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FUNZIONI

DELLO
STOMACO
Lo stomaco deve operare in maniera tale da
consentire all’intestino di svolgere in maniera
ottimale le funzioni di digestione ed assorbimento.
Questo avviene attraverso diversi processi che
sono:
Distensione della parete gastrica con riduzione della
pressione endogastrica quando il bolo arriva allo SEI

Accomodamento della tensione della parete addominale


al volume gastrico. Lo stomaco adatta la sua distensione
al volume del contenuto.

Omogeneizzazione e rimescolamento dei componenti

Svuotamento controllato e selettivo e svuotamento delle


particelle non digeribili

Regolazione del reflusso duodeno-gastrico


Le principali funzioni possono essere quindi così
riassunte
1. Storage di grandi quantità di cibo che saranno poi
processate nel duodeno
2. Mescolamento del cibo con le secrezioni
gastriche fino a formare una poltiglia acida detta
chimo
3. Lento svuotamento dallo stomaco al duodeno con
una rate adatta ad un’appropriata digestione ed
assorbimento
Lo stomaco è localizzato sul lato sinistro del corpo, al
di sotto del diaframma. Connette esofago ed intestino
ed è un organo sacciforme, caratterizzato da un triplo
strato muscolare (longitudinale, circolare ed obliquo)
che garantisce un movimento notevole per mescolare
il cibo.

longitudinale circolare obliquo


(esterno) (medio) (interno)
A livello di stomaco troviamo una porzione che corrisponde
alla grande curva detta fondo, il corpo, e un’ altra parte detta
antro.
Zona prossimale= serbatoio
Zona pilorica=
regola lo
svuotamento e il
reflusso

antro

Zona antrale o distale=


contrazioni ritmiche e
peristaltiche
Storage: quando il cibo entra nello stomaco forma anelli
concentrici con il cibo più recente in prossimità dello
sfintere esofageo e quello più vecchio addossato alle
pareti dello stomaco. Un riflesso vago - vagale evocato
dalla distensione dell’organo provoca un rilasciamento
della parte dell’organo in modo che possa accomodare
quantità crescenti di cibo.
Motilità gastrica
Si distinguono tre diversi periodi con diversa attività elettrica e
meccanica:
Periodo interdigestivo: attività ciclica detta complesso
mioelettrico migrante (CMM) che
alterna momenti di intensa attività a
momenti quiescenti. In particolare
la fase 3 presenta spike intensi e
regolari con contrazioni intense
(crampi da fame). Lo stimolo
prende origine dal pacemaker
gastrico.
Arrivo del bolo nello stomaco: quando il bolo arriva nello
stomaco il CMM ha termine. Si assiste al rilasciamento
recettivo di cardias e fondo dello stomaco per accogliere il
cibo. Questo è mediato da recettori esofagei sensibili alla
distensione e da fibre vagali.

Periodo digestivo: la presenza di cibo nello stomaco


determina per riflessi locali e vagali un progressivo aumento
della motilità gastrica che non è uniforme ma va
aumentando verso l’antro e il piloro
Fondo
• Scarsa attività elettrica
LES basale
• Contrazioni toniche lente
• Elevata distensibilità
• Reservoir gastrico

