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ANNEL LA
A NDR EA P
DI
La mia vita

 Mi chiamo Giosuè Alessandro Carducci e sono nato il 27 Luglio1835 a Pietrasanta in una piccola
frazione nella Versilia Lucchese, da un padre medico, carbonaro in politica e manzoniano in
letteratura; e da una madre che ben presto mi insegna a leggere e cerca di domare il mio carattere
forte. Ci trasferimmo nella maremma Pisana che avevo otto anni e già avevo iniziato a studiare
latino; a dieci anni fui colpito dalle febbri maremmane e fu allora che iniziai a studiare e a leggere
Omero, Virgilio e Tasso.
 Ricordo che mio padre mi diede da leggere «la morale cattolica» di Alessandro Manzoni, ed io fui
circondato da santini, da tanta solitudine e cominciai ad odiare quel libro; era il 1848 C’era aria di
libertà e di combattimento; ci trasferimmo a Castagneto ma subito dopo ripartimmo per Firenze
dove vedere sfilare gli austriaci mi faceva ribollire di rabbia. Frequentavo la scuola media di
Umanità e Retorica al collegio degli Scolopi e rimasi da solo quando la mia famiglia si trasferì di
nuovo; vinta la borsa di studio potei entrare nella Normale di Pisa dove mi laureai con un tesi sulla
poesia cavalleresca.
Continua

 Amo il mondo classico e la letteratura greca che per me è divina , perché in tutto questo c’è una sorta di
equilibrio fra vita e pensiero e tutto questo mi appaga. In questo periodo mancando una letteratura robusta, i
giornali satirici accoglievano scritti di correnti opposte che si trascinavano per mesi; con opuscoli curiosi
autori che esaltano la poesia straniera, ma io nella realtà trovo solo compromesso e ipocrisia. Sono contro il
romanticismo deteriore poiché ho un profondo senso della moralità dell’arte: il patriottismo non c’è più, e
sento la necessità di creare una lirica quasi romantica ma limpida e concreta. Nel 1855 sono nominato
professore di retorica nel liceo di san Miniato e vivo con altri due giovani colleghi; insieme ci divertiamo, la
nostra condotta è vivace e le nostre discussioni si protraggono fino a tarda notte.
 Sono stato giudicato una cattiva persona dalla chiesa, ma poi le accuse sono state messe a tacere ed ho
pubblicato la mia prima raccolta di Rime nel 1857 dedicata al Leopardi e al Giordani. Ho sempre temuto il
pubblico e ho ricevuto parecchie critiche e ad esse ho risposte con arroganza; subito dopo sono dovuto
correre a casa per una triste sciagura mio fratello Dante di 21 anni si era suicidato dopo un’accesa
discussione con mio padre che gli rimproverava una vita da fannullone; ma dopo qualche tempo anche mio
padre morì.
Continua

 Perciò sono diventato il capo di casa e ho fatto venire a Firenze mia madre e mio fratello più piccolo; eseguivo
un lavoro di critica presso un editore e scrivevo saggi su poesie dell’Alfieri e del Tassoni; ho accettato un posto
di insegnante in un altro liceo per mantenere la mia famiglia e la mia giovane moglie Elvira. Dopo pochi mesi
ho avuto la cattedra all’università di eloquenza a Bologna. Scrissi a Satana nel 1863 inteso non come il maligno
ma come ragione che si ribella all’abuso a al pregiudizio: secondo me la chiesa è ostacolo al progresso e alla
libertà di pensiero. Tra il 1860 e il 1870 giungo alla piena maturità, sia come uomo che come poeta: mi dichiaro
repubblicano e la mia capacità di parlare fa riempire le mie aule di ascoltatori di ogni ceto sociale. La mia
famiglia è composta da Beatrice, Laura e Dante; quest’ultimo vive solo tre anni e mi lascia nello strazio di
padre senza conforto; scrivo «Pianto Antico» un lamento che esprime la mia sofferenza e il rimpianto desolato
per quella breve vita ridente. Dopo pochi mesi muore anche mia madre ed allora il motivo del dolore si
inserisce nella mia poetica e non mi lascia più. Scrivendo ad un amica le confido che comincio ad amare i
cimiteri perché in essi c’è la parte migliore di me; ma questi sono gli anni migliori della mia poesia. Sostengo
l’idea del poeta vate: il mio compito è quello di ispirare l’intera società e lo faccio tramite la poesia esternando
valori e sentimenti entrambi legati agli affetti perduti, alle vicende politiche e alla vita e al destino degli uomini.
Continua

