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Categorie, qualifiche e mansioni

La nuova disciplina delle


mansioni dopo la L. 183/2014 e
il D. Lgs. 81/2015
Le mansioni: significato
• l’insieme dei compiti che il lavoratore è tenuto
ad adempiere in esecuzione del contratto di
lavoro
• individuano le specifiche attività esigibili dal
datore di lavoro

sono sempre riconducibili ad un “livello di


inquadramento” contrattuale collettivo
e sussumibili nel livello grazie al
sistema delle declaratorie contrattuali
Qualifiche e categorie

• Qualifica: designa lo status professionale del


lavoratore, esprimendo il tipo e la figura
professionale inserita all’interno
dell’organizzazione imprenditoriale
LEGALI CONTRATTUALI

• Categoria: entità classificatorie che


raggruppano i vari profili professionali
Art. 2095 + l. 190/1985: Es. capo-operai
operai, impiegati, quadri, Es. funzionari
dirigenti
La riforma dell’articolo 2103 c.c.:
la L. 183/2014 (art. 1, co. 7, lett. e))

Principi della delega:

revisione della disciplina delle mansioni, consentendo modifiche dell’inquadramento del lavoratore per garantirne il
proficuo impiego nel caso di oggettivo mutamento delle esigenze aziendali. In particolare:

“revisione della disciplina delle mansioni, in caso di processi di riorganizzazione, ristrutturazione o conversione
aziendale individuati sulla base di parametri oggettivi, contemperando l’interesse dell’impresa all’utile impiego del
personale con l’interesse del lavoratore alla tutela del posto di lavoro, della professionalità e delle condizioni di vita ed
economiche, prevedendo limiti alla modifica dell'inquadramento; previsione che la contrattazione collettiva, anche
aziendale ovvero di secondo livello, stipulata con le organizzazioni sindacali dei lavoratori comparativamente più
rappresentative sul piano nazionale a livello interconfederale o di categoria, possa individuare ulteriori ipotesi rispetto
a quelle disposte ai sensi della presente lettera”.

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La Riforma dell’art. 2103 c.c.:
il D.Lgs. 81/2015 (art. 3)

Per realizzare questi obiettivi della legge delega, il


decreto:

riscrive l’articolo 2103 c.c. in materia di mansioni.

Si tratta di una normativa degli anni ’70 (con riferimento a un


contesto tecnologico e produttivo completamente diverso da quello
attuale) e di una problematica da tempo segnalata.
Perciò, la modifica apportata (demansionamento con mantenimento
del livello retributivo) va incontro all’esigenza di maggiore
flessibilità da parte delle imprese nell’impiego dei propri dipendenti.

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La Riforma dell’art. 2103 c.c.:
il D.Lgs. 81/2015 (art. 3)

Pur scegliendo di riscrivere la norma, il legislatore appare


condizionato dall’evoluzione del dibattito sulla fattispecie
abrogata

tanto da recepire alcune linee di tendenza del diritto vivente

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La Riforma dell’art. 2103 c.c.:
il D.Lgs. 81/2015 (art. 3)

Il legislatore
abroga l’art. 13 Stat. lav

il risultato più evidente dell’abrogazione è

la ricollocazione della disciplina delle mansioni nell’ambito


del codice civile.

Conseguenza: sotto il profilo interpretativo della norma,


si perde il collegamento immediato con il bene
tutelato (la dignità professionale del lavoratore) dalla
superata nozione di equivalenza
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Il nuovo testo dell’ art. 2103 c.c.:
le principali novità

Innanzitutto, muta la RUBRICA LEGIS

da «Mansioni del lavoratore»

a «Prestazione del lavoro».

