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MB 1016

TEOLOGIA
SISTEMATICA
DELLA MISSIONE
INTRODUZIONE GENERALE
 0-1- Chiarimento concetti : missioni,
evangelizzazione , missione.
 0-2- La teologia della (per la) missione :
teologia, missione.
 0-3- Il carattere sistematico e sistemico della
teologia della missione.
0-1-CHIARIMENTO CONCETTI

 - MISSIONE
 - MISSIONI
 - EVANGELIZZAZIONE
MISSIONE: senso generico

 Etimologia : deriva dal participio passato del verbo latino


mittere e esprime fondamentalmente una duplice realtà : “1)
l’invio di una o più persone verso un determinato luogo o
ambiente e per un determinato scopo, da parte di un’altra
persona, la quale detiene l’autorità; 2) un determinato compito
che il mandante affida all’inviato.”(A.Wolanin, “Missione”, in
Dizionario di missiologia, EDB, Bologna 1993, p. 367)
 Termine generico e neutro, la missione può essere diplomatica,
militare, ecc. In ogni caso, una qualsiasi missione comporta un
mandante, un’inviato, dei destinatari, un contenuto, un luogo
(dove), una modalità (come), una finalità (scopo).
MISSIONE: Antico Testamento
 Nel constesto vetero-testamentario, missione si
riferisce “a un’elezione e un invio di alcuni
personaggi da parte del Signore, JHVH, verso gli
uomini, con un messaggio da trasmettere o un’altra
attività da svolgere. Il destinatario di questo
messaggio è generalmente il popolo di Dio, e al suo
interno alcune persone o categorie di persone. A volte
l’invitato va oltre i confini del popolo di Dio,per
portare il messaggio alle ‘nazioni’ o a singole persone.
Questi confini non sono necessariamente geografici,
ma possono essere semplicemente di carattere
religioso o socio-culturale.” (Wolanin, op.cit. 367).
Missione : A. T.
 Esempi :
 “E’ il Dio dei vostri padri che mi ha mandato
da voi” (Es 3,13)
 “Chi manderò, e chi andrà per noi? Io risposì :
eccomi, manda me” (Is 6,8)
 “Ovunque ti manderò tu dovrai andare, quanto
ti ordinerò tu dovrai annunciare” (Ger 1,7)
 “Ed a essi che ti mando, perché tu dica loro :
così ha detto il Signore vostro Dio” (Ez 2, 4).
Missione : Nuovo Testamento
 Nell’ambito neo-testamentario, il concetto di
missione, apostello e pempo (tra l’altro) sono i
verbi più frequenti usati per esprimere l’idea di
missione. Mentre il primo mette l’accento
sull’inviato, messaggero autorizzato, e la sua
presenza in mezzo agli uomini [....il secondo] si
riferisce prevalentemente alla persona che invia
(cf. Gv 20, 21)”. (Wolanin, Op. Cit., 368)
Missione : N.T.
 Matteo, ad esempio, parla di salvare ciò che era
perduto (Mt 18,11), di essere sale della terra e luce
del mondo (Mt 5,13.14), di ammaestrare le nazioni
(Mt 28,19) ma mai di fare proseliti.
 Luca negli Atti, parla di diaconía e apostolé (At
1,25), di diaconía della Parola (At 6,4), di
predicazione della Parola e di evangelizzazione (At
8,25), di portare il nome di Gesù (At 9,15) e di
kerusséin (At 9,20).
Missione : N. T.
 Paolo, che rivendica anche per sé il termine di
apostolo (1Cor 15,9), parla di proclamare la buona
novella (Rm 10,15), di servire il vangelo (Fil 2,22 e
si presenta come ministro di Cristo (Rm 15,16),
come araldo e apostolo, maestro delle genti nella fede
e nella verità (1Tm 2,7).
 Giovanni insiste sul proclamare colui che era fin
dal principio, colui che noi abbiamo udito, colui che
abbiamo veduto con i nostri occhi, colui che
contemplammo e le nostre mani toccarono, cioè il
Verbo della vita (1Gv 1,1).
Missione : N. T.
 Un particolare rilievo meritano i termini apostolo,
apostolato : per esprimere la loro ampia coscienza
missionaria, le chiese apostoliche ricorrono alle
categorie apostolo, apostolato. All’inizio non vi é
identità tra i “dodici” e gli “apostoli”, tanto che
Paolo può rivendicare anche per sé questo titolo
(1Cor 15,9). Il termine apostolo comprende una
particolare chiamata di Dio (At 9,15; 13,2-3; Gal
1,15) ed una esperienza di Gesù Cristo (At 9,3-5;
Gal 1,16), messe però al servizio dell’edificazione
della Chiesa (2Cor 12,19)
Missione : N. T.
