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Il Medioevo

Dalla caduta dell'Impero Romano d'Occidente


alla fine dell'Impero Carolingio
Le ragioni della fine

Alla fine del V secolo, nel 476, il capo scira Odoacre depose l’ultimo Imperatore dell’Impero Romano
D’Occidente, Romolo Augusto (detto Augustolo), ed inviò le insegne imperiali a Bisanzio, l’Impero
Romano D’Occidente era caduto.

Furono molte le cause che vennero attribuite a questa fine. Venne data la colpa al cristianesimo di
aver indebolito ideologicamente, e quindi militarmente, l’Impero, alle invasioni barbariche e alle tante
congiure di palazzo.

Ognuna di queste cause da sola però era smentita dal fatto che il cristianesimo fu anche la religione
dell’Impero Romano D’Occidente e ne costituì l’ideologia del potere, le invasioni barbariche erano
state molto violente anche durante il periodo di anarchia militare, ma l’Impero non cadde, ed infine le
congiure imperiali erano da tempo oramai quasi consuetudine per l’Impero.

Quella che questa volta fu la grande difficoltà fu che tutti questi avvenimenti accaddero
contemporaneamente, portando ad un declino del potere dell’Imperatore ed in conclusione alla
caduta dell’Impero stesso.
I regni romano barbarici
Dopo la caduta dell'Impero Romano d'Occidente, i territori che erano sotto il suo dominio si divisero
in vari regni: i regni romano barbarici.
In Italia si formò quello degli Ostrogoti e successivamente quello dei Longobardi.
In Francia quello dei Burgundi, degli Alamanni, dei Visigoti e quello dei Franchi.
In Spagna invece arrivarono agli inizi del VI secolo i Visigoti cacciati dai Franchi, poi i Visigoti
vennero sconfitti agli inizi del VIII secolo dai musulmani (più precisamente i berberi dominati dai
musulmani), che conquistarono la maggior parte della Spagna. Nella zona dell’attuale Portogallo si
stabilirono gli alani e i vandali, questi ultimi vennero cacciati dai Visigoti ed emigrarono in Africa.
In Britannia arrivarono i Sassoni, gli Juti e gli Angli. Gli Angli e i Sassoni dettero vita ai cosiddetti
regni Anglosassoni, i britanni invece emigrarono in parte in quella che oggi è regione della Bretagna.
L’insediamento dei barbari e la loro fine comune
Tutti questi barbari si insediavano perlopiù in modo pacifico nelle zone
dell’Impero, attraverso due istituti giuridici: la foederatio l‘hospitalitas,
che insieme consistevano in un foedus con gli abitanti, con la promessa
di aiutare l'imperatore in caso di pericolo.
Inoltre il foedus garantiva ai barbari zone di territorio coltivabile, degli
schiavi e degli animali.
La maggior parte di questi regni cadde molto rapidamente perché
questi imponevano una forte politica identitaria, tutti ad eccezione dei
Franchi, che regnarono per molto tempo.
I barbari orientali
Molti popoli del barbaricum, dopo la caduta dell'Impero Romano d'Occidente, entrarono nei suoi territori e al
posto di essi si insediarono nuovi popoli provenienti da Oriente.
I principali furono i turchi i cazari I Bulgari e gli slavi.
Gli avari erano comandati da un re, il khagan, e riuscirono ad occupare le terre dalla Baviera alla Bulgaria .
Erano giunti con i loro alleati, i Longobardi, che si insediarono in Italia. La loro caduta fu molto fulminea e porto
anche un detto: «Scomparso come un avaro» , cioè velocemente.
I turchi venivano dal confine occidentale dell'impero cinese e si insediarono nelle terre al nord del Mar Nero,
furono ottimi alleati dell'Impero romano d'Oriente.
I cazari si impadronirono della zona dal Baltico alla Crimea ed al Caspio . Fondarono il primo ed unico Impero
