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PSICOLOGIA DEI

GRUPPI SOCIALI
Prof.ssa Zira Hichy

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Programma
◦ Taylor D. M., & Moghaddam F. M. (2001). Teorie dei rapporti intergruppi. Padova: Imprimitur
(Capitoli 3 e 4, 78 pagine).
◦ Turner, J. C., Hogg, M. A., Oakes, P. J., Reicher, S. D., & Wheterell, M. S. (1999). Riscoprire il gruppo
sociale. Bologna: Patron (Capitoli 2, 3, 4, 5, 7, 144 pagine).
◦ Voci, A., & Pagotto, L. (2018). Il pregiudizio - Che cosa è, come si riduce. Bari: Laterza (Capitoli 1, 3
e 4, 115 pagine).
◦ Carnaghi, A., & Arcuri, L. (2007). Parole e categorie. Milano: Raffaello Cortina Editore (Capitoli 1, 2, 3
e 5, 125 pagine).

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TEORIE DEI
RAPPORTI
INTEGRUPPI
Taylor D. M., & Moghaddam F. M.

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LA TEORIA DEL CONFLITTO REALISTICO
La teoria del conflitto realistico (Sherif, 1966) è una teoria economica del comportamento
intergruppi, basata su tre principi:
◦ Le persone sono egoiste e cercano di massimizzare le proprie ricompense
◦ Il conflitto è una conseguenza di obiettivi incompatibili tra i gruppi
◦ Gli aspetti psicosociali del comportamento intergruppi dipendono dalla
compatibilità/incompatibilità degli interessi di gruppo
Secondo Sherif il conflitto tra i gruppi dipende dalla competizione per scarse risorse che
conduce a distorsioni sistematiche negli atteggiamenti e nella percezione.

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Gli studi di Sherif nei campi estivi
Per verificare la sua teoria Sherif condusse tre studi ambientati all’interno di campi estivi.
I partecipanti alla ricerca erano tutti ragazzi bianchi, di 11 o 12 anni, di classe media, sani, ben adattati,
provenienti da famiglie stabili, psicologicamente equilibrati. I ragazzi, inoltre, non si conoscevano prima di
arrivare al campo.

Gli studi di Sherif comprendevano tre/quattro fasi:


◦ scelte spontanee di amicizia interpersonale (solo nei primi due esperimenti)
◦ formazione del gruppo
◦ competizione intergruppi
◦ riduzione del conflitto.

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Scelte spontanee di amicizia interpersonale
Questa fase è presente solo nei primi due esperimenti, ed ha la funzione di eliminare l’attrazione
interpersonale come fattore esplicativo, serve, cioè per diminuire la possibilità che i risultati della ricerca
dipendano dagli effetti dell’attrazione interpersonale.

Durante questa fase i ragazzi erano alloggiati insieme ed erano liberi di interagire e lavorare con chi preferivano.
Una volta stabilizzate le relazioni, è stata fatta una valutazione dell’attrazione interpersonale.
I ragazzi sono, quindi, stati divisi in due capanne e circa i due terzi dei migliori amici di ogni ragazzo è stato
messo nell’altra capanna.
Da questo punto in poi i ragazzi interagivano solo con i membri del proprio gruppo.

Il terzo esperimento iniziava con la fase di formazione del gruppo, i ragazzi, quindi, non si incontravano mai
prima.

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Formazione del gruppo
Lo scopo principale di questa fase era assegnare un certo numero di compiti al gruppo (ad es., cucinare,
campeggiare), che comprendevano un lavoro di squadra da parte dei ragazzi di ciascun gruppo, senza avere a
che fare con l’altro gruppo.

Nei primi due esperimenti, già in questa fase vi furono alcuni confronti spontanei tra i gruppi, in cui si favoriva
il proprio gruppo.
Il favoritismo per il proprio gruppo si verificava, quindi, prima dell’inizio della fase di conflitto.

Nel terzo esperimento, invece, i ragazzi non erano a conoscenza della presenza dell’altro gruppo, ma appena
seppero della sua presenza decisero spontaneamente di sfidarlo in una competizione sportiva. La semplice
presenza dell’altro gruppo, quindi, suscitava sentimenti competitivi.

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Competizione intergruppi
In questa fase i due gruppi prendevano parte ad una serie di competizioni (ad es., lancio dei fagioli), in ognuna
delle quali il gruppo vincente riceveva un premio, mentre il gruppo che perdeva non riceveva nulla.
In questo modo si creava un oggettivo conflitto di interessi tra i due gruppi.
I due gruppi si trovavano in una situazione di interdipendenza negativa, una situazione, cioè, in cui ogni
gruppo guadagna quello che perde l’atro gruppo.

In questa fase Sherif notò che:


◦ la presenza dell’outgroup aveva aumentato la solidarietà all’interno dell’ingroup,
◦ gli atteggiamenti nei confronti dell’outgroup erano diventati negativi, mentre quelli nei confronti dell’ingroup
erano diventati più positivi,
◦ il leader all’interno dei gruppi era cambiato, nel senso che diventavano leader i bambini più bellicosi e
aggressivi,
◦ gli eventi erano sistematicamente percepiti in maniera da favorire l’ingroup.

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Riduzione del conflitto
L’obiettivo di questa fase era introdurre degli scopi sovraordinati (ad es., rottura dell’autocarro delle provviste)
per trasformare le relazioni ostili in relazioni cooperative. Uno scopo sovraordinato è uno scopo che ha un forte
richiamo per ogni gruppo, ma che nessun gruppo può raggiungere senza la partecipazione dell’altro.

L’introduzione di vari obiettivi sovraordinati portò a rendere le relazioni tra i due gruppi più amichevoli.

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I risultati di questi esperimenti dimostrano l’insufficienza delle teorie che spiegano il conflitto tra gruppi in
termini di fattori di personalità (ad es., Teoria della personalità autoritaria).
Infatti, in questi esperimenti si vede come dei bambini “normali” modificarono sistematicamente il proprio
comportamento adeguandosi alla relazione intergruppi.
Inoltre, i cambiamenti avvenuti nei ragazzi erano stati troppo veloci per poter essere attribuiti a caratteristiche di
personalità.

Secondo Sherif, quindi, la discriminazione e il pregiudizio tra i gruppi dipendo dall’incompatibilità dei loro
obiettivi materiali.

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Ricerca sui giochi
La ricerca sui giochi parte dall’assunto che l’essere umano sia razionale e motivato a massimizzare il proprio
guadagno personale.
In base a questa teoria i conflitti nascono quando si considerano più importanti gli interessi incompatibili rispetto
a quelli compatibili.

I giochi possono essere a:


◦ Somma zero
◦ Somma non zero
◦ Carattere misto
Inoltre la maggior parte dei giochi prevede una migliore soluzione razionale (saddle point, minimax)

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Il dilemma del prigioniero
Questo è un gioco a somma non zero e con saddle point, in cui sono presenti due complici in attesa di giudizio,
ognuno dei quali deve scegliere se tacere o parlare.
◦ Se uno parla e l’altro tace, chi parla viene messo in libertà e chi tace riceve una condanna pesante.
◦ Se entrambi parlano, entrambi ricevono una condanna pesante.
◦ Se entrambi tacciono, entrambi ricevono una condanna lieve.
Ogni prigioniero deve fare una scelta senza comunicare con l’altro.

Ripetendo più volte il gioco, si può capire se gli individui sono motivati dall’interesse a breve o a lungo termine.

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Ripetendo più volte il gioco, si può capire se gli individui sono motivati dall’interesse a breve o a lungo termine.

Persona A
Tacere Parlare
Cooperare Competere
Tacere +5/+5 +8/-1
Cooperare
Persona B
Parlare -1/+8 +2/+2
Competere

Si è visto che le scelte cooperative aumentano se si evocano situazioni legate a correttezza e giustizia
(interazione interpersonale, trattative internazionali).

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Trucking game
Questo è un gioco sulle differenze di potere, in cui sono presenti due camionisti dipendenti di due compagnie di
trasporto. Essi ricevono una somma fissa (ad es., 100) per trasportare la merce, diminuita dei costi di operazione
(costo fisso per unità di tempo).
Sarebbe più utile per entrambi prendere il percorso breve,
ma questo ha un’unica corsia, per cui i giocatori devono
venire ad un accordo per usarla a turno.

Se a uno dei due giocatori viene dato il potere di


controllare l’ingresso alla via breve, entrambi impiegano
più tempo a trasportare la merce, rispetto al quando
hanno lo stesso potere.

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Rassegna critica
◦ Definizione di conflitto troppo ampia
◦ Assunzione che tutti i conflitti siano negativi
◦ Scarsa attenzione ai gruppi di minoranza
◦ Soggetti di solito sono studenti universitari
◦ I gruppi erano chiusi (ovvero non era possibile l’abbandono come nei gruppi aperti)
◦ Scarsa attenzione alle differenze di potere tra i gruppi
◦ Scarsa attenzione ai rimedi psicologici

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LA TEORIA DELL’IDENTITÀ SOCIALE
L’identità personale fa riferimento ad una definizione di sé come individuo unico, a seguito di confronti intrapersonali o
intragruppo (io e me opposto a te).
Tajfel definisce l’identità sociale come “quella parte del concetto di sé di un individuo che deriva dalla
consapevolezza di appartenere ad un gruppo (o gruppi) sociale unita al valore e al significato emotivo attribuito
a tale appartenenza”.

Dato che gli individui preferiscono avere un’immagine di sé positiva, piuttosto che negativa, e dato che una
parte dell’immagine dell’individuo proviene dall’appartenenza di gruppo, ne deriva che egli individui
preferiscono appartenere a gruppi valutati positivamente.

Per giudicare il valore del proprio gruppo lo si confronta con altri gruppi. L’esito di questi confronti è importante
poiché influenza direttamente l’autostima delle persone. Per questo motivo si tende a distorcere il confronto, nel
tentativo di creare una specificità o distintività positiva per il proprio gruppo, ovvero nel tentativo di
differenziare positivamente il proprio gruppo dall’altro.

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La categorizzazione di stimoli non sociali
L’esperimento di Tajfel e Wilkes (1963)

Ipotesi. Si ipotizza che ci sia una tendenza ad accentuare le differenze tra gli elementi inclusi in due categorie e
le somiglianze entro la stessa categoria.

Partecipanti. 61 studenti universitari inglesi. Ese m p io


Il materiale sperimentale. Otto linee di diversa lunghezza. La più corta era lunga
cm 16.2, la più lunga cm 22.8. Ogni linea della serie era più lunga di quella che
la precedeva del 5% di questa ultima. Ogni linea era disegnata sulla diagonale di
un cartone rettangolare bianco.

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Procedura
I partecipanti erano esaminati individualmente. Seduti di fronte allo stimolo dovevano giudicare la lunghezza
della linea in cm. La serie di otto stimoli era presentata in successione sei volte. Ogni partecipante esprime
quindi 48 valutazioni. I partecipanti non sapevano quanti stimoli diversi stavano valutando.

Nell’esperimento vi erano tre condizioni di classificazione: C, R, U.


◦ La condizione C è una condizione di classificazione sistematica degli stimoli. In essa, in ognuna delle sei
presentazioni, le linee più corte, 1-4, avevano soprascritta la A, le linee più lunghe, 5-8, avevano soprascritta la
B. In questa condizione vi è correlazione perfetta tra la classificazione e la lunghezza delle linee. Infatti, la
classe A comprende le quattro linee più corte e la classe B le quattro linee più lunghe.
◦ La condizione R è una condizione di classificazione casuale. In essa, ognuna delle otto linee era presentata
tre volte con soprascritta la A, tre volte con soprascritta la B. In questa condizione non vi è correlazione tra la
classificazione e la lunghezza delle linee. Infatti, la classe A comprende sia le linee corte sia le linee lunghe e
altrettanto vale per la classe B. Le otto linee sono presenti tutte e con la stessa frequenza sia in A sia in B.
◦ La condizione U è una condizione di non classificazione; in essa, infatti, le otto linee erano presentate senza
la A o la B soprascritta.
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Ese m p io

A B

19
Per abituare i partecipanti agli stimoli, si usavano due modalità di presentazione: successiva e simultanea.
◦ Nella familiarizzazione di tipo successivo, la serie era presentata due volte. La prima volta, l’ordine degli
stimoli era 5-8, 1-4; la seconda era 4-1, 8-5. Si diceva che gli stimoli presentati erano un campione degli
stimoli che avrebbero in seguito valutato. Nella condizione C, le linee erano classificate; nella condizione U
non lo erano; nella R, per ogni linea si stabiliva casualmente se dovesse essere A o B.
◦ Nella familiarizzazione di tipo simultaneo, i cartoni contenenti le otto linee erano collocati uno accanto
all’altro, in modo che la linea 8 e la linea 1 fossero vicine. Nella condizione C, le linee erano classificate; nella
condizione U non lo erano; nella condizione R, le etichette A e B si alternavano casualmente sulla dimensione
di lunghezza.

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Risultati
Il grafico mostra che vi sono sia effetti di differenziazione 175 c o n t r o llo R U
c la s s i f i c a z i o n e C
intercategoriale e sia di assimilazione intracategoriale. 150

125

100
I risultati di Tajfel e Wilkes possono essere riassunti nelle due
seguenti asserzioni: 75

◦ La classificazione sistematica degli stimoli determina effetti 50

di differenziazione intercategoriale: allontana, differenzia gli 25


stimoli inclusi nelle due categorie.
0
◦ La classificazione sistematica degli stimoli determina effetti
-2 5
di assimilazione intracategoriale: fa percepire più simili gli
-5 0
stimoli inclusi nella stessa categoria.
1 -2 2 -3 3 -4 4 -5 5 -6 6 -7 7 -8

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I processi di differenziazione e assimilazione caratterizzano il funzionamento cognitivo umano perché, come
quello di categorizzazione da cui derivano, facilitano l’adattamento dell’individuo all’ambiente. Infatti, le
decisioni comportamentali sono più facili, se gli stimoli di due categorie sono tra loro differenziati e gli stimoli
della stessa categoria sono tra loro assimilati.

Una conseguenza dei due processi è che essi determinano la formazione degli stereotipi.
Lo stereotipo è l’immagine di un gruppo espressa in termini di tratti fisici e di personalità.

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La categorizzazione di stimoli sociali
L’esperimento di Tajfel, Billig, Bundy e Flament (1971): Esperimento dei gruppi minimali

Ipotesi. La semplice categorizzazione è condizione sufficiente di comportamenti di favoritismo per l’ingroup.

Partecipanti. 48 ragazzi di 14-15 anni di età, tutti maschi. Erano esaminati in gruppi di 16. In ogni gruppo i
partecipanti si conoscevano bene, perché erano allievi della stessa classe.

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Procedura
L’esperimento si svolgeva in due fasi.
◦ La prima fase, che riguardava l’espressione di preferenze estetiche, consentiva di dividere i partecipanti in due
gruppi: quelli che – si diceva – preferivano Klee e quelli che preferivano Kandinski.
◦ Nella seconda fase, i partecipanti assegnavano punti, corrispondenti a quote di denaro, a membri anonimi
dell’ingroup e a membri anonimi dell’outgroup, indicati da un numero.

I partecipanti sapevano che non avrebbero mai


ricompensato se stessi; alla fine del compito, ognuno
avrebbe ricevuto una quota di denaro uguale alla somma
delle quote a lui assegnate dagli altri rispondenti.
L’esperimento si sarebbe concluso con la fase di
assegnazione di risorse.
I partecipanti sapevano che, nelle matrici, un punto
equivaleva a 1/10 di penny.

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Con lo scopo di eliminare dalla situazione sperimentale tutte le variabili che di norma producono favoritismo,
furono adottati alcuni criteri nella strutturazione dell’esperimento.
◦ Non doveva esserci alcuna interazione faccia a faccia tra i membri del proprio gruppo, del gruppo estraneo o
tra i gruppi.
◦ L’appartenenza al gruppo doveva essere anonima.
◦ Non doveva esserci alcuna precedente ostilità tra i gruppi.
◦ Non doveva esserci alcun conflitto di interesse tra i gruppi.
◦ Non doveva esserci alcun legame utilitaristico o strumentale tra le risposte dei soggetti e i loro interessi
personali.
◦ Non doveva esserci un destino comune tra i membri del gruppo.

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Le matrici rilevavano le seguenti strategie:
◦ Equità: ricompense uguali per entrambi i gruppi
◦ Massimo profitto comune: ricompensa massima per entrambi i gruppi
◦ Massimo profitto per l’ingroup: ricompensa massima per l’ingroup a prescindere dall’ougroup
◦ massima differenza a favore dell’ingroup: la differenza di ricompense tra ingroup e outgroup sia più grande
possibile e a favore dell’ingroup.

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Esempi di matrice.
a) Libretto per il gruppo Klee
Queste cifre indicano le ricompense a favore di:
Membro n. 74 del gruppo Klee 25 23 21 19 17 15 13 11 9 7 5 3 1
Membro n. 44 del gruppo Kandinski 19 18 17 16 15 14 13 12 11 10 9 8 7

b) Libretto per il gruppo Klee


Queste cifre indicano le ricompense a favore di:
Membro n. 15 del gruppo Kandinski 25 23 21 19 17 15 13 11 9 7 5 3 1
Membro n. 38 del gruppo Klee 19 18 17 16 15 14 13 12 11 10 9 8 7

Ogni matrice veniva presentata due volte, invertendo le ricompense per i membri dei due gruppi.
I partecipanti dovevano scegliere una colonna della matrice.

Questa matrice era costruita in modo da rilevare la tendenza a massimizzare la differenza a favore dell’ingroup

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Risultati
a) Libretto per il gruppo Klee
Queste cifre indicano le ricompense a favore di:
Membro n. 74 del gruppo Klee 25 23 21 19 17 15 13 11 9 7 5 3 1
Membro n. 44 del gruppo Kandinski 19 18 17 16 15 14 13 12 11 10 9 8 7

b) Libretto per il gruppo Klee


Queste cifre indicano le ricompense a favore di:
Membro n. 15 del gruppo Kandinski 25 23 21 19 17 15 13 11 9 7 5 3 1
Membro n. 38 del gruppo Klee 19 18 17 16 15 14 13 12 11 10 9 8 7

Nella matrice a i partecipanti di solito scelgono l’equità tra i due gruppi (13/13).
Nella matrice b, invece, i partecipanti tendono ad assegnare più al proprio gruppo (11/12), rinunciando a somme
di denaro superiori (25/19) pur di guadagnare più dell’altro gruppo.

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I risultati, quindi, mostrano che vi è una tendenza a favorire il proprio gruppo, anche quando l’assegnazione al
gruppo è fatta su una base insignificante.
La discriminazione, rilevata in questo esperimento
◦ non dipende da attrazione personale per i membri dell’ingroup;
◦ non dipende da precedenti ostilità tra i gruppi;
◦ non dipende dalla presenza di un conflitto di interessi tra i gruppi;
◦ non dipende dall’interesse personale;
◦ non dipende dalla presenza di un destino comune.

La discriminazione è determinata dalla categorizzazione Klee/Kandinski (sovrastimatori/sottostimatori, X/Y).


Tajfel, quindi, arrivò alla conclusione che la semplice categorizzazione ingroup/outgroup è sufficiente a
creare discriminazione.

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In base alla teoria dell’identità sociale, gli individui, nel contesto dei gruppi minimali discriminano a favore
dell’ingroup per innalzare l’immagine del proprio gruppo e, quindi, di se stessi.
Nella situazione dei gruppi minimi gli individui sono anonimi e l’unica informazione che li contraddistingue è il
gruppo di appartenenza. Il proprio gruppo, però, non è differenziato dall’altro e, quindi, non può influenzare
l’autostima dei partecipanti. Per creare una specificità positiva per il proprio gruppo e, quindi, aumentare la
propria autostima gli individui hanno bisogno di differenziare tra i due gruppi e l’unico modo che hanno per
farlo è assegnare più denaro all’ingroup che all’outgroup.
Secondo la teoria dell’identità sociale, quindi, la discriminazione intergruppi e il favoritismo per l’ingroup
possono avere unicamente determinanti psicologiche. I fenomeni di discriminazione, quindi, possono derivare
dal bisogno di valorizzare il proprio gruppo e, quindi, la propria identità.

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Concetti fondamentali
La categorizzazione sociale è la segmentazione del mondo in modo da imporre un ordine sull’ambiente e
fornire un luogo di identificazione per il sé. La categorizzazione ordina e semplifica la realtà. Il processo di
categorizzazione caratterizza il funzionamento cognitivo umano perché facilita l’adattamento dell’individuo
all’ambiente.
L’identità sociale è quella parte del concetto di sé che deriva dalla consapevolezza di appartenere ad un gruppo,
unita al valore e al significato emotivo attribuito a tale appartenenza.
Il confronto sociale è il processo attraverso il quale le caratteristiche del proprio gruppo vengono confrontate
con quelle del gruppo estraneo. Attraverso questo processo le persone ottengono una comprensione dello status
relativo e del valore del proprio gruppo e, quindi, di se stessi, attraverso l’appartenenza di gruppo.
La distintività psicologica di gruppo è una condizione desiderata dall’individuo, in cui il proprio gruppo ha
un’identità che è percepita dai membri del gruppo come distinta e positiva rispetto ad altri gruppi.

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Strategie per ripristinare l’identità positiva
Le strategie per ripristinare la positività dell’identità sociale possono essere sia individuali sia collettive e
dipendono tre fattori:
◦ Permeabilità/Impermeabilità dei confini dei gruppi
◦ Legittimità/Illegittimità delle relazioni di status
◦ Stabilità/Instabilità delle relazioni di status
Secondo la teoria dell’identità sociale, i fenomeni di discriminazione più forti si avranno quando i confini
intergruppi sono percepiti impermeabili e l’inferiorità dell’ingroup è percepita illegittima e/o instabile.

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Il continuum mobilità individuale/cambiamento sociale.
◦ Quando i confini tra i gruppi sono percepiti permeabili (si può passare da un gruppo all’altro), l’individuo
usa strategie di mobilità individuale per ripristinare la positività della propria identità sociale ed elevare la
propria autostima. Tenterà, quindi, di passare nel gruppo di status superiore. La mobilità sociale può anche
essere puramente psicologica, dando luogo disidentificazione.
◦ Quando, invece, i confini tra i gruppi sono percepiti impermeabili (non è possibile passare da un gruppo
all’altro), l’individuo usa strategie collettive per risolvere i problemi legati alla propria identità. Le strategie
collettive possono produrre il cambiamento sociale.

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Il tipo di strategia collettiva adottata dai membri del gruppo di status inferiore dipende dalla stabilità e dalla
legittimità delle relazioni di status.

Quando le relazioni di status sono legittime e stabili si può ripristinare la positività dell’identità sociale:
◦ Provando a essere assimilati al gruppo di maggioranza
◦ Ridefininendo una caratteristica di gruppo, valutata negativamente, in modo che sia valutata positivamente
◦ Creando o modificando le dimensioni di confronto, cioè trovando dimensioni in cui il proprio gruppo è
superiore all’altro.

Quando, invece, le relazioni di status sono percepite illegittime e instabili è possibile ripristinare un’identità
sociale positiva:
◦ chiedendo un confronto diretto con il gruppo dominante, con lo scopo di modificare lo status dei due gruppi.

34
Rassegna critica
◦ Non specifica le priorità nella scelta delle strategie da seguire
◦ Non parla della mobilità psicologica (misidentificazione, abbandono psicologico del gruppo di appartenenza)

35
RISCOPRIRE IL
GRUPPO SOCIALE
Turner, J. C., Hogg, M. A., Oakes, P. J., Reicher, S. D., & Wheterell, M. S.

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RISCOPRIRE IL GRUPPO SOCIALE
Componenti della formazione di un gruppo:
◦ Identità: consapevolezza collettiva di se stessi come entità sociale distinta, definizione di se stessi come
gruppo, condivisione dell’identità di gruppo.
◦ Struttura sociale: le relazioni tra i membri sono stabili, organizzate in base a ruoli e status, e regolate da
norme e valori che prescrivono atteggiamenti e comportamenti.
◦ Interdipendenza: i membri sono positivamente interdipendenti tra di loro. La reciproca soddisfazione di
bisogni (interdipendenza motivazionale) genera cooperazione, affiliazione, influenza reciproca e coesione
(interdipendenza sociale e psicologica). 
Interdipendenza esplicita: studi nei campi estivi di Sherif
Interdipendenza implicita: influenza e confronto sociale di Festinger

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Categorizzazione sociale e formazione del gruppo
In base all’approccio individualista la formazione di un gruppo dipende dalla reciproca attrazione interpersonale
dei membri.
Gli esperimenti di Tajfel hanno dimostrato che la semplice categorizzazione porta alla formazione del gruppo
psicologico, quindi, interdipendenza e coesione non causano, ma vengono causate dalla formazione di gruppo.

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Cooperazione sociale e perseguimento dell’interesse personale
In base alla teoria dei giochi (dilemma del prigioniero), la cooperazione dovrebbe essere la strategia migliore,
tuttavia, solo nel 30% dei casi gli individui cooperano.
Sono state manipolate varie variabili per indurre la cooperazione tra i partecipanti e si è visto che variabili di tipo
sociopsicologiche (comunicazione, fiducia, norme, somiglianza, etc.) inducevano la cooperazione. Le variabili
importanti sono, quindi, quelle tipiche del gruppo psicologico.
Quindi, l’ipotesi della teoria dell’interdipendenza ’interdipendenza  coesione  gruppo’ è sbagliata, mentre
sembra vero ‘gruppo  interdipendenza  coesione’.

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Influenza sociale e dipendenza informativa
La teoria dell’influenza (informativa) ipotizza che: incertezza  dipendenza informativa  influenza.

Gli esperimenti di Ash (1952) e di Sherif (1936) i partecipanti tendono a conformarsi alla maggioranza e questo
sembra dipendere dal fatto che i partecipanti percepiscono di appartenere allo stesso gruppo, con cui si aspettano
di concordare. 

La teoria classica ipotizza ‘incertezza  dipendenza informativa  influenza  norme  gruppo.

I risultati degli esperimenti di Ash e di Sherif suggeriscono ‘disaccordo con altri categorizzati come simili al sé
(gruppo)  incertezza  dipendenza informativa  influenza  norme. 

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LA TEORIA DELLA CATEGORIZZAZIONE DEL SÉ
La teoria della categorizzazione del sé rappresenta una serie di assunzioni e ipotesi relative al funzionamento
del sé sociale e trae origine dalla ricerca sulla categorizzazione e dalla teoria dell’identità sociale.

La teoria dell’identità sociale mira a spiegare la discriminazione intergruppi e l’ipotesi fondamentale è la


motivazione.
La teoria della categorizzazione del se mira a spiegare il comportamento degli individui come gruppi e l’ipotesi
fondamentale è l’elaborazione cognitiva dell’identità sociale.

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Assunzioni e ipotesi generali
Assunzioni
Generali della psicologia sociale
1. Il concetto di sé è l’insieme delle rappresentazioni cognitive di sé di una persona.
2. Il concetto di sé contiene molte componenti diverse.
3. Il funzionamento del concetto di sé sociale è situazione-specifico.

Specifiche della teoria della categorizzazione del sé


4. Le rappresentazioni cognitive del sé assumono la forma di categorizzazioni del sé (raggruppamenti cognitivi
di sé e di una classe di stimoli uguali).
5. Le categorizzazioni di sé formano un sistema gerarchico di classificazione, ai livelli di astrazione più alti ci
sono le categorizzazioni più inclusive (sedie di legno, sedie, mobili).

42
6. Ci sono almeno tre livelli di astrazione nella categorizzazione di sé:
Livello sovraordinato, identità umana (essere umano);
Livello intermedio, identità sociale (ingroup/outgroup, ad es., maschio, italiano);
Livello subordinato, identità personale (differenze tra sé e gli altri membri del ingroup).
Quale categoria di sé diventa saliente e a quale livello dipende dall’interazione tra le caratteristiche della
persona e quelle della situazione.
7. Le categorizzazioni di sé si formano e diventano salienti mediante confronti con stimoli che siano membri
della più vicina categoria di sé più inclusiva. Quindi, categorizzazione e confronto dipendono l’una
dall’altro.

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7.1. La formazione delle categorie dipende dal confronto tra stimoli e segue il principio del metacontrasto. In
un dato sistema di riferimento, qualunque collezione di stimoli ha maggiore probabilità di essere
categorizzata come entità, nella misura in cui le differenze tra questi stimoli, nelle dimensioni sociali
pertinenti (differenze intraclasse) sono percepite come minori delle differenze tra gli stimoli del
raggruppamento e gli altri stimoli (differenze interclassi).
Il rapporto del metacontrasto è definito come il rapporto tra la differenza media percepita tra i membri
della categoria e gli altri stimoli (differenza intercategoriale media) e la differenza media percepita tra i
membri della stessa categoria (differenza intracetegoriale media).
La prototipicità di un membro della categoria è definita mediante il rapporto del metacontrasto tra la
differenza media percepita tra lo stimolo-target e i membri dell’outgroup e la differenza media percepita tra
lo stimolo-target e i membri dell’ingroup (più il rapporto è elevato, più il membro è prototipico).

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7.2. Il confronto tra stimoli diversi dipende dalla loro categorizzazione come identici a un livello di astrazione
superiore e ha luogo su dimensioni che definiscono la loro identità a questo livello superiore.
7.3. Le categorizzazioni di sé personali sono basate su confronti tra se stessi e i membri dell’ingroup; le
categorizzazioni in termini di ingroup/outgroup sono basate su confronti con altri esseri umani; le
categorizzazioni di sé come esseri umani sono basate sul confronto con altre specie.
7.4. La salienza di un qualsiasi livello di sé varia con il sistema di riferimento. Le categorie di sé tendono a
diventare salienti ad un livello meno astratto rispetto alla categoria di sé nei cui termini sono confrontate (il
sé personale diventa saliente quando ci si confronta con altri membri dell’ingroup, il sé sociale diventa
saliente quando ci si confronta con gli altri esseri umani).

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8. La salienza di una categorizzazione di sé porta all’accentuazione percettiva delle somiglianza intraclasse e
delle differenze interclassi; accresce l’identificazione con quella categoria e il contrasto con le altre
categoria in cui non ci si sente inclusi.
9. Vi è, quindi, antagonismo funzionale tra la salienza di un livello di categorizzazione di sé e gli altri livelli.
La salienza di un livello produce somiglianze intraclasse e differenze interclassi che inibiscono le
somiglianze intraclasse e le differenze interclassi dei livelli inferiori e superiori.

46
Ipotesi
1. A parità di condizioni c’è una relazione inversa tra la salienza dei livelli personale e sociale della
categorizzazione del sé. I due livelli non si escludono, ma operano contemporaneamente a diversi livelli di
salienza.

Personale Sociale

L’individuo si percepisce moderatamente diverso dai membri dell’ingroup


L’ingroup è percepito moderatamente diverso dall’outgroup

2. I fattori che aumentano la salienza delle categorizzazioni ingroup-outgroup aumentano la somiglianza tra i
membri dell’ingroup e depersonalizzano (stereotipizzazione del sé) la percezione del sé individuale nelle
dimensioni stereotipiche.

