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Le categorie di imprenditori

Gabriele Nuzzo
Le categorie di imprenditori

Imprenditori (art. 2082)


Statuto generale dell’imprenditore

commerciale
Statuto dell’imprenditore
Piccoli
imprend.
(art. 2083)
ni

Imprenditori
gia

agricoli
Arti

(art. 2135)

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L’imprenditore agricolo

L’imprenditore agricolo è soggetto allo


statuto generale dell’imprenditore, ma è
esonerato dallo statuto dell’imprenditore
commerciale

(il d.lgs. n. 228/2001 ha però previsto l’iscrizione nel


registro delle imprese con efficacia di pubblicità
dichiarativa)
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L’imprenditore agricolo

Quali sono le ragioni dell’esonero?

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L’imprenditore agricolo

Quali sono le ragioni dell’esonero?

Essenzialmente il “rischio ambientale”

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L’imprenditore agricolo

Attività agricole:

1) Attività agricole essenziali;

2) Attività agricole per connessione.

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L’imprenditore agricolo

Dal collegamento al fondo al ciclo


biologico.

L’evoluzione delle tecniche agricole e


l’ampliamento della categoria ad opera
delle leggi speciali

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L’imprenditore agricolo

Ciclo biologico e attività agricole


essenziali

- coltivazione del fondo;


- silvicoltura;
- allevamento di animali.

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L’imprenditore agricolo

Le attività agricole per connessione:


“dirette alla manipolazione, conservazione, trasformazione,
commercializzazione e valorizzazione che abbiano ad oggetto
prodotti ottenuti prevalentemente dalla coltivazione del fondo o
del bosco o dall'allevamento di animali, nonché le attività dirette
alla fornitura di beni o servizi mediante l'utilizzazione prevalente di
attrezzature o risorse dell'azienda normalmente impiegate
nell'attività agricola esercitata, ivi comprese le attività di
valorizzazione del territorio e del patrimonio rurale e forestale,
ovvero di ricezione ed ospitalità come definite dalla legge”.
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L’imprenditore agricolo

Caratteristiche della connessione:

- Connessione soggettiva;
- Connessione oggettiva;
- Prevalenza

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L’imprenditore commerciale
Art. 2195.
Imprenditori soggetti a registrazione.

Sono soggetti all'obbligo dell'iscrizione, nel registro delle imprese


gli imprenditori che esercitano:
1) un'attività industriale diretta alla produzione di beni o di servizi;
2) un'attività intermediaria nella circolazione dei beni;
3) un'attività di trasporto per terra, per acqua o per aria;
4) un'attività bancaria o assicurativa;
5) altre attività ausiliarie delle precedenti.

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L’imprenditore commerciale

Interrogativi che pone l’art. 2195:

-Cosa deve intendersi per attività industriale?


-Cosa deve intendersi per attività
intermediaria?;
-Come si devono qualificare le attività
ausiliarie a quelle non commerciali?
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L’impresa civile

Il problema dell’impresa civile

Esiste una categoria di imprese diverse da


quelle agricole e da quelle commerciali?

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L’impresa civile

Il problema ruota attorno al significato che si


attribuisce al carattere dell’industrialità e a
quello dell’intermediazione nella circolazione
(art. 2195 nn. 1 e 2)

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L’impresa civile
Secondo l’opinione favorevole all’esistenza dell’impresa
civile:
- Industrialità = attività che comporta l’impiego di
materie prime e la loro trasformazione in nuovi beni ad
opera dell’uomo;

- Attività intermediaria = l’attività nella quale si ha


acquisto e vendita di beni
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L’impresa civile

Secondo l’opinione contraria all’esistenza


dell’impresa civile:
- Attività industriale = attività non agricola;

- Attività intermediaria = attività di scambio (v.