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La Riforma dell’art. 2103 c.c.:
il D.Lgs. 81/2015 (art. 3)

Nella ridefinizione entro cui esercitare legittimamente lo


ius variandi, notoriamente l’art. 13 disegnava due cerchi:

1. L’area della mobilità verticale, consentita


verso l’alto e vietata verso il basso

2. L’area della mobilità orizzontale,


rappresentata dalle mansioni «equivalenti»,
senza alcuna diminuzione di retribuzione

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Il nuovo testo dell’ art. 2103 c.c.:
le principali novità

Mobilità orizzontale

Vecchio testo
Il prestatore di lavoro deve essere adibito alle mansioni per
le quali è stato assunto o a quelle corrispondenti alla
categoria superiore che abbia successivamente acquisito
ovvero a mansioni equivalenti alle ultime effettivamente
svolte, senza alcuna diminuzione della retribuzione.

Nuovo testo
Il lavoratore deve essere adibito alle mansioni per le quali è stato
assunto o a quelle corrispondenti all’inquadramento superiore
che abbia successivamente acquisito ovvero a mansioni
riconducibili allo stesso livello di inquadramento delle ultime
effettivamente svolte.

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Il nuovo testo dell’ art. 2103 c.c.:
le principali novità

Mobilità orizzontale

Scompare la nozione di equivalenza

Cade il limite al potere unilaterale del


datore di lavoro di modificare le mansioni
fondato sulla nozione di “equivalenza”, e il
correlativo potere del giudice di sindacare
la corrispondenza, in base a questo
principio, delle nuove mansioni rispetto
alle vecchie.

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Orientamento giurisprudenziale tradizionale

Equivalenza misurata con 2 criteri:

• OGGETTIVO = appartenenza al
medesimo livello di inquadramento
contrattuale;

• SOGGETTIVO = utilizzabilità del corredo


di nozioni, esperienza e perizia acquisito.

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Orientamento giurisprudenziale tradizionale

Cass. 13173/2009: equivalenza.

Dovrà essere valutata l’omogeneità tra le


mansioni successivamente attribuite e quelle
di originaria appartenenza, sotto il profilo
della loro equivalenza in concreto rispetto
alla: 1. competenza richiesta, 2. al livello
professionale raggiunto e 3. all’utilizzazione
del patrimonio professionale acquisito dal
dipendente.

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Il nuovo testo dell’ art. 2103 c.c.:
le principali novità

Mobilità orizzontale

Con la nuova norma il lavoratore potrà


essere adibito a tutte le mansioni
“riconducibili allo stesso livello e categoria
legale di inquadramento delle ultime
effettivamente svolte”.

 L’unico arbitro dell’estensione legittima


della mobilità orizzontale sarà la
contrattazione collettiva attraverso la
costruzione delle scale professionali e dei
relativi livelli di inquadramento.
14
Il precedente: la giurisprudenza
sulle “clausole di fungibilità”

Cass. S.U., 25033/2006: eccezioni alla


regola dell’equivalenza (in una prospettiva
collettiva), che si sottraggono alla sanzione
della nullità.

La contrattazione collettiva è “autorizzata”


a porre “clausole di fungibilità” di 2 tipi.

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Il precedente: la giurisprudenza
sulle “clausole di fungibilità”

“MECCANISMI DI FUNGIBILITÀ”:

per i quali il lavoratore può essere adibito a


mansioni “in ipotesi anche di livello diverso”,
ma con 3 limiti ben precisi:

1. si deve trattare di mansioni collocate nella


stessa “qualifica” dal contratto collettivo;
2. le modifiche devono avere carattere
temporaneo;
3. tali modifiche devono essere giustificate da
“contingenti esigenze aziendali”.
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Il precedente: la giurisprudenza
sulle “clausole di fungibilità”

“MECCANISMI DI SCAMBIO O DI AVVICENDAMENTO O DI


ROTAZIONE” a mansioni anche diverse, ma con 2 limiti ben precisi:
1. si deve trattare di mansioni collocate nella stessa “qualifica” dal
contratto collettivo;
2. la mobilità deve essere finalizzata alla “valorizzazione della
professionalità potenziale di tutti i lavoratori inquadrati in quella
qualifica”.