ebraico della storia.
Insieme ai Cazari migrarono i Bulgari che si insediarono nella tracia, che da loro prese il nome di Bulgaria. I
Bulgari tentarono di avere un sistema simile a quello romano, il loro re era il czar, il corrispondente del Caesar
Romano e che ne voleva eguagliare l'autorità. Furono sia nemici che alleati dell'Impero romano d'Oriente.
Il territorio dalla Polonia alla Grecia fu disseminato di villaggi slavi, una popolazione non gerarchizzata, che
costituisce un vero mistero per gli storici. Vivevano anche in simbiosi con gli altri popoli e tentarono anche di
invadere Bisanzio.
L’Impero Romano d’Oriente :
un Impero inclusivo
Dopo che Odoacre inviò le insegne imperiali a Bisanzio, lì le ricevette Zenone,
l'imperatore Impero Romano d'Oriente.
Era un imperatore barbaro e questo ci fa intuire la grande inclusività
dell'Impero Romano d'Oriente, dove i barbari venivano considerati solo nati
altrove e il termine barbaro non fu più utilizzato.
Era un impero inclusivo anche punto di vista culturale, aveva preso ad esempio
il modello sasanide autocrate dell’imperatore e dai barbari il trionfo sugli scudi.
Il centro del potere Imperiale era Bisanzio (o Costantinopoli da Costantino),
dove l’imperatore risiedeva nel palazzo. Zenone era stato il primo di una serie di
imperatori che stabilizzarono economicamente e politicamente l'impero fino
all’arrivo di Giustiniano.
Giustiniano ed il terzo fronte bellico
Giustiniano era nato da una famiglia modesta di Giustiniano inviò nuove truppe sotto il comando di
una provincia balcanica ancora latinizzata, quindi Narsete, che vinse Totila nel 552 nella battaglia di
sapeva parlare bene il latino ma non il greco. Fu Monte Lattaio, in Campania. Due anni dopo, nel
questo uno dei motivi di ostilità nei suoi confronti 554, riuscì anche a sottrarre ai visigoti parte di
da parte della classe senatoria, fiera della propria Spagna.
cultura greca. Giustiniano aveva così parti di Italia, Africa, Spagna
e Dalmazia sufficienti a ricostruire la grande Flotta
Giustiniano riuscì in alcune imprese eccezionali, Imperiale.
come la redazione del Corpus Iuris Civilis, che fece
scrivere dal giurista Triboniano da Beiruth, Giustiniano così facendo però porto all'invasione di
l’insieme di leggi che è oggi alla base del diritto Siria e Antiochia dai sasanidi e ad una maggiore
moderno. pressione dei Barbari orientali, il tutto aggravato da
Durante il suo regno ci fu una rivolta a Bisanzio, la due terribili epidemie di peste e vaiolo.
Rivolta della Nika(cioè della vittoria), scaturita da
una lite tra le due squadre dell'ippodromo, che
rappresentavano i partiti che si contendevano la
distribuzione gratuita di grano ai cittadini. Durante
questa rivolta viene distrutta la cattedrale di
Bisanzio, che Giustiniano fece ricostruire e che è
tutt’oggi una delle opere più spettacolari
dell'impero.
In quel periodo l'impero era occupato su due fronti
bellici, al nord dai barbari orientali e ad Ovest
dall‘Impero Sasanide. Il Senato pensava di dover
mantenere stabili questi fronti, mentre Giustiniano
ne aprì un terzo sul Mediterraneo, per tentare di
tornare al grande splendore del Sacro Romano
Impero.
Partì dai i vandali africani che erano occupati dai
Mauri, una popolazione di guerrieri Amazigh del
Eraclio, il salvatore dell’Impero
Molti imperatori dopo Giustiniano coltivarono il suo sogno di riunificare l'impero. I suoi successori
Giustino II e Tiberio II riuscirono a perdere quasi tutti i territori conquistati da Belisario e Narsete e
dovettero vedersela con l’Impero Sasanide fino all’arrivo dell’Imperatore Maurizio.