 Successivamente cambio casa e mi sposto nel palazzo Rizzoli, mi innamoro di nuovo e la mia ultima
figlia Libertà nata dopo la morte mi da tanta gioia; mi torna il sorriso. Nel 1876 vengo eletto deputato al
parlamento ma non vado alla camera perché non sorteggiato e così nulla può distogliermi dallo studio.
Nel 1877 compio un viaggio a Roma dove prendo spunti per le «Odi Barbare» dove l’amore per l’Italia
e l’interesse storico si fondono in un’unica espressione classica del tutto rinnovata. L’immagine della
fanciullezza, il mondo degli affetti familiari, la religione di Roma antica, l’esaltazione di tutta la storia
d’Italia ed una partecipazione sempre più serena sono i motivi che emergono nelle Odi Barbare. L’anno
dopo ho una crisi politica e mi riavvicino alla monarchia: conosco la regina Margherita che mi volle
conoscere personalmente e ne rimasi affascinato; in quell’occasione ho scritto «Ode alla regina
D’Italia» Vengo lungamente criticato ma in realtà sono un poeta che semplicemente supera la realtà e
vede riunirsi idealmente le glorie della Roma antica. Nel 1890 sono stato nominato senatore, ma
successivamente fui colpito da una malattia nervosa che periodicamente mi paralizzava la mano destra
e quando il male si aggravò dovetti lasciare l’insegnamento, era il 1904.
Fine della mia vita

 Nell’autunno del 1906 il ministro del re di Svezia mi consegna il premio Nobel per la
letteratura a nome del sovrano.
 Il 16 Febbraio del 1907 muoio venerato e compianto da un popolo commosso.
Le opere

 Juvenilia e Levia Gravia


 Juvenilia contiene 99 liriche divise in sei libri composte nel decennio che va dal 1850-1860 qui si
capisce il mio temperamento battagliero e per quel che riguarda la forma mi attengo agli esempi dei
classici e me ne proclamo scudiero. Dedico alcuni al Parini,al Metastasio e all’Alfieri.
 Levia Gravia comprende trenta poesie qui mi stacco dall’età giovanile e i miei pensieri sono più
profondi legati anche agli eventi storici del momento e ai problemi sociali; per esempio per la
proclamazione del regno d’Italia.
 Giambi ed Epodi
 Sono 32 componimenti divisi in due libri; il mio è un intento satirico ed aggressivo; l’occasione e
l’argomento per scriverli mi viene offerto dalle tristi condizioni dell’Italia dal 1862-1872, dai fatti di
Aspromonte e Mentana e dalle sciagure di Lissa e Custoza a questo va aggiunto il motivo del dolore per
la morte di mio figlio e di mia madre.
Continua

 Le più note liriche patriottiche sono:


 Agli amici della valle Tiberina e il sonetto Giuseppe Mazzini, dove esalto il profeta della terza Italia.
 Le Rime Nuove
 Quest’opera comprende poesie diverse, composte fra il 1861 e il 1887. Le definisco «nuove « per staccarle dallo stile
acceso dei Giambi e mostrare forse maggiore umanità e meno polemica; e’ una poesia raccolta e più meditata. Fra
questi: Il bove, Virgilio, Colloqui con gli alberi, Traversando la maremma toscana. A queste si alternano San Martino,
Davanti san guido Idillio maremmano.
 La raccolta si conclude con il Congedo dove alla memoria del passato cerco di unire le speranze per il futuro.
 Odi Barbare
 Le ho chiamate cosi perché barbare sonerebbero agli orecchi e al giudizio dei greci e dei romani sebbene composte
nelle forme metriche della loro lirica. Ho rinnovato la lirica italiana riprendendo dai greci la strofa saffica e dai latini il
distico elegiaco. Qui i temi predominanti sono l’amore, la morte e la natura intesa in senso pagano e classico. La
romanità e’ fortemente sentita nell’ode Alle fonti del Clitunno.
Continua

 Rime e Ritmi
 Comprende 29 poesie scritte fra il1887 ed il 1897 e qui l’ispirazione che muove i miei scritti è
storica e patriottica. Scrivo Piemonte dove mi autoproclamo Vate d’Italia.
 In occasione della morte del Tasso scrivo la lunga ode Alla città di Ferrara esalto la città nel mito di
Fetonte caduto sulle rive del Po’e ripercorro a ritroso la sua storia : dai liguri selvaggi ai romani ed
infine agli estensi
 Carducci prosatore
 Non ho mai amato i romanzi e non ne ho mai scritto uno; sono invece un eccellente prosatore.
 Secondo me la critica letteraria deve approfondire la storia e ricondurre le azioni alle correnti al
raffronto fra cultura e civiltà diverse. Nella critica non sono né filosofo né poeta; il mio scopo è
quello di alzare col metodo storico la storia letteraria al grado di storia naturale.
Pianto Antico

 1.L'albero a cui tendevi


 2.la pargoletta mano,
 3.il verde melograno
 4.da' bei vermigli fior,
 5.nel muto orto solingo
Ho scritto questa poesia in memoria di mio figlio, morto a tre anni, definendo
 6.rinverdì tutto or ora
antico un dolore che non finisce mai e che sarà tale per ogni genitore difronte
 7.e giugno lo ristora
alla morte di un figlio; la pianta di Melograno in primavera torna a rinnovarsi e
 8.di luce e di calor.
quindi torna a nuova vita, mentre invece il mio piccolo è andato via per sempre.
 9.Tu fior della mia pianta
La natura si rinnova, infatti l’orto è di nuovo fiorito mentre io sono come una
 10.percossa e inaridita,
pianta secca inutile. Il mio cuore si strazia nel pensarti sotto la terra fredda dove
 11.tu dell'inutil vita
non arriva né il sole nè il mio amore; vedo la morte come conclusione
 12.estremo unico fior,
definitiva doppiamente crudele in quanto il figlio premuore al padre.
 13.sei ne la terra fredda,
 14.sei ne la terra negra;
 15.né il sol più ti rallegra
 16. né ti risveglia amor.
San Martino

 La nebbia a gl'irti colli


 piovigginando sale,
 e sotto il maestrale
 urla e biancheggia il mar;

 ma per le vie del borgo Scrivendo questa poesia ho percepito subito il contrasto tra l’atmosfera del
 dal ribollir de' tini borgo e il mare in tempesta agitato dal maestrale simbolo di inquietudine che
 va l'aspro odor de i vini evapora attraverso la nebbia, mentre quest’ultima sembra velare la realtà; fino
l'anime a rallegrar.

a quando salendo l’inquietudine lascia il posto all’allegria e alla pace del
 Gira su' ceppi accesi
borgo. Il vino e il cibo mi danno tranquillità sono una sorta di consolazione
 lo spiedo scoppiettando:
dove rifugiarsi dopo aver patito l’agitazione della vita. Percepisco una pace
 sta il cacciator fischiando dove però il tramonto è ormai vicino e dove gli uccelli neri volano via come
 sull'uscio a rimirar tristi pensieri.
 tra le rossastre nubi
 stormi d'uccelli neri,
 com'esuli pensieri,
 nel vespero migrar.
Pianto antico
San Martino
Fine

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