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Essere cittadine.

La conquista dei diritti


civili,
politici e sociali.

Una cronologia diversa.

Politiche di Genere

Lorenza Perini
Acquisizione dei diritti di CITTADINANZA
UOMINI DONNE

Diritti civili Diritti civili

Conquistati con la Rivoluzione Francese XVIII La maggior parte sono conquiste del Novecento (dal 1919
secolo abolizione autorizzazione maritale fino al 1996, legge sulla
violenza sessuale)

Diritti politici Diritti politici

XIX secolo In Italia le donne hanno diritto di voto solo dal 1945

Diritti sociali Diritti sociali

XX secolo Il Fascismo ne ha concessi parecchi sotto forma di tutela


della maternità.
Altri, che vengono attribuiti alle donne, di fatto non le
riguardano direttamente come persone (asili nido, permessi
per cura di anziani e/o familiari malati, etc.).
...IL 1 FEBBRAIO 1945
un decreto legislativo estende
alle donne il diritto di voto.

Nelle elezioni
amministrative della
primavera del 1946
e successivamente il 2
giugno in occasione del
referendum
istituzionale e
dell’elezione
dell’assemblea
costituente

le donne italiane
possono votare…
Da diapositiva 4 a diapositiva 45

approfondimento sulle battaglie del


suffragismo italiano
fino al primo voto nel 1946
I diritti
politici

In Italia LE
DONNE
CONQUISTANO
IL DIRITTO DI
VOTO solo nel
1945 dopo una
battaglia durata
cinquant’anni…
Disegni di Legge sul voto alle donne in Italia
1863 Peruzzi E' mirato a non far perdere il diritto di
voto a chi già l'aveva
1865 Lanza Respinto
1867 e 1877 Morelli Abolire la schiavitù domestica
accordando i diritti civili e politici

1871 Lanza Insabbiato

1876 Nicotera Insabbiato


1880 Zanardelli Non si nega il voto per principio, ma
per opportunità
1881 Coppino Spetterà ad altri e ad altro tempo la
concessione del voto alle donne
1884 Depretis Non si nega il voto, ma l'opportunità
del suo esercizio
1887 Crispi Non si nega il voto, ma l'opportunità
del suo esercizio
1907-1910 Commissione … sulle condizioni sociali della donna
nominata da Giolitti…
1919 Martini-Gasparotto Proposta di legge approvata solo
dalla Camera

 
1915-1918
Il dibattito sul voto alle
donne si era, ovviamente,
interrotto con lo scoppio
della I guerra mondiale...
...ma, dopo la fine del
conflitto, in Italia come
in altri Paesi, la
conquista del voto alle
donne sembra imminente...
Acquisizione diritto di voto donne/uomini in Europa
Anno concessione diritto di voto
UE-27

  Uomini Donne
Finlandia 1906 1906
Danimarca 1849 1915
Germania 1871 1917
Austria 1907 1918
Estonia 1918 1918
Lettonia 1918 1918
Lituania 1918 1918
Polonia 1918 1918
Ungheria 1918 1918
Lussemburgo 1893 1919
Paesi Bassi 1917 1919
Svezia 1909 1919
Repubblica Ceca 1920
Slovacchia 1920
Irlanda 1918 1921
Regno Unito 1918 1928[]
Romania 1929
Spagna 1890 1931
Bulgaria 1944
Francia 1852 1944
Italia 1912 1945
Slovenia 1945

Malta 1947
Ragioni di una mancata estensione
L’argomento principale di tutte queste bocciature è il
ruolo essenziale delle donne nella famiglia che
secondo i legislatori verrebbe meno se fossero
immesse nella sfera pubblica

“le sue virtù non sono quelle che


alla vita civica maggiormente convengono”

L’UNICO MOTIVO DI ESCLUSIONE DELLE DONNE


DAL VOTO DI FATTO È CHE
“LE DONNE NON SONO UOMINI”
1866
ANNESSIONE DEL LOMBARDO-VENETO
AL REGNO D’ITALIA
Il Plebiscito del 1866 che vede l’annessione del
Lombardo-Veneto al Regno d’Italia
determina per le donne di quel territorio
condizioni addirittura peggiorative.

Sul piano giuridico si sancisce la loro esclusione dalla


cittadinanza e la loro inferiorità:
mentre il precedente ordinamento austriaco concedeva il
diritto di voto almeno dalle donne possidenti, il Codice
Civile del Regno d’Italia estende al Lombardo-Veneto
istituti ereditati dal Codice Napoleonico, decisamente più
restrittivi.
Regio decreto n. 164 del 1898

Approva il testo unico della legge comunale e


provinciale che
rifiuta il voto amministrativo
agli analfabeti,
agli interdetti,
agli inabilitati,
ai condannati all’ergastolo,
ai mendicanti

e alle DONNE.
Negli ambienti intellettuali stava maturando
una coscienza sempre più viva della necessità di promuovere
un ampio ventaglio di iniziative per il miglioramento
della condizione delle donne.
Si distinsero in questo impegno figure come – a Milano – Laura
Solera Mantegazza e più tardi Ersilia Bronzini Majno, che
diedero impulso ad attività a sostegno della maternità,
per la diffusione dell’istruzione femminile e la lotta alla
prostituzione.
n questo contesto si delinearono
obiettivi di emancipazione che ebbero come interprete
di primo piano Anna Maria Mozzoni, che nel 1864
aveva pubblicato La donna e i suoi rapporti
sociali e l’anno seguente La donna in faccia al progetto
del nuovo Codice civile italiano e fu per tutta la vita in
prima fila nella promozione dei diritti delle donne
Una delle iniziative dovute alla Mozzoni fu la
1877 prima redazione nel 1877 della prima petizione
diffusa dalla stampa, che, al di là della richiesta
petizione del voto amministrativo, indicava nel suffragio
politico un traguardo attraverso cui si sarebbe
per il voto dovuta sancire l’effettiva partecipazione delle
donne alla vita del Paese.
Parole d’ordine del MOVIMENTO
SUFFRAGISTA

critica all’omologazione al modello


maschile.
EQUIVALENZA piu’ che PARITA’.

Volonta’ di riconoscere alle donne


la possibilita’ di essere madri e
lavoratrici.

Desiderio di coniugare due modelli


rappresentati dalla societa’ come
antagonisti, MADRE e
LAVORATRICE, dimostrando alle
donne che un’adeguata legislatura Roma, 1908
avrebbe potuto sanare l’apparente I Congresso delle
contraddizione. donne italiane
L’INCHIESTA DELL’UNIONE FEMMINILE
Tra il 1903 e il 1905 l’Unione femminile lanciò
un’indagine sul voto. Indetta sul n. 8-9 del giornale
dell’associazione nell’agosto- settembre 1903,
l’iniziativa ebbe un largo seguito di risposte, di cui sono
Interessanti le risposte di
qui riportate alcune delle più significative,
FILIPPO TURATI (PSI)
rispettivamente della docente universitaria Rina Monti,
dello scrittore Antonio Fogazzaro, della poetessa
a) Si deve concede alla
lodigiana Ada Negri, degli esponenti politici Filippo
donne il voto?
Turati, Claudio Treves e Ivanoe Bonomi, della
SI
pedagogista Maria Montessori, dell’antropologo e
criminalista Cesare Lombroso e della scrittrice
b) Perché?
Margherita Sarfatti.
Perché la donna è un
uomo!!.
I risultati vennero raccolti nel volumetto Il voto alle
donne? Inchiesta e notizie, Milano, 1905.
Statuto Albertino del Regno di Sardegna e Regno d'Italia
4 marzo 1848
“DEI DIRITTI E DEI DOVERI DEI CITTADINI”
Art. 24. - Tutti i regnicoli, qualunque sia il loro
titolo o grado, sono eguali dinanzi alla legge.
Tutti godono egualmente i diritti civili e politici, e
sono ammissibili alle cariche civili, e militari,
salve le eccezioni determinate dalle Leggi.

Nel 1882
la legge elettorale non nomina nemmeno le donne

Fu così che alcune donne nel 1906


interpretando alla lettera queste due leggi…
ANNA MARIA MOZZONI
1906: Seconda Petizione delle donne italiane
per il voto politico e amministrativo

Le donne hanno diritto di


voto perche’ sono
cittadine, pagano tasse,
sono produttrici di
ricchezza, e soprattutto
pagano l’imposta del
sangue nei dolori della
maternità
(A.M.Mozzoni).

La petizione fu sottoscritta
da piu’ di 10.000 donne
1906 sette donne a Pontelongo (Padova)

Nei primi anni del Novecento si intensifica la battaglia


suffragista.
Nascono i comitati unitari pro-voto che nel 1906 invitano le donne
ad iscriversi nelle liste elettorali, dal momento che nessuna norma
lo vieta.

A Pontelongo (Padova) sette donne (tra cui una maestra e una


levatrice) chiedono l’iscrizione alle liste, che però non viene
accettata dalla commissione elettorale.

Il sindaco fa ricorso alla Corte d’appello di Venezia che la


respinge. Anche la Cassazione di Roma la respinge. Si chiude cosi’
la rivendicazione di un diritto all’eguaglianza che nessuna legge
vieta ma cui non si vuole dare corso pratico.
1906 a Senigallia

Su istanza di dieci maestre di


Senigallia, la Corte d’Appello di
Ancona presieduta da Lodovico
Mortara, contrariamente a quanto era
avvenuto in altre parti d’Italia,
riconobbe infatti questo diritto, con
sentenza poi annullata dalla
Cassazione.
1912 Suffragio universale?

