Sei sulla pagina 1di 58

6.

Wittgenstein Tractatus:
pensiero, linguaggio e
mondo

Corso: Filosofia del linguaggio


Docente: Elisabetta Sacchi
a.a. 2020/2021
Ludwig Wittgenstein
(1889-1951)
Vita

• 1911 arriva a Cambridge


• 1921 Tractatus logico-philosophicus
• 1922 abbandona la filosofia
• 1927 incontri con Schlick e Waismann
• 1929 ritorna a occuparsi attivamente di filosofia: fellow a Cambridge
• 1939 professore a Cambridge
• 1939-1945 II Guerra Mondiale
• 1951 muore
Wittgenstein e Russell
Opere pubblicate in vita

• 1921: Tractatus logico-philosophicus in tedesco (in inglese nel 1922


con introduzione di Russell)
• 1913: Rec. di P. Coffey The Science of Logic
• 1929: "Alcune osservazioni sulla forma logica"
• 1933: lettera a Mind: "Quell'ostacolo che fa ritardare la
pubblicazione della mia opera (la difficoltà di presentarla in forma
chiara e coerente) a fortiori mi impedisce di esporre le mie idee nello
spazio d'una lettera. Perciò su esse il lettore deve sospendere il
giudizio."
Opere postume (selezione)

• 1932-1934 Grammatica filosofica (pubblicato nel 1968)


• 1932-1933 Libro blu (1958)
• 1934-1935 Libro marrone (1958)
• 1930-1948 Zettel (1967)
• 1936-1946 Ricerche filosofiche I (1953)
• 1946-1949 Ricerche filosofiche II (1953)
• (1964) Osservazioni filosofiche
• 1950-1951 Della certezza (1969)
Curatori testamentari

• Elizabeth Anscombe
• Georg Henrik von Wright
• Rush Rhees
La gestazione dell’opera

• Primo progetto risale al 1911


• 1913-1914 periodo norvegese molto creativo
• 1915 prima redazione scritta dal fronte (andrà perduta)
• 1918 termina la stesura (si trova sul fronte italiano)
• Ritorno a Vienna, difficoltà a trovare un editore
• 1921: Pubblicato su una rivista tedesca
• 1922: pubblicata l’ed. inglese nella traduzione di Frank Ramsey e
Cecil Ogden con titolo Tractatus Logico-philosophicus (Titolo
suggerito da Moore a partire da Spinoza: Tractatus theologico-
politicus)
• Pubblicazione tormentata ma fortuna immediata: Circolo di Vienna
Assunzioni da cui il libro dipende

• (i) comprendiamo una proposizione senza che questa ci debba venir


spiegata a condizione di conoscere il significato delle espressioni
• (ii) Indipendenza logica delle proposizioni semplici
• (iii) se una proposizione ha senso, anche la sua negazione ce l’ha
• (iv) la logica non dipende da come è fatto il mondo

• Questi punti verranno mantenuti anche dopo il T. W. Cercherà però


da darne conto all’interno di un diverso quadro teorico, meno
aprioristico
Struttura del libro

• 7 proposizioni e corollari ordinati (per un totale di 526


sezioni)
• Sistema di numerazione decimale
• Funzione del sistema di numerazione adottato: mettere in
rilievo l’importanza di ogni singolo enunciato
• Alcune eccezioni:
• 4.0312 numera quello che W. Chiama il suo «pensiero
fondamentale» [Grundgedanke]
Stile dell’opera

