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City and Space

Lezioni a.a. 2020–2021 Secondo semestre


CdL Magistrali in:
Pianificazione e politiche per la città, il territorio e l’ambiente
Design del prodotto e della comunicazione visiva
Prof. Guido Borelli
guido.borelli@iuav.it
Il corso di City and Space:
come funziona
 Le lezioni online si terranno sulla piattaforma MS Teams.
 Il codice di accesso a MS Teams è: u6ap6ce;
 La frequenza è vivamente raccomandata. Le presenze
saranno registrate. La frequenza inferiore al 75% delle
lezioni sarà considerata indicatore di non frequenza ;
 È possibile seguire il corso da non frequentanti. Le lezioni
saranno registrate;
Il corso di City and Space:
come funziona
 I programmi per frequentanti e non frequentanti sono
diversi;
 Tutti gli studenti devono iscriversi alla piattaforma
Classroom del corso. Se non siete iscritti, non siete studenti
del corso;
 Il codice di accesso a Classroom è: apoumhg;
Il corso di City and Space :
come funziona
 Per sostenere l’esame gli studenti frequentanti saranno
valutati su tre compiti assegnati durante il corso, più un esame
scritto sui testi di Harvey (2012) e di Lefebvre (2018);
 Per sostenere l’esame gli studenti non frequentanti saranno
valutati attraverso un esame scritto sui testi di Harvey (2012)
e (2015), Lefebvre (2018) e di Borelli e Busacca (2020).
Il corso di City and Space
L'obiettivo del corso consiste nell'introdurre gli studenti dei
CdL magistrali in Design e in Pianificazione al riconoscimento
delle inevitabili dipendenze che si generano tra le attività
progettuali (qualsiasi attività progettuale, riferita a qualsiasi
oggetto e/o soggetto) e il sistema di relazioni sociali (pubbliche
o private, lavorative o quotidiane) che si producono come esito
dei progetti e delle decisioni (degli interessi) a questi
riconducibili.
Il corso di City and Space
Parafrasando la celebre metafora «dal cucchiaio alla città» con
la quale Ernesto Nathan Roger intendeva evidenziare – sul
piano metodologico – la continuità e la coerenza progettuale
richiesta a un architetto, il corso si propone di approfondire non
solo l’attualità di questa metafora (che oggi potrebbe essere
aggiornata in: «dall’iPhone alla smart city»), ma anche le
conseguenze della sua coerenza e continuità sul piano sociale,
economico e politico.
Il corso di Space and City
Per chiarire l’intento del corso, tornano utili le affermazioni di
un designer, Ettore Sottsass e quelle di un filosofo, Henri
Lefebvre.

Secondo Sottsass: «quando Charles Eames disegna la sua


sedia, non disegna soltanto una sedia, ma disegna un modo di
stare seduti, anzi disegna soprattutto un modo di stare seduti,
cioè non disegna per una funzione, ma disegna una funzione».
Il corso di City and Space
Per Lefebvre: «ognuno sa di cosa tratta quando si parla di una
camera, di un appartamento, di un angolo della strada, del
centro commerciale o culturale, di un luogo pubblico. Queste
parole corrispondono a un uso dello spazio, quindi a una
pratica spaziale che esse descrivono e compongono.
Non occorre forse prima inventarli questi spazi, poi cercare il
paradigma che dà loro un significato e li organizza?».
Il corso di City and Space
Con queste premesse, il corso intende sensibilizzare gli studenti sia sui
condizionamenti generali-strutturali del sistema politico-economico
contemporaneo nel quale sono professionalmente immersi, sia sulla
portata individuale-singolare delle attività progettuali a loro ascritte. Per
gli studenti, l’obiettivo del corso è incentivarli a riflettere non solo sugli
output produttivi della propria professione futura ma anche sulle
conseguenze sociali del loro operato che ha luogo entro una cornice
concettualmente dominata dalle logiche e dalle retoriche del capitalismo.
Perché Marx?
Perché Marx?
«L’attualità di Marx è nella storia che si svolge sotto i nostri occhi. Le
sue analisi sono tra le poche che possono ancora fornirci una bussola
per orientarci nell’oscura selva della crisi globale che ha colpito
l’economia e la politica mondiale con una violenza sino a oggi
inusitata. Senza pregiudizi e senza dogmatismi, il riferimento al suo
insegnamento di grande economista e di grande studioso sociale che
pone al centro dell’analisi il lavoro e il processo di valorizzazione
capitalistico è una lezione da rinnovare continuamente» (G. Sapelli,
L’attualità di Marx, 2014)
Il modo di produzione delle società capitaliste