Corpo e antro
• Attività elettrica pronunciata
• Contrazioni fasiche peristaltiche
• Scarsa distensibilità
• Sminuzzamento di particellle solide
Mescolamento: appena il cibo è nello stomaco le
oscillazioni lente spontanee determinano un aumento
dei movimenti di mescolamento da metà circa dello
stomaco in direzione dell’antro. Verso l’antro queste
onde divengono più potenti formando anelli peristaltici
che spingono il chimo verso il piloro. Quando questo si
apre fa passare pochi ml di chimo per volta e poi si
richiude generando un movimento di retropulsione.
Movimento di retropulsione
nell’antro
Il volume dello stomaco in seguito ad
un pasto può arrivare a circa 1.5 litri
Mucosa gastrica
Epitelio colonnare di secrezione
Lo strato epiteliale è formato da un epitelio colonnare
monostratificato interrotto da “fori” che corrispondono
all’apertura di ghiandole gastriche (gastric pits).
Troveremo quattro diversi tipi di secrezione:
 Cellule mucose: secernono muco alcalino per
formare la barriera gastrointestinale
 Cellule parietali: secernono HCl
 Cellule principali: secernono pepsina
 Cellule G: secernono gastrina
Svuotamento gastrico
Lo svuotamento gastrico è promosso dalle intense
contrazioni dell’antro. Queste sono contrazioni a forma di
anello che generano un’elevata pressione e determinano
svuotamento del chimo acido nel duodeno fornendo
un’azione di pompa indicata con il nome di “pompa
pilorica”. Esistono anche vari impedimenti allo
svuotamento dello stomaco, che vedremo
successivamente.
Il piloro è lo sfintere che controlla l’uscita dello
stomaco ed è dotato di una muscolatura molto forte
che rimane tonicamente contratta: si parla di sfintere
pilorico. Il piloro si apre per permettere il passaggio di
acqua e liquidi, ma in genere non di particelle che
debbano ancora essere ridotte a chimo.
Quali sono i fattori che favoriscono lo svuotamento
gastrico e quelli che inibiscono?
Gastrina rilasciata
dalle cellule
dell’antro (stimola la
Fattori gastrici stimolatori

pompa pilorica)

Aumento del volume di


cibo nello stomaco (riflessi Svuotamento
enterici evocati dallo
stiramento della parete gastrico
determinano aumento della
peristalsi)

Contrazioni peristaltiche
dell’antro
Effetto inibitorio di
riflessi nervosi
Fattori inibitori duodenali
enterogastrici *

CCK in risposta a Svuotamento


sostanze grasse
nel duodeno gastrico

Secretina e GIP
rispettivamente in
risposta a grado di
acidità e
carboidrati / grassi
* I riflessi inibitori hanno tre origini:
 direttamente dal duodeno allo stomaco attraverso
il SNE
 attraverso afferenze simpatiche ai gangli
paravertebrali e da qui indietro allo stomaco
 attraverso il nervo vago al tronco encefalico dove
inibiscono i normali segnali eccitatori allo
stomaco
I fattori che stimolano questi tipi di riflessi sono:
 distensione della parete duodenale
 irritazione della mucosa duodenale
 grado di acidità del chimo
 grado di osmolarità del chimo
 presenza di prodotti di degradazione delle
proteine e dei grassi

Lo svuotamento è inoltre inibito da certi ormoni come la


CCK, rilasciata dalla mucosa del digiuno in presenza di
sostanze grasse. Lo stesso vale per la secretina.
Riflesso
Riflesso del
del vomito
vomito
 espulsione del contenuto gastrico (e duodenale)
attraverso la bocca per antiperistalsi che si origina dal
duodeno, stomaco e si propagano all’esofago
 preceduto da: nausea, tachicardia, vertigini,
sudorazione, pallore e dilatazione pupillare
 preceduto da “conati”
 atto riflesso controllato da centri bulbari
 regioni periferiche influenzano il c. del vomito
 varie sostanze chimiche inducono vomito (emetici);
possono agire centralmente o a livello gastrico
Il vomito è il risultato di un complesso meccanismo,
regolato da una ''centralina di comando'' collocata in una
particolare zona del cervello. A questo ''centro del vomito''
arrivano segnali da varie parti dell'organismo:
dalla corteccia cerebrale, che può stimolare il centro

mandando messaggi di sapori, odori, ricordi,


emozioni, immagini
dall'orecchio, che trasmette soprattutto informazioni

relative alla posizione del corpo rispetto allo spazio


(chinetosi)
da diverse parti dell'apparato digerente (gola,

stomaco, intestino) e da altri organi, come il cuore.


Sensibile a stimoli
chimici e acidosi

bulbare
Motilità intestinale
I movimenti dell’intestino tenue comprendono movimenti
peristaltici e movimenti di mescolamento che hanno le
seguenti funzioni:
► Miscelare i prodotti alimentari con i succhi
digestivi
► Facilitare il contatto fra mucosa e chimo
► Far avanzare il contenuto intestinale
Distinguiamo una motilità della fase interdigestiva (A) e una
motilità della fase digestiva (B).