 Luca poi, “identificando i dodici con gli apostoli (At
1,16-25), opera in modo da far sì che l’esperienza di
Cristo non sia tanto una esperienza mistica (2Cor
5,16) quanto l’esperienza del Gesù storico, andando
così incontro alle esigenze di una comunità sempre
più attenta a quelle nascenti eresie che dividevano il
Cristo (1Gv2,22; 2Gv 7). Una volta che il termine
apostolo sarà ristretto ai dodici, anche il termine
apostolato – usato in senso rigoroso – indicherà la
funzione propria dei dodici in una chiesa apostolica.”
(cfr. G. Colzani, Teologia sistematica della missione,
Corso 2009-2010, p.5)
Missione : N.T.
 “Così nel Nuovo Testamento il concetto di
‘missione’ si riferisce prima di tutto all’invio
‘autorizzato’ di Gesù stesso, per ‘fare la volontà
di colui che l’ha mandato e portare a
compimento la sua opera (Gv 4, 34), poi l’invio
dei Dodici e di altri discepoli, per essere
testimoni di Cristo e annunciziare il suo
Evangelo fino ai confini della terra”.
(A.Wolanin, Op.Cit., p. 368)
MISSIONI
 Secondo G. Colzani, sarà solo nell’epoca moderna
che il termine missioni troverà la sua reale origine,
probabilmente nel ambito gesuita : Ignazio di Loyola
- attorno al 1540 - parla di un voto de las misiones
che spiega come la disponibilità dei suoi membri ad
accettare qualsiasi destinazione e compito o misión in
qualsiasi luogo o territorio o división. “Missione”
indicava così l’invio per l’esercizio di un ministero
stabilito dall’autorità. Più tardi il suo significato
sembra restringersi a spedizioni in luoghi diversi da
quella di abituale residenza
Missioni ( uso gesuita)
 Così J. De Acosta (1587), intende per missioni quelle
escursioni e peregrinazioni che in tutte le città
sostengono la causa del verbo divino. In qualche modo si
tratta di disseminare la parola di salvezza viaggiando in
mezzo a loro. In questo senso il termine missioni
designerà tanto le predicazioni straordinarie
richieste da Francesco di Sales per la conversione dei
calvinisti nell’Alta Savoia quanto le iniziative
straordinarie - missioni parrocchiali - volute da S.
Vincenzo de’ Paoli per il rinnovamento di
popolazioni cattoliche abbandonate dal punto di
vista religioso.
Missioni (uso carmelitano)
 Questa concezione delle missioni come predicazione
itinerante si adattava in modo particolare al primo
annuncio del vangelo in paesi non cristiani. Il termine esce
così dall’ambito dei gesuiti e si diffonde velocemente; in
pratica già negli ultimi due decenni del 1500 il termine
risulta di uso abbastanza tranquillo. Furono poì i
carmelitani a diffondere il termine, fino al punto che
missioni equivarrà a missioni estere. Tra i carmelitani
vanno ricordati soprattutto il p. Giovanni di Gesù-Maria e
il p. Tommaso di Gesù, autore dello Stimulus missionum
(1610) e del De procuranda salute omnium gentium (1613)
che diffonderà il termine fuori dall’ambito carmelitano.
Missioni (uso pontificio)
 L’uso ecclesiale del termine : nel 1599
Clemente VIII aveva istituito una
Commissione di nove cardinali incaricati di
riprendere i temi della missione e della
conversione degli eretici; essa prenderà il nome
di Congregatio de fide propaganda che, una volta
sciolta, sarà sostituita da un Segretariato
generale delle missioni che avrà il compito di
preparare la creazione della Congregazione de
Propaganda Fide, fondata nel 1622.
Missioni (uso pontificio)
 In queste iniziative non solo i carmelitani sono presenti ma é
carmelitano il Superintendens missionum o segretario generale
per incarico del quale Giovanni di Gesù-Maria scrive i suoi
lavori. Ben presto, la terminologia appare anche nel
linguaggio pontificio: Paolo V utilizza il termine nella bolla
di erezione della Congregazione di S. Paolo apostolo per le
missioni del 22.07.1608. La stessa Congregazione De
Propaganda Fide, sorta nel 1622, utilizzerà il temine missioni
in questo amplissimo significato, comprensivo della
conversione di eretici e della pastorale straordinaria presso i
cattolici; solo a poco a poco il suo primo segretario F. Ingoli
giungerà a chiarire che le missioni riguardano la conversione