47
3. La depersonalizzazione della percezione del sé è il processo fondamentale alla base dei fenomeni di gruppo
(coesione, etnocentrismo, cooperazione, ect.)
Il comportamento di gruppo esprime un cambiamento del livello di astrazione della categorizzazione di sé in
direzione della depersonalizzazione (esemplare intercambiabile di una categoria) e dell’allontanamento dalla
percezione di sé come persona unica. Si ha quindi, un cambiamento dal livello personale a quello sociale.

48
Gli antecedenti della depersonalizzazione
La formazione delle categorie ingroup
Gli antecedenti della depersonalizzazione sono le determinanti della formazione e della salienza delle
categorizzazioni in termini di ingroup-outgroup. La formazione delle appartenenze ha due aspetti:
◦ La categorizzazione sociale spontanea o emergente
◦ La categorizzazione precostituita

Ipotesi
4. La formazione di un gruppo in termini psicologici avviene quando due o più persone arrivano a percepire e
definire se stesse nei termini di una categorizzazione ingroup-outgroup condivisa (la formazione emergente
segue il principio del meta-contrasto).
5. È tanto più probabile che un insieme di persone in una situazione si categorizzi come gruppo quanto più le
differenze che percepiscono tra loro sono minori tra quelle che percepiscono tra loro e le altre persone
presenti nella situazione.

49
La salienza delle categorie di sé
La salienza delle categorie di sé riguarda le condizioni in cui una specifica appartenenza di gruppo diventa
preponderante nell’autopercezione.

Ipotesi
6. La salienza di una categorizzazione ingroup-outgroup in una specifica situazione dipende dall’interazione
tra l’accessibilità relativa di tale categorizzazione e l’adeguatezza degli stimoli. Date due categorie
ugualmente adeguate quella più accessibile diventa saliente; date due categorie ugualmente accessibili
quella più adeguata diventa saliente.
Accessibilità: prontezza con cui uno stimolo viene categorizzato, dipende dall’apprendimento passato e
dalla motivazione attuale. Viene determinata dall’identificazione (centralità e importanza di
un’appartenenza)
Adeguatezza: grado in cui la realtà soddisfa i criteri che definiscono la categoria (rapporto meta-contrasto).
Deve avere un contenuto normativo.

50
Le conseguenze della depersonalizzazione
Coesione di gruppo, attrazione interpersonale ed etnocentrismo
Coesione: attrazione reciproca tra i membri dell’ingroup.
Attrazione interpersonale: atteggiamenti favorevoli verso una singola persona.
Etnocentrismo: valutazione positiva dell’ingroup.

Assunzioni
10. Le categorie di sé sono valutate positivamente e si è motivati a mantenere tale valutazione.
11. Il sé e gli altri sono valutati tramite un processo di confronto sociale nei termini della loro appartenenza alla
categoria di sé più inclusiva.
12. Il sé e gli altri sono valutati positivamente nella misura in sono percepiti come prototipici della categoria di
sé più inclusiva.

51
Ipotesi
7. La coesione di gruppo dipende dalla somiglianza reciprocamente percepita tra sé e gli altri nei termini delle
caratteristiche che definiscono la categoria.
8. La coesione è prodotta e accentuata da fattori che portano alla formazione e alla salienza di appartenenze di
gruppo condivise.

La coesione (o attrazione reciproca) e l’attrazione interpersonale sono due forme di attrazione distinta che coesistono
all’interno di un gruppo e diventano predominanti in base alla salienza delle categorizzazioni ingroup-outgroup e
interpersonali.

9. L’attrattività di individui specifici dipende dalla loro prototipicità percepita rispetto ad altri membri dell’ingroup.
10. L’attrattività personale di un individuo non è costante, ma varia in base all’appartenenza di gruppo, che fornisce
un sistema di riferimento.
I membri dell’ingroup sono più attraenti quanto più si avvicinano al prototipo dell’ingroup.
I membri dell’outgroup sono meno attraenti quanto più si avvicinano al prototipo dell’outgroup. 52
11. L’etnocentrismo (attrazione per il proprio gruppo) dipende dalla prototipicità percepita dell’ingroup, rispetto
ad outgroup pertinenti, nei termini della categoria di sé sovraordinata.
12. L’attrattività di un ingroup non è costante, ma varia in base alla categoria si sé sovraordinata.

L’attrazione per il proprio gruppo dipende dalla sua distintività positiva.

13. Quanto più è saliente una categorizzazione ingroup-outgroup tanto meno l’autostima e l’attrazione per i
membri dell’ingroup riflettono lo status personale relativo degli individui all’interno dell’ingroup e tanto più
rispecchiano lo status relativo dell’ingroup e dell’outgroup.
14. L’attrazione interpersonale e la coesione sono inversamente associate (l’attrazione interpersonale opera
contro l’attrazione reciproca, poiché impedisce il riconoscimento di una reciproca identità, e viceversa).

53
Cooperazione sociale
Quando il sé è depersonalizzato lo è anche l’interesse personale.

Ipotesi
15. La percezione di identità tra se stessi e i membri dell’ingroup porta a un’identità di interesse percepita, in
termini di bisogni, obiettivi e motivazioni associati all’appartenenza di gruppo.
Altruismo empatico: gli obiettivi degli altri sono percepiti come propri.
Fiducia empatica. Gli altri membri dell’ingroup condividono i nostri obiettivi.
16. I fattori che aumentano la salienza delle appartenenze di gruppo condivise aumentano il livello di
cooperazione intragruppo.
17. I fattori che portano a personalizzare o individuare le relazioni intragruppo diminuiscono la cooperazione.

54
L’ANALISI DELL’INFLUENZA SOCIALE
Influenza informativa. Le persone dipendono dagli altri per avere informazioni che riducano l’incertezza e
sono influenzate nella misura in cui le risposte degli altri sono percepite come capaci di fornire prove valide
della realtà.
◦ Le persone si conformano ad altri simili e a esperti.
◦ Il conformismo aumenta al crescere dell’ambiguità dello stimolo, della difficoltà del compito e di qualunque
altro fattore che aumenta l’incertezza.

L’influenza normativa. Ci si conforma alle aspettative altrui per ottenere approvazione sociale ed evitare il
rifiuto.
◦ L’acquiescenza pubblica ha motivazioni estrinseche piuttosto che intrinseche.
◦ Il conformismo aumenta quando si è interdipendenti e si agisce in pubblico.

55
Problemi relativi alla teoria della dipendenza informativa
La teoria della dipendenza informativa è individualistica.
◦ L’aspetto sociale/normativo/di gruppo è equiparato alla pressione di gruppo, all’acquiescenza o al
conformismo.
◦ L’influenza è un mero calcolo della media interpersonale.
◦ La percezione individuale è primaria valida e normale, mentre l’influenza sociale è secondaria, inattendibile,
indiretta, anormale e coercitiva, ed è utile solo come estensione della percezione individuale.

Questa teoria ha fallito nel:


◦ Trattare adeguatamente i fatti relativi all’influenza della minoranza;
◦ Fornire una spiegazione della polarizzazione di gruppo;
◦ Dare un senso agli aspetti distintivi dell’influenza sociale nelle folle;
◦ Spiegare i dati degli esperimenti di Sherif e Ash.

56
Teoria della categorizzazione di sé relativa all’influenza sociale
Il legame tra il processo di depersonalizzazione e l’influenza sociale è costituito dall’idea che sia l’identità
sociale (e umana) percepita tra sé e i membri dell’ingroup a portare le persone ad essere d’accorso e ad aspettarsi
di esserlo.
Il consenso porta all’attribuzione esterna della risposta condivisa, cioè la risposta condivisa rispecchia
un’invarianza relativa alla situazione (diventa oggettiva).

L’influenza sociale deriva dal bisogno di raggiungere un accordo con altri percepiti come intercambiabili
rispetto agli attributi rilevanti nella situazione, al fine di convalidare le proprie risposte come corrette,
appropriate e desiderabili.
Influenza informativa di riferimento: il comportamento degli altri fornisce informazioni circa gli
atteggiamenti e i comportamenti appropriati ed esemplifica le norme di gruppo.
Non è il contenuto informativo a essere persuasivo, ma il grado in cui è convalidato dalla partecipazione al
consenso dell’ingroup.

57
La teoria della categorizzazione di sé relativa all’influenza sociale sostiene che l’accordo con altri simili
convalida soggettivamente le nostre risposte come riflessi veritieri del mondo esterno.

Ipotesi
18. La validità soggettiva (la sicurezza circa l’oggettiva validità delle proprie opinioni) dipende dal grado in cui
si percepisce che persone simili, nella stessa situazione, siano d’accordo con la propria risposta.
19. L’incertezza soggettiva dipende dal grado in cui non si percepisce che altri simili, nella stessa situazione,
rispostando al nostro stesso modo.
20. La riduzione dell’incertezza si ottiene tramite:
◦ L’attribuzione del disaccordo a differenze rilevati tra sé e gli altri
◦ L’attribuzione del disaccordo a differenze rilevanti nella situazione stimolo
◦ L’influenza sociale reciproca allo scopo di ridurre il disaccordo.

58
21. L’ampiezza della pressione reciproca all’uniformità è il prodotto:
◦ Del grado di somiglianza che le persone percepiscono reciprocamente
◦ Il grado in cui la situazione è percepita come simile
◦ Il grado di disaccordo percepito
◦ L’importanza della validità soggettiva di gruppo
La pressione all’uniformità è il prodotto moltiplicativo di tutte le variabili rilevanti, quindi, se una sola variabile
è zero per l’individuo, allora non ci sarà alcuna pressione soggettiva all’accordo.

22. La direzione dell’influenza efficace all’interno del gruppo dipende dalla persuasività relativa dei membri,
che si basa sul grado in cui la loro risposta è percepita come prototipica della distribuzione iniziale di
risposte all’interno del gruppo.

59
Rispetto alla teoria della dipendenza informativa, vengono rifiutate:
◦ La distinzione tra realtà sociale e psicologica
◦ La distinzione tra ambiente sociale e non sociale

Si assume che tutta la validità soggettiva derivi dall’interazione tra


◦ La percezione individuale
◦ Un processo sociale di confronto, controllo, coordinamento e negoziazione di un’immagine del mondo
condivisa, invariante e, quindi, veritiera

Il mondo esterno esiste a prescindere dalle proprie percezioni e la funzione della convalida consensuale è quella
di convalidare il carattere oggettivo delle proprie percezioni.
L’accordo tra vari individui attendibili ha più probabilità di riflettere un’immagine oggettiva del mondo rispetto
al giudizio di un individuo singolo che può avere altre spiegazioni (ad es., personalità).
60
L’incertezza soggettiva si riferisce alla valutazione/validità di quello che si percepisce.
L’ambiguità percettiva si riferisce a quello che si percepisce.
Le persone possono essere certe di quello che vedono, ma incerte se quello che vedono sia giusto o meno.

L’ambiguità percettiva genera incertezza soggettiva se le persone pensano che altri simili a lui possano avere
percezioni diverse.

61
Viene rifiutata la distinzione influenza normativa e informativa
L’influenza sociale è basata su processi normativi sociali che convalidano il contenuto informativo delle risposte
altrui.

Una risposta:
◦ È informativa se è prototipica dell’ingroup
◦ È normativa se la si percepisce corretta

L’acquiescenza deriva dell’appartenenza degli altri all’ingroup o all’outgroup.


Il conformismo ha luogo principalmente pubblico, perché le situazioni pubbliche tendono a massimizzare
l’identità sociale.

62
La polarizzazione di gruppo
La polarizzazione di gruppo è la tendenza che ha la risposta media dei membri di gruppo a divenire più estrema
verso il polo inizialmente preferito piuttosto che verso la media delle risposte individuali iniziali.
In base alla teoria classica dell’influenza i membri dovrebbero tendere a convergere verso la media.

Secondo la teoria della categorizzazione del sé, la polarizzazione dipende da:


◦ Attributi stereotipici e prototipici delle categorie sociali
◦ Il processo di influenza informativa di riferimento
◦ Variazione nella prototipicità relativa delle risposte

63
Attributi stereotipici e prototipici delle categorie sociali

In pase al principio del meta-contrasto una dimensione di confronto sociale diventa stereotipica quando è
associata a un rapporto meta-contrasto superiore rispetto ad altre dimensioni.
La prototipicità di qualunque membro dell’ingroup è data dal grado in cui esemplifica/rappresenta un dato
attributo stereotipico nel suo complesso.
La prototipicità dipende dall’interazione tra le somiglianze intracategoriali e le differenze intercategoriali.

La prototipicità varia in base alle dimensioni di confronto.

64
Influenza informativa di riferimento
Si tende a percepire come normativi gli attributi che definiscono una certa identità di ingroup saliente.
Il valore informativo di una risposta dipende dal grado in cui essa è percepita come
esemplificativa/rappresentante del ingroup e delle sue norma (consenso).
Rispondendo ad uno stimolo
◦ Ci si aspetta di essere d’accordo con altri categorizzati come simili a sé
◦ Le risposte condivise sono percepite come oggettive

La risposta stereotipica (prototipica, consensuale) dell’ingroup è normativa.


Le risposte dei membri dell’ingroup sono percepite più o meno valide, in base a quanto si discostano dal
prototipo.
Nella discussione di gruppo i membri che si discostano dalla risposta prototipica si sposteranno verso questa
(non c’è il contrario).
L’influenza dipende dalla prototipicità e il conformismo è la convergenza verso il prototipo. 65
La prototipicità delle risposte e il sistema sociale di riferimento
La prototipicità delle risposte dipende dal contesto.
Il fatto che la posizione più prototipica coincida o differisca dalla media del gruppo dipende
◦ Dalla distribuzione iniziale delle risposte
◦ Dal totale delle risposte presenti nel contesto.

66
Esempio
O = membri dell’outgroup; A, B, C = membri dell’ingroup
O O A B C O O
-3 -2 -1 0 +1 +2 +3
1 2 3 4 5 6 7

◦Rapporto
  meta contrasto
Differenza media tra il membro X e gli altri membri dell’outgroup
Differenza media tra il membro X e gli altri membri dell’ingroup

Considerando le posizioni
A= = =
B = = = = 2,5
C= = =
B ha il più alto rapporto meta contrasto, quindi è il membro più prototipico dell’ingroup.
A e C sono ugualmente prototipici.
67
Quando la media si sposta dal punto medio della scala verso un polo, aumenta la differenza nella prototipicità
percepita dei membri più vicini o più lontani rispetto a tale polo aumenta
Esempio
O = membri dell’outgroup; A, B, C = membri dell’ingroup
O O O A B C O
-3 -2 -1 0 +1 +2 +3
1 2 3 4 5 6 7

In questo caso:
A = 2.25/1.5 = 1.5
B = 2.75/1 = 2.75
C = 3.25/1.5 = 2.17
B è il membro più prototipico, C (risposta più estrema) è percepito più prototipico di A.
La differenza media intragruppo di A e C è la stessa, ma C ha una differenza intergruppi superiore.
Quando la differenza tra la media iniziale e il punto medio della scala aumenta le risposte estreme diventano più
prototipiche rispetto a quelle meno estreme ed è più probabile che la risposta più prototipica sia più estrema
della media.
68
Il prototipo differisce dalla media o quando nessun membro dell’ingroup ricopre la posizione media o quando la
distribuzione di risposte dell’ingroup è asimmetrica.
Esempio
O = membri dell’outgroup; A, B, C = membri dell’ingroup
O A B C D O O
-3 -2 -1 0 +1 +2 +3
1 2 3 4 5 6 7

In questo caso:
A = 1.67, B = 2.26, C = 2, D = 1.17
La media dell’ingroup è -0.5, ma il prototipo è più estremo (B = -1) perché nessun membro ha la risposta media
(-0.5).

69
Esempio
O = membri dell’outgroup; A, B, C = membri dell’ingroup
O O O A O B CeD
-3 -2 -1 0 +1 +2 +3
1 2 3 4 5 6 7

In questo caso:
A = 1.75/2.66 = 0.66
B = 3.25/1.33 = 2.44
C e D = 4.25/1.33 = 3.19
Quando le opinioni dell’ingroup si avvicinano ad un estremo, la prototipicità relativa delle posizioni più estreme
risulta accresciuta da un aumento delle loro somiglianze intragruppo, così come dalle loro differenze intergruppi.

70
Riassumendo, si ipotizza che:
◦ Il conformismo e la polarizzazione rappresentano la convergenza sulla posizione più prototipica
◦ Si avrà conformismo, polarizzazione o depolarizzazione è più o meno estremo della media
◦ L’ampiezza e la direzione della discrepanza tra la media e il prototipo è determinata dalla relazione percepita
tra la distribuzione iniziale delle risposte dell’ingroup e il totale delle risposte presenti nell’ambiente.

71
L’identità sociale e la coesione di gruppo
Coesione di gruppo: prospettive tradizionali in relazione al
gruppo sociale
La coesione di gruppo è stata definita da Festinger come «la risultante di tutte le forze che agiscono sui membri
del gruppo per farli restare nel gruppo» o «il campo di forze che agiscono sui membri per farli rimanere nel
gruppo».
Si pensa che sia determinata dall’attrattività del gruppo e dei suoi membri, e dalla misura in cui il gruppo media
gli obiettivi che sono importanti per i membri.

Secondo la Teoria del Campo di Lewin, la qualità di gruppo della coesione, il modo in cui i gruppi sembrano
variare lungo una dimensione che va da «una massa dispersa a un’unità compatta» è reciprocamente determinata
dalla qualità psicologico-individuale della coesione, laddove quest’ultima è considerata come la
rappresentazione psicologica, nello «spazio di vita» dell’individuo, delle forze interindividuali di attrazione e
repulsione all’interno del gruppo.

72
Il modello della coesione sociale (Hogg, Turner) assimila il gruppo ad una molecola in cui i singoli atomi sono
le persone e le forze interatomiche sono l’attrazione interpersonale.
Questo modello fa risalire l’emergenza delle forze interatomiche dell’attrazione interpersonale alle determinanti
dell’apprezzamento (somiglianza, vicinanza, destino comune, etc.) che agiscono sulla base di rinforzi o
soddisfazione dei bisogni. Quindi, le persone che dipendono l’una dall’altra per soddisfare dei bisogni o
ottengono delle soddisfazioni dalla loro associazione sviluppano attrazione reciproca e diventano un gruppo.
Soddisfazione dei bisogni  Interdipendenza  Coesione

73
Secondo Sherif l’interdipendenza cooperativa nel perseguimento di obiettivi comuni genera la comparsa di una
struttura di gruppo ben definita.
La formazione di un gruppo procede «dall’interazione tra individui non legati tra loro fino alla definizione delle
relazioni di ruolo e status tra i membri e della norme».

Anche secondo Deutsch l’interdipendenza positiva genera attrazione reciproca attraverso la soddisfazione dei
bisogni.
La coesione è determinata dalla «forza degli obbiettivi percepiti come positivamente interdipendenti e dal grado
di interdipendenza percepita».

74
Gli approcci basati sullo scambio sociale pongono l’enfasi sugli aspetti relativi a costi e benefici delle relazioni
sociali.
L’attrazione è data dal rapporto tra costi e benefici e, quindi, l’interazione (il gruppo) continua nella misura in
cui i benefici superano i costi.

Anche secondo Lott l’enfasi è posta sul rapporto costi-benefici, ma basa la sua analisi sulla teoria del rinforzo.
Un’interazione che porta raggiungimento degli obiettivi funge da rinforzo e, quindi, ha come risultato
l’attrazione interpersonale.
La coesione è definita come «quella qualità di gruppo che è inferita dal numero e dalla forza dei reciproci
atteggiamenti positivi tra i membri di un gruppo»

75
In base alla Teoria dell’equità il gruppo viene definita in termini di interdipendenza equa tra individui.
La percezione di ingiustizia crea pressione per ristabilire l’equità o per la cessazione dell’interdipendenza
(scioglimento del gruppo). 
Interdipendenza equa  Attrazione interpersonale  Coesione di gruppo

76
La teoria del confronto sociale di Festinger sostiene che le persone si riuniscono con gli altri per convalidare le
proprie opinioni, atteggiamenti, credenze.
L’accordo con gli altri, cioè, la loro somiglianza rispetto a noi ci dà sicurezza riguardo la correttezza delle nostre
opinioni. 
In base a questa teoria l’attrazione interpersonale genera la formazione del gruppo.

La teoria di Heider si basa sul principio dell’equilibrio cognitivo, in base al quale gli individui hanno bisogno di
equilibrio tra cognizioni diverse.
Secondo questa teoria le relazioni basate su sentimenti (l’apprezzamento verso gli altri) e le relazioni positive di
unione tra i membri (il senso di essere un insieme) tendono ad essere associate.
L’attrazione interpersonale e l’essere nello stesso gruppo sono legati.
Secondo Heider l’attrazione verso gli altri dipende dal bisogno di coerenza cognitiva.

77
La teoria dell’impatto sociale specifica i fattori presenti in un gruppo che determinano il suo impatto sui
membri potenziali
◦ Le dimensioni del gruppo (maggiore è il numero di membri maggiore è l’ impatto del gruppo)
◦ La vicinanza (più gli altri sono vicini maggiore l’impatto)
◦ La forza della fonte (caratteristiche del gruppo e dei suoi membri che sono attraenti per i potenziali membri).
I primi due fattori sono legati all’interazione sociale, l’ultimo all’attrazione interpersonale.

78
In base a questi modelli l’attrazione interpersonale è alla base del gruppo sociale caratterizzato da:
◦ Collezione faccia a faccia di individui
◦ Numericamente piccolo
◦ Individui che interagiscono per eseguire un compito o raggiungere obiettivi condivisi
◦ I membri si apprezzano a vicenda
◦ I membri hanno relazioni di ruolo
◦ Il prodotto della continua interazione è il senso di identità come membri di gruppo

79
La coesione di gruppo: limiti teorici ed empirici
◦ Uso del sociogramma (Moreno) per definire chi è apprezzato da chi all’interno del gruppo.
Questo metodo non permette una distinzione qualitativa tra la scelta sociometrica come indicatore di amicizia
e come indicatore di attrazione tra i membri.
◦ Uso nell’analisi del processo di interazione (Bales) per lo studio degli schemi di comunicazione.
Questo metodo si basa sulla quantità di comunicazione e non permette di fare distinzioni in base alla qualità
delle relazioni.
◦ Non esiste un’unica definizione concettuale di coesione per scopi di operazionalizzazione.
◦ La formazione del gruppo fa di solito riferimento alla soddisfazione dei propri bisogni. 
◦ Il concetto di coesione è stato sviluppato prevalentemente rispetto al piccolo gruppo (numericamente ridotto,
interazione faccia a faccia, orientato al compito).
L’attrazione interpersonale può essere importante per analizzare i fenomeni dei piccoli gruppi, ma non può
spiegare quelli dei gruppi più ampi in cui interazione interpersonale tra membri non è possibile.
◦ Distinzione tra gruppi, da un lato, e categorie e ruoli, dall’altro. In cui la categoria si riferisce alle affiliazioni
su larga scala e ruolo alla posizione di un individuo nel gruppo
80
Analisi in termini della categorizzazione di sé sella formazione del gruppo e della
coesione
La teoria della categorizzazione di sé riconcettualizza il gruppo sociale in termini prevalentemente cognitivi
come una «collezione di individui che si percepiscono membri della stessa categoria sociale».
La categorizzazione di sé è la formazione e l’interiorizzazione di una categorizzazione sociale e porta alla
percezione di sé in termini stereotipici, alla depersonalizzazione e all’adesione al comportamento normativo
dell’ingroup.
La depersonalizzazione produce coesione nel senso di reciproca attrazione tre membri.

Categorizzazione  Valutazione positiva dell’ingroup  Reciproca valutazione positiva dei membri


dell’ingroup  reciproca attrazione (coesione)

81
La teoria dell’identità sociale si differenzia dal modello della coesione sociale perché:
◦ Il processo di formazione del gruppo non dipende dalla coesione ma dell’identificazione sociale
◦ L’apprezzamento personale è diverso della coesione del gruppo
◦ La coesione di gruppo è il risultato dell’identificazione

Modello della coesione sociale: il gruppo dipende dalla reciproca attrazione tra una persona e gli altri membri
La teoria dell’identità sociale: il gruppo dipende dalla categorizzazione ingroup/outgroup

82
Identificazione sociale e attrazione: studi sperimentali
Obiettivo. Distinguere la categorizzazione dall’attrazione come base per la formazione del gruppo.

Turner e coll. (1983)


Soggetti. 80 studenti dai 15 ai 18 anni.
Variabili indipendenti. Numero di codice (40-49 vs 50-59), criteri di assegnazione nel numero di codice (casuale
vs affettivo), categorizzazione (non categorizzazione vs. A o B)
Procedura. Ai soggetti si diceva che l’esperimento riguardava la presa di decisioni.
◦ Compito di preferenze interpersonali (venivano presentate 10 paia di fotografie, i soggetti dovevano indicare
privatamente quelle preferite scegliendo una fotografia per coppia)

83
Disegno 2 x 2 x 2
Numero di codice del soggetto
Criterio per la
Categorizzazione 40-49 50-59
categorizzazione
Casuale
Lancio della moneta
Non categorizzazione
Codici numerici Affettivo
Preferenze
(40-49 sono i preferiti)
Casuale
Categorizzazione come Lancio della moneta
gruppo esplicita
A (40-49) Affettivo
e B (50-59) Preferenze
(A sono i preferiti)

Variabile dipendente. Assegnazione di punti tramite le matrici di assegnazione. Strategie Equità, Massimo
profitto congiunto, Massimo profitto per l’ingroup e Massima differenziazione.
La scelta delle strategie Massimo profitto per l’ingroup e Massima differenziazione indicano che vi è
favoritismo per l’ingroup e, quindi, formazione del gruppo.
84
In base al modello della coesione sociale: i soggetti favoriscono quelli da cui sono attratti anche se appartengono
all’altro gruppo.
Numero di codice del soggetto
Criterio per la
Categorizzazione 40-49 50-59
categorizzazione
Casuale
Lancio della moneta
Non categorizzazione Affettivo
Codici numerici Preferenze Favoritismo per i soggetti Favoritismo per i soggetti
(40-49 sono i preferiti 50-59 40-49 40-49
sono i rimanenti)
Casuale
Categorizzazione come Lancio della moneta
gruppo esplicita Affettivo
A (40-49) Preferenze
e B (50-59) Favoritismo per i soggetti A Favoritismo per i soggetti A
(A sono i preferiti B sono i
rimanenti)

85
In base alla teoria della categorizzazione di sé: i soggetti favoriscono i membri del proprio gruppo anche quando
non sono attratti da loro.
Numero di codice del soggetto
Criterio per la
Categorizzazione 40-49 50-59
categorizzazione
Casuale
Lancio della moneta
Non categorizzazione
Codici numerici Affettivo
Favoritismo per i soggetti
Preferenze
40-49
(40-49 sono i preferiti)
Casuale
Categorizzazione come Favoritismo per i soggetti B
Lancio della moneta
gruppo esplicita
A (40-49) Affettivo
e B (50-59) Preferenze Favoritismo per i soggetti A Favoritismo per i soggetti B
(A sono i preferiti)

86
Risultati
◦ L’assegnazione casuale di numeri di codice produceva poca o nessuna discriminazione
◦ I soggetti non categorizzati apprezzati (40-49) e non apprezzati (50-59) favorivano gli altri attraenti (40-49)
◦ La categorizzazione sociale, su qualsiasi base (con altri attraenti, con altri non attraenti, casuale), aumentava il
favoritismo nei confronti del proprio gruppo
◦ I membri dei gruppi non apprezzati mostravano lo stesso favoritismo per l’ingroup dei membri dei gruppi
apprezzati ed entrambi discriminavano di più rispetto e membri dei gruppi composti casualmente

Nella condizione di non categorizzazione si confermano sia la teoria della coesione sociale sia quella
dell’identità sociale (l’attrazione senza categorizzazione portava la formazione del gruppo).
Nella condizione di categorizzazione si conferma solo la teoria dell’identità sociale (il gruppo si formava quando
si era categorizzati con persone non attraenti anche se la categorizzazione avveniva in modo non legato alla
preferenza interpersonali).

87
Hogg e Turner (1985a)
Soggetto. 72 studenti universitari
Variabili indipendenti. Categorizzazione (non categorizzazione vs. categorizzazione casuale vs. categorizzazione
in base al criterio) e attrazione sociale (apprezzamento vs. non apprezzamento per gli altri eventi numeri di
codice simili).

Procedura. L’esperimento veniva presentato come uno studio sulla personalità e sulla presa di decisioni e i
soggetti sapevano che sarebbero stati identificati per tutta la durata dell’esperimento tramite numero di codice
personale.
◦ I soggetti completavano un questionario di personalità e di scelta delle amicizie.

88
Categorizzazione
Apprezzamento Nessuna Casuale Con criterio

I numeri di codice erano stati


Suddivisione in due gruppi con
assegnati in base al La categorizzazione era fatta
il lancio della moneta (30-39 X
questionario di personalità e sulla base dell’apprezzamento
e 40-49 Y)
scelta delle amicizie.

Le informazioni ricavate dal


questionario avevano Le persone che si
Gli individui con numero di
Apprezzamento incidentalmente rilevato che apprezzavano a vicenda erano
codice compreso fra 30 e 39 si
quelli del gruppo X avrebbero state assegnate al gruppo X.
sarebbero apprezzati a vicenda.
dovuto apprezzarsi
reciprocamente.

Le informazioni ricavate dal


Gli individui con un numero di questionario avevano
Le persone che non si
codice compreso fra 40 49 non incidentalmente rilevato che
Non apprezzamento apprezzavano vicenda erano
si sarebbero apprezzati a quelli del gruppo Y non
state assegnate al gruppo il Y
vicenda) avrebbero dovuto apprezzarsi
reciprocamente.

89
Variabile dipendente. Matrici di assegnazione di punti.

Il modello della coesione sociale prevede che le persone formino un gruppo con le altre persone che apprezzano.
Il modello dell’identità sociale prevede che il gruppo si formi quado c’è una categorizzazione.

90
Risultati
◦ I soggetti nelle condizioni di non categorizzazione si identificavano di più con gli altri che apprezzavano
rispetto quelli che non apprezzavano
◦ I soggetti nelle condizioni di categorizzazione con criterio si identificavano di più con gli altri che
apprezzavano rispetto a quelli che non apprezzavano (effetto maggiore)
◦ I soggetti nelle condizioni di categorizzazione random non mostravano preferenze e a volte si identificavano di
più con quelli che non apprezzavano.

Questi risultati indicano che si reagisce agli altri nei termini delle caratteristiche della categoria nel suo
complesso.
La categorizzazione aumenta gli effetti dell’apprezzamento. I soggetti nella condizione di categorizzazione
casuale agivano come membri di gruppo anche se non si apprezzavano.

