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MECCANICA

DELLA
RESPIRAZIONE
Per respirazione si intendono due processi
integrati:
respirazione esterna: include tutti i
processi coinvolti negli scambi gassosi di O2
e CO2 con l’ambiente
respirazione interna: detta anche
respirazione cellulare coinvolge l’assunzione
di O2 e la produzione di CO2 a livello di
singola cellula
La respirazione esterna comprende:
1. ventilazione polmonare (respirazione)

2. diffusione gassosa attraverso le


membrane e i capillari

3. trasporto do O2 e CO2 tra i capilllari


alveolari prima e successivamente
attraverso il letto capillare sistemico
Quali sono i principi fisici che
governano il movimento di aria
all’interno dei polmoni?

La ventilazione polmonare è il
movimento fisico di aria dentro e
fuori il tratto respiratorio.
È la causa della ventilazione alveolare
Relazione inversa fra
pressione gassosa e volume
Legge di Boyle

Descrive la relazione esistente fra pressione


gassosa e volume:
al diminuire del volume
la pressione aumenta

P1V1=P2V2
Legge
Legge di
di Dalton
Dalton
La pressione totale di una miscela di gas è data
dalla somma delle pressioni dei singoli gas. La
pressione di un singolo gas è definita pressione
parziale. Ad es:.
PO2= 760mmHg · 0.21= 160mmHg
La pressione totale della miscela è la somma delle
pressioni parziali individuali dei gas presenti e si
può scrivere come:
PB= Px + Py + Pz
Aria Aria Sangue
Gas Sangue
ambiente tracheale arterioso
alveolare venoso misto
(secca) (umida) sistemico
mmHg % mmHg % mmHg % mmHg % mmHg %

PO2 160 21 150 20 102 14 102 14 40 6

PCO2 0 0 0 0 40 5 40 5 46 6

PN2 600 79 563 74 571 75 571 75 571 81

PH2O 0 0 47 6 47 6 47 6 47 7
Nel passaggio da naso, faringe, trachea l’aria
inspirata è riscaldata a 37°C e saturata di vapore
acqueo. Calore e vapore sono forniti dal flusso
ematico bronchiale e polmonare. In fisiologia
polmonare si tiene conto dei valori dell’aria
tracheale umida (il contributo dei vari gas è diluito
dalla presenza di vapor acqueo).
Volumi
Volumi polmonari
polmonari ee
ventilazione
ventilazione
I polmoni sono alloggiati in una cavità
ermeticamente chiusa, la cavità toracica e sono
separati dall’addome dal diaframma. La gabbia
toracica è costituita da 12 paia di coste, uno sterno
e una serie di muscoli intercostali interni ed esterni.
La parte ossea della gabbia è ancorata alla
colonna vertebrale posteriormente e allo sterno
anteriormente fatta eccezione per le ultime due
paia di costole che sono dette flottanti.
I polmoni e la gabbia toracica sono rivestiti dalla
pleura (pleura viscerale e parietale
rispettivamente). Lo spazio fra i polmoni e la
parete toracica è detto SPAZIO PLEURICO
(10µm) e contiene uno strato di liquido con
funzione lubrificante.
Il diaframma è il muscolo striato principale utilizzato
durante l’inspirazione. È innervato dalla branca dx e
sx del nervo frenico che originano dal tratto
cervicale del MS (per lo più da C4) e discendono
attraverso il plesso cervicale fino al diaframma.
Nell’inspirazione normale l’abbassamento del
diaframma è circa 1-2 cm mentre nell’inspirazione
forzata si arriva anche fino a 10-12 cm.
Quando il diaframma si contrae, il volume
della cavità toracica aumenta, la pressione
diminuisce (legge di Boyle) e i polmoni si
espandono automaticamente richiamando
aria. Questo avviene con due modalità.
1. il diaframma si contrae e si muove verso il
basso spingendo il contenuto addominale in
basso e aumentando l’asse verticale della
cavità toracica.

