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GIACOMO LEOPARDI

1798-1837
LA VITA E LE OPERE
LA GIOVINEZZA E I PRIMI CAPOLAVORI
Giacomo Leopardi nasce il 29 giugno 1798 a Recanati dal conte Monaldo e dalla
marchesa Adelaide Antici. Nel 1809 si dedica allo studio nella ricca biblioteca paterna
dove impara il latino, il greco e l’ebraico; dal 1813 compone le prime opere:
traduzioni, tragedie e poesie. Nel 1816 interviene nella polemica classico-romantica,
sostenendo con originalità le tesi classicistiche. Nel 1817 pubblica i primi scritti. Inizia
l’amicizia epistolare con Pietro Giordani. Avvia la stesura dello Zibaldone. Tra il
1818-1823 compone gli Idilli (tra cui: l’Infinito, 1819; La sera del dì di festa, 1820) e
le Canzoni.
LA MATURITA’ E I VIAGGI
Nel 1819 tenta di fuggire dalla casa paterna, ma il suo piano viene sventato. Cade in
uno stato di profonda prostrazione e le sue condizioni di salute peggiorano. Nel 1822
si reca a Roma; il viaggio, tanto atteso, si rivela una delusione. Nel 1823-1824 inizia
un periodo di silenzio poetico. Leopardi si dedica alla stesura di racconti filosofici, il
nucleo delle Operette morali. Nel 1827-1828 si reca a Firenze e quindi a Pisa dove
vive un periodo di maggiore serenità e ritorna alla poesia. Nel 1828-1830 tornato a
Recanati sprofondando nuovamente nella tristezza, tuttavia continua a comporre
poesie.
GLI ULTIMI ANNI: DA FIRENZE A NAPOLI
Nel 1830 lascia per sempre Recanati e si trasferisce a Firenze, presso amici. Si
innamora di Fanny Targioni Tozzetti, ma l’amore non fiorisce: la delusione ispira il
Ciclo di Aspasia. Stringe un’affettuosa amicizia con il napoletano Antonio Ranieri.
Nel 1831 esce la prima raccolta di tutte le sue poesie, i Canti. Nel 1833 le sue
condizioni di salute peggiorano. Si trasferisce a Napoli con l’amico Ranieri. Nel 1836-
1837 compone gli ultimi due canti: La ginestra e Il tramonto della luna. Nel 1837
muore tra le braccia dell’amico.
LE OPERE
Le principali opere di Leopardi sono:
 Zibaldone (1817-1832): Opera essenziale per comprendere la vicenda intellettuale di Leopardi, le sue letture e il
suo pensiero. L’opera era formata da un insieme di appunti e di osservazioni letterarie, filosofiche e linguistiche.
Inoltre non era destinata alla pubblicazione come testimonia lo stile immediato e sintetico. Infine quest’opera
presenta una struttura resa forte e compatta grazie alle tematiche ricorrenti sviluppate negli anni.
 Operette morali (1824-1832): Raccolta di 24 prose (novelle e dialoghi) di argomento filosofico attraverso
personaggi storici o fantastici in cui Leopardi racconta il tragico destino dell’uomo.
 Canti (1831-1835): Raccolta di liriche pubblicata prima a Firenze nel 1831, poi a Napoli nel 1835. Nel 1845 esce
un’edizione successiva alla sua morte a cura di Ranieri (in cui vengono aggiunti Il tramonto della luna e La
ginestra).
IL PENSIERO
LA «TEORIA DEL PIACERE»
Il motivo centrale del pensiero leopardiano è quello pessimistico dell’infelicità
dell’uomo. Ciò che muove le azioni degli uomini è il desiderio del piacere.
L’uomo desidera un piacere infinito, per durata ed estensione, ma ha
esperienza solo di piaceri finiti. La tensione dell’uomo rimane costantemente
inappagata. Di qui l’infelicità, il dolore, il senso di nullità e di vuoto.
IL PESSIMISMO STORICO
In un primo momento Leopardi attribuisce alla ragione la responsabilità dell’infelicità umana
intesa come progresso, scienza ed evoluzione. La ragione ha sottratto all’uomo la gioia di
fantasticare e di illudersi, mostrandogli la crudele e arida verità dei fatti. La natura,
benigna, offre all’uomo come consolazione le illusioni, rimedio temporaneo contro il dolore.

IL PESSIMISMO COSMICO
A partire dal 1819 Leopardi inizia a cambiare idea: la responsabilità dell’infelicità
dell’uomo non è della ragione (pessimismo storico), ma della natura (pessimismo
cosmico). La natura è una matrigna crudele e indifferente. È la natura che ha messo
nell’uomo il desiderio di felicità infinita senza concedergli i mezzi per ottenerla.
LA POETICA
REALTA’ E IMMAGINAZIONE
Nella realtà non è possibile per l’uomo raggiungere il piacere infinito a cui aspira
perché la realtà è infelicità e noia. Il piacere infinito si trova però
nell’immaginazione, che è una compensazione al dolore dell’esistenza e
dall’immaginazione derivano la speranza e le illusioni.
LA POETICA DEL VAGO E DELL’INDEFINITO
L’immaginazione, che consente di evadere da una realtà arida e dolorosa, è stimolata
da tutto ciò che è vago, indefinito, lontano, sconosciuto, molto poetiche sono le
immagini e le parole vaghe e indefinite. Si attiva quando la vista viene impedita da
un ostacolo o grazie a un suono che giunge da lontano.

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