Maurizio aiutando Corsoe II, re sasanide, evitò il suo attacco all’Impero.


Ma l’Imperatore fu assassinato in una congiura di palazzo e Corsoe attaccò l’impero conquistando
l‘Egitto e la Palestina massacrando 30000 abitanti.

Eraclio I, succeduto a Maurizio riuscì a sconfiggere i sasanidi nel 628 e a fermare le invasioni
barbariche. Fu considerato il salvatore dell’impero perché riuscì a metterlo in salvo in un momento
critico con i sasanidi ad ovest e Bisanzio assediata continuamente da avari e slavi.
Fu con lui che nacque un dominio totalmente greco, l’Impero Bizantino, al cui comando vi era un
basileus.
L’Italia degli ostrogoti
Verso la fine del V secolo Teoderico riuscì a federare varie popolazioni tra cui goti, alani, alamanni,
sciri e unni, formando un forte dominio che mise a disposizione di Zenone. Questi lo nominò
console e lo inviò in Italia a combattere Odoacre. Teoderico riuscì a sconfiggerlo e dominò per quasi
quarant’anni sotto il nome di Flavius Theodericus. Riuscì a creare una popolazione ostrogota con
una forte politica identitaria che però portò all’avversione delle élite romane.
Il re goto non era più un funzionario imperiale ma aveva creato un regno indipendente e quando
tentò anche di espandersi sui Balcani, Giustiniano cominciò ad attaccarlo facendo cominciare la
guerra greco-gotica che durò per vent’anni e porto ad una grande distruzione del territorio Italiano
ed alla sconfitta degli ostrogoti.
I Longobardi in Italia
Nell’esercito di Narsete, una parte era composta da un popolo talmente indisciplinato che fu poi
dopo la guerra rispedito nella propria terra d’origine, l’Ungheria. Questo popolo, o meglio, insieme
di popoli, era quello dei longobardi. Questi poi nel 568 entrarono in Italia sotto il comando del re
Alboino e vi si insediarono facilmente dato che i bizantini erano occupati su altri fronti.
I longobardi erano divisi in gruppi, le fare, ognuna comandata da un duces e con dei propri guerrieri,
gli arimanni. Ogni duces comandava su un ducato, la zona dove si trovavano gli arimanni della
propria fara.
I longobardi riuscirono ad integrarsi con la popolazione italica grazie all’editto di Rotari, che
introduceva ad esempio il guidrigildo e con la chiesa grazie anche all’intervento della cristiana
Teodolinda, moglie di tre re(Albuoino, Autari e Agilulfo) e madre di uno(Adaloaldo), che curò i suoi
rapporti con Papa Gregorio Magno.
Nel 680 così il regno longobardo fu riconosciuto dall’Impero Bizantino. Il regno si sgretolò poi per
l’azione dei franchi intorno all’VIII secolo che si impossessarono della parte centro-settentrionale e
dei barbari del nord, i normanni, che circa nell’XI secolo si impossessarono della parte meridionale.
La frammentazione dell’Italia
e il ruolo della Chiesa
L’Italia era molto frammentata, per la maggior parte c’erano i domini longobardi con circa 30 ducati
di cui i più importanti quelli di Benevento, di Spoleto e del Friuli. Le zone costiere erano di possesso
bizantino ad esempio le due Pentapoli marchigiane o l’Esarcato(la Romagna).