2. per movimento della gabbia toracica e delle


costole con aumento del diametro antero-
posteriore della cavità toracica.
In genere nell’inspirazione normale si utilizza quasi
interamente il primo sistema per contrazione del
diaframma (75%) e durante l’espirazione, che nella
respirazione normale è un atto puramente passivo,
questo si rilascia ed il naturale riavvolgimento
elastico dei polmoni riporta la situazione alla
normalità.
I polmoni si espandono perché essendo la gabbia
toracica ermeticamente chiusa, all’aumento
dell’asse verticale fa seguito una diminuzione della
pressione endopleurica che determina
un’espansione polmonare.
Durante l’inspirazione si utilizzano anche i muscoli
intercostali esterni che permettono il cosiddetto
movimento a manico di secchio perché implica un
movimento verso l’alto e in avanti della gabbia
toracica. Esistono infine, nell’inspirazione forzata,
i muscoli accessori che sono i muscoli scaleni del
collo e gli sternocleidomastoidei che intervengono
nella respirazione profonda e forzata.
Nell’espirazione forzata è necessaria una
compressione dei muscoli addominali (retti
addominali) che spingono i visceri contro il
diaframma accentuando l’espirazione. Intervengono
anche gli intercostali interni che spingono la gabbia
toracica verso il basso.
INSPIRAZIONE ESPIRAZIONE

1. Ribs
2. Sternum
3. External
intercostal muscles
4. Internal
intercostal muscles
5. Diaphragm
INSPIRAZIONE: fase attiva della respirazione
contrazione del diaframma  contenuto
addominale spinto in basso  gabbia toracica
spinta all’esterno  riduzione pressione
endopleurica  espansione dei polmoni 
espansione degli alveoli e richiamo di aria.
ESPIRAZIONE: fase passiva della respirazione
rilasciamento del diaframma  abbassamento
della gabbia toracica  volume toracico ridotto
 svuotamento polmonare.
Espirazione forzata Inspirazione forzata
Vediamo quali sono le pressioni
da considerare

da L. Sherwood FISIOLOGIA UMANA: dalle cellule ai sistemi Zanichelli Editore


Variazioni
Variazioni della
della pressione
pressione alveolare
alveolare

Quando si parla di respirazione le pressioni sono


espresse in mmHg o cmH2O dove:
1cmH2O=0.74mmHg 1mmHg=1.36cmH2O
Quando ci si riferisce alle pressioni relative
bisogna ricordare che si assume PB (pressione
atmosferica) = 0 come riferimento.
In particolare ci sono tre valori di pressione
associati con la respirazione ed il flusso di aria.
Pressione intra o endopleurica (Ppl)= pressione del
liquido pleurico fra polmoni e parete toracica. A riposo
vale ca -3mmHg
Pressione alveolare (PA)= pressione all’interno degli
alveoli
Pressione transmurale (Ptm)= differenza pressoria fra
interno ed esterno di una via aerea oppure della parete
toracica. In particolare la pressione transpolmonare
(PTP=PA-Ppl) = gradiente pressorio fra alveoli e sacco
pleurico che mantiene distesi i polmoni
Il gradiente di pressione
transmurale tende a distendere i
polmoni e a comprimere il
torace grazie all’azione svolta
dalla pressione intrapleurica
subatmosferica. Questa, a sua
volta, è inferiore alla pressione
atmosferica perché i polmoni
distesi e il torace compresso
tendono a separarsi fra loro
espandendo lievemente la
cavità pleurica e facendo
da L. Sherwood FISIOLOGIA UMANA: scendere la pressione al di sotto
dalle cellule ai sistemi Zanichelli Editore
di quella atmosferica
Polmone Sacco pleurico Parete
toracica

Forza
elastica del
polmone Forza
Forza dovuta elastica della
alla pressione parete
intrapleurica toracica
negativa