91
Hogg e Turner (1985b)
Distinzione tra l’attrazione interpersonale e quella intragruppo.
L’attrazione sociale è sufficiente per il comportamento di gruppo solo se associata con alcune caratteristiche
condivise.
Se gli altri sono personalmente attraenti, ma individualmente unici non si formerà il gruppo.

Variabili indipendenti. Categorizzazione (implicita vs. esplicita), piacevolezza (piacevolezza vs. non
piacevolezza degli altri) distintività dei membri dell'ingrup(positiva vs. negativa).

Partecipanti. 72 studenti di 16-17 anni.


I partecipanti dopo essere stati divisi in gruppi vedevano i profili dei membri dell’ingroup e dell’outgroup.

Variabile dipendente. Matrici di assegnazione di punteggi.


92
Distintività
Distintività Non distintività
I tratti dell’ingroup e Un tratto era condiviso con i
Categorizzazione Piacevolezza
dell’outgroup erano distinti membri dell’outgroup

Piacevole
Un tratto negativo e due
Implicita positivi
Numero di codice individuali
20-29 vs. 30-39 Non piacevole
Un tratto positivo e due
negativi
Piacevole
Un tratto negativo e due Favoritismo
Esplicita positivi
Assegnazione di etichette di
gruppo e di codice Non piacevole
Un tratto positivo e due
negativi

Risultati
I soggetti esplicitamente categorizzarti in un gruppo positivamente distinto mostravano favoritismo per il proprio.
93
Hogg e Turner (1985c)
Processo di stereotipizzazione di sé e depersonalizzazione.
Soggetti. 74 maschi 66 femmine studenti universitari.
Variabili indipendenti. Sesso (maschio vs. femmina) salienza della categorizzazione (alta vs. bassa).

Procedura. I soggetti erano assegnati a diadi dello stesso sesso (bassa salienza) o a gruppi di quattro persone
composti da due maschi e due femmine (alta salienza) per svolgere una discussione non strutturata e
spontaneamente competitiva interpersonale (intrasesso) o intergruppi (intersesso).

Nella condizione di bassa salienza si diceva che l’esperimento era relativo alle differenze individuali nello stile
di discussione e che membri di ogni diade avevano punti di vista opposti.
Nella condizione di alta salienza si diceva che l’esperimento era relativo alle differenze tra sessi nello stile di
discussione. In questa condizione vi era accordo intrasesso e disaccordo intersessi.

94
Variabile dipendente. Autovalutazioni su dimensioni stereotipiche sessuali, valutazione degli avversari,
autostima.

Risultati
I soggetti nella condizione di salienza elevata hanno definito maggiormente se stessi come membri tipici del
proprio sesso rispetto ai soggetti nella condizione di bassa salienza.
La salienza produceva favoritismo per l’ingroup nelle femmine ma non nei maschi.
La salienza aumentava l’autostima dei maschi ma abbassava quello delle femmine.

È possibile che definirsi come maschio in queste situazioni fornisca identità sociale positiva e riduca, quindi, il
bisogno di affermare la propria distintività positiva e di discriminare.
Al contrario, è possibile che definirsi come femmina favorisca un’identità sociale negativa e aumenti il bisogno
di affermare la propria distintività positiva e di discriminare.

95
L’IDENTITÀ SOCIALE E LA POLARIZZAZIONE DI GRUPPO
La polarizzazione di gruppo si riferisce al fatto che l’opinione prevalente si estremizza in seguito alla
discussione di gruppo.
Si ipotizza che «la risposta media post-gruppo tenderà ad essere più estrema nella stessa direzione rispetto alla
media delle risposte pre-gruppo».

Studio tipico con procedura entro soggetti


◦ Pretest, in cui partecipanti esprimono in privato le loro opinioni personali
◦ Discussione di gruppo (consenso)
◦ Post-test, in cui membri indicano privatamente le loro opinioni personali

Si ha la polarizzazione se c’è una differenza significativa tra le risposte del pre-test e del post-test nella stessa
direzione della tendenza del pre-test (altrimenti depolarizzazione).

96
Spiegazioni
◦ Sei membri condividono tutti lo stesso atteggiamento qualunque nuovo materiale persuasivo rifletterà tale
tendenza
◦ La loro autostima sarà legata all’accettazione di quella che appare come la posizione socialmente più
desiderabile

97
Argomenti persuasivi e confronto sociale
Le spiegazioni basate sugli argomenti persuasivi sostengono che durante il pre-test i soggetti passano in
rassegna tutti gli argomenti con i quali hanno familiarità e che riescono a ricordare relativi al tema, e prendono
una decisione su questa base.
Poiché i soggetti provengono dallo stesso background c’è frequentemente una tendenza nel pre-test verso una
certa opzione.
La discussioni di gruppo polarizza questa tendenza solo se lo scambio di argomenti fa emergere nuovo materiale
persuasivo.

Questo modello non si riesce a dimostrare che la causa della polarizzazione sono solo gli argomenti.

98
In base alla teoria del confronto sociale la causa della polarizzazione sarebbe un qualche tipo di strategia di
autopresentazione, una più socialmente desiderabile dell’altra.
I soggetti, quindi, darebbero risposte più estreme:
◦ Per recuperare l’autostima
◦ Perché l’estremità viene premiata dal gruppo
◦ Perché competono per massimizzare la propria distintività rispetto agli altri

Questo modello non riesce a dimostrare che:


◦ I gruppi si estremizzano in direzioni socialmente desiderabili
◦ I soggetti sottostimano l’estremità delle altre posizioni
◦ La mera esposizione alla posizione degli altri produce spostamenti

99
Questioni teoriche irrisolte

Cosa rende un argomento persuasivo?


Non è chiaro cosa rende persuasivo un argomento persuasivo (gli argomenti sono persuasivi quando sono
percepiti come tali dei soggetti o la persuasività degli argomenti dipende dal grado in cui sono legati alla rete
informativa con cui si entra in contato)

Tuttavia :
◦ Le proprietà degli argomenti (validità, banalità, originalità) non esistono in astratto.
◦ La persuasività di un argomento dipende dalla fonte, dalla situazione, dal messaggio e dall’atteggiamento
iniziale.

100
Perché alcuni tipi di estremità sono desiderabili?
Si assume che ci sia uno standard socioculturale fuori dal contesto del gruppo che motivi i cambiamenti di
opinione.

Tuttavia
Gli sulla falsa norma dimostrano che se si prende un soggetto che presenta nel pre-test una tendenza verso il
rischio e lo si espone al consenso di gruppo, che auspica una risposta prudente, egli si conforma e si sposta verso
la cautela.
Una persona, in un gruppo moderatamente orientato a rischio, che prendere una posizione estremamente
rischiosa, diverge in una direzione valutata positivamente. Se prendesse una posizione estremamente prudente,
sarebbe deviante e l’autostima non potrebbe venire aumentata nella stessa maniera.
Quindi, la competizione per diventare estremi non dipende da valori culturali, ma dalla norma evidente in quel
particolare contesto di gruppo.

101
Che ruolo giocano i processi di gruppo?
La polarizzazione è stata vista come il risultato di un confronto tra le risposte degli individui prima e dopo la
discussione di gruppo.

Tuttavia
I fattori che influiscono sull’appartenenza di gruppo aumentano la polarizzazione
◦ Facilità dell’interazione
◦ Destino comune
◦ Somiglianza intragruppo
◦ Introduzione di un’outgroup

102
Quali sono i limiti della polarizzazione?

Ogni teoria definisce i limiti a seconda dei propri criteri.

Secondo la teoria del confronto sociale la polarizzazione è associata a item che implicano valori per cui le
persone si preoccupano della propria autopresentazione.

Tuttavia
Interazioni di gruppo portano alla polarizzazione anche nel caso di argomenti concreti (che riguardano la realtà).

103
Secondo i teorici degli argomenti persuasivi la polarizzazione
◦ È prevista solo quando ci sono argomenti nuovi e persuasivi da condividere
◦ La polarizzazione dipende dello scambio di argomenti

Tuttavia
◦ Non è chiaro il motivo per cui il nuovo materiale persuasivo emerge più facilmente per il polo dominante o in
linea con la tendenza del pre-test
◦ Inoltre, sembra che ci sia polarizzazione anche senza argomentazione

104
Una teoria in termini di categorizzazione di sé della polarizzazione
La persuasione e l’influenza dipendono dal fatto che quando le persone si riuniscono in gruppo sviluppano una
percezione di ciò che hanno in comune e delle caratteristiche che li distinguono dagli altri gruppi.
Maggiore è il consenso all’interno del gruppo, più è probabile che l’opinione di gruppo sia ritenuta rispecchiare
la realtà.
Le persone sono aperte l’influenza o alla persuasione quando si aspettano di essere d’accordo con altre persone,
e si aspettano di essere d’accordo con gli altri percepiti come membri della stessa categoria.
Quando aumenta l’importanza della salienza dell’appartenenza di gruppo aumenta anche l’aspettativa d’accordo
e la probabilità di influenza reciproca.

105
Esempio
O = membri dell’outgroup; A, B, C = membri dell’ingroup
O O A B C O O
-3 -2 -1 0 +1 +2 +3
1 2 3 4 5 6 7

B è il membro più prototipico perché è il più diverso dalle possibili risposte dell’outgroup e il più simile agli
altri membri dell’ingroup.
In questo caso si avrà convergenza sulla media delle risposte del pre-test.

106
Esempio
O = membri dell’outgroup; A, B, C = membri dell’ingroup
O O O O A B C
-3 -2 -1 0 +1 +2 +3
1 2 3 4 5 6 7

Anche in questo caso il membro più prototipico è B, tuttavia C è più prototipico rispetto al moderato A.

107
Secondo la teoria della categorizzazione di sé
◦ La persuasione dipende dalla categorizzazione di sé che crea un’identità comune di gruppo
◦ La polarizzazione delle opinioni è il risultato del fatto che i membri di gruppo si conformano a quella che è la
posizione del gruppo e le risposte più estreme, già polarizzate, determinano tale immagine
◦ Si ha polarizzazione quando si percepisce l’allontanamento delle risposte di gruppo iniziali dal punto medio

Tale spiegazione
◦ Risolvere problemi delle teoria degli argomenti persuasivi e del confronto sociale legando la persuasività al
contesto delle discussioni di gruppo e spiegando perché l’estremità diventa normativa
◦ Permette l’integrazione degli studi sulla polarizzazione e sulla convergenza

108
Previsioni
◦ L’identificazione o la percezione di equivalenza categoriale è un requisito dell’influenza, la polarizzazione
aumenta con il crescere dell’identificazione con l’ingroup
◦ I soggetti che operano con una categorizzazione di sé che sottolinea l’identità comune con il gruppo
dovrebbero sviluppare una percezione più grande della norma di gruppo rispetto ai soggetti non coinvolti
◦ La polarizzazione dovrebbe essere ottenuta sia per item relativi a fatti concreti sia per quelli valutativi
◦ Se la polarizzazione è un fenomeno basato sul gruppo dovrebbe esserci una relazione tra la media nel pre-test
di un certo gruppo, il suo consenso e il post-test

109
Prove a favore della teoria della categorizzazione rispetto alla polarizzazione
Wertherell e coll. (1985, esperimento 1)
Obietivo. Indagare l’effetto dei diversi contesti di gruppo sulla persuasività delle informazioni e degli argomenti.

Procedura. I soggetti compilavano una scala di valori, quindi, ascoltavano la stessa registrazione di una
discussione di gruppo e davano le risposte al pre-test. Infine, venivano date le istruzioni.
Condizioni
Ingroup simile Ingroup non simile Outgroup simile Outgroup non simile
Si diceva che entro breve Si diceva che entro breve
tempo sarebbero entrati a far tempo sarebbero entrati a far Si diceva che questo era il Si diceva che questo era il
parte del gruppo in questione parte del gruppo in questione gruppo con cui sarebbe gruppo con cui sarebbe
come nuovi membri, per come nuovi membri, per avvenuto il dibattito e che si avvenuto il dibattito e che si
svolgere un dibattito con un svolgere un dibattito con un sapeva che erano molto simili sapeva che erano molto
altro gruppo e che si sapeva altro gruppo e che si sapeva agli individui di questo diversi dagli individui di
che erano molto simili agli che erano molto diversi dagli gruppo questo gruppo
individui del gruppo individui del gruppo

110
Risultati
◦ I soggetti venivano persuasi dagli stessi argomenti di più quando provenivano dall’ingroup rispetto a quando
provenivano dall’outgroup
◦ Il gruppo della registrazione era più persuasivo quando sosteneva una posizione che andava nella stessa
direzione del punteggio medio dei soggetti ottenuto nel pre-test rispetto quando sosteneva una posizione che
andava nella direzione opposta
◦ Quando c’era accordo iniziale aumentava l’identificazione

I risultati di questo studio mostrano che lo spostamento verso il gruppo non varia con il contenuto informativo,
ma con il processo di identificazione.

111
Uno studio di Vinokur e Brunstein sembra dimostrare che le pressioni informative abbiano un effetto più potente della
suddivisione in gruppi.

Procedura. Sono stati costruiti dei gruppi composti di sei persone in modo che tre membri avessero opinione a favore
del rischio e tre membri a favore della cautela.
Condizioni
Salienza delle differenze Non salienza delle differenze
I soggetti erano disposti attorno al tavolo in base alla loro
Non venivano menzionate le divisioni
opinione

Risultati. I due sottogruppi tendevano a convergere a prescindere dalla condizione, ovvero a prescindere dalla salienza
delle differenze.

Tuttavia
I soggetti venivano istruiti a raggiungere un accordo con il proprio gruppo a prescindere da i due sottogruppi iniziali,
il che può aver portato alla percezione di un’identità di gruppo comune. 112
Wertherell e Turnet
Obiettivo. Indagare l’effetto dei sottogruppi.
Procedura. I gruppi di discussione sono stati preselezionati in modo che tre membri avessero un’opinione e altri
tre un’altra.
Condizioni
Divisione Non divisione
Veniva detto ai soggetti di aspettarsi una netta divisione delle
opinioni.
Non venivano menzionate le divisioni
Ai soggetti venivano assegnate le etichette A e B ed erano
disposti attorno al tavolo in base all’appartenenza.

Ai soggetti veniva chiesto di discutere e di scambiarsi le opinioni. Non si davano istruzioni per raggiungere il
consenso all’interno del gruppo.

Risultati
La convergenza era meno probabile quando la divisione era resa saliente. 113
Gli stessi risultati sono stati ottenuti da
◦ Mackle e Cooper: gli atteggiamenti si polarizzano quando si percepisce un gruppo di appartenenza. Inoltre
questo movimento verso la norma portava ad un’accettazione privata, quindi, la norma dell’ingroup aveva un
impatto informativo
◦ Reid e Sumiga: il dibattito intragruppo aumentava l’identificazione col gruppo e portava alla polarizzazione
degli atteggiamenti stereotipici; il dibattito intergruppi rendeva saliente la categoria di livello superiore.

114
Wertherell e coll. (1985, esperimento 2)
Obiettivo. Indagare in che misura la polarizzazione dipende dalla percezione delle risposte di membri di gruppo
come stereotipiche o normative.
Si avrà polarizzazione solo quando la tendenza di risposta dominante è percepita come una caratteristica di
gruppo stereotipica e, quindi, normativa.

Procedura. La discussione avveniva in gruppi che avevano uno stile di risposta coerente (rischio vs. prudenza)

Condizioni
Caratteristica condivisa Caratteristica individuale
Si diceva che questi stili di risposta riflettono differenze tra le
Si diceva che gli stili di decisione riflettevano differenze
persone e i soggetti venivano assegnati ai gruppi in base a
individuali
questa caratteristica

115
Risultati
◦ Nella condizione di caratteristica condivisa, i gruppi orientati al rischio tendevano a spostarsi verso opinioni
più rischiose, mentre gruppi prudenti andavano verso opinioni più caute
◦ Nella condizione di tratto individuale gli individui orientati a rischio si spostavano verso la cautela mentre gli
individui prudenti raramente mostrano qualche spostamento

Questi risultati indicano che la polarizzazione si manifesta perché gli individui competono per ricoprire le
posizioni più estreme, che sono quelle valutate più positivamente.

116
I soggetti che percepiscono identità di gruppo dovrebbero sviluppare una percezione più esagerata della norma
di gruppo rispetto soggetti non coinvolti. Questa ipotesi è stata confermata da:
◦ Mackle e Cooper: la percezione dei soggetti delle norme del proprio gruppo era più estrema rispetto alla
percezione di soggetti che non appartenevano al gruppo, inoltre, erano più influenzati quando erano coinvolti
◦ Mackle: I soggetti percepivano le informazioni attribuite al proprio gruppo come più rappresentanti una
posizione più estrema, rispetto a quando venivano attribuite a un altro gruppo, e si polarizzavano di più
◦ Mackle: la competizione intergruppi portava alla percezione delle norme di gruppo come più estreme e portava
alla polarizzazione; la competizione intragruppo, non portava né a estremizzazione né a polarizzazione
◦ Reid: I soggetti tendono ad adottare posizioni più estreme in linea con l’identità di gruppo dopo il confronto
con l’outgroup, ma non dopo il confronto con l’ingroup.

Le posizioni e gli atteggiamenti non sono costanti ma variano in base alla situazione.

117
Wertherell e coll. (1985, esperimento 3)
Obiettivo. Indagare la relazione tra prototipicità/cambiamento di opinione e categorizzazione di sé.

Misure tipiche: opinione nel pre-test, opinione nel post-test, cambiamento (differenza tra pre e post).
Altre misure in base alla categorizzazione di sé: posizione prototipica, discrepanza (differenza tra il pre e il
prototipo).

Procedura. 31 gruppi composti da cinque persone si chiedeva di discutere fino a raggiungere il consenso. I
gruppi erano preselezionati in base alle opinioni iniziali per massimizzare l’ampiezza delle medie.

Risultati. La posizione del prototipo correla con pre-test, post-test e discrepanza. La correlazione tra la
discrepanza e il cambiamento è associata la polarizzazione.

118
Wertherell e Turner
Obiettivo. Indagare gli effetti degli item concreti vs. valutativi.

Procedura. Ai soggetti venivano date da discutere alcune questioni la cui realtà era oscura.
Condizioni
Precisione Non precisione
Si diceva che i gruppi di discussione portano a dare più Si diceva che le loro decisioni sarebbero state basate su
risposte esatte rispetto al solo giudizio individuale e che loro congetture, in quante i fatti erano oscuri e che non dovevano
dovevano sforzarsi di produrre una risposta esatta sentirsi spinti a trovare la risposta giusta

Risultati.
Si trova una moderata polarizzazione di gruppo nel confronto tra pre-test e consenso.
Nessuna differenza nel grado di cambiamento di opinione tra le condizioni.

119
IL PREGIUDIZIO
Voci, A. & Pagotto, L.

120
IL PREGIUDIZIO: CAUSE, TIPOLOGIE E CONSEGUENZE
Che cosa è il pregiudizio
«Il pregiudizio è un’antipatia fondata su una generalizzazione falsa e inflessibile. Può essere sentito
internamente o espresso. Può essere diretto verso un gruppo nel suo complesso o verso un individuo in quanto
membro di quel gruppo» (Allport, 1954).

Da un punto di vista etimologico il pregiudizio indica un giudizio a priori, formulato senza una conoscenza
diretta, quindi, potrebbe essere positivo, negativo o neutro.

In psicologia sociale, il pregiudizio si riferisce a un giudizio prevalentemente negativo.

121
Caratteristiche del pregiudizio
◦ Antipatia, giudizio negativo
◦ Generalizzazione, la valutazione negativa viene applicata a intere categorie sociali e a tutti gli individui che ne
fanno parte
◦ Falso, è improbabile che tutti i membri di un gruppo condividano le stesse caratteristiche
◦ Inflessibile, ignora volutamente reali caratteristiche dei singoli; non essendo sensibile alle informazioni
disconfermarti e molto resistente al cambiamento
◦ Può essere sentito internamente o espresso, pregiudizio latente e manifesto
◦ Può essere rivolto verso un gruppo o verso un individuo in quanto membro di gruppo, si applica a un’intera
categoria, ma anche a valutazioni di singoli individui che appartengono a quale categoria (processo di tipo
deduttivo)

Limiti della definizione di Allport


◦ Non è solo un sentimento di antipatia ma può coinvolgere giudizi, valutazioni, emozioni e comportamenti
◦ I termini «falsa e inflessibile» fanno pensare a un processo errato, quasi patologico, tuttavia il pregiudizio e il
risultato di un processo assolutamente normale legato al funzionamento cognitivo e motivazionale della mente
umana 122
Definizione di Brown
Il pregiudizio presuppone la presenza di almeno alcune di queste caratteristiche
◦ Il mantenimento di atteggiamenti sociali o credenze cognitive squalificanti
◦ L’espressione di emozioni negative
◦ La messa in atto di comportamenti ostili o discriminatori nei confronti dei membri di un gruppo per la sola
appartenenza adesso

Vantaggi della definizione di Brown


◦ Ampia la definizione di pregiudizio oltre la semplice antipatia
◦ Elimina i riferimenti alla falsità dell’inflessibilità

Limiti della definizione di Brown


◦ Troppo eterogenea, le emozioni possono essere un precursore e i comportamenti una conseguenza
◦ Le credenze cognitive riguardano più gli stereotipi che pregiudizi
◦ Non prende in considerazione le forme sottili (latenti, paternalistiche)
123
Definizioni di Voci e Pagtto
◦ Il pregiudizio è un processo che porta giudicare un individuo negativamente, sulla semplice base della sua
appartenenza al gruppo sociale.
◦ Lo stereotipo si riferisce alle caratteristiche ritenute tipiche di una categoria sociale
◦ La discriminazione comportamentale è il comportamento negativo messo in atto Sulla base di un pregiudizio o
di uno stereotipo
◦ Le emozioni intergruppi sono le emozioni provate nei confronti di gruppi sociali dei loro membri

124
Le basi cognitive del pregiudizio
◦ Gli schemi. Sono strutture cognitive che gestiscono le informazioni e tendono autoconfermarsi e
autoalimentarsi.
◦ La categorizzazione. Le categorie riducono la complessità del mondo raggruppando gli elementi in base ai
processi di assimilazione intracategoriale differenziazione intercategoriale
◦ La rappresentazione cognitiva dei gruppi sociali e il ruolo del sé. Divisione del mondo in ingroup e outgroup

125
Le basi motivazionali del pregiudizio
o Le spiegazioni intraindividuali
• Frustrazione-aggressività (Dollard et al., 1939). L’aggressività nasce dalla frustrazione: un ostacolo tra un
bisogno e il suo soddisfacimento
• Personalità autoritaria (Adorno et al., 1950). Il clima familiare rigido e repressivo provoca una forte
aggressività inespressa, che si traduce in senso del dovere e intolleranza verso i devianti e i diversi
• Autoritarismo (Altemeyer, 1988). Sottomissione all’autorità, convenzionalismo, aggressività autoritaria
• Orientamento alla dominanza sociale (Sidanius & Pratto, 1999). ideologia basata sull’esistenza e
legittimazione di una gerarchia tra gruppi sociali
o Le spiegazioni socio-economiche
• Deprivazione relativa (es. Davies, 1969; Gurr, 1970; Runciman, 1966; Stouffer, 1949). “Senso di
insoddisfazione soggettiva che si sperimenta quando si confronta la propria situazione con quella che si
ritiene dovrebbe essere e la si giudica peggiore”
• Conflitto realistico (Sherif, 1966). Il conflitto nasce dalla competizione per scarse risorse

126
Le basi motivazionali del pregiudizio
o Le spiegazioni psicosociali
• Identità sociale (Tajfel, 1981). Bisogno di un’identità sociale positiva e distinta, l’outgroup viene visto
come una minaccia alla distintività positiva dell’ingroup
• Riduzione dell’incertezza (Hogg, 2000). Bisogno di certezze: l’ingroup fornisce un sistema di valori,
informazioni sul mondo e sugli altri (una realtà condivisa e convalidata socialmente), l’outgroup
rappresenta qualcosa di diverso e di minaccioso
• Gestione del terrore (Greenberger et al., 1997). Il pregiudizio nasce dallo scontro e dalla competizione tra
visioni culturali costruite per negare il problema della morte.
• Religiosità. L’orientamento estrinseco (la religione è usata come strumento per ottenere altre cose)
aumenta il pregiudizio, orientamento intrinseco (la religione è un fine) è ambivalente, l’orientamento
quest (ci si pone domande circa la religione) diminuisce il pregiudizio, il fondamentalismo (accettazione
senza critiche dei dogmi religiosi) aumenta il pregiudizio.

127
Il pregiudizio

Componente cognitivo-percettiva Componente motivazionale


Categorizzazione e accentuazione percettiva Percezione dell’altro come diverso e
(differenziazione intercategoriale e minaccioso
assimilazione intracategegoriale)
Riguardano processi elementari e sono Sono più attaccabili
difficilemnete eliminabili

128
Diverse tipologie di pregiudizio
Non è più socialmente accettato esprimere pregiudizi e atteggiamenti ostili nei confronti delle minoranze

o Razzismo moderno, simbolico e ambivalente.


• Razzismo moderno (McConahy, 1983). Credenze non apertamente razziste, ma che giustificano
valutazioni di tipo razzista in contesti che consentono diverse interpretazioni (ad es., i neri approfittano
della legislazione a loro favore).
• Razzismo simbolico (Kinder & Sears, 1981). Composto da quattro dimensioni: la negazione del fatto che
la discriminazione razziale sia ancora presente, la convinzione che le persone di colore dovrebbero
impegnarsi di più, l’eccessiva richiesta di trattamenti di favore da parte dei neri, la credenza che molti dei
risultati ottenuti negli ultimi anni dalle persone di colore siano immeritati.
• Razzismo ambivalente (Katz & Hass, 1988). Presenza di emozioni e opinioni polarizzate, sia positive che
negative, nei confronti dell’outgroup.

129
o Pregiudizio automatico o implicito
• Priming. Quando il prime è una parola o una foto relativa all’outgroup, una persona con un forte
pregiudizio automatico tenderà rispondere in modo sistematicamente più rapido per le parole negative
rispetto a quelle positive (priming semantico, riconoscimento di parole e non parole; priming valutativo,
riconoscimento di parole positive e negative).
• Implicit Association Test (Greenwald, et al., 1988). Una persona con un elevato pregiudizio verso l’outgroup
come ancora più errori quando gli stimoli sono percepiti incongruenti (outgroup-positivo, ingroup-negativo)
rispetto a quando sono percepiti congruenti (ingroup-positivo, outgroup-negativo).

Blocco Premere tasto “z” Premere tasto “m”


1 classificazione ITALIANI STRANIERI
semplice (concetto)

2 classificazione Parole POSITIVE Parole NEGATIVE


semplice (valenza)
3 classificazione ITALIANI O STRANIERI O
doppia (c o ng rue nte ) Parole POSITIVE Parole NEGATIVE

4 classificazione STRANIERI ITALIANI


semplice
(concetto invertito)

5 classificazione STRANIERI O ITALIANI O


doppia Parole POSITIVE Parole NEGATIVE
(inc o ng rue ne te ) 130
o Il razzismo avversivo (Gaertner & Dovidio, 1986).
• Ambivalenza tra valori e ideali egalitari e sentimenti negativi nei confronti dell’altro
• Discrepanza tra contenuti consapevoli/controllati e inconsapevoli/incontrollati
• Dissociazione tra risposte esplicite e implicite
• Emerge in situazioni di ambiguità
Es. Assunzioni di candidato bianco o nero: se la qualificazione è intermedia viene preferito il bianco
Es. Interazione tra partecipanti bianchi e neri: emerge una differenza tra comportamento verbale e
comportamento non verbale

131
o Il Pregiudizio sfacciato e subdolo (Pettigrew & Meertens, 1995). Differenza tra
• Pregiudizio sfacciato/manifesto = “vecchio stile”, Percezione di minaccia e rifiuto dell’outgroup
• Pregiudizio subdolo/sottile/latente = “moderno”, Difesa dei valori tradizionali, esagerazione delle
differenze culturali, negazione di emozioni positive

PREGIUDIZIO
MANIFESTO
+

Bigotti

PREGIUDIZIO
LATENTE
- +
Egalitari Sottili

-
132
o Pregiudizio come emozione. Il pregiudizio può anche assumere una connotazione emotiva.
• Emozioni intergruppi (Smith, 1993). Le emozioni che membri di un gruppo sperimentale confronti di un
altro gruppo.

Emozione Percezione Comportamento


Paura Minaccia Evitamento
Rabbia Ingiustizia, l’ingoup è favorito Attacco o osservazione della situazione
Disprezzo Ingiustizia, l’ingoup è sfavorito Attacco
Disgusto Immoralità Evitamento
Osservazione della situazione e stesso
Gelosia Benefici ingiustivicati
trattamento

Studi recenti non considerano le emozioni con una forma di pregiudizio ma come antecedenti del pregiudizio

133
• Contenuto degli stereotipi (Fiske, et al., 1999). Le emozioni che membri di un gruppo sperimentale
confronti di un altro gruppo.

Competenza

Competenti Incompetenti

Ammirazione Paternalismo
Ingroup o alleati Anziani, casalinghe
Caldi
Orgoglio, ammirazione Pietà, simpatia
Cooperazione Aiuto/Evitamento
Calore
Invidia Sdegno
Ricchi, uomini d’affari Senzatetto, drogati
Freddi
Invidia, gelosia Disprezzo, ostilità,
Capro espiatorio Evitamento

134
o Processi di infraumanizzazione e deumanizzazione. Forme radicate di pregiudizio possono sorgere dalla
percezione che ingoup e outgroup non condividono l’essenza umana.
Conseguenze
• Infraumanizzazione (Leyens, at., 2000). Le persone ritengono che i membri dell’ingrupp abbiano
un’essenza maggiormente umana rispetto membri dell’outgroup. L’essenza umana connessa al tipo di
emozioni provate.
Emozioni primarie, comune a tutti gli esseri viventi: gioia, sorpresa, paura, tristezza, rabbia e disgusto.
Emozioni secondarie, tipiche degli esseri umani: ammirazione, rimorso, nostalgia, disillusione.
• Deuanizzazione (Haslam, 2006). Distingue tra caratteristiche:
Unicamente umane (quelle che differenziano gli esseri umani degli animali, come le emozioni secondarie,
le capacità cognitive complesse, la moralità): deumanizzazione animalistica.
Caratteristiche legate alla natura umana (sono quelle indispensabili per definire il genere umano, come
flessibilità, emotività, vitalità e calore): deumanizzazione meccanica.

135
Conseguenze del pregiudizio per chi ne è vittima
Essere oggetto di pregiudizio è dannoso per l’individuo, perché influenza la definizione di sé e la percezione del
mondo sociale, e crea barriere per l’ottenimento di risorse.

◦ Pregiudizio e attribuzioni causali. La persona vittima di pregiudizio potrebbe attribuire la causa dei giudizi
negativi e delle discriminazioni al gruppo di appartenenza, più che a sé stessa. Questa potrebbe sembrare
un’attribuzione esterna, tuttavia, poiché il gruppo contribuisce alla definizione del sé, è un’attribuzione interna
(stabile e incontrollabile) e, quindi, dannosa per il benessere.
Soluzione. Per difendersi dalle discriminazioni gli individui possono aumentare il livello di identificazione
(trovando conforto negli altri, motivando le persone a cambiamento sociale). Se fallisce, la situazione peggiorerà.