A. L’intestino è attraversato dal complesso mioelettrico


migrante (CMM) che origina dal pacemaker gastrico.
Onde peristaltiche che interessano corti segmenti
intestinali. Il contenuto intestinale è spinto verso la
valvola ileo-cecale.
B. Questa motilità include:
i. Movimenti di segmentazione per ottimizzare
l’assorbimento: si generano contrazioni
concentriche localizzate e spaziate lungo
l’intestino. La lunghezza di ogni contrazione è
circa 1cm. Sono determinate dalle cellule di
Cajal
ii. Movimenti peristaltici per far avanzare il
contenuto
iii. Movimenti di massa per svuotare rapidamente
il contenuto luminale
i. L’aspetto è quello di una
catena di salsicce. Quando
finisce un’ondata di queste
contrazioni, ne inizia un’altra
con “salsicciotti” intermedi ai
precedenti. In questo modo
il cibo viene frammentato
molto finemente. La
frequenza di contrazione è
di 8-12 contrazioni al minuto
per duodeno e digiuno.
ii. Le onde peristaltiche determinano una velocità di
progressione di 0.5-2 cm/s. Si estinguono dopo 3-5
cm. Il movimento del cibo nell’intestino tenue è
quindi molto lento e vi staziona per circa 3-5 ore. La
peristalsi aumenta moltissimo dopo l’ingestione di un
pasto per circuiti dovuti alla distensione dell’organo.
La distensione dello stomaco per l’arrivo di cibo
innesca un’attivazione del plesso mienterico che si
propaga fino all’intestino.
Inoltre vari ormoni innescano questi movimenti:
Gastrina
CCK Secretina
Stimolano la Inibiscono la
peristalsi peristalsi
Insulina Glucagone
Serotonina
La funzione della peristalsi a questo livello non è soltanto
quella di spingere il chimo verso la valvola ileocecale, ma
anche quello di far aderire il cibo verso le pareti
dell’intestino in modo da facilitare l’ingresso nel duodeno
di altro cibo. In genere fino a quando non viene ingerito
altro cibo la valvola ileocecale resta chiusa. Solo un
nuovo riflesso gastroenterico la fa aprire e permette il
passaggio del chimo nell’intestino cieco.
iii. I movimenti di massa sono dovuti a contrazioni
sostenute e di lunga durata della muscolatura
circolare. Interessano lunghi tratti e si ripetono ogni 2-3
ore. Rispetto ai precedenti questi movimenti hanno una
forza di contrazione maggiore, un tempo prolungato di
manifestazione e sono bidirezionali (verso l’orifizio
anale e verso l’orifizio orale). Nell’Uomo, in condizioni
fisiologiche, sono assenti nell’intestino tenue, ma
possono comparire in seguito a tossicosi alimentari, a
fattori patologici del canale alimentare.
Funzioni
Funzioni della
della valvola
valvola ileo-cecale
ileo-cecale

La funzione principale è quella di prevenire il reflusso di


cibo dal colon all’intestino tenue. I lembi della valvola
protrudono nel lume del cieco e restano quindi chiusi
quando il chimo tende a refluire verso l’ileo. Inoltre la
valvola è fornita di uno sfintere che la mantiene chiusa
rallentando lo svuotamento dell’ileo. Subito dopo il pasto
il riflesso gastro-ileale intensifica la peristalsi nell’ileo.
Ogni giorno passano attraverso la valvola circa 1500 ml
di chimo.
Lo stato di contrazione dello sfintere ileocecale e
l’intensità della peristalsi sono anche sotto il controllo
dell’intestino cieco. Quando questo è disteso lo
sfintere viene mantenuto chiuso e la peristalsi
notevolmente ridotta. Questi riflessi sono mediati
soprattutto dal SNE.
Motilità nell’intestino crasso
Le funzioni motorie principali del cieco-colon sono:
 Miscelare il materiale per favorire l’assorbimento di
acqua ed elettroliti
 Generare un’attività propulsiva che assicuri il
transito intestinale
 Immagazzinamento temporaneo di materia fecale
e attuazione dei processi evacuativi
Si trovano i seguenti tipi di movimento:
 Segmentazione: contrazioni poco organizzate,
con il solo scopo di aumentare la pressione per
spingere il materiale. Dette anche haustrazioni.
Dovute alla caratteristica distribuzione della
muscolatura longitudinale che si organizza in tre
fasci sottili detti tenie.
 Peristalsi: dopo il pasto
 Movimenti di massa: colon trasverso e
discendente
Immagine radiografica del
colon di un individuo
normale in cui sono evidenti
la distribuzione e la
configurazione delle haustre
In particolare la prima parte del colon è destinata
all’assorbimento mentre la seconda parte allo storage.
Il colon:
 riceve dall’ileo 1500 ml di chilo/die