 Quindi, le S.U. escludono il contrasto tra la clausola di fungibilità e


il precetto che dispone la nullità dei patti contrari all’equivalenza,
legittimando la contrattazione collettiva all’intervento sui margini
dell’equivalenza.

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Mobilità verso il basso

Divieto di adibizione a
Ipotesi tassative
distinguibili in due
MANSIONI INFERIORI
tipologie

• 1) le ipotesi ascrivibili al conflitto fra il diritto del lavoratore


alla tutela della professionalità e il suo (prevalente) diritto
alla salute;

• 2) le ipotesi ascrivibili al conflitto fra il diritto del lavoratore


alla tutela della professionalità e il mantenimento del posto
di lavoro.
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Mobilità verso il basso

Disciplina precedente la Adibizione a


Riforma del 2015 MANSIONI INFERIORI

Deroghe ammesse dalla legge e dalla giurisprudenza:

• esigenze straordinarie sopravvenute (art. 1375 c.c.);


• durante la gestazione e fino a 7 mesi dopo il parto;
• accordo sindacale per il riassorbimento (totale o parziale) dei
lavoratori esuberanti (art. 4, co. 11, L. 223/1991);
• motivi sanitari (esposizione ad agenti chimici, fisici, biologici);
• nel lavoro nautico e aereo su disposizione del comandante;
• nella contrattazione collettiva di prossimità;
• altre ipotesi eccezionali introdotte dalla giurisprudenza.
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Contratti di prossimità

La contrattazione art. 8 D. Lgs 138/2011,


collettività di conv. in L. 148/2011
prossimità
affida a contratti collettivi decentrati e selezionati dal legislatore, aventi
efficacia erga omnes, la possibilità di derogare alla legge e alla
contrattazione collettiva nazionale su alcune materie tra cui le mansioni
del lavoratore, la classificazione e l’inquadramento del personale (lett. b).

Tale possibilità di deroga non può operare in contrasto:


• con i valori costituzionali;
• con i vincoli comunitari e internazionali;
• deve essere incanalata nell’ambito di un ampio
catalogo di finalità socio-economiche direttamente
individuate dal legislatore.
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Mobilità verso il basso

Patto di
I precedenti demansionamento
giurisprudenziali
(Cass. 6552/2009)

È LEGITTIMO il demansionamento concordato con il


dipendente, laddove sia finalizzato a evitare il
licenziamento.

DEMANSIONAMENTO:
•adibizione a mansioni inferiori;
•sottrazione di compiti rilevanti in precedenza attribuiti;
•privazione completa di compiti attribuiti (inutilizzazione
e inattività del lavoratore).

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Mobilità verso il basso

Cass. 8596/2007

Nei casi di sopravvenute e legittime scelte


imprenditoriali, comportanti l’esternalizzazione dei
servizi o la loro riduzione dopo processi di riconversione
o ristrutturazione aziendale, l’adibizione del lavoratore a
mansioni diverse, anche inferiori, a quelle
precedentemente svolte, restando immutato il livello
retributivo, non contrasta con l’art. 2103 c.c.

se tale adibizione rappresenti l’UNICA ALTERNATIVA


PRATICABILE IN LUOGO DEL LICENZIAMENTO PER
GIUSTIFICATO MOTIVO OGGETTIVO.

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Mobilità verso il basso

Altre pronunce della Cassazione in tema di


adibizione a mansioni inferiori:
Cass. 10086/2007 e 4060/2008: assegnazione a
mansioni diverse e inferiori a quelle di
assunzione.
L’illegittima assegnazione del dipendente a
mansioni inferiori a quelle corrispondenti alla
sua qualifica può giustificare il rifiuto della
prestazione lavorativa, in forza dell’eccezione di
inadempimento di cui all'art. 1460 c.c., purché
la reazione risulti proporzionata e conforme a
buona fede.
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Mobilità verso il basso

Cass. 18580/2007: mansioni inferiori e rifiuto


della prestazione lavorativa.