Palv=-0mmHg Ppl=-3mmHg
Ppl

PA
Perché
Perché la
la pressione
pressione endopleurica
endopleurica
èè negativa?
negativa?
Il polmone e la gabbia toracica sono
strutture elastiche. Il polmone tende
a retrarsi, mentre la gabbia toracica
Ppl= -5cmH2O
a espandersi determinando
così una depressione. Ppl è negativa
durante l’inspirazione e l’espirazione
normale, mentre diviene positiva
nell’espirazione forzata.
Vediamo cosa succede durante un ciclo respiratorio

L’inspirazione avviene quando la


pressione alveolare diminuisce

L’espirazione avviene quando la


pressione alveolare supera la
pressione atmosferica
Ciclo respiratorio:
valori di pressione
Alla fine dell’espirazione i
muscoli sono rilassati, PA= 0 e
Ppl = -5cmH2O (-3mmHg).
Quindi:
(PTP = 0-(-5cmH2O) = 5cmH2O)
A questo punto il diaframma si
contrae e inizia l’inspirazione.
Ppl diminuisce e PTP (=PA-Ppl)
aumenta con espansione degli
alveoli. A questo punto
Pbocca-PA >0 e questo causa
La pressione pleurica è circa
-5cmH2O appena prima
dell’inspirazione e quando la
gabbia toracica si espande
durante l’inspirazione
aumenta a circa -7.5cmH2O
(-6mmHg).
Durante l’inspirazione anche la pressione alveolare
scende a -1mmHg in modo che l’aria proveniente
dall’atmosfera possa penetrare negli alveoli. In
questo modo circa 0.5lt di aria entrano negli alveoli
in circa 2 secondi. Durante l’espirazione avviene
l’opposto e la pressione alveolare aumenta a
+1mmHg.
Contrazione dei muscoli inspiratori

Espansione della cavità toracica

Aumento della trazione sul fluido


pleurico e quindi diminuzione di Ppl

Aumento di PTP (Palv-Ppl)

Espansione dei polmoni (aumento


di volume e diminuzione di Palv)

PA < pressione atmosferica

Ingresso di aria nei polmoni finché


PA= pressione atmosferica
Pneumotorace
Quando la parete della gabbia toracica è integra, sulle
superfici esterne dei polmoni si esercita una pressione
inferiore a quella atmosferica: questa differenza di
pressione contrasta la tendenza alla retroazione
elastica del polmone facendo si che l'organo resti
insufflato e disteso e possa così svolgere la sua
funzione fisiologica. La penetrazione di gas nella
cavità pleurica, determina una riduzione o la
scomparsa della depressione atmosferica ivi presente.
Di conseguenza non viene più contrastata la
retroazione elastica del polmone, cosicché questo
si affloscia in misura direttamente proporzionale
alla quantià di gas penetrata nella cavità pleurica

Ppl=0 perché la parete


toracica è perforata e
di conseguenza
PTP=0

PA=0
Il polmone è una struttura elastica perché il tessuto
alveolare contiene collagene ed elastina. Quindi se
la pressione che circonda il polmone è più bassa
della pressione alveolare (Palv), il polmone è
mantenuto espanso. È circondato da un sottile velo
di liquido pleurico che ne lubrifica i movimenti e
mantiene la coesione.
Efficienza
Efficienza respiratoria
respiratoria con
con l’età
l’età
I volumi polmonari inspirati ed espirati possono essere
misurati grazie alla spirometria tramite uno spirometro.
Questo serve anche a valutare la funzionalità respiratoria.
Consideriamo 4 volumi polmonari implicati nella
ventilazione:
 Volume corrente
 Volume di riserva inspiratoria
 Volume di riserva espiratoria
 Volume residuo
Sistema chiuso perché le narici del soggetto sono chiuse
Respiri
tranquillamente

Ora, al termine di
un’inspirazione tranquilla
respiri tutta l’aria che può

Ora si fermi alla fine


di un’espirazione
tranquilla ed espiri
tutta l’aria che può
Non misurabile
CPT = CV + VR