dei non credenti e non altro.
Missioni (conclusione)
G. Colzani afferma che l’origine del termine missioni
rimane fondamentale per la sua comprensione.
Nonostante si parli di missioni nella teologia trinitaria,
esse non hanno avuto nessuna influenza sul significato
del nostro termine che si muove nel quadro del
’500/’600, un quadro fortemente segnato dal
colonialismo. Questo spiega la riluttanza di alcuni a
mantenere questo termine ed il tentativo di altri di
sostituirlo con evangelizzazione, cooperazione tra le Chiese
o altro. Il passaggio dalle missioni alla missione sarà
l’indice di una autentica rivoluzione mentale, di un
radicale ripensamento di tutta la tematica.
EVANGELIZZAZIONE
Dal punto di vista etimologico, evangelizzazione
è un sostantivo del verbo greco euangelizein che
esprime l’annuncio, la proclamzione di un lieto
messaggio, di una buona novella/notizia.
Evangelizzazione
 È un termine polisemico e plurivalente, un concetto
chiave della missiologia, “Da una parte può
significare il primo annuncio dell’Evangelo in un
ambiente non ancora cristiano, dall’altra designa
anche tutto il compito che la Chiesa svolge davanti al
mondo”. (G. Nunnenmacher, “Evangelizzazione”, in
Dizionario di missiologia, EDB, Bologna 1993, p.245)
Nella sua larga accezione, è sinonimo di missione
(cfr. Participio passato del verbo latino mittere =
mandare) e apostolato (Cfr. Proveniente dal verbo
greco apostellein = mandare, inviare. Saliah in
ebraico).
Evangelizzazione
 Ma ci sono delle sfumature tra questi termini.
In effetti, “Mentre apostellein sembra
sottolinerare l’atto d’invio del mandato nel
nome del mandante, euangelizein appare tutto
centrato sul contenuto del messaggio da
annunciare, cioè la Buona Novella”. (G.
Nunnenmacher, Op.Cit., p. 246). Mittere si
focalizza più sulla comunicazione e la
trasmissione del messaggio, indicando il
percorso (partenza-mittente e arrivo-destinatari
del messaggero-attore).
Evangelizzazione
 Passaggio da un’uso indifferente a quello
specificamente missionario : “Evangelizzazione
come moderno termine tecnico si stabilisce
saldamente soltanto nel secolo scorso in certi
ambienti teologici-missionari del mondo protestante
anglofono, per poì trovare la sua piena fioritura nel
secolo presente anche nella missiologia cattolica fino
a diventare linguaggio corrente del Magistero
ecclesiale, sostituendo parzialmente addirittura
l’altro concetto già in vigore da qualche tempo, cioè
quello di apostolato.” G. Nunnenmacher, Op. Cit.,p.
247
Evangelizzazione
 L’evangelizzazione si presenta come una “realtà ricca,
complessa e dinamica” (EN 17). A seconda delle situazioni
concrete, l’Enciclica Redemptoris Missio (nn.33 o 34) di
Giovanni Paolo II (1990) distingue tre ambiti in cui
l’evangelizzazione risveste diverse forme : primo caso è la
prima evangelizzazione, cioè l’attività missionaria ad extra,
ad gentes, kerigmatica rivolta a constesti e popoli non-
cristiane; secondo luogo è l’attività missionaria continua ad
intra, ad populum, indirizzata ad ambiti cristiani (cura
pastorale) per accompagnare i fedeli. Terzo posto è l’attività
evangelizzatrice centrata sui battezzati che hanno perso o
abbandonato parzialmente o totalmente la Chiesa, la fede e le
sue esigenze ( ri-evangelizzazione, nuova evangelizzazione).
Evangelizzazione
 Conclusione: “Evangelizzazione” e “apostolato”
rappresentano il sottofondo biblico-storico-teologico per
l’idea attuale della “missione”. Il missionario (mittere) è
mandato (apostellein) ad annunciare il Vangelo
(euangelizein). Apostolato, evangelizzazione e missione
sono sinomini con qualche sfumatura e differenza
secondaria e tre lati della stessa medaglia che è la Missio
Dei. Sicché si sente parlare della “evangelizzazione
missionaria” o della “missione evangelizzatrice”,
missione di evangelizzazione. San Paolo lo disce
chiaramente : è apostolo ( Gal 1, 1) mandato dal Signore
in missione di evangelizzazione al mondo pagano.
0-2- TEOLOGIA DELLA/PER LA
MISSIONE : SIGNIFICATO E RILEVANZA