Nel caso di assegnazione a mansioni inferiori,


sulla base di un preciso orientamento, la
Cassazione afferma l’impossibilità del
lavoratore, sebbene dequalificato, di rendersi
inadempiente in quanto il datore continui ad
assolvere agli altri obblighi che scaturiscono
dal contratto di lavoro.
 Conforme Cass. 4673/2008
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Il nuovo testo dell’art. 2103 c.c.:
le principali novità

Conferma il principio di contrattualità delle mansioni di


assunzione e nulla aggiunge circa la necessità o no che il contratto
contenga una rigida e precisa elencazione delle singole prestazioni
esigibili.

Ripropone il problema della difficoltà di accertare, in caso


di successiva variazione delle mansioni, la reale portata
delle modificazioni dei compiti assegnati.

Infatti, sebbene sussista uno specifico diritto di informazione del


lavoratore (art. 96, co. 1, disp. att. c.c. e art. 1, co. 1, lett. f), D. Lgs.
152/1997), nella prassi l’individuazione si risolve con il rinvio alla
categoria o al livello di inquadramento previsto dal contratto collettivo,
laddove applicato.

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Il nuovo testo dell’art. 2103 c.c.:
le principali novità

Con riferimento alla mobilità orizzontale, invece,


abbandona decisamente il concetto della equivalenza

Indicando, come legittima, l’assegnazione a


«mansioni riconducibili allo stesso livello e
categoria legale di inquadramento delle ultime
effettivamente svolte»

Non si tratta di una modifica di poco conto: rimosso


l’argine della equivalenza, si può sfociare nelle aree
del mutamento in pejus, prima vietato
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Il nuovo testo dell’art. 2103 c.c.:
le principali novità

Il tenore letterale della disposizione, pur non modificando i


termini del dibattito sulla configurabilità del potere unilaterale
del datore di lavoro quale espressione del potere direttivo o di uno
ius variandi,

determina un allargamento dell’area del debito del


lavoratore.

Ciò che scompare, quindi, è il dato formale in grado di sorreggere la


necessità di tutelare il bagaglio professionale del lavoratore.

Si apre la strada alla valutazione della professionalità, tarata sulla


posizione formale o contrattuale del lavoratore «classificata» nel
contesto organizzativo aziendale, in cui si svolge, passando dalla
dimensione individuale a quella collettiva.
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Il nuovo testo dell’art. 2103 c.c.:
le principali novità

La scelta legislativa comporta un rinvio indiretto all’autonomia


collettiva, poiché tradizionalmente la materia dell’inquadramento
del personale è di competenza dei contratti collettivi nazionali.

Si rafforza la contrattazione collettiva che acquista una nuova


funzione: supera l’area del debito del datore di lavoro
(quantificazione del trattamento retributivo) e diventa lo
strumento principale per la determinazione dell’area del debito
gravante sul lavoratore.

L’assenza del rinvio esplicito fa rientrare nell’ambito di applicazione


della norma anche le ipotesi di inquadramento affidato all’autonoma
disciplina aziendale.

Da parte di taluni, però, si è ravvisata la necessità di un ritorno a un


sistema di inquadramento per livelli, che superi i tentativi di una
classificazione per aree non adeguata all’attuale testo di legge.
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Il nuovo testo dell’ art. 2103 c.c.:
le principali novità

Mobilità verso il basso

Legittimazione dell’adibizione a mansioni inferiori

mediante…

potere unilaterale

contrattazione collettiva

patto individuale

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Il nuovo testo dell’ art. 2103 c.c.:
le principali novità

Mobilità verso il basso

L’adibizione a mansioni inferiori mediante potere


unilaterale: comma 2.
«In caso di modifica degli assetti organizzativi aziendali
che incidono sulla posizione del lavoratore, lo stesso può
essere assegnato a mansioni appartenenti al livello di
inquadramento inferiore».

