Sei sulla pagina 1di 19

LEGISLAZIONE SOCIALE

LEZIONE II:
LA SUBORDINAZIONE
INDIVIDUAZIONE DELLA
FATTISPECIE

Corso di Laurea in Scienze del Servizio Sociale e


Sociologia A.A. 2021/2022
Prof. Giuseppe Antonio Recchia
VERSO IL CONCETTO DI LAVORO
SUBORDINATO

• La nuova legislazione sociale di fine ’800 si applica a chi lavora dentro


l’azienda.
• La legge n. 80/1898 sull’assicurazione infortuni faceva riferimento alla
dislocazione fisica del prestatore «negli opifici industriali» o «nelle miniere,
cavee torbiere» (art. 1), o comunque «fuori della propria abitazione» (art. 2)
• La legge n. 242 /1902 sul lavoro delle donne e dei fanciulli, poi la legge n.
489/1907 sul riposo settimanale, si applicano a chi lavora «negli opifici
industriali».

 Si fa largo l’idea di una distinzione tra chi lavora per un servizio/opera


compiuta (locatio operis) e chi lavora all’interno dell’impresa per le esigenze di
volta in volta individuate dall’imprenditore (locatio operarum).
distinzione tra una obbligazione di mezzi e una obbligazione di risultato?
DA BARASSI AL CODICE
CIVILE DEL 1942

• Ludovico Barassi, «Il contratto di lavoro» (1901): il tratto essenziale del


lavoro subordinato è l’assoggettamento pieno all’obbligo di conformarsi alle
direttive del creditore
• Il legislatore italiano del 1941-42 adotta questa nozione di subordinazione
• La stessa scelta è compiuta in molti altri Paesi

“ E ’ P R E S TATO R E D I L AVO R O S U B O R D I N ATO C H I S I O B B L I G A


M E D I A N T E R E T R I B U Z I O N E A C O L L A B O R A R E N E L L’ I M P R E S A ,
P R E S TA N D O I L P R O P R I O L AVO R O I N T E L L E T T U A L E O
M A N U A L E A L L E D I P E N D E N Z E E S O T TO L A D I R E Z I O N E
D E L L’ I M P R E N D I TO R E ” ( A RT. 2 0 9 4 C . C . )
C’È LAVORO E LAVORO…

Duplice distinzione:
• fra contratto di lavoro subordinato nell’impresa, contratto di
lavoro subordinato fuori dall’impresa (art. 2239 c.c.) e altri
particolari contratti di lavoro (lavoro a domicilio, art. 2128 c.c. e
art. 1 l. 877/73; lavoro sportivo, art. 3 l. 91/81);
• fra contratto di lavoro subordinato e contratto di lavoro
autonomo: “Quando una persona si obbliga a compiere verso un
corrispettivo un’opera o un servizio, con lavoro prevalentemente
proprio e senza vincolo di subordinazione nei confronti del
committente, si applicano le norme di questo capo, salvo che il
rapporto abbia una disciplina particolare nel libro IV” (art. 2222
c.c.);
CARATTERISTICHE DEL CONTRATTO di LAVORO
SUBORDINATO

• Oggetto: facere a carattere personale e corrispettivo;

- identità con oggetto del contratto di cui all’art. 2222 c.c.: “ogni
attività umana economicamente rilevante può essere oggetto sia di un
rapporto di lavoro subordinato che di un rapporto di lavoro autonomo”
(Cass. 14664/2001); “il tipo di attività svolta non ha quindi alcuna
rilevanza decisiva ai fini della qualificazione del rapporto, essendo
invece necessario indagare le concrete modalità di svolgimento” (Pret.
Mi 2/6/1998)

- rifiuto della distinzione tra obbligazioni di mezzi e di risultato

• La distinzione tra lavoro autonomo e subordinato non risiede sulla


natura e/o contenuto della prestazione, ma nelle modalità attuative
della stessa: subordinazione = vincolo di soggezione al potere
direttivo (subordinazione tecnico-funzionale; irrilevanza della
subordinazione socio- economica)
EFFETTI DELLA
SUBORDINAZIONE