• Bellezza essenziale e priva di fronzoli


• Esasperata ricerca della chiarezza espressiva
• Inscindibilità di forma e contenuto
• Struttura paragonata a quella di una composizione musicale (teoria
musicale di Schoenberg)
• Il T. è organizzato come una sequenza di osservazioni (non è un
manuale). Il libro deve servire a «far vedere come stanno le cose».
Vuole avere una funzione maieutica
• Miglior metafora è quella della scala (6.54): solo salendo i gradini il
lettore potrà vedere ciò che prima gli era celato
• Attenzione: una volta saliti bisogna gettar via la scala (guarda la luna
e non il dito che punta ad essa)
Prefazione
• Espone le finalità dell’opera
• Chiarire che i problemi filosofici nascono da un uso errato del
linguaggio. Solo una chiarificazione dell’uso sensato del linguaggio
(del suo limite invalicabile) potrà consentirci di risolvere i problemi
filosofici
• Senso del libro sintetizzato nell’affermazione «Quanto può dirsi, si
può dir chiaro; e su ciò di cui non si può parlare, si deve tacere»
• L’unico uso sensato del linguaggio è quello descrittivo (descrizione
di fatti, proposizioni della scienza naturale). Forzare il linguaggio oltre
la sfera dei fatti è generare fraintendimenti e non sensi. I problemi di
cui si occupa la filosofia non possono essere formulati in proposizioni
sensate
• W. arriva a questa conclusione al termine di un’indagine volta a
stabilire le condizioni e i limiti di quanto è pensabile ed esprimibile
Filosofia

• 4.003: Il più delle proposizioni e questioni che sono state scritte su


cose filosofiche non è falso ma insensato… Il più delle questioni e
proposizioni dei filosofi si fonda sul fatto che noi non comprendiamo
la nostra logica del linguaggio
• 4.112 Lo scopo della filosofia è la chiarificazione logica dei pensieri.
La filosofia non è una teoria, ma un'attività... Il risultato della
filosofia sono non "proposizioni filosofiche", ma il chiarificarsi di
proposizioni
• 6.5 D'una risposta che non si può formulare non può formularsi
neppure la domanda. L'enigma non v'è. Se una domanda può porsi,
può anche avere una risposta.
• 6.51 Lo scetticismo è non inconfutabile, ma apertamente insensato, se vuol
mettere in dubbio ove non si può domandare. Ché dubbio può sussistere
solo ove sussista una domanda; domanda, solo ove sussista una risposta;
risposta solo ove qualcosa possa essere detto.
Prefazione (1918)

• "Il libro tratta i problemi filosofici e mostra – credo


– che la formulazione di questi problemi si fonda sul
fraintendimento della logica del nostro linguaggio.
Tutto il senso del libro si potrebbe riassumere nelle
parole: Tutto ciò che può essere detto si può dire
chiaramente; e su ciò di cui non si può parlare si
deve tacere. Il libro vuole, dunque, tracciare al
pensiero un limite, o piuttosto – non al pensiero
stesso, ma all'espressione dei pensieri"
Wittgenstein e Kant sulla fissazione del
limite
• Similitudini col problema critico affrontato da Kant nella CRP (fissare
il limite della facoltà conoscitiva)
• Per entrambi la metafisica non ha lo status di scienza
• Per entrambi non è possibile conoscere quanto si trova oltre il limite della
conoscenza
• Differenza: secondo W. Non si può utilizzare ciò che trascende il
limite (di ciò che può essere conosciuto/pensato) per fissare il limite
stesso: così facendo ci si espone al paradosso di dover pensare ciò
che non può essere pensato
• 4.114 «L’impensabile deve essere delimitato dal di dentro attraverso
il pensabile»
• Fedele alla svolta linguistica W. Imposta la sua indagine come
un’indagine intorno al linguaggio. L’idea è che ciò che può essere
sensatamente pensato coincide con ciò che può essere
sensatamente espresso
Fissare il limite del linguaggio

• Il limite del linguaggio va fissato in relazione a ciò che può essere


sensatamente espresso
• E’ rappresentando chiaramente il dicibile che riusciamo a chiarire i
limiti dell’espressione sensata
• Non possiamo trascendere il linguaggio: i limiti del mio linguaggio
significano sempre i limiti del mio mondo
• W. Destituisce di ogni fondamento la pretesa di costruire una
conoscenza di tipo trascendentale delle condizioni a priori che
consentono al linguaggio di raffigurare la realtà
• Le condizioni che rendono possibile il dire non possono essere
espresse da una proposizione sensata
L’importanza dell’indicibile