CV = VRI + VRE + VC
Rappresenta il max volume
di aria spostata
La somma didentro
volontariamente due eofuori
più volumi
l’apparato
polmonarirespiratorio
è dettadurante
capacità
un singolo atto respiratorio
Fattori che influenzano
la ventilazione
polmonare
La pressione transpolmonare e la pressione
alveolare non sono gli unici fattori che
condizionano il volume e i flussi d’aria scambiati
con l’esterno. Il volume che il polmone assume ad
una determinata pressione transpolmonare
dipende infatti anche dal grado di distensibilità del
polmone e i flussi d’aria sono condizionati dalla
resistenza delle vie aeree.
1.Compliance (distensibilità): è una misura
della facilità con cui un polmone può distendersi
ed è misurabile come il rapporto fra la variazione
di volume polmonare e la variazione di pressione
transpolmonare che ha prodotto il cambiamento

V
C
Palv  Ppl
a). La compliance polmonare è tanto maggiore
La compliance polmonare è a sua volta influenzata
quanto più sottile è lo strato di tessuto elastico del
da duepolmone.
fattori che sono:
D’altra parte, quando questo strato è
ridotto, il del
a) Elasticità ritorno elastico
tessuto del polmoneresponsabile
polmonare è anch’esso del
ridotto e l’espirazione diviene più faticosa, come
ritorno elastico del polmone alla sua posizione di
accade ad esempio nel caso dell’enfisema
riposo.
polmonare in cui l’inspirazione è facilitata, ma
l’espirazione è molto difficoltosa. Una buona
b) Tensione superficiale alveolare
compliance implica pertanto un giusto equilibrio
fra fibre connettive e tessuto elastico
Alta compliance
Alta elasticità

Alta compliance
Bassa elasticità

L’elasticità viene
compromessa nel caso di
enfisema
La compliance si riduce nel
caso di fibrosi
In un polmone riempito di aria le curve di
insufflazione e desufflazione non coincidono
(isteresi). L’isteresi non è presente in un polmone
riempito con soluzione fisiologica, che risulta anche
più distensibile di quello riempito di aria. Questo
dimostra che:
 gran parte della forza retroattiva polmonare,
deriva dalla tensione superficiale.
 3/4 dell’isteresi dipendono dalla tensione
superficiale, la parte rimanente dalle proprietà
del tessuto
I punti 1. 2. 3. 4. si ottengono 4.
insufflando il polmone di aria e
misurando all’equilibrio il volume
raggiunto. La compliance cambia 3.
molto in funzione del volume
raggiunto. Tratto AB: piccoli C
aumenti di volume per grandi
Tratto BC: grandi aumenti
variazioni di pressione
di volume per piccole
2. variazioni di pressione
Insufflato di soluzione
Insufflato di soluzione
fisiologica. L’interfaccia
aria-liquido è assente e la
Insufflato d’aria e quindi la
compliance è nettamente
più elevata. Bastano tensione
5- superficiale
6mmHg per distendere all’interfaccia
il aria-liquido
B
polmone al 90% delè suo attiva
volume 1.max. L’isteresi è
praticamente assente

A
IlIl surfactante
surfactante riduce
riduce ilil lavoro
lavoro respiratorio
respiratorio

La tensione superficiale è la maggior responsabile della


resistenza offerta dal polmone all’espansione ed è dovuta
al sottile strato di acqua presente all’interfaccia fra alveoli
e aria
Per ridurre la tensione superficiale soprattutto a
livello degli alveoli più piccoli, le cellule alveolari di
tipo II secernono un surfactante a base di
dipalmitoilfosfatidilcolina. Questo risulta più
concentrato a livello degli alveoli di dimensioni
minori e rende la loro tensione superficiale
inferiore a quella degli alveoli di dimensioni
maggiori. In questo modo il lavoro richiesto per
espandere il polmone è ridotto.
Alveolo Epitelio
alveolare

Liquido
alveolare

Surfattante
Il surfactante secreto dalle cellule alveolari riduce
la tensione superficiale del liquido alveolare e
riduce quindi il lavoro richiesto per espandere gli
alveoli. Inoltre
ne impedisce il
collassamento
alla fine
dell’espirazione
(atelettasia)
2. Resistenza delle vie aeree: si può fare
un’analogia con il sistema circolatorio e osservare
che la resistenza offerta al flusso di aria da parte
delle vie aeree dipende dalla lunghezza delle vie,
dal calibro e dalla viscosità dell’aria