La legge cosiddetta del suffragio universale


(1912)
che estendeva agli analfabeti maschi il diritto di
voto allargando a otto milioni il corpo elettorale
segnò una battuta d’arresto del dibattito sul
voto alle donne.
Il regio decreto del 4 febbraio 1915, n. 148
che approva il testo unico della legge comunale e
provinciale recepisce - nell’art. 24 - l’art. 2 della
legge 19 giugno 1913, n. 640 che dice:

«Le donne non possono essere iscritte nelle liste


elettorali amministrative e non sono eleggibili agli
uffici designati della presente legge».
Leggi promulgate dopo la Prima
Guerra Mondiale e prima del fascismo
 1915 Regio decreto n. 148 per l’approvazione
della legge comunale e provinciale che vieta
l’iscrizione delle donne nelle liste elettorali
amministrative e la loro eleggibilità.

 1919 il voto è conquistato. La lotta delle


donne per il suffragio ha vinto ma…
La Camera dei deputati approva la legge sulla
estensione del voto amministrativo e politico
alle donne: a causa della fine della legislatura
il provvedimento resta bloccato al Senato.
La Mamma del ventennio
Il fascismo inaugura una
sua politica sul tema dei
diritti delle donne.
Le donne vengono
spinte, per quanto
possibile, entro le mura
domestiche, secondo lo
slogan: la maternità sta
alla donna come la
guerra sta all’uomo,
scritto sui quaderni delle
Piccole Italiane.
Le donne prolifiche
vengono insignite di
apposite medaglie.
L’educazione
demografica e il controllo
delle nascite è
formalmente vietato dal
Codice Rocco che lo
considera un attentato
all’integrità della stirpe.
Le donne sono per prima
cosa figlie e poi mogli.

Sempre soggette
comunque ad un uomo.

L’indipendenza
femminile, la libertà
sessuale in particolare,
appare tanto rischiosa
che il matrimonio diviene
una logica ed inevitabile
conclusione.
1925
Mussolini promette alle donne il voto nel congresso dell’Alleanza
pro suffragio del 1923.
Ma una proposta delineata al riguardo
ne propone un’interpretazione pesantemente restrittiva:

Sarebbero potute diventare elettrici, facendone


richiesta e limitatamente alle consultazioni amministrative,
Solo le donne con più di 25 anni, provviste di licenza
elementare, che esercitavano la patria potestà e
pagavano tasse non inferiori alle cento lire annue, e ancora le
decorate al valor militare o civile o madri e vedove di caduti.
Se elette, non avrebbero però potuto assumere
la carica di sindaco o assessore, né ricoprire altri
ruoli di responsabilità.
1925-1926: le leggi fascistissime
La legge, approvata alla fine del 1925, viene subito abrogata
poiché già l’anno successivo una riforma abolisce le
consultazioni elettorali amministrative, ponendo a capo dei
Comuni i podestà di nomina prefettizia.
La LEGISLAZIONE fascista era
COSTRUITA SULLA
DISEGUAGLIANZA TRA I
SESSI E SULLA
SUBORDINAZIONE DELLA
DONNA ALL’UOMO
e prevedeva:

• Sostegno alla maternità (in


nome della politica
demografica di potenza)
• Limitazione negli impieghi
pubblici
• Esclusione
dall’insegnamento nei licei
• Riduzione dei salari
• Fine dell’impegno
sindacale, politico,
associativo
Durante il fascismo le
donne entrano nella vita
politica ma
SENZA un vero DIRITTO DI
CITTADINANZA
Fu soltanto durante
la Resistenza che la
presenza delle donne
nello spazio pubblico
LA RESISTENZA
trovo’ una vera e
compiuta
realizzazione.
Non ci sarebbe stata
la Resistenza né
l’organizzazione
clandestina senza le
staffette, senza
l’organizzazione dei
gruppi patriottici,
senza la
Ma anche questa è da leggere
come
una storia di sottovalutazioni,
di persistenza ostinata di
STEREOTIPI che vogliono le
donne nient'altro che madri,
mogli e sorelle, capaci di lottare
soltanto se spinte dai sentimenti,
dall'istinto materno di
conservazione della famiglia,
dal bisogno di dare cura,
negando o sottacendo per molte
una reale spinta ideologica,
come avveniva per gli uomini.
I numeri delle donne nella Resistenza
Secondo il CNL-Alta Italia le donne aderenti alla
Resistenza furono: 75.000 appartenenti ai Gruppi di
Difesa, 35.000 partigiane, 4563 tra arrestate
torturate e condannate, 623 fucilate e cadute, 2750
deportate, 512 Commissarie di guerra, 15 decorate
con Medaglia d’Oro.
Se si pensa che il numero complessivo dei partigiani è
valutato in circa 200.000 persone, si può vedere che
LE DONNE RAPPRESENTARONO CIRCA IL 20%
(ma la percentuale è assai più alta fra i fiancheggiatori
del movimento); fra i caduti e i fucilati invece il loro
numero delle donne è nettamente inferiore (circa
l’1%), perché i combattimenti di prima linea, così
come le fucilazioni, coinvolgevano raramente le
donne, tenute la riparo dai loro commilitoni maschi.
La nascita dell’Udi (Unione Donne Italiane)

Nel settembre del 1944 nacque ufficialmente a Roma


l’Unione delle Donne Italiane (UDI), che si proponeva
di raccogliere donne che già avevano fatto parte dei
Gruppi femminili di assistenza ai combattenti della liberazione,
dei Gruppi di difesa della donna e dei
Gruppi femminili antifascisti.

L’UDI fu dunque la risposta


del PCI all’esigenza di creare un’organizzazione
femminile di massa.
Gli obiettivi che si proponeva riguardavano,
innanzi tutto, la partecipazione attiva alla
vita sociale e politica del Paese, l’iscrizione delle donne
ai sindacati, un’articolata opera di assistenza nell’ambito
della ricostruzione, ma anche conferenze su
problemi riguardanti le madri e i bambini e la promozione
di corsi scolastici di base.
La nascita del CIF
(Centro Italiano Femminile)

In concomitanza con la nascita dell’Unione delle Donne


Italiane, nel 1944 ebbe origine un altro grande movimento
femminile, il Centro Italiano Femminile
(CIF), che faceva capo all’Azione Cattolica e rispondeva,
come nel caso dell’UDI, a necessità di rifondazione
morale e materiale e di assistenza. Il CIF si proponeva
di conquistare le masse femminili alla propria causa,
educandole alla politica, ma anche aiutandole a migliorare
le loro condizioni materiali di vita.
Anche se NEL
FEBBRAIO DEL
1945 la
Resistenza non
era ancora
finita e il
NORD era ancora
occupato dai
tedeschi……
Diritto di voto come «risarcimento»?
Un profondo senso di delusione si diffonde nei
movimenti femminili per il mancato
riconoscimento della partecipazione alla lotta e
per
L'ASSENZA DELLE DONNE NELLE CARICHE PUBBLICHE

L’IDEA DELLA DONNA COME


CITTADINA È ANCORA molto
debole
Motivo principale: l’ignoranza
politica.
Il fascismo aveva plasmato
l’educazione di tutti

L'anno del voto finisce


quindi per coincidere con
il momento di massima
chiusura per le donne
nella sfera politica
...IL 1 FEBBRAIO 1945
un decreto legislativo estende
alle donne il diritto di voto.

Nelle elezioni
amministrative della
primavera del 1946
e successivamente il 2
giugno in occasione
del referendum
istituzionale e
dell’elezione
dell’assemblea
costituente

le donne italiane
possono votare…
Decreto Luogotenenziale n.23 - 1 febbraio 1945

 l’art.1 si limita ad estendere il voto alle donne


che fossero nelle condizioni previste dalla legge
elettorale politica del 1919…
 l’art.2 ordina la compilazione delle liste
elettorali femminili, «che saranno tenute distinte da
quelle maschili»…
 l’art.3 pone dei limiti al suffragio femminile: ne
restano escluse le prostitute schedate «che
esercitano il meretricio fuori dei locali
autorizzati»…

Il decreto in realta’ dimentica di


sancire il diritto di ELEGIBILITA’
delle donne.
Un decreto ulteriore, il n.74 del
10 marzo 1946
sistemerà le cose
1945: il diritto di voto
le donne possono eleggere ed essere elette
1945-1946 Il DLL (decreto legislativo luogotenenziale) 23/45 riconosce alle donne il diritto di
voto.
E’ così che nelle elezioni amministrative della primavera del 1946 e successivamente il
2 giugno in occasione del referendum istituzionale e dell’elezione dell’assemblea
costituente Il decreto in realta’ dimentica di sancire il diritto di eleggibilità delle donne.
Un decreto ulteriore, il n.74 del 10 marzo 1946 sistemerà le cose.