 riassorbe il 95% di H2O e sali

  1.2-1.7 m di lunghezza
 bassa velocità di propulsione (5-10 cm/ora)
 il chilo rimane 18-24 ore nel colon
L’intestino retto è solitamente vuoto. Quando il
materiale spinto dal movimento di massa arriva nel
retto, ha inizio lo stimolo della defecazione. Il materiale
è trattenuto grazie a:
Sfintere anale interno: anello di muscolatura liscia
subito interno all’ano (involontario)
Sfintere anale esterno: formato da muscolatura striata.
Controllato dai nervi pudenda.
Quando il retto si riempie,
la distensione della parete
inizia un riflesso
mienterico con aumento
della peristalsi in colon,
sigma e retto che forza il
materiale verso l’ano
rilasciando lo sfintere
interno. In realtà il
meccanismo è rafforzato
da un feed-back che
utilizza i nervi pelvici e fa
capo al sistema
parasimpatico.
Funzioni secretorie nel
tratto digerente
Secrezione Assorbimento
Ghiandole salivari 1.5 l/die ---
Stomaco 2.0 l/die minimo

Succo pancreatico
+ 3.0 l/die ---
bile

Intestino tenue 1.5 l/die 7.0 l/die


Colon --- 0.7 l/die

Totale 8 l/die 7.7 l/die


Perdita con le feci 300 ml/die
Nel tratto gi le ghiandole secretorie hanno due funzioni
fondamentali:
 secernono enzimi digestivi lungo tutto il tratto, dalla
bocca all’intestino
 secernono muco a funzione lubrificante
In generale le secrezioni digestive avvengono solo in
presenza di cibo e sono differenti a seconda del tipo di
cibo presente.

Vediamo i vari tipi di secrezione e prima qualche principio


generale per quanto riguarda la funzione secretoria nel
tratto digerente.
Esistono vari tipi di ghiandole:
 Cellule mucose: sono cellule singole che
secernono muco. Sono attivate dall’irritazione
dell’epitelio circostante e producono muco che
agisce come lubrificante e protegge la superficie
epiteliale da escoriazioni e succhi digestivi.
 Pozzetti ghiandolari: sono tratti di epitelio ricchi di
invaginazioni profonde che contengono cellule
secernenti (ad esempio le cripte di Lieberkühn)
 Ghiandole tubulari: vedi ghiandole gastriche e
duodenali
 Complessi ghiandolari: ghiandole salivari,
pancreas e fegato. Le altre ghiandole sono
formate da acini.
La secrezione delle ghiandole del tratto gi è stimolato
soprattutto dal contatto con il cibo. Inoltre la
stimolazione epiteliale attiva il SNE attraverso:
• stimolazione tattile
• irritazione chimica
• distensione della parete
I neuroni del plesso sottomucoso stimolano la
secrezione ghiandolare.
STIMOLAZIONE PARASIMPATICA: determina forte
stimolazione nella secrezione delle ghiandole salivari,
esofagee, gastriche, del pancreas e duodenali