136
◦ Minaccia indotta dallo stereotipo. Le persone, temendo le conseguenze negative di uno stereotipo, finiranno con
il mettere in atto comportamenti negativi tali da confermare lo stereotipo stesso (consapevolezza dello stereotipo
 ansia  peggioramento della performance).
Questo processo si autoalimenta, lo stereotipo viene interiorizzato contribuendo alla conferma dei pregiudizi.
Le conseguenze possono essere anche lungo termine e influenzare le scelte di vita degli individui.

◦ Effetti della discriminazione sul benessere individuale. La discriminazione influenza condizioni di salute e
aspettative di vita a causa di:
Stress, risposte fisiologiche, comportamenti dannosi per la salute (alcol, droghe, fumo)
Segregazione residenziale e disuguaglianze economiche e sociali che portano all’esposizione a fattori di stress
(violenza, disoccupazione, povertà).

137
IL CONTATTO INTERGRUPPI
L’ipotesi del contatto di Allport

Spesso pregiudizi e stereotipi nascono dal fatto di non conoscere direttamente l’altro e le sue reali
caratteristiche, quindi, entrare in contatto con l’altro ci permette di conoscerlo e di disconfermare gli stereotipi del
gruppo che rappresenta.

Condizioni affinché il contatto sia efficace:


◦ Interazioni cooperative e piacevoli
◦ Possibilità di conoscenza approfondita
◦ Status simile
◦ Supporto istituzionale

138
Problemi connessi al contatto

Direzione causale: il contatto riduce il pregiudizio o il pregiudizio riduce il contatto?


◦ Studi di laboratorio sono utili per fornire indicazioni quali caratteristiche del contatto producano la maggiore
rintuzzare pregiudizio.
◦ Studi longitudinali (Contatto T1  Pregiudizio T2; Pregiudizio T1  Contatto T2)
◦ Situazioni di contatto “forzato” sembrano essere quelli che riducono maggiormente il pregiudizio.
I risultati sembrano suggerire un processo circolare o bidirezionale.

Processi psicosociali coinvolti nella relazione tra contatto e pregiudizio

Quando: le situazioni in cui il contatto è efficace, moderazione


Come: i processi che riducono il pregiudizio, mediazione

139
Quando il contatto è efficace: moderazione
Il contatto avviene tra individui singoli mentre il pregiudizio riguarda valutazioni di interi gruppi.

Le due variabili quindi hanno livelli di astrazione diversi.


Soluzione:
◦ Portare entrambi costrutti a livello interpersonale, in questo modo il pregiudizio perderà la sua capacità di
essere applicato interi gruppi e inizierà ad essere declinato come processo interindividuale.
◦ Portare entrambe le variabili a livello intergruppi (salienza dell’appartenenza), in questo modo i giudizi
positivi formulati nell’interazione saranno estesi all’intero gruppo.

140
Modello della decategorizzazione o personalizzazione (Brewer & Miller, 1984)

Categorizzazione Personalizzazione

L’appartenenza a gruppi Sono importanti solo le


sociali è serie hai massimi Differenziazione caratteristiche individuali
livelli le persone si delle persone coinvolte le
percepiscono come membri Gli aspetti categoriali e personali sono interazioni non si basano su
intercambiabili di una entrambi salienti a livello intermedio. stereotipi e pregiudizi ma
categoria. Le interazioni possono essere basato solo sulle caratteristiche
Molto facilmente si sia stereotipi sia su caratteristiche dei personali.
utilizzeranno stereotipi e ci singoli individui
sarà pregiudizio

Il contatto, per essere efficace, non deve riprodurre i giudizi applicati a livello di gruppo e le interazioni
dovrebbero svolgersi in contesti caratterizzati dalla personalizzazione.

141
La generalizzazione avviene:
◦ Se il contatto è basato sull’appartenenza del gruppo esso darà luogo in modo immediato al processo di
generalizzazione dei giudizi relativi a singoli individui conosciuti all’intero gruppo. Se nella situazione di
contatto presente molto pregiudizio la generalizzazione riguarderà questo.
◦ Se contatto basato sulla differenziazione, i membri dell’outgroup avranno sia le caratteristiche del gruppo sia
quelle individuali. In questo caso è facile che si formino dei sottogruppi e che eventuali giudizi positivi
sviluppati durante il contatto si estendono solo a questi.
◦ Se è contatto avviene a livello della personalizzazione gli individui interagiranno ponendo l’attenzione sugli
aspetti individuali e scoprendo che i loro stereotipi non erano realistici. Quindi gli individui inizieranno a
dubitare dell’utilità degli stereotipi che verranno abbandonati.

142
Limiti
◦ Il modello viene confermato con gruppi di laboratorio ma non con gruppi reali.
◦ È molto improbabile che le persone interagiscono a prescindere dalla categorizzazione (automatismo,
definizione del sé)

Le politiche di tipo colour blind (politiche sociali in cui le appartenenze di gruppo sono volutamente ignorate)
alla lunga non funzionano.

143
Modello della mutua differenziazione e del contatto intergruppi (Hewstone & Brown, 1986)

In base al modello, il contatto dovrebbe essere caratterizzato da un livello intermedio di salienza


dell’appartenenza di gruppo, per consentire alle persone interagire in modo cooperativo pendendo in
considerazione le rispettive appartenenze.

Mutua differenziazione: si prevedevano interazioni cooperative in cui fossero salienti i contributi specifici dei
singoli gruppi.

Contatto intergruppi: sottolinea l’importanza attribuita alla salienza delle appartenenze.


◦ Le persone non rinunciano alle loro appartenenze, quindi alle loro identità sociali
◦ È possibile generalizzare gli effetti positivi del contatto all’intero outgroup: le persone con cui entro in
contatto non sono eccezioni, ma membri rappresentativi dell’outgroup.

La salienza dell’appartenenza è connessa costrutti:


◦ La tipicità percepita: la percezione delle persone come tipiche rappresentative dell’altro gruppo
◦ La consapevolezza delle appartenenze: le persone devono tenere in considerazione le rispettive
appartenenze
144
Esperimento di van Oudenhoven et al. (1996) con gruppi reali.
Procedura. Gruppi di tre studenti di scuola superiore svolgevano dei compiti cooperativi per circa due ore. Ogni
gruppo era composto da due studenti olandesi (soggetti sperimentali) e uno turco (complice dello sperimentatore).

Bassa salienza Media salienza Alta salienza


Durante le pause inserite tra i tre
La nazionalità del ragazzo turco era compiti lo sperimentatore si rivolgeva
semplicemente inferita del suo nome, che Le domande relative all’appartenenza al ragazzo turco ponendogli delle
veniva pronunciato solo nella fase iniziale erano poste solo dopo una volta. domande relative alla sua origine, alla
in cui i tre ragazzi si presentava sua conoscenza della lingua turca, ai
suoi viaggi in Turchia.

Variabili dipendenti. Atteggiamenti nei confronti dell’altro ragazzo olandese, del ragazzo turco, e dei turchi in generale.

Risultati.
◦ Il ragazzo turco era valutato positivamente tutte le condizioni.
◦ I turchi in generale erano valutati in modo più positivo nelle condizioni in cui la salienza dell’appartenenza era alto o
media.
◦ La valutazione dell’altro ragazzo olandese era sempre più positiva di quella del ragazzo turco.
145
Critiche
◦ La salienza dell’appartenenza può peggiorare la qualità del contatto e, di conseguenza, aumentare il
pregiudizio. Livelli di salienza vanno calibrati in modo molto preciso: se sono troppo bassi non si avrà
generalizzazione; se sono troppo alti il contatto potrà essere negativo, portando alla generalizzazione di
giudizi negativi.
◦ Il modello della mutua differenziazione non ha molto in comune con il modello del contatto intergruppi. Il
primo pone l’enfasi sulla necessità di comprendere gli aspetti positivi dei due gruppi, osservare la loro
complementarietà e, quindi, giungere ad una cooperazione. Tale strategia può sembrare efficace, ma è
difficile da applicare in molte situazioni reali. Il secondo modello è più semplice, ma meno strutturato, in
quanto enfatizza l’importanza di mantenere salienti le diverse appartenenze categoriali, ma non specifica
in modo operativo come far si che il contatto sia positivo.

Inoltre, il contatto intregruppi può generare ansia integrruppi.

146
Il modello integrativo del contatto (Pettigrew, 1998)

Il modello prevede una successione temporale di contatto interpersonale e contatto intergruppi: prima contatto
personalizzato e approfondito, poi riferimento all’appartenenza di gruppo.

◦ Il contatto interpersonale permette di ridurre l’ansia intergruppi e evita di introdurre nella situazione di contatto
stereotipi e pregiudizi, quindi, è più probabile che il contatto sia positivo.
◦ Il contatto intergruppi permette il processo di generalizzazione dai singoli individui conosciuti all’intero
outgroup.

I due tipi di contatto possono avvenire lungo una sequenza temporale o all’interno di una singola interazione.

Non esistono verifiche empirica complete del modello, poiché è difficile da testare:
◦ I partecipanti dovrebbero essere persone che non conoscono membri dell’altro
◦ Dovrebbero interagire prima a livello interpersonale
◦ Poi bisognerebbe rendere salienti le appartenenze di gruppo

147
Hewston et al. (2000)

Studio correlazionale
Contesto
Irlanda del Nord (1.5 milioni di abitanti: 50% Protestanti, 38% Cattolici).
Protestanti
◦Unionisti, a favore dei legami con la Gran Bretagna
◦Minoranze paramilitari: Ulster Volunteer Force, Ulster Freedom Fighters
Cattolici
◦Nazionalisti, a favore della riunificazione con l‟Irlanda Minoranze paramilitari: Irish Republican
Army (IRA)

“THE TROUBLES”: Dal 1968 a oggi, 3000 morti

Nel 1995, il 97% dei bambini frequentavano scuole segregate. Alcune città (ad es., Belfast) sono divise in due:
quartieri cattolici e quartieri protestanti.

148
Variabili:
◦ Identificazione col gruppo religioso
◦ numero di amici nell’outgroup
◦ Profondità di una singola amicizia
◦ Salienza dell’appartenenza Durante le interazioni con questo amico
◦ Pregiudizio nei confronti dell’outgroup

Partecipanti: studenti cattolici e protestanti.

Risultati
Alta s alie nz a: -
Bas s a s alie nz a: 0
Identificazione
con l‟ingroup -
- Amicizie con
membri + Profondità 0
di un singola Pregiudizio
dell‟outgroup
amicizia

149
Ensari e Miller (2002, esperimento 1)

Variabili indipendenti:
◦ Self-disclosure
◦ Tipicità

Partecipanti. Studenti turchi musulmani

Procedura. Interazioni cooperativa tra coppie costituite da studenti musulmani «secolari» (soggetti), ovvero
vicini alle politiche liberali, e una studentessa che si presentava come «islamica» (complice), che in Turchia
assume una connotazione fondamentalista.
◦ I partecipanti dovevano intervistare la complice.
◦ Svolgere un compito cooperativo, a cui la ragazza islamica contribuiva in modo positivo

Variabili dipendenti:
◦ Valutazione della ragazza
◦ Valutare le qualifiche di quattro studentesse (due islamiche, due secolari) che chiedevano di passare da una
facoltà all’altra

150
Tipicità
Alta
Bassa
Velo, vestiti tradizionali,
T-shirt, niente velo, giornale e
quotidiano tradizionalista, voto
preferenze politiche atipiche
per partito islamico
Alta
Domande personali risposta intima con
Self- ricordi carichi di emotività
disclosure Bassa
Aspetti generali della vita universitaria
risposte impersonali

Risultati
La valutazione della ragazza islamica era sempre positiva
La valutazione delle due candidate islamiche era più positiva nella condizione di alta self-disclosure e alta
tipicità.

151
Ensari e Miller (2002, esperimento 2)

Variabili indipendenti:
◦ Self-disclosure
◦ Tipicità
◦ Salienza

Partecipanti. Liberali (Stati Uniti)

Procedura. Interazioni cooperativa tra coppie costituite da studenti liberali (soggetti) e una studentessa
conservatrice (complice).
◦ I partecipanti dovevano intervistare la complice.
◦ Svolgere un compito cooperativo, a cui la ragazza conservatrice contribuiva in modo positivo

Variabili dipendenti:
◦ Valutazione della ragazza
◦ Valutare le qualifiche di quattro studenti (due liberali e due conservatori) che chiedevano di passare un
impiego presso l’università

152
Tipicità
◦ Alta. Suo padre era un avvocato e viveva a Beverly Hills, indossava una camicia bianca a maniche lunghe e pantaloni,
dichiarava di essere molto religiosa e di volersi iscrivere a Yale per diventare avvocato
◦ Bassa. Indossava Jeans e t-shirt, voleva diventare un artista, non si sentiva religiosa, tuo padre era un assicuratore viveva a
Los Angeles città

Self-disclosure e salienza
◦ Self-disclosure alta e salienza alta. Domande personali risposta intima con ricordi carichi di emotività, Targhetta che
Indicava orientamento politico, Anagrammi legati all’orientamento politico
◦ Self-disclosure alta e salienza bassa. Domande personali risposta intima con ricordi carichi di emotività, Nessuna targhetta,
Anagrammi neutri
◦ Bassa self-disclosure, Aspetti generali della vita universitaria risposte impersonali

Risultati
Le valutazioni più positive si avevano nella condizione di self-discosure e salienza alta (a prescindere dalla tipicità) e nella
condizione di self-disclosure e salienza bassa, quando si interagiva con un partner tipico.

153
Perché il contatto è efficace: mediazione
Secondo Allport il contatto è efficace perché permette di aumentare la conoscenza dell’outgroup.
Tuttavia,
L’aumento della conoscenza non sembra essere un fattore determinante, infatti, come evidenziato dalla teoria
dell’identità sociale il pregiudizio spesso deriva dalla combinazione tra categorizzazione e processi di natura
motivazionale.

Il motivo principale per cui il contatto è in grado di ridurre il pregiudizio è perché il contatto influenza variabili
affettive.

154
L’ansia intergruppi

L’ansia intergruppi (Stephan & Stephan, 1985) è l’ansia anticipatoria provata nella previsione di un contatto con
i membri dell’outgroup.

È legata in modo specifico a preoccupazioni circa possibili conseguenze negative per il sé.
Le principali preoccupazioni sono:
◦ Incomprensioni dovute a differenze culturali,
◦ Imbarazzo causato da comportamenti scorretti o inappropriati,
◦ Paura di essere rifiutati, discriminati o sentirsi ridicoli a causa della propria appartenenza di gruppo
◦ Paura di sembrare pregiudizievoli

Conseguenze generali:
◦ Restringimento del campo attentivo
◦ Ricorso elaborazioni cognitive semplificate sistematiche
◦ Propensione a confermare le proprie aspettative

155
Conseguenze in ambito intergruppi:
◦ Uso di stereotipi e pregiudizi conosciuti
◦ Ci si focalizza sugli aspetti coerenti con le aspettative (negativi) e non si colgono quelli incoerenti con le
aspettative (positivi)
◦ Evitamento, per allontanarsi dalla causa dell’ansia

Rimedi
Tecnica della desensibilizzazione. Gli stati ansiosi possono essere ridotti attraverso l’esposizione agli stimoli
ansiogeni, l’ansia intergruppi sarà ridotta dal contatto con i membri dell’outgroup.

Il contatto riduce il pregiudizio perché riduce l’ansia intergruppi.

156
Islam & Hewston, 1993

Contesto. Bangladesh, Dove sono presenti conflitti tra musulmani (maggioranza) e induisti (minoranza).

Partecipanti. Studenti universitari musulmani e induisti.

Misure. Quantità e qualità del contatto, salienza, ansia intergruppi, atteggiamento e variabilità dell’outgroup.

Risultati. La qualità e la quantità del contatto migliorano l’atteggiamento e la variabilità dell’outgroup, perché
riducono l’ansia integruppi.

157
Empatia e altre emozioni

Empatia interpersonale: risposta affettiva orientata all’altro e congruente con la percezione del suo benessere
◦ Empatia reattiva: in reazione alla sofferenza dell’altro (es. compassione, calore umano…)
◦ Empatia parallela: simili a quelle provate dall’altro (es. tristezza, rabbia…)
◦ Assunzione di prospettiva: capire il punto di vista dell’altro (aspetto cognitivo dell’empatia)

Empatia intergruppi: empatia provata per l’intero outgroup

158
Harwood, et al. (2005), Empatia interpersonale

Rapporto tra nipoti e nonni


Partecipanti. Studenti universitari
Procedura. I partecipanti dovevano valutare diversi aspetti il loro contatto con i nonni.
Risultati. Il contatto con i nonni migliorava l’atteggiamento verso gli anziani in generale, questo processo era
mediato dall’empatia cognitiva a livello interpersonale.

Voci & Hewstone (2007). Empatia intergruppi


Rapporto tra italiani ed immigrati.
Partecipanti. Studenti universitari
Procedura. I partecipanti dovranno pensare alle difficoltà incontrate dagli immigrati in Italia ed esprimere le
emozioni che questi pensieri suscitavano il loro.
Risultati. L’empatia (e l’ansia) mediava la relazione tra contatto e atteggiamento.

159
Altre emozioni

◦ Fiducia intergruppi, ovvero la fiducia rivolta all’outgroup nel suo complesso


◦ Senso di minaccia sperimentato in relazione ai gruppi estranei realistico (sicurezza, economia posti di lavoro) e
simbolico (valori culturali tradizionali).
◦ Emozioni intergruppi come rabbia e paura

160
Quando e perché il contatto è efficace: combinazione di moderazione e
mediazione
La salienza degli appartenenza modera il legame tra contatto e pregiudizio che a sua volta immediato dalle
emozioni intergruppi.

Voci e Hewsone (2003)


Contesto. Rapporto tra italiani e immigrati africani
Partecipanti. Studenti universitari
Risultati. Il contatto riduce l’ansia intergruppi (che a sua volta riduce il pregiudizio) solo quando è alta la
salienza dell’appartenenza

161
Vonofakou et al. (2007)
Contesto. Rapporto tra eterosessuali e omosessuali
Partecipanti. Studenti universitari
Misure. Amicizia intergruppi, ansia intergruppi, tipicità, forza e accessibilità dell’atteggiamento
Forza: grado in cui un atteggiamento è stabile e certo. Ciò che rende forte un atteggiamento è l’esperienza
diretta. Il contatto diretto non solo è in grado di migliorare l’atteggiamento verso un outgroup ma anche di
rendere tale atteggiamento positivo.
Accessibilità: prontezza con cui una persona è in grado di esprimere un atteggiamento nei confronti di un dato
oggetto.

Risultati. L’amicizia riduce l’ansia (che a sua volta peggiora gli atteggiamenti) solo quando l’amico è
considerato tipico

162
Forme alternative di contatto
Non sempre il contatto avviene in situazioni favorevoli: è possibile, quindi, che interazioni negative portino ad
un incremento del pregiudizio.
Non sempre il contatto è possibile: non è consueto interagire con membri dell’outgroup

◦ Contatto esteso o indiretto


◦ Contatto tramite i mass-media
◦ Contatto immaginato

163
Il contatto esteso (Wright et al., 1997)

Conoscere un membro dell’ingroup che a sua volta conosce un membro dell’outgroup.


Se tra me e il membro dell’ingroup c’è una relazione positiva e tra questo e il membro dell’outgroup c’è una
relazione positiva, in base alla teoria dell’equilibrio cognitivo (gli individui cercano di fare in modo che vi sia
concordanza tra le diverse valutazioni) si sarà una valutazione positiva del membro dell’outgroup.

La generalizzazione avviene perché il fatto di osservare dall’esterno un’amicizia intergruppi, rende più saliente
l’appartenenza di gruppo delle persone.

Perché il contatto esteso è efficace


Il contatto esteso agisce sul pregiudizio attraverso l’effetto di:
◦ Riduzione dell’ansia intergruppi, perché è un contatto indiretto.
◦ Percezione delle norme sociali, norme descrittive legate all’osservazione dei comportamenti altrui sono esempi
di azioni e valutazioni che sono condivise all’interno del gruppo
◦ Inclusione dell’outgroup nel sé, quando si osserva un contatto tra un membro dell’outgroup e uno dell’ingroup
È possibile che ci sia presente una inclusione dell’outgroup nell’ingroup (e quindi nel sé) dovuta all’amicizia
osservata

164
Quando il contatto esteso è efficace
Non esistono studi che testano specifici moderatori
◦ Paolini et al. (2007) hanno dimostrato che il contatto esteso è in grado di ridurre i pregiudizi basati sugli aspetti
cognitivi, mentre quelli basati su aspetti emotivi e affettivi sono ridotti maggiormente dal contatto diretto.
◦ Christ et al. (2009) hanno dimostrato che il contatto esteso è particolarmente efficace nei contesti segregati, in
cui mancano le occasioni di contatto diretto.

165
Il contatto tramite mass-media

Il contatto attraverso i mass media non potrebbe essere definito contatto, poiché non vi sono interazioni tra gli
spettatori e le persone osservate.
Tuttavia i mass-media possono contribuire a ridurre il pregiudizio.

Schiappa et al. (2005) hanno elaborato l’ipotesi del «contatto parasociale». Le interazioni parasociali dovute alla
fruizione dei media, possono produrre gli stessi effetti delle interazioni reali poiché coinvolgono i medesimi
processi, tra cui l’acquisizione di informazioni e la creazione di legami affettivi ed emotivi con i membri
dell’outgroup.

I personaggi vengono considerati veri e propri conoscenti, quindi, se sono presenti personaggi appartenenti a
gruppi discriminati è possibile che tali interazioni portino ad una riduzione del pregiudizio.

Schiappa et al. (2005) hanno dimostrato che il pregiudizio nei confronti degli omosessuali viene ridotto dalla
visione di:
◦ Six feet under
◦ Queer eyes for the straight guy (I fantastici 5)

166
Paluk (2009).
Obbiettivo studiare l’efficacia di un programma radiofonico nella riduzione del pregiudizio in Rwanda.
◦ Il gruppo sperimentale ascoltava per una anno una soap opera (Musekeweya, La nuova alba), in cui i
personaggi (che rievocavano, senza mai nominare, gli Hutu e i Tutsi) affrontavano e superavano problemi di
coabitazione legati ai conflitti precedenti e si opponevano, in nome dell’armonia interetnica, ai leader che
propugnavano la violenza come mezzo di sopraffazione deli altri.
◦ Il gruppo di controllo ascoltava per un anno una soap opera incentrata su problemi di salute.

I risultati mostrano che i partecipanti nella condizione sperimentale (in linea con i protagonisti della soap opera)
erano:
◦ Più favorevoli ai matrimoni misti
◦ Reputavano gli altri maggiormente degni di fiducia
◦ Provavano maggiore empatia
◦ Mostravano maggiori comportamenti cooperativi
167
Il contatto immaginato

Il contatto immaginato consiste nell’immaginare di interagire con i membri dell’outgroup.


Immaginarsi mentre si compie una determinata azione può:
◦ Facilitare la successiva esecuzione della stessa
◦ Attivare una schema di sé (sé possibile)

Turner et al. (2007) hanno dimostrato che se si chiedeva ai partecipanti di immaginare di interagire con un
membro dell’outgroup (anziani, omosessuali) si riduceva l’ansia intergruppi e aumentava l’atteggiamento
positivo.
Questo avviene perché immaginare una situazione di contatto attiva le stesse risposte dell’esperienza reale (le
basi neuronali dei processi immaginativi e delle corrispondenti esperienze reali sono sovrapponibili)

168
Secondo Stathi e Crispo (2008) gli effetti del contatto immaginato sembrano essere legati principalmente ad una
proiezione dei tratti positivi del sé all’outgroup.

Il contatto immaginato porta a una maggiore proiezione di tratti positivi del sé all’outgroup
◦ quando i partecipanti appartenenti a un gruppo di maggioranza immaginavano un contatto positivo con un
membro della minoranza
◦ per i partecipanti che si identificavano poco con l’ingroup;
◦ quando una descrizione di sè precedeva una descrizione dell’outgroup.
In tutti i casi il contato immaginato ha maggiori effetti quando il sé individuale è più saliente rispetto ai gruppi
sociali.

Limiti
◦ Non sono stati verificati gli effetti a lungo termine
◦ Bisogna indagare nel dettaglio l’interazione tra contatto immaginato e reale
◦ Potrebbe funzionare solo la prima volta

169
Potenzialità e limiti del contatto intergruppi
Potenzialità
◦ Il contatto ha effetto sugli atteggiamenti sia espliciti sia impliciti
◦ Secondary transfer effect: si verifica quando il contatto con i membri di un outgroup riesce non solo a
migliorare l’atteggiamento verso quell’outgroup specifico, ma anche verso altri outgroup presenti nel contesto
sociale.
◦ Deprovincializzazione: conoscere i membri di gruppi estranei porta le persone ad ampliare le proprie vedute e
ad abbandonare la concezione che l’ingroup sia meglio di tutto.

Limiti
◦ Effetto del contatto sui gruppi di minoranza (poco studiato), ma sembra minore rispetto a quello che ha sui
gruppi di maggioranza e sembra che abbia effetto solo se i gruppi di minoranza non si sentono discriminati.
◦ Problemi di natura etica, il contatto potrebbe avvantaggiare solo il gruppo di maggioranza, poiché il
miglioramento delle relazioni intergruppi crea un clima più positivo, senza bisogno di intaccare le
disuguaglianze

170
Strategie di riduzione del pregiudizio basate sulla categorizzazione
La categorizzazione e la riduzione del pregiudizio
La categorizzazione sociale è un fattore determinante per il sorgere del pregiudizio: è sufficiente dividere le
persone in gruppi diversi per creare fenomeni di discriminazione e favoritismo per l’ingroup.
Da un punto di vista puramente cognitivo, la semplice creazione di gruppi provoca l’insorgere di processi di
accentuazione, sia a livello delle somiglianze intraclasse (assimilazione intracategoriale), sia delle differenze
interclasse (differenziazione intercategoriale).
Tali accentuazioni percettive saranno successivamente caricate di valore a causa dell’intervento di fattori
motivazionali, quali il bisogno di autostima e di distintività.
Il risultato finale sarà il pregiudizio: l’altro non sarà solo percepito come diverso, ma anche come distante,
negativo e minaccioso.

171
L’assunzione di prospettiva e il contatto intergruppi, sono efficaci perché favoriscono la riduzione della distanza
percepita tra il sé e gli altri. Quando si prova un senso di vicinanza emotiva nei confronti di un’altra persona o si
ha l’opportunità di conoscerla a fondo, le percezioni di diversità e di minacciosità spesso svaniscono.
Sia nell’assunzione di prospettiva che nel contatto, il problema della categorizzazione è affrontato solo
indirettamente, proprio per spiegare tale processo di generalizzazione.

172
Le strategie di riduzione del pregiudizio che si basano sul processo di categorizzazione sono:
◦ l’identità comune,
◦ la categorizzazione incrociata,
◦ la complessità dell’identità.

Tali strategie:
◦ Attribuiscono alla categorizzazione un ruolo centrale
◦ non richiedono di partire da valutazioni ed emozioni relative a singoli membri dell’outgroup.
◦ Sono più generali, perché da un punto di vista teorico possono funzionare senza che vengano raccolte
informazioni particolari sull’outgroup.
◦ Agiscono sulla distinzione tra ingroup e outgroup, che è alla base del pregiudizio, cercando di sfumarla o,
addirittura, dissolverla.

Tuttavia queste strategie non presuppongono una cancellazione del processo di categorizzazione (processo
basilare e necessario, e cercare di inibirlo rischia di essere inutile, o controproducente).
173
La ricategorizzazione
Il modello della ricategorizzazione, o dell’identità comune (Common ingroup identity model, Gaertner e
Dovidio, 2000), parte dall’assunto che molte forme di pregiudizio si basano non tanto su sentimenti negativi
provati nei confronti dei gruppi estranei, quanto piuttosto sull’indifferenza che normalmente caratterizza le
relazioni con gli sconosciuti.
Quello che viene scambiato per pregiudizio può essere in realtà un orientamento a rispondere in modo
favorevole all’ingroup, ovvero, persone tendono a favorire i membri dell’ingroup, senza mettere in atto aperte
discriminazioni nei confronti dell’outgroup.
Le relazioni tra i gruppi sono caratterizzate più da un «amore» per l’ingroup che da un «odio» nei confronti
dell’outgroup.

174
Secondo il modello, la soluzione a molti problemi sociali può essere la riduzione dell’indifferenza verso gli altri
e l’incremento della percezione di vicinanza e connessione nei loro confronti.
Per raggiungere questi obiettivi, il modello prevede che sia necessario passare da una distinzione tra «noi» e
«loro» alla creazione di un «NOI» maggiormente inclusivo, che comprenda al suo interno i due gruppi
preesistenti.
Di conseguenza, gli atteggiamenti verso i membri di quello che precedentemente era un outgroup diverranno più
positivi, perché a questo punto si riferiranno a persone che appartengono al nuovo ingroup comune.

175
Fattori in grado di favorire la percezione di un ingroup comune:
◦ Elementi di carattere contestuale (abbigliamento comune, setting ambientale che favorisca la percezione di
unità, presenza di un nome che etichetti chiaramente l’intero gruppo sovraordinato).
◦ La relazione tra i gruppi deve essere di natura cooperativa.
◦ Condizioni ottimali di contatto (similarità di status, supporto delle autorità, possibilità di conoscenza e
cooperazione).

176
Gaertner et al. (1989)
Procedura. Sei partecipanti prima venivano divisi in due gruppi e poi venivano create tre diverse condizioni
sperimentali.
Decategorizzazione
Ricategorizzazione Categorizzazione
Individui singoli
Un gruppo Due gruppi
Decategorizzazione
T-shirt dello stesso colore, sedevano T-shirt di due colori diversi, sedevano T-shirt di colori diversi, sedevano a
intorno allo stesso tavolo, compito ai due lati del tavolo, compito tavoli singoli, compito competitivo,
interdipendente e cooperativo, nome competitivo, due nomi di gruppo nomi individuali
nuovo per il gruppo

Nelle condizioni un gruppo e individui singoli il favoritismo per l’ingroup era più basso:
◦ Nella condizione individui singoli, perché i membri del precedente ingroup erano valutati in modo meno
positivo
◦ Nella un gruppo, perché i membri del precedente outgroup erano valutati in maniera più positiva.
177
L’identità duale
In base al modello dell’identità duale (Dual identity, Gaertner et al. 1989) la presenza di un’identità comune non
deve necessariamente portare ad ignorare le precedenti appartenenze di gruppo.
È possibile mantenere la distinzione tra i due gruppi, all’interno di un ingroup sovraordinato, ovvero, il gruppo
sovraordinato e i sottogruppi presenti al suo interno sono contemporaneamente salienti.