1946 Referendum e Costituente Il 2 giugno 1946 gli italiani e le italiane votano per il
referendum che sancirà la fine della monarchia e per eleggere i membri
dell’Assemblea Costituente cui sarà affidato il compito di redigere la nuova carta
costituzionale. I deputati eletti sono 556 deputati (la legge elettorale prevedeva
l'elezione di 573 deputati, ma le elezioni non si effettuarono nell'area di Bolzano,
Trieste e nella Venezia Giulia, dove non era stata ristabilita la piena sovranità dello
Stato italiano). 21 di essi sono donne: nove dc, nove comuniste, due socialiste e una
della lista "L´Uomo qualunque". Cinque di loro entrano nella "Commissione dei 75"
incaricata di scrivere la Carta costituzionale: le dc Maria Federici e Angela Gotelli, la
socialista Tina Merlin e le comuniste Teresa Noce e Nilde Jotti.
Diffidenza e silenzio
SUBITO SI SCATENA
IL DIBATTITO NEI MAGGIORI Proprio quei partiti nella
PARTITI… cui tradizione il diritto
di voto era soprattutto
Si teme che il voto strumento di libertà
delle donne sia individuale mostrano una
maggiore indifferenza o
manipolabile, dato
diffidenza verso il voto
con superficialita’, alle donne, per il
che sia per forza vantaggio che, a loro
un voto moderato... discapito, ne avrebbero
tratto i partiti di
massa.
«donne non preparate né
educate
sufficientemente alle
questioni politiche
saranno alla mercé di
adescatori o in balia dei
loro capricci».
2 giugno 1946
PERCENTUALI DI PARTECIPAZIONE AL VOTO

89 89,2
100,00% % %
90,00%
80,00%
70,00%
60,00% DONNE
50,00% UOMINI
40,00% TOTALE
30,00%
20,00%
10,00%
0,00%
VOTANTI
PARTECIPAZIONE AL VOTO
2 GIUGNO 1946
Alla competizione elettorale parteciparono 51 liste dei più svariati partiti
e raggruppamenti, alcuni dei quali erano stati creati appositamente per
concorrere alle elezioni.
36 liste non ottennero alcun seggio, mentre la maggior parte dei consensi
si concentrò su:

D.C. (35,2% e 207 seggi)


P.S.I. (20,7% e 115 seggi)
P.C.I. (19% e 104 seggi)
Un.Democr.Naz (6,8% e 41 seggi)
Uomo qualunque (5,3% e 30 seggi)
P.R.I. (4,4% e 23 seggi)
Donne
nella
Costituente

Il 2 giugno 1946
in concomitanza con il
Referendum istituzionale
si svolsero in Italia le
elezioni dell'Assemblea
Costituente.
556 deputati
21 donne =
3,8%
Le donne nella Costituente
I numeri delle donne in Parlamento

Costituente - 1946 (556 membri) 21 (3,7%)


----------------------------------------------------------------------------------
Legislatura Camera Senato
(630 membri) (315 membri)

I Legislatura - 1948 45 (7,1%) 4 (1,2%)


II Legislatura - 1953 33 (5,2%) 1 (0,3%)
III Legislatura - 1958 25 (3,9%) 3 (0,9%)
IV Legislatura - 1963 29 (4,6%) 6 (1,9%)
V Legislatura - 1968 18 (2,8%) 11 (3,4%)
VI Legislatura - 1972 25 (3,9%) 6 (1,9%)
VII Legislatura - 1976 53 (8,4%) 11 (3,4%)
VIII Legislatura - 1979 55 (8,7%) 13 (4,1%)
IX Legislatura - 1983 49 (7,7%) 15 (4,7%)
X Legislatura - 1987 81 (12,8%) 21 (6,6%)
XI Legislatura - 1992 51 (5,4%) 30 (9,5%)
XII Legislatura - 1994 91 (14,4%) 29 (9,2%)
XIII Legislatura - 1996 69 (10,9%) 22 (6,9%)
XIV Legislatura - 2001 71 (11,2%) 25 (7,9%)
XV Legislatura - 2006 108 (17,1%) 42 (13,3%)
1948 eletto il primo Parlamento della
nuova Repubblica

Con l’entrata in vigore della Costituzione e


l’elezione di un regolare Parlamento distinto
nei due rami,
le senatrici risultavano essere l’1,27%,
mentre le deputate ammontavano al 6,19%.
Riprendiamo il discorso
sulla cronologia dei diritti…
Il voto dunque garantisce i diritti politici alle
donne
Ma la questione della piena cittadinanza non si
esaurisce qui…

Bisogna capire da dove si parte.


Al contrario degli uomini, la conquista della
PIENA CITTADINANZA
per le donne
è frutto di una lenta LIBERAZIONE dall’oppressione
precedente, dal non riconoscimento delle donne come
persone con piena capacità giuridica.

E’ frutto di una lotta


Anni 50-60
Questo il vero tempo dei diritti per le
donne

Ciò che per gli uomini è scontato da secoli, per le


donne negli anni cinquanta deve ancora avvenire.
Saranno gli anni sessanta e gli anni settanta del
novecento il tempo per le donne di maggior
acquisizione di diritti di cittadinanza,
della conquista piena dei diritti civili,
del consolidamento di alcuni fondamentali diritti
sociali.
Come nasce il concetto di
CITTADINANZA

Il concetto di cittadinanza nasce poggiando le sue basi sul concetto


di cittadino neutro illuminista e su un’idea di uguaglianza improntata
all'omologazione, incentrata sul principio astratto di universalismo dei
diritti che si acquisiscono per accumulazione progressiva, senza
lotta, nel divenire della vita di ognuno,

Negli anni quaranta del Novecento fu il sociologo e


politologo T.H.Marshall a definire “cittadinanza” l’insieme dei
diritti civili, politici e sociali, comprendendo per la prima volta
tra i beneficiari di tali diritti anche chi non lavorava e di
conseguenza non produceva reddito – in contrasto con il
concetto di cittadinanza fordista basata esclusivamente sul
salario dell’operaio di fabbrica (diritti legati al lavoro)
PROBLEMA:
Marshall vedeva in questa necessaria
successione un processo linearmente
progressivo (tutti avrebbero avuto prima
o poi un lavoro) e non necessariamente
frutto di lotte e conquiste Soprattutto lo
considerava un percorso “finito”.

FORSE NON AVEVA CONSIDERATO


in questo percorso LE DONNE….
E le donne?
Lo schema evidenzia come, anche nella nuova formulazione di Marshall,
qualcosa di fatto ancora manchi.
Mai considerate come individui con personalità giuridica propria, nel corso
della storia le donne vengono di fatto lasciate indietro nei diversi
percorsi e modelli di acquisizione dei elementari diritti civili (si pensi al
diritto di possedere, comperare vendere e ereditare ad esempio, di cui le
donne in Italia sono private per legge fino al 1919),
così come dei cosiddetti “diritti di libertà”, che comprendono il diritto al
rispetto della vita privata e della vita familiare, al rispetto del domicilio e
al rispetto della corrispondenza, il diritto all'immagine, il diritto alla
libertà e alla sicurezza, il diritto di andare e di venire, il diritto alla libertà
di espressione, alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione, diritto
alla libertà di riunione e alla libertà d'associazione, il diritto al
matrimonio e a fondare una famiglia, diritti di cui le donne sono per
lungo tempo private per costume sociale).
Cittadinanza come processo aperto
 Allaprova della storia possiamo dunque vedere chiaramente
come il concetto di cittadinanza non si sia mai configurato
come un “pacchetto” di diritti uguali per tutti e acquisiti per
sempre,

 quanto piuttosto un processo aperto, in evoluzione non


lineare, un'interazione dinamica che procede per salti e marce
indietro e che
 diverge, non soltanto da paese a paese, ma soprattutto
rispetto ai sessi.
In che situazione si trovavano dunque
le donne

mentre gli uomini


acquisivano progressivamente i loro
diritti?
Le donne sono sottoposte ad
AUTORIZZAZIONE MARITALE (1865-1919)
 Strumento di schiavitù per le donne sia dentro che fuori le mura domestiche.
 Introdotta nel 1865 con la promulgazione del Codice Civile Italiano (Codice Pisanelli) che riuniva e
sintetizzava tutti i codici che prima vigevano nei diversi stati e recepiva le norme restrittive del codice
sabaudo.

 Secondo il nuovo codice i coniugi avevano doveri reciproci L'uomo era riconosciuto come il
CAPOFAMIGLIA
Egli era obbligato a tenere la moglie presso di sé
La moglie era a sua volta obbligata a seguirlo ovunque egli volesse fissare la propria residenza.
 L'ADULTERIO era reciproco ma diversamente sanzionato
 IL TRADIMENTO del marito era punito in sede giudiziaria con una sanzione decisamente inferiore
a quella comminata alla moglie per lo stesso comportamento
 Il marito poteva chiedere LA SEPARAZIONE nel caso la moglie avesse avuto anche solo una singola
avventura
La donna poteva AGIRE CONTRO IL MARITO solo se egli portava l'amante in casa
abitudinariamente o se la dimora in cui i due si incontravano era nota a tutti.
 La MOGLIE ADULTERA diventava in questo modo l’unica e sola “profanatrice della casa
coniugale”. Causa di divorzio poteva essere anche soltanto la "sventatezza e la civetteria" della moglie.
 IL CODICE CONSIDERAVA LE DONNE CITTADINE DI SERIE B
L’Autorizzazione maritale precludeva alle donne anche altre attività:
Donazioni
Vendite di beni immobili
Chiedere prestiti
Accendere ipoteche
Gestire un conto in banca
Stipulare contratti
Difendersi in tribunale
Educazione dei figli

il marito aveva preminenza sulla moglie. Egli poteva prevalere sulla moglie
anche dopo morto poiché la vedova non poteva di fatto decidere nulla e ogni
sua decisione doveva essere controllata dal consiglio di famiglia
Testamento
Il marito poteva arrivare a disporre nel testamento come voleva che i figli
fossero educati e la moglie era tenuta ad obbedire alle prescrizioni di un
morto!