• Volontà delle parti nella sua attivazione


• Regolamentazione eteronoma: il contratto di
lavoro crea l’obbligazione di lavorare ma non la
governa (Mengoni);
• Inderogabilità in peius della disciplina fissata
dalla legge e dai contratti collettivi (art. 2113
c.c.)
SUBORDINAZIONE COME ASSOGGETTAMENTO
DEL P RESTATORE AI POTERI DEL DATORE

• Subordinazione: assoggettamento della prestazione lavorativa al potere


del datore di disporne secondo le mutevoli esigenze di tempo e luogo
proprio dell’organizzazione imprenditoriale e di determinarne le concrete
modalità con l’imposizione di decisioni e istruzioni alle quali il lavoratore
è obbligato ad attenersi (Cass. n. 11502 del 2000)
• Il potere del datore consiste consiste:
a) nel potere di determinare le modalità di esecuzione della prestazione;
b) nel potere di controllo sull’esecuzione;
c) nel potere di disciplina del lavoro.
S U B O R D I N A Z I O N E C O M E A S S O G G E T TA M E N TO D E L
P R E S TATO R E A I P O T E R I D E L D ATO R E –
LA GIURISPRUDENZA

a) il potere direttivo non si esplica necessariamente in ordini continui, dettagliati


e strettamente vincolanti, potendosi attuare mediante direttive
programmatiche, che lascino margini di autonomia al dipendente (Cass.
5520/1997);
• “non è necessaria, per riscontrare il profilarsi in concreto del potere direttivo e
del connesso potere di controllo del datore di lavoro, la presenza costante e
continua di questo nei luoghi di svolgimento di tali prestazioni, dovendosi
considerare che la continuità e la frequenza delle direttive e dei controlli
vanno correlate sia alla natura delle prestazioni sia al ruolo dei prestatori di
lavoro nell'ambito dell'impresa ed ai loro rapporti con l'imprenditore, sul
piano delle capacità e della fiducia” (Cass. 5590/1994)
S U B O R D I N A Z I O N E C O M E A S S O G G E T TA M E N TO D E L
P R E S TATO R E A I P O T E R I D E L D ATO R E –
LA GIURISPRUDENZA

“nelle prestazioni professionali di alto profilo la subordinazione risulta


necessariamente più attenuata e sfumata. In tal caso è necessario fare
riferimento al potere direttivo dell'imprenditore non con riguardo al
contenuto delle prestazioni, né alle loro modalità sotto il profilo tecnico,
ma ai limiti esterni dell'attività professionale, vale a dire all'inquadramento
della prestazione nell'ambito della organizzazione aziendale” (Corte
d’Appello Potenza 12/10/2000).

E tuttavia NON mancano sentenze di senso opposto:


*) il potere direttivo deve concretizzarsi in ordini specifici e non in direttive
programmatiche e generali oltre che nell'esercizio di una assidua attività di
vigilanza e controllo dell'esecuzione delle prestazioni lavorative (Cass.
2352/1994; Cass. 11936/2000; Cass. 14664/2001);
SUBORDINAZIONE COME INSERIMENTO
ORGANICO DEL PRESTATORE NELL’IMPRESA
(DIPENDENZA)

Su questo secondo elemento della fattispecie, la giurisprudenza si è appuntata


con minor frequenza,
• elemento essenziale per la qualificazione del contratto di cui
all’art. 2094 c.c. è l’inserimento della prestazione nell’organizzazione
aziendale del creditore e il conseguente assoggettamento al potere
gerarchico dell’imprenditore (Cass. 9152/2001; Cass. 4015/2002)

Ciononostante, qualche importante riflessione è stata condotta in particolare


dalla Corte costituzionale, con una sentenza però rimasta isolata
• subordinazione come “condizione di doppia alienità del
lavoratore” perchè la prestazione si svolge “nel contesto di
un’organizzazione produttiva altrui ed in vista di un risultato di cui il
titolare dell’organizzazione è legittimato ad appropriarsi” (C. cost. n.
30/1996)
PERCHÉ QUESTE DIFFICOLTÀ?