2082)
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L’impresa civile

È preferibile la tesi contraria perché:


-Alcune delle pretese imprese civili erano commerciali sotto l’abrogato
cod. comm.;
-Vi sono norme che confermano indirettamente il binomio (artt. 365,
836, 2557);
-Vi sono norme che rendono plausibile l’interpretazione di
“industriale” come “non agricolo” (artt. 1033, 1050, 1052, 1057);
-Se si ammettesse l’esistenza delle imprese civili, si amplierebbe il novero
di quelle sottratte allo statuto dell’impresa commerciale in assenza di
giustificazioni

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L’impresa civile
Quindi:
-Attività Industriale = attività non agricola (perde
quindi rilievo il problema delle attività ausiliarie a quelle
non commerciali);

-Attività intermediaria = attività di scambio (è


commerciale qualunque attività di scambio di beni o
denaro che non rientra tra le attività agricole)
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Il piccolo imprenditore

Rispetto alla dimensione dell’impresa si può


distinguere tra:

piccolo imprenditore
e
Imprenditore medio-grande

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Il piccolo imprenditore
Il piccolo imprenditore:

- È sottoposto allo statuto generale dell’imprenditore


(ma v. l’art. 1330);
- Anche se esercita attività commerciale, è esonerato
dalla tenuta delle scritture contabili e dal fallimento;
- Dal 1993 è tenuto all’iscrizione nel Registro delle
Imprese, con efficacia di pubblicità notizia

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Il piccolo imprenditore

Fino al 2006 coesistevano, poi, due


definizioni di piccolo imprenditore nel
codice civile e nella legge fallimentare.
I criteri non coincidevano.

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Il piccolo imprenditore

Art. 2083.
Piccoli imprenditori.
Sono piccoli imprenditori i coltivatori diretti del fondo,
gli artigiani, i piccoli commercianti e coloro che
esercitano un'attività professionale organizzata
prevalentemente con il lavoro proprio e dei componenti
della famiglia.

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Il piccolo imprenditore (cod. civ.)

Art. 2083.
Piccoli imprenditori.
Sono piccoli imprenditori i coltivatori diretti del fondo,
gli artigiani, i piccoli commercianti e coloro che
esercitano un'attività professionale organizzata
prevalentemente con il lavoro proprio e dei componenti
della famiglia.

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Il piccolo imprenditore (cod. civ.)

L’art. 2083 va letto come se dicesse:

il criterio della prevalenza è requisito distintivo di tutte


le categorie di piccoli imprenditori,
indipendentemente dall’oggetto dell’attività.

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Il piccolo imprenditore (cod. civ.)

La prevalenza va valutata rispetto al lavoro altrui e al


capitale;

La prevalenza deve essere intesa dal punto di vista


qualitativo funzionale e non quantitativo aritmetica.

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Il piccolo imprenditore (l. fall.)
Prima della riforma della legge fallimentare introdotta
nel 2006:
Art. 1, comma 2°, l.fall.:
«Sono considerati piccoli imprenditori gli imprenditori esercenti una attività
commerciale, i quali sono stati riconosciuti, in sede di accertamento ai fini
dell'imposta di ricchezza mobile, titolari di un reddito inferiore al minimo
imponibile. Quando è mancato l'accertamento ai fini dell'imposta di ricchezza
mobile sono considerati piccoli imprenditori gli imprenditori esercenti una
attività commerciale nella cui azienda risulta essere stato investito un capitale
non superiore a lire ventimila. In nessun caso sono considerati piccoli
imprenditori le società commerciali».
(Il limite originario del capitale investito era stato successivamente aggiornato
a novecentomila lire dalla legge 20 ottobre 1952, n. 1375)
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Il piccolo imprenditore (l. fall.)
A seguito della riforma del 2006:
«Non sono soggetti alle disposizioni sul fallimento e sul concordato preventivo
gli imprenditori di cui al primo comma, i quali dimostrino il possesso
congiunto dei seguenti requisiti:
a) aver avuto, nei tre esercizi antecedenti la data di deposito della istanza
di fallimento o dall'inizio dell'attività se di durata inferiore, un attivo
patrimoniale di ammontare complessivo annuo non superiore ad euro
trecentomila;
b) aver realizzato, in qualunque modo risulti, nei tre esercizi antecedenti
la data di deposito dell'istanza di fallimento o dall'inizio dell'attività se di
durata inferiore, ricavi lordi per un ammontare complessivo annuo non
superiore ad euro duecentomila;
c) avere un ammontare di debiti anche non scaduti non superiore ad euro
cinquecentomila».
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Il piccolo imprenditore (l. fall.)