Buona parte del territorio italiano era sotto il controllo della chiesa, in particolare Roma era una
delle cinque sedi patriarcali(con Costantinopoli, Alessandria, Antiochia e Gerusalemme), ma era
autonoma dal controllo dell’Imperatore.
L’autorità principale di tutte le città italiane era il vescovo, il più importante era quello di Roma, il
papa, che era allo stesso tempo vescovo e governatore. Una delle figure più importanti di papa fu
San Gregorio Magno, il quale favorì le scuole cristiane, che da allora ebbero il monopolio della
scrittura, anche se a discapito di quelle pagane e mise ordine nei canti sacri e nei riti.
Il Monachesimo
e La Regola di Benedetto
Nelle città orientali, e poco dopo anche in quelle occidentali, si diffuse
la pratica del monachesimo che consisteva in una vita da eremita volta
al raggiungimento della perfezione spirituale cristiana. Alcuni però
eccedevano come gli stiliti i quali si appollaiavano sulle colonne pagane
ed «esibendosi» quindi in pubblico.
Due colonne portanti del monachesimo furono i chierici Pacomio e
Benedetto. Quest’ultimo in particolare scrisse «La regola», secondo la
quale si poteva praticare il monachesimo anche in una comunità, il
cenobio, in modo da poter essere autosufficienti, potersi proteggere a
vicenda ed evitare comportamenti eccentrici come quello degli stiliti.
La formula sempre attribuita a Benedetto, ma che lui non aveva mai
formulato, «ora et labora», cioè prega e lavora, esprime però
chiaramente il pensiero di Benedetto, che portava anche per la prima
volta alla concezione del lavoro manuale come sacro e che riguardava
tutti.
Gli Arabi
L’Arabia è sempre stata una regione di passaggio per dirigersi verso lo Yemen o il Corno D’Africa per gli alberi
di incenso. Infatti l’Arabia fu sempre circondata da varie culture e religioni. Fu qui, a La Mecca, che secondo i
musulmani, nacque Maometto, il «sigillo dei profeti», il quale diffuse la religione musulmana che chiedeva a
tutti l’islam, la perfetta sottomissione a Dio.
I musulmani nel tempo svilupparono delle proprie armate che riuscirono anche ad avere grandi vittorie sia
sull’Impero Bizantino, conquistandone Siria, Palestina, Iraq ed Egitto, ma anche su molte altre popolazioni.
Distrussero l’Impero Sasanide e conquistarono facilmente l’Africa settentrionale.
Invece più difficile fu il Maghreb, dove vi erano le popolazioni di guerrieri Amazigh che gli arabi chiamavano
«berberi». Tuttavia riuscirono comunque a conquistarli ed infatti proprio le nuove armate islamiche di
berberi oltrepassarono, guidate dal generale Tariq Ibn Ziyad, lo stretto di Gibilterra ( Djebel-Tariq «Monte di
Tariq») ed invasero la Spagna .
Le armate dell’impero islamico si spinsero poi in India, in Asia centrale, fino all’Impero cinese.
In poco tempo l’Impero islamico si espanse su un territorio che andava dalla Spagna all’Asia Centrale, questo
soprattutto grazie alle condizioni sfavorevoli vissute dai grandi Imperi e alla debolezza di alcuni popoli.
I califfi e la divisione islamica

