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Il Canzoniere

FRANCESCO PETRARCA
Petrarca e
Laura
Questa raccolta di frammenti dell’animo si realizza nel Canzoniere, in cui le rime di Petrarca realizzate in diversi
momenti vengono riunite, secondo un disegno ed una costruzione di grande novità. Mentre nelle consuetudini della lirica
volgare, le raccolte di rime non verranno mai sistemate dagli autori in libri organici, con Petrarca per la prima volta una
raccolta individuale di componimenti lirici volgari, si sistema in un libro, alla cui struttura dedica una cura estrema.
Anche se i tempi lo stanno allontanando da noi, resta l’archetipo di un lirismo assoluto, grazie al quale certi motivi e
vocaboli, l’idea di una raccolta di versi ordinati, secondo un disegno autobiografico e narrativo e la voce dello stesso IO,
sono diventati clichés universali della comunicazione letteraria. Il Canzoniere e le sue rime, ancora vivo Petrarca, ebbero
la fortuna di cominciare a circolare fra il pubblico: al Dante (padre della lingua italiana), si affianca Petrarca, modello di
lirismo, inventore dei mitologemi dell’amore e dell’inquietudine spirituale. Mentre le rime di Petrarca, si diffondono in
tutta Europa, copisti ed editori ricompongono, per comprenderne il significato, il disegno del Canzoniere. Composto da
366 poesie (317 sonetti, 29 canzoni, 9 sestine, 7 ballate, 4 madrigali), scritti in tutto l’arco della sua vita: si va da alcuni
componimenti di anni molto giovanili, anche prima dell’incontro con Laura, ad uno degli scritti negli ultimi giorni, la
canzone Vergine bella, che di sol vestita. Un certo numero di rime rimasero escluse dalla raccolta e costituirono il gruppo
delle Rime Extravaganti. Il Canzoniere presenta un apporto formale e concettuale, molto complesso, meno diretto e meno
elastico rispetto a quello della Commedia. Non vi è dubbio che Petrarca sia riuscito nell’impresa che più gli stava a
cuore: quella di non diventare come Dante, ovvero un poeta per tutti. Oltre al lavoro di riorganizzazione, Petrarca svolse
sulle sue rime quell’incontenibile lavoro di correzione, di perfezionamento linguistico e stilistico. Tutto il suo lavoro è
testimoniato da due celebri manoscritti: il Vaticano Latino 3196, che contiene schede e fogli con varie fasi di abbozzo,
redazione, correzione delle Rime e dei Triumphi e il Vaticano Latino 3195, che presenta l’ultima elaborazione e la forma
definitiva sui testi. Durante il 73’ e il 74’, moltissime rime furono trascritte e diffuse.
La prima edizione a stampa si ebbe a Venezia nel 1470: il lavoro filologico, linguistico e poetico di Pietro Bembo fece poi
del Canzoniere un modello assoluto di scrittura poetica: determinante per tutta la letteratura Europea ( Luis De Gongora). Il
senso generale del libro viene definito dal sonetto iniziale Voi ch’ascoltate in rime sparse il suono, che invita i lettori a seguire
un percorso che va dal ‘primo giovenile errore del poeta’, dominato da un amore fatto di vane speranze, van dolore, fino alla
vergogna per la schiavitù amorosa, accompagnata dal pentimento e dalla scoperta della vanità delle cose mondane. Si tratta
cioè della storia di una trasformazione, di una vicenda esemplare di un errore e di disillusione. A questa vicenda si riferisce la
divisione del libro in due parti: 1) la prima parte che si riferisce fino al numero 263, segue i vari momenti della passione
amorosa per Laura ma contiene alcune rime di argomento politico e di corrispondenza con amici; 2) la seconda parte è
caratterizzata dal turbamento e dal disinganno, dovuti soprattutto alla morte di Laura. Questa divisione non è comunque
legata alla volontà di distinguere le rime ‘in vita’ e le rime ‘in morte’ di Laura: e la successione dei singoli componimenti non
corrisponde mai alla sequenza cronologica della loro scrittura. Il Canzoniere non è una storia d’amore ma piuttosto un
intreccio di situazioni che valgono come frammenti dell’anima e che creano una gamma di corrispondenze, simmetrie,
richiami. La struttura del libro ha la funzione di istituire un luogo unitario di risonanza per questi frammenti sparsi
dell’anima. L’io del poeta si riflette in una serie di variazioni, su una materia che torna su di sé ed insieme moltiplica i propri
echi e nella quale si riconoscono vari gruppi omogenei di componimenti legati allo stesso tema, dalla stessa ripetizione di
termini linguistici. Tutto ciò crea una sorte di connessione che unisce queste rime sparse, servendosi dei mezzi più espliciti
sino a quelli più segreti, con la valorizzazione del soggettivismo come filtro dell’esperienza umana e del mondo; con la
fondazione di un lirismo puro, imperante sino al Romanticismo. Per primo, egli descrive i gesti della nostra vita ed esperienza
