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Storia medievale 6-9 CFU

Informazioni: orari, ricevimento, esami (sulla pagina dell’insegnamento);


deposito dei materiali su teams e su Aulaweb (che non sono sostituti dello
studio dei testi in programma)
Obiettivi:
•costruire un apparato concettuale adeguato alla comprensione del passato
originario della civiltà europea alla luce delle più aggiornate tendenze della
storiografia
•fornire una ricostruzione critica dei problemi dell’epoca medievale e
un’elementare impalcatura cronologica
Inoltre:
•noi apparteniamo a una civiltà che almeno fino a poco tempo fa ha speso
energie e risorse nello studio professionale del passato, nella ricerca storica e
nella trasmissione dei suoi risultati. Perché questo investimento di energia e
di risorse? Gli studi storici hanno capacità di legittimare l’esistente, il
presente, innanzitutto perché ne dimostrano e ne rivendicano le origini
antiche; d’altro canto gli studi storici possono essere funzionali a sviluppare
identità nuove, di diverso genere e scala (da piccole comunità a stati).
Fare storia

• Uso della storia. Occorre sempre essere consapevoli di come ogni uso della
storia possa essere considerato un abuso. L’approccio con cui si indaga il
passato è sempre “frutto del suo tempo”, anche con le importanti
implicazioni cui ho appena accennato: dunque gli approcci e le
metodologie di indagine sono variati nel tempo, non per accumulo, ma per
selezione dopo verifica e discussione, e vengono solitamente dichiarati.
• Fare storia vuol dire in primo luogo proporre delle interpretazioni,
motivando per quali strade ci si è addentrati e con quali mezzi. Fare storia
non vuol tanto dire andare alla ricerca della verità, perché anche la verità è
un concetto mutevole nel tempo, quanto piuttosto ricostruire le vicende del
passato dichiarando la propria metodologia, le proprie scelte, i propri
problemi irrisolti, i condizionamenti dell’attualità, ecc.
Ancora obiettivi del corso
• Un buon obiettivo di questo corso, e naturalmente un buon obiettivo per gli
studenti, è quello di imparare a riconoscere la complessità, saper valutare i
processi concomitanti, osservare le concause che producono eventi e
processi.
• Un buon obiettivo è acquisire la capacità di pensare criticamente, per
esempio la capacità di trascendere i localismi e di guardare ai problemi
mondiali come “cittadini del mondo”; e, infine, la capacità di raffigurarsi
simpateticamente, cioè con sintonia, la categoria dell’altro. Queste sono
finalità, nobili, ma sempre finalità.
• Gli studi umanistici hanno comunque delle ragioni ancora più profonde, che
sono quelle di conservare e trasmettere un patrimonio di studi: nelle scuole,
nelle soprintendenze, nei musei, operando nei siti archeologici.
• Conservare e trasmettere un patrimonio di studi significa acquisire
consapevolezza dell’essere parte di un divenire storico, e del fatto che
soltanto nel contesto di quest’ultimo è possibile riconoscere e comprendere
la propria identità.
Uso e finalità della storia
Paolo Prodi, storico della Chiesa in età moderna (morto qualche anno
fa):
«Forse si può dire come la storia abbia perso adesso gran parte del suo
potere, perché il potere si serve di altre scienze sociali, della
sociologia e delle scienze della comunicazione, che hanno la
caratteristica di essere più legate al tempo immediato, al presente. La
storia mostra come le cose siano andate e possano andare in maniera
diversa rispetto al presente, e questo può essere avvertito come un
pericolo. Perciò la storia è presentata come inutile: la si inventa come
fiction, destinata al pubblico televisivo o ad appuntamenti turistici
costruiti dal niente, ma la si teme se fatta sul serio, perché storicizzare
può mettere in crisi i rapporti esistenti. Fino a venti, forse trent’anni fa
la storia era indispensabile per costruire identità collettive: si parlava
di invenzione delle tradizioni. Adesso l’impressione è che la fame di
storia si traduca in pura invenzione».
Uso e finalità della storia
Salvatore Settis, storico dell’arte:
«Il passato delle comunità, cioè la Storia, serve esattamente alla stessa cosa a cui
serve il passato dell’individuo. A quelli che dicono che il passato non serve a nulla
vorrei proporre di essere sottoposti all’espianto del proprio cervello, in modo che non
sappiano più chi sono, chi sono i genitori, cosa hanno fatto prima. Il nostro presente,
le parole che usiamo anche per fare conversazione, vengono dal nostro passato. Anzi
da un passato che non è solo nostro; per esempio, stiamo parlando in una forma
molto modificata di latino. La realtà è la costruzione del futuro nel presente usando
ingredienti che vengono dal passato. Se ignoriamo questo siamo culturalmente morti.
Il passato non è nostalgia o attaccamento reazionario, ma è una forza critica per non
essere schiacciati dalle ideologie... Pier Paolo Pasolini [un intellettuale morto nel
1975], usava una formula bellissima “La forza rivoluzionaria del passato”. È un
serbatoio di possibilità di idee. Capiamo che c’erano in Toscana delle città-stato, e a
un certo punto Firenze si è imposta ed è diventata la capitale del Granducato. Ma non
è impensabile che si imponessero altre famiglie sui Medici e magari venisse fuori un
Granducato con capitale Siena, o Pistoia, o Pisa. Dante ha finito la Commedia, ma
poteva anche non finirla. Dunque il passato ci svela alternative. È la possibilità di
vedere il mondo sulla base di una visione laica e generosa della società».
Finalità dello studio della storia