Marx è convinto che la produzione rappresenti il fondamento


della natura umana
Il modo di produzione delle società capitaliste

Marx distingue diversi modi di produzione caratteristiche di


epoche differenti:
1_ il «comunismo primitivo, caratteristico delle società
primordiali che condividevano la proprietà della terra;
2_ il «sistema schiavistico», tipico delle società antiche:
coincide con l'appropriazione privatistica della terra e con
l’instaurazione del l rapporto di lavoro schiavo-padrone;
Il modo di produzione delle società capitaliste

3_ il «modo di produzione feudale», caratteristico dell’era


premoderna consiste nell’impiego di lavoro di tipo servile in un
contesto economico eminentemente rurale, caratterizzato dalla
preminenza della signoria terriera. Si tratta di un modo di
produzione dominato dalla terra e dall’economia naturale in cui
né il lavoro né i prodotti del lavoro costituivano merce;
Il modo di produzione delle società capitaliste

4_ il «modo di produzione» capitalistico, in cui si sviluppano il capitale,


il lavoro salariato, la proprietà mobiliare e immobiliare, l'industria, il
commercio, la finanza. È organizzato in modo che le condizioni
materiali della produzione sono a disposizione di una ristretta cerchia di
individui – i capitalisti – sotto forma di proprietà dei mezzi di
produzione, mentre la massa – il proletariato – è soltanto proprietaria
della condizione soggettiva della produzione: della (propria) forza-
lavoro.
Il modo di produzione delle società capitaliste

Il modo di produzione delle società capitaliste è storicamente


determinato da una precisa evoluzione delle forze produttive
come risultato di determinate conoscenze scientifiche e
della tecnologia connessa.
Il modo di produzione delle società capitaliste

È il prodotto di relazioni che si sono storicamente determinate


fra gli individui;

è il risultato di una particolare organizzazione sociale;

è una condizione che influenza la forma e lo sviluppo delle


relazioni sociali.
Il modo di produzione delle società capitaliste

Ne L’ideologia Tedesca, scritto nel 1846 insieme a Engels,


Marx scrive:

«Finora tutta la concezione della storia ha puramente e


semplicemente ignorato questa base reale della storia, oppure
l'ha considerata come un semplice fatto marginale, privo di
qualsiasi legame con il corso storico […]
Il modo di produzione delle società capitaliste

Ne L’ideologia Tedesca, scritto nel 1846 insieme a Engels,


Marx scrive:

[…] Per questa ragione si è sempre costretti a scrivere la storia


secondo un metro che ne sta al di fuori; la produzione reale
della vita appare come qualcosa di preistorico». 
Parte 1 | 1 Lezioni 1 e 2

La forma elementare
delle merci
Merce e scambio

«La ricchezza delle società nelle quali domina il modo di


produzione capitalistico, si presenta come una “enorme
raccolta di merci”; la merce singola [appare] come la sua forma
elementare. L’analisi della merce è quindi il punto di partenza
della nostra indagine» (Karl Marx, Il Capitale, vol. I, 2017 [ed.
or. 1867], p. 107).
Merce e scambio
Nell’enunciato precedente dovete prestare particolare
attenzione e al linguaggio utilizzato da Marx e al sue intenzioni
significative:

«presentarsi» e «apparire»

non sono la stessa cosa di:

«essere».
Merce e scambio
La «forma elementare» della merce è indifferente alla natura
dei bisogni.