quotidiana, mostrandosene talora appagato, più spesso insoddisfatto: amore senza ragione e senza scopo, divertirsi in
compagnia, coltivare profonde amicizie, passeggiare smemorato, rifugiarsi in un letto a versare lagrime nocturne, praticare
nel privato la fragilità dei costumi e farne uno stile di vita. Su tutto, perdersi nel rimpianto per il passato e nello sgomento per
il futuro.
E’ un alter ego malinconico e schivo, fragile ed innamorato quello di cui Petrarca esegue nel Canzoniere, miscelando
emozioni del cuore e senso di peccato, oscurità e fama: un animo mosso dai propri vizi ma mosso dal richiamo della
ragione e della fede. Di questo personaggio, Petrarca ne descrive la nevrosi esistenziale che si contrappone al carattere
dinamico della psicologia e al realismo della Commedia. Un IO tanto complesso, nel quale si intersecano le trame
strutturali dell’esperienza umana; il motore della storia è l’umano desiderio, una pulsione che abbraccia ogni altro
istinto incondizionato la vocazione poetica di chi scrive; una dispersione nella contingenza che porta ad ignorare il
richiamo dell’eterno. Insidiato dal tempo e dalla vacuità (la vanitas è l’esito estremo dell’accidia), l’amore è
contingenza e peccato, nonostante la figura di Laura, o meglio la sua bellezza salvifica resta sino all’ultimo
l’aspirazione del suo fedele, la sua sacra icona. In bilico su una linea sottile che unisce sacro e profano, l’amante si
accusa, pateticamente di questo limite,. Lo scacco della frustrazione non è solo legata al casto rifiuto di Laura ma alla
fragile natura del personaggio-poeta, che ‘vuole ciò che non ha senso volere e poi disvuole per volere ancora’, dando a
tutto ciò il nome di errore. Il rumore di fondo è la percezione del velocissimo trascorrere del tempo; un tempo circolare
che si frammenta in primavera , estate ed inverno, realizzandosi in cronotopi di struggente bellezza, simboli trasparenti
di felicità amorosa e di gelida solitudine. Tutta la raccolta si snoda in un tempo che sembra collegare le rime ai giorni
dell’anno. Vi è insomma nel soggetto del libro, un qualcosa che lo collega al nostro tempo e che allontana dal suo. L’IO
diviso, impersonato dai suoi stessi pensieri e da parole stanche, vane, disperate, scopre ad esempio la malinconia,
quello del sonetto 35 come di molte altre rime. Nel corpo del libro continuerà ad agitarsi un animo logorato dal ricordo
e dall’attesa; scomparsa Laura, il dissidio interiore si mescola al rimpianto, sino all’umano desiderio di morte. Alla fine
del Canzoniere, le parole sono quelle ormai animate da una diversa speranza, della preghiera alla Vergine. Il vecchio
poeta compie un semplice e solitario rituale di penitenza, affidando ad una lunga orazione il suo anelito alla pace.
Scritta l’ultima parola, Petrarca sa che le rime hanno condiviso il suo stesso cammino; al libro-Canzoniere il poeta ha
assegnato il compito di ordinare e ricomporre l’incessante ritorno di contraddizioni e di emozioni del suo animo. E’ per
questa via che si realizza l’identificazione tra identità del libro ed universo dell’uomo. Il Canzoniere è stato recitato dalla
voce dell’IO; suo è il punto di vista del racconto, il filtro attraverso cui la storia è narrata e raccontata. Ma l’opera
prevede al suo interno una seconda persona: lo definisce una perifrasi ‘chi per prova intenda amore’, dove non è da
escludere la memoria della Vita Nova di Dante. Ma a differenza di Dante, che immagina un mondo al di fuori di sé e del
proprio libro, Petrarca non pensa a quei lettori che potrebbero partecipare alla lettura del Canzoniere. Egli ricrea invece
il siquis ( il ‘chi’), della poesia latina: un pubblico collettivo ed impersonale, chiamato ad attualizzare il testo perché
sentimentalmente vicinissimo al suo autore. L’appello del primo sonetto sancisce quindi un medesimo destino, con la
nascita simultanea della prima e seconda persona, del protagonista e del suo interlocutore segreto; entrambi si trovano ad
operare dentro il testo, in quanto entrambi ne condividono le emozioni. In tal modo, il piano del discorso si sposta dalla
comprensione del fenomeno amoroso ad un elegiaco Erlebnis, ovvero a quell’esperienza del vissuto che accomuna
l’amante e l’ascoltatore del Canzoniere. Nonostante gli sforzi di Petrarca, il Canzoniere non è mai un libro isolato;
notiamo come diversi amici del poeta, compongano il pubblico contemporaneo di Petrarca. Di conseguenza, il TU di
Petrarca, non è altro che complice del Soggetto lirico. Petrarca non è dunque solo con sé stesso ma non vuole rivolgersi
all’altro: nel Canzoniere il suo dialogo è spesso fittizio, sotto forma di colloquio con un interlocutore inesistente. Non ad
interlocutori reali vuole rivolgersi il poeta ma a spettatori portati in scena da una costante della sua grammatica interiore,