Confinate in casa anche tra le mura di quella casa


perseguitate dalla legge “del più forte“ le donne, secondo
il Nuovo Codice dell’Italia unita erano in buona sostanza
inadeguate come esseri umani e
PRIVE DI “PERSONALITÀ GIURIDICA”
1919
Con l’abolizione dell’autorizzazione maritale
Le donne acquisiscono il diritto ad esercitare tutte le professioni e a
coprire impieghi pubblici
tranne quelli a carattere militare giudiziario e la carriera diplomatica.

Bisognerà attendere il 1963 con l’apertura ad


entrambi I sessi delle carriere in magistratura
per l’abolizione completa di queste norme
discriminatorie.
15 anni dopo l’approvazione
della Costituzione!!
XIX secolo- Le donne e il lavoro
 Nel 1861, in occasione del Primo Censimento della popolazione
dell’Italia unita, più del 50% della popolazione femminile dichiarava
di avere un’occupazione.

 Le donne infatti rappresentavano:


58,8 % delle insegnanti
28,5% del personale sanitario (100% delle levatici)
37,3% degli occupati in agricoltura
45% degli occupati nelle produzioni industriali

nel territorio veneto (allora ancora Repubblica Cisalpina) le


donne rappresentavano:
 L’83% degli impiegati nel settore tessile
il 95% di quelli del comparto seta
il 75% della forza lavoro in settori tipicamente maschili come le
segherie e cave di marmo.
Il lavoro delle donne era
quindi una realtà
imprescindibile!

La prima legge che prende in considerazione le donne come forza lavoro è la legge
Carcano, n.242/1902: in essa si introduceva una
LEGISLAZIONE PROTETTIVA DI TIPO SANITARIO
Era interesse del Paese tutelare la salute di donne e fanciulli
La protezione delle donne era limitata al momento della maternità con il congedo per
puerperio
(4 settimane dopo il parto) senza alcuna tutela salariale

La legge inoltre comprendeva:


-divieto di lavoro sotterraneo
-12 ore orario lavorativo massimo

Erano esclusi dalla sfera di applicazione della legge


il lavoro a domicilio il lavoro agricolo il lavoro familiare
Il lavoro delle
donne
1907
Legge n. 416

Testo unico sul lavoro


delle donne e dei
fanciulli
Viene introdotto il divieto
di LAVORO NOTTURNO (derogabile)
per le donne di qualsiasi età

Una limitazione che “facilitava” la riduzione di richiesta di manodopera femminile


già in atto per la depressione dell’economia italiana, tendenza interrotta solo dalla I
Guerra Mondiale con il reclutamento delle donne nelle industrie di guerra
Il diritto al lavoro: Anna Kulishoff
1912
ANNA KULISHOFF
“Diritto al lavoro come necessità di vita”

Compagna di Filippo Turati


Anna Kulishoff considerava il
diritto della donna al lavoro
non come principio teorico ma come necessità
primaria di vita.
Affermava che dal lavoro dovevano derivare
alle donne indipendenza diritti civili e politici.
Solo il lavoro ed un lavoro equamente retribuito
avrebbe potuto portare le donne alla conquista
della libertà della dignità del rispetto
Solo allora sarebbero riuscite a resistere alle
pressioni degli uomini
mariti padri e fratelli.
Ventennio fascista

Nel corso del ventennio gli interventi normativi furono


così numerosi da dimostrare quanta importanza il regime
annettesse alla questione femminile.
1923 I regi decreti nn. 3158 e 3184 introducono per le persone di ambo i sessi
l’assicurazione obbligatoria contro la disoccupazione involontaria e
l’assicurazione obbligatoria contro l’invalidità e vecchiaia a 65 anni.
Decreto 1054/23 sancisce per le donne il divieto ad essere presidi.
Decreto 6 maggio 1923 Art. 65 Istituzione del liceo femminile con finalità:
“Impartire un complemento di cultura generale alle giovinette che non
aspirino né agli studi superiori né al conseguimento del diploma
professionale. I programmi ministeriali prevedevano lavori femminili ed
economia domestica e come titolo d’ammissione erano indispensabili grazia
aristocratica e signorilità dell’espressione.

1924 Legge 2125/24 (legge Acerbo) prevede il voto amministrativo ad alcune


categorie di donne (madri o vedove di caduti in guerra): le elezioni
amministrative saranno abolite l’anno successivo per l’instaurazione del
regime podestarile.
1925 Legge 2277/25 sulla protezione e assistenza alla maternità
e infanzia (istituzione dell’ONMI – Opera Nazionale
Maternità e Infanzia

1926 R. D. 2840/26, regolamento sulla legge 1176/19 in deroga


ad essa, esclude le donne dalle cattedre di lettere italiane e
latine, latine e greche, storia e filosofia, storia e economia
politica nei licei.

1927 Il salario femminile viene fissato al 50% di quello


maschile
1928 Contro l’istruzione delle donne: le studentesse devono
pagare tasse doppie nei licei e nelle università

1929 Legge 850/29 per la tutela di operaie e impiegate durante


lo stato di gravidanza e puerperio.
Ventennio fascista
La tutela delle “deboli forze del minore e della donna” fu realizzata con:
1933 Regio decreto legge n. 1554/33 autorizza le amministrazioni statali a escludere o stabilire
limiti per l'ammissione delle donne nei concorsi pubblici.

1934 Regio decreto n. 383/34 che approva il testo unico della legge comunale e provinciale che
esclude le donne dagli uffici di podestà e da altre cariche (dai bandi di concorso della
pubblica amministrazione).
Legge 1347/34 (Tutela della lavoratrice madre e della sua maternità) istituisce il congedo di
maternità obbligatorio coperto da sussidio e obbligo per le aziende con più di 50 dipendenti
di disporre camere per l’allattamento.
Legge 653/34 (Tutela della lavoratrice madre e della sua maternità) vieta l’utilizzazione di
manodopera femminile in mansioni pesanti o insalubri.
1936 D. L. 7 agosto 1936, n. 1720 stabilisce una lista di lavori proibiti alle donne ed ai fanciulli
LEGISLAZIONE FASCISTA
LICENZIAMENTO
• NON era contemplato il divieto di licenziamento per maternità

PARITA’ SALARIALE
• NESSUNA norma sanciva il diritto delle lavoratrici ad essere
qualificate e retribuite come gli uomini
1930 Codice Penale Fascista (codice ROCCO)

1930 Entrata in vigore del Codice Penale

•Articolo 559 La moglie adultera è punita con la reclusione


•Articolo 560 L’adulterio per il marito è reato solo in caso di concubinato
•Articolo 544 Allo stupro può seguire matrimonio riparatore
•Articolo 587 Configura la legittimità del delitto d’onore

Artt. 559- 560 sull’adulterio come reato penale aboliti

solo nel 1968


Artt.587- 544 su delitto d’onore e matrimonio riparatore

aboliti solo nel 1981


1942- codice civile faScista
(ricalca l’autorizzazione maritale per certi versi…)
 il marito era capo della famiglia;
 la donna ne assumeva il cognome e doveva seguirne il domicilio;
 era esclusa, salvo impedimento del marito, dall’esercizio della patria
potestà;
 non le era riservata alcuna quota di eredità, ma un semplice diritto di
usufrutto.
 La famiglia era definita come “unità sociale e politica”, regolamentata in
maniera gerarchica: la posizione del marito era preminente non solo dal
punto di vista della struttura formale, ma anche dal punto di vista
operativo, poiché tutte le scelte attinenti alla vita familiare erano a lui
rimesse.
 Il matrimonio era considerato indissolubile e la separazione riconosciuta
solo per colpa.
 La questione dei figli “naturali” pur ricevendo maggiore riconoscimento
che in passato, veniva disciplinata in maniera sfavorevole rispetto ai figli
nati nel matrimonio, come del resto emergeva già sul piano letterale dalla
scelta di etichettarla come "illegittima", in coerenza con la scelta di
identificare la famiglia giuridicamente rilevante esclusivamente con quella
fondata sull'istituto matrimoniale.
Inoltre…
1938 Decreto legge n. 1514/38 che stabilisce che l'assunzione
delle donne negli uffici pubblici sia limitata al 10% degli
organici o meno

D. L. n. 1729/38.Vengono emanate le leggi sulla difesa


della razza che fra l'altro vietano i matrimoni con
appartenenti a razze non ariane.

1939 Regio decreto n. 989/39 che stabilisce una tipologia di


mansioni per il personale femminile nell’impiego
pubblico e privato.