• Lettera a un possibile editore: «Il mio lavoro si


compone di due parti: ciò che ho scritto più tutto
quello che non ho scritto. E proprio questa
seconda parte è importante»
• Il mistico, l’etica
Le sette proposizioni
1. Il mondo è tutto ciò che accade
2. Ciò che accade, il fatto, è il sussistere di stati di
cose
3. L'immagine logica dei fatti è il pensiero
4. Il pensiero è la proposizione munita di senso
5. La proposizione è una funzione di verità delle
proposizioni elementari
6. La forma generale della funzione di verità è [p, ξ,
N(ξ)]
7. Su ciò, di cui non si può parlare, si deve tacere
Articolazione della riflessione di
Wittgenstein

• Punto di partenza: il pensiero e il suo limite


• Dal pensiero al linguaggio
• come è fatto il linguaggio per poter rappresentare il mondo? La risposta a
questo quesito è la “ teoria raffigurativa” del significato. In base a tale teoria
il linguaggio (o meglio le proposizioni che lo costituiscono) è un’immagine di
stati di cose possibili
• Dalla teoria del significato alla metafisica
• La teoria raffigurativa costituisce la premessa per un ulteriore interrogativo,
metafisico questa volta. Tale interrogativo riguarda il mondo: come deve
essere il mondo per poter essere raffigurato (nei modi indicati dai principi
della teoria raffigurativa). La risposta a questo quesito è la “dottrina
dell’atomismo logico”. In base a tale dottrina la realtà avrebbe quali suoi
costituenti ultimi atomi logici (entità logicamente semplici) e il vuoto (lo
spazio logico)
La teoria raffigurativa
• La domanda da cui WITTGENSTEIN muove è: qual è il meccanismo che correla
linguaggio e realtà?
• La sua risposta è che tale meccanismo è un caso particolare del meccanismo più
generale che correla un’immagine con la situazione raffigurata.
• WITTGENSTEIN argomenta a sostegno della teoria raffigurativa delle
proposizione sostenendo che essa sola riesce a spiegare le caratteristiche
principali della nostra competenza semantica. Tra esse in particolare:
• (i) il fatto che comprendere una proposizione consista nel sapere che cosa
accade se è vera (4.024)
• (ii) il fatto che è possibile comprendere il senso di una proposizione senza
che tale senso ci debba venire spiegato (a differenza di quanto avviene
invece col significato dei nomi)
• Wittgenstein procederà dunque a chiarire: la nozione di immagine, di forma di
raffigurazione, di forma logica di raffigurazione, di immagine logica e di pensiero
Sulla nozione di immagine (2.1- 2.225)
• Wittgenstein fornisce alcuni esempi intuitivi come: un plastico, il disegno
dei due spadaccini nei Quaderni. Accanto ne introduce altri più
controversi come: disco fonografico (immagine di suoni registrati),
notazione musicale (musica)
• Obiettivo: pervenire ad una nozione di immagine più generale di quella
intuitiva
• La somiglianza tra immagine e situazione raffigurata non è condizione né
necessaria né sufficiente per la figuratività
• Ciò che risulta essenziale è che immagine e situazione raffigurata
condividano una stessa forma. Wittgenstein la chiama forma di
raffigurazione dell’immagine e la intende come possibilità di
combinazione degli elementi dell’immagine
• Tale condizione non è però sufficiente
Relazione raffigurativa
• Ad assicurare la figuratività sarebbe un duplice meccanismo che, oltre
alla comunanza della forma, richiede l’esistenza di una correlazione
univoca e non ambigua tra gli elementi dell’immagine e gli elementi
della situazione raffigurata. Wittgenstein chiama “relazione
raffigurativa” tale correlazione
• Dice che tali correlazioni degli elementi dell’immagine con le cose
appartengono all’immagine e che sarebbero come le antenne con cui
l’immagine tocca gli oggetti. Che tale correlazione abbia a proprio
fondamento una relazione iconica di somiglianza (il caso del plastico, del
modellino dell’incidente), una convenzione arbitraria (il caso della
notazione musicale) o l’esistenza di leggi fisiche (il caso del disco di
vinile) non ha importanza dal punto di vista della teoria filosofica
• Non è in generale compito della filosofia indagare i fatti empirici (di
natura convenzionale o psicologica o fisici) che rendono possibile la
correlazione.
Pilastri della concezione puramente logica
dell’immagine (2.13-2.151)
• 1. Tesi della correlazione univoca tra elementi
dell’immagine e elementi della situazione
raffigurata (stessa molteplicità logica)
• Tesi che immagine e situazione abbiano in comune
la forma di raffigurazione dell’immagine (tesi
dell’isomorfismo strutturale)
• Tesi che l’immagine sia un fatto [Tatsache] ovvero
uno stato di cose (un nesso di oggetti) sussistente
L’immagine e i suoi elementi