Per Marx è fondamentale l’atto dell’acquisto della merce.


Merce e scambio
L’immensa varietà delle merci può essere considerata in base a
due fattori:

_ il valore d’uso;

_ il valore di scambio.
Merce e scambio
In qualsiasi società storica, il valore d’uso delle merci si
realizza soltanto attraverso l’uso, cioè nel consumo. I valori
d’uso costituiscono il contesto materiale della ricchezza, in
qualunque forma sociale

Nella società capitalista le merci sono nello stesso tempo «i


depositari materiali del valore di scambio» (Marx, 2017, pp.
108-109).
Merce e scambio
In qualsiasi società storica, il valore d’uso delle merci si
realizza soltanto attraverso l’uso, cioè nel consumo. I valori
d’uso costituiscono il contesto materiale della ricchezza, in
qualunque forma sociale

Nella società capitalista le merci sono nello stesso tempo «i


depositari materiali del valore di scambio» (Marx, 2017, pp.
108-109).
Merce e scambio
Prestiamo ancora una volta particolare attenzione al fatto che le
merci costituiscono il SUPPORTO MATERIALE del valore di
scambio.

Essere il «supporto materiale di qualcosa» non coincide con


l’«essere qualcosa».

Il valore di scambio è la FORMA FENOMENICA di un


contenuto distinguibile da esso.
Merce e scambio
Non posso scomporre la merce e trovare l’elemento intorno ad
essa che ne rende possibile lo scambio.

Ciò che la rende scambiabile deve essere qualcos’altro e questo


qualcosa può essere scoperto SOLO QUANDO LA MERCE
VIENE SCAMBIATA.

La materialità̀ della merce non può dirci nulla sulla sua


commensurabilità.
Merce e scambio
Se si prescinde dal valore d’uso di una merce, non resta che
una proprietà per le merci: quella di essere prodotta dal lavoro.

Per Marx (2017, p. 110): «In quanto valori d’uso, le merci sono
prima di tutto di qualità differente; in quanto valori di scambio,
possono essere solo di quantità differente; quindi non
contengono neppure un atomo di valore d’uso».
Merce e scambio
Ciò che le merci hanno in comune è l’essere dei supporti
materiali del lavoro che le ha realizzate E IN ESSE SI È
OGGETTIVATO.

Quale tipo di lavoro si oggettiva nelle merci?

Non può essere il tempo, altrimenti la merce più pregiata


sarebbe quella che richiede processi produttivi più lunghi.
Merce e scambio
Scrive Marx (2017, p. 111): «Consideriamo ora il residuo dei
prodotti del lavoro. Non ne è rimasto che la stessa oggettività
spettrale, una pura e semplice gelatina di lavoro umano
indifferenziato (...) Oramai, queste cose rappresentano soltanto
il fatto che nella loro produzione si è spesa forza lavoro umana;
che vi è accumulato lavoro umano» (p. 111).
Merce e scambio
È il valore di scambio che rende le merci commensurabili. Tale
valore è nascosto nelle merci come una «oggettività spettrale»
e circola nel processo di scambio.
Merce e scambio
Scrive Marx (2017, p. 112): «l’intera forza lavoro della società,
che si rappresenta nei valori del mondo delle merci, figura
come una sola e medesima forza umana, benché sia composta
da innumerevoli forze lavoro individuali. Ognuna di queste
forze è forza lavoro umana identica alle altre, in quanto
possiede il carattere di FORZA LAVORO SOCIALE MEDIA».
Merce e scambio
Il concetto di «forza lavoro sociale media» può essere inteso
come INTERA FORZA LAVORO DELLA SOCIETÀ che si
rappresenta nei valori delle merci.

Si tratta del concetto di «lavoro socialmente necessario» che


rimanda all’idea di mercato mondiale delle merci (ciò che oggi
noi indichiamo con il termine «globalizzazione».
Merce e scambio
Cosa vuole dire «socialmente necessario»? Come viene
stabilito cosa è necessario e da chi?

Marx ha sostenuto che alcuni valori sono determinati da un


processo che non capiamo e che non è frutto di nostre scelte
consapevoli.

Bisogna quindi analizzare il modo in cui tali valori ci sono


imposti.
Merce e scambio
Scrive Marx (2017, p. 111): «In Inghilterra (...) dopo
l’introduzione del telaio a vapore bastò forse la metà del lavoro
di prima per trasformare in tessuto una data quantità di filo. In
realtà, per questa trasformazione, al tessitore a mano inglese
occorreva lo stesso tempo che in passato, ma adesso il prodotto
della sua ora lavorativa rappresentava soltanto mezz’ora di
lavoro sociale».
Merce e scambio
Da ciò ne consegue che il valore di scambio è sensibile al
progresso tecnologico e al processo di produzione .
Merce e scambio
Ancora: cosa significa socialmente necessario? La risposta
implica un dualismo:
a) lavoro concreto (effettivo);
b) lavoro astratto (socialmente rilevante).
Queste due forme di lavoro convergono nell’atto unitario dello
scambio e implicano un altro dualismo:
a) la forma relativa del valore;
b) la forma equivalente del valore.
Merce e scambio
Valore relativo e valore equivalente convergono nella «merce
denaro» che funziona come EQUIVALENTE UNIVERSALE
rispetto a tutte le altre merci.
Merce e scambio
Le tesi di Marx intendono offrirci una comprensione delle
relazioni interne che tengono il capitalismo in uno stato
perenne di unità contraddittoria e di continuo movimento.
Merce e scambio
«Le nostre vite sono controllate da una classe dominante che
ha investito i propri interessi non solo nel mutamento, ma
anche nella crisi e nel caos. L’ininterrotto scuotimento di tutte
le situazioni sociali, l’incertezza e il movimento eterni, anziché
sovvertire questa società, in concreto non fanno che rafforzarla.
I crolli vengono trasformati in lucrose opportunità di nuovo
sviluppo e rinnovamento […]
Merce e scambio
[…] la disintegrazione funge da forza di mobilitazione e quindi di
integrazione […]
Merce e scambio
[…] L’unico spettro che davvero incombe sulla moderna classe
dirigente e che davvero mette in pericolo il mondo che questa ha
creato a propria immagine, è costituito proprio dall’unica cosa che
le élite tradizionali e, in ciò, le masse tradizionali, hanno sempre
agognato: un prolungato periodo di solida stabilità […]
Merce e scambio
[…] In questo mondo, stabilità può solo significare entropia, morte
lenta, mentre l’unica certezza del nostro essere vivi ci viene dalla
nostra capacità di progresso e di crescita. Affermare che la nostra
società si sta disgregando equivale soltanto ad affermare che è viva e
in buona salute».

M. Berman (1982), All That is Solid Melts Into the Air


Merce e scambio
Nei mercati mondiali sono all’opera delle forze astratte che
dominano la società. Questa condizione produce una forma di
feticismo che impedisce di vedere e capire cosa realmente accade
nel processo di produzione delle merci.

Si tratta di un processo che trasforma tutte le relazioni sociali tra


persone in relazioni materiali tra persone e relazioni sociali tra le
cose.
Merce e scambio
È interessante notare che, al di là di queste tensioni prevedibili, il
vero problema sembra risiedere nella spettacolare presa che le
narrazioni e gli elementi culturali che insistono sulla
desiderabilità della crescita capitalista hanno sempre dimostrato
nei confronti dei soggetti che lavorano e consumano, impedendo
la loro identificazione con una posizione politica attiva e critica.
Tebe dalle Sette Porte, chi la costruì?
Ci sono i nomi dei re, dentro i libri.
Son stati i re a strascicarli, quei blocchi di pietra?
Babilonia, distrutta tante volte, chi altrettante la riedificò?
In quali case di Lima lucente d'oro abitavano i costruttori?
Dove andarono, la sera che fu terminata la Grande Muraglia, i
muratori?

Bertolt Brecht (1935), Domande di un operaio che legge.


Merce e scambio
«La forma merce e il rapporto di valore tra i prodotti dei lavori in
cui essa si esprime, non hanno assolutamente nulla a che vedere
con la loro natura fisica e con i rapporti materiali che ne
discendono: è solo il rapporto sociale esistente tra gli uomini che
qui assume ai loro occhi la forma fantasmagorica di rapporto tra
le cose (...) Il feticismo aderisce ai prodotti del lavoro non appena
sono prodotti come merci, e che quindi è inseparabile dalla
produzione di merci» (Marx, 2017, p. 150).
Parte 1 | 1 Lezioni 3 e 4

Il processo di lavoro
Il processo di lavoro

«Il lavoro è (...) per l’uomo, una condizione di esistenza a


prescindere da ogni forma sociale; una necessità naturale eterna
per mediare metabolismo fra uomo e natura e perciò la stessa vita
umana» (Marx, 2017, p. 273).
Il processo di lavoro

Nella visione di Marx non esiste una separazione netta nel


processo di lavoro. Tutto fa parte, in modo dialettico, di un
«metabolismo» nel quale è impossibile separare l’umano dal
naturale.
Il processo di lavoro

La trasformazione di oggetti in strumenti di lavoro ha delle


conseguenze per le nostre relazioni sociali e viceversa: come
cambiano le nostre relazioni sociali, così deve mutare la nostra
tecnologia e come questa cambia, mutano le nostre relazioni
sociali.
Questo significa che esiste una relazione dialettica tra la
tecnologia e le relazioni sociali.
Il processo di lavoro

Il processo lavorativo dipende non solo dall’estrazione delle


materie prime ma anche dall’edificazione di terreni, strade,
infrastrutture urbane (la cosiddetta “seconda natura”.

Il lavoro è un processo che trasforma qualcosa in qualcos’altro.


Il processo di lavoro

«l’uomo agisce nei confronti della materia naturale come una


forza di natura. Mette in moto forze naturali appartenenti alla sua
corporeità, braccia e gambe, testa e mano, per appropriarsi della
materia in una forma utilizzabile per la propria vita. Agendo con
questo movimento sulla natura esterna, e modificandola, egli
modifica nello stesso tempo la propria natura» (Marx, 2017, pp.
273-274).
Il processo di lavoro

Il processo lavorativo dipende non solo dall’estrazione delle


materie prime ma anche dall’edificazione di terreni, strade,
infrastrutture urbane (la cosiddetta “seconda natura”.

Il lavoro è un processo che trasforma qualcosa in qualcos’altro.


Il processo di lavoro

Non possiamo trasformare ciò che ci circonda senza trasformare


noi stessi e non possiamo trasformare noi stessi senza trasformare
ciò che ci circonda.
Il processo di lavoro

«Gli uomini non possono vedere nulla intorno a sé che non sia il
loro proprio viso: tutto parla loro di loro stessi. Anche il loro
paesaggio
ha un’anima».

Guy Debord, Théorie de la dérive, 1958


La città diffusa del Nordest (vista dal Monte Grappa)
La città diffusa del Nordest
La città diffusa del Nordest appare come:
1. una società locale;
2. un modello produttivo (un «tipo spaziale» del modo di
produzione flessibile);
3. un gruppo regolativo dell’economia;
4. una agglomerazione («città diffusa») non istituzionalizzata e
dai confini incerti;
5. una condizione esistenziale.
Parte 1 | 1 Lezioni 3 e 4

La tecnologia
La tecnologia

Seguendo Benjamin Franklin, Marx ha definito l’essere umano


come un «animale che fabbrica utensili».
La tecnologia
«La stessa importanza che la struttura dei reperti ossei ha per la
conoscenza dell’organizzazione di specie animali estinte, hanno i
reperti di mezzi di lavoro per il giudizio su formazioni socio-
economiche scomparse. Non cosa fa, ma come e con quali mezzi di
lavoro la si fa, distingue le epoche economiche.

I mezzi di lavoro sono non soltanto i gradimetri dello sviluppo della


forza lavoro umana, ma gli indici dei rapporti sociali nel cui ambito
l’uomo lavora » (Marx, 2017, p. 437).
La tecnologia

Per Marx è molto importante l’idea che ci sia stato un processo di


evoluzione umana nel quale possiamo distinguere cambiamenti
radicali non solo nelle tecnologie ma anche nei modi di
produzione nel loro complesso.
La tecnologia
Via via che le invenzioni aumentavano e la domanda di
macchinario perfezionato cresceva, si sviluppavano, da un lato la
differenziazione della fabbricazione di macchine in molteplici
rami indipendenti, dall’altro la divisione del lavoro all’interno
delle manifatture per la produzione di macchine.
MODO DI PRODUZIONE FORDISTA

Stabilimenti Fiat Lingotto, Torino (1923)


MODO DI PRODUZIONE FORDISTA

zona industriale a Treviso 2020


La tecnologia

Il capitalismo è tecnologicamente innovativo: non abbiamo la


possibilità di scegliere se innovare o no, perché la struttura del
capitalismo ce lo impone.
L’unica domanda interessante è: «come avverrà la crescita e con
quali cambiamenti tecnologici?».
MODO DI PRODUZIONE POSTMATERIALISTA
La tecnologia

«La tecnologia svela il comportamento attivo dell’uomo nei


confronti della natura, il processo di produzione immediato della
sua vita e, quindi, anche dei suoi rapporti sociali e delle idee che
ne provengono» (Marx, 2017, p. 503).
La tecnologia
In questa proposizione ci sono alcuni concetti importanti:
1. la tecnologia;
2. la natura;
3. la produzione;
4. la vita quotidiana;
5. le relazioni sociali;
6. le idee.

Questi concetti non sono statici, ma in movimento


La tecnologia

1. la tecnologia; «La tecnologia svela il


2. la natura; comportamento attivo dell’uomo
3. la produzione; nei confronti della natura, il
4. la vita quotidiana; processo di produzione immediato
5. le relazioni sociali; della sua vita e, quindi, anche dei
6. le idee. suoi rapporti sociali e delle idee
che ne provengono»
(Marx, 2017, p. 503).
«Una volta eravamo piloti, la strada aperta viveva
di autonomia, avventura, pericolo, fiducia e
velocità.
Oggi abbiamo la stessa probabilità di essere sul
sedile posteriore di un Uber che al volante.
I giganti della tecnologia ci stanno lanciando
verso un futuro brillante e felice di "guida
autonoma", vendendo utopia ma ugualmente
desiderosi di fare pubblicità a un pubblico
prigioniero legato a un altro dispositivo costoso.
Siamo destinati, quindi, a diventare passeggeri,
non guidatori?»
Why We Drive
The Philosophy of Open Road

Usando la guida come una finestra attraverso la quale vedere i


cambiamenti più ampi apportati dalla tecnologia a tutti gli aspetti
della vita contemporanea, Crawford indaga il posto di guida come
uno dei pochi domîni rimasti di abilità, esplorazione, gioco e
libertà.
Why We Drive
The Philosophy of Open Road

Raccontando il suo decennale restauro di una Volkswagen d'epoca


e i suoi viaggi nelle fiorenti sottoculture automobilistiche di tutto
il paese. Crawford ci conduce in un'indagine irriverente ma
profondamente meditata sul potere delle burocrazie senza volto,
sull'importanza di mettere in discussione le regole insensate e
sulla battaglia per l'autodeterminazione democratica contro i
capitalisti della sorveglianza.
Why We Drive
The Philosophy of Open Road

Una meditazione sulla competenza della gente comune, Why We


Drive esplora la genialità delle nostre pratiche quotidiane sulla
strada, le ricompense di "ingegneria popolare" e il valore
esistenziale di essere occasionalmente spaventati a morte.
Why We Drive
The Cash-for-Clunkers Programmes

I programmi "contante per i rottami" rivendicano il primato della


responsabilità ambientale, eppure tali iniziative impongono
l'obsolescenza di automobili perfettamente utilizzabili, con costi
ambientali non riconosciuti. In una prospettiva correlata, le
ordinanze di rottamazione dirette contro le vecchie auto sono a
volte poco più che una pirateria municipale intrapresa per conto
degli interessi immobiliari.
Why We Drive
The Cash-for-Clunkers Programmes

Un'estetica suburbana di ordine è vestita di moralismo "verde" e


usata non solo contro gli appassionati di automobili, ma contro le
persone frugali e intraprendenti che possono contare su una o due
auto di ricambio parcheggiate sul retro.
Why We Drive
«Ho scoperto che quando sei in viaggio da solo senza un piano o
senza un accompagnatore, ti apri agli altri con meno pregiudizi, e
questo può influenzare il modo in cui sei accolto.
Fa bene uscire dalla propria vita congestionata per un po'. I tuoi
stanchi monologhi interni cominciano a cadere, così come tutti
quei ruoli, prese di posizione e risentimenti che ti attaccano ai tuoi
soliti ritrovi e ti definiscono, troppo».
Travel Coaching

3- SOLITUDINE
Molto facile pensarsi soli e sperduti dall’altra
parte del mondo, in città e paesi sconosciuti
dove nessuno, ahimè, ti rivolge la parola. La
realtà dei fatti smentisce questo timore da
subito. Ovunque tu vada incontrerai persone,
altri viaggiatori, gente del posto, qualche
strambo personaggio che ti resterà nella
memoria più di altri. Scopri così che puoi
scegliere. Alterni momenti in cui decidi di essere
solo con quelli in cui scegli di condividere tempo
ed esperienze con altri. Comunque sia, sei tu a
scegliere.
Why We Drive
«Diventiamo anche sociologi e psicologi dilettanti mentre
guidiamo, analizzando il carattere degli altri automobilisti sulla
base, per esempio, di un indicatore di direzione lasciato
lampeggiare per chilometri e chilometri. Cerchiamo spiegazioni, e
così facendo ci aggrappiamo alle uniche informazioni disponibili:
le caratteristiche demografiche facilmente visibili dell’aspetto del
conducente, il tipo di veicolo che guida, le sue condizioni, i suoi
adesivi, e da queste traiamo delle generalizzazioni».
Why We Drive
«Questo lavoro analitico fa parte del processo di diventare
arrabbiati: diventa rapidamente un tipo di rabbia politica. Donne al
volante. Macho drivers. Vecchi imbranati. Giovani menefreghisti.
Autisti asiatici. Guidatori di Prius che vogliono farvi sapere che
"comprano locale". Tossici con pieni di metanfetamine in pickup
truccati. Coglioni ossigenati in BMW. Ciccioni vendicativi in
Pontiac Aztec. Sessantenni bianchi in Corvette che guidano al
limite della velocità. Mamme casalinghe dagli occhi vuoti in
Suburban. "Filosofi-meccanici" che pensano di avere il diritto di
marciare tra le corsie.».
https://www.youtube.com/watch?v=cDkPCQYckQ8
Why We Drive
«Le città che non riescono ad adottare le tecnologie più
aggiornate, che non riescono ad adottare un approccio data driven,
quelle città saranno nella Rust Belt digitale tra 20 anni?»

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