Umberto Eco, semiologo († 2016), sulla società di oggi, così


tecnologicamente avanzata e sempre più propensa a dimenticare il
suo “lato umano”:
«Si parla tanto di disincentivare le iscrizioni alle facoltà
umanistiche a favore di quelle scientifiche, ma se è vero che non
abbiamo bisogno di ulteriori insegnanti precari di filosofia, credo
anche che un buon filosofo sia ancora importante per un geologo.
E che un programmatore informatico senza un “creativo” non
scoprirebbe mai tutte le potenzialità della macchina che ha
inventato. L’hardware, oggi, viene costruito sulla base del
software. E ad elaborare e seguire la logica del software è sempre
l’umanista».
Modalità di spiegazione e di apprendimento

• Da parte della docente: per problemi, con qualche


ritorno di spiegazione sulla medesima fase
cronologica
• Da parte dello studente: essenziale costruirsi uno
schema del tempo lineare, rilevare le concomitanze di
eventi e processi, confrontarsi con le carte storiche
• Necessità di «porsi a distanza» (l’esempio dei re e le
enormi differenze: dai sette re di Roma a Elisabetta
II)
• Necessità di un linguaggio adeguato (per. es.:
compagine; primazia; carisma; eminenza)
I testi adottati
• A. Zorzi, Manuale di storia medievale (Utet): testo
«accudente»
oppure
• L. Provero e M. Vallerani, Storia medievale (Le
Monnier): maggiore sfida per lo studente
Entrambi hanno una forte attenzione alla dimensione politica
• I quattro libri a scelta (due sono in accesso aperto):
1 per chi porta il programma da 6 CFU, 2 per chi porta il
programma da 9 CFU
Verranno spiegati durante il corso
Medioevo: la necessità di periodizzare
• Convenzione cronologica legata all’Europa
• Periodizzare: una necessità per orientarsi nel tempo
• Le generazioni (25-30 anni); i 18 anni
• Denominazioni: media aetas, solo dal secolo XVII medioevo
• Giudizi negativi
• La tripartizione storia antica, medievale, moderna si deve a uno
storico dell’arte di metà Cinquecento, Giorgio Vasari, mentre è
un umanista, Flavio Biondo, il primo che «lavora» sul millennio
medievale
• Concezione ciclica (il chiudersi del medioevo come un riscatto
che apre a una nuova fase, come pensano gli intellettuali del
rinascimento) e concezione lineare, centrata sull’idea di
progresso (gli illuministi, che prendono le distanze dal
medioevo)
Limiti cronologici
• 476, «caduta dell’impero romano»
• 313, Editto di Costantino
• 324 (o 330), fondazione di Costantinopoli
• 410, saccheggio di Roma da parte dei Visigoti
• 622, egira (trasferimento di Maometto a Medina)

• 1492, «scoperta dell’America» e fine dell’ultimo dominio


islamico nella penisola iberica
• 1453, conquista ottomana di Costantinopoli
• 1348, grande peste
• 1522, condanna di Lutero e frattura protestanti/cattolici
• 1485, affermazione della dinastia Tudor in Inghilterra
• 1494, avvio delle grandi conquiste territoriali del re di
Francia Carlo VIII
Partizioni interne
• Non sopravvalutare le date
• Blocchi di secoli con una più forte coerenza interna
• Partizioni del medioevo nelle diverse culture nazionali.
• In Italia e Francia scansione semplice: alto ( 1000) e
basso (1000 ) medioevo
• In Germania e Inghilterra tripartizione del medioevo
• «Successo» dei secoli centrali, IX-XI
• Oppure: secoli IV-X; XI-1250; 1250-secolo XV
• C’è chi nega il significato di medioevo come strumento
di periodizzazione
• Età della sperimentazione, non riconducibile a formule
univoche  medioevo plurale