STIMOLAZIONE SIMPATICA: può debolmente


stimolare l’attività secretoria, ma poiché determina
vasocostrizione dei vasi che irrorano la ghiandola,
molto spesso la stimolazione simpatica inibisce la
secrezione per ridotto afflusso sanguigno
Secrezione delle cellule ghiandolari:
i. materiale precursore trasportato per diffusione o
trasporto attivo alla base della cellula ghiandolare
ii. formazione di ATP dai mitocondri
iii. sintesi di sostanze organiche nel reticolo
endoplasmico e nel Golgi
iv. trasporto del materiale secretorio
v. formazione delle vescicole secretorie nel complesso
del Golgi
vi. esocitosi Ca-dipendente delle vescicole secretorie
capillare
membrana basale
con ingresso di
sostanze

secrezione dei
granuli
di zimogeno
Immagine di una cellula ghiandolare

apicale con
granuli
di zimogeno

basale con
reticolo
endoplasmico
Il muco è composto da acqua, elettroliti, glicoproteine. È
leggermente differente nelle varie porzioni del tratto gi, ma
ha comunque le stesse funzioni:
 proprietà adesive che fanno aderire il cibo alle pareti
dell’organo
 protegge la mucosa dall’azione degli enzimi digestivi
 azione lubrificante per far scorrere il cibo
 forma la massa fecale facendo aderire le particelle
 le glicoproteine svolgono un’azione protettiva contro
variazioni del pH (in genere è presente bicarbonato)
La secrezione avviene ad opera delle ghiandole salivari
(ghiandole specializzate formate da acini e dotti
salivari) che producono 1000-1500ml/die:
PAROTIDI: secrezione sierosa priva di mucina
SOTTOMANDIBOLARI: secrezione mista sierosa e
mucosa
SOTTOLINGUALI: secrezione mista sierosa e mucosa
In più ci sono molte ghiandole buccali che secernono
solo muco.
Distribuzione della
saliva a riposo
Dotto di Stenone (parotide)
Dotto di Wharton (sottomandibolare)
Dotto di Bartolino (sottolinguale)
La saliva ha diverse funzioni:
 Lubrifica il cibo
 Facilita la parola
 Diluisce le sostanze nocive
 Inizia la digestione dell’amido
 Neutralizza gli acidi
 Ha un’azione protettiva sui denti
 È importante per la sensazione di sete
La saliva contiene diverse sostanze organiche.
I composti organici sono costituiti prevalentemente da
proteine e glicoproteine. La ptialina (amilasi salivare)
(digerisce l’amilosio) e la mucina (a funzione
lubrificante) costituiscono la maggior parte della
secrezione organica. La saliva contiene anche una
certa quota di albumina, immunoglobuline, tiocianato
ed altre sostanze ad azione batteriostatica o addirittura
battericida, per contrastare la proliferazione batterica,
quali sialoperossidasi e lisozima.
α-amilasi idrolizza i legami α -1,4 dell’amido
(componente detta amilosio), ma non ha effetto sui
legami α-1,6 (componente detta amilopectina)
responsabili dell’elevato grado di ramificazione.
I due tipi di secrezione proteica sono costituiti da:
 Secrezione sierosa che contiene ptialina
(un’isoforma dell’ α-amilasi): è un enzima che serve
per la digestione dell’amido (l'organismo umano non
dispone di alcun enzima per la cellulosa). Il tempo di
azione della ptialina é ridotto, ma supera quello
della permanenza del bolo nella cavità orale in
quanto prosegue nello stomaco, fino all’inattivazione
per denaturazione operata dall'acido cloridrico.
 Secrezione mucosa che contiene mucina per azione
protettiva e lubrificante.
La saliva ha un pH
compreso fra 6 e 7. Il flusso
è variabile fra 0.1 ml/min per
aumentare fino a 4 ml/min.
Composizione ionica,
osmolarità e pH variano con
il flusso.
La saliva contiene grandi
quantità di bicarbonato e
potassio. Sodio e cloro sono
molto meno concentrati che
nel plasma.
Apertura delle
ghiandole salivari
nella cavità
buccale
La secrezione salivare
avviene in due steps:
I. Gli acini secernono una
saliva primaria che
contiene ptialina e/o
mucina in una soluzione
con una concentrazione
ionica simile a quella del
LEC. Questa comincia a
fluire nei dotti e qui
avvengono due
processi.
II. Lungo i dotti
(impermeabili all’acqua)
avviene una
modificazione legata al
riassorbimento attivo di
Na+ e alla secrezione di
K+. Cl- è passivamente
riassorbito e scambiato
con HCO3-. La saliva
finale è ipotonica rispetto
al plasma
Quando il flusso salivare
aumenta:
• Aumentano le concentrazioni
di NaCl perché Na+ e Cl- sono
riassorbiti dall’epitelio dei dotti
più lentamente
• Aumenta la permeabilità
all’acqua
• Esiste una secrezione continua di HCO3-
Come risultato l’osmolarità tende ad aumentare e il pH
diventa basico
Quindi in condizioni di riposo si ha:
[Na+] e [Cl-] circa 15mEq/l
[K+] circa 30mEq/l
[HCO3-] circa 50-70mEq/l