• L’immagine per Wittgenstein è un fatto ovvero una


connessione di elementi
• Dicendo che è un fatto Wittgenstein vuole escludere che si
tratti di un’entità priva di struttura
• WITTGENSTEIN distingue tra immagine e elementi
dell’immagine in quanto svolgono ruoli diversi
• Mentre è proprio del fatto-immagine raffigurare una
situazione, l’elemento non può raffigurare perché è privo di
struttura
Stare per e rappresentare
• Wittgenstein distingue tra la relazione che lega ciascun
elemento dell’immagine a un elemento della situazione
raffigurata e la relazione che lega l’immagine alla situazione
• Per la prima relazione usa le locuzioni ‘fare le veci di’,
‘essere il rappresentante’, ‘stare al posto di’, ‘stare per’
(Vertretung, vertreten), per la seconda ‘rappresentare’ ‘
rappresentazione’ (darstellen, vorstellen, Darstellung
Vorstellung)
• W sostiene che la relazione di ‘stare per’ richiede l’esistenza
dell’entità corrispondente nel senso che la relazione non
sussisterebbe se l’entità non esistesse
Wittgenstein vs. Frege
• 3.143 W. parla della «concezione della proposizione come nome composto». Il
riferimento è a Frege
• Secondo W, l’errore fondamentale di Frege è di non aver distinto tra
proposizione e nome (i.e.: enunciato e termine singolare). Infatti, secondo Frege
«ogni proposizione assertoria …va riguardata come un nome proprio; e il suo
significato – posto che ve ne sia uno – dovrà essere il Vero o il Falso
• W. Mantiene la distinzione tra senso e denotazione, ma la modifica in modo
sostanziale
• Distingue tra nome e proposizione, tra oggetto e stato di cose, tra nominare e
descrivere
• I nomi hanno significato (denotazione), le proposizioni senso. Per chiarire la
loro diversa funzioni logico-semantica paragona i nomi a punti e le proposizioni a
frecce (3.144)
• Il senso, però, non è un modo di presentazione della denotazione
• Il senso è ciò che un’immagine rappresenta (la possibilità di una situazione)
Forma di raffigurazione e forma logica
• La forma logica è ciò che l’immagine condivide con la realtà per poterla
raffigurare
• Può essere intesa come l’a-priori: la condizione che rende possibile in
generale la raffigurazione
• 2.172. La forma di raffigurazione non può essere rappresentata. Essa
viene esibita (cfr. anche 4.12)
• E’ uno dei capisaldi del T: tentare di rappresentare le condizioni
formali che rendono possibile la rappresentazione conduce a un
circolo vizioso
• La forma logica è la forma della realtà (la forma senza la quale la realtà
non sarebbe rappresentabile/pensabile/conoscibile)
• Immagine logica: immagine la cui forma è la forma logica
• Pensiero: immagine (puramente) logica della realtà. Configurazione
qualunque di elementi qualunque la cui struttura esibisce la possibilità
logica di una certa connessione delle entità ad essi coordinate
Segno proposizionale, proposizione, pensiero

