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Critica della ragion pura

ANALITICA TRASCENDENTALE
IL FILO CONDUTTORE DELLE CATEGORIE
Dalle rappresentazioni sensibili ai giudizi dell’intelletto
Per Kant occorre rintracciare una linea guida per
determinare l’intero sistema delle categorie
Questo file conduttore è l’insieme dei nostri giudizi,
cioè le maniere con cui il nostro linguaggio esprime le
connessioni intorno al mondo
I giudizi, e le categorie, sono quindi il nostro modo di
parlare del mondo
TAVOLA DEI GIUDIZI…
…E DELLE CATEGORIE
LA DEDUZIONE DEI CONCETTI PURI
DELL’INTELLETTO
Una volta stabilite le categorie, il problema per Kant è
fondare la giustificazione del loro uso
A questo scopo, elabora una «deduzione» dei concetti
puri dell’intelletto, cioè le categorie
Kant, infatti, distingue due aspetti nella definizione delle
categorie
 In primo luogo, rintracciarle sul fondamento della
spontaneità del nostro intelletto
 In secondo luogo, determinare il diritto a usarle per
determinare gli oggetti della nostra conoscenza
 In terzo luogo, il limite della loro applicabilità
L’IO PENSO COME UNITÀ SINTETICA
 Pensare/conoscere significa per Kant, essenzialmente, giudicare, cioè unificare
le rappresentazioni spazio-temporali in un ordine universale e necessario
 A questo scopo, viene rovesciato il principio cartesiano del predominio
dell’analisi
 Si conosce un oggetto solo in quanto lo si è unificato originariamente, e solo
dopo posso procedere ad analizzarlo per rendermi chiaro e distinto ciò che,
spontaneamente, ho unificato
 Se quindi la conoscenza si struttura in questo modo, deve esserci un principio
che fonda e determina l’intero processo sintetico a base della mia conoscenza
 Questo principio è ciò che Kant chiama «io penso», o sintesi originaria
 Non un ego cogito particolare, come era per Descartes, bensì una vera e
propria «funzione unificatrice» del nostro intelletto, universale e necessaria
LO SCHEMATISMO DEI CONCETTI PURI
DELL’INTELLETTO
 L’altro problema è quello di comprendere come concetti sovraspaziali e sovratemporali possano
determinare ed essere applicati a rappresentazioni che invece presentano caratteri spazio-temporali
 Kant risolve il problema individuando un principio di schematizzazione di questi concetti, vale a
dire una funzione intermedia tra sensibilità e intelletto, che consenta il passaggio dall’uno all’altra
 Questa funzione prende il nome di «Schematismo trascendentale»
 Le categorie non si applicano direttamente alle rappresentazioni della sensibilità, ma alle forme a
priori a cui gli oggetti dell’esperienza si adattano
 Tra le due forme a priori, spazio e tempo, Kant indica il tempo, dal momento che esso è la forma a
cui tutti gli oggetti si adattano, universalmente
 Le categorie determinano non le rappresentazioni, ma direttamente il tempo, costituendo «schemi
temporali»
 Gli oggetti, adattandosi a questi, si adattano indirettamente alle categorie, risultando così unificati
secondo l’ordine dei nostri giudizi
LA DISTINZIONE TRA FENOMENI E NOUMENI
 A conclusione dell’Analitica trascendentale, Kant definisce il campo di applicazione
delle categorie, e con ciò i limiti di ciò che possiamo conoscere
 Le categorie possono essere applicate, in maniera valida, solo agli oggetti che ci
vengono dati nell’esperienza, e che in questo modo si adattano alle nostre forme a
priori
 Gli oggetti, così conosciuti, sono i fenomeni, che quindi costituiscono l’orizzonte ultimo
della nostra conoscenza
 Accanto a essi, Kant definisce anche un’altra classe di oggetti del nostro pensiero, che
chiama noumeni
 Con essi Kant intende la dimensione della realtà che si trova oltre i fenomeni che noi
possiamo oggettivamente conoscere
 Il mondo noumenico rappresenta perciò una dimensione del reale che noi possiamo
legittimamente pensare come esistente, benché essa sia preclusa alla nostra conoscenza
scientifica
 Un esempio di dimensione noumenica è l’agire secondo libertà, che Kant tratterà nella