Lo scoppio della
II Guerra Mondiale
vanificherà buona parte di questo provvedimenti
1948
entra in vigore
la Costituzione italiana

La parità tra uomini e donne


è affermata in particolare
negli articoli
3, 29, 31, 37, 48 e 51
Art.3…
Principio di uguaglianza formale

Tutti i cittadini hanno pari


dignità sociale e sono eguali
davanti alla legge, senza
distinzione di sesso, di razza, di
lingua, di religione, di opinione
politiche, di condizioni personali
e sociali.
…Art.3
Principio di uguaglianza Sostanziale

È compito della Repubblica


rimuovere tutti gli ostacoli di ordine
economico e sociale, che, limitando
di fatto la libertà e l’eguaglianza tra
i cittadini, impediscono il pieno
sviluppo della persona umana e
l’effettiva partecipazione di tutti i
lavoratori all’organizzazione
politica, economica e sociale del
Paese.
Art. 29
La Repubblica riconosce i diritti della famiglia
come società naturale fondata sul matrimonio.
Il matrimonio è ordinato sull’eguaglianza morale e
giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge
a garanzia dell’unità familiare

Art. 31
La Repubblica agevola con misure economiche e
altre provvidenze la formazione della famiglia e
l’adempimento dei compiti relativi, con particolare
riguardo alle famiglie numerose.
Protegge la maternità, l’infanzia e la gioventù,
favorendo gli istituti necessari a tale scopo
Art.37
La Donna lavoratrice ha gli
stessi diritti e, a parità di
lavoro, le stesse retribuzioni
che spettano al lavoratore
Uomo. Le condizioni di lavoro
devono consentire
l’adempimento della sua
essenziale funzione familiare
e assicurare alla madre e al
bambino una speciale adeguata
protezione.
Art. 51. (con modifica del 2003)
 Tutti i cittadini dell'uno o dell'altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di
eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge. (…)

L’art. 51 della Costituzione è il più tecnico fra tutti, ed è quello che si preoccupa di garantire parità di accesso fra uomini e
donne agli uffici pubblici e alle cariche elettive. Si occupa, cioè, della presenza femminile nella sfera pubblica, naturalmente
con un linguaggio e una prospettiva che oggi sembrano angusti, ma che per l’epoca rappresentavano un vero punto di arrivo.

Non è la legge a stabilire i limiti e i paletti alla parità, ma è il principio di uguaglianza a dover essere concretizzato.

 Nel 2003 viene cambiato il nostro articolo e per consentire l’ingresso alle “quote” si aggiunge l’inciso
 “a tal fine la Repubblica promuove le pari opportunità”
 una formula volutamente generica che fin dall’inizio si è rivelata troppo debole (e più debole ancora e problematica era la
proposta alternativa in discussione: «la Repubblica promuove la parità tra i due sessi»)

 Interessante documento sull’iter parlamentare della modifica dell’articolo iniziato nel 2000:
http://www.pariopportunita.gov.it/images/stories/documenti_vari/UserFiles/Servizi/Pubblicazioni/modifica-art-51-della-costit
uzione.pdf
E QUINDI

L’essenziale funzione familiare della donna

fu oggetto di intenso dibattito in sede costituente, ove


l’aggettivo “essenziale”, fortemente voluto dalla
componente cattolica, fu accettato in via di compromesso
dalle sinistre, consce del suo significato limitativo, che
avrebbe legittimato il ruolo residuale del lavoro
extradomestico delle donne, a sostegno di una famiglia che
di fatto era fondata sulla disparità economica e giuridica
dei coniugi.
Art. 13 «La libertà personale è
inviolabile.
 Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o
perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà
personale, se non per atto motivato dell'autorità giudiziaria e nei soli
casi e modi previsti dalla legge .
 In casi eccezionali di necessità ed urgenza, indicati tassativamente
dalla legge l'autorità di pubblica sicurezza può adottare provvedimenti
provvisori, che devono essere comunicati entro quarantotto ore
all'autorità giudiziaria e, se questa non li convalida nelle successive
quarantotto ore, si intendono revocati e restano privi di ogni effetto.
 E` punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque
sottoposte a restrizioni di libertà.
 La legge stabilisce i limiti massimi della carcerazione preventiva.»
La Costituzione italiana
 L’art. 13 della Costituzione, alla luce
dell’esperienza storica, dovrebbe contenere
l’affermazione esplicita che la libertà personale
va intesa come inviolabilità del corpo e
dell’autodeterminazione riproduttiva
femminile, contro ogni tentativo di attribuzione di
personalità o capacità giuridica all’embrione fin
dal concepimento. (L. 40/2003).
.
Art. 32 «La Repubblica tutela la salute
 Art. 32 «La Repubblica tutela la salute come
fondamentale diritto dell'individuo e interesse
della collettività, e garantisce cure gratuite agli
indigenti.
 Nessuno può essere obbligato a un determinato
trattamento sanitario se non per disposizione di
legge. La legge non può in nessun caso violare i
limiti imposti dal rispetto della persona umana.»
La Costituzione italiana
 Anche l’art. 32 che tutela la salute come bene
primario del singolo e interesse fondamentale della
collettività, dovrebbe esplicitare una funzione da
baluardo per la libera autodeterminazione
riproduttiva.
Art.35. la formazione dei lavoratori
 Art. 35 La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue
forme ed applicazioni.
 Cura la formazione e l'elevazione professionale dei
lavoratori.
 Promuove e favorisce gli accordi e le organizzazioni
internazionali intesi ad affermare e regolare i diritti del
lavoro.
 Riconosce la libertà di emigrazione, salvo gli obblighi
stabiliti dalla legge nell'interesse generale, e tutela il
lavoro italiano all'estero
Art.36: retribuzione dignitosa
 Art. 36 : «Il lavoratore ha diritto ad una
retribuzione proporzionata alla quantità e qualità
del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad
assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza
libera e dignitosa.
 La durata massima della giornata lavorativa è
stabilita dalla legge.
 Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a
ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi.»
Art.117: parità in politica
 Art. 117 (testo introdotto dalla legge
costituzionale n. 3 del 18 ottobre 2001, sulla
potestà legislativa di Stato e Regioni): “Le leggi
regionali rimuovono ogni ostacolo che impedisce
la piena parità degli uomini e delle donne nella
vita sociale, culturale ed economica e promuovono
la parità di accesso tra donne e uomini alle
cariche elettive”.
Costituzione e lotte per applicarla
 La Costituzione è stata un grande passo in avanti,
che ha posto le basi per la normativa futura delle
pari opportunità. Normativa rimasta però per anni
latente, se non inesistente. E le donne, per veder
riconosciuti i loro diritti, hanno dovuto lottare e
alzare la voce. Con la stagione dei movimenti, tra
il ’62 e il ’75, anche loro iniziano a rivendicare
diritti non solo in quanto studentesse o lavoratrici,
ma prima di tutto in quanto donne.
Ruolo della Corte Costituzionale
 Le norme della Costituzione sulla parità dei sessi vennero
dapprima ritenute dalla giurisprudenza come
"programmatiche" e non "precettive" (e quindi non
immediatamente applicabili); ci fu poi una certa
evoluzione, grazie soprattutto alle sentenze della Corte
Costituzionale, organo fondamentale per garantire la
conformità delle leggi alla Carta del 1948.
 Non era però immaginabile prevedere che
nell’interpretazione di questi articoli ci sarebbero state nel
corso del tempo così tante endiadi a sfavore delle donne.
Anni Cinquanta
Tutela della lavoratrice (madre)
La legislazione continua ad oscillare tra uguaglianza e differenza,
tra lavoro e maternità, tra tutela e diritti: le leggi si ispirano a criteri
sia di uguaglianza che di protezione, ma la carenza di strutture
pubbliche di assistenza alla maternità le depotenziano nei fatti

 Legge 860/1950 (legge Noce) sulla tutela fisica e economica


della lavoratrice madre Questa legge viene approvata dopo
una lungo dibattito in Parlamento e nel paese, relatrice Maria
Federici
 Legge 986/50 che proibisce il licenziamento delle lavoratrici
madri, gestanti e puerpere.
Anni Cinquanta
Tutto come prima?
Viene conservata la legislazione penale e familiare
dell'era fascista, e soprattutto i costumi sociali e i
comportamenti culturali tradizionali.
Non è estraneo a questa chiusura il percorso dei partiti
impegnati nella guerra fredda e la difficile opera della
ricostruzione.
Si impone, soprattutto a destra e al centro, un'ideologia
tradizionale della famiglia - vistoso il fenomeno del
ritorno al culto mariano alla fine degli anni quaranta -
che la sinistra non sa adeguatamente contrastare e che
impone alle donne un ritorno ai loro doveri di madri e di
spose.

La situazione cambierà solo alla fine degli anni


SESSANTA
Leggi promulgate durante gli anni Cinquanta
 Legge 28/56 Tutela delle lavoratrici madri
 Legge 741/56 Parità di remunerazione tra uomini e donne
(che recepisce la Convenzione Internazionale ILO n. 100 del
1951)
 Legge1441/56 Ammissione delle donne nelle giurie popolari
delle Corti d'Assise e come componenti dei Tribunali per
minorenni.
 1957 Nel trattato di Roma, che fonda il Mercato Comune
Europeo, l’articolo 119 impegna gli Stati a garantire la
parità di salario alle donne.
 Legge 75/58 (legge Merlin) Abolisce la regolamentazione
della prostituzione e le cosiddette case chiuse.
Gli anni Sessanta
 Neldopoguerra se è certamente migliorata la
condizione della lavoratrice, non lo è altrettanto
quella della cittadina.