• Proposizione è il segno proposizionale applicato, pensato


• E’ il pensiero che trasforma il segno proposizionale in
simbolo (segno interpretato) in quanto il pensiero si
proietta sul segno. Il segno proposizionale acquista così un
senso
• Il senso non è il pensiero: il pensiero è un’immagine mentre
il senso è ciò che è raffigurato
• La proposizione esprime il pensiero. Lo esprime
rivestendolo in una forma linguistica. In questo modo il
pensiero risulta percepibile. Proposizione e pensiero sono
entrambi configurazioni di elementi. Possono essere
entrambi immagine di uno stesso stato di cose
Il senso non è il pensiero
• La figuratività del linguaggio è derivata dalla figuratività del pensiero.
Il segno proposizionale non è originariamente immagine di. Il segno
proposizionale eredita la capacità raffigurativa dal pensiero che in
esso trova espressione.
• Per chiarire questo punto WITTGENSTEIN ricorre all’analogia con la
proiezione geometrica intesa come un processo di trasformazione,
un processo nel corso del quale ciò che viene trasformato acquista
nuove proprietà. Il segno viene così associato ad un senso dal
pensiero
• Il senso non è il pensiero, ma è ciò di cui il pensiero è
intrinsecamente e originariamente immagine. Il pensiero associa un
senso al segno proposizionale proiettando le parole sul mondo
istituendo così quelle correlazioni tra elementi dell’immagine e
elementi della situazione raffigurata che sono come le antenne con
cui il linguaggio tocca la realtà
Rappresentare e asserire/Mostrare e dire

• 4.022 La proposizione mostra come stanno le cose,


se essa è vera. E dice che le cose stanno così
• La proposizione mostra uno stato di cose (ne è
immagine) e ne asserisce la sussistenza
• La proposizione è vera o falsa solo in quanto
esibisce uno stato di cose (agli elementi della
proposizione corrispondono elementi della
realtà)
Stato di cose

• Stato di cose: nesso di oggetti – un complesso di


oggetti fra cui vigono certe relazioni
• Stati di cose: possono sussistere o non sussistere
• Uno stato di cose che sussiste: un fatto
• Una proposizione è un'immagine di uno stato di
cose (come una foto, o un disegno)
• 4.021 La proposizione è un'immagine della realtà
Verità

Domanda: Che cosa corrisponde a una proposizione,


quando essa è vera?
• Se lo stato di cose rappresentato dall'immagine sussiste (se
è un fatto) – l'immagine è corretta, cioè vera
• Se lo stato di cose rappresentato dall'immagine non sussiste
– l'immagine è scorretta, cioè falsa
• Come per ogni immagine, la proposizione è vera se lo stato
di cose rappresentato dalla proposizione sussiste – e falsa
altrimenti
Verità

• Verità: concordanza con i fatti – corrispondenza con


una porzione di realtà
• Non è un oggetto (come per Frege)
• Le proposizioni hanno un senso – ma non un
riferimento
• I nomi hanno un riferimento – ma non un senso
• I nomi designano oggetti
Oggetti

• I nomi designano oggetti – che ci devono essere dati (la


sostanza del mondo)
• Un nome deve rimandare a un oggetto determinato, la cui
esistenza è garantita
• Devono esserci oggetti semplici – termini di riferimento
ultimi
• Se gli oggetti fossero complessi: sarebbero a loro volta
insiemi strutturati di oggetti – e quindi sarebbero stati di
cose
Proposizioni: estendere la teoria raffigurativa
dalle prop. elementari a quelle complesse
• Proposizione elementare: una proposizione che non ha proposizioni
fra i suoi costituenti sintattici. E’ un’ immagine di uno stato di cose di
cui ne asserisce la sussistenza
• La p.e. è costituita da nomi di oggetti (degli oggetti che costituiscono lo stato
di cose raffigurato)
• Indipendenza logica delle proposizioni elementari*
• Le altre proposizioni (complesse) sono costruite a partire da
proposizioni elementari – attraverso la composizione verofunzionale:
sono funzioni di verità delle proposizioni elementari in essa
contenute
• Composizione vero-funzionale: uso dei connettivi logici (e, o, non, se… allora)
• Il mondo può essere descritto completamente con l’indicazione di
tutte le proposizioni elementari e l’indicazione di quali di esse sono
vere
Analisi logica