178
L’identità duale
Mantenere la distintività dei gruppi può essere particolarmente importante nel caso dei contesti interetnici.
◦ I gruppi etnici forniscono ai loro membri.
◦ Un’immagine di se stessi chiara e distintiva,
◦ Una cultura di appartenenza
◦ Una serie di norme e regole che consentono di interpretare gli stimoli fisici e sociali presenti nell’ambiente.
Le identità etniche sono spesso una parte importante dell’immagine di sé degli individui, e quindi ogni tentativo
di cancellarle sarà percepito in modo negativo.
Quindi, quando l’identità di gruppo iniziale è particolarmente saliente e rilevante, l’identità comune potrebbe
avere l’effetto paradossale di aumentare il bias intergruppi, anziché ridurlo, poiché verrà percepita come
un’imposizione e come un invito ad abbandonare la propria identità sociale.

179
Identità comune, identità duale e asimmetrie di status
Lo status del gruppo di appartenenza influenza la scelta tra l’identità comune l’identità duale.
◦ I membri di gruppi avvantaggiati sono motivati a proteggere la loro identità sociale e a difendere lo status quo,
in cui l’ingroup ha una posizione di vantaggio. Quindi, preferiranno su un unico gruppo sovraordinato,
plasmato sulle caratteristiche dell’ingroup.
◦ I membri di gruppi svantaggiati sono motivati a migliorare la loro identità sociale, cercando di valorizzare il
proprio gruppo su dimensioni diverse da quelle che definiscono la differenza di status, quindi, non
accetteranno un’identità comune indifferenziata, ma preferiranno un’identità duale. L’identità duale, infatti,
permette loro di affermare la distintività del proprio gruppo, e quindi di mantenerne la cultura e i valori,
restando comunque in un contesto di collaborazione con il gruppo di status elevato.
Inoltre, una società basata sulla presenza di identità duali porterà anche i membri dei gruppi di maggioranza a
notare la presenza di disuguaglianze, e potrebbe spingere alcuni di questi individui a intraprendere azioni
sociali e politiche aventi lo scopo di favorire una situazione di equità.

180
La relazione tra status e preferenze per le diverse tipologie di identità sovraordinata è coerente con l’adozione di
diverse strategie di acculturazione.
Secondo il modello di Berry (1997) sono previste quattro strategie di acculturazione, definite dalla
combinazione tra due dimensioni: il mantenimento o meno delle identità culturali e dei valori dei gruppi
originari e la ricerca o meno di contatti positivi tra i gruppi presenti nella società.
◦ Integrazione: si ritiene opportuno mantenere le identità dei gruppi e al contempo si auspica l’instaurarsi di
contatti intergruppi.
◦ Separatismo: si ritiene opportuno mantenere le identità dei gruppi e il contatto è evitato.
◦ Assimilazione: Non si ritiene giusto mantenere le identità culturali tradizionali, e si auspica il contatto tra i
gruppi.
◦ Marginalizzazione: Non si ritiene giusto mantenere le identità culturali tradizionali e non si vuole il contatto.

181
◦ Quando i gruppi iniziali sono salienti, la simultanea importanza dell’identità comune porterà all’identità duale
(corrispondente all’integrazione), mentre la sua scarsa rilevanza condurrà alla percezione di due gruppi distinti
(separatismo).
◦ Quando i gruppi originari non sono rilevanti, l’importanza di un ingroup sovraordinato sarà associata
all’identità comune (assimilazione); infine, il caso in cui sia i gruppi iniziali sia l’ingroup comune non sono
salienti porta all’individualizzazione (marginalizzazione).
Contatto con l’outgroup
Si No
Integrazione Separazione
Si
Identità duale Gruppi distinti
Mantenimento della cultura
Assimilazione Marginalizzazione
No
Identità comune Individualizzazione

◦ I gruppi avvantaggiati preferiranno l’opzione dell’assimilazione, o dell’identità comune, in cui i membri


dell’outgroup risulteranno inglobati nella cultura dominante.
◦ I gruppi svantaggiati, invece, saranno caratterizzati dalla volontà di mantenere la propria cultura, e quindi
propenderanno per l’integrazione, o per l’identità duale.
182
La categorizzazione incrociata
Difficilmente le persone sentono di appartenere ad un solo gruppo.
Le categorie di cui gli individui fanno parte sono molteplici e possono essere basate su dimensioni quali il
genere, l’età, la professione, la religione, la nazionalità, le idee politiche, il tifo calcistico e così via.
Ognuna di queste categorizzazioni, quando viene applicata a degli stimoli sociali, porta al verificarsi dei noti
fenomeni di assimilazione intracategoriale e differenziazione intercategoriale e, quindi, al pregiudizio.
Secondo il modello della categorizzazione incrociata (Crisp & Hewstone, 1999) tali effetti di accentuazione
percettiva possono essere sfumati, e in certi casi annullati, dal fatto di considerare simultaneamente due
categorizzazioni e incrociarle tra loro.
L’incrocio di due categorizzazioni porta a fenomeni di convergenza tra quelle che prima erano due classi
distinte, e fenomeni di divergenza all’interno di quella che precedentemente era vista come una classe unitaria.
Quindi, il risultato sarà che gli effetti di assimilazione e differenziazione potranno annullarsi a vicenda, e questo
dovrebbe eliminare il fondamento cognitivo su cui si basa il pregiudizio.

183
Modelli di categorizzazione incrociata
L’incrocio di due categorizzazioni può dare luogo a esiti diversi, a seconda dell’importanza relativa rivestita
dalle due dimensioni coinvolte.
Secondo Crisp e Hewstone (2007) la categorizzazione incrociata può portare a sette pattern di risultati differenti.
Alcuni di essi si verificano naturalmente, mentre per altri è necessario l’intervento di variabili di moderazione,
quali stati affettivi positivi o negativi e priming categoriali.

Prima categorizzazione
Ingroup Ingroup
Ingroup Outgroup
Seconda Categorizzazione
Outgroup Outgroup
Ingroup Outgroup

184
◦ Pattern additivo. Questo è l’andamento che può essere atteso sulla base della teoria dell’identità sociale. Se,
infatti, all’origine del favoritismo vi sono i processi di confronto sociale e di ricerca di un’identità sociale
positiva, gli effetti delle due categorizzazioni incrociate dovrebbero sommarsi tra loro, più che annullarsi a
vicenda. Quindi, il modello additivo prevede che il doppio ingroup sia il gruppo maggiormente favorito,
seguito dalle due combinazioni ingroup-outgroup, in cui i target sono membri dell’ingroup su una dimensione,
membri dell’outgroup sull’altra; nei confronti del doppio outgroup, infine, si dovrebbe osservare il giudizio
maggiormente negativo.

Prima categorizzazione Ingroup Ingroup Outgroup Outgroup


Seconda categorizzazione Ingroup Outgroup Ingroup Outgroup
Additivo + 0 0 -

185
◦ Dominanza. La dominanza si verifica quando l’incrocio tra due categorie non dà i risultati sperati, e
l’andamento dei dati è identico a quello presente per la categorizzazione dominante prima dell’incrocio con la
categorizzazione secondaria. Quindi, è sufficiente essere membri dell’ingroup sulla dimensione dominante per
essere valutati positivamente, mentre per chi in tale dimensione è membro dell’outgroup il giudizio sarà
comunque negativo.

Prima categorizzazione Ingroup Ingroup Outgroup Outgroup


Seconda categorizzazione Ingroup Outgroup Ingroup Outgroup
Dominanza + + - -

186
◦ Inclusione sociale. Questo risultato è, da un punto di vista pratico, uno dei più auspicabili. Si riferisce al fatto
che qualsiasi gruppo che costituisca un ingroup per almeno una dimensione riceverà una valutazione positiva.
Quindi, il doppio ingroup e i due ingroup parziali saranno valutati in modo ugualmente positivo, e l’unico
gruppo giudicato meno positivamente sarà rappresentato dal doppio outgroup.

Prima categorizzazione Ingroup Ingroup Outgroup Outgroup


Seconda categorizzazione Ingroup Outgroup Ingroup Outgroup
Inclusione sociale + + + -

187
◦ Esclusione sociale. Rispetto al caso precedente, di cui rappresenta l’esatto contrario, ci troviamo di fronte a
un possibile effetto paradossale della categorizzazione incrociata: qualsiasi gruppo che rappresenti un outgroup
per almeno una dimensione verrà valutato negativamente. In questa eventualità, l’unico gruppo giudicato
positivamente sarà il doppio ingroup, mentre per gli altri tre vi sarà una valutazione sfavorevole.

Prima categorizzazione Ingroup Ingroup Outgroup Outgroup


Seconda categorizzazione Ingroup Outgroup Ingroup Outgroup
Esclusione sociale + - - -

188
◦ Accettazione gerarchica. Il pattern di accettazione gerarchica si verifica quando tra le due categorie vi è una
sorta di interazione: la prima categorizzazione è dominante (ad es., il genere), e l’effetto della seconda (ad es.,
le preferenze politiche) si manifesta solo quando la prima indica la presenza di un ingroup (ad es., le donne).
In altre parole, il doppio ingroup (ad es., le donne di centro-sinistra) è preferito rispetto al target che è ingroup
sulla prima dimensione, ma outgroup sulla seconda (le donne di centro-destra), mentre l’outgroup definito
dalla prima categorizzazione è comunque giudicato negativamente, a prescindere dal livello della seconda
categorizzazione (nel nostro esempio, gli uomini, sia di centro-sinistra che di centro-destra).

Prima categorizzazione Ingroup Ingroup Outgroup Outgroup


Seconda categorizzazione Ingroup Outgroup Ingroup Outgroup
Accettazione gerarchica + 0 - -

189
◦ Rifiuto gerarchico. In questo caso, la differenziazione sulla base della seconda categorizzazione avviene solo
per i gruppi che sono definiti come outgroup sulla base della prima categorizzazione. Quindi, se un target è
ingroup sulla base della prima categorizzazione, esso sarà comunque giudicato positivamente, a prescindere
dai livelli della seconda (nell’esempio precedente, le donne, sia di centro-sinistra che di centro-destra). D’altra
parte, se un target è outgroup per la prima categorizzazione, allora il doppio outgroup (gli uomini di centro-
destra) sarà rifiutato maggiormente rispetto all’ingroup parziale (ovvero ingroup sulla seconda
categorizzazione, ma outgroup sulla prima: gli uomini di centro-sinistra).

Prima categorizzazione Ingroup Ingroup Outgroup Outgroup


Seconda categorizzazione Ingroup Outgroup Ingroup Outgroup
Rifiuto gerarchico + + 0 -

190
◦ Equivalenza. Il pattern di equivalenza è quello maggiormente auspicabile, ma è solo ipotetico: corrisponde alla
percezione di uguaglianza tra i quattro gruppi definiti dall’incrocio delle due categorizzazioni. Da un punto di
vista statistico, esso corrisponde a un effetto nullo.

Prima categorizzazione Ingroup Ingroup Outgroup Outgroup


Seconda categorizzazione Ingroup Outgroup Ingroup Outgroup
Equivalenza + + + +

191
Fattori di moderazione
I modelli di categorizzazione incrociata si differenziano in funzione dell’importanza soggettiva delle due
categorizzazioni coinvolte. Se esse hanno un’importanza simile, è possibile ipotizzare la comparsa dei pattern
additivo, di inclusione e di esclusione sociale. Se, invece, una delle due prevale, si può passare al pattern di
dominanza o, se tale prevalenza è più sfumata, all’accettazione gerarchica o al rifiuto gerarchico.
In determinati contesti sociali, l’importanza di alcune categorie sociali è relativamente stabile.

Tuttavia, alcune variabili siano in grado di alterare il peso delle diverse categorizzazioni e il loro utilizzo. I
n particolare, le due principali variabili di moderazione sembrano essere gli stati affettivi e il priming
categoriale.

192
Stati affettivi
La comparsa di specifici pattern di categorizzazione incrociata può dipendere dalla presenza di stati affettivi positivi o
negativi.
E’ possibile distinguere tra due tipi di stati affettivi all’interno delle relazioni intergruppi:
◦ Gli stati affettivi integrali sono le emozioni generate direttamente da una delle persone presenti nel contesto
intergruppi (un complimento da parte di un membro dell’outgroup può generare un’emozione integrale positiva,
mentre un insulto provocherà un’emozione integrale negativa).
◦ Gli stati affettivi incidentali, invece, sono emozioni quali felicità o tristezza che possono sorgere in un dato contesto,
ma che non dipendono in modo specifico dalle persone e dai gruppi coinvolti nell’interazione.

Uno stato affettivo influenza i processi di categorizzazione perché:


◦ La distinzione tra ingroup e outgroup è generalmente connessa ad una asimmetria affettiva: all’ingroup sono associati
sentimenti positivi, mentre all’outgroup possono essere associate emozioni negative.
◦ Il fatto di provare emozioni positive, piuttosto che negative, facilita l’adozione di categorie ampie ed inclusive, rende
maggiormente accessibili in memoria stimoli di natura positiva e favorisce l’inclusione di stimoli neutri o positivi
all’interno di categorie valutate positivamente.

193
Se l’emozioni integrale generata è positiva si avrà il passaggio da un pattern additivo ad un pattern di inclusione
sociale, in cui è sufficiente che un target sia parte di un ingroup su almeno una delle due dimensioni per portare
ad una sua valutazione positiva.
Ma se una delle due categorizzazioni è più rilevante, può consentire ad un pattern di dominanza di trasformarsi
in un pattern di rifiuto gerarchico, in cui, a fronte della generale presenza di favoritismo per i target che sono
ingroup sulla dimensione dominante, il target che è outgroup sulla dimensione principale, ma ingroup su quella
secondaria, è comunque preferito rispetto al doppio outgroup.

Se, invece, l’emozione integrale generata nella situazione è negativa, allora il pattern additivo diventerà
esclusione sociale, e quindi si tenderà a discriminare qualsiasi target risulti essere un outgroup su almeno una
dimensione, mentre la dominanza si tramuterà in accettazione gerarchica, dato che il fatto di essere outgroup
sulla dimensione secondaria acquisterà ora un peso maggiore e porterà quindi ad una differenziazione rispetto al
doppio ingroup, prima non presente.

194
Priming categoriale
Gli stati affettivi positivi e negativi influenzano la categorizzazione incrociata perché attivano i concetti di
gruppo di appartenenza gruppo estraneo.
◦ Le emozioni positive portano verso pattern di maggiore inclusione
◦ Le emozioni negative portano verso pattern di maggior esclusione
Quindi gli stati affettivi avrebbero effetti non per le emozioni sperimentate in quanto tali per i processi di
inclusione o esclusione categoriale che suscitano.

◦ Suscitare a livello subliminale il concetto di noi trasforma il pattern additivo in pattern di inclusione.
◦ Suscitare a livello subliminale il concetto di loro porta a pattern di esclusione sociale.

195
I risultati relativi alla moderazione degli stati affettivi e del priming categoriale dimostrano che i pattern di
categorizzazione incrociata possono essere alterati, sia nella direzione di una maggiore inclusività, sia verso una
tendenza ad escludere i target che non costituiscono in entrambe le dimensioni dei gruppi di appartenenza.

Questi risultati dimostrano che esistono condizioni in grado di alterare l’applicazione delle categorie sociali,
provocando un miglioramento delle relazioni intergruppi. Tali condizioni sono legate ad una percezione di
condivisione tra ingroup e outgroup, e possono essere favorite da stati affettivi positivi o dall’utilizzo di termini
che richiamino il concetto stesso di appartenenza di gruppo.
Tuttavia, si osserva anche come sia sufficiente uno stato affettivo negativo, o l’utilizzo di parole che richiamano
il concetto di distanza psicologica, per creare dinamiche di esclusione sociale.

196
La complessità dell’identità sociale
Le persone appartengono simultaneamente a più gruppi: questo assunto viene utilizzato come base di partenza
per ridurre il pregiudizio.
Nel caso della categorizzazione incrociata, l’enfasi sulle molteplici appartenenze serve a infrangere la
monoliticità dell’outgroup, mostrando a una persona che nutre pensieri pregiudiziali come gli altri non siano in
tutto e per tutto diversi dal sé, ma possano talvolta condividere con essa delle appartenenze sociali.

Nel caso della complessità dell’identità sociale (Roccas & Brewer, 2002), invece, il fatto di appartenere a gruppi
diversi porta prima di tutto a rendere più complessa la definizione di se stessi, e solo in un secondo momento
conduce alla percezione di una maggiore eterogeneità dell’ambiente sociale.
Nella definizione di questo costrutto non conta semplicemente il numero di gruppi con cui le persone si
identificano, ma il modo in cui queste molteplici identità sono combinate tra loro.

197
Da un punto di vista oggettivo, le diverse appartenenze di gruppo tendono ad essere diversificate e poco
sovrapponibili.
Tuttavia, da un punto di vista soggettivo, è possibile riscontrare delle differenze individuali nel fatto di percepire
i diversi ingroup come incrociati tra loro (il che corrisponde ad una elevata complessità) o piuttosto come
sovrapposti (in questo caso si ha una bassa complessità).
La complessità dell’identità sociale è quindi la variazione nel modo in cui gli individui integrano mentalmente le
loro diverse identità sociali.
◦ Se vi è un’estesa sovrapposizione tra ingroup definiti da diverse dimensioni di categorizzazione,
l’identificazione è relativamente semplice.
◦ Quando invece ingroup definiti da diverse categorizzazioni si sovrappongono solo in minima parte,
l’identificazione diventa più complessa: le persone che sono appartenenti all’ingroup lungo una dimensione
vengono simultaneamente percepite come appartenenti all’outgroup, e viceversa.

198
Diversi livelli di complessità dell’identità sociale
Quando le differenti identità di un individuo non convergono in un’unica appartenenza, sono possibili diverse
strutturazioni psicologiche dell’ambiente sociale, che variano per il loro grado di complessità.
◦ Intersezione. Nel livello più basso di complessità, l’ingroup è definito come l’intersezione tra le diverse
appartenenze di un individuo. Si tratta in questo caso di un’appartenenza estremamente esclusiva. (es. donna
avvocato italiana)
◦ Dominanza. In questo caso l’ingroup è definito sulla base di una sola dimensione (ad es., il genere); tutte le
altre appartenenze (ad es., la professione, la nazionalità) saranno di importanza secondaria rispetto a questo
ingroup principale, e serviranno solo a specificare le caratteristiche peculiari dei diversi tipi di membri
dell’ingroup (ad es., le donne italiane, le donne avvocato ecc.).

199
◦ Compartimentalizzazione. In questa modalità di strutturazione le diverse appartenenze non sono integrate tra
loro, ma sono salienti indipendentemente l’una dall’altra in situazioni e contesti specifici. Ad esempio, una
persona potrà considerarsi avvocato quando è sul lavoro, cattolica quando si reca in chiesa, donna nelle sue
relazioni affettive.
◦ Fusione. Le diverse appartenenze sono riconosciute simultaneamente come ingroup e integrate in un ingroup
inclusivo. Il fatto di essere membri dello stesso gruppo è esteso a tutte le persone che condividono una
qualsiasi tra le diverse appartenenze. I membri dell’ingroup saranno estremamente variegati, essendo costituiti
da tutte le donne, dagli avvocati in generale, dalle persone di nazionalità italiana e dai cattolici. Questa identità
di gruppo è quindi ampia e diversificata.

200
La misura della complessità dell’identità sociale
La complessità dell’identità sociale può essere misurata in due modi:
◦ Considerando la percezione di somiglianza tra i membri prototipici dei diversi gruppi di appartenenza
◦ Rilevando la percezione di sovrapposizioni tra i diversi ingroup, in relazione alla quantità di persone che
condividono le diverse appartenenze.
Un’elevata complessità corrisponde ad una percezione di bassa somiglianza e di ridotta sovrapposizione tra gli
ingroup.

201
Antecedenti della complessità dell’identità sociale
La complessità dell’identità è:
◦ Correlato positivamente al bisogno di cognizione (motivazione a elaborare in modo approfondito le
informazioni)
◦ Correlato negativamente al loro bisogno di chiusura (il bisogno di giungere velocemente a conclusioni certe e
chiare).

Altre variabili individuali connesse alla complessità dell’identità sociale sono:


◦ Elevati livelli di stress individuale e induzioni sperimentali di minaccia intergruppi che riducono la complessità
dell’identità sociale.
◦ I valori connessi alla tolleranza, quali apertura e universalismo sono associati positivamente alla complessità
dell’identità
◦ I valori di chiusura nei confronti degli altri, quali conservatorismo e potere sono associati negativamente alla
complessità dell’identità
202
Conseguenze della complessità dell’identità sociale
Un’identità sociale poco complessa si associa alla percezione che qualsiasi individuo appartenga ad un gruppo
estraneo in una dimensione sarà membro di un outgroup anche su altre dimensioni.

Un’identità sociale complessa si associa alla consapevolezza che individui appartenenti all’ingroup in una
dimensione potrebbero simultaneamente essere membri di un outgroup lungo altre dimensioni, così come
persone che sono appartenenti ad outgroup per alcune caratteristiche saranno membri dell’ingroup per altre.

203
Un’identità sociale complessa mina alla base l’idea che ingroup e outgroup siano sempre definiti in modo
univoco e che l’appartenenza ad un unico gruppo sia determinante nella percezione dell’intero ambiente sociale.
La complessità delle percezioni, quindi, dovrebbe portare ad una maggiore tolleranza nei confronti dei gruppi
estranei in generale.

La complessità dell’identità sociale è importante nel processo che conduce alla riduzione del pregiudizio, poiché
correla positivamente con:
◦ La tolleranza per diversi outgroup
◦ La propensione ad avere contatti con persone appartenenti a gruppi estranei
◦ Misure esplicite ed implicite di emozioni e valutazioni nei confronti di gruppi etnici.

Tali effetti rimangono significativi anche controllando l’influenza di variabili individuali quali il bisogno di
cognizione, il bisogno di chiusura o l’ideologia politica.

204
Gli studi relativi alla complessità dell’identità sociale dimostrano che le persone che si definiscono in termini di
appartenenze diversificate e non sovrapponibili sono maggiormente aperte e tolleranti nei confronti degli altri e
hanno atteggiamenti più positivi verso i gruppi estranei.
Questi effetti siano connessi ad un fenomeno di deprovincializzazione, che è uno dei molti risultati positivi del
contatto intergruppi.
La maggiore complessità dell’identità sociale sembra condurre alla deprovincializzazione anche in assenza di un
effettivo contatto intergruppi.

205
Strategie di intervento basate sulla complessità dell’identità:
Mostrare alle persone, attraverso i mass media o in specifici programmi scolastici, che nella società sono
presenti molteplici ingroup incrociati tra loro, e che quindi la dicotomia «noi-loro» è mutevole e instabile, e non
può essere in alcun modo la base per una percezione attendibile della realtà.

Questo approccio è esteso anche alle altre strategie di riduzione del pregiudizio basate sul processo di
categorizzazione. Infatti, sia la percezione di una identità sociale sovraordinata che la percezione di
categorizzazioni incrociate sono plausibili solo a partire dalla constatazione che, nelle società moderne, è
impossibile per le persone definirsi sulla base di una singola appartenenza.

206
La percezione di sé e degli altri dovrebbe partire dall’osservazione della complessità insita nell’ambiente sociale
in cui esistono:
◦ Ampie categorie in grado di includere al loro interno persone molto diverse tra loro
◦ Specifiche combinazioni tra diverse categorizzazioni che permettono di definire in modo molto
particolareggiato le identità sociali degli individui e che sono talmente complesse da non poter svolgere il
compito di semplificazione della realtà.

207
PAROLE E
CATEGORIE
Arcuri, L. & Carnaghi, A.

208
CATEGORIE SOCIALI E CATEGORIZZAZIONE
Il sistema cognitivo è un sistema a capacità limitate e non è in grado di elaborate singolarmente nello stesso
tempo tutte le informazione che l’ambiente esterno ci fornisce; perciò vi è la necessità di semplificare ciò che
percepiamo. Questo è possibile raggruppando le informazioni in categorie che ci permettono di:
◦ Ordinare e semplificare le informazioni ricevute;
◦ Trattare nuovi stimoli sulla base delle informazioni categoriali, senza ogni volta cercare di capire ex novo
l’informazione che abbiamo incontrato;
◦ Andare al di là delle informazioni presenti;
◦ Prevedere l’ambiente.
La categorizzazione, fornendo all’osservatore sociale delle informazione che non sono presenti nel contesto, ne
influenza gli atteggiamenti e ne orienta i comportamenti.

209
Il processo di categorizzazione
ESPERIMENTO di Tajfel e Wilkes (1963) → gli autori si proposero di mettere in luce gli effetti dei processi di
categorizzazione, quando i partecipanti sono coinvolti in compiti di stima percettiva (esperimento delle 8 linee).
Tre condizioni sperimentali:
◦ categorizzazione sistematica (linee corte associate ad A; linee lunghe a B);
◦ categorizzazione casuale (le lettere A e B associate in maniera casuale alle linee);
◦ controllo (nessuna lettera).

Dimostrarono:
◦ la presenza di un effetto di accentuazione delle differenze intercategoriali (Krueger 1992);
◦ la presenza di un fenomeno di assimilazione alla tendenza centrale (diminuzione delle differenze
intracategoriali).

210
Krueger (1992) ha dimostrato unicamente la presenza di un effetto di accentuazione delle differenze inter-
categoriali che può essere prodotto:
◦ da una modificazione delle stime degli stimoli posti al confine delle due categorie
◦ da un’assimilazione delle stime ai valori della tendenza centrale di ogni categoria.

Krueger e Clement (1994)


Procedura. I partecipanti dovevano stimare la temperatura minima, media e massima registrata in un dato giorno
considerando due coppie di date sistematicamente separate da otto giorni.
Condizioni. Intercategoriale (due date in due mesi diversi) vs. Intracategoriale (due date nello stesso mese).
Risultati. Sovrastima in un contesto intercategoriale e sottostima in uno di tipo intracategoriale. 
Secondo gli autori questo fenomeno è causato dall’assimilazione alla tendenza centrale, ossia alla media della
distribuzione delle temperature di un dato mese. In questo modo è possibile spiegare sia la riduzione della
variabilità intracategoriale sia l’accentazione delle differenze intercategoriali. Quando vi è dunque una
sovrapposizione di un sistema dicotomico (intercategore vs. intracategoria) ad un sistema continuo, ovvero una
categorizzazione, vi è un aumento della somiglianza intracategoriale al prototipo.

211
Categorizzazione in situazione di ambiguità
Se la categorizzazione offre un’informazione supplementare è ragionevole pensare che gli individui facciano
ricorso alle informazioni categoriali quando si trovano in situazione di incertezza o ambiguità, ma non quando
hanno familiarità con gli stimoli da categorizzare e con la dimensione di giudizio. 
Nell’esperimento di Tajfel e Wilkes venne chiesto ai partecipanti inglesi, soliti ad utilizzare come unità di misura
i pollici, di effettuare il compito di giudizio utilizzando i centimetri; per cui i partecipanti si trovarono in una
situazione di incertezza di giudizio. 

Corneille et al. (2002)


Partecipanti. Studenti belgi e statunitensi
Variabili indipendenti. Categorizzazione (casuale vs. sistematica) incertezza (certezza vs. incertezza)
Procedura. La stessa dell’esperimento di Tajfel e Wilkes con le prime due condizioni (categorizzazione
sistematica o casuale), chiedendo ad un gruppo di partecipanti di giudicare utilizzando come misura i pollici,
mentre l’altro doveva utilizzare i centimetri.
Risultati. L’accentuazione delle differenze intercategoriali era molto più forte nella condizione di incertezza che
in quella di certezza di giudizio.

212
Categorizzazione ed etichette categoriali
Gli esperimenti di Tajfel & Wilkes e di Kruger erano caratterizzati dall’utilizzo di etichette linguistiche che in
maniera esplicita o implicita erano legate alla dimensione alla quale si applicavano:
◦ Tajfel & Wilkes, A e B acquisivano il significato di linee più lunghe e linee più corte,
◦ Kruger, i nomi dei mesi suggerivano la temperatura più fredda o più calda.
L’aspetto semantico delle etichette linguistiche si sovrapponeva all’effetto dovuto alla divisione del continuum
in unità discrete, ossia le categorie.

213
Foroni & Rothbart (2006) 

Obiettivo. Distinguere gli effetti dovuti alla categorizzazione da quelli legati alle etichette usate per definire le
categorie.
Procedura. Ai partecipanti veniva presentato un continuum costituito da nove riproduzioni della medesima
silhouette di donna, ordinate in funzione della loro taglia. Nella prima fase i partecipanti dovevano valutare la
somiglianza a seconda della personalità, dello stile di vita e del body type tra due silhouette del continuum scelte
a caso. Nella seconda fase, dopo aver svolto un compito interveniente di 10 minuti, i partecipanti vennero divisi
in quattro condizioni sperimentali:
◦ Assenza di etichette e di categorizzazione, il continuum era esattamente identico a quello della prima fase;
◦ Categorizzazione e nessun etichetta, il continuum era diviso in tre parti uguali mediante l’inserimento di due
linee dopo la terza e la settima silhouette;
◦ Categorizzazione e etichette deboli, tre etichette definivano le aree del continuum ripartite dalle linee:
sottopeso, normopeso e sovrappeso;
◦ Categorizzazione e etichette forti, le categorie erano associate alle etichette: anoressiche, normali e obese.

214
Risultati.
◦ La somiglianza intracategoriale aumentava quando le etichette erano presenti e apportavano un significato
aggiuntivo alla categorizzazione.
◦ La somiglianza intracategoriale diventava ancora più forte nella condizione di categorizzazione ed etichette
forti rispetto alla condizione in cui vi erano le etichette deboli.
In sintesi la categorizzazione e le etichette linguistiche possono svolgere sia un ruolo affine nell'organizzazione
dell’ambiente sociale sia un ruolo distinto, apportando informazioni circa la relazione tra gli esemplari a cui si
riferiscono. L’aspetto semantico racchiuso nell’etichetta categoriale può moderare gli effetti percettivi che sono
prodotti dalla semplice categorizzazione.

215
SALIENZA E ACCESSIBILITÀ CATEGORIALE
◦ La salienza di una categoria è la capacità dei suoi indizi categoriali di attirare l'attenzione dell'osservatore
all'interno del contesto in cui sono inseriti.
◦ La salienza di uno stimolo è la capacità di questo di distinguersi e quindi risaltare tra gli altri. È una proprietà
contestuale e non dello stimolo in sé. Inoltre la salienza di uno stimolo rende accessibili i ricordi ad esso
associati (solitamente è strettamente collegata alla frequenza: meno è frequente, più quel particolare è saliente).
La salienza è funzione dell'accessibilità di quella categoria all'interno del sistema cognitivo dell'osservatore.
L'accessibilità è la disponibilità di una categoria di essere richiamata alla memoria influenzando poi tutti i
processi di elaborazione dell'informazione successivi.
Esistono due tipi di accessibilità:
◦ Accessibilità cronica di cui fanno parte quelle categorie che siamo soliti ad usare più spesso (genere sessuale o
etnia);
◦ Accessibilità situazionale che fa riferimento ad un accessibilità momentanea, transitoria, dipendente dal tipo di
contesto in cui ci troviamo.