8l
Rvieaeree  4
r
Fattore Influenzato da Mediato da
Costante (poco
L lunghezza del sistema
rilevante)

Di solito costante
La resistenza delle (umiditàvie aeree al flusso è
e altitudine
η Viscosità dell’aria
possono variarlo
determinata principalmente
lievemente) dal loro
diametro. La tabella riporta i principali
Diametro delle vie aeree
fattori che alterano la resistenza delle vie
Vie aeree superiori Ostruzione fisica Muco e altri fattori
aeree Neuroni parasimpatici
Bronchioli Broncocostrizione (recettori muscarinici;
istamina)

CO2, adrenalina (recettori


Broncodilatazione
β2)
Ventilazione
Ventilazione polmonare
polmonare

Non tutta l’aria inspirata raggiunge gli


alveoli perché il volume corrente di circa
500ml è distribuito fra vie di conduzione ed
alveoli. Circa 150ml restano nelle vie di
conduzione che, ovviamente, non
partecipano agli scambi respiratori. Si parla
di spazio morto anatomico.
Ventilazione polmonare totale= volume di aria che entra
o esce attraverso il naso o la bocca in un minuto (volume
corrente x frequenza ventilatoria)

Volume corrente (Vc)= volume di ogni atto respiratorio.


Varia con l’età, sesso, posizione, metabolismo (in media
0.5 l).

Ventilazione alveolare (VA)= volume di aria fresca che


entra negli alveoli in un atto respiratorio o in un minuto.
VA < Vc a causa dello spazio morto.
VA= ventilazione
alveolare, parte di
ventilazione che
raggiunge gli alveoli e
partecipa agli scambi
respiratori
N.B.: lo spazio morto anatomico (Vm) è costituito
dalle vie di conduzione (naso, bocca, faringe,
laringe, trachea, bronchi e bronchioli) dove non
avvengono scambi gassosi.
Notare anche il ridotto volume di sangue capillare
(70ml) in rapporto alla grande superficie alveolare.
Vc = 500 ml

Vm
Vc = Vm + VA

VA VA

Flusso polmonare

A B A B
Spazio morto
alveolare
(flusso ematico
assente
o ridotto)
In realtà in un polmone non tutti gli alveoli hanno
un’omogeneità ventilazione / perfusione. Esiste
cioè una ventilazione “inutile” (spazio morto
alveolare). Pertanto si definisce spazio morto
fisiologico il seguente:

Spazio morto fisiologico =


spazio morto anatomico (Vm) + spazio
morto alveolare
VA minuto= VA x f VA è la ventilazione
alveolare per ogni atto respiratorio
f è la frequenza respiratoria e
vale circa 12 atti/minuto

VE minuto = Vc x f VE minuto è il volume totale di


gas espirato al minuto

Si può anche scrivere VA minuto = f x (Vc – Vm)


In un soggetto normale adulto la frequenza
ventilatoria è circa 12/15 atti al minuto. Con un
volume corrente di 500ml, vale:

Ventilazione
12 500
polmonare = atti/minuto
x ml/atto
totale
cioé

6000 ml/minuto
Togliendo lo spazio morto anatomico di circa
150ml abbiamo la ventilazione alveolare, cioè l’aria
che EFFETTIVAMENTE raggiunge gli alveoli in un
minuto.

