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La malattia psichica nella

dimensione del femminile

M. Antonella Galanti 1
Scienza psichiatrica e condizione femminile

Sono legate da sempre, fin dalle origini di questa scienza


secondo il mito.

Comprendere questo legame presuppone la riflessione sui


compiti istituzionali e normativi della psichiatria e su come
tali compiti si intreccino, in maniera oscura e inquietante,
con l’imposizione di determinate funzioni e ruoli sociali.

In questo senso la funzione della psichiatria si evidenzia come


funzione di controllo dei comportamenti nell’ambito del
privato, siano essi legati ai ruoli familiari o a quelli sessuali.

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Esiste, a livello epidemiologico, un’impressionante
prevalenza femminile nell’ambito di ogni patologia
psichica. Poiché ne sono affetti anche uomini la biologia
non spiega la predominanza.

In alcuni casi tale prevalenza risulta particolarmente


accentuata, come nella Depressione e nei Disturbi d’ansia.

In altri ancora la prevalenza femminile ha una incidenza del


90%, come nel caso del Disturbi alimentari.

C’è poi una patologia particolare, che attraverso le diverse


epoche storiche accompagna le vicende della psichiatria e
quelle del femminile: l’isteria.

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La riflessione sul rapporto tra genere e psichiatria è
importante perché:
- evidenzia come la patologia psichica non sia attinente solo
alla dimensione individuale, ma abbia anche un correlato
storico-sociale, politico, antropologico.

- evidenzia come la patologia psichica sia utilizzata per


“naturalizzare” ciò che è culturale. Per la patologia
femminile la causa è sempre ricercata nella dimensione
biologica

- rende possibile una più ampia riflessione sul rapporto tra


normalità e patologia. Certi disturbi sembrano
rappresentare il risultato di un’eccessiva e perfezionistica
adesione ai dover essere socialmente imposti.

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Patologia e cultura
“Non impazzire, ma se devi farlo fallo così” (G. Devereux)
Concetto di “disturbo etnico”: la patologia è sempre
espressione dei conflitti irrisolti e delle angosce più
profonde diuna cultura. Attraverso la patologia una
cultuta disvela i propri paradossi, i propri lati oscuri, le
proprie ombre.

Isintomi non sono solo espressione di deviazione rispetto


alla norma, ma anche, paradossalmente, espressione di
enfatizzazione dell’idea di norma, quasi una sua
caricatura.

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Esempi di patologia etnica

AMOK: est asiatico, Malesia, Indonesia, Nuova Guinea

KORO : soprattutto nel sud della Cina

ISTERIA: nella Vienna fine 800

ANORESSIA : a partire dagli anni 70 del XX° secolo. Ma


anche nel medioevo.

ANSIA: dall’ultimo scorcio del XX° secolo

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L’ansia
Dall’ansia quotidiana all’ansia patologica: l’etimo
La derivazione filosofica: è legata alla dimensione
della libertà, non a quella della necessità.
L’ansia fisiologica è un’ansia ontologica. E’
“l’angoscia come vertigine della libertà”
(Kierkegaard)
La patologia dell’ansia ne rappresenta in un certo
senso un’esasperazione che compromette in
maniera significativa la vita affettiva,
relazionale e sociale del soggetto che ne è
soggiogato.

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Lasciarsi visitare dalle sensazioni spiacevoli
legate all’ansia
Sensazioni psichiche:
Difficoltà di concentrazione, risposte di allarme esagerate,
incapacità di rilassarsi, irritabilità, difficoltà di
addormentamento, paura di perdere il controllo, paura
di morire, sensazione di testa vuota, atteggiamento
apprensivo
Sensazioni corporee
Senso di soffocamento e dispnea, palpitazioni,
sudorazione, mani fredde, labbra asciutte, vertigini,
brividi o accessi di calore, pollachiuria, nodo alla gola,
tremori, tensione muscolare e dolenzia, affaticabilità.