216
Taylor et al. (1978)
Paradigma “Who Said What” (foto e riconoscimento di affermazioni), che permette di analizzare come la
categorizzazione influenzi i processi impliciti sia nella percezione delle persone sia nell'organizzazione mnestica
delle informazioni relative a tali persone. 
Procedura. I partecipanti assistevano ad una discussione di gruppo a proposito di una campagna pubblicitaria,
ascoltando una dopo l’altra le affermazioni di ogni membro. Simultaneamente alla presentazione delle
affermazioni vedevano su uno schermo la fotografia di chi l’aveva detta (6 Fotografie, tre bianchi e tre neri, tre
affermazioni per ogni ragazzo). Successivamente I partecipanti erano sottoposti ho un compito di memoria di
riconoscimento (i partecipanti dovevano abbinare le frasi e le fotografie).
Variabile dipendente. Numero di errori.
Risultati. I partecipanti avevano usato spontaneamente la categorizzazione che gli aveva permesso di
commettere un più alto numero di errori intracategoriali (sottostima delle differenze intracategoriali) che
intercategoriali (sovrastima delle differenze intercategoriali). 

217
van Knippenberg et al. (1994)
Obiettivo. Confronto tra due sistemi di categorizzazione dei medesimi stimoli, usando una categorizzazione
frequente (genere sessuale) e una infrequente (status accademico: studente/professore).
Procedura. “Who Said What”, 4 donne (2 studentesse e 2 professoresse) 4 uomini (2 studenti e due professori).
Risultati.
Il numero di errori intracategoriali era più alto nel caso del genere rispetto allo status accademico.
Quindi, l'accessibilità cronica di un sistema categoriale (genere sessuale) aumenta l'utilizzo di tali categorie
all'interno del processo di elaborazione dell'informazioni rispetto all'accessibilità situazionale (status
accademico).

218
Categorizzazione: automatica o condizionale?
Le principali caratteristiche dei processi automatici sono:
◦ Inconsapevolezza: non è possibile farne un’esperienza diretta;
◦ Senza controllo: prendono il via e vengono eseguiti in maniera automatica, e se iniziano vengono portati a
termine in qualunque caso;
◦ Proseguono automaticamente: non è possibile interromperli;
◦ Basso consumo di risorse cognitive;
◦ Elaborazione in parallelo: avendo un basso consumo di energie possono essere eseguiti anche durante un
compito che comporta un elevato carico cognitivo.

219
I processi controllati o condizionali sono caratterizzati da:
◦ Consapevolezza: durante l’esecuzione il soggetto ne è consapevole e ne fa esperienza diretta;
◦ Controllo intenzionale: l’esecuzione avviene se il soggetto lo decide e quindi avviene in maniera controllata;
◦ Interrompibili: è possibile fermare il processo in qualsiasi momento;
◦ Alto consumo di risorse cognitive;
◦ Elaborazione in serie: avendo un alto consumo di energie vengono eseguiti uno alla volta.
 

220
Esistono due diverse metodologie usate in questo ambito di ricerca:
◦ Indiretta, risale all’attivazione categoriale dall’analisi dei contenuti categoriali, impiega come indice di
attivazione categoriale la rilevazione dell’attivazione degli stereotipi e inferisce l’avvenuto ricorso al processo
di categorizzazione a partire dall’analisi delle conseguenze di tale processo; quindi determina l’attivazione o
l’inibizione categoriale sulla base dell’attivazione o l’inibizione delle conoscenze categoriali, ossia gli
stereotipi.
◦ Diretta, utilizza strumenti mutuati dalle neuroscienze per analizzare il processo di categorizzazione e le
conseguenze di tale processo (per esempio attraverso i potenziali evocati, risposte del sistema nervoso ad uno
stimolo).

221
Il modello associativo
Il Modello Associativo (Collins & Loftus, 1975) prevede che le categorie siano organizzate in memoria sotto
forma di network, ossia reti associative costituite da nodi concettuali.
Un nodo concettuale può essere associato ad un attributo oppure ad altri nodi.
Le associazione sono legami tra due rappresentazioni e si dividono in:
◦ Semantiche, (stereotipo) ovvero quelle di tipo descrittivo−cognitivo come porta−maniglia,
◦ Valutative, (pregiudizio) di tipo valutativo−affettivo come immigrato−delinquente.

La differenza tra stereotipo e pregiudizio è proprio il tipo di contenuto: nel primo è descrittivo mentre nel
secondo è valutativo.

222
Ciascun nodo può avere molteplici legami che possono differenziarsi per la forza dell'associazione. 
Ogni nodo possiede un livello specifico di attivazione che, se raggiunto, rende molto alta la probabilità che altri
nodi ad esso collegati si attivino.
La probabilità che un nodo venga reso attivo a seguito dell’attivazione di un altro nodo è funzione diretta della
forza di legame.
Il livello di attivazione di un nodo, una volta attivo, tende a decadere con il passare del tempo sino ad arrivare
alla stato iniziale di non attivazione.
Un nodo è attivo quando è accessibile.
L’accessibilità indica la disponibilità di una categoria o di un nodo ad essere recuperato un memoria.

223
L’effetto priming

Higging et al. (1977)


Procedura. Chiesero a degli studenti di memorizzare una lista di parole che potevano essere correlate al tratto
«avventuroso» oppure al tratto «avventato». Successivamente leggevano una descrizione di un individuo che
«aveva percorso in canoa un fiume impetuoso, scalato una montagna e pilotato una macchina da corsa».
Risultati. I partecipanti interpretare la stessa descrizione in maniera coerente con il tratto attivato.

224
Il modello associativo non specifica però le modalità di propagazione conseguenti all’attivazione di un nodo.
Secondo gli studi di Kunda e Thagard (1986) i legami tra i nodi o gli attributi sono di tipo:
◦ Eccitatorio, un nodo attivo rende accessibile gli attributi ad esso connesso
◦ Inibitorio, gli attributi non legati al nodo attivato possono essere difficilmente attivabili.
L’attivazione di un nodo non solo può rendere attivo un altro nodo associato, ma può altresì inibire la possibilità
che un altro nodo venga reso attivo. I nodi possono essere quindi inibiti (v<0), non attivi (v=0) e accessibili
(v>0); un nodo inibito per essere accessibile deve prima diventare non attivo e poi successivamente accessibile.
Inoltre, l’associazione nodo−attributo può variare per frequenza d’attivazione, relazione semantica, relazione
valutativa e concorrenza.

Un paradigma di misurazione dell’accessibilità delle informazioni categoriali è l’effetto priming: l’attivazione di


un nodo può accrescere l’accessibilità delle informazioni a esso associate e la possibilità che queste vengano
utilizzate nelle successive fasi dell’elaborazione dell’informazione. Il concetto che viene attivato prima
dell’acquisizione dell’informazione, influenza la maniera in cui tale informazione viene interpretata.

225
Macrea et al.(1995)

Obiettivo. Comprendere il funzionamento delle associazioni di tipo inibitorio ed eccitatorio nei processi di
categorizzazione.
Procedura. Ricerca composta da tre fase utilizzando un priming parafoveale (parte destra o sinistra dello
schermo.
◦ Prima fase. I partecipanti vennero divisi in tre condizioni sperimentali (prime semantico: donna vs. cinese;
nessun compito) per l’esecuzione del compito di vigilanza, secondo il quale dovevano determinare se uno
stimolo, presentato al di fuori della fovea (esposizione subliminale), era apparso nella parte destra o sinistra
dello schermo.
◦ Seconda fase. I partecipanti dovevano valutare la qualità di un videotape in cui veniva rappresentata una donna
cinese.
◦ Terza fase. I partecipanti dovevano determinare se la stringa presentata dopo un punto di fissazione fosse una
parola o una non−parola; quattro di questi target erano associati al concetto di donna (premurosa, amichevole,
emotiva, romantica) mentre altri quattro erano associati al concetto di cinese(fidata, riflessiva, graziosa,
calma).

226
Variabile dipendente. Il tempo di reazione, ossia il tempo impiegato per riconoscere correttamente i target.

Prime
Target Donna Controllo Cinese
Donna 514 631 763
Cinese 794 649 529

Risultati. Meccanismi di tipo inibitorio ed eccitatorio sono presenti nel processo di categorizzazione:
l’accessibilità di una categoria preclude l’accessibilità di altre informazioni categoriali che non sono legate in
maniera eccitatoria a tale categoria. Quando vi è un processo di categorizzazione i tratti congruenti divengono
accessibili, mentre vengono inibiti quelli incongruenti.

227
Evidenze a favore della condizionalità
Se il processo di categorizzazione fosse automatico allora dovrebbe avvenire anche in situazioni di ridotte
capacità cognitive, mentre se è vero il contrario variazioni in termini di carico cognitivo dovrebbero impedire il
processo.

Gilbert & Hixon (1991)


Obiettivo. Verificare se l’attivazione categoriale avvenisse anche in situazioni in cui l’osservatore sociale si trova
in condizioni di ridotte capacità cognitive.
Procedura. Ai partecipanti, tutti europei−americani, venne chiesto di completare delle parole che potevano dare
origine a termini stereotipici degli asiatico−americani o irrilevanti a tale stereotipo.
Variabili indipendenti. Lo sperimentatore (asiatico o americano) e il carico cognitivo (il quale veniva aumentato
in una delle due condizioni chiedendo di ricordare un numero ad otto cifre).
I risultati mostrarono che se lo sperimentatore che proponeva la prova al soggetto era asiatico allora i soggetti
completavano le parole in maniera stereotipica, ma questo non accadeva quando il carico cognitivo era elevato.
Secondo tali risultati, l’attivazione categoriale è un processo condizionale.

228
L’esperimento venne ripetuto da Spencer et al. (1998), usando la stessa procedura, ma nel compito
di completamento di parole ogni termine venne preceduto da una fotografia, esposta in modo subliminale, che
ritraeva il volto di un afro−americano o di un europeo−americano; come nello studio precedente venne
manipolato il carico cognitivo. 
I risultati furono simili ai precedenti, infatti, il completamento di parole era influenzato dal gruppo etnico delle
fotografie solo nella condizione di basso carico cognitivo.

229
Evidenze a favore dell’automaticità
Recentemente, soprattutto nell’ambito della ricerca psico−sociale, sono stati utilizzati metodi di tipo diretto
propri della fisiologia e delle neuroscienze. 
Potenziali-Evento-Relati (ERP) vengono registrati attraverso l’elettroencefalogramma (EEG) e sono
modificazioni dell’attività elettrica cerebrale registrati in risposta a stimoli fisici.

Ito e Urland (2005)


Obiettivo. Utilizzare i potenziali−evento−relativi per analizzare come avviene il processo di categorizzazione. 
Procedura. Ai partecipanti si chiedeva di categorizzare la foto (target) presentata, che poteva ritrarre un uomo o
una donna che poteva essere afro−americano o europeo−americano, in base al genere o in base all’etnia. Prima
della foto target, venivano mostrate loro quattro fotografie (prime) che fungevano da contesto. 

230
Variabile dipendente. Gli autori registrarono l’ERP associato alla categorizzazione dell’individuo target, nello
specifico la componente P300, la quale segnala il costante aggiornamento delle informazioni in possesso della
memoria di lavoro al fine di mantenere una rappresentazione accurata dell’ambiente. Quando il valore di questa
componente aumenta in ampiezza significa vi è un’incongruenza tra lo stimolo da categorizzare e il contesto,
mentre quando diminuisce significa che vi è una congruenza.
Risultati mostrarono che la P300 diminuiva solo in completa congruenza sia di genere che di etnia
indipendentemente dal compito richiesto. Al contrario, il valore della P300 era elevato quando il target e il
contesto presentavano elementi di incongruenza indipendentemente dal criterio di categorizzazione.

231
Tomelleri e Castelli (2006) utilizzarono la stessa procedura dell’esperimento precedente ma chiesero ai
partecipanti di svolgere oltre al compito di categorizzazione semantica, in base al genere, anche un compito di
categorizzazione pre−semantica, in base alla presenza o meno di un pallino bianco nella foto (solo il 10% delle
fotografie riportava il pallino).
I risultati mostrarono che l’ampiezza della P300 era più elevata quando vi era un’incongruenza tra target e
contesto, indipendentemente dalla tipologia di compito, semantica o pre−semantica; in particolare per quanto
riguarda il genere e non il pallino bianco.

È possibile affermare che la categorizzazione in base al genere e all’etnia è un processo di natura automatica.
L’obiettivo di presentare unicamente attenzione ad alcune caratteristiche dello stimolo o di adottare modalità
semantiche o pre−semantiche di elaborazione dell’informazione non altera il processo di
categorizzazione, che avviene in maniera automatica per il genere e il gruppo etnico.

232
CATEGORIZZAZIONE E RELAZIONI INTERGRUPPI
Il processo di categorizzazione comporta un’organizzazione sociale in ingroup, gruppo a cui apparteniamo, e
outgroup, gruppo che si differenzia in maniera oppositiva rispetto al nostro.
Sumner (1907) evidenziò la presenza di un processo chiamato etnocentrismo: tendenza a considerare il proprio
gruppo come il punto di riferimento normativo e valoriale in relazione al quale tutto ciò che si differenzia viene
considerato inferiore.

233
Teoria dell’Identità Sociale e Teoria dell’Auto−categorizzazione
Tajfel (1981) descrisse il comportamento degli individui all’interno di un gruppo nella Teoria dell’Identità Sociale, secondo
la quale le interazioni umane possono essere classificate lungo un continuum che si estende dal polo interpersonale al polo
intergruppo.

Con il termine identità sociale si fa riferimento a “quella parte dell’immagine che uno ha di sé derivante dalla
consapevolezza di appartenere ad un gruppo sociale, unita alle emozioni associate a tale appartenenza e alla valutazione di sé
ricavabile dall’essere parte di un gruppo”.
L'identificazione personale quando si fa parte di un gruppo avviene attraverso tre componenti: 
◦ cognitiva, in termini di consapevolezza di appartenere ad un gruppo e percezione di sé come intercambiabile, 
◦ affettiva, che descrive il legame emotivo con gli altri elementi del gruppo, e
◦ valutativa, indica la possibilità di derivare la propria valutazione individuale deriva da quella del gruppo di appartenenza.

Secondo la TIS l’asimmetria valutativa, ovvero la valutazione dell’ingroup come migliore dell’outgroup, è dovuta alla
necessità di ogni individuo di acquisire e mantenere una stima di sé positiva. 

234
Turner (1987) ha proposto la Teoria dell’auto-categorizzazione (TAC), secondo la quale l’osservatore sociale è
continuamente impegnato nell’attività di categorizzazione e di auto−categorizzazione.
Mentre nella TIS l’inserimento del sé all’interno di una categoria è un fenomeno legato all’identificazione, secondo la TAC
l’identità sociale emerge come la risultante di un processo di categorizzazione continuo di sé da un livello sotto-ordinato, in
cui l’osservatore si percepisce come un individuo diverso dagli altri, a un livello sovra-ordinato, in cui l’osservatore si
considera come appartenente al genere umano; nelle condizioni intermedie si situano tutte quelle categorizzazione del sé che
il contesto rende salienti. 

Secondo la TAC la salienza è determinata da due fattori: l’accessibilità e l’adeguatezza, ovvero il grado in cui la
categorizzazione adottata è adatta a rendere conto delle differenze tra gli stimoli presenti in un contesto.
L’adeguatezza di una categorizzazione è regolata dal principio di metacontrasto, il rapporto tra le differenze medie percepite
tra ingroup e outgroup e le differenze medie percepite all’interno dell’ingroup; si ha un metacontrasto ottimale quando le
differenze medie intercategoriali sono maggiori delle differenze intracategoriali.

Il processo di autocategorizzazione ha come conseguenza: la depersonalizzazione, ovvero la percezione di sé come


interscambiabile, l’attribuzione di sé delle caratteristiche categoriali e la ricerca della norma del gruppo e conformismo.

235
I risultati degli esperimenti con i gruppi minimali indicano che la semplice categorizzazione produce ingroup
bias.
Secondo i teorici della TIS e della TAC la relazione tra il sé e l'ingroup è di tipo deduttivo: i membri di un
gruppo derivano un'immagine positiva di sé dalla rappresentazione positiva del gruppo.

Spiegazione alternativa
È stato ipotizzato che i fenomeni ingroup bias nei contesto di gruppi minimi fossero guidati da processi di tipo
induttivo. Secondo il modello dell'ancoraggio del sé la percezione del gruppo è basata sulla percezione che
abbiamo di noi stessi.

Il processo di ancoraggio del sé spiega perché le persone valutano positivamente l'ingroup, ma non perché
l'ingoup sia valutato più positivamente dell'outgroup.

L’euristica della differenziazione, l’atto di inferire all’outgroup caratteristiche opposte a quelle dell’ingroup,
spiega la differenza di valutazione. 

236
Cadinu e Rothbart (1996) 
Procedura. Divisione (casuale) dei partecipanti in gruppi in base alle preferenze artistiche (pittori inesistenti) a
cui erano associate fittizie caratteristiche di personalità.
I partecipanti, in base alla condizione, ricevevano uno profilo (profilo dell'ingroup vs. profilo dell'outgroup)
costituiti da una lista di tratti sia positivi sia negativi, valutati su una scala a 9 gradi. Ai partecipanti veniva
consegnata la stessa lista di tratti in cui dovevano segnare il profilo dell'altro gruppo.
I partecipanti giudicavano se stessi sulla stessa lista di tratti, in base alla condizione, prima o dopo la stima del
profilo dell'outgroup.

Risultati.
I partecipanti mettevano in atto il processo di differenziazione solo quando dovevano stimare il profilo
dell'outgroup in base alle informazioni ricevute a proposito dell'ingroup: si attribuivano all'ingroup le
caratteristiche positive e all'outgroup quelle negative.
Il profilo del sé era molto simile alla valutazione che davano dell'ingroup, ma non dell'outgroup e questo si
verificava maggiormente quando si stimava il sé prima dell'ingroup.

237
La dimensione affettivo-valutativa dell'atteggiamento intergruppi
L’appartenenza di gruppo, soprattutto se maggioritario o dominante, può essere responsabile di una reazione
affettivo−valutativa  nei  confronti  dell’outgroup:  il  pregiudizio,  ovvero  una  risposta  valutativa−affettiva 
nei confronti dell’outgroup generalmente di stampo negativo.
Il pregiudizio può manifestarsi in diverse forme ed è caratterizzata da un particolare livello di controllabilità da
parte dell’attore sociale: se la risposta è un’affermazione allora vi è un’alta controllabilità, se invece questa
risposta è di tipo comportamentale la controllabilità diminuisce sempre più, a secondo delle reazioni più o meno
automatiche.

Leslie et al. (2003) confrontarono la valutazione dell’ingroup con quella dell’outgroup in tre periodi storici:
1933, 1951, 2000. I risultati mostrarono che la valutazione di europeo−americani e afro−americani aveva subito
una trasformazione: con l’aumentare degli anni gli afro−americani erano considerati sempre più positivamente,
sino ad arrivare al 2000 in cui venne registrato un pari livello di giudizio dei due gruppi.
Sembrerebbe che il pregiudizio nei confronti delle minoranze sociali non sia più attuale; in realtà tale riduzione
riguarda solo l’espressione di pregiudizio mentre non sono indagate le reazioni affettive spontanee di tipo
negativo nei confronti di tali gruppi.

238
Pregiudizio: misure implicite ed esplicite

Bobo et al. (2001) riportarono che mentre un tempo la popolazione americana favorevole alla segregazione
razziale consisteva nel 54% oggigiorno tale pratica è rifiutata dall’intera popolazione.
Crosby et al. (1980) dimostrano che le discriminazioni nei confronti di gruppi minoritari persistono in ambito
sanitario, nell’accesso all’impiego e all’istruzione.

Questo paradosso, ovvero il fatto che pochi esprimono risposte di pregiudizio ma sono molti i casi di
discriminazione, può essere dato dalle modalità di misurazione de pregiudizio e dal controllo intenzionale
relativo alle risposte.

239
Gli strumenti di misurazione del pregiudizio possono essere classificati lungo un continuum che rappresenta il
grado in cui il soggetto giudicante ha la possibilità di esercitare un controllo intenzionale sulle proprie risposte: 
◦ le vecchie scale di pregiudizio,
◦ le moderne scale di pregiudizio, 
◦ misure comportamentali, 
◦ misure di tipo associativo 
◦ i paradigmi mutati da fisiologia e neuroscienze.

240
Le vecchie scale di pregiudizio sono caratterizzate da:
◦ Alta controllabilità delle risposte
◦ Alta sensibilità al contesto, alla desiderabilità sociale e alla pressione normativa. 

Una di queste tecniche consiste nel chiedere alle persone di dichiarare la propria opinione rispetto a un
determinato gruppo o problema sociale, detta self−report. In questa situazione i partecipanti sono completamente
consapevoli della natura dell’oggetto di giudizio e possono esercitare controllo intenzionale sulle risposte date
per conformarsi alle norme sociali, evitare disapprovazione sociale e mantenere un’immagine positiva di sé.
Inoltre, queste tecniche si mostrano fortemente sensibili al contesto sperimentale risultando poco affidabili. 

241
◦ Lambert et al. (1971) mostrano che il livello di pregiudizio affermato varia in base a due diverse condizioni
sperimentali di condono o condanna al pregiudizio raziale da parte dello sperimentatore: il pregiudizio
presente è più alto nella condizione di condono rispetto a quella di condanna.
◦ Jones e Sigol (1971), utilizzando la procedura del bogus pipeline (finto poligrafo) hanno trovato che chi
apparteneva a questa condizione mostrava livelli di pregiudizio più alto.
◦ Lambert et coll. (1981) manipolarono il contesto normativo per mezzo di un collaboratore−partecipante che a
seconda della condizione raccontava una barzelletta razzista o affermare di non tollerare alcun tipo di
discriminazione sociale. I risultati mostrarono che i partecipanti manifestavano un atteggiamento più ostile nei
confronti del gruppo entico nella condizione di libera espressione del pregiudizio.

È possibile pertanto concludere che le persone sono abitualmente motivate ad inibire le proprie risposte di
pregiudizio e a sostituirle con atteggiamenti considerati più “presentabili” conformi alle norme sociali di
discriminazione,

242
Le moderne scale di pregiudizio differiscono rispetto a quelle vecchie poiché si tenta di occultare il legame tra il
contenuto delle affermazioni che si propongono a proposito di un determinato gruppo sociale e il pregiudizio nei
confronti di tale gruppo.
◦ Vecchie scale: Ho un’opinione negativa nei confronti dei neri
◦ Scale moderne: I cinesi si sono fatti strada nella vita, lavorando molto. Gli africani dovrebbero fare lo stesso.

Esempi di queste scale sono:


◦ La Scala di Razzismo Simbolico,
◦ la Modern Racism Scale e
◦ l’Ambivalent Sexism Inventory.
Nelle scale moderne i partecipanti sono consapevoli della categoria sociale e possono altresì esercitare un
controllo sulle risposte.
Nel rispondere a questi item i partecipanti possono giustificare il proprio grado di accordo senza far riferimento
al pregiudizio, riducendo sia la pressione normativa sia la desiderabilità sociale, e finiscono nel rispondere con
maggior spontaneità i propri pregiudizi, poiché viene fornita una spiegazione plausibile e alternativa al
pregiudizio.
243
Secondo Katz e Hass (1988) l’atteggiamento nei confronti dei gruppi minoritari si comporrebbe di due distinte
componenti valutative indipendenti:
◦ Positiva: influenzata dalla misura in cui una persona ha fatto propri i valori egalitari
◦ Negativa: è associata a rifiuto sociale discriminazione

Gaertner e McLaughlin (1983)


Procedura. I partecipanti dovevano valutare l’outgroup e l’ingroup rispetto ad una serie di aggettivi che, in base
alla condizione, potevano essere presentati singolarmente (misurazione disgiunta delle due componenti; buono,
cattivo) o su scale bipolari (misurazione congiunta delle due componenti; buono vs. cattivo).
Risultati. Nella condizione in cui gli aggettivi sono presentati singolarmente l’ingroup è valutato in maniera
identica all’outgroup sui tratti negativi e giudicato in modo più favorevole sui tratti positivi. Nella condizione in
cui gli aggettivi sono presentati su scale bipolari, non vi erano valutazioni differenti.

244
Le misure comportamentali, in maniera analoga a quelle moderne, danno ai partecipanti l’opportunità di
attribuire le ragioni della propria risposta discriminatoria a cause che non si riferiscono direttamente al
pregiudizio.
I partecipanti sono consapevoli della categoria di giudizio a cui appartiene la persona−bersaglio, ma possono
esercitare un minor controllo sulle proprie risposte, in quanto risulta più difficile correggere un comportamento
in relazione ad una affermazione.
Una misurazione comportamentale usata in psicologia sociale riguarda la distanza fisica tra il partecipante e il
target: si pensa che essa rispecchi l’atteggiamento del primo nei confronti del secondo. Un metodo per misurare
la distanza fisica consiste nel chiedere al partecipante il posto in cui sedersi; il numero di sedie che interpone tra
il posto del target e la posizione scelta successivamente dal partecipante è considerata una misura di pregiudizio
nei confronti del gruppo a cui tale target appartiene.

245
Schrist e Stangor (2001)
Procedura. I partecipanti compilavano una scala del razzismo moderno verso gli afro-americani. Dopo qualche
giorno ritornarono in laboratorio in cui ricevevano un tabulato indicante il quanto il loro atteggiamento fosse
condiviso dei membri del proprio gruppo (studenti). A metà veniva detto che l’81% condivideva le loro risposte,
all’altra metà che il 19% condivideva le loro risposte. Infine, venivano portati in una stanza in cui si chiedeva di
scegliere una di cinque sedie, dicendo che un ragazzo afro-americano aveva già occupato l’ultima.
Risultati. Quando il livello di pregiudizio esplicito era affine al livello di pregiudizio che veniva fatto credere
consensualmente diffuso nell’ingroup, allora il comportamento di discriminazione del partecipante è
rappresentativo del suo atteggiamento; altrimenti veniva modificato dalla norma presente nel proprio gruppo.

246
Secondo alcuni teorici il pregiudizio può avere una duplice natura:
◦ esplicita, che opera in maniera consapevole attraverso processi controllati e intenzionali
◦ implicita, che opera in maniera inconsapevole non intenzionale catturando le risposte spontanee di pregiudizio,
libere dal controllo dei partecipanti.

Fazio e coll. (1995) ipotizzarono il verificarsi di un effetto di compatibilità prime−target utilizzando il


paradigma di priming valutativo, secondo il quale la valutazione del target è determinata dalla reazione
valutativa di tipo automatico sollecitata dal prime. In particolare se la fotografia di un membro dell’outgroup
(negativa) dovrebbe facilitare la risposta valutativa di tipo negativo e inibire quella di tipo positivo; viceversa se
la fotografia è di un membro dell’ingroup.
Venne così chiesto ai partecipanti, europei−americani e afro−americani, inizialmente di classificare una serie di
parole in base alla valenza positiva e negativa, registrando i tempi di reazione per ogni singola classificazione;
successivamente venne chiesto di ripetere il compito, ma questa volta vi era inserito il prime−fotografia, che
poteva essere ingroup o outgroup, che impediva il controllo della risposta poiché il tempo di esposizione al
prime era molto breve, 450 ms.

247
Al fine di stimare l’influenza della tipologia di prime venne calcolato un punteggio di facilitazione, determinato
dalla differenza del tempo di reazione della prima fase con quello della seconda.
I risultati mostrarono che sia per gli afro−americani che per gli europei−americani, vi era facilitazione se il
prime−ingroup era associato ad una parola positiva e se il prime−outgroup era associato ad una parola negativa,
al contrario la risposta valutativa era inibita se vi era l’associazione ingroup−negativo e outgroup−positivo.
In definitiva le risposte valutative dei partecipanti presentavano una chiara asimmetria: la reazione automatica di
tipo affettiva era marcata dalla positività se rivolta all’ingroup, mentre la risposta valutativa sollecitata
dall’outgroup aveva una stampo maggiormente negativo.
Confrontando i dati i ricercatori si resero conto che le risposte degli afro− americani erano più variabili di
quelle degli europei−americani, a causa dell’apprendimento sociale (EA is better) e dell’appartenenza al gruppo
(AA is better).

248
Un’ulteriore conferma di ciò è stata data dallo studio di Perdue (1990): i partecipanti dovevano eseguire un
compito di decisione lessicale di parole/non−parole target preceduti da un prime parafoveale il cui contenuto
non faceva riferimento a nessun gruppo sociale né stereotipo in particolare, ma allo stesso tempo alludeva alla
presenza di un ingroup, noi, e un outgroup, loro.
Poiché l’ingroup è solitamente valutato più positivamente dell’outgroup il termine noi potrebbe sollecitare una
risposta positiva compatibile con le caratteristiche valutative dei target positivi, mentre il termine loro dei target
negativi. I risultati mostrarono che i partecipante erano più veloci a riconoscere i target positivi se preceduti dal
prime noi.
I prime in questione inducono il recupero della memoria semantica di informazione che hanno una connotazione
affettiva a essi congruente: il prime noi facilita l’accessibilità dei contenuti positivamente connotati, mentre il
prime loro facilità l’accessibilità dei contenuti negativi.
Questo studio dimostra che termini apparentemente neutri possono indurre nell’ascoltatore delle reazioni
affettive spontanee compatibili con risposte di favoreggiamento per l’ingroup e di denigrazione dell’outgroup.

249
Anche determinate risposte fisiologiche sono utilizzate per misurare il pregiudizio, come per esempio le risposte
del sistema nervoso periferico (riflesso psicogalvanico o la dilatazione pupillare).
In questo caso i partecipanti sono consapevoli dell’attivazione categoriale ma non possono controllare le proprie
risposte.
◦ Vanman et al. (1997) registrarono le risposte della muscolatura facciale: le quali denotavano una maggior
negatività quando i partecipanti pensavano di avere a che fare con i membri dell’outgroup piuttosto che con
quelli dell’ingroup.

Vengano anche utilizzati alcuni paradigmi mutati dalle neuroscienze per misurare i pregiudizi, come per esempio
la risonanza magnetica funzionale.
Wheeler & Fiske (2001) hanno misurato l’attività dell’amigdala (regolazione emotiva, stati di vigilanza e di
paura) in reazione a foto di individui appartenenti all’ingroup (europeo− americani) e outgroup
(afro−americani), dimostrando che le risposte affettive nei confronti dell'ingroup e dell'outgroup hanno dei
correlati fisiologici.

250
L’infra-umanizzazione

L’inclusione del sé all’interno di un gruppo ha due conseguenze di tipo valutativo:


◦ Valutazione favorevole del proprio gruppo
◦ Valutazione negativa dell’altro gruppo
Gli effetti nell’appartenenza di gruppo possono portare a considerare il proprio gruppo come più umano rispetto
agli altri.

