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Digestione anaerobica e

produzione di biogas
Che cos’è il biogas
una delle fonti alternative più utilizzate per
la produzione di energia rinnovabile;
il risultato della digestione anaerobica di varie
sostanze organiche ad opera di numerosi batteri;
l'energia racchiusa nei legami chimici è poi rilasciata e
immagazzinata principalmente in metano(CH4) il
quale, assieme all'anidride carbonica (CO2) è il
principale costituente del biogas;
altre sostanze presenti in minor percentuale sono CO,
N, H, H2S;
possiede un alto potere calorifico e può essere
convertito in elettricità e calore.
Il residuo della fermentazione è il digestato,
un materiale liquido, completamente
inodore e ad altissimo valore agronomico,
con caratteristiche migliorative rispetto al
materiale di partenza. 
Il biogas è indicato dall'U.E. tra le fonti
energetiche rinnovabili non fossili che
possono garantire non solo autonomia
energetica, ma anche la riduzione graduale
dell'attuale stato di inquinamento
dell'aria e quindi dell'effetto serra. 
Che cos’è il biometano
un gas derivato dal biogas che ha subito un processo di
upgrading (raffinazione e purificazione) portando la
concentrazione di metano CH4 a superare il 98%. 
al pari del gas naturale (metano fossile) il Biometano
può:
• contribuire alla riduzione emissione gas serra;
• essere utilizzato come biocombustibile per veicoli a
motore;
• immesso nella rete di distribuzione nazionale;
• trasportato e stoccato per la successiva produzione di
energia anche in luoghi molto distanti dal sito produttivo.
I plus del Biometano:
• fonte rinnovabile programmabile;
• riduzione della dipendenza dalle
importazioni;
• sviluppo dell’economia locale;
• sostenibilità ambientale;
• un circuito chiuso;
• massima flessibilità. 
Il biometano è un ulteriore opportunità di sviluppo
per tutti i produttori di biogas, con un alto grado di
efficienza.

Potenziale relativo alla produzione di biometano:


sarebbe possibile arrivare a coprire nel medio termine
il 10% del consumo nazionale di gas, attraverso la
produzione di 7-8 miliardi di metri cubi all’anno di
biometano agricolo.

Considerato che  l’Italia importa 70 miliardi di metri


cubi di gas naturale l’anno il biometano è
fondamentale per ridurre la dipendenza energetica
italiana.
Come funziona un impianto?
All'interno di un apposito contenitore, il fermentatore,
vengono convogliate varie sostanze naturali.
 Letame
 Liquame
 Pollina
 Siero lattiero-caseario
 Scarti vegetali
 Sottoprodotti agricoli

Colture quali silo mais, frumento, sorgo, granella, in


combinazione con liquami e letami, sono ottime materie
prime. Inoltre possono essere utilizzati anche scarti
dell'industria agroalimentare.
Nel fermentatore, in assenza di ossigeno e a temperatura
controllata, un grande numero di batteri degrada la sostanza
organica. Il risultato di questa degradazione è triplice:  biogas,
calore e digestato (fertilizzante liquido naturale)

Ilbiogas viene convertito in energia elettrica grazie a un


cogeneratore e ceduto alla rete nazionale. Una parte è
convertita in ulteriore calore.

Ilcalore, oltre che per il processo di fermentazione stesso, è


utilizzato per il riscaldamento di alcuni locali dell'azienda,
come stalle e uffici (o addirittura per un processo industriale).

Il digestato viene utilizzato come fertilizzante naturale nelle


coltivazioni aziendali, la cui qualità è di gran lunga superiore
al letame
Il biogas fa dell’azienda agricola un
cerchio veramente perfetto

Da sempre agricoltura e allevamento hanno


utilizzato i sottoprodotti
agricoli integrandoli nel ciclo produttivo,
prevalentemente sotto forma di concime,
ma non solo.
Purtroppo tale integrazione non è mai
stata pienamente efficiente, fino a
diventare un costo anziché un valore.
Analisi del processo
Fasi del processo
Parametri di stabilità del processo:
Temperatura
 batteri psicrofili (10-25°C)
batteri mesofili (20-40°C)
batteri termofili (45-55°C)

