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L’epica

medievale e
rinascimentale
Epica
medievale

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La Chanson de Dopo alcuni secoli di silenzio, il
genere epico riprende vigore
geste intorno all’anno Mille:
•mantiene forme e processo
creativo tipici dell’epica classica
(in primis latina);
•si fa portatore di nuove
esigenze e di nuovi contenuti, in
particolar modo legati al
cristianesimo e al
feudalesimo.
Nell’epica medievale emerge la
figura dell’eroe come cavaliere.

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La chanson de geste

La letteratura epica nelle lingue romanze ha la sua più antica


produzione nelle chansons de geste, poemi epici in lingua d’oïl che
si diffondono in Francia tra l’XI e il XIII secolo.
La chanson de geste è di solito recitata da giullari e cantastorie nelle
corti, con accompagnamento musicale; riguarda le gesta di
cavalieri, paladini ed eroi, in particolare durante le guerre fra
Carlo Magno e i musulmani di Spagna. Le avventure dei paladini
sono, infatti, ispirate a reali eventi storici: su questa base si
innestano poi interventi miracolosi.
Gli eroi della chanson de geste

Nelle guerre al centro della chanson de geste viene messo in luce il


valore dei paladini cristiani, che combattono strenuamente contro
i saraceni in nome di alcuni principi fondamentali:
•la difesa della fede cristiana e la devozione a Dio;
•la fedeltà assoluta del cavaliere al proprio signore o sovrano.
Negli eroi della chanson de geste si fondono i tratti dell’eroe classico,
forte e coraggioso, con quelli del cavaliere, fedele al proprio signore
e alla propria missione, con quelli del santo cristiano.
I cicli della chanson de geste

Le chansons de geste son state raggruppate in “cicli”:


•il Ciclo di Carlo Magno, che si sofferma sulla figura del noto
sovrano e dei suoi fedeli cavalieri; il più celebre paladino di Carlo è
Orlando, protagonista della Chanson de Roland.
•il Ciclo Narbonese, che ha per protagonista Guglielmo d’Orange, il
tutore di Ludovico il Pio, figlio di Carlo Magno;
•il Ciclo dei vassalli ribelli, che si concentra invece sul contrasto
tra sovrano incapace di governare e cavalieri;
•il Ciclo della crociata, basato sulle guerra santa e in particolare
sulla figura di Goffredo da Buglione.
Il romanzo A non molti decenni di distanza
dalle chansons si diffonde, nelle
cortese Francia del nord, un altro
genere letterario, definito
romanzo cortese, che ha
alcuni punti di contatto con i
poemi epici medievali.
A differenza delle chansons, i
romanzi cortesi nascono già in
forma prevalentemente scritta,
e sono quindi destinati alla
lettura piuttosto che alla
recitazione.

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I temi del romanzo cortese

Rispetto alle chansons de geste, i romanzi cortesi affiancano al tema


della guerra, in cui si mettono alla prova l’abilità del paladino e la
sua lealtà al sovrano e a Dio, quello dell’amore del cavaliere per una
dama, a cui è legato da un rapporto di fedeltà simile a quello nei
confronti del proprio sovrano.
Altro tema fondamentale è quello del viaggio affrontato dall’eroe alla
ricerca di qualcosa (di un oggetto, della donna amata): i
protagonisti dei romanzi cortesi sono sempre cavalieri e guerrieri, ma
le loro imprese si fanno così più individuali.
I cicli del romanzo cortese

