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Fair Play

Letteralmente "Gioco
corretto", significa rispettare
le regole e l'avversario e
accettare e riconoscere i
propri limiti. 
Esso, infatti, promuove
valori, tanto importanti nella
vita quanto nello sport, come
l'amicizia, il rispetto del
prossimo e lo spirito di
gruppo.
 Storia e origini

• È un concetto che nasce in Inghilterra nell’Ottocento e viene


concepito inizialmente per le competizioni sportive.
Successivamente si diffonde in altri ambiti, anche nei rapporti
sociali e nella politica, quindi non rappresenta solo un modo di
comportarsi, ma anche un modo di pensare. 

• Nel 1992, durante il Consiglio d’Europa, costituito per l’occasione dai ministri
dello sport, approva il Codice Europeo di etica Sportiva. Si tratta di un
documento che, pur non fissando regolamenti precisi, prevede un quadro
etico di riferimento con l’obiettivo di diffondere una mentalità sportiva, che
sia condivisa in ogni attività.

• Vede come principi cardine lotta ai brogli, al doping, alla violenza verbale e
fisica, alle discriminazioni. Un criterio guida, quindi, a cui tutti coloro che
promuovono esperienze sportive per giovani e bambini devono attribuire la
massima priorità.
• Giocare per divertirsi
•  Giocare con lealtà
•  Rispettare le regole del gioco
•  Rispettare i compagni di squadra, gli avversari, gli
arbitri e gli spettatori 
Principi • Accettare la sconfitta con dignità 
a cui • Rifiutare il doping, il razzismo, la violenza e la
corruzione
attenersi: •  Essere generosi verso il prossimo e soprattutto
verso i più bisognosi 
• Aiutare gli altri a resistere nelle difficoltà
•  Denunciare coloro che tentano di screditare lo
sport
•  Onorare coloro che difendono lo spirito olimpico
dello sport 
Esempi concreti
di Fair Play 
• Era il 1964, durante l’edizione dei giochi di
Innsbruck, quando l’atleta italiano Eugenio Monti
venne sommerso di applausi per il suo gran
cuore. Nel corso della finale della gara a squadre
di bob, la squadra britannica riscontrò un
problema tecnico che, se non risolto, le avrebbe
impedito di gareggiare. Proprio in
quell’occasione, Monti prestò agli avversari il suo
bullone per permettergli di continuare la
competizione, che poi avrebbero vinto. Ciò che
colpì di quell’episodio, non fu soltanto il gesto di
grande sportività del campione, ma il modo in cui
l’azzurro commentò la sconfitta: “hanno vinto
perché sono andati più veloci, non perché gli ho
prestato il mio bullone”. 
• Un altro esempio concreto di fair play
proviene dal calcio, un mondo che spesso è
stato messo sotto accusa, ma che in questa
circostanza ha mostrato il suo lato migliore.
Il protagonista di questo memorabile
episodio è Paolo Di Canio che, nel dicembre
2000, durante una partita con indosso
maglia del West Ham, entrò nella storia del
calcio inglese.Il giocatore italiano, infatti, un
attimo prima di calciarlo in porta, fermò il
pallone con le mani dopo aver visto il
portiere avversario a terra, a causa di un
infortunio.
• L'ultimo episodio che testimonia i valori
assoluti dello Sport è invece più recente, e
risale allo scorso settembre e all'edizione di
Doha dei Mondiali di Atletica. In questo caso il
protagonista è stato Braima Suncar Dabó:
ventiseienne atleta guineano. Durante la
volata finale della gara dei 5000 metri, Dabò
strappò l'ovazione di tutto il pubblico per
essersi fermato a soccorrere un altro atleta:
stramazzato al suolo per la fatica. Il suo gesto
e quegli ultimi 250 metri fino al traguardi,
percorsi abbracciato all'avversario che aveva
aiutato, sono rimasti nella memoria di tutti gli
sportivi.
• Un giocatore del Volley Santa Monica si è reso
protagonista di un gesto di fair play che ha
fatto e sta facendo molto riflettere. Durante la
gara di Serie D maschile, tra Green Volley
Roma Nord e Santa Monica, Kevin Comastri, si
lancia in tuffo per ricevere un pallone che alla
fine termina fuori. L'arbitro, coperto dal corpo
del giocatore, assegna il punto al Santa
Monica. Né il pubblico, né i giocatori del
Green Volley si accorgono dell'errore ed è
allora che Kevin si reca dal direttore di gara
segnalando di aver toccato il pallone prima
che cadesse fuori.
• Al ranista ungherese  Daniel
Gyurta, campione olimpico e mondiale a
Barcellona nei 200 rana, è stato
riconosciuto il gesto che ha compiuto a fine
2012 quando consegnò alla famiglia di
Alexander Dale Oen, il campione norvegese
scomparso il 30 aprile 2012 per un arresto
cardiaco durante un collegiale a Flagstaff, la
medaglia d’oro vinta nei 200 rana alle
Olimpiadi di Londra.
CARTA DEL FAIR PLAY

La Carta del Fair Play è un


documento proposto dal
Comitato Internazionale Fair
Play nel 1975, che riassume i
concetti fondamentali del gioco
corretto. Dieci punti che richiama
i nobili principi che ogni
praticante dovrebbe perseguire
nell’attività sportiva.
1. Fare di ogni incontro sportivo, poco importa la posta in palio e la rilevanza
dell’avvenimento, un momento privilegiato, una sorta di festa.
2. Conformarmi alle regole ed allo spirito dello sport praticato.
3. Rispettare i miei avversari come me stesso.
4. Accettare le decisioni degli arbitri e dei giudici sportivi, sapendo che come me, hanno
diritto all’errore, ma fanno di tutto per non commetterlo.
5. Evitare la cattiveria e le aggressioni nei miei atti, parole o scritti.
6. Non usare artifici o inganni per ottenere il successo.
7. Essere degno nella vittoria, come nella sconfitta.
8. Aiutare ognuno, con la mia presenza, la mia esperienza e la mia comprensione.
9. Soccorrere ogni sportivo ferito o la cui vita è in pericolo.
10. Essere realmente un ambasciatore dello sport, aiutando a far rispettare intorno a me i
principi qui affermati.