 Premessa : “Anni fa, il mondo missionario diffidava


della teologia e delle sue provocazioni, oggi è piuttosto
la teologia ad essere reticente di fronte alle domande
che salgono dal fronte della missione.” (G. Colzani,
« Per una nuova coscienza di missione », in Ad Gentes
1(1997) 2, p.132). Non dovrebbe essere così : occorre
complementarietà, apertura vicendevole, ecc. La prassi
della missione deve aiutare l’elaborazione di una teoria
della missione e questi ha bisogno di motivazioni e
fondamenti teologici. L’agire e il pensare missionario
vanno insieme e aiutano l’essere missionario.
TEOLOGIA MISSIONE

 La prassi missionaria può generare una


teologia (della, ex) della missione (o
dell’evangelizzazione : quindì una teologia a
posteriori, sorta dalle attività missionarie, frutto,
risultato dell’agire missionario (dalla prassi alla
teoria).Una teologia (per) in prospettiva
missionaria, a priori, cioè che orienta, illumina,
accompagna, definisce la missione...(dalla
teoria alla prassi).
TEOLOGIA MISSIONE
 La teologia della missione o missiologia è una
disciplina teologica recente. La prima cattedra
di missiologia sorse in ambito protestante e fu
istituita nella Facoltà di teologia di Halle nel
1896 e, fino al 1909, ebbe come titolare G.
Warneck. In campo cattolico il primo docente
di missiologia sarà J. Schmidlin; incaricato di
questa materia nel 1910 a Münster, ne diventa
professore ordinario nel 1914. Diverse fasi di
sviluppo della teologia della missione
TEOLOGIA MISSIONE
 Prima fase, la formazione e la prassi del missionario
al centro della teologia della missione. Scopo :
“fiancheggiare e sostenere adeguatamente lo sforzo
missionario; di fatto si traduceva in un insieme
pluridisciplinare a servizio del missionario che
accumulava nozioni di geografia e di statistica, di
storia e di religione comparata e, addirittura, di
economia e di medicina. Ovviamente vi erano anche
motivazioni dottrinali ma forse, più che di teoria
della missione, era il caso di parlare di teoria al
servizio della prassi del missionario”. (G. Colzani,
Corso PUU 2009-2010, p.8)
TEOLOGIA MISSIONE
 La plantatio ecclesiae o missione ecclesiocentrica :
si passa presto della missione come spazio del
missionario alla missiologia come riflessione
sulla prassi missionaria della Chiesa. Il
superamento era prezioso perché passava dalla
soggettività all’ecclesialità della missione,
investendo così in pieno l’ecclesiologia: secondo
K. Rhaner (Handbuch 1966), la missiologia
diventava la scienza dell’autocompimento
missionario della Chiesa.
TEOLOGIA MISSIONE
 Non bastava; pensata come azione della Chiesa
verso coloro che non ci sono, la missiologia finiva
per configurarsi non come una riflessione teorica
sulla Chiesa e sulla sua qualità evangelica ma
come una giustificazione dello sforzo della
Chiesa di riprodurre se stessa ad altre latitudini.
 Costruita attorno alla plantatio ecclesiae, la
missione assumeva la forma concreta e storica
della Chiesa senza ripensarla; da qui l’accusa
rivolta a questa teoria di una concezione
espansiva, di un modello ecclesiocentrico.
TEOLOGIA MISSIONE
 Regnocentrismo o la missione come Regno di
Dio (shalom) : altri ancora hanno ritenuto che il
punto centrale della missiologia non fosse né la
prassi del missionario né quella della Chiesa;
occorreva piuttosto guardare al Regno di Dio
ed al servizio che la Chiesa gli deve nella storia.
TEOLOGIA MISSIONE