I primi quattro califfi(da Khalifa «successore


dell’inviato da Dio») furono dei compagni di
Maometto stesso. Questi raccolsero le storie e la vita
di Maometto in un libro sacro, il Corano. Gli altri
detti del profeta ( gli Hadit), formavano invece la
Sunna.
Nel 660 la lotta per la successione portò ad una
guerra tra due parti. Da un lato vi era Mu’awiya, e
dall’altro Alì. Vinse il primo che fondò la dinastia
Omayyade. Alì fu ucciso e i suoi sostenitori
fondarono una variante dell’islam detta sciita( sci’at
Alì «partito da Alì»).
Il modo islamico si divise coì in sciiti e sunniti, una
divisione che è tutt’oggi ancora esistente.
Fu la dinastia Omayyade ad organizzare l’immenso
Impero arabo-musulmano. Nel 750 fu però
rovesciata da Ibn Abbas che fondò la dinastia
Abbaside, la nuova capitale dell’Impero fu Baghdad.
I Franchi

Tra tutti i regni romano barbarci solo i franchi perseguirono la fusione tra le popolazioni ed una
politica inclusiva, il loro punto di forza.
I franchi erano entrati nell’Impero soccorrendo l’Imperatore in momenti di difficoltà e riuscirono a
formare un vero e proprio regno che fu sancito dal battesimo del loro re Clodoveo.
I franchi riuscirono a sconfiggere alamanni, i burgundi e i visigoti, cacciandoli dalla Francia. Anche i
franchi crearono un proprio mito, immaginando di discendere dal mitico Meroveo, da qui il nome di
Merovingi.
Re Merovingi , re fannulloni ?
La fama dei re Merovingi fu pessima, quella di «re fannulloni». Questo epiteto era però ingiusto
perché riuscire a governare un così vasto territorio era di certo difficile.
Le grandi conquiste fatte dall’exercitus franco erano in parte date dal re ad i guerrieri più valorosi, i
boni homines. Ogni anno il re e l’exercitus si riunivano presso la sede regale per i «Campi di
Maggio», dove si approvavano le leggi e venivano redatte le Capitularia, le leggi regali.
Durante il VII secolo queste riunioni divennero sempre più inutili per i boni homines che avevano
oramai acquisito un grande potere e vasti territori. Questi signori si circondavano di una clientela
con cui erano legati tramite patti di vassallaggio, giurandosi fedeltà reciproca.
Il re franco non riusciva a governare solo con i propri comites sul vasto territorio e quindi si faceva
aiutare da i signori, ai quali dava dei benefici. Si faceva aiutare anche da i vari vescovi, donandogli
l’immunità, cioè l’esenzione da tasse, multe e pedaggi.
I Maestri di Palazzo
I signori diventavano sempre più ricchi e potenti ed indipendenti mentre il re aveva sempre meno
importanza nel regno.
Seguendo la legge salica l’Impero venne diviso in tre parti: Austrasia, ad est; Neustria, ad ovest;
Regno di Borgogna, nel centro-sud.
Ogni regno aveva un re ma questi non potevano fare molto perché il potere era in mano ai signori.
Ad approfittare di questa situazione erano i maestri di palazzo i quali si occupavano delle trattative
tra i re ed i signori.
I maestri di palazzo riuscirono ad erodere il potere dei re Merovingi fino a rovesciarli.
La dinastia Carolingia
Il Maestro di Palazzo che riuscì ad avere un grande potere fu Pipino di Heristal, il quale capì di doversi mettere
alla pari con i signori e stringervi gli stessi patti che si stringevano tra loro, ma sempre essendo in realtà
superiore(primus inter pares).Riuscì così a stringere una fitta rete di vassallaggio che ereditò poi il figlio Carlo
Martello(da piccolo Marte, dio della guerra),il quale riuscì in moltissime imprese belliche.
Una di queste fu la battaglia di Poitiers nella quale Carlo diede aiuto al signore di Aquitania contro le scorrerie
musulmane, intercettandone una e distruggendola, ma poi impossessandosi dell’Aquitania stessa.
Carlo consolidò il Regno insediandovi in punti strategici i propri signori. Dei figli di Carlo, Grifone, Carlomanno e
Pipino, l’unico ad ereditare il trono fu Pipino, detto Il Breve per la sua bassa statura. Pipino agì sul fronte
militare e su quello ideologico. Per il primo attaccò principalmente i musulmani, i longobardi, i sassoni, i turingi
e i bavari. Sul piano ideologico si fece aiutare per la propaganda da gli uomini più colti del tempo, i chierici.