Ventilazione 12 350
alveolare
= atti/minuto
x ml/atto

cioé

4200 ml/minuto
VC= 500 ml
Ventilazione totale = 6000-7000 ml/min

Spazio morto Frequenza respiratoria = 12-15 /minuto


anatomico= 150 ml

Ventilazione
Alveolare = 4200-5250 ml/min
Aria alveolare = (500-150) x 12 (15)
3000 ml

Flusso sanguigno =
5000 ml/min

Sangue nei capillari polmonari


= 70 ml
Volume Ventilazione Ventilazione VA
corrente x frequenza = al minuto - nello spazio =
(ml) (ml/min) morto (ml/min) (ml/min)

6000 6000
A 150 x 40 = - = 0
(150x40)

1800
B 500 x 12 = 6000 - = 4200
(150x12)

900
C 1000 x 6 = 6000 - = 5100
(150x6)

N.B.: quindi una respirazione più profonda (aumento di Vc, linea


C) fornisce una miglior ventilazione alveolare rispetto ad una
respirazione frequente e poco profonda (linea A)
Facciamo un breve richiamo sul circolo polmonare che
prende inizio dal tronco polmonare che fuoriesce dal
ventricolo dx e fa ritorno all’atrio sx attraverso le vene
polmonari.
La
La quantità
quantità di
di ossigeno
ossigeno presente
presente nei
nei capillari
capillari
post-alveolari
post-alveolari èè infatti
infatti determinata:
determinata:
Il rapporto ventilazione/perfusione (VA/Q)
 dalla
 dalla quota
quota di
di ossigeno
ossigeno che
che raggiunge
raggiunge
rappresenta il principale
gli alveoli determinante
nell’unità di tempo comedella
gli alveoli nell’unità di tempo come
concentrazione
conseguenza di ossigeno
degli atti nel sangue che
respiratori
conseguenza degli atti respiratori
escedalla
dallacircolazione polmonare
quantità di sangue per
che attraversa
 dalla quantità di sangue che attraversa
raggiungere i tessuti
nell’unità attraverso
di tempo i capillariil alveolari
circolo
nell’unità di tempo i capillari alveolari
sistemico.
per
per sottrarre
sottrarre
(Click) ossigeno
ossigeno agli
agli stessi
stessi
alveoli.
alveoli.
PPOO22 ee P CO22 alveolare
PCO alveolare in
in funzione
funzione
della
della ventilazione
ventilazione alveolare
alveolare
La ventilazione alveolare
condiziona fortemente il
contenuto di gas
all'interno dell'alveolo.
Aumentando la 100mmHg

ventilazione
(iperventilazione) 40mmHg
aumenta la quantità di O2
e si riduce la quantità di
CO2. In regime di
ipoventilazione la
situazione si inverte.
IlIl rapporto
rapporto
ventilazione/perfusione
ventilazione/perfusione (V
(VAA/Q)
/Q)
La ventilazione per poter essere efficace e
distribuire ossigeno nella maniera corretta deve
essere accoppiata ad un flusso sanguigno
opportuno ed adeguato. La modifica del flusso
ematico dipende QUASI ESCLUSIVAMENTE dalle
proprietà dei capillari e da fattori locali come i livelli
di O2 e CO2
Il rapporto
(15 x 350 = 5250 ml/min)
ottimale VA/Q 1
è un valore
mediato su tutto
il polmone

In queste condizioni, la PO2 e PCO2 alveolari valgono:


PO2 = 100 mmHg
PCO2 = 40 mmHg
PO2 = 100 mmHg
Quando VA/Q  1 :
PCO2 = 40 mmHg

Si possono verificare condizioni estreme in cui:


VA / Q = 0 oppure VA / Q =

8
ventilazione bloccata perfusione bloccata
Diagramma
Diagramma PPOO22 vs
vs PPCO
CO22

Situazione di VA nulla. PCO2= 45mmHg e


PO2= 40mmHg

Situazione ideale
con PCO2= 40mmHg
e PO2= 100mmHg

Situazione di Q assente. PCO2= 0mmHg e


PO2= 150mmHg
Dobbiamo tuttavia tenere presenti alcuni fatti:

• I capillari polmonari possono essere compressi


quando la pressione scende al di sotto di un
certo valore
• All’apice del polmone in un soggetto a riposo i
capillari sono facilmente chiusi per i bassi
valori di pressione idrostatica. Sotto sforzo,
quando la pressione aumenta, questi distretti
si aprono assicurando che l’intera gittata
cardiaca aumentata sia ben ossigenata
Differenze
Differenze regionali
regionali del
del rapporto
rapporto V/Q
V/Q