Leyens et al. (2001) hanno chiesto ai partecipanti di dire cosa accomunasse e cosa differenziasse l'essere umano
dall'animale. Le risposte indicarono tre dimensioni di differenziazione: l'intelligenza, il linguaggio e i sentimenti.

251
Demoulin e et al. (2004) hanno approfondito l'aspetto dei sentimenti. Dimostrarono che:
◦ le emozioni giudicate come comuni agli animali e agli umani sono: la sorpresa, la collera, il dolore, il piacere e
la paura;
◦ le emozione tipiche degli umani sono: la tenerezza, l'amore, la speranza, il senso di colpa e la vergogna;
◦ le emozioni tipicamente umane erano considerate meno intense, scarsamente visibili ad un osservatore, non
direttamente provocate da cause esterne e prodotto di processi che si manifestano in fasi più avanzate dello
sviluppo individuale.
La distinzione, quindi, rispecchia quella in emozioni primarie e seconarie (Elkman, 1992).

◦ Leyes et al. (2000,2001) dimostrarono che i partecipanti attribuivano più emozioni secondarie all'ingroup che
all'outgroup. Le emozioni secondarie sono attribuite all'ingroup e quelle primarie sono equamente distribuite
tra ingroup e outgroup.
Questa asimmetria nella distribuzione dell'essenza umana è definita infra-umanizzazione.

252
Vaes et al. (2006) hanno analizzato le modalità con cui le rappresentazioni dell'ingroup e dell'outgroup sono
associate ai concetti di emozioni secondarie e umanità.
Procedura.
Nella prima fase perché dovevano riordinare delle parole per ottenere una frase di senso compiuto. In base alla
condizione nella frase era inserita un’emozione primaria una secondaria e un nome italiano o un nome di origine
magrebina.
Nella seconda fase I partecipanti ricevevano una lista di parole da completare tra cui cinque erano collegate al
concetto di umanità (capello, sacro, umano).
Varabile dipendente. Numero di parole relative al concetto di umanità completate.
Emozioni primarie Emozioni secondarie
Ingroup 0.12 0.15
Outgroup 0.15 0.09

Risultati. I partecipanti esposti all’emozione primarie completano lo stesso numero di parole legate all’umanità
al contrario nella condizione ingroup e outgroup; quelli esposti alle emozioni secondarie completano più parole
nella condizione ingroup che in quella outgroup.

253
Il pregiudizio e le risposte emotive nei confronti dei membri dell'outgroup

Diverse categorie sociali possono sollevare reazioni valutative simili ma risposte emozionali distinte.
Secondo il Modello del contenuto degli stereotipi, le rappresentazioni categoriali possono essere classificate
rispetto a due dimensioni ortogonali: il calore e la competenza. I gruppi possono essere considerati a bassa o alta
competenza e caratterizzata da un'elevata o insufficiente calorosità.

Competenza

Fiske e collaboratori (2002)


dimostrarono che reazioni di Competenti Incompetenti
invidia, ammirazione e pietà
possono essere esperite solo in Ammirazione Paternalismo
Ingroup o alleati Anziani, casalinghe
risposta a esseri umani, mentre Caldi Orgoglio, ammirazione Pietà, simpatia
la reazione di disgusto può Cooperazione Aiuto/Evitamento
essere provocata sia da esseri Calore
Invidia Sdegno
umani che da oggetti. Ricchi, uomini d’affari Senzatetto, drogati
Freddi Invidia, gelosia Disprezzo, ostilità,
Capro espiatorio Evitamento 254
Harris e Fiske (2006)
Studio pilota. Ai partecipanti venivano mostrate delle fotografie di individui appartenenti a diverse categorie sociali e i
partecipanti dovevano giudicarle rispetto alle emozioni definite dal MCS. In questo modo sono state selezionate sono
le fotografie che sollecitavano una sola delle quattro emozioni.
Esperimento. I partecipanti dovevano dire quale emozione (invidia, orgoglio, pietà e disgusto) suscitassero in loro le
fotografie. Mentre svolgevano questo compito, la risonanza magnetica rilevava le aree attivate.

Risultati.
◦ I partecipanti reagivano alle fotografie esprimendo uno stato emotivo conforme a quello dello studio pilota.
◦ Quanto i partecipanti giudicavano i gruppi ad alta calorosità-alta competenza (orgoglio), alta calorosità-bassa
competenza (pietà) e bassa calorosità-alta competenza (invidia) si attivava la corteccia prefrontale mediale (che si
attiva solo quando vengono elaborati giudizi su oggetti sociali), mentre quando si giudicavano i gruppi a bassa
calorosità e bassa competenza (disgusto) non si attivava.
Le informazioni relative a quei gruppi considerati incompetenti e freddi verrebbero elaborate come se appartenessero a
oggetti non umani.

255
STEREOTIPI E STEREOTIPIZZAZIONE
Il termine stereotipo è stato introdotto da Walter Lippman nel 1992 per indicare le «fotografie della nostra
mente» (caratteristica di rigidità).
Lo stereotipo viene descritto da Allport (1954) come “un insieme di credenze esagerate che sono associate a una
categoria” (caratteristica caricaturale).
Gli stereotipi:
◦ Sono una combinazione di conoscenze astratte circa un gruppo sociale e di esemplari di tale gruppo
◦ Sono delle vere teorie causali che giustificano la copresenza di determinati attributi
◦ sono organizzati in termini gerarchici, le categorie di ordine superiore contengono categorie subordinate
◦ forniscono delle indicazioni circa la variabilità del gruppo a cui si riferiscono, alcuni gruppi sono considerati
più omogenei di altri.
◦ Sono rappresentati in termini di network associativo, l’etichetta categoriale è unita agli attributi che la
descrivono
◦ sono la componente descrittiva/cognitiva dell’atteggiamento intergruppi.

256
Attivazione degli Stereotipi
Gli stereotipi possono essere attivati in maniera spontanea dalle informazione presenti nell’ambiente sociale e
tale attivazione può non essere consapevole.
Wittenbrink et al. (1997, 2001), attraverso il paradigma del priming semantico, verificarono se l’esposizione a
un’etichetta categoriale potesse portare all’attivazione delle informazioni stereotipiche associate a tale categoria.

Partecipanti. Euro-americani.
Procedura.
◦ Prima fase: I partecipanti dovevano riconoscere i cognomi tipici “black” e “white”.
◦ Seconda fase: I partecipanti eseguivano un compito di decisione lessicale: ciascun target (tratti stereotipici
black/white, e valenza, tratti positivi e tratti negativi) era preceduto da un prime black/white.
.

257
Risultati.
◦ I partecipanti erano più veloci a riconoscere i target white quando erano preceduti dal prime white e viceversa:
quando il prime presentava una congruenza semantica il riconoscimento del target era facilitato.
◦ I partecipanti erano più veloci a riconoscere i target positivi quando erano preceduti dal prime white e
viceversa; l’attivazione del concetto ingroup permette il recupero di informazioni connotate in maniera
positiva.
Questi risultati dimostrarono che emerge una relazione che può essere sia descrittiva/stereotipica nel primo caso
sia valutativa/pregiudizio nel secondo.
◦ Gli autori registrarono inoltre un’interazione tra la componente affettiva e la componente descrittiva
dell’atteggiamento intergruppi: il pregiudizio stereotipico. In questo caso i partecipanti erano più veloci a
riconoscere i target negativi stereotipici dei black e i target positivi stereotipici dei white.

258
Attivazione spontanea degli stereotipi e differenze individuali
Devine (1989) condusse una ricerca con il fine di verificare se un priming di molte o poche parole stereotipiche
influisce sulla frequenza di attivazione.

Procedura.
◦ Prime parafoveale di tipo subliminale: i partecipanti erano esposti a due condizioni molte parole (80% stereotipici
black e 20% irrilevanti) vs. poche parole (20% stereotipici black e 80% irrilevanti).
◦ I partecipanti dovevano giudicare il comportamento di Donald a seguito di una descrizione ambigua lungo la
dimensione dell’aggressività; inoltre non vi era nessuna menzione al gruppo etnico di Donald.
Poiché il concetto di aggressività è fortemente associato allo stereotipo degli afro−americani, l’attivazione della
rappresentazione stereotipica di questo gruppo dovrebbe comportare l’attivazione del nodo aggressività.

Risultati. I partecipanti esposti a un numero maggiore di prime legato allo stereotipo giudicano il target come molto più
aggressivo dei partecipanti che avevano ricevuto come prime una quantità minore di parole stereotipiche.

259
L’attivazione delle conoscenze stereotipiche ha gli stessi effetti in individui fortemente carichi di pregiudizio nei
confronti di un particolare gruppo e in individui che condividono valori egualitari?

Devine (1989) verificò come individui ad alto e basso pregiudizio reagiscono all’attivazione stereotipica in assenza di
controllo, quindi se possiedono gli stessi stereotipi culturali.
I partecipanti. Europeo− americani.
Procedura.
◦ I partecipanti compilavano la scala di razzismo moderno, in base alla quale venivano divisi in alto−pregiudizio e
basso−pregiudizio,
◦ I partecipanti scrivevano, in un questionario, tutte le caratteristiche che gli venivano in mente pensando agli afro-
americani.
◦ Prime e formazione di impressioni in una descrizione ambigua (esperimento precedente)

260
Risultati.
◦ Gli individui a alto livello di pregiudizio elencano principalmente tratti negativi, mentre quelli a basso
pregiudizio elencano tratti positivi.
◦ I partecipanti ad alto e basso pregiudizio non differiscono nel giudicare l’aggressività del target, e quindi non
differiscono tra loro in termini di accessibilità delle credenze stereotipiche.

gli stereotipi sono culturali o culturalmente trasmessi e socialmente appresi. Tutti gli individui
indipendentemente dal loro grado di pregiudizio esplicito attivano associazioni stereotipiche simili e nello stesso
modo, infatti quando gli individui con obiettivi ugualitari non possono esercitare un controllo sulle proprie
risposte hanno una reazione identica agli individui che mostrano apertamente comportamenti discriminatori.

261
Lepore e Brown (1997) criticarono un’importante aspetto della procedura sperimentale di Devine, ovvero i termini utilizzati
come prime contenevano sia termini categoriali (Black) sia termini legati allo stereotipo (lazy) ed erano nella maggior parte
dei casi connotati negativamente (Nigger).
Non è chiaro, quindi, se i risultati ottenuti dipendono da:
◦ Attivazione delle conoscenze stereotipiche (dimensione descrittiva)
◦ Pregiudizio (dimensione valutativa)

Inoltre, è possibile che il tratto aggressivo sia divenuto accessibile, non perché legato allo stereotipo, ma perché legato
semanticamente ad altri tratti negativi.
Quindi, gli effetti ottenuti possono essere riconducibili a un processo di prime semantico piuttosto che all’accessibilità delle
conoscenze stereotipiche.

262
Per verificare queste ipotesi gli autori ripetono l’esperimento di Devine utilizzando la stessa procedura eccetto la
tipologia di prime.
◦ Primo esperimento. I prime utilizzati sono simili a quelli presi in considerazione da Devine, ottenendo gli
stessi risultati.
◦ Secondo esperimento. I prime utilizzati erano di tipo categoriale ed emersero delle differenze in base al livello
di pregiudizio.

È possibile concludere che gli individui ad alto e basso il pregiudizio attivano lo stereotipo negativo sei
sollecitati sa prime stereotipici e negativi. Quando il prime è stereotipico e neutro, solo gli individui ad alto
pregiudizio attivano lo stereotipo.

263
Lepore e Brown (1999) verificarono l’ipotesi che vi siano delle differenze in termini di accessibilità cronica o
contestuale tra partecipanti ad alto e basso pregiudizio.
L’unica variazione aggiunta rispetto all’esperimento di Devine sta nel manipolare il tempo fra la fase priming
(subito dopo o compito interposto) e il giudizio del target.
Risultati.
◦ Non vi erano differenze in base al livello di pregiudizio se i partecipanti giudicavano il target subito dopo la
fase di priming.
◦ Se invece tra le due fasi i partecipanti erano chiamati a eseguire un ulteriore compito allora si presentavano
delle differenze in base al pregiudizio.

È possibile concludere che i partecipanti a elevato e basso pregiudizio sembrano non differire in termini di
accessibilità temporanea/contestuale, ma differiscono invece in termini di accessibilità cronica dello stereotipo.

264
Attivazione spontanea e inibizione motivata degli stereotipi
Sinclair e Kunda (1999) indagarono come la motivazione a preservare una determinata rappresentazione di un
gruppo renda attive alcune dimensioni dello stereotipo e inibisca altre dimensioni stereotipiche in conflitto con
la rappresentazione che si vuole mantenere di quel gruppo.

Procedura. I partecipanti avevano a che fare con un medico nero vs. bianco che gli dava un feedback positivo vs.
negativo sulle loro capacità relazionali.

Risultati. I partecipanti inibiscono lo stereotipo degli afro-americani e attivano lo stereotipo dei medici quando
vogliono attribuire a chi sta lodando doti di alta competenza. La stessa persona viene percepita come
incompetente e negativa se ha sollevato dubbi a proposito delle competenze sociali del partecipante.

Quindi la motivazione a mantenere un'immagine positiva di sé modera l'attivazione e l'inibizione delle
rappresentazioni stereotipiche di chi emette un giudizio valutativo su di noi.

265
Conseguenze comportamentali dell’attivazione degli stereotipi
Le rappresentazioni dei gruppi sociali rendono accessibili i comportamenti che tipicamente vengono messi in
atto dai membri di quei gruppi e predispongono l’attore sociale all’esecuzione di quei comportamenti
tipicamente attuati in presenta di tali membri.
Se, per esempio, una delle caratteristiche principali dello stereotipo etnico della persona che ho di fronte è
l’aggressività, questo contenuto sarà immediatamente attivato ed è probabile che io stesso mi comporti in modo
aggressivo. A sua volta, il mio comportamento può portare la persona con cui ho a che fare a comportarsi
anch’esso in modo aggressivo, andando a confermare l’idea stereotipica di quella particolare etnia.

266
◦ Bargh, et al. (1996) chiesero di eseguire un compito riordinamento di parole all'interno di una frase (legate o
meno al concetto di anzianità. I risultati indicano che i partecipanti a cui era stata attivata la rappresentazione
stereotipica degli anziani percorrevano più lentamente il corridoio rispetto ai partecipanti assegnati al gruppo
di controllo.
◦ Kawakami et al. (2002) verificarono se l'utilizzo della parola anziano come prime potesse influenzare sia
l'accessibilità dello stereotipo relativo al gruppo sia l'esecuzione di un comportamento congruente con questa
categoria sociale. I risultati indicano che i partecipanti nella condizione di prime riconoscevano i target più
lentamente che i partecipanti nella situazione di controllo. I partecipanti nella situazione di prime
riconoscevano più velocemente i target stereotipici degli anziani rispetto a quelli irrilevanti; i partecipanti nella
situazione di controllo rispondevano con la stessa velocità ai target stereotipici e irrilevanti.

267
Una variabile che può moderare gli effetti dell’attivazione della conoscenza sull’esecuzione del comportamento
è livello di concretezza-astrattezza di questa conoscenza.

Dijksterguis et al. (1999, 2001) ipotizzarono che:


◦ L'attivazione di informazioni astratte (etichette categoriali, ad es. fisici) funziona come cornice interpretativa
delle informazioni che l'osservatore sociale incontra nel suo ambiente
◦ L'attivazione di informazioni concrete (esemplari della categoria, ad es., Rubbia) genera processi di tipo
comparativo in cui le caratteristiche dell'informazione concreta vengono utilizzate come standard di paragone
nella formulazione di giudizi.

Procedura. I partecipanti ricevevano un prime che poteva essere:


Prime
Astratto Concreto
Intelligente Professori Albert Einstein
Valutazione
Non intelligente Modelle Claudia Shiffer

Quindi, compilavano un test di cultura generale. 268


Variabile dipendente. Numero di risposte esatte.

Risultati.
◦ Si dimostra la presenza di un effetto di assimilazione: i partecipanti che avevano ricevuto come prime il
termine professore riportavano più risposte corrette dei partecipanti nella condizione di prime fotomodelle.
◦ I prime concreti davano origine a fenomeni di contrasto: le risposte corrette erano meno frequenti nella
condizione in cui i partecipanti erano stati esposti al termine Einstein rispetto al termine Schiffer.

269
Conseguenze dell'attivazione degli stereotipi sull'interazione sociale

L’esposizione a un esemplare della categoria rendere accessibile la rappresentazione stereotipica associata a tale
categoria e attiva un comportamento congruente.

Bargh, et al. (1996) chiesero ai partecipanti (ripresi da una telecamera a loro insaputa) di giudicare se dei
cerchietti apparsi sullo schermo fossero in numero pari o dispari. In una condizione i cerchietti erano preceduti
da foto di neri, mentre nell’altra erano preceduti da foto di bianchi. C'era una telecamera per vedere la reazione.
Dopo 130 prove di stima compariva l'errore F11 (i dati non sono stati salvati, bisogna ricominciare).
Risultati. I partecipanti che avevano ricevuto come prime le fotografie degli afro-americani presentavano un
livello di aggressività maggiore rispetto ai partecipanti che avevano ricevuto come prime le fotografie di
individui europeo-americani.
Quindi l'attivazione dello stereotipo, all'interno del quale è racchiusa una componente di aggressività, portava i
partecipanti a comportarsi in maniera ostile.

270
Word, et al. (1974) verificarono l'attivazione degli stereotipi nell'interazione sociale (colloqui di lavoro).
Procedura. I partecipanti (bianchi) dovevano intervistare dei candidati per un posto di lavori (bianco vs. nero).
Risultati. Nel caso del candidato nero i partecipanti:
◦ Interponevano maggiore distanza fisica tra sé e il candidato
◦ Commettevano un numero maggiore di errori nell’eloquio
◦ Cercavano di terminare più in fretta possibile intervista

In uno studio seguente I partecipanti svolgevano il ruolo dei candidati mentre gli intervistatori (confederati) erano addestrato
a comportarsi come gli intervistatori nello studio precedente (che avevano interagito con il candidato bianco vs. nero)
Sono state registrate risposte dei partecipanti e sono state sottoposte al giudizio gli altri sperimentatori
Risultati. I partecipanti erano giudicati molto più adeguati al lavoro per il quale si candidavano nella situazione in cui erano
stati intervistati secondo una modalità riservata ai soggetti europeo-americani.

271
Chen e Bargh (1999autori verificarono l'attivazione degli stereotipi nell'interazione sociale.

Procedura. I partecipanti venivano esposti a fotografie di bianchi vs. neri (prime subliminale). Successivamente incontravano
un altro partecipante che non era stato sottoposto a nessun tipo di prime con cui dovevano risolvere indovinelli (mentre erano
filmati).
Questo filmato è servito per creare due filmati differenti: uno per il partecipante che aveva ricevuto il prime uno per quello
che non lo aveva ricevuto. Questo filmato sotto posto ad altri giudici.

Risultati.
◦ I partecipanti che avevano ricevuto come prime le fotografie di afro-americani erano percepiti come aggressivi dei
partecipanti che erano stati esposti a fotografie di europeo-americani.
◦ I loro partner presentavano reazioni comportamentali simili, ovvero, se avevano interagito con chi aveva ricevuto il prime
nero presentavano loro stessi dei comportamenti giudicati più aggressivi.

Quindi come reazione all'aggressività mostrata dai partecipanti, aumentava anche l'ostilità manifestata dai partner. 

272
Applicazione degli stereotipi
Il termine applicazione, riferito alle conoscenze stereotipiche, fa riferimento alle reazioni, spontanee o
controllate, nei confronti di individui appartenenti a un gruppo sociale.
Gli stereotipi possono indurci a interpretare differentemente lo stesso comportamento.

Duncan (1976)
Procedura. I partecipanti guardavano un video con due attori (afro-americano e europeo-americano) che dopo
aver discusso iniziarono ad accalorarsi finché uno dei due dava una spinta all’altro (bianco vs. nero). Ogni tanto
si sentiva un beep sonoro, in corrispondenza del quale i partecipanti dovevano categorizzare la sequenza
comportamentale a cui avevano appena assistito in base ad una lista di potenziali classificazioni (ad es.,
domanda opinione, si comporta violentemente, E aggressivo)
Risultati. L'etnia dell'attore influiva sulla categorizzazione del comportamento: il comportamento «spingere»
veniva classificato come una forma di aggressività se l’autore era nero e come una forma vivace di
conversazione se era bianco.
Questo esperimento dimostra come l'ambiguità di un comportamento venga risolta interpretando il medesimo
comportamento alla luce delle conoscenze stereotipiche.

273
Gli stereotipi possono anche funzionare come standard di valutazione del comportamento che osserviamo.
Biernat e Manis (1994)
Procedura. I partecipanti dovevano valutare un articolo di giornale scritto da un uomo o da una donna. In base
alla condizione sperimentale l’articolo poteva riguardare una tematica maschile (la pesca), femminile (il trucco)o
irrilevante(la salute). Inoltre, in una condizione I partecipanti fornivano la loro valutazione utilizzando una scala
oggettiva (E… A+), mentre nell’altra usavano una scala di valutazione soggettiva (insufficiente… eccellente).

Risultati. Si trovò una completa dissociazione tra le misure oggettive e soggettive.


◦ Le misure oggettive: gli uomini erano giudicati migliori quando l'articolo era maschile; le donne erano
giudicate migliori quando l'articolo era femminile; non c'era differenza se l'articolo non riguardava tematiche
legate al genere sessuale.
◦ Le misure soggettive: tutti gli articoli furono giudicati buoni indipendentemente dal genere sessuale.

274
Una volta che gli stereotipi sono attivi, essi influenzano la maniera in cui organizziamo un comportamento e
anche il modo in cui cerchiamo di fornire delle spiegazioni a quel comportamento (errore ultimo di
attribuzione).

Gli stereotipi possono alterare la composizione delle caratteristiche di personalità di un individuo. Lo stesso
tratto di personalità acquisisce significati differenti in funzione del tipo di stereotipo che è stato applicato a un
determinato individuo (aggressivo ha un significato se associato ad avvocato e uno diverso se associato a
camionista).

275
Applicazione delle conoscenze stereotipiche in presenza di informazioni individualizzanti

Cosa succede quando siamo esposti a un individuo target appartenente a un determinato gruppo sociale e del
quale conosciamo le preferenze per i colori? Le nostre percezioni di tale target continueranno a essere basate
sulle informazioni stereotipiche oppure si prenderà in debita considerazione l'informazione individualizzante di
cui disponiamo?

Locksley et al. (1980)


Procedura. I partecipanti dovevano giudicare l'assertività di alcuni target, in una condizione il target veniva
presentato solo mediante il nome(Indicativo del genere), mentre nell’altra condizione il target era presentato
assieme a un comportamento che costituiva un esempio di azione assertiva (informazione individualizzata, ossia
un comportamento attuato da quello specifico target).

Risultati. Il genere influenzava il giudizio sull’assertività (maschi più assertivi delle femmine) solo quando era
l’unica informazione.

276
Quindi, gli stereotipi sono considerati come probabilità di base. Ad esempio gli stereotipi di genere informano
che vi è una più alta probabilità che un uomo sia assertivo rispetto alla probabilità che una donna sia assertiva.
Quindi, se l’osservatore non conosce nulla rispetto al target su cui deve emettere un giudizio, eccetto
l’appartenenza categoriale, l’osservatore finirà per valutare il target sulla base delle probabilità di base derivabili
dagli stereotipi.

Locksley et al. (1980)


Procedura. I partecipanti dovevano giudicare l'assertività del target, ma l’informazione individualizzante non era
attinente all’assertività.
Risultati.
◦ In assenza di un'informazione individualizzante i target maschili vengono giudicati più assertivi che i target
femminili.
◦ Nella condizione in cui lo stereotipo è accompagnato a un'informazione irrilevante, target maschili e femminili
sono visti come poco assertivi.
Quindi le informazioni irrilevanti diluiscono l'impatto delle informazioni stereotipiche.

277
Nisbett et al. (1981) esaminarono l'effetto di diluizione.
Procedura. I partecipanti dovevano giudicare la probabilità che un operatore sociale fosse un pedofilo. In una
condizione I partecipanti ricevevano alcune informazioni diagnostiche (ad es. si eccita solo se realizza fantasie
sadomasochiste), in un’altra oltre a ricevere le stesse informazioni ricevevano anche delle informazioni non
diagnostiche (ad es., gestisce un negozio di computer).
Risultati. Le informazioni non diagnostiche possono ridurre l'applicazione degli stereotipi anche in presenza di
ulteriori informazioni diagnostiche, che confermano gli stereotipi.

Questi risultati suggeriscono che l'effetto di diluizione è dovuto all'euristica della rappresentatività (le
informazioni non diagnostiche riducono la somiglianza tra i target e gli stereotipi).

278
Nella vita di tutti i giorni siamo esposti a informazioni individualizzate ambigue, che difficilmente riusciamo a identificare rispetto al loro
potere diagnostico o non diagnostico.

Kunda e Sherman-Williams (1993) ipotizzarono che l'osservatore sociale, di fronte a informazioni individualizzanti ambigue provenienti
dall'ambiente, tenderà a interpretarle conformemente agli stereotipi. 

Target
Casalinghe Camionisti
Ambiguo Colpito uno che lo infastidiva
Blandamente Schiaffeggiato il bimbo che aveva trasportato
Comportamento violento di fango il sul tappeto
Altamente Ha picchiato a sangue un conducente che lo
violento aveva insultato

Risultati.
◦ Il comportamento altamente violento veniva giudicato come più aggressivo di quello blandamente violento indipendentemente
dall'identità del target.
◦ Quando il comportamento era ambiguo, allora esso era giudicato più aggressivo se messo in atto da un camionista che da una casalinga.
I giudizi sui comportamenti dipendono dipendono dalle informazioni veicolate dallo stereotipo.
279
Quando un tratto di personalità legato allo stereotipo (aggressivo) è stato messo fuori gioco da un'informazione
individualizzante (non ha reagito in maniera aggressiva), altri tratti di personalità legati allo stesso stereotipo
(sessista) possono influenzare l'osservatore sociale nel prevedere il comportamento del medesimo target.

Kunda, et al. (1997)


Procedura. I partecipanti leggevano la descrizione di un target che era stato preso in giro da un conoscente, il
target non aveva risposto all’aggressione ma era comunque furioso. In una condizione il target era un muratore
mentre nell’altra era un avvocato.
I partecipanti dovevano giudicare l’aggressività del target e la probabilità che avrebbe avuto di fare commenti
sessisti o prendere parte ad una rissa in un pub
Risultati. La probabilità di eseguire questi comportamenti era giudicata più elevata se il target era un muratore.
Questi risultati dimostrano che lo stereotipo legato a un ruolo professionale non influenza il nostro giudizio su
un tratto di personalità del target in presenza delle informazioni individualizzanti e diagnostiche. Lo stereotipo
legato ai ruoli professionali può ancora influenzare le nostre aspettative circa la probabilità che il target metta in
atto in futuro dei comportamenti stereotipici.

280
Risorse cognitive e applicazione degli stereotipi
Ogni volta che la stanchezza si accumula, che le richieste ambientali diventano pressanti o che ci si trovi in stati
d'umore positivi o negativi, i giudizi stereotipici diventano più probabili.
Bodenhausen (1990)
Procedura.
◦ I partecipanti sono stati divisi, tramite un questionario in mattutini (più attivi al mattino) e serali (più attivi la
sera), successivamente è stato chiesto di stimare con che probabilità alcuni individui fossero colpevoli di aver
messo in atto un comportamento riprovevole (stereotipico di un gruppo).
◦ Metà dei partecipanti doveva stimare la colpevolezza basandosi solo sul comportamento, mentre all’altra metà
veniva fornita anche l’informazione sull’appartenenza etnica (congruente con il comportamento).
◦ La stima poteva essere fatta la mattina, al pomeriggio o la sera.

281
Risultati.
I partecipanti usavano più frequentemente le informazioni stereotipiche quando erano informati
dell'appartenenza etnica del target. Questo risultato era ottenuto quando le persone mattutine dovevano fornire
giudizi nel pomeriggio e quando i partecipanti serali producevano un giudizio di mattina.

Quindi gli individui con scarse risorse cognitive, tendono a utilizzare delle forme di elaborazione delle
informazioni sociali che richiedono minor sforzo.
Gli stereotipi sono scorciatoie cognitive, che ci permettono di giungere senza eccessivi sforzi a delle conclusioni
sugli altri.
Laddove il carico cognitivo è elevato, allora i partecipanti basano il giudizio sulla strategia di trattamento delle
informazioni che richiede lo sforzo minore, ossia il ricorso allo stereotipo. 

282
L'influenza dei fattori motivazionali nell'applicazione degli stereotipi
Quando l’autostima è minacciata le persone fanno di tutto per recuperare un’immagine positiva. Uno dei modi in
cui si ripristina l’autostima è confrontandosi con persone giudicate negativamente.

Fein e Spencer (1997) ipotizzarono che le persone sono più disposte ad applicare gli stereotipi negativi ai
membri di gruppi stigmatizzati quando hanno bisogno di riaffermare il loro valore.

Procedura.
◦ I partecipanti dovevano valutare l'idoneità di una candidata al ruolo di manager.
◦ A metà dei partecipanti veniva detto che la candidata era ebrea, all’altra metà no.
◦ Prima di esprimere la valutazione i partecipanti compilavano un test di intelligenza su cui potevano ricevere un
feedback positivo o negativo.

283
Risultati.
◦ I partecipanti nella condizione di feedback positivo, indipendentemente dal fatto che fossero stati messi a
conoscenza dell'appartenenza categoriale della candidata, riportavano una sua valutazione positiva.
◦ Nella condizione di feedback negativo, i partecipanti valutavano negativamente la candidata solo quando
sapevano che si trattava di una candidata ebraica.
I partecipanti esprimevano giudizi negativi nei confronti del target solo quando la comparazione con un membro
stigmatizzato permetteva loro di reinstaurare la propria autostima.

284
◦ Sinclair e Kunda (2000) modificarono la procedura precedente introducendo una condizione in cui il feedback
negativo era dato ad un altro partecipante.
I risultati indicano che l'applicazione delle conoscenze stereotipiche negative ad un target era moderata dalla
motivazione dell'osservatore sociale a recuperare una valutazione positiva di sé. Soltanto nella condizione in
cui il feedback negativo era rivolto al sé, i partecipanti recuperavano la loro autostima denigrando i gruppi
target minoritari; se il feedback negativo era rivolto a un altro partecipante, non si manifestava alcuna
denigrazione dei gruppi target minoritari.
◦ Sinclair e Kunda (2000) costruirono un esperimento sul rapporto tra giudizio sul professore e voto d'esame.
Dimostrarono che se i partecipanti ricevevano un voto alto da un professore donna o uomo, in entrambi i casi
gli studenti esprimevano un giudizio positivo sul docente. Se il voto era basso, allora i partecipanti valutavano
più negativamente il professore donna rispetto al professore uomo.