DIPENDE DAL METODO DI GIUDIZIO


UTILIZZATO E DAL VALORE CHE
VIENE DATO AGLI INDICI (GLI
INDIZI) DELLA SUBORDINAZIONE
ME TODI PE R L A QUALI FICAZI ONE DE L CONT RATTO

METODO SUSSUNTIVO
• Qualificazione come sussunzione della fattispecie concreta nella
fattispecie astratta (tipo legale che continue già tutti gli elementi
necessari per la classificazione), sulla base della verifica della presenza
nella prima di tutti gli elementi essenziali della seconda (giudizio
analitico d’identità);
• Indici: criteri sussidiari funzionali all’indagine sulla sussistenza del
vincolo di subordinazione (inteso quale assoggettamento al potere
direttivo dell’imprenditore) (Cass. S.U. 379/99)
CRITICHE
• Impossibilità di aggiornare la nozione di subordinazione: il processo di
qualificazione avviene secondo un modello meccanicistico,
indipendentemente dalle sollecitazioni del caso concreto.
METO DI PER LA Q U AL IF I CA Z I ON E DE L CON TRAT TO

METODO TIPOLOGICO
• difficoltà di definire la subordinazione sul piano fattuale: individuazione
di un tipo normativo (modello sociale sotteso alla fattispecie astratta-
tipo legale) cui ricondurre, mediante un giudizio di approssimazione, la
fattispecie concreta;
• Aggiornamento continuo della fattispecie astratta secondo i dati
dell’esperienza;
• INDICI: indici da valutare nel giudizio di approssimazione

CRITICHE
• Discrezionalità del giudizio di approssimazione
INDICI DELLA SUBORDINAZIONE

• Criteri pratici, dedotti dall’apprezzamento degli elementi


che compongono le fattispecie concrete, dotati di valore
persuasivo (presunzione semplice), ma privi di valore
vincolante
•A questi occorre fare riferimento quando
l’assoggettamento del lavoratore alle direttive altrui non è
agevolmente apprezzabile.
• Ciascun indice, autonomamente considerato, non è idoneo
a qualificare il rapporto (Cass. 3853/1995).
I N D IC I D E LL A S U B O R D I N A Z I O N E

• Sono:
1. durata: persistenza nel tempo dell’obbligo di mantenere a disposizione del
creditore la propria opera; cfr. art. 409 c.p.c. e Cass. 7304/1999: “la permanenza ne
tempo dell’obbligo del lavoratore di tenersi a disposizione del datore di lavoro non
è tratto caratteristico della subordinazione”
2. obbligo di osservare un orario di lavoro; cfr. Cass. 6616/1988 “la previsione di
un rigido orario costituisce estrinsecazione del potere direttivo solo quando sia
l’espressione dell’autonomia decisionale nell’organizzazione aziendale e non
quando inerisca alla prestazione richiesta, tale da dover essere espletata per sua
natura in tempi non modificabili, che anche il lavoratore autonomo è obbligato a
rispettare”
3. forma e modalità della retribuzione
4. coordinamento dell’attività lavorativa all’assetto organizzativo dell’impresa
5. esecuzione del lavoro all’interno dell’impresa con materiali ed attrezzature
della stessa
6. assenza in capo al lavoratore di un’organizzazione d’impresa
7. assenza di rischio economico
I N D I S P O N I BI LI TA’ D E L T I P O CO N T RAT U A L E