Il rapporto V/Q quindi non assume valori uniformi in


tutti i distretti del polmone. In particolare quando il
soggetto si trova in posizione ortostatica gli apici
polmonari presentano V/Q alti, mentre le basi del
polmone hanno V/Q bassi. La forza di gravità fa sì
che il peso del polmone renda la pressione
intrapleurica a livello delle basi meno negativa.
Questo causa a sua volta una riduzione del volume
degli alveoli a livello della base polmonare
In base a questo fatto si distinguono nel
polmone di un soggetto a riposo tre regioni
alveolari:
 Alveolo superiore: alveolo disteso, flusso
sanguigno minimo per bassa pressione
idrostatica (VA > Q)
 Alveolo intermedio: alveolo disteso e
capillari aperti (ideale VA/Q = 1)
 Alveolo inferiore: alveolo compresso dalla
gravità ed elevato flusso (VA < Q)
Per effetto della gravità:
all’apice la Ppl è  -8 mmHg, alla base Ppl
è  -2 mmHg; ne consegue che gli alveoli
sono più distesi all’apice che alla base
Differenze della geometria vascolare e delle pressioni
idrostatiche producono alterati rapporti ventilazione /
perfusione nelle differenti regioni del polmone

Ostruzione delle vie Mancanza di flusso e


aeree e quindi quindi perfusione
ventilazione assente assente
Esempi
Esempi di
di VVAA/Q
/Q << 11

La ventilazione non è sufficiente a ossigenare il


sangue che arriva ai polmoni
 nel blocco alveolare VA si
riduce
 nello “shunt” venoso
 nella parte bassa dei
polmoni i capillari sono
più dilatati. Q è maggiore
delle parti superiori.
V/Q bassi: il distretto polmonare interessato è
1. La bronchite cronica è una malattia
normalmente perfuso, ma ipoventilato o
dei polmoni molto comune e debilitante,
normalmente ventilato
dove vi è unaeproduzione
sovraperfuso. La presenza
eccessiva di
di V/Q bassi
2. L'asma muco
è unadelle ghiandole
fisiologicamente
malattia che viene espulso
propria
infiammatoria delle basi
cronica dall'organismo
delle vie aeree accompagnato
(bronchi) nella da
polmonari e si riscontra 3. Per in quadri
edema patologici
polmonare acutocome
(EPA)la
continua
quale giocano(1)un ruolo numerose tosse
bronchite cronica ,
si l’asma
intende(2)uneaumento
cellule, in particolare i mastociti, gli
l’edema polmonare
dei liquidi nello(3).
La condizione spazio extravascolare (interstizio e
eosinofili eestrema
i linfociti T.nella quale V/Q=0
Nei soggetti è definita
alveoli) a livello del parenchima
shunt predisposti
e corrisponde questa infiammazione
alla presenza di una completa
polmonare.
provoca episodi ricorrenti di respiro
ostruzione di un alveolo o di una via aerea serviti da
sibilante, difficoltà respiratoria, senso di
un determinato
costrizionedistretto
toracica vascolare.
e tosse
Esempi
Esempi di
di VVAA/Q
/Q >> 11

La ventilazione eccede il flusso sanguigno


polmonare.
 nella parte alta dei polmoni i capillari sono
collassati: Q è minore rispetto alle parti
inferiori.
 nell’enfisema polmonare l’area di scambio
è ridotta. VA è molto grande
L’embolia polmonare (EP) o meglio,
V/Q alti: il distretto polmonare interessato è
la tromboembolia polmonare (TEP),
adeguatamente
è una condizioneventilato, ma alla
clinica legata ipoperfuso o
normalmente
migrazione di perfuso, ma iperventilato.
materiale trombotico o A livello
meno
globale dalla circolazione
l’ipossiemia venosa
può svilupparsi poiché una
sistemica all’albero L'enfisema
vascolare è una patologia che
quantità insufficiente di sangue
interessa
polmonare, con ostruzione
sio rifornisce
i polmoni,
parziale
di da:
caratterizzata
dilatazione degli spazi aerei a valle dei
ossigeno
totale della circolazioneaiarteriosa
da distribuire tessuti. Questa
bronchioli terminali;
condizione èpolmonare.
fisiologicamente
distruzione propria degli
delle loro apici
pareti;
assenza di evidente fibrosi.
polmonari e si riscontra in quadri patologici come l’
embolia polmonare ed enfisema.
0 ∞
VA / Q
VA / Q = 1