Quindi, un solo livello di demansionamento è possibile.

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Il nuovo testo dell’ art. 2103 c.c.:
le principali novità

Mobilità verso il basso

Che si intende per «modifica degli assetti


organizzativi aziendali»?
(Presupposto labile, soggetto ad ampia
discrezionalità valutativa del datore).

Eccesso di delega?

La L. 183/2014 si riferiva al caso di processi di


riorganizzazione, ristrutturazione o conversione
aziendale individuati sulla base di parametri
oggettivi.
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Il nuovo testo dell’ art. 2103 c.c.:
le principali novità

Mobilità verso il basso

Verso il superamento del divieto di adibizione a mansioni


inferiori

«La disposizione dell’art. 2103 c.c. sul divieto di declassamento va


interpretata alla stregua del bilanciamento del diritto del datore di lavoro a
perseguire un’organizzazione aziendale produttiva ed efficiente e quello del
lavoratore al mantenimento del posto, con la conseguenza che, nei casi di
sopravvenute e legittime scelte imprenditoriali comportanti, fra l’altro,
interventi di ristrutturazione aziendale, l’adibizione del lavoratore a
mansioni diverse, e anche inferiori, a quelle precedentemente svolte senza
modifica del livello retributivo, non si pone in contrasto con il dettato del
codice civile» (Cass. 11395/2014).
Dunque, non occorre che il demansionamento si presenti
quale unica alternativa al licenziamento!

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Il nuovo testo dell’ art. 2103 c.c.:
le principali novità

Mobilità verso il basso

Anche la sussistenza di «processi di riorganizzazione,


ristrutturazione o conversione aziendale», che
richiama la nozione di eccedenza contenuta nella L.
223/1991, appare presupposto di per sé insufficiente
(nella logica giurisprudenziale del male minore) a
legittimare la modificazione in pejus, perché per
procedere al demansionamento del singolo lavoratore
occorre che il processo di riorganizzazione sia
correlato, attraverso un nesso di causalità
giudizialmente verificabile, alla posizione sacrificabile.

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Il nuovo testo dell’ art. 2103 c.c.:
le principali novità

Mobilità verso il basso

L’adibizione a mansioni inferiori


mediante contrattazione collettiva:
comma 4.

«Ulteriori ipotesi di assegnazione di mansioni


appartenenti al livello di inquadramento
inferiore possono essere previste da
contratti collettivi».
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Il nuovo testo dell’ art. 2103 c.c.:
le principali novità

Il precedente: art. 8, D. L. 138/2011 (conv. in L. 148/2011)

«Le specifiche intese […] possono riguardare la


regolazione delle materie inerenti l’organizzazione del
lavoro e della produzione con riferimento: […]
mansioni del lavoratore, classificazione e
inquadramento professionale».

Contratti collettivi di prossimità


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Il demansionamento
al di fuori dei casi in cui se ne
ammette la legittimità

Comporta la lesione del diritto fondamentale alla libera


esplicazione della personalità del lavoratore ed è causa
di un pregiudizio che incide sulla vita professionale e di
relazione dell’interessato, con una indubbia dimensione
patrimoniale
Il demansionamento
al di fuori dei casi in cui se ne
ammette la legittimità
Risarcimento
del danno
Possibile rifiuto del
conseguenze lavoratore di rendere la
prestazione
lavorativa in forza
dell’eccezione
di inadempimento
(art.1460)
Cass.26.6.1999, n. 6663
Cass. S.U. 24 marzo 2006, n. 6572

Il danno non si pone “quale conseguenza


automatica di ogni comportamento
illegittimo (…), cosicchè non è sufficiente
dimostrare la mera potenzialità lesiva della
condotta datoriale, incombendo al
lavoratore che denunzi il danno subito di
fornire la prova in base alla regola
generale di cui all’art. 2697 c.c”
Demansionamento e tutela cautelare
(art. 700 c.p.c.)

