori che, pur nella loro specificità, evidenziano
nel complesso degli esiti positivi : infatti è avvenuto un adattamento psicologico alla nuova cultura ,
percepita come sostanzialmente affine a quella italiana , sia in base alla comune radice latina, sia in
base ai legami storici tra i due paesi.
Tutto ciò ha disincentivato la percezione di una eccessiva discontinuità rispetto al proprio passato e ha
invece favorito un inserimento sempre più inclusivo.

Questo scenario è determinato da molteplici fattori :


la presenza di una rete di relazioni, rappresentata da familiari brasiliani- talvolta di origine italiana - e
da amici, sia connazionali già stabilmente radicati sul territorio che persone di diversa nazionalità con le
quali si è potuto condividere e vivere al meglio la condizione di straniero (non mancano le persone
italiane con le quali si sono creati legami di amicizia, anche al di fuori dell’ambiente di lavoro);
la titolarità di professioni ritenute soddisfacenti e rispondenti alle proprie inclinazioni naturali ;
la presenza di una relazione affettiva stabile come la convivenza con persone italiane.

La figura femminile che emerge dal complesso delle storie di vita prese in esame si caratterizza per una
forte motivazione all’autoaffermazione di Sé e per un impegno a sfruttare la migrazione come
un’opportunità non solo economica, ma anche di crescita personale.

Tale volontà si riflette anche nel modello di percorso migratorio seguito dalla quasi totalità delle
protagoniste, ovvero un modello che le vede soggetti agenti e attivi sia nel momento di partire, sia
lungo il progredire dell’esperienza migratoria.

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