Non c’è dunque più sovrapposizione


delle definizioni che operano su binari
paralleli

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L’impresa artigiana

L’impresa artigiana, oltre ad essere


contemplata nell’art. 2083, viene
definita anche nella legislazione
speciale (originariamente nella l.n.
860/1956)

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L’impresa artigiana
L’art. 1, l.n. 860/1956 così recitava:

«E' artigiana, a tutti gli effetti di legge, l'impresa che risponde ai


seguenti requisiti fondamentali:
a) che abbia per iscopo la produzione di beni o la prestazione di
servizi, di natura artistica od usuale;
b) che sia organizzata ed operi con il lavoro professionale, anche
manuale, del suo titolare e, eventualmente, con quello dei suoi familiari;
c) che il titolare abbia la piena responsabilita' dell'azienda e assuma
tutti gli oneri e i rischi inerenti alla sua direzione ed alla sua gestione.
La qualifica artigiana di un'impresa e' comprovata dall'iscrizione
nell'albo di cui all'art. 9».

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L’impresa artigiana

La qualifica di «impresa artigiana» era poi riconosciuta


anche in capo alle imprese costituite in forma di società,
purché si trattasse di cooperative o s.n.c. e a condizione
che «la maggioranza dei soci partecipi personalmente al
lavoro e, nell'impresa, il lavoro abbia funzione
preminente sul capitale» (art. 3, 1° comma, l.n.
860/1956).
L’effetto era l’esonero dal fallimento delle società
artigiane
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L’impresa artigiana

Il problema è stato risolto con la c.d. «legge quadro per


l’artigianato» del 1985 (l.n. 443/1985).

La definizione di «impresa artigiana» contenuta nella


legge quadro non opera più «a tutti gli effetti di legge».

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L’impresa artigiana

Conseguenza è che la qualifica di impresa


artigiana non esonera più dall’applicazione
dello statuto dell’imprenditore
commerciale qualora non sia rispettato il
criterio di prevalenza fissato dall’art. 2083

Gabriele Nuzzo
Le categorie di imprenditori
L’impresa familiare
Art. 230-bis.
Impresa familiare.
Salvo che sia configurabile un diverso rapporto, il familiare che presta in modo
continuativo la sua attività di lavoro nella famiglia o nell'impresa familiare ha diritto al
mantenimento secondo la condizione patrimoniale della famiglia e partecipa agli utili
dell'impresa familiare ed ai beni acquistati con essi nonché agli incrementi dell'azienda,
anche in ordine all'avviamento, in proporzione alla quantità e qualità del lavoro prestato.
Le decisioni concernenti l'impiego degli utili e degli incrementi nonché quelle
inerenti alla gestione straordinaria, agli indirizzi produttivi e alla cessazione dell'impresa
sono adottate, a maggioranza, dai familiari che partecipano all'impresa stessa. I familiari
partecipanti all'impresa che non hanno la piena capacità di agire sono rappresentati nel
voto da chi esercita la potestà su di essi.
Il lavoro della donna è considerato equivalente a quello dell'uomo.
Ai fini della disposizione di cui al primo comma si intende come familiare il coniuge, i
parenti entro il terzo grado, gli affini entro il secondo; per impresa familiare quella cui
collaborano il coniuge, i parenti entro il terzo grado, gli affini entro il secondo.

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L’impresa familiare

Il diritto di partecipazione di cui al primo comma è intrasferibile, salvo che il


trasferimento avvenga a favore di familiari indicati nel comma precedente col consenso
di tutti i partecipi. Esso può essere liquidato in danaro alla cessazione, per qualsiasi
causa, della prestazione del lavoro, ed altresì in caso di alienazione dell'azienda. Il
pagamento può avvenire in più annualità, determinate, in difetto di accordo, dal
giudice.
In caso di divisione ereditaria o di trasferimento dell'azienda i partecipi di cui al
primo comma hanno diritto di prelazione sull'azienda. Si applica, nei limiti in cui è
compatibile, la disposizione dell'articolo 732.
Le comunioni tacite familiari nell'esercizio dell'agricoltura sono regolate dagli usi
che non contrastino con le precedenti norme.

Gabriele Nuzzo
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L’impresa familiare

Si tratta di un’impresa
individuale o di un’impresa
collettiva?

Gabriele Nuzzo