 Leconquiste sociali sono più difficili e più lente


da ottenere. Negli anni Sessanta ad esempio non è
ancora avvenuta l’equiparazione tra coniugi nel
matrimonio; non c’è l’autorizzazione maritale ma
resta la patria potestà a fare da discrimine
Leggi degli anni sessanta
Legge n. 66/1963
Le donne vengono ammesse a tutti i pubblici uffici e a tutte
le professioni, compresa la magistratura, la polizia e le
giurie popolari

Legge 389/1963
Viene istituita la pensione volontaria per le casalinghe.

Legge 7/1963
vieta il licenziamento per matrimonio e la legge di modifica a quella
sulla tutela delle lavoratrici madri. Questa legge rende nulle le cause
di nubilato presenti nei contratti collettivi, individuali e nei
regolamenti.
Patria Potestà vs Potestà Parentale 
 Negli anni cinquanta il peso dell’educazione dei figli
grava sulle spalle delle madri
MA agli occhi della legge essa non conta quasi niente
 La patria potestà spetta ai due genitori
MA il suo esercizio tocca al padre
secondo l’art. 316 del Codice civile.
 Nel 1957 è presentato in Parlamento un disegno di legge che prevede
l’esercizio congiunto della patria podestà da parte dei genitori
 MA a una condizione: che in caso di divergenza di vedute prevalga il
marito

Solo nel 1975 (Nuovo diritto di famiglia) la legge


riconosce la parità giuridica tra i coniugi, che hanno
uguali diritti e responsabilità e attribuisce ad entrambi
la patria potestà
1968
L’ADULTERIO
DELLE DONNE
NON È PIÙ CONSIDERATO REATO.
 L’art. 559 del Codice penale recitava
«La moglie adultera è punita con la reclusione fino ad un
anno. Con la stessa pena è punito il correo» (l’amante cioè)
 Per il marito quindi non esistevano conseguenze

 La disparità di trattamento non rispettava le norme


fondamentali della Costituzione
 Con due sentenze del 19 dicembre 1968 la Corte
costituzionale abroga l’articolo sul diverso trattamento
dell’adulterio maschile e femminile e quello analogo del
Codice penale
Anni settanta
Il movimento femminista
centralità del corpo e rivendicazioni sul salario al lavoro domestico

LAVORO DOMESTICO
Due comportamenti culturali si incrociano e si fondono nel movimento
femminista italiano: uno di origine laica (radical-liberale) che definisce la
liberazione delle donne a partire dalla autodeterminazione, con riferimento
alla sessualità e alla famiglia; il secondo, legato ad una concezione
antagonista al sistema, tipica della cultura marxista, che rivendica soprattutto il
valore economico del lavoro domestico, la realizzazione dei cambiamenti
legislativi e la necessità per le donne di controllare le istanze pubbliche che
riguardano la riproduzione (servizi sociali, ospedali ecc.).

AUTODETERMINAZIONE DEL CORPO


Viene chiaramente riconosciuto da tutte le parti in causa che nel corso degli
anni ‘70 il corpo delle donne è al centro della problematica sociale (come
del resto nel ventunesimo secolo è al centro della problematica politica).
Anni settanta
Il movimento femminista
le donne sono fuori dalle istituzioni politiche

Tuttavia, neppure nella loro forma sessualmente neutra,


l’uguaglianza e la cittadinanza NON sono state centrali nella
cultura del movimento femminista, che cercherà di affermare,
nei fatti, l’esistenza della divisione sessuale del lavoro e la
necessità dell’esercizio dei diritti in tutta la realtà sociale.
E’ il femminismo sindacale, nato alla fine degli anni ’70, che
inizia a parlare di cittadinanza e di pari opportunità, nel senso più
strettamente giuridico e istituzionale; più tardi questi temi
diverranno appannaggio delle donne iscritte o militanti dei partiti
politici.
Gli anni settanta
La Corte Costituzionale cancella l’articolo del Codice civile
che punisce la PROPAGANDA DI ANTICONCEZIONALI
in vigore dal
Dall’inizio degli anni Sessanta la pillola contraccettiva era
in commercio in molti Paesi europei, ma nel 1968 la
Chiesa condannò aspramente la contraccezione

Nel 1969 la PILLOLA cominciò tuttavia a essere venduta anche


in Italia come farmaco per le disfunzioni del ciclo mestruale.

Nel 1971 la Corte costituzionale, dopo un’aspra


battaglia, abrogò l’art. 535 del Codice penale
che vietava la propaganda di qualsiasi mezzo
contraccettivo e puniva i trasgressori con il carcere
1970-1974 : Divorzio

1970
Approvazione della
legge sul divorzio
(Legge n. 898)

1974
vittoria del No
al referendum popolare per
l'abrogazione della legge.
1975
Riforma del DIRITTO DI FAMIGLIA

Viene varata la riforma del diritto di famiglia che introduce la


parità tra uomini e donne nell'ambito familiare
la potestà sui figli, infatti, spetta a entrambi i coniugi che hanno
identici diritti e doveri e non più solo al padre
In attuazione del principio
di uguaglianza morale e giuridica dei coniugi.

Si fa strada il concetto per cui la separazione è pronunciabile


a prescindere da un condotta colposa, ma assume solo funzione
“curativa” di un rapporto coniugale malato.
1978 legge n.194
Interruzione volontaria di gravidanza
Viene approvata la legge sull’interruzione volontaria di gravidanza

Nel 1974 il partito radicale aveva iniziato una campagna per un referendum
al fine di abrogare le norme che penalizzavano l’aborto

Gli articoli del Codice penale dal 546 al 551 stabilivano che
La donna che si procurava un aborto dovesse essere punita con la reclusione
da uno a quattro anni. Se l’aborto era effettuato per “salvare l’onore”, era
prevista una riduzione, che andava da un terzo alla metà della pena

Dopo l’approvazione della legge il


REFERENDUM ABROGATIVO DEL MAGGIO DEL 1981
non ebbe successo
Gli anni Settanta: il lavoro
 Legge 300/70 CONOSCIUTA COME “STATUTO
DEI LAVORATORI” anche se non si rivolge
esplicitamente alle donne, vieta esplicitamente negli
articoli 15 e 16 ogni atto o patto discriminatorio, sia
esso individuale o collettivo.
Altre leggi promulgate durante gli anni settanta
 Legge
1204/71
 Riforma della legge sulla lavoratrice madre (assicura
un’efficace protezione fisica alle gestanti e contiene la
salvaguardia del posto di lavoro)

 Legge
405/75
 Istituzione dei Consultori familiari
vale a dire quei servizi distribuiti sul territorio regionale di assistenza alla
famiglia e di educazione alla maternità e paternità responsabili,
prevalentemente rivolti alla salute della donna e della coppia
Legge 937/1977
La prima legge di parità

La legge di “uguaglianza salariale” del 1977 (Legge


Anselmi) che abolisce le discriminazioni esistenti in
materia di lavoro e di salario tra i sessi
è frutto di una sintesi tra la cultura femminista ed è una
legittimazione della presenza delle donne nel
mercato del lavoro.

La promulgazione di questa legge avviene con Tina


Anselmi ministro del lavoro prima donna ministro in
Italia
Legge 903/1977
Con questa legge viene attuato un
passaggio culturale significativo sotto
il profilo giuridico
Tutto bene…
…MA
 Le lavoratrici possono rimanere al lavoro fino al Rispetto alle discriminazioni
raggiungimento dei contributi necessari per sul luogo di lavoro:
ottenere la pensione • Non definisce il concetto di
discriminazione indiretta
 Viene vietato il lavoro notturno femminile
(oggi per uniformarci alle direttive europee • Non prevede l’inversione
questo divieto è caduto) dell’onere della prova in caso
di denuncia
 Per la prima volta i padri sono coinvolti nella cura
dei figli poichè la legge prevede che possano • Le sanzioni previste per
usufruire di congedi per malattia dei figli chi discrimina sono
irrisorie

Si tratta quindi di una legge scarsamente effettiva perché poco applicata


poiché i suoi strumenti di lotta alla discriminazione sono ancora molto deboli
Anni Settanta
Dall’EUROPA la spinta al cambiamento

Queste leggi sono state sollecitate da due


DIRETTIVE EUROPEE
del 1975 e 1976 sulla
parità di retribuzione e la possibilità di
adottare Azioni positive a favore delle
donne.
Anni Ottanta
L’Europa detta le leggi per la parità

Raccomandazione 84/635/CEE Promozione delle AZIONI POSITIVE


La filosofia di questa raccomandazione viene recepita in Italia nel 1991 con la
legge 125

DIRETTIVA 86/378/CEE sull’attuazione del principio di parità di


trattamento tra uomini e donne nel settore dei regimi sociali di sicurezza
sociale

DIRETTIVA 86/613/CEE sull’applicazione del principio di parità tra uomini e


donne che esercitano attività autonoma e tutela della maternità
Anni Ottanta

1983
Nascono gli organismi di parità
Comitato Pari Opportunità presso il ministero del Lavoro e Commissione
presso la Presidenza del Consiglio dei ministri

Raccomandazione 84/ 635/ CEE


sulla promozione di AZIONI POSITIVE a favore delle donne. La filosofia di questa
raccomandazione è stata recepita in Italia dalla Legge 125/91 sulle azioni positive.