A differenza delle altre secrezioni ghiandolari


gastrointestinali, la secrezione salivare non è sotto
controllo ormonale, ma piuttosto sotto totale controllo
nervoso da parte del sistema autonomo.
Le ghiandole salivari sono innervate da ramificazioni del
sistema parasimpatico che prendono origine dai nuclei
salivatori superiore (VII) ed inferiore (IX) del tronco
encefalico. Gli stimoli per l’attivazione di questi centri
sono:
• stimoli gustativi
• stimoli tattili provenienti dalla cavità orale
• stimoli provenienti da centri nervosi superiori legati
all’odore o alla consistenza del cibo
• stimoli gastrici o intestinali
Fb dal n. salivatorio
Fb dal n. salivatorio
sup. con fb
inf. con fb
postgangliari a
postgangliari a
livello di ganglio livello di ganglio
sottolinguale e otico
sottomandibolare
Il riflesso salivare
primario è innato, cioè
INCONDIZIONATO.
Tuttavia la secrezione
salivare può essere
attivata anche da
RIFLESSI
CONDIZIONATI
CENTRALI, acquisiti
con l’esperienza
(cane di Pavlov)
Pavlov stava studiando le secrezioni della ghiandola
salivare dei cani quando notò che esse iniziavano a
secernere PRIMA del contatto con il cibo.
È noto il suo classico esperimento: associando per un
certo numero di volte la presentazione della carne al
suono di un campanello, alla fine il solo suono del
campanello determina la salivazione nel cane, che
prima certamente non produceva; quindi il cane si
comporta così a causa di un riflesso condizionato
provocato in lui artificialmente
Dalla cavità orale il bolo passa nell’esofago (dove
staziona per circa 10 secondi) che funziona come via di
comunicazione con lo stomaco. L’esofago sfocia nello
stomaco a livello dello sfintere esofageo inferiore o
sfintere gastro-esofageo (cardias).

Le secrezioni esofagee sono interamente mucose a


funzione lubrificante. La secrezione avviene attraverso
ghiandole mucose.
Esistono cellule muco-secernenti sempre a funzione
protettiva e lubrificante e ghiandole tubulari che sono:
Ghiandole ossintiche o gastriche: superficie interna del
corpo e del fondo. Secernono pepsinogeno (cellule
peptiche o principali), HCl e fattore intrinseco (cellule
ossintiche o parietali).
Ghiandole piloriche: sono nell’antro e secernono muco
protettivo, pepsinogeno e gastrina.
 Cellule mucosali del collo
 Cellule peptiche o principali che secernono pepsinogeno
 Cellule parietali o ossintiche che secernono HCl e fattore
intrinseco
LUME
Caratteristica
modificazione
morfo-funzionale
delle cellule
parietali secernenti.
HCl è prodotto a
livello dei canalicoli
intracellulari e viene
poi riversato nel
lume dello stomaco
La concentrazione di H+ nelle secrezioni delle cellule
parietali è circa 3·106 volte superiore che nel sangue e
Cl- è secreto contro un gradiente elettrico e chimico.
Quindi, la capacità delle cellule parietali di secernere
HCl dipende da meccanismi di trasporto attivo.
Il ruolo chiave è la pompa H+/K+ ATPasi localizzata
nella membrana delle strutture tubulo-vescicolari.
4. L’accumulo
4. L’accumulodidiioni ioniHH++osmoticamente
osmoticamente
3.attivi
3. Cl- -e
attivi
Cl genera
eKK+ sono
+
genera sono ungradiente
un gradienteosmotico
osmotico
attraverso
trasportati
attraverso
trasportati lalanelmembrana
nel cherisulta
lume;ilil che
membrana
lume; risultainin
diffusione
KK+ quindi
+
quindi
diffusione didiha
ha
acquaverso
acqua versol’esterno
l’esternocon
con
formazione
effettivamente
formazione
effettivamente didiun
ununun
succogastrico
succo gastrico
contenente
riciclo 155 mM HCl e 15 mM KCl. 2. HCO3- -èè
2. HCO
contenente
riciclo 155 mM HCl e 15 mM KCl. 3
scambiatocon
scambiato con
Cl- -(montata
Cl (montata
alcalina).
alcalina).