In base al tema trattato, possiamo individuare due tipi di romanzo


cortese:
•i romanzi a tema classico, in personaggi della letteratura latina o
greca si comportano come cavalieri medievali.
•i romanzi a tema bretone che hanno al centro la figura di re Artù
e dei cavalieri della Tavola Rotonda. L’autore più importante di
questo genere è Chrétien de Troyes (1135 ca.-ante 1190). Le
vicende della “materia di Bretagna” sono raggruppate in cicli: il
Ciclo di Lancillotto, il leggendario cavaliere di re Artù che si
macchia di tradimento, innamorandosi di Ginevra, moglie del
sovrano; il Ciclo di Tristano e Isotta e il Ciclo di Perceval,
cavaliere di re Artù che dedica la vita alla ricerca del Sacro Graal.
L’epica Affine per temi alle chansons de
geste francesi è la produzione
castigliana epica in lingua castigliana.
L’opera più celebre è
sicuramente il Cantar de mio
Cid, risalente alla fine del XII
secolo, il cui protagonista è un
personaggio realmente esistito,
un feudatario del re Alfonso VI di
Castiglia.
Il tema centrale è quello della
guerra tra regni cristiani di
Spagna e dominatori musulmani
per la Reconquista della
penisola iberica.
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L’epica nordica Nei territori germanici e nordici
si sviluppa un’epica con alcune
caratteristiche peculiari;
ricordiamo in particolare:
•Beowulf, anonimo, che
appartiene al mondo
anglosassone e viene
composto intorno all’VIII
secolo in inglese antico;
•la Canzone dei Nibelunghi,
in tedesco antico, ambientato
nei regni barbarici dei
Burgundi e degli Unni e che
risale al XII-XIII secolo.
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Gli eroi dell’epica nordica

Nell’epica nordica l’elemento


cristiano si mescola al precedente
sostrato di tradizioni pagane.
I protagonisti mantengono molti
tratti dei grandi guerrieri delle tribù
barbariche del passato (come Goti
e Burgundi), ma sono presentati
anche come nobili cavalieri.
Gli avversari che devono affrontare
sono mostri, draghi e creature
magiche. Illustrazione anonima del
Beowulf del secolo VIII
Epica
rinascimentale

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Dai cantari ai poemi epici cavallereschi

Nel XIV secolo in Italia settentrionale le vicende degli eroi del ciclo
carolingio godono di una certa fortuna grazie ai cantari.
Questi componimenti si caratterizzano per:
•un generale abbassamento dello stile (la storia è narrata con
semplicità, ricca di sorprese e di elementi comici o fiabeschi),
•la mescolanza di personaggi e vicende del ciclo carolingio (in
particolare Carlo magno e i suoi paladini) con personaggi e vicende
del ciclo bretone (in primis Artù e i cavalieri della Tavola Rotonda).
Con l’Umanesimo e, in seguito, con il Rinascimento, alcuni tratti dei
cantari sono ripresi da un nuovo genere letterario: il poema epico
cavalleresco.
I poemi epici cavallereschi

Tra i poemi epici cavallereschi del XV e XVI secolo ricordiamo:


•il Morgante di Luigi Pulci (1432-1484): poema epico-cavalleresco
irriverente e paradossale in cui vengono narrate le vicende di
Orlando e del suo scudiero Morgante, un fortissimo gigante che il
paladino ha convertito al cristianesimo. Prevalgono il gusto per
l’assurdo e per gli eccessi.
•l’Orlando innamorato di Matteo Maria Boiardo (1441-1494):
con nostalgia per il mondo cavalleresco, l’autore ripropone il noto
paladino Orlando, questa volta in veste di innamorato e pertanto
non più esclusivamente dedito ai suoi obblighi verso Dio e verso il
sovrano. A fianco di questo personaggio l’autore inserisce inoltre un
gran numero di altri guerrieri, cristiani e pagani.
I poemi epici cavallereschi

• l’Orlando furioso di Ludovico Ariosto (1474-1533): con un certo


distacco ironico, si narra di nuovo dell’amore di Orlando per Angelica,
talmente forte (e non ricambiato) da far perdere al paladino il senno;
Astolfo dovrà cercare il senno perduto dell’amico persino sulla Luna.
• la Gerusalemme liberata di Torquato Tasso (1544-1595):
l’ambientazione è quella dell’assedio di Gerusalemme durante la prima
crociata. Tasso, che vive nel tempo della Controriforma, riduce lo
spazio dedicato al tema amoroso per cercare di riproporre, soprattutto
nel personaggio di Goffredo di Buglione, un’immagine ideale di
cavaliere cristiano devoto e rispettoso, che pone al primo posto la
missione che Dio ha stabilito per lui: liberare dagli infedeli il Santo
Sepolcro.