N o n è c o n se n tit o n é al l e gi s la t o r e , n é a ll e p a r t i n eg a r e la
q ua l if i ca z i o ne g iu r id ic a d i r a p p o r t i d i la v o r o s ub o r d in a to a
r a p p o r t i c h e o g ge t tiv a m e n te h a n n o t al e n a tu r a , ov e d a c i ò
d e r iv i l ’ in a p p lic a b i lit à d e lle n o r m e in d e r o g a b ili p r ev i s te
d a l l’ o r d in am e nt o p e r d a r e a ttu a z io n e a i p r in c ip i d e tta ti d a l la
Co sti tu z io n e a t ut e la d el la v o r o s u b o r d in a t o
( C o r te C o s t. 11 5/ 1 9 9 4 )

La qu a l if i c a zi o n e g iu r id ic a de l c o n tr a tto s p e tta a l g iu d ic e ch e
v i p r oc e d e su lla b a s e d e l le a ll e g az io n i e d e lle p r o v e f o r n it e
c i r c a l ’ a sse t to n e g o z ia le d i in te r es s i de lle p ar ti
( C a s s . 6 8 2 1 /1 9 9 5 )
CERTIFICAZIONE DEL RAPPORTO DI LAVORO
(ART. 75 SS. D.LGS. 276/2003)

• FINALITÀ (art. 75): riduzione del contenzioso in materia di lavoro


garantendo maggiore certezza alla qualificazione convenzionale presso
le Commissioni di certificazione (costituite presso enti bilaterali,
strutture pubbliche (Direzioni del lavoro), università o consigli
provinciali dei consulenti del lavoro)
• STRUMENTO (art. 80): attribuzione di piena forza legale al contratto
certificato con esclusione della possibilità di ricorso in giudizio se non
in caso di erronea qualificazione del contratto da parte dell’organo
preposto alla certificazione, di difformità tra il programma negoziale
effettivamente realizzato dalle parti e il programma negoziale
concordato dalle parti in sede di certificazione e di vizi del consenso
CERTIFICAZIONE DEL RAPPORTO DI LAVORO
(ART. 75 ss. D.lgs. 276/2003)

• PROCEDURA (art. 78): La procedura di certificazione è volontaria e


parte da una istanza scritta comune delle parti; il procedimento di
certificazione deve concludersi entro 30 giorni dal ricevimento della
istanza, con un atto motivato.
• EFFICACIA GIURIDICA (art. 79): «Gli effetti dell'accertamento
dell'organo preposto alla certificazione del contratto di lavoro
permangono, anche verso i terzi [es. INPS, INAIL], fino al momento
in cui sia stato accolto, con sentenza di merito, uno dei ricorsi
giurisdizionali esperibili».
* Chiunque presenti ricorso giurisdizionale contro la
certificazione deve previamente rivolgersi obbligatoriamente alla
stessa commissione per un tentativo di conciliazione (art. 80 co.
4)
CERTIFICAZIONE DEL RAPPORTO DI LAVORO
(ART. 75 ss. D.lgs. 276/2003)

• Le sedi di certificazione svolgono anche funzioni di consulenza e assistenza


effettiva alle parti contrattuali, sia in relazione alla stipulazione del contratto di
lavoro e del relativo programma negoziale sia in relazione alle modifiche del
programma negoziale medesimo concordate in sede di attuazione del rapporto di
lavoro (art. 81)
• Le sedi di certificazione sono competenti altresì a
a) certificare le rinunzie e transazioni di cui all'articolo 2113 c.c. a conferma
della volontà abdicativa o transattiva delle parti stesse (art. 82).
b) certificare il regolamento interno delle cooperative (art. 83)
c) certificare il contratto di appalto ai fini della distinzione tra appalto e
somministrazione di lavoro (art. 84)
d) certificare le clausole di tipizzazione di giusta causa e giustificato motivo
contenute nei contratti individuali (art. 30 co. 3 l. 183/2010)
e) certificare le clausole elastiche nel part-time (art. 6 co. 6 d. lgs. 81/2015)
f) certificare il patto di demansionamento (art. 2113 co. 6 c.c.)

Potrebbero piacerti anche