1. La
1. Lareazione
reazionedidiidratazione
idratazionedidiCO
CO2,,che
cheproviene
provienedal
dal
2
metabolismocellulare
metabolismo cellulareeedall’esterno,
dall’esterno,ad
adopera
operadella
della
ACforma
AC formaacido
acidocarbonico
carbonicoHH2CO CO3che
chesisidissocia
dissocia
2 3
subitoininHH++eeHCO3
subito HCO3-.-. Gli
Gliidrogenioni
idrogenionisono
sonopompati
pompati
nellume
nel lumeda dauna
unaHH++/K
/K++ATPasi.
ATPasi.
Na+ e K+ restano quindi poco concentrati nel
lume, mentre si forma una soluzione ricca di
HCl con 150mEq/l di HCl.

L’azione dell’enzima anidrasi carbonica è


fondamentale, tanto che se questa è inibita da
acetazolamide, la secrezione di HCl non
avviene.
 G = gastrina, A = ACh, H =
istamina;
 la H+/K+-ATPasi si attiva
quando, in seguito a stimoli
secretagoghi, si ha la fusione
degli organuli tubulo-
vescicolari (T) con la
membrana plasmatica e la
formazione dei canalicoli
secretori (cs); a seguito della
sua traslocazione su queste
invaginazioni della
membrana esterna, la pompa
può legare K+
Muco e bicarbonato: funzione protettiva dall’ambiente
acido dello stomaco per presenza del bicarbonato.
Formano uno strato che può essere anche di 1 cm. È
facilmente attaccabile da composti quali anitinfiammatori
e aspirina.

Fattore intrinseco di Castle: serve per l’assorbimento


a livello intestinale della vitamina B12. La sua mancanza
causa anemia perniciosa (macrocitica) per mancata
maturazione dei
Il fattore intrinseco si lega alla
globuli rossi. cianocobalamina impedendo che la
flora batterica la possa utilizzare
Funzione del fattore intrinseco (IF)
nell’assorbimento della vitamina B12 a livello ileale
Pepsinogeno*: precursori (ne esistono diversi) delle
pepsine che sono proteasi attive a pH acidi. Si attivano
quando vengono in contatto con HCl. La migliore attività
*Le pepsine riconoscono aa aromatici ma non gli
si ha perquindi
altri, pH ≤iniziano
3. Si neutralizzano appena
soltanto il processo il pH si sposta
di digestione
a valori
delle più alti. Esistono almeno tre diversi tipi di
proteine.
pepsine:
Sono secrete anche piccole quantità di altri enzimi fra
• Pepsina I: pH ottimale di 3-3.2
cui la lipasi gastrica, l’amilasi gastrica e la gelatinasi per
• Pepsina II e III. Secrete solo nel corpo dello
i proteoglicani della carne. Sono poco attivi.
stomaco hanno pH ottimale di 1.5-2