è ammissibile se ne ricorrono i presupposti (periculum in mora e fumus


boni iuris)

…ma il contenuto del provvedimento d’urgenza deve fare i conti con la


incoercibilità degli obblighi di fare

La tutela cautelare nel “caso Santoro”:


Trib Roma, ord. 3.6.2003 (provvedimento che
ha ordinato la reintegra
nelle mansioni precedenti)
Il nuovo testo dell’ art. 2103 c.c.:
le principali novità

Garanzie per il lavoratore

a. Conservazione della retribuzione

«Il lavoratore ha diritto alla conservazione del livello


di inquadramento e del trattamento retributivo in
godimento, fatta eccezione per gli elementi retributivi
collegati a particolari modalità di svolgimento della
precedente prestazione lavorativa».

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Il nuovo testo dell’ art. 2103 c.c.:
le principali novità

Garanzie per il lavoratore

b. Diritto alla formazione


«Il mutamento di mansioni è accompagnato, ove necessario,
dall’assolvimento dell’obbligo formativo, il cui mancato
adempimento non determina comunque la nullità dell’atto di
assegnazione delle nuove mansioni».

Dubbi:
•Chi valuta se sia «necessario» l’assolvimento dell’obbligo formativo?

•Quid iuris in caso di violazione (risarcimento?)?

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Il nuovo testo dell’ art. 2103 c.c.:
le principali novità

Mobilità verso il basso

L’adibizione a mansioni inferiori mediante patto


individuale: comma 6.

«Nelle sedi, di cui all’articolo 2113, co. 4, o avanti


alle commissioni di certificazione, di cui all’art. 76 D.
Lgs. 276/2003, possono essere stipulati accordi
individuali di modifica delle mansioni, del livello di
inquadramento e della relativa retribuzione, nell’interesse
del lavoratore alla conservazione dell’occupazione,
alla acquisizione di una diversa professionalità o al
miglioramento delle condizioni di vita».

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Il nuovo testo dell’ art. 2103 c.c.:
le principali novità

Mobilità verso il basso


1. L’interesse alla conservazione della
occupazione: declassamento come alternativa
al licenziamento.

La giurisprudenza del ‘male minore’

La Cassazione riconosce pacificamente la possibilità di


demansionare il lavoratore, ma quando il patto di
declassamento si ponga in termini di alternativa al
licenziamento per giustificato motivo oggettivo,
dunque quale strumento necessario per la salvaguardia
del posto di lavoro.
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Il nuovo testo dell’ art. 2103 c.c.:
le principali novità

Mobilità verso il basso

2. L’interesse all’acquisizione di una


diversa professionalità:
il demansionamento «espansivo».

Si discute della possibilità che il lavoratore sia


adibito a mansioni inferiori nell’ambito di un
percorso di riqualificazione on the job che
passi anche attraverso la rotazione su mansioni
inferiori nell’ambito della classificazione
professionale.
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Il nuovo testo dell’ art. 2103 c.c.:
le principali novità

In una decisione del 1992, la Cassazione, nel decidere


sulla legittimità di una fattispecie di rotazione su
mansioni, anche inferiori, nell’ambito di un più ampio
percorso di aggiornamento del personale, osservò che
«per il riferimento dell’equivalenza al
patrimonio professionale del lavoratore, non è
vietata la rotazione su mansioni tipicamente
non equivalenti.
Intesa la rotazione secondo il significato comune del
termine, come avvicendamento secondo un ordine
ciclico, essa può comportare, se la durata del ciclo è
sufficientemente breve, un arricchimento
professionale; e il carattere ciclico dell’alternanza
implica, se le mansioni non sono tipicamente
equivalenti, che a mansioni più elevate succedano dopo
un certo numero di spostamenti mansioni inferiori»
(Cass. 4314/1992)
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Il nuovo testo dell’ art. 2103 c.c.:
le principali novità

Questo ragionamento è stato ripreso da Cass.