• Filosofia – o analisi logica: ricostruire la vera


forma logica
• Riformulare gli enunciati del LN in modo che
essi appaiano come funzioni di verità di
proposizioni elementari
• Gli enunciati che non possono così essere
ricostruiti: insensati
Insensatezza

• Insensatezza: mancato rispetto delle convenzioni del


linguaggio
• Enunciati insensati:
(1) Brtx vola
(2) Pegaso vola
(3) Socrate è identico
• Per una proposizione avere senso significa: mostrare di
essere compatibile con certi fatti del mondo – e
incompatibile con altri
Logica e scienza

• Scienza: stabilire quali proposizioni siano vere e


quali false
• Logica: ciò che conta è che la proposizione può
essere vera
• Alla scienza interessa il valore di verità della
proposizione, alla logica le condizioni di verità (il
suo senso)
Logica e scienza

• Le proposizioni non logiche (empiriche) hanno un senso (hanno delle


condizioni di verità)
"Poco fa il temporale ha abbattuto una quercia nel bosco"
• Niente in essa mi consentirà di conoscere se essa sia, di fatto, vera o
falsa
• e tuttavia la comprendo, e per comprenderla non ho affatto bisogno
di recarmi nel bosco
• non so se quella proposizione sia vera, ma so quali stati di cose
sussistono se essa è vera
Proposizioni della logica
Domanda: Che cosa rende speciali le proposizioni
della logica?
• Sono proposizioni compatibili con tutti gli stati di
cose
• Esse quindi non hanno senso - non hanno condizioni
di verità: sono vere incondizionatamente
4.461 La tautologia non ha condizioni di verità,
poiché è incondizionatamente vera; e la
contraddizione è sotto nessuna condizione vera
Proposizioni della logica
• Logica: consta per intero di tautologie
4.462 Tautologia e contraddizione non sono immagini
della realtà. Esse non rappresentano alcuna possibile
situazione. Infatti quella ammette ogni possibile
situazione; questa, nessuna
• Tautologia e contraddizione sono prive di senso (cioè prive
di condizioni di verità, ma non insensate)
4.4611 Tautologia e contraddizione non sono però
insensate; esse appartengono al simbolismo
Proposizioni della logica
• Tautologia e contraddizione non trattano di nulla:
rappresentano l'armatura del mondo. Mostrano come il
linguaggio funziona
• Il linguaggio può descrivere il mondo ma non le modalità con
cui descrive il mondo
• F(a) e G(a) mostrano che in ambedue si parla dello stesso
oggetto a
• "a = a" è una proposizione apparente, insensata (se
avesse senso, avrebbe senso anche la sua negazione)
Filosofia

• Filosofia: indicare i limiti di senso del nostro


linguaggio
• La teoria di ciò che può essere espresso dal
linguaggio, e di ciò che può essere solo mostrato
• Linguaggio sensato è solo quello descrittivo o
empirico (quindi non quello di logica, matematica,
filosofia, etica, estetica) – che può essere V o F
Filosofia

4.113 La filosofia delimita il campo disputabile della


scienza naturale
4.114 Essa deve limitare il pensabile, e con ciò,
l'impensabile. Essa deve delimitare l'impensabile
dall'interno attraverso il pensabile
4.115 Essa significherà l'indicibile rappresentando
chiaramente il dicibile
Dalla teoria raffigurativa all’atomismo logico