il Voi del primo sonetto. Un colloquio con pochi destinatari, nei quali si incarna il pubblico ideale del Canzoniere,
un’ascoltatrice sempre invocata ma pretestuale (Laura).
Chi legge il Canzoniere, non percepisce una trama ferrea o una consecuzione rigida di componimenti ma un lento
avanzare in una zona grigia, con ritorni e palinodie. Certe corrispondenze simboliche, come la lettura calendaria delle
rime, aperte un 6 aprile e chiuse, dopo 365 poesie, da un altro 6 aprile. Non è quindi un caso che la canzone 264, cada
il 25 dicembre, giorno della redenzione dei cristiani. E, non è un caso che il Canzoniere, come storia d’amore, abbia la
durata di trentuno anni (364): ventuno anni dal 1327 alla morte di Laura (1348) ed altri dieci dopo quell’evento. Il
primo sonetto è considerato proemio e conclusione dell’opera; nell’ultimo sonetto la figura di Laura si allontana e
l’amore profano, si converte con stesso ardore in una supplica a Maria, ultima donna del Canzoniere. La pace per cui si
prega, rivela che l’uomo-poeta non ha abbandonato la lotta ma ora sa come affrontarla, affidandosi a Cristo. Il mito
dell’IO petrarchesco, pone la soggettività e le inquietudini dell’uomo al centro della letteratura. Il LIBRO D’AUTORE
come simbolo e luogo di una problematica integrità dell’io, materiale e spirituale, è l’originalità del Canzoniere. Dopo
qualche anno Petrarca progettò una prima raccolta tematica. Si trattava di una raccolta APOLLINEA, intensa a
celebrare, sotto un velo mitologico, il racconto di Apollo e Dafne che allegorizza il desiderio erotico insoddisfatto, la
solenne incoronazione in Campidoglio nel 1341 e il valore assoluto della poesia: l’alloro ne è il motivo guida. Dopo il
1342 e sino alla fine del 1349, il ‘codice degli abbozzi’ non tramanda trascrizioni in ordine: gli anni 40’, sono
d’altronde anni difficili per Petrarca, segnati da stacchi dolorosi, gravi lutti ed insoddisfazioni personali. L’incerta
visione di sé, la ricerca di una nuova patria dopo la partenza definitiva dalla Provenza, accelerano in Petrarca la
decisione di abbandonare il filone erudito, coltivato nelle opere latine. Di tali inquietudini, ne è testimone Il Secretum ,
dialogo in lingua latina fra l’alter ego del poeta e Sant’Agostino: un grandioso esame di coscienza che si nutre di
pensiero cristiano, innestato sullo storicismo di Seneca e Cicerone. In parallelo prende forma l’idea di raccogliere in
libri gli sparsa fragmenta della scrittura: il gesto di riunificazione delle opere, non richiama solo i modelli classici ma
prospetta una ricomposizione dell’IO diviso, la sua ricerca di integrità e di ordine nella dispersività dell’esperienza
umana.
La coerenza dell’insieme è garantita dall’elemento autobiografico, con ritratto intellettuale, amoroso e spirituale del
personaggio-scrittore. Il Canzoniere-romanzo nasce non prima del 1348, allorché Laura muore nella peste nera che decima
l’Europa, e insieme a lei scompaiono amici e sodali di Petrarca. Ciò spiega in parte la linea d’ombra che separa le rime della
gioventù da quella delle maturità del poeta. La Data Sacra del primo incontro (6 aprile 1327) avvia una serie di
corrispondenze con la figura dell’amata: a gara con Dante, il SEI è il numero che rappresenta Laura, come il NOVE era stata
cifra di Beatrice. Se il Canzoniere risente della Vita Nova, al libello di Dante, Petrarca può avere attinto l’idea stessa del libro
di rime, dovuto anche all’incontro con i libri dei poeti latini Catullo, Orazio, Ovidio ecc. Che si tratti di un libro finito il
Canzoniere, è impossibile affermarlo: il fatto stesse che sono poche le opere davvero complete di Petrarca sono indizi non
rassicuranti. Nel Canzoniere, le singole rime hanno valore ciascuna per sé e tutte nell’insieme. Lo scomporre in frammenti
l’esperienza umana è d’altronde sintomo dell’inquietudine dell’animo di Petrarca. A differenza di Boccaccio e Dante,
Petrarca sottrae il Canzoniere a geometrie perfette o ad equilibri patenti: ora la catena degli eventi comporta un flusso
narrativo che, collegando fra loro alcune tessere, produce l’illusione della vita vissuta. Non si può per altro ignorare che certe
affinità tematiche producano connessioni inequivocabili, configurando i grandi patterns del Canzoniere, le sue impronte
identitarie profonde. Già si è accennato al tema del TEMPO, motivo-guida su cui altri si innestano, con tutto un rispecchiarsi
e un frangersi di variazioni: la vanità della bellezza e dell’amore, la caducità della vita, il senso incombente della morte. Ma
non bisogna nemmeno dimenticare che il Canzoniere abbia inizi e conclusioni diverse via via che il componimento procede