Direttiva 86/613/CEE
sull’applicazione del principio di parità tra uomini e donne che
esercitano un’attività autonoma, comprese quelle del settore
agricolo, nonché tutela della maternità
Anni Ottanta

Legge 121/81
per l’ammissione delle donne nella
nuova polizia di Stato.

Legge 442/81
abrogato il delitto d’onore
Toglie la rilevanza penale della
causa d'onore come attenuante nei
delitti.
Leggi promulgate durante gli anni Ottanta
 DPR 268/87 prevede la costituzione dei Comitati Pari
Opportunità all’interno della Pubblica Amministrazione.
 Legge 400/88 Ordinamento della Presidenza del Consiglio che
conferma la Commissione pari opportunità come struttura
di supporto della Presidenza sulle questioni femminili.
 Legge 25/89 Eleva a quarant’anni la data di partecipazione ai
concorsi pubblici, come sollecitato dalla Commissione
Nazionale di Parità per consentire anche alle donne che non
abbiano potuto dedicarsi ad attività lavorativa in età giovanile,
perché impegnate in incombenze familiari, di inserirsi nel
mondo del lavoro.
 Delibera 6/10/89 del Consiglio della magistratura militare che
consente alle donne l’accesso alla magistratura militare.
Anni Ottanta

Ci si accorge solo ora che


LE DONNE IN POLITICA
SONO POCHE
e che questo è un problema

Nel 1987
le donne nelle istituzioni
sono solo il 7%

Il minimo storico
Viene toccato negli anni ‘60 con il 3%.
1987
Qualcosa si muove?
Verso il riequilibrio della rappresentanza

Gli anni ottanta sono un decennio in cui sembra emergere


come problema la constatazione dello squilibrio della
composizione sessuata della classe politica (anche su
spinte internazionali, mondiali – Pechino – ed Europee –
raccomandazioni e direttive della Commissione).
Emerge una
nuova consapevolezza del valore delle tematiche di
genere

Ma sarà solo dopo la metà degli anni ‘90 che si riaccenderà


concretamente l’attenzione per il rapporto tra donne e
politica a livello istituzionale
Anni Novanta
donne in politica
I movimenti delle donne, che già dal 1987 – con la Carta itinerante tra le elette
dell’allora PCI e le donne del movimento – Avevano dismesso la diffidenza verso
pratiche istituzionali, cominciano a prendere coscienza della scarsità di donne
elette e delle nefaste conseguenze che ciò aveva in termini di empowerment

Nascono scuole di politica delle donne, e, per effetto imitativo di altri paesi come
la Gran Bretagna e la Francia, iniziative politiche per implementare il numero
delle elette

E’ un decennio in cui sembra emergere come problema la constatazione dello


squilibrio della composizione sessuata della classe politica (anche su spinte
internazionali, mondiali – Pechino – ed Europee – raccomandazioni e direttive
della Commissione) e in cui, sulla base di una nuova consapevolezza del valore
delle tematiche di genere, sembra prendere consistenza una politica di AZIONI
POSITIVE
Anni Novanta
LEGGE SUI TEMPI DELLE CITTÀ (1990)
Gli anni ’90 si aprono in Italia con un’iniziativa politico-legislativa di grande spessore posta in
essere dai movimenti delle donne e da donne delle istituzioni: la presentazione di una legge di
iniziativa popolare nelle mani della presidente della Camera Nilde Iotti. LA LEGGE NON FU
MAI DISCUSSA IN PARLAMENTO, ma fu l’archetipo di pratiche politiche di governance
decisamente innovative in moltissimi comuni e regioni, fino ad arrivare alla legge 53/2000
(Ministro Livia Turco) sul diritto di cura e il coordinamento dei tempi delle città

LE QUOTE (1993-95)
Nelle nuove leggi elettorali sono introdotte - nel 1993 e nel 1995 - quote che, sebbene infime,
avrebbero dovuto garantire – e per una legislatura la garantiranno, anche se non in maniera
proporzionale - una maggior presenza di elette nelle assemblee decisionali.
La legittimità costituzionale delle quote è poi contestata nel 1995 dalla Corte e gli articoli di legge
cassati. Altre leggi che riguardano le azioni positive in tema di lavoro e la riorganizzazione delle
strutture di pari opportunità sono promulgate agli inizi del decennio

VERSO UNA LEGGE SULLA VIOLENZA SESSUALE (1996)


Le elette si battono con alleanze trasversali che non hanno precedenti (né del resto epigoni) in
Parlamento per l’approvazione della legge sulla violenza sessuale, che verrà approvata nel 1996.
Legge 125/1991
Azioni positive per la parità
uomo-donna nel lavoro

Con la legge 125 si attua il passaggio dalla parità giuridica formale,


alla parità sostanziale.
E’ stata chiamata la legge della differenza che viene riconosciuta
prevedendo strumenti opportuni per la realizzazione della parità
uomo-donna nei luoghi di lavoro

Tali strumenti vengono definiti


AZIONI POSITIVE
si tratta di strategie temporanee adottate per correggere lo scarto che
non permette la reale uguaglianza tra i sessi
cioè per combattere le forme di discriminazione nei confronti delle lavoratrici e
favorire l'attuazione dei principi di parità e pari opportunità tra uomini e donne
La legge 125/91
Supera i limiti della 903/77

dal punto di vista della lotta alle discriminazioni sul luogo di lavoro

La legge definisce la discriminazione indiretta quale trattamento


pregiudizievole che ha come conseguenza uno svantaggio per uno
dei due sessi

Prevede azioni positive rimuovere gli ostacoli che di fatto


impediscono la realizzazione di pari opportunità nell’accesso al
lavoro, nella formazione, nella progressione di carriera, nella vita
lavorativa, nell’orientamento scolastico e per favorire il lavoro
autonomo

Promuove l’inserimento delle donne nei settori di attività dove sono


sottorappresentate
Anni Novanta
Superare la disparità di genere
1997 - LINEE GUIDA VISPO
Per superare le disparità di genere un’iniziativa importante è stata la direttiva
emanata dal governo Prodi nel 1997, con la prima Ministra della Pari
Opportunità, Anna Finocchiaro, rivolta a tutti i membri del governo e tesa a
promuovere l’attribuzione di poteri e responsabilità per le donne, a
riconoscere e a garantire libertà di scelte e qualità sociali a uomini e donne.
Questa direttiva invitava a produrre un piano di azione nazionale, che è un atto
che si rivolge a tutte le amministrazioni statali ed è di indirizzo politico a
quelle locali, impegnandole al raggiungimento degli obiettivi proposti
attraverso iniziative autonome.
Successivamente, da parte della Ministra Laura Balbo c’è stata la
predisposizione di banche dati delle competenze e delle disponibilità
femminili e poi l’invito a realizzare le statistiche di genere.
NB
Nonostante le rilevanza politica
NESSUNA INIZIATIVA
è stata seguita da piani tesi a rilevarne l’applicazione pratica e
l’efficacia in termini di implementazione di parità.
IL PRINCIPIO DI PARITÀ

Prevede il divieto di discriminazione


tra i due sessi (legge 903/77, art.4 legge 125/91)

Nell’accesso al lavoro, con qualunque tipo di assunzione ed


in qualunque settore
Nella formazione professionale
Nella carriera professionale
Nel tipo di lavoro che viene affidato
Nella retribuzione
Nel licenziamento
Nelle condizioni di lavoro ed in qualsiasi altro aspetto del
rapporto di lavoro
Anni Novanta
 Legge 164/1990 Norma la Commissione nazionale per la parità e
le pari opportunità tra uomo e donna presso la Presidenza del
Consiglio dei Ministri.

 Legge 125/1991 legge sulle Azioni positive per la realizzazione


delle pari opportunità nel campo del lavoro
(viene introdotta la problematica delle discriminazioni indirette).

 Legge 81/1993 in cui viene sancito l’obbligo per gli enti comunali
e provinciali di stabilire norme per promuovere la presenza di
entrambi i sessi nelle giunte e negli organismi collegiali, nonché
negli enti, aziende e istituzioni da essi dipendenti.
Anni Novanta

Legge 277/93
per la Camera basata su collegi uninominali maggioritari per il 75% e una quota
proporzionale del 25% che prevede l'alternanza fra uomini e donne nelle liste.

Legge 236/93, art. 6


sul vincolo, nei licenziamenti collettivi, di non effettuare espulsioni di lavoratrici in
misura percentuale superiore a quella del personale femminile occupato
nell’impresa delle medesime dimensioni e con interventi a favore delle lavoratrici
madri durante la mobilità.

Decreto legislativo n. 29/93


sulla parità e pari opportunità sia per l’accesso al lavoro sia per il trattamento sul
lavoro relativamente alla gestione delle risorse umane (art.7) e sulla istituzione
delle quote di donne nelle commissioni di concorso, sulla pari dignità di uomini e
di donne sul lavoro e sulla partecipazione delle dipendenti delle Pubbliche
amministrazioni ai corsi di formazione e di aggiornamento professionale (art. 61).
Anni Novanta
Legge 43/95,
legge elettorale per le Regioni a statuto ordinario, prevede la riserva,
nelle liste elettorali, di almeno 1/3 delle candidature al sesso
minoritario

Legge 332/95, art. 5


modifica l’art. 275, 4°c del codice di procedura penale, prevedendo il
divieto di custodia cautelare in carcere di donne incinte o madri fino al
compimento del terzo anno d’età del figlio.