Pipino il Breve ebbe l’intelligenza di instaurare un buon rapporto con la chiesa e con il papa stesso. Ad esempio
aiutò il monaco benedettino anglosassone Bonifacio per la conversione dei sassoni al cristianesimo, anche se
poi questo fu ucciso nel 754 e dichiarato martire della chiesa.
Riuscì ad instaurare buoni rapporti con il Papa riuscendo ad aiutarlo in caso di pericolo. Infatti i longobardi
regalarono al papa il castello di Sutri, nel Lazio, nel 728, evento che segnò «l’Ufficializzazione» del potere
temporale del papa. Ma dopo poco i longobardi attaccarono i territori della chiesa e Papa Stefano II chiese
aiuto a Pipino ed in cambio lo incoronò re, deponendo Childerico III e rovesciando così i re merovingi. Re Pipino
allora fece degli accordi con Desiderio, il re longobardo, per non fargli attaccare più il Papa, promettendo i suoi
figli Carlo e Carlomanno in sposi alle figlie di Desiderio.
Fu così che ebbe inizio la dinastia Carolingia(o Pipinide), che prende nome dal suo massimo re (poi anche
Imperatore),Carlo Magno.
Carlo Magno, da re a Imperatore
Il successore di Pipino il Breve fu suo figlio, Carlo il quale venne soprannominato, per
le sue imprese ed anche per la sua enorme statura, Magno da Papa Adriano.
Sul fronte Orientale Carlo sconfisse i sassoni con la guerra, avendo la meglio sul re
Witchindo, riuscì poi a fondare la marca d’Austria nei territori del regno avaro, che
sconfisse alla fine dell’VIII secolo.
Sul fronte Occidentale Carlo continuò ad attaccare i musulmani alleandosi anche con il
governatore di Barcellona contro l’emiro di Cordova. In una delle spedizioni la
popolazione dei baschi distrusse una sua armata a Roncisvalle, sui Pirenei.
Sul fronte meridionale vi era l’Italia dove il Papa chiese nuovamente aiuto al regno
franco contro i longobardi. Carlo sconfisse Desiderio e si impadronì dei ducati centro-
settentrionali, nominandone re suo figlio Pipino.
Carlo nel natale dell’800 si fece incoronare Imperatore dell’Impero Franco da Papa
Leone III. Questo portò l’Imperatore bizantino Niceforo I ad attaccare Pipino in Italia
finché nell’812 non accettò la carica imperiale di Carlo, il quale si proclamò Imperator
Augustus del Sacro Romano Impero.
L’organizzazione dell’Impero
Per organizzare questo vasto territorio Carlo si fece aiutare dai suoi funzionari imperiali, dai signori e
dai vescovi.
Divise l’impero in circa 300 contee, ognuna comandata da un conte , un funzionario imperiale o un
signore, a volte le contee si univano a formare le marche, comandate dai marchesi , funzionari o
signori anch’essi. Alcuni conti erano degli ispettori ed erano i missi dominici.
Ad alcuni signori concesse delle «precarie», dei feudi a tempo da poter sfruttare economicamente
per un determinato periodo di tempo.
Carlo stipulava patti anche con i vescovi ai quali concedeva le immunità.
L’insieme di conti, marchesi, signori, vescovi, vassalli e missi formava una rete che faceva controllare
abbastanza accuratamente tutto il territorio franco da Carlo.
I successori di Carlo Magno
Il successore di Carlo Magno fu il figlio Ludovico, detto il «pio» perché molto devoto
alla chiesa e non dedito alla guerra. Infatti Ludovico volle mantenere e consolidare
le conquiste del padre e non farne delle altre. Questo però andava contro i desideri
dei potenti signori che volevano sempre più terre per aumentare il proprio potere.
Ludovico lasciò poi l’Impero ai tre figli : la Germania a Ludovico, La Francia
Occidentale a Pipino e la fascia di terra centrale a Lotario, fu detta infatti poi
Lotaringia. Il successore di Pipino, Carlo il Calvo , stipulò con Ludovico il Germanico i
«Giuramenti di Strasburgo» nell’842, un’alleanza di reciproco soccorso contro
Lotario. L’anno successivo ci fu il trattato di Verdun nel quale si stabilivano i confini
dei tre regni : Francia, Lotaringia e Germania.
Le relazioni fra i discendenti però furono comunque burrascosi fino all’881 , quando
salì sul trono, come ultimo re dell’Impero franco unito, Carlo il Grosso.
Dopodiché ogni regno detronizzo Carlo il Grosso ed elesse un proprio re : Arnolfo di
Carinzia per la Germania, Berengario per la Lotaringia e Oddone per la Francia.

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