nel tempo. Ad esempio, la cosiddetta ‘raccolta apollinea’ si apriva forse con il sonetto 34 e si chiudeva col sonetto 60, che sul
lauro formulava un cupo augurio di morte. Non c’è da stupirsi che sul piano della LINGUA, Petrarca attinga al fiorentino
trascendentale contemporaneo, depurando il grandioso repertorio del plurilinguismo dantesco e i codici della poesia del
Duecento. Secondo il filologo Contini, l’unilinguismo di Petrarca, rispetto alla propria tradizione, nega, o almeno limita.
All’interno del linguaggio petrarchesco, presenta diversi artefici della ripetizione o dell’anafora; sono numerosi i latinismi
lessicali, grafici, fonetici e morfologici.
Il suo spessore si riduce talvolta quasi ad un velo, grazie al quale Petrarca esprime la sua resistenza ad essere come Dante, un
poeta della realtà che tutti possano comprendere e apprezzare. Tracce della Commedia sembrano rigerminare continuamente in
Petrarca: si pensi, ad esempio, all’immagine ricorrente della selva, o all’episodio di Paolo e di Francesca che fruttifica dall’Africa
ai Triumphi al Canzoniere o all’icona di Ulisse, rappresentazione dell’eroe moderno della malinconia e della conoscenza. Il poeta-
figlio cade perciò nella rete del predecessore, sino a divenire imitatore involontario ed inconsapevole. Un altro aspetto della
poetica petrarchesca è il suo umanesimo, trasportando la voce degli antichi in ogni forma e piega dell’opera moderna. Riprese
puntuali, a volte addirittura inconsce, abbracciano anche i poeti volgari, provenzali ( come Arnaut Daniel) e poi italiani, in
particolare Cavalcanti, Cino Da Pistoia, Senuccio Del Bene, Boccaccio. Il greco era invece fuori dalla portata di Petrarca, che
tuttavia possedette copie diverse delle opere di Omero, e trovò ispirazione nell’immaginario del platonismo tramandato dagli
scrittori latini. La biblioteca privata dell’autore annoverava almeno alla sua morte circa 400 volumi: è appunto la prova che il libro
è al centro del suo universo intellettuale. Ed è commovente osservare come l’universo dei libri gli accenda un trasporto quasi
fisico per gli antichi maestri. Questo colloquio coi libri si riflette in un esercizio incessante di filologia, nutrito di lettura,
interpretazione, ricerca di manoscritti ecc. Leggere e scrivere sono gli strumenti per condurre in porto, una honesta intentio, cioè
l’ispirazione legittima di Petrarca alla gloria tra gli uomini. Le forme metriche del Canzoniere, abbracciano quelle in uso della
poesia volgare, con l’aggiunta del breve madrigale che, con Petrarca, entra nella tradizione lirica italiana sino al 900’. La varietà
metrica del Canzoniere risponde alla poetica del vario stile, richiamando la Vita Nova di Dante. Dopo Petrarca la polimetria sarà
la regola del libro italiano. Il rinnovamento della metrica petrarchesca si compie in primo luogo all’insegna della riduzione e
dell’ordine delle forme; come versi, vengono impiegati solo l’endecasillabo e il settenario. Di soli endecasillabi sono composti il
sonetto, la sestina e il madrigale. Il sonetto, con Petrarca, è promosso a forma lirica per eccellenza e depurato dalle stravaganti
metriche del secolo precedente: nel sonetto, prevalgono le quartine di endecasillabi a rima incrociata su quelle a rima alterna; le
terzine presentano invece combinazioni più variate, su due o tre rime.
I quattro madrigali, abbracciano dagli otto ai dieci endecasillabi, distribuiti in due terzine a loro volta concluse da due o più
versi: sono quindi i metri più brevi del Canzoniere. Dal madrigale di Petrarca germinerà il fortunatissimo madrigale
cinquecentesco, di cui sarà artefice il ‘petrarchista’ Torquato Tasso. Canzoni e ballate racchiudono endecasillabi e settenari in
strofe di varia lunghezza: ancora più importante è notare come le canzoni sia depositate all’interno della poetica del
Canzoniere. Sono pause nel racconto che privilegiano istanze ideologiche: la poesia come energia visionaria, il rapporto con
la tradizione, lo sforzo dell’intelletto che consente l’accesso a nuove dimensioni concettuali, la riflessione sullo stile; prima
aspro, poi dolce. Petrarca elimina l’ultimo residuo di rima siciliana, secondo il filologo Contini; la rima di Petrarca
esibisce insomma uno stile selettivo e raffinatissimo, dove prevalgono istante di armonia e di equilibrio concettuale. Gli
artefici retorici più frequenti sono la dittologia e l’enumerazione lessicale, producendo il tipico effetto antitetico o di
accumulo della sintassi petrarchesca. Armonizzando fra loro mondi lontanissimi, ricavando dalla lezione dei classici un
ideale di nobile e pacata sentenziosità, Petrarca condusse il suo libro al traguardo dell’Umanesimo. E’ appunto questo il
classicismo del Canzoniere, al quale ha guardato per secoli, come a un modello assoluto, per la poesia europea.