Sentenza della Corte Costituzionale n. 422 del 6 settembre 1995


(abolizione le quote)
dichiara costituzionalmente illegittime le norme delle leggi n. 81/93 e 43/95
(riserva di una parte delle candidature a favore del sesso sottorappresentato) in
rapporto agli art. 3 e 51 della Costituzione, perché contrastanti con il principio di
eguaglianza sia formale che sostanziale
Anni Novanta
 Legge 52/96 Viene recepita la normativa europea in tema di
parità di trattamento tra uomini e donne.
 Direttiva del 7 marzo 1997 del presidente del Consiglio dei
ministri On. Romano Prodi, in favore di azioni volte a
promuovere l’attribuzione di poteri e responsabilità delle
donne, a riconoscere e garantire libertà di scelte e qualità
sociale a donne e uomini.
 Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri n.
405/97 di istituzione ed organizzazione del Dipartimento per
le Pari Opportunità nell’ambito della Presidenza del Consiglio.
 Decreto del Ministro dell’Agricoltura che istituisce
l’Osservatorio nazionale per l’imprenditoria femminile ed il
lavoro in agricoltura.
Anni Novanta
 1997 Decreto del Ministro delle Pari Opportunità che
istituisce la Commissione per la promozione e lo sviluppo
dell’imprenditoria femminile e l’osservatorio per
l’imprenditorialità femminile.
 Legge 25/99 (legge comunitaria 1998). L’art. 17 di tale
legge, al fine di adeguare la legge italiana alla sentenza della
Corte di Giustizia delle Comunità europee 4 dicembre 1997,
ha abrogato il divieto del lavoro notturno per le lavoratrici
tessili (per le altre lavoratrici il divieto non operava già in
precedenza), escludendo però dalla prestazione di lavoro
notturno le donne in stato di gravidanza e fino ai tre anni di
età del minore, ovvero le lavoratrici con disabili a carico.
1996
Legge contro la violenza sessuale

La legge n. 66 del 15 febbraio 1996


«Norme contro la violenza sessuale»
punisce lo stupro come REATO CONTRO LA PERSONA
e non CONTRO LA MORALE come in precedenza.

La gestazione della legge – che pure afferma cose OVVIE- dura vent’anni e
si continua a tergiversare rispetto alla questione della procedibilità d’ufficio
distinguendo in atti gravi e meno gravi, rispetto alla querela all’interno della
coppia. La concezione maschilista della società italiana non voleva
innanzitutto che si stravolgessero i rapporti di forza interni della famiglia e
della coppia.

Nel 1996 il testo approvato decide per procedimento su querela di parte


salvo casi particolari
Anni Novanta
Le direttive europee

1997- Trattato di Amsterdam


introduce importanti principi, tra cui quello della non discriminazione tra i
sessi e del mainstreaming.

Direttiva 97/80/CE
l’onere della prova nei casi di discriminazione basata sul sesso ricade sulla
parte convenuta, nel caso in cui chi si ritiene leso abbia prodotto elementi di
fatti dinanzi ad un organo competente.

Direttiva 97/81/CE
direttiva sul lavoro part-time che recepisce l’accordo siglato dalle parti
sociali Ces, Unice e Ceep. Propone di facilitare il part time su base
volontaria, eliminando gli ostacoli al suo sviluppo. Migliorandone la qualità
ed evitando discriminazioni per chi lavora a tempo parziale.
Anni 2000
I CONGEDI PARENTALI
Il ciclo delle leggi sulla tutela della maternità si chiude con l’approvazione della

legge 53/2000
Detta anche legge 8 marzo 2000

Disposizioni per il sostegno della maternita' e della paternita', per il diritto alla cura
e alla formazione e per il coordinamento dei tempi delle citta'.

E’ la prima legge che coinvolge i padri nella condivisione della cura dei figli,
nell’interesse principale di questi ultimi

I TEMPI DELLA CITTA’


oltre a introdurre i congedi parentali, favorendo un maggior coinvolgimento dei padri nella
cura dei figli, la legge ha focalizzato l'attenzione delle regioni e degli enti locali
sull'importanza di riorganizzare i tempi delle città ed ha promosso, tramite l'art. 9,
la sperimentazione di azioni positive per la conciliazione sul luogo di lavoro,
sensibilizzando in tal senso aziende e parti sociali.
Anni 2000
Testo unico sulla maternità e paternità (Dlgs 151/2001)

Il testo Unico aggiorna tutta una serie di prerogative che riguardano la vita della famiglia
e le POLITICHE DI CONCILIAZIONE

Capo I - Disposizioni generali (Artt. 1-5)


Capo II - Tutela della salute della lavoratrice (Artt. 6-15)
Capo III - Congedo di maternità (Artt. 16-27)
Capo IV - Congedo di paternità (Artt. 28-31)
Capo V - Congedo parentale (Artt. 32-38)
Capo VI - Riposi, permessi e congedi (Artt. 39-46)
Capo VII - Congedi per la malattia del figlio (Artt. 47-52)
Capo VIII - Lavoro notturno (Art. 53)
Capo IX - Divieto di licenziamento, dimissioni e diritto al rientro (Art. 54-56)
Capo X - Disposizioni speciali (Artt. 57-65)
Capo XI - Lavoratrici autonome (Artt. 66-69)
Capo XII - Libere professioniste (Artt. 70-74)
Capo XIII - Sostegno alla maternità e alla paternità (Art. 75)
Capo XIV - Vigilanza (Artt. 76-77)
Capo XV - Disposizioni in materia di oneri contributivi (Artt. 78-84)
Capo XVI - Disposizioni finali (Artt. 85-88)
Violenza:
indagine ISTAT 2006 - si scopre la realtà

Alcuni significativi dati ultima rilevazione ISTAT (2017)

Dieci milioni di donne, fra i 14 e 59 anni, sono state molestate sessualmente, vi


sono stati 500 mila stupri compiuti o tentati e 900 mila ricatti sul luogo di lavoro
Questo solo secondo i dati ufficiali, perché circa un terzo delle donne non parla
con nessuno dell'accaduto.
Le molestie sessuali avvengono solitamente ad opera di estranei (58,2%), per la
strada (19%), sui mezzi di trasporto pubblici (31,6%), sul posto di lavoro
(12,1%), in pub o in discoteca (10,5%)
Gli stupri e i tentati stupri sono commessi molto raramente da estranei (3,5%),
più frequentemente da amici (23,8%), conoscenti (12,3%), fidanzati o ex
fidanzati (17,4%), mariti o ex mariti (20,2%)
Solo il 21% delle violenze sessuali avviene per strada e il 14% in auto; per il
resto, a casa propria o di amici e parenti.
Anni 2000
alcuni tra i tanti problemi irrisolti

Il ventunesimo secolo si apre con ancora molte riserve per quanto riguarda l’autonomia delle donne
e il pieno godimento dei loro diritti di cittadinanza
CONCILIAZIONE/condivisione
Restano aperte le problematiche relative alla CONCILIAZIONE dei tempi per donne e uomini tra
lavoro salariato e lavoro di cura – la parola CONDIVISIONE sarebbe molto più adeguata, ma il
linguaggio è lento a modificarsi, poiché nella realtà sociale non c’è ancora volontà di condividere
realmente il lavoro riproduttivo e questo diventa un ostacolo importante sia per l’accesso al lavoro
per le donne, sia per l’uguaglianza nel salario.
DIVERSITÀ SALARIALI
Per quanto riguarda il salario, i differenziali salariali tra donne e uomini in Italia sono superiori al
20%. Lavoro e salario sono due elementi importanti per l’autonomia delle persone nella nostra
società.
LEGGE 40/04 PROCREAZIONE ASSISTITA – un fallimento vero per le donne
Per quanto riguarda la libera disponibilità del proprio corpo, il testo della legge 40/2004 sulla
procreazione assistita (il cui referendum abrogativo non è passato) toglie ampi spazi di autonomia
alla scelta delle donne e mina il percorso attuativo della legge 194/1978.
Negli ultimi 10 anni la legge 40 che regola la procreazione medicalmente assistita in Italia ha già
visto per 28 volte l’intervento dei tribunali, con ben 19 pareri contrari e la revisioni di alcune sue
parti con sentenza della Corte Costituzionale.
Altre disposizioni approvate dopo il 2000
 Legge 4 aprile 2001 n. 154 Misure contro la violenza
nelle relazioni familiari, disciplina l’allontanamento dal
domicilio familiare del coniuge violento

 Circolare 31 del 26/01/01 del Ministero del Lavoro che


regolamenta l’attività di vigilanza in materia di divieto di
discriminazione e pari opportunità. Vengono individuati i
profili sanzionatori e le indicazioni operative

 Decreto Ministeriale 16 maggio 2003 Fondo di rotazione


per il finanziamento in favore dei datori di lavoro che
realizzano, nei luoghi di lavoro, servizi di asilo-nido e
micro-nidi.
Altre disposizioni approvate dopo il 2000

 Decreto legislativo 9 luglio 2003 n.