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5 idee guida per il

progetto urbano
1.stratificazione

2. una città più pubblica

3. internità - un campo di forze

4. porosità

5. coltivare la città
1
stratificazione-palinsesto
aggiunte
INNESTI URBANI E SOVRAPPOSIZIONE SULL’ESISTENTE
vista dal parco sezioni
viste generali
the Alienlog //www.carloprati.com

Re(f)use TBM
Università di Pescara
TBM: individuazione del comparto
Tor bella monaca: il vuoto dell’agro
TBM
contaminazione di “utilities & facilities”
Lina Bo Bardi

•SESC POMPEIA
SAN PAOLO DEL BRASILE
2 una città più pubblica

Berlino su due livelli. Gli Smithson


pescara under the motorway
LO SPAZIO DEL SUOLI
VIADOTTO
rambla quadrata
3 un campo di forze – flussi/energia
L’acquerello di Kandisky del 1910. Uno spazio senza centro, che si può percorrere a partire da qualunque punto e in qualunque direzione.
Uno spazio dove, attraverso gli intervalli, i vuoti, si riverbera e trasmette l’energia cinetica dei diversi elementi, suggerendo l’invisibile
movimento dei flussi. E’ come se quell’informe coacervo di frammenti che cozzano l’uno contro l’altro del Campo Marzio di Piranesi - che,
sostiene Tafuri, nella ossessione tecnica dell’assemblaggio mostrava l’aspetto inquietante dell’eterotopia nel senso datogli da Foucalt
«devastando anzi tempo la sintassi, e non soltanto quella che costruisce le frasi, ma anche quella meno manifesta, che fa “tenere
insieme” ( a fianco e di fronte le une alle altre ) le parole e le cose.» - avesse trovato non la consolazione di una forma compiuta, ma la
possibilità comunque di un colloquio tra le cose nella stessa instabilità giocosa degli elementi. Appare qui entrare in campo il tempo. Non
quello archeologico della memoria piranesiana bloccato in un fermo immagine che rivela una impossibilità, ma quello dell’incessante
trasformazione del mondo.
4
porosità - margini
finland
aalto

china
holl
UK
Urban Taskforce

il principio mediterraneo vuoti/pieni porosità


La vita privata è frammentata, porosa e
discontinua. Ciò che la distingue da tutte le
altre città Napoli lo ha in comune con i
kraal degli ottentotti: le azioni ed i
comportamenti privati sono inondati da
flussi di vita comunitaria... Così la casa non
è tanto il rifugio in cui gli uomini si ritirano,
quanto l’inesauribile serbatoio da cui
escono a fiotti. Non solo dalle porte
prorompe la vita, non solo sulla piazza
antistante dove la gente fa il suo lavoro
seduta su una sedia (poiché ha la capacità
di trasformare in tavolo il proprio corpo”.
(Benjamin)
Jorge Oteiza
Schio
un campus scolastico
una scuola musicale a Reggio Calabria barbieri del bo manzo
mennella
5 coltivare la città
Verso la fine – come succede a tanti vecchi nell’arte: pensiamo all’ultimo Beethoven o a Rembrandt o a
Beccafumi – Matisse sembra abbandonare il compito di rappresentare “fedelmente”. A questa età,
dopo i successi, non sembra più necessario mostrare la propria abilità, quanto cercare una verità più
profonda, penetrando nelle stesse fibre del reale. Così negli anni ’40 Matisse dipinge delle figure in cui
cancella il fondamentale centro dell’attenzione visiva: il volto. Quel percorso che nella sua pittura, fin
dall’inizio stava mostrando gli effetti della erosione del “centro”, la sua eclisse, facendo emergere
sempre più il fondo – il contesto? – quale essenziale protagonista della composizione, qui rivela in
modo quasi didascalico la conclusione della sua traiettoria nella percepibilità di una intima continuità
vibratile del “tessuto” del reale.
1966 Edilizia Moderna n. 87-88
Disegno di Salvatore Bisogni e Agostino Renna
l’industria diventa città
La funzione delle reti infrastrutturali ambientali è, da un lato, la messa a sistema degli interventi finalizzati ad accrescere la sostenibilità
ambientale (in particolare produzione di energia rinnovabile, risparmio energetico, riduzione e cattura dei gas serra, contenimento dei
consumi di suolo, mobilità sostenibile, riduzione e riciclo dei rifiuti…); dall’altro, come reti, hanno il compito di connettere, integrare,
relazionare e dare forma alle strutture urbane territoriali.
forme tentative

Tentative in inglese significa provvisorio, incerto, dubbioso. Di progetto tentativo parlava De Carlo nel 1995 non solo perché la realizzazione di una architettura si ottiene in un percorso, attraverso più prove e
verifiche, in cui la qualità dei risultati dipende dalle modalità aperte e da condividere in cui si prendono le decisioni, ma anche perché il progetto deve “mettere in tentazione la situazione con la quale si
confronta”. Una tentazione indispensabile per attivare i contesti e spingerli, attraverso la proposta di forme alternative alla produzione banale ed automatica della città, ad una interrogazione che costringa i
diversi soggetti a prendere posizione e ad effettuare consapevolmente una scelta.
Occorre superare il distacco tra oggetti e soggetti presente nell’armamentario tradizionale dei progetti urbanistici e architettonici in quanto applicati essenzialmente alle cose, per individuare invece le
modalità con cui i diversi soggetti, anche in conflitto, possano riconoscere ed attribuire senso e valore ad un coacervo di spazi in trasformazione facendoli propri. Se il compito dell’architetto non coincide più
soltanto con la produzione di un oggetto, ma anche con l’offerta di strumenti che accompagnino il percorso delle decisioni sul cosa e sul come di una trasformazione, resta l’individuazione della forma, la
proiezione al futuro che annuncia, il mezzo principale che consente questo iter. Anzi, proprio perché la forma è lo strumento e non solo il fine di un processo argomentativo - come quella che, invece,
alimentata da poetiche personali, corrisponde al modello autoriale ancora diffuso – diviene più rilevante la necessità di precisarne i peculiari caratteri. Forme che devono lasciare aperti vari gradi di scelta
nell’itinerario delle decisioni. Forme insieme esatte e adattive.
Per produrre immaginari che servono ad attivare le qualità potenziali della stessa essenza ambigua della realtà contemporanea queste devono adottare una strategia duale che coniughi precisione e
indeterminatezza per proiettare nella mescolanza del tempo una previsione possibile, che si deve poter avverare in modi diversi, anche non guidata dall’alto, in forma spontanea ed autorganizzata.

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