-Mentre il volgare di Dante si costruisce per arricchimento, quello di Petrarca opera per riduzione, puntando ad una lingua
toscana ideale, basato sulla ripetizione di alcune forme perfette.

1) sezione: componimenti tra il 47 e il 50. Qui sono espliciti i legami con la tradizione stilnovistica e provenzale: una certa
rigorosità sullo stile, una ricchezza di elementi figurativi, meditativi; con numerose citazione dei classici, assieme a
frequenti richiami di tipo stoico, erudito, mitologico. Molto forte è l’attenzione alla natura e al paesaggio, che si
confrontano con lo stato d’animo del poeta.

2) sezione: inaugurata dal sonetto 61, dove celebra il primo incontro tra Laura e Petrarca, cercando di far sopravvivere tale
incontro al di là di tutti i limiti del tempo e dello spazio.
Notiamo come la descrizione di Laura oscilli tra realtà e finzione, attraverso il potere evocativo della parola. Mentre i
sonetti 125 e 126 sono legati all’evocazione di Laura nei pressi di un fiume a Valchiusa, i sonetti 127 e 129 sono canzoni
di lontananza, dovuto al soggiorno in terre lontane, un vagare tra i monti e sotto la guida di Amore, il poeta ritroverà il
volto di Laura in diversi elementi, riempiendo il suo cuore di malinconia.

3) sezione: la terza sezione da avvio al canto d’amore, svolto ora attraverso la lode del Lauro, e la sua celebrazione più
assoluta.

4) sezione: introduce il motivo del pentimento, della perdita di Laura ed una esaltazione alla sua castità, assieme ad una
meditazione riguardante la vanità delle dei beni terreni, temi molto vicini a quelli del Secretum.

5) sezione: gli scritti in morte di Laura sono il motivo principale di questa sezione. Il pentimento e l’aspirazione alla
salvezza, si intrecciano con la visione della donna, che riappare in vesti diverse. Ora la sofferenza dell’innamorato si
trasforma in cammino verso Dio, che renderà possibile l’unirsi tra amore divino ed amore terreno.

6) sezione: sono rivolte all’analisi interiore, alla ricerca di una pace assoluta che ponga fine per sempre ai suoi
turbamenti.

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