• L’atomismo logico è la dottrina metafisica che Wittgenstein elabora in accordo ai


principi della teoria raffigurativa del significato
• Nozioni chiave dell’ontologia del T.: mondo, fatto, stato di cose,
atomo, vuoto
• La nozione basilare è quella di ATOMO o OGGETTO SEMPLICE
• La nozione di atomo viene usata per caratterizzare quella di STATO DI
COSE (nesso – ovvero: non un miscuglio - di oggetti semplici)
• N.B. Gli oggetti sono come anelli di una catena: non c’è bisogno di alcuna
aggiunta di «colla logica» per combinare gli oggetti in uno stato di cose
• La nozione di stato di cose viene usata per caratterizzare quella di
FATTO (la sussistenza di uno stato di cose)
• La nozione di fatto viene usata per caratterizzare quella di MONDO
(la totalità dei fatti)
Gli oggetti formano la sostanza del mondo

• Tesi della sostanzialità degli oggetti: i costituenti della realtà per cui i
costituenti della proposizione stanno devono essere oggetti la cui
esistenza è necessaria
• Analogie e differenze con Russell
• Entrambi ammettono che i «veri nomi» hanno come loro funzione semantica
quella di stare per un oggetto
• Cruciale per entrambi la domanda: per che cosa può stare un nome se non
vogliamo che la sensatezza di una proposizione in cui esso occorre dipenda
da fatti contingenti?
• Entrambi cercano di garantire questo requisito
MA
• Mentre Russell opta per una garanzia epistemica (le entità la cui esistenza è
fuori discussione sono oggetti di conoscenza diretta (sense data)
• Wittgenstein cerca una garanzia metafisica (gli oggetti semplici esistono
necessariamente)*
Argomenti a sostegno dell’ontologia
atomistica

• (1) Argomento che fa leva sull’indipendenza di ciò che è


logico dai fatti contingenti

• (2) Argomento della determinatezza del senso


(1) Argomento che fa leva sull’indipendenza
di ciò che è logico dai fatti contingenti
• L’argomentazione muove da due premesse:
• (i) una proposizione raffigura una situazione ed ha pertanto un senso in
quanto ciascuno dei suoi costituenti sta per un costituente della situazione
raffigurata;
• (ii) con le nostre proposizioni noi costruiamo immagini del mondo.
• Una proposizione ha senso se raffigura uno stato di cose possibile, l’esistenza di
uno stato di cose dipende dall’effettiva esistenza dei suoi costituenti. Se i
costituenti di uno stato di cose fossero entità contingenti, la sensatezza di una
proposizione dipenderebbe dalla verità della proposizione che afferma
l’esistenza nel mondo delle entità in questione.
• Ma, sostiene WITTGENSTEIN “la questione se una proposizione abbia senso non
può mai dipendere dalla verità di un’altra proposizione sopra un costituente
della prima”.
• Dalla conclusione di questa argomentazione assieme al postulato atomistico
secondo cui solo ciò che è semplice, privo di parti o struttura interna, può
avere un’esistenza logicamente necessaria segue la tesi atomistica secondo cui
la sostanza del mondo è costituita da atomi.
(2) Argomento della determinatezza del
senso

• Se non esistessero elementi ultimi privi di complessità, allora


l’analisi della proposizione non arriverebbe mai ad una fine
• In questo modo però il senso di una proposizione non
potrebbe mai essere determinato
• Ma il senso deve essere determinato
DUNQUE
• devono esistere degli oggetti semplici come termini ultimi
dell’analisi
Caratteristiche degli atomi
• Sono: semplici* (privi di struttura), atemporali (fuori del tempo), incolori (non
hanno proprietà sensibili) , privi di dimensione spaziale ed immutabili
• (essendo fuori del tempo la loro immutabilità va concepita non in relazione
alla variazione temporale ma in relazione ad una variazione di natura logica:
gli oggetti sono ciò che permane nel passaggio da una configurazione
concepibile del mondo ad un’altra. La ragione di ciò è che sono proprio gli
oggetti a determinare le possibili configurazioni del mondo).
• Gli oggetti del TRACTATUS sono insaturi nel senso che sono essenzialmente
costituenti delle situazioni possibili (non possono né esistere né essere concepiti
in isolamento)
• L’insieme delle situazioni possibili in cui un oggetto può occorrere è la forma
dell’oggetto. Gli oggetti dunque hanno forma e tale forma è costitutiva della loro
identità e delimita lo spazio in cui ciascun oggetto è posto
• Dalla nozione di forma di un oggetto si può ricavare quella di forma del mondo.
La forma del mondo è la totalità delle situazioni possibili. Tale forma è comune a
tutte le possibili configurazioni del mondo
Esempi di atomi?