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L’ansia è patologica quando:

• La risposta agli stimoli che l’0hanno indotta è


esagerata rispetto all’entità del pericolo e il soggetto ne
è consapevole
• La condizione di ansia è persistente e perdurante nella
giornata e nel succedersi del tempo, non è gestibile con
il ragionamento nonostante la piena consapevolezza del
soggetto
• Non c’è uno stimolo scatennate e lo stato ansioso
irrompe repentinamente e intensamente. E’ il Disturbo
da attacchi di panico

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Disturbo da attacco di panico. Frequenza D/U 3/1

Vissuto soggettivo e sintomi neurovegetativi  paura


ipocondriaca  ansia anticipatoria  agorafobia 
eliminazione della vita di relazione.

Il primo attacco assume un valore metaforico particolare. E’


repentino e acuto.

Sintomi: Tachicardia, sudorazioni, palpitazioni, tremori,


dispnea, senso di asfissia, dolore al petto, nausea, disturbi
addominali, senso di svenimento e vertigini, senso di
irrealtà, senso di morte imminente. Talvolta
depersonalizzazione.

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Anoressia e Bulimia
Chi sono le anoressiche: dispercezione dismorfofobia; esordio,
percezione onnipotente, esito; iperattività, iperrazionalità,
interese per il cibo; amenorrea, trasfigurazione.
Chi sono le bulimiche: esordio + tardivo, mangiare ed eliminare;
vergogna e colpa, orge bulimiche: 3500/5000 calorie. Vergogna
e colpa. Falso Sé pseudoindipendente.

Che rapporto c’è tra anoressia e bulimia. E’ corretto considerarle


separatamente?

E’ corretto parlare di Disturbi dell’alimentazione? Il rifiuto del


cibo è il mezzo attraverso il quale si persegue un ideale, quello
della magrezza. L’anoressica rimane fedele all’ideale, la
bulimica lo tradisce e viene sommersa dal senso di colpa.
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In ogni periodo storico la patologia rappresenta un aspetto
della natura umana in conflitto con i tempi.
L’anoressia sparisce e riemerge in relazione alla conflittualità
tra generazioni diverse di donne. Quando si crea
un’ambivalenza di genere. E’ conosciuta da sempre
(Antigone) e presenta variazioni storiche anche legate alla
classe sociale.
Esercita fascino e orrore: serve a rendersi visibili come
soggetti; integra potere e compiacenza
L’anoressica e il suo atteggiamento rispetto al corpo rimanda
sia ai percorsi di ascesi e astinenza del passato sia a quelli
oscuri che l’inquisizione categorizzò come effetto di
possessione diabolica entro l’esperienza della stregoneria
Magrezza, anestesia e convulsioni come segni di stregoneria.

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Culturalmente: la paradossale vicinanza tra ascesi,
possessione, patologia psichiatrica, rimanda alla
riflessione sul rapporto corpo – mente e al senso dei
diversi tentativi di scindere queste due dimensioni a
partire dai Pitagorici, dalla Grecia antica, fino alle
sante anoressiche del tardo medio evo, alle fasnciulle
miracolose a partire dal 500 e ai digiunatori del XVIII
e XIX° secolo.
Biologicamente: esaltazione metabolica e alterazione dello
stato di coscienza.

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Le sante anoressiche del tardo medio evo
Hanno in comune con le anoressiche moderne: la
frustrazione paradossale dei bisogni corporei, il piacere
derivato dalla privazione, il senso di onnipotenza e
sicurezza di sé tratto da e opposto al vuoto di sé, il
confronto continuo con un’immagine ideale del Sé, le
distorsioni oercettive prima o dopo il digiuno, rifiuto
del vivere reale, tensione costante verso una realtà
altra.
Differiscono perché nell’estasi ci si libera dal corpo,
nell’anoressia se ne diventa schiave. L’anoressica esiste
per eccesso o per contrasto, esasperando le sensazioni.
La santa perché sta sulla linea di confine tra vita e
morte e sembra controllarne il passaggio.
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La medicalizzazione

Il passaggio all’idea dell’inedia autoindotta come


patologia psichica si ha alla fine dell’800, con
l’esplodere del fenomeno dell’isteria.

La condizione anoressica e bulimica rappre-


sentano forse non un lottare contro il corpo, ma
attraverso il corpo.

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