 Il rifiuto di ogni separazione tra natura e grazia ed il
riferimento a teologie della storia come luogo del
regno e dello Spirito permettevano al protestante
Hoekendijk ed al cattolico Rütti di parlare della
missione come forma radicale e originaria di
rapporto con il mondo. Sarebbe il mondo, sarebbe la
storia a fissare l’ordine del giorno della missione
mentre la Chiesa avrebbe il ruolo di cogliere,
indicare a tutti e servire la presenza storica del
regno. Come il Battista, essa dovrebbe saper indicare
la presenza anonima di Gesù e mettersi al suo
servizio.
TEOLOGIA MISSIONE
 Conclusione : G. Colzani ci aiuta a riassumere il nostro
discorso quando afferma : “La missione come espressione
della trasversalità della fede é una dimensione di tutta la
teologia, una dimensione propria del teologare, non [solo]
una disciplina teologica. Io intendo qui per teologia della
missione una riflessione teologica su quel rapporto tra
regno e storia così come esso si dà nella realtà riconciliata
di una Chiesa che, mentre custodisce il principio della
novità ultima, lo serve con tutta la sua vita.” (G. Colzani,
Corso PUU 2009-2010). Questa teologia a come
fondamento le scritture (Regno di Dio) e la storia del nostro
tempo (realtà socio-antropologiche). La ragione ultima di
questa attenzione é nel carattere incarnato della fede.
TEOLOGIA MISSIONE
 “Con la fede anche la missione deve stare in ascolto
del mondo. Il sì di Cristo al mondo significa un
interesse della Chiesa per ciò che succede in questo
mondo ed una certa continuità tra il vangelo del
Regno e le aspirazioni alla pace ed alla giustizia di
questo mondo; la Chiesa non può chiudere gli occhi
di fronte a quanto succede e la sua esperienza della
fede e della salvezza non può che essere politica in
tutto e per tutto.” (G. Colzani, Op.Cit., 10). A mio
parere, in gioco sta qui una visione sistematica e
sistemica della teologia della missione.
0-3- CARATTERE SISTEMATICO E SISTEMICO
DELLA TEOLOGIA DELLA MISSIONE

 “ La coscienza delle nuove sfide a cui la


missione deve far fronte - dalla globalizzazione
della storia mondiale alla promozione della
dignità di tutti, dalle sfide dell’inculturazione al
dialogo intereligioso e al rapporto con le chiese
particolari – non può accontentenarsi di
aggiustamenti marginali ma deve investire il
fondamento e il senso stesso della missione.
Abbiamo bisogno di una nuova coscienza di
missione.” (G. Colzani, “Per una nuova
coscienza di missione.”, p.131).
TEOLOGIA SISTEMATICA
 Sistematico : scientificamente elaborato (ha i
suoi principi teologici ed epistemologici),
logico, riflesso, critico, organico (ha il carattere
di un sistema).
 Sistemico : che si riferisce a un sistema nella
sua totalità, complessità, multidimensionalità,
varie ramificazioni. Non solo
multidisciplinarietà, ma interdisciplinarietà.
TEOLOGIA SITEMATICA
 La complessità della teologia della missione e la
perplessità che suscitano i suoi problemi, ed
interrogativi spingono ogni studioso della missione
sulla via di una permanente ricerca delle vie
dell’essere e dell’agire missionario, appoggiandosi
sempre sulla sacra scrittura, la tradizione dinamica
della Chiesa e i mutamenti continui della storia
umana.
 Perciò le vie e sfide della missione che vedremo nella
terza parte del corso ci aiuterano a capire meglio la
dimensione sistematica e sistemica della teologia
della missione.

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