285
Applicazione delle conoscenze stereotipiche: il modello del continuum e il modello duale
Durante l’interazione sociale, soprattutto quando la categoria di appartenenza è particolarmente saliente, si tende
a utilizzare principalmente le credenze stereotipiche messe a disposizione dall’attivazione di tale categoria.
Solo se siamo interessati a formarci un’impressione più accurata o se notiamo qualcosa che contraddice le nostre
aspettative utilizzeremo di più le informazioni individualizzate e meno gli stereotipi.

Modelli di formazione delle impressioni:


◦ Modello del continuum
◦ Modello duale

Entrambi i modelli:
◦ Affermano che l'impressione di un determinato target può essere basata sulle informazioni categoriali oppure
sulle informazioni individualizzanti.
◦ Concordano nell’affermare che la prima impressione è plasmata dalle conoscenze categoriali.

286
Il passaggio da un'elaborazione categoriale a una basata sugli attributi individuali può dipendere da:
◦ Informazioni cui si è esposti
◦ Motivazione e risorse cognitive

Il tipo di elaborazione può essere:


◦ Bottom-up o data-driven, se le informazioni spingono verso un’elaborazione basata sugli attributi individuali.
L'impressione, definita dagli attributi individuali, porterebbe l'attore sociale a percepire il target non più come
membro di una categoria ma come individuo.
◦ Top-down, se il processo di individuazione è attivato da uno scopo. Il processo di individuazione richiede una
quantità di risorse cognitive maggiore di quella richiesta dall'elaborazione categoriale, che avviene
spontaneamente.

287
Carnaghi et al. (2005)
Procedura. I partecipanti dovevano formarsi un'impressione sul target (un ragazzo omosessuale) partendo da
brevi descrizioni di comportamenti (stereotipici e contro-stereotipici).
Tre condizioni sperimentali in base all’accoutability (le situazioni in cui gli individui sanno di dover rendere
esplicite le proprie opinioni, i propri comportamenti e le proprie scelte) :
◦ audience sconosciuta (opinione degli omosessuali sconosciuta);
◦ audience conosciuta (opinione degli omosessuali conosciuta: quella degli studenti universitari);
◦ nessuna audience.
Nelle situazioni di accountability gli individui tendono a emettere giudizi che ricalcano le posizioni assunte
dall'audience, se ne conoscono la posizione circa l'oggetto di giudizio.

Variabile dipendente. Il tempo impiegato per leggere ogni comportamento, che costituisce una misura
comportamentale della distribuzione delle risorse attentive impiegate nell’interpretazione dell’informazione

288
Risultati.
◦ I partecipanti nella condizione di non audience avevano un tempo basso, ovvero avevano intrapreso
un'elaborazione categoriale delle informazioni relative al target. L'utilizzo dei contenuti stereotipici aveva
permesso loro di non investire grandi risorse cognitive nell'acquisizione dei comportamenti del target.
◦ I partecipanti nella condizione di audience sconosciuta, avevano un tempo molto alto a prescindere dal tipo di
comportamento (stereotipico o contro-stereotipico) dovevano prestare attenzione a tutti i comportamenti del
target, indipendentemente dal loro status di congruenza o incongruenza rispetto allo stereotipo.
◦ I partecipanti con audience conosciuta avevano un tempo medio, ovvero presentavano un'elaborazione guidata
della necessità di giungere a un'impressione del target il più possibile conforme allo stereotipo posseduto
dall'audience. Poiché la situazione di accountability richiedeva una giustificazione delle proprie impressioni, i
partecipanti nella condizione di audience conosciuta dovevano riuscire a giustificare il possesso di
un'impressione stereotipica del target.

289
LINGUAGGIO E COGNIZIONE SOCIALE
Nella quotidianità abbiamo bisogno che il linguaggio sia condiviso e che l'illusione di una corrispondenza tra
parole e l'oggetto sia assunta come vera.
Questo fenomeno si chiama nominalismo ingenuo, cioè percepire le categorie sociali come categorie naturali.
La conseguenza è di sollecitare nell'attore sociale l'idea che tali categorie traggano origine da un'essenza che li
sostanzia.

290
Linguistic Category Model
Il Linguistic Category Model analizza le proprietà meta-semantiche del linguaggio utilizzato dall'attore sociale
nel descrivere gli eventi e stabilisce delle connessioni tra tali scelte linguistiche e i processi cognitivi implicati
nella rappresentazione dei succitati eventi.
Si pone come obiettivo quello di studiare il linguaggio come interfaccia dei processi cognitivi.
Le forme linguistiche possono essere classificate lungo un continuum che si estende dal polo concreto al polo
astratto:
◦ verbi descrittivi d'azione (DAV) → “A colpisce B”; descrive esattamente l'evento, dall'inizio alla fine, solo se
è osservabile e concreto; la valenza dipende dal contesto;
◦ verbi interpretativi d'azione (IAV) → “A fa male a B”; mantiene le referenze dell'evento ma in modo più
astratto, rappresentato dall'interpretazione delle caratteristiche dell'evento; la valenza è legata al contenuto
semantico (meno dipendente dal contesto);
◦ verbi di stato (SV) → “A odia B”; descrive le caratteristiche psicologiche stabili che possono persistere al di
là dell'evento;
◦ aggettivi (ADJ) → “A è aggressivo”; l'attenzione viene canalizzata su una caratteristica disposizionale
dell'attore.

291
Muovendoci dal polo concreto a quello astratto, le informazioni relative all’attore aumentano mentre
diminuiscono quelle riferite all’oggetto dell’azione:
◦ I verbi descrittivi d’azione dirigono l’attenzione di chi ascolta su specifici dettagli dell’evento e che tali
dettagli siano dipendenti dal contesto,
◦ Gli aggettivi dirigono l’attenzione sulle caratteristiche globali dell’agente che vengono inferite dall’evento.

Dal punto di vista psicologico,


◦ Verso il polo astratto, aumenta la generalizzabilità dei comportamenti
◦ Verso il polo concreto, aumenta la situazionalità dei rcompotamenti.

292
Linguistic category model e cognizione
Differenti forme linguistiche conducono l’osservatore a organizzare differentemente il proprio spazio percettivo

Stapel e Semin (2007) 1° ESPERIMENTO

Procedura.
I partecipanti dovevano riordinare le parole contenute in una frase, in due condizioni:
◦ Enunciati ma marcati da aggettivi (tu sei geloso)
◦ Enunciati marca marcati da verbi descrittivi d’azione (tu mangi sempre)
I partecipanti dovevano giudicare il grado di inclusione di una serie di elementi (tipici: camion; mediamente tipici:
gondola; scarsamente tipici: cammello) rispetto a una categoria (mezzi di trasporto).

Risultati. I partecipanti nella condizione verbo d'azione giudicavano gli esemplari scarsamente tipici come non costituire
degli esemplari rappresentativi della categoria mezzi di trasporto; i partecipanti della condizione aggettivi li assegnavano
alla categoria astratta.

Quando si utilizza il livello astratto (aggettivi) ci si focalizza maggiormente sulle informazioni categoriali. 293
Stapel e Semin (2007) 2° ESPERIMENTO
Procedura. La prima fase è uguale a quella dell’esperimento precedente. I partecipanti eseguivano il test della
linea incorniciata.

Risultati.
I partecipanti nella condizione di prime aggettivi (astratto) riproducevano la linea rispettandone la lunghezza
originaria, mentre i partecipanti nella condizione di DAV (legata al contesto) avevano la tendenza ad allungare o
accorciare la linea a seconda delle dimensioni del secondo quadrato.

I risultati di questi due studi dimostrano come il livello di astrazione linguistica influenza il modo di percepire
l'ambiente in cui siamo inseriti.

294
Linguistic category model e percezione di individui: tra mittente e ricevente

Le scelte linguistiche che si adottano nel descrivere un evento sono fortemente influenzate dal carattere
confermativo o non confermativo dell’evento osservato.
In particolare sembrerebbe che l’attore sociale prediliga descrivere:
◦ Gli eventi inattesi o contrari alle sue aspettative ricorrendo a formule linguistiche caratterizzate da livelli molto
bassi di astrazione linguistica;
◦ Gli eventi attesi o congruenti alle aspettative, ricorrendo al linguaggio astratto.
L’utilizzo del linguaggio concreto dinnanzi all’incongruenza avrebbe la funzione di relegare tale evento
nell’ambito dell’eccezionalità e della transitorietà, in modo tale da mantenere inalterate le proprie aspettative.
Al contrario se l’evento conferma le aspettative si tende a dare una descrizione particolarmente astratta volta a
confermare in maniera generica l’esattezza dell’aspettativa.

295
Maass et al. (1995)
Procedura.
◦ I partecipanti leggevano la descrizione di un target fornita da chi lo conosceva bene, da cui poteva apparire
socievole vs. intelligente vs. non socievole vs. non intelligente, circa un individuo definito target.
◦ Successivamente i partecipanti vedevano una vignetta, che poteva confermare o disconfermare le aspettative e
dovevano scegliere la formula linguistica (tra le quattro del LCM) più adatta per descrivere il comportamento
del target.
Gli autori, sulla base delle risposte ricevute, calcolarono un indice di astrazione.

I risultati.
◦ I comportamenti inattesi, ossia quelli che violano le aspettative, venivano descritti in maniera concreta.
◦ I comportamenti che confermavano le aspettative sperimentalmente indotte venivano descritti scegliendo
livelli di astrazione elevati, indipendentemente dalla valenza dell’aspettativa.

296
In che misura il livello di astrazione linguistica scelto dall’interlocutore per comunicare un’impressione di un
individuo influenza l’impressione che il ricevente si costruisce di quello stesso target?

Wigboldus et al. (2006)


Procedura.
◦ Prima fase. I partecipanti dovevano descrivere un evento in cui un loro amico compieva qualcosa di atteso o di
inatteso, dopo aver pensato al loro amico. In seguito i partecipanti erano chiamati a valutare il grado di
congruenza o incongruenza che la descrizione proposta aveva con l’immagine del proprio amico.
◦ Seconda fase. Un altro gruppo di partecipanti doveva giudicare quanto un comportamento descritto dipendeva
da cause disposizionali e stabili oppure da circostanze situazionali e contingenti.

297
Risultati.
◦ Le descrizioni incongruenti raggiungevano livelli molto più bassi di astrazione che le descrizioni congruenti.
◦ L’attribuzione era marcatamente disposizionale se la descrizione ricevuta aveva un elevato livello di
astrazione, al contrazione le descrizioni con livelli di astrazione bassi producevano nel ricevente attribuzioni di
tipo situazionale.
I risultati dimostrano che il mittente sceglie il livello di astrazione linguistica che meglio registra la congruenza o
incongruenza di un evento con le aspettative, e tale scelta influenza fortemente il ricevente che compie delle
attribuzioni casuali differenti in funzione del livello di astrazione.

298
Una possibile estensione del linguistic category model: dagli aggettivi ai sostantivi
Il Linguistic Category Model identifica gli aggettivi come la forma grammaticale più astratta. Tuttavia, recenti
studi indicano che i sostantivi posso essere più astratti.
Da un punto di vista morfologico e fonetico, le somiglianze esistenti tra aggettivi e sostantivi sono molte.

Aggettivi Sostantivi
In alcune lingue sono rappresentati in modo
Categoria linguistica universale
esiguo, in altre non esistono
Identificano la categoria di appartenenza
Denotano una qualità dell'oggetto
dell'oggetto
Sottolinea una qualità dell'oggetto tra le tante
Inserisce l'oggetto entro una categoria
possibili
Presentano delle gradazioni Struttura dicotomica
Non confinano l'oggetto in una categoria Identificano un oggetto con una categoria
Modificano l'informazione attivata dal sostantivo Funzione principale nell'organizzazione
Compresi solo dopo aver acquisito i sostantivi dell'elaborazione delle informazioni
299
Hall e Moore (1997)

Procedura.
I partecipanti (bambini di due anni) vedevano un disegno rappresentante un animale immaginario di colore blu. Lo
sperimentatore definiva il parquet in due modi:
◦ This is a blue one
◦ This is a blue
I partecipanti vedeva in seguito altre due fotografie:
◦ Una rappresentante la stessa creatura ma di un altro colore
◦ Una rappresentante una creatura differente ma dello stesso colore
I partecipanti dovevano indicare quale delle due figure assomigliasse di più al target

Risultati.
◦ Quando il target veniva definito in forma di sostantivo partecipanti indicavano con più probabilità la creatura che era
di forma identica ma di diverso colore.
◦ Quando il target veniva definito in forma di aggettivo i partecipanti indicavano con più probabilità la creatura dello
stesso colore ma differente forma.

Già in età prescolare i sostantivi funzionano come strumento di categorizzazione degli stimoli ambientali mentre gli
aggettivi indicano proprietà contingenti e transitorie degli oggetti classificati.
300
Gelman e Coley (1990)
Procedura. I partecipanti (bambini in età prescolare) vedevano delle raffigurazioni di due creature immaginarie,
che potevano essere etichettate con un sostantivo (uccelli) o un aggettivo (docili) chiedendo loro con quale
probabilità avrebbero svolto attività simili (fare il nido)

Risultati. I bambini inferivano che entrambe le creature potessero svolgere attività simili, se erano state in
precedenza etichettate per mezzo di un sostantivo ma non per mezzo di un aggettivo.

I sostantivi permettevano di andare oltre il dato percettivo e di inferire altre qualità non presenti agli occhi
dell'attore sociale nel momento del giudizio.

301
Markman (1989)
Procedura. I partecipanti dovevano scrivere tutte le caratteristiche che gli venivano in mente associate a dei
target presentati in forma di sostantivo (atleta) o di aggettivo (atletico).
Risultati. I partecipanti nella condizione di sostantivo producevano molte più caratteristiche.
I sostantivi permettono di accedere a una configurazione di informazione più ricca rispetto agli aggettivi.

Lockhart e Martin (1969)


Procedura.
Ai partecipanti era data una lista di coppie di parole (un aggettivo sostantivo) da memorizzare. Successivamente
gli veniva chiesto di ricordare un elemento a partire nell’altro.
Risultati. I partecipanti ricordavano più accuratamente la coppia di parole quando l'indizio era costituito da un
nome piuttosto che da un aggettivo.
I sostantivi essendo stati utilizzati per organizzare l’informazione in memoria permettevano ricordare
l’aggettivo.

302
L'attivazione dei contenuti categoriali mediante l'utilizzo del sostantivo, sollecita un processo di deduzione delle
caratteristiche stereotipiche e inibisce l'applicazione di caratteristiche contro-stereotipiche.

Carnaghi et al. 1° ESPERIMENTO


Procedura. Ai partecipanti è stata data la descrizione di due individui, composta da sostantivi (è un cattolico) o
aggettivi (è cattolico). I partecipanti dovevano stimare la probabilità con cui il target avrebbe messo i atto un
comportamento stereotipico e contro-stereotipico.
Risultati. Il target aveva più probabilità di mettere in atto comportamenti stereotipici che contro-stereotipici, ma
questa tendenza era più forte nella condizione sostantivo rispetto alla condizione aggettivo.

303
Carnaghi et al. 2° ESPERIMENTO
Procedura. Partecipanti dovevano leggere le preferenze per una particolare attività espresse la cinque target
etichettati tramite il sostantivo (poeta) o aggettivo (poetico). Le preferenze potevano essere congruenti o
incongruenti con l’etichetta.

I partecipanti devono indicare quanto la preferenza fosse disposizionale, tramite:


◦ Forza: Quanto è forte la preferenza del target per quell’attività
◦ Permanenza nel tempo: Quanto è probabile che tale preferenza rimanga tale per i prossimi due anni
◦ Indipendenza dal contesto: Con quale probabilità il target conferma tale preferenza anche in un ambiente ostile
a care preferenze

Risultati.
La medesima attività stereotipica era giudicata come espressione di una causa disposizionale se il target era stato
definito mediante un sostantivo.
La medesima attività contro-stereotipica era considerata come determinata da istanze situazionali se il target era
stato definito attraverso un sostantivo.
304
Il linguistic category model in situazioni intergruppi: linguistic intergroups bias
In contesti intergruppi la scelta della categoria linguistica nel descrivere un evento risente della valenza associata
al comportamento e all’appartenenza categoriale dell’attore.
◦ I comportamenti positivi attuati dai membri dell’ingroup vengano preferibilmente descritti mediante
linguaggio astratto, il contrario per quelli negativi.
◦ I comportamenti positivi messi in atto dai membri dell’outgroup, ricevano descrizioni in termini concreti, e
viceversa per quelli negativi.

Il linguaggio astratto permette di definire i comportamenti come la risultante di caratteristiche stabili, una sorta
di causa disposizionale, accreditate all’attore e al suo gruppo.
Il linguaggio concreto indica che la causa dev’essere ricercata nel contesto e non nel soggetto.

305
Maass et al. (1989)
Partecipanti. I membri delle diverse contrade del Palio di Ferrara.
Procedura. Ogni partecipante era chiamato a scegliere la forma linguistica più adatta per descrivere un
comportamento raffigurato in un cartoncino, che poteva essere positivo o negativo e condotto da un membro
dell’ingroup e uno dell’outgroup.
È stato calcolato l’indice di astrazione e verificato se questo variasse in funzione dell’appartenenza categoriale
dell’attore e della valenza del comportamento.

Risultati.
◦ I partecipanti utilizzavano un linguaggio particolarmente astratto per descrivere scene di comportamenti
positivi attuati dall’ingroup e di comportamenti negativi messi in atto dall’outgroup.
◦ I partecipanti sceglievano un linguaggio concreto per descrivere comportamenti negativi attuati dall’ingroup e
comportamenti positivi attuati dall’outgroup.

306
Maass et al. (1994)
Procedura. Analisi delle cronache relative a un episodio antisemita avvenuto durante una partita di basket in cui
gruppi di neofascisti lanciarono violenti slogan antisemiti ed esposero bandiere svastiche.
Materiale. Articoli della stampa italiana non ebrea e quella di lingua italiana della comunità ebraica.
I ricercatori classificarono tutte le frasi che si riferivano all’aggressore e agli aggrediti in funzione della valenza,
positiva o negativa, e del livello di astrazione linguistica.

Risultati.
Per quanto riguarda la valenza, i commenti negativi erano completamente riservati agli aggressori mentre quelli
positivi agli aggrediti;
Per quanto riguarda il livello di astrazione, non variava nella descrizione dell’aggredito, ma in quella
dell’aggressore: era minore nei giornali non ebraici rispetto alle testate ebraiche.
La stampa non ebraica preferiva utilizzare livelli di astrazione linguistica che suggerivano l’occasionalità e
l’atipicità di tali condotte.

307
Maass et al. (1995)
Procedura. Ai partecipanti (settentrionali e meridionali) venivano presentati dei cartoncini, che potevano ritrarre
comportamenti condotti da un membro dell’ingroup o uno dell’outgroup, potevano essere positivi o negativi e
congruenti o incongruenti con le aspettative stereotipiche. Per ognuno dovevano scegliere la descrizione nella
formula linguistica migliore.
Risultati. I partecipanti descrivevano in generale i comportamenti tipici in maniera astratta e quelli atipici in
maniera concreta.
La scelta linguistica attuata dai partecipanti era guidata dalla necessità di mantenere o rimediare alla violazione
di un’aspettativa stereotipica, piuttosto che esprimere motivazioni legate all’identità sociale del partecipante.

308
Il fenomeno LIB può essere enfatizzato nelle condizioni di accentuata competizione intergruppi.
Maass et al. (1995)
Partecipanti. Cacciatori e ambientalisti.
Procedura. I partecipanti leggevano un articolo che poteva generare conflittualità o cooperazione tra i due
gruppi. Quindi vedevano delle vignette per cui dovevano scegliere la formulazione linguistica.

Risultati.
◦ I comportamenti tipici erano descritti in termini astratti mentre i comportamenti atipici venivano associati a
scelte linguistiche concrete.
◦ Il livello di ingroup bias era più elevato nella condizione competizione tra i gruppi che nella condizione di
cooperazione tra i gruppi.
Quindi nelle condizioni in cui il gruppo è minacciato le motivazioni che sorreggono i fenomeni di favoritismo
per il proprio gruppo solo le stesse che spingono i partecipanti a scegliere quelle forme linguistiche che
assicurano una distintività ottimale a favore del proprio gruppo.

309
Il linguaggio sessista: effetti sull'acquisizione e l'accessibilità delle informazioni legate al genere sessuale

La prima forma di linguaggio politicamente scorretto è il maschile generico, cioè la tendenza ad usare il
maschile per indicare gruppi o insieme di persone la cui composizione comprende individui di entrambi i generi
sessuali.
In alcune lingue indo-europee, i sostantivi sono spesso marcati dal genere (ballerini, ballerine). Quando però ci
si riferisce alla categoria sociale a cui tali esemplari appartengono si utilizza il maschile plurale (ballerini).
Ci sono dei casi in cui il termine categoriale è utilizzato al maschile anche se applicato a una persona di genere
sessuale femminile (medico). È questo il caso di quelle professioni in cui la presenza maschile costituisce la
maggioranza o di quei ruoli che sono stereotipicamente associati a caratteristiche o modelli maschili.
Quindi le donne possono essere definite tramite aggettivi o nomi grammaticalmente marcati dal maschile, al
contrario gli uomini non sono mai definiti attraverso forme linguistiche la cui marcatura grammaticale è
discordante rispetto al genere sessuale.

310
Inibizione proattiva. Se memorizziamo una lista di item tutti appartenenti alla medesima categoria (frutta) e
cerchiamo di apprendere dei nuovi item, abbiamo più probabilità di dimenticarci di questi nuovi item se
appartengono alla medesima categoria semantica della lista.

Ng (1990)
Procedura. I partecipanti dovevano leggere una lista di parola marcate dal genere grammaticale femminile
(Laura, principessa) oppure maschile (Marco, principe). Quindi lo sperimentatore presentava altri termini da
memorizzare tutti forme di maschile generico (uomini, essi).
Risultati. I partecipanti nella condizione maschile ricordavano avevano un ricordo inferiore dei nuovi item.
Il generico maschile è elaborato in maniera spontanea come maschile specifico.
Il maschile generico inibisce la rappresentazione anche femminile dell'oggetto che definisce.

311
Stahlberg, (1994)
Procedura. I partecipanti vedevano un articolo di giornale che parlava di un convegno scientifico di geofisica. In
base alla condizione l’articolo diceva che sia scienziate sia scienziati avevano partecipato al convegno, oppure
che degli scienziati avevano partecipato al convegno, oppure che persone occupate nella scienza avevano
partecipato al convegno. I partecipanti dovevano stimare il numero di uomini e donne che avevano partecipato al
convegno
Risultati. La stima percentuale di donne presenti al convegno era maggiore nella condizione di genere specifico,
intermedia nella condizione di genere neutra e bassissima nella condizione di maschile generico.

◦ Il maschile generico non è universale ed equamente applicabile a uomini e donne e permette la trasmissione di
stereotipi a livello inter-personale.
◦ L'utilizzo del maschile generico contribuisce a mantenere una rappresentazione androcentrica della professione
designata, perpetuando immagini di ruoli lavorativi che escludono la partecipazione femminile.

312
Etichette denigratorie
Un’etichetta denigratoria è un termine emotivamente connotato che può, attraverso una singola parola, veicolare
un atteggiamento negativo nei confronti di un individuo o di un gruppo.
Le etichette denigratorie possono riferirsi a diversi aspetti di un individuo o di un gruppo.
Sono accomunate dal fatto che vengono prodotte dai gruppi maggioritari e vengono utilizzate con un intento
offensivo.

Tre linee di ricerca che hanno analizzato questo tipo di etichette:


◦ Come le etichette denigratorie rappresentano i gruppi a cui si riferiscono
◦ L’uso delle etichette denigratorie in base al contesto
◦ Il modo in cui l’esposizione a etichette denigratorie influenza la valutazione di individui che ne sono bersaglio.

313
1. Come le etichette denigratorie rappresentano i gruppi a cui si riferiscono
La rappresentazione cognitiva di un gruppo può essere colpa a partire da due dimensioni che caratterizzano le
etichette denigratorie riferite a tale gruppo
◦ Complessità dei termini utilizzati in maniera denigratoria; si riferisce alla complessità semantica di tali
etichette. Si potranno avere gruppi rappresentati da un'elevata complessità di termini denigratori, qualora le
etichette definiscano i diversi aspetti tipici di quel gruppo, o da una scarsa complessità dei termini denigratori,
come nel caso in cui le etichette identificano un unico aspetto o un ristretto ambito di caratteristiche di quel
gruppo.
◦ Giudizio valoriale associato alle etichette denigratorie; al variare del contesto culturale e linguistico, alcune
etichette possono veicolare gradi differenti di offesa.

Muellen et al. (2001) analizzando la rappresentazione di alcuni gruppi di immigrati hanno dimostrato che meno
familiare è un gruppo di immigrati meno complesse e più negative sono le etichette denigratorie..

314
2. L’uso delle etichette denigratorie in base al contesto
I gruppi minoritari si appropriano delle etichette prodotte dai gruppi maggioritari. Questa appropriazione si
accompagna a una trasformazione della valenza di tali etichette, che da negative finiscono per diventare positive.

3. Il modo in cui l’esposizione a etichette denigratorie influenza la valutazione di individui che ne sono
bersaglio.
L'esposizione a etichette denigratorie influenza la valutazione degli individui che sono il bersaglio di tali
etichette.
Greenberg e Pyszczynski (1985)
Procedura. I partecipanti (bianchi) assistevano a un dibattito tra un bianco e un nero, quindi venivano informati
che il nero avevo avuto la meglio. Nel contesto era presente un collaboratore che esclamava «Non c’è motivo
che quel negro vinca la discussione» oppure «non c’è motivo che quel pro-debator vinca la discussione»
Risultati. I partecipanti nella condizione di denigrazione valutavano il target in maniera più negativa rispetto alla
condizione in cui i partecipanti non erano stati esposti ad alcuna denigrazione.

315
È difficile comprendere se la valutazione negativa del target sia legata alla natura denigratoria dell'etichetta o al
fatto che questa si riferisca a un membro appartenente a un gruppo minoritario connotato negativamente.

Simon e Greenberg (1986)


Procedura. Partecipanti (classificati come pro-black, anti-black, ambivalenti) udivano un’etichetta denigratoria
(negro) la corrispondente etichetta categoriale (black) o nessuna etichetta.

Risultati.
◦ I partecipanti pro-black riportavano un atteggiamento più positivo nei confronti del target di quanto facessero i
partecipanti anti-black. Tale risultato non variava a seconda del tipo di etichetta a cui erano stati
precedentemente esposti.
◦ I partecipanti con un atteggiamento ambivalente nei confronti degli afro-americani giudicavano il target in
maniera molto più positiva nella condizione di etichetta denigratoria rispetto alle altre due condizioni
sperimentali.

316
Problemi metodologici nello studio di Simon e Greenberg
Non si differenzia il processo di attivazione dal processo di applicazione della componente valutativa di una
atteggiamento. È possibile che l’etichetta denigratoria abbia attivato le reazioni valutative di tipo negativo, ma
che queste non siano state applicate. I partecipanti possono avere volontariamente inibito l’applicazione delle
conoscenze attivate in modo da emettere valutazioni non guidate dal pregiudizio

317
Implicit Approach Avoidance Task (IAAT)
È un compito implicito in cui si misura la velocità dei comportamenti di approccio o evitamento. I comportamenti
classificati come approccio risultano essere più veloci con stimoli che sollecitano risposte valutative positive, mentre i
comportamenti definiti di evitamento sono più veloci con stimoli che innescano reazioni valutative negative.

Castelli e collaboratori (2004)


Procedura.
I partecipanti vedevano una serie di fotografie presentate una alla volta sullo schermo. Metà delle fotografie era
associata all’etichetta pedofili mentre l’altra metà era associata all’etichetta assistente sociale.
Successivamente i partecipanti dovevano discriminare le fotografie degli individui visti nella fase precedente da altre
aggiunte tramite una tastiera posta perpendicolarmente allo schermo e al lato destro del partecipante che presentava tre
tasti uno posizionato nella parte superiore della tastiera vicino allo schermo (approccio), uno centrale, e uno nella parte
inferiore e lontano dallo schermo (evitamento). I partecipanti dovevano tenere la mano sul tasto centrale e premere il
tasto in alto se avevano già visto la foto e quello in basso se la foto era nuova, quindi, ripetevano il compito invertendo
i tasti.
Risultati. I partecipanti erano più veloci nel movimento di approccio quando la fotografia rappresentava un assistente
sociale rispetto a un pedofilo mentre erano più veloci nel movimento di evitamento per le fotografie di pedofili rispetto
a quelle degli assistenti sociali.

318
Carnaghi e Maass (2006)
Procedura. I partecipanti (eterosessuali settentrionali) dovevano eseguire un compito di categorizzazione che
consisteva nel distinguere gli stimoli che apparivano sul computer come appartenenti a categorie sociali o non
sociali (IAAT).
Gli stimoli da categorizzare erano 16, 8 sociali e 8 non sociali. Gli 8 sociali rappresentavano 4 categorie sociali
(giapponesi, tedeschi, albanesi, turchi) e 4 etichette espresse come categorie (gay, meridionali) o come etichette
denigratorie (froci, terroni).

Risultati. I partecipanti erano più veloci nel movimento di approccio quando dovevano classificare un’etichetta
categoriale rispetto a una denigratoria, mentre erano più veloci nel nel movimento di evitamento quando
dovevano classificare un’etichetta denigratoria invece che categoriale.

Le reazioni affettive spontaneamente sollecitate dalle due tipologie di etichette sono diverse.
Le etichette denigratorie riducono la possibilità che la rappresentazione del gruppo venga associata a una
reazione valutativa positiva e non possono, quindi, essere considerate sinonimi dell’etichetta categoriale.

319
Carnaghi e Mass (2006, 2007)
Procedura. I partecipanti dovevano eseguire un compito di decisione lessicale (prime semantico). Le parole
erano tratti stereotipici, contro-stereotipici e irrilevanti degli omosessuali metà positivi e metà negativi. Ogni
target era preceduto da un prime (gay, froci).
Risultati.
◦ I partecipanti erano più veloci nel riconoscere i target stereotipici rispetto agli altri target a prescindere dal
prime. Lo stereotipo legato agli omosessuali era reso accessibile dal prime, indipendentemente dalla natura
categoriale o denigratoria. Le etichette denigratorie e categoriali producono un accesso simile ai costrutti
semantici legati al gruppo a cui si riferiscono.
◦ I target positivi venivano elaborati più lentamente se erano preceduti da prime denigratorio rispetto al prime
categoriale, mentre i partecipanti erano più veloci nel riconoscere i target negativi se erano preceduti da prime
denigratori rispetto al categoriale. Le etichette denigratorie inibiscono l'accessibilità dei costrutti positivi e
tendono ad aumentare l'accessibilità dei contenuti negativi.
Le etichette denigratorie e categoriali danno luogo a reazioni simili per quanto riguarda l'accessibilità dei
contenuti stereotipici ma si differenziano radicalmente in termini di pregiudizio implicito.

320

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