HCl: serve a creare l’ambiente acido per l’attivazione


dei pepsinogeni.
Il muco ha funzione
protettiva perché
forma una barriera
che impedisce
all’acido cloridrico di
danneggiare la
mucosa
L’ulcera gastrica è una grave
patologia di cui è
responsabile nella maggior
parte dei casi l’infezione da
Helicobacter pylori (che in
casi meno gravi determina
gastrite) che attacca la
mucosa gastrica
distruggendola e provocando
la morte delle cellule
mucosali.
I fattori principali per la secrezione di HCl sono:
ACh: rilasciata dai terminali colinergici vagali. Si lega
ai recettori M3. Hameccanismi
Attraverso azione su tutti i tipi cellulari
cheparietali
(principali, aumentano il calcio
e mucosali)
intracellulare inducendo
Istamina: proviene dalle cellule della mucosa
esocitosi
gastrica. Si lega ai recettori H2. Ha effetto sulla
secrezione di HCl.
Gastrina: proviene dalle cellule G della mucosa
dell’antro. Ha effetto sulla secrezione di HCl .
Circa la metà dei segnali che causano secrezione
gastrica originano nel nucleo motorio dorsale del vago e
decorrono nel vago fino ai plessi del SNE. L’altra metà
ha origine direttamente nel SNE.
Gli stimoli che danno inizio al processo di secrezione
sono:
i. distensione della parete gastrica
ii. stimolazione tattile della mucosa
iii. stimolazione chimica ad opera di aa e peptidi
ACh: stimoli opportuni quali la distensione dello
stomaco, stimoli tattili sulla mucosa e stimoli chimici
(alcuni aa e peptidi) iniziano una serie di riflessi
nervosi che portano al rilascio di ACh dai terminali
vagali sulle cellule delle ghiandole gastriche
stimolando la secrezione. Il rilascio di ACh è indotto
già durante la fase cefalica da stimoli tattili della
cavità orale e da fattori centrali quali vista, odore o
ricordo del cibo
Gastrina: la stimolazione nervosa delle cellule
presenti nell’antro e secernenti gastrina (G cells)
induce il rilascio dell’ormone. Questo viene veicolato
dal torrente sanguigno e arriva alle cellule principali
e peptiche stimolandone la secrezione.
Istamina: è continuamente formata nella mucosa
gastrica dalle cellule enterocromaffini. È il più
potente secretagogo fisiologico. Da sola è poco
efficace nello stimolare la secrezione gastrica, ma è
un fondamentale co-fattore per l’azione della
gastrina e di ACh. Se viene inibita l’azione
dell’istamina con cimetidina, anche l’azione di ACh
e gastrina è molto ridotta.
I tre fattori ACh, istamina e gastrina determinano un forte
sinergismo che potenzia moltissimo la secrezione di HCl
La regolazione del rilascio di pepsinogeno è più
semplice. Avviene in risposta a:
i. stimolazione delle cellule principali con ACh
rilasciata dal vago o dai neuroni enterici
ii. stimolazione delle cellule in risposta all’ambiente
acido
Va ricordato che quando l’acidità dello stomaco aumenta
troppo interviene un feed-back di controllo ad opera della
somatostatina che inibisce il rilascio di gastrina dalle
cellule G e impedisce ulteriore rilascio di HCl.
Fase cefalica: rende conto del 20% della
secrezione gastrica. È evocata dalla vista, dal
ricordo e dall’idea del cibo. Avviene anche prima
che il cibo arrivi allo stomaco (pasto fittizio di
Pavlov). I segnali nervosi originano dalla corteccia
o nei centri dell’appetito e sono inviati allo stomaco
attraverso il nucleo motorio dorsale del nervo vago.
Fase gastrica: rende conto del 70% della secrezione
gastrica e deriva dall’ingresso del cibo nello stomaco. Fa
capo a riflessi vago-vagali e a riflessi locali che stimolano il
rilascio di gastrina dalle cellule G.

Fase intestinale: rende conto del rimanente 10% della


secrezione. Dipende dalla presenza di cibo nel duodeno
che evoca il rilascio di gastrina da cellule duodenali e che
ha lo stesso effetto della gastrina “gastrica”.

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