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GIACOMO

LEOPARDI
La vita 
Nacque nel 1798 a Recanati (Marche),
figlio di conte Monaldo e dalla
marchesa Antici.
L'infanzia del poeta, fu molto infelice, a
causa di un'educazione rigida e
oppressiva.
A nove anni rivelò doti prodigiose e fu 
affidato ad un procettore, si dedicò agli
studi assiduamente a tal punto da
compromettere la sua debole salute.
Nel 1833 si trasferì a Napoli pensando di
poter migliorare le sue condizioni di
salute. Lì morì nel 1837 a 39 anni.
Il pensiero
Giacomo Leopardi aveva una
visione pessimistica, dove non c'è
spazio per la felicità e per le
"illusioni". 
In questo contesto drammatico, la
natura è vista come "matrigna", in
quanto ha creato nell'uomo le
speranze e le aspirazioni, che poi
delude sempre.
Le opere
-lo Zibaldone, il diario di appunti, su
pensieri e riflessioni dove scrisse dal
1817 al 1832;
-le Operette Morali (1823-1824),
un'opera filosofica in cui illustrò la
sua concezione pessimistica della
vita;
-il Libro dei Canti (1831), una
raccolta di poesie molto diverse tra
loro: i Piccoli Idilli (1819-1821) tra
cui l'infinito, e i Grandi idilli (1828-
1830), tra cui A Silvia.
Rappresentano l'apice della poesia
ottocentesca.
I temi
La poesia di Leopardi è dominata
dal conflitto tra sogni e realtà. Il
tema ricorrente è il dolore: secondo
lui è la condizione ineliminabile
della vita umana. L'uomo è
destinato all'infelicità fin dalla
nascita.
La nascita, le sofferenze e la morte
non hanno un perché e l'angoscia
dell'esistenza sarebbe intollerabile
se l'uomo non cercasse conforto
nelle illusioni.
Lo stile
Quanto alla metrica e al linguaggio,
Leopardi ha elaborato uno stile
originale.
La forma adottata in prevalenza è la
canzone, utilizzata nel Trecento da
Petrarca, con delle
innovazioni:versi, endecasillabbi,
settenari.
Nel lessico insieme alle parole
raffinate e arcaice si aggiungono
parole semplici e quotidiane.