2948/2001, che ha considerato legittimo «il
comportamento del datore di lavoro che - per un periodo
transitorio necessario per l’apprendimento di nuove
tecniche lavorative - adibisca il lavoratore a diverse
mansioni (anche non strettamente equivalenti a quelle di
appartenenza) al fine dell’acquisizione di una più ampia
professionalità».
In questa pronuncia l’adibizione del lavoratore a
compiti diversi, non equivalenti è ammessa in
presenza di due presupposti:
• che l’assegnazione a mansioni inferiori sia transitoria
• e che la medesima sia finalizzata alla «acquisizione di
una più ampia professionalità».

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Il nuovo art. 2103 c.c.:
Mobilità verso il basso

3. L’interesse al miglioramento delle


condizioni di vita

Un indirizzo giurisprudenziale ammette il


mutamento in peius delle mansioni su
richiesta del lavoratore per soddisfare un
proprio interesse
(Cass. 6515/1988, Cass. 11297/1991; Cass.
521/2004).

Es.: per ottenere un trasferimento


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Il nuovo art. 2103 c.c.: le principali novità

Mobilità verso l’alto

Vecchio testo
Nel caso di assegnazione a mansioni superiori il prestatore ha diritto al
trattamento corrispondente all’attività svolta, e l’assegnazione diviene
definitiva, ove la medesima non abbia avuto luogo per sostituzione di
lavoratore assente con diritto alla conservazione del posto, dopo un periodo
fissato dai contratti collettivi, e comunque non superiore a tre mesi.

Nuovo testo
Nel caso di assegnazione a mansioni superiori il lavoratore ha diritto al
trattamento corrispondente all’attività svolta e l’assegnazione diviene definitiva,
salva diversa volontà del lavoratore, ove la medesima non abbia avuto luogo per
ragioni sostitutive di altro lavoratore in servizio, dopo il periodo fissato dai contratti
collettivi, anche aziendali, stipulati da associazioni sindacali comparativamente più
rappresentative sul piano nazionale o, in mancanza, dopo sei mesi continuativi.

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Il nuovo art. 2103 c.c.:
Mobilità verso l’alto

Tre novità:

1. Allungamento arco temporale oltre cui


l’assegnazione diviene definitiva: da 3
a 6 mesi.

Come in passato per i quadri. Infatti,


l’ultimo comma dispone l’abrogazione
dell’art. 6, L. 198/1985 (ormai superfluo).

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Il nuovo art. 2103 c.c.:
Mobilità verso l’alto

2. Abilitazione della contrattazione collettiva a


estendere tale arco temporale.

Senza limiti?

3. L’adibizione a mansioni superiori diviene


definitiva “salva diversa volontà del
lavoratore”.

Come deve manifestarsi tale volontà?

50
Trasferimento del lavoratore

Il D. Lgs. 81/2015 NON introduce MODIFICHE

Comprovate ragioni

Tecniche Produttive Organizzative

Onere della prova Sull’imprenditore

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Cass. 9201/2012: trasferimento e assistenza a
disabile

È illegittimo il trasferimento del lavoratore che assista un


familiare portatore di handicap anche non grave.
Il diritto del lavoratore a non essere trasferito ad altra sede
lavorativa senza il suo consenso non può subire limitazioni anche
quando la disabilità del familiare non si configuri come grave,
risultando la sua inamovibilità giustificata dalla cura e
dall’assistenza da parte del lavoratore al familiare con lui
convivente, sempre che non risultino provate da parte del datore
di lavoro - a fronte della natura e del grado di infermità (psico-
fisica) del familiare - specifiche esigenze datoriali che, in un
equilibrato bilanciamento tra interessi, risultino effettive, urgenti
e comunque insuscettibili di essere diversamente soddisfatte.