Q
VA / Q = 0

Q
?
VA / Q = ∞

Q
Composizione Arteriole Arteriole
Bronchioli
del gas polmonari sistemiche

Aumento PCO2 DILATAZIONE (Costrizione) DILATAZIONE


L’organismo tenta di accoppiare ventilazione e
perfusione regolando il diametro di bronchioli e
Diminuzione
arteriole COSTRIZIONE
PCO2 attraverso (Dilatazione)
i fattori che compaionoCOSTRIZIONE
nella
tabella
Aumento PO2 (Costrizione) DILATAZIONE COSTRIZIONE

Diminuzione
PO2 (Dilatazione) COSTRIZIONE DILATAZIONE
COSTRIZIONE
ARTERIOLARE
SITUAZIONE NORMALE
NELL’ALVEOLO DI DX
Come si può misurare la ventilazione alveolare (V A)?
È possibile misurare il volume di CO2 espirato (VECO2).
Siccome non c’è scambio gassoso nelle vie di
conduzione e l’aria inspirata non dovrebbe
virtualmente contenere CO2, si assume che tutta la
CO2 provenga dal gas alveolare.
Quindi la quantità di CO2 escreta dai polmoni equivale a:
VECO2= VA x FACO2
Questa equazione è nota come equazione della
ventilazione alveolare.
Poiché PACO2 = FACO2 x pressione alveolare totale, possiamo
riscrivere l’equazione vista come:
VECO2= VA x PACO2 x K
dove K tiene conto della trasformazione di FACO2 a PACO2
(1/K= 0.863). Si ha:
VECO2 = VA x PACO2 / 0.863
da cui si ottiene:

VECO 2
VA   0.863
PACO 2
Siccome PACO2 è in equilibrio con il valore di
pressione parziale del sangue arterioso possiamo
usare questo valore (PaCO2)

VA= VECO2 x 0.863 / PaCO2

cioè
VECO 2
PaCO 2   0.863
VA
http://www.cellphys.ubc.ca/undergrad_files/Ventilation.pdf
Questa è una delle relazioni più importanti della fisiologia
respiratoria perché pone risalto sulla relazione inversa fra VA
e PaCO2.

Nel processo di ventilazione vedremo che il fattore


sottoposto a rigido controllo è proprio
PaCO2 = 40mmHg.

Se VA aumenta (iperventilazione), PaCO2 diminuisce


Se VA diminuisce (ipoventilazione), PaCO2 aumenta
Quanto ossigeno arriva agli alveoli? Qual è il valore
normale? Per rispondere a questa domanda ci viene
in aiuto l’equazione del gas alveolare che mette in
relazione la PAO2 (pressione alveolare di ossigeno)
con tre variabili: FIO2, PACO2 e quoziente respiratorio
(R).

PIO2= pressione parziale di O2 inspirato


FIO2= concentrazione relativa di O2 nell’aria inspirata
R = rapporto di scambio respiratorio (VCO2 / VO2)
PA CO2
PA O2  PIO2 
R
PA CO2
 FIO2 (Patm  PH 2O ) 
R

40mmHg
PAO 2  0.21  760mmHg  45mmHg    100mmHg
0.8
Quindi l’equazione del gas alveolare è
essenziale per calcolare la pressione
alveolare di ossigeno e valutare la pressione
parziale arteriosa di ossigeno e stabilire così
se i polmoni stanno trasferendo ossigeno in
maniera corretta al sangue.

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