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Come petali di rosa

Paolo e Francesca e il
Femminicidio
La Divina Commedia nonostante sia stata scritta tra il 1304 e il 1321 è
un opera che contiene argomenti ancora oggi attualissimi. Tra questi c’è
il femminicidio. Dante nella sua commedia, scrive di uno dei più famosi
femminicidi di tutti i tempi: quello di Francesca di Rimini.

Le due anime escono dalla cerchia dei morti per amore. Sono Paolo e Francesca, ed e quest’ultima ad
esordire una frase bellissima: “se fosse amico il re dell’universo, noi pregheremmo lui de la tua pace, poichè
hai pietà del nostro mal perverso”. Dante, ha infatti pietà delle due anime morte per amore, nonostante li
abbia condannati ad essere sbatacchiati dal vento infernale, così come nella vita furono sbatacchiati dalla
passione. Però Dante, in realtà ammira il coraggio di Francesca ed è infatti solo lei che parla mentre Paolo
piange per tutto il tempo. Attraverso il discorso di Francesa, Dante caratterizza la giovane dannata come una
delle donne più forti e interessanti dell’intera epoca. Decidendo di far tacere del tutto Paolo, l’autore crea
una scena del tutto fuori dal comune per l’epoca, mettendo in risalto Francesca, che parla e denuncia.
Francesca di Rimini era la figlia del signore di Ravenna,
andata sposa al signore di Rimini per suggellare la pace
tra le due casate, i da Polenta e i Malatesta, e tra le due
città. Gianciotto Malatesta però era brutto, sgraziato, ma
aveva un fratello molto bello: Paolo. Successivamente,
grazie alla passione in comune per i romanzi
cavallereschi, Paolo e Francesca diventano amanti, ma la
loro felicità dura ben poco: Gianciotto li scopre e li
uccide entrambi con la sua spada. Gianciotto agiva
secondo la legge del delitto d’onore, secondo cui, se un
marito sorprendeva la moglie adultera, era autorizzato ad
ucciderla
La storia di Paolo e Francesca e rimasta
nell’immaginario collettivo popolare ma anche nella
letteratura, come una delle più travolgenti e passionali
storie d’amore, a cui si sono ispirati numerosissimi
autori, e il verso forse più famoso, che troviamo anche
nelle canzono di de andre e di jovanotti, è sicuramente: “
Amor, ch'al cor gentil ratto s'apprende, prese costui de la
bella persona che mi fu tolta; e 'l modo ancor m'offende.
Amor, ch'a nullo amato amar perdona, mi prese del
costui piacer sì forte, che, come vedi, ancor non
m'abbandona.” Questo verso raccontato da Francesca,
spiega l’amore che legava lei e Paolo in vita e che
ancora li lega, sono infatti le uniche anime a viaggiare
insieme nella tempesta. Meno conosciuto ma davvero
importante e invece: “Amor condusse noi ad una morte.
Caina attende chi a vita ci spense”. Francesca qui si
riferisce al marito Gianciotto. Questo verso è importante,
perchè Dante, condanna Gianciotto, il responsabile del
più famoso femminicidio della letteratura nella Caina, il
punto più brutto di tutto l’inferno, dove sono puniti i
traditori dei parenti, appunto Caino. E Secondo Dante,
infondo all’inferno non c’è il fuoco (il fuoco dell’amore
divino è in paradiso) ma il ghiaccio, simbolo dell’odio e
della disperazione. Dante perciò, nella sua modernità si
era posto anche questo problema, punire chi fa del male
alle donne.

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