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Cass. 4709/2012: motivi del trasferimento

In tema di trasferimento, comportante un radicale mutamento della


posizione lavorativa del dipendente, la mancanza di un’adeguata
giustificazione (ex art. 2103 c.c.) determina la nullità dello stesso e
integra un inadempimento parziale del contratto di lavoro.
Perciò, la mancata ottemperanza da parte del lavoratore trova
giustificazione sia quale eccezione di inadempimento (ex art. 1460 c.c.), sia
perché gli atti nulli non producono effetti, non potendosi ritenere che
sussista una presunzione di legittimità del provvedimento aziendale che
imponga l'ottemperanza agli stessi fino a un contrario accertamento in
giudizio.
Quindi, il datore di lavoro ha l’onere di allegare e provare in
giudizio le fondate ragioni che hanno determinato il
trasferimento e, se può integrare o modificare la motivazione
eventualmente enunciata nel provvedimento, non può limitarsi a
negare la sussistenza dei motivi di illegittimità oggetto di
allegazione e richiesta probatoria della controparte, ma deve comunque
provare le reali ragioni tecniche, organizzative e produttive che giustificano
il provvedimento.
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Cass. 22695/2011:
trasferimento e unità produttiva

Il trasferimento si realizza col mutamento definitivo del


luogo geografico di esecuzione della prestazione,
normalmente da una unità produttiva a un’altra.
Non è trasferimento quando c’è uno spostamento nella
stessa unità, salvo quando quest’ultima comprenda uffici
notevolmente distanti tra loro. Così, si configura il
trasferimento del lavoratore anche senza il
cambiamento della residenza, quando lo spostamento
del luogo di esecuzione del lavoro comporti a lui e alla sua
famiglia disagi apprezzabili che necessitano di essere
indennizzati perché meritevoli di tutela.

54
Cass. 23675/2010:
libertà di forma del trasferimento

Il provvedimento di trasferimento del lavoratore


da un’unità produttiva a un’altra non deve
necessariamente riportare i motivi, non
essendoci l’obbligo dell’azienda di rispondere alla
richiesta avanzata dal lavoratore. Infatti, per il
trasferimento non è prescritto alcun onere
di forma, salvo poi l’onere probatorio del datore
di lavoro di dimostrare in giudizio le circostanze
che lo giustificano (ex art. 2103 c.c.).

55
Cass. 9619/2011: trasferimento e risarcimento del danno

In caso di illegittimo trasferimento del dipendente, con conseguente declaratoria


di nullità del provvedimento del datore, il risarcimento del danno non
patrimoniale può ben essere liquidato in via equitativa.

Cass. 4060/2008: trasferimento e demansionamento

Il trasferimento non comporta dequalificazione solo nel caso in cui il


datore di lavoro motivi in maniera assolutamente adeguata e
proporzionata le esigenze tecniche e produttive che hanno condotto allo
spostamento della sede di lavoro e alla conseguente assegnazione di mansioni
inferiori.

56
Cass. 14875/2011:
trasferimento/sanzione disciplinare

Il trasferimento del dipendente può costituire un


provvedimento disciplinare solo in presenza di una
previsione in questo senso nella contrattazione collettiva.
In assenza di tale previsione, il trasferimento può svolgere
una funzione di tipo cautelare o essere finalizzato a
rimuovere situazioni di incompatibilità tra il dipendente
e l'ambiente di lavoro.
Per quanto connesso a fattispecie di potenziale rilievo
disciplinare, il provvedimento trova fondamento non in ragioni
punitive, ma nelle esigenze di buona organizzazione e di
regolare funzionamento dell’unità produttiva (cui si
richiama l'art. 2103 c.c.).

57
Inderogabilità della disciplina

NULLITÀ DEI PATTI CONTRARI


(rivolti ad ampliare l’area della mobilità legittima), ad eccezione di quanto previsto in tema di legittima adibizione a mansioni inferiori in via
unilaterale o mediante accordo individuale.

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