• Possibili interpretazioni suggerite da W. Nei Quaderni


• Punti? Entità fenomenologiche minime?
• Differenze rispetto alla natura degli atomi dell’atomismo
classico
• Gli atomi dell’atomismo logico hanno una natura più
astratta degli atomi classici
• Due differenze cruciali
• Immaterialità vs. materialità
• Relazione con il vuoto: In W il vuoto è lo spazio logico e
tale spazio è determinato dagli atomi stessi
Spazio logico

• La nozione di spazio logico corrisponde alla


nozione di vuoto dell’atomismo classico
• A differenza del vuoto però lo spazio logico dipende
dagli atomi (sono gli atomi che fissano lo spazio
logico)
• Anche lo spazio logico, come gli atomi, è necessario
e invariabile
• Ciò che varia ed è contingente sono i fatti
Limiti del senso

• Frase di chiusura della prefazione: "la verità


dei pensieri qui comunicati mi sembra
intangibile e irreversibile. Io ritengo, dunque,
d'aver definitivamente risolto
nell'essenziale i problemi. E, se qui non erro,
il valore di quest'opera consiste allora, in
secondo luogo, nel mostrare a quanto poco
valga l'essere questi problemi risolti"
Limiti del senso

6.432 Come il mondo è, è affatto indifferente per ciò


che è più alto. Dio non rivela sé nel mondo.
6.44 Non come il mondo è, è il Mistico, ma che esso
è.
6.52 Noi sentiamo che, persino nell'ipotesi che tutte
le possibili domande scientifiche abbiano avuto
risposta, i nostri problemi vitali non sono ancora
neppure sfiorati. Certo, allora non resta più domanda
alcuna; e appunto questa è la risposta.
Etica

6.42 Né, quindi, vi possono essere proposizioni


dell'etica
•Una proposizione asserisce il sussistere di uno stato
di cose – ma il senso del mondo non può dipendere
da quali stati di cose sussistono
6.4321 I fatti appartengono tutti soltanto al
problema, non alla risoluzione
6.41 Il senso del mondo dev'essere fuori di esso
Limiti del senso

6.53 Il metodo corretto della filosofia sarebbe


propriamente questo: Nulla dire se non ciò che può
dirsi; dunque, proposizioni della scienza naturale... e
poi, ogni volta che un altro voglia dire qualcosa di
metafisico, mostrargli che, a certi segni nelle sue
proposizioni, egli non ha dato significato alcuno
Limiti del senso
• Tractatus: frutto di un tentativo paradossale: mettere in parole
l'ineffabile
• Le proposizioni del T. sono insensate (uno strumento provvisorio)
• Sono pseudo-proposizioni: la filosofia non è una dottrina ma
un'attività
6.54 Le mie proposizioni illuminano così: colui che mi comprende, infine le
riconosce insensate, se è salito per esse – su esse – oltre esse. (Egli deve,
per così dire, gettar via la scala dopo che v'è salito) 
• La scala va buttata via. Il Tractatus non ci ha trasmesso nuove
conoscenze. Ha cambiato il nostro modo di vedere il mondo (una sorta
di illuminazione)
7. Su ciò di cui non si può parlare si deve tacere
Per approfondimenti (selezione di testi in
italiano)
• P. Frascolla, Il Tractatus logico-philosophicus: Introduzione alla
lettura, Carocci, 2000 (rist. 2006)
• D. Marconi, Guida a Wittgenstein, (cap. I), Laterza 1997 (II ed. 2002)
• A. Kenny, Wittgenstein, (capp. 1-5), Boringhieri, 1984
• R. Monk, Wittgenstein: il dovere del genio, Bompiani, 1990
• P. Tripodi, Dimenticare Wittgenstein, Il Mulino, 2009