I processi mesofili e termofili sono i più


efficienti
L’intervallo di temperatura ottimale è di pochi
gradi, basta poco per rallentare o bloccare il
processo, è importante il sistema di
riscaldamento e di isolamento del digestore
Acidi grassi volatili (AGV).
Acidi organici prodotti nel corso della degradazione
della sostanza organica. La concentrazione di AGV
è espressa come concentrazione di acido acetico nel
volume di materiale (mg/L), dipende dalla quantità
e qualità del materiale caricato nel digestore e
dall’equilibrio tra batteri acidogeni e batteri
metanigeni. Come parametro di stabilità non viene
assunta la concentrazione assoluta ma le variazioni
di concentrazione: incrementi repentini di
concentrazione indicano che il processo volge
verso la fase acidogenica piuttosto che
metanogenica. In generale un incremento degli
AGV è conseguente all’aumento del carico
organico da trattare.
Alcalinità. La capacità del sistema di
accettare protoni ed è espressa come
concentrazione di carbonato di calcio.
E’ determinata dalla coesistenza di
ammoniaca, originata dalla degradazione
proteica, e bicarbonato, derivato dalla
dissoluzione dell’anidride carbonica (CO 2)
nel mezzo, che formano un sistema in grado
di tamponare l’abbassamento del pH dovuto
dall’accumulo degli acidi grassi volatili.
Concentrazione di ammoniaca. L’ammoniaca è
prodotta durante la degradazione delle proteine.
Un’alta concentrazione può inibire i batteri
acidogeni e metanigeni.
Intervalli di concentrazione:
• 200-1.500 mg/L: mai tossica;
• 1.500-3.000 mg/L: inibente se il pH è sotto 7,4;
• 3.000 mg/L: sempre inibente.
La presenza di ammoniaca è importante per
tamponare il sistema dentro al digestore e
compensare l’accumulo di acidi grassi volatili
mantenendo un pH stabile.
 pH
Il valore dipende dai parametri visti in
precedenza: concentrazione di acidi grassi
volatili, ammoniaca, alcalinità.
In un digestore in fase stabile il valore di pH
dovrebbe aggirarsi intorno a 6,5-8.
Cadute del valore di pH sotto 6,5 indicano
un accumulo di acidi grassi volatili (spesso
a causa della sovralimentazione del
digestore).
Caratteristiche chimiche delle biomasse
 Il contenuto di sostanza secca indica quanto è concentrato il
materiale introdotto nel digestore. Per i sistemi Cstr
(digestori completamente miscelati) il contenuto di sostanza
secca all’interno del digestore deve essere inferiore al 10%
 Il contenuto di solidi volatili indica la quantità di sostanza
organica contenuta nella biomassa e potenzialmente
trasformabile in biogas.
colture energetiche + del 90% della sostanza secca totale,
materiali predigeriti (liquami zootecnici maturati e i fanghi di depurazione)
60 - 70%.
Il carbonio rappresenta una parte di tutta la sostanza organica
presente (approssimativamente il 50%).
Il contenuto di N in particolare il rapporto
ottimale tra carbonio e azoto per la digestione
anaerobica è indicato < 30.
Un C/N > 30 rallenta il tasso di crescita
microbica e tutte le reazioni di
trasformazione del substrato in biogas.
La richiesta di P e K è più limitata rispetto a
quella di azoto, il range ottimale C/P
(carbonio/fosforo) è indicato tra 120 e 150.
Il rapporto C/K invece è indicato tra 45 e
100
Tempo di ritenzione idraulico
HTR Hydraulic Retention Time

E’ iltempo in giorni di permanenza del


substrato all’interno del digestore
Dipende dalla miscela organica in
digestione e dalla temperatura
Aumenta in modo direttamente
proporzionale alla quantità di sostanza
secca
Tecniche di digestione in base alla
sostanza secca
Digestione a umido (wet) sostanza secca
inferiore al 10%
Digestione a secco (dry) sostanza secca
superiore al 20%
Digestione a semisecco (emi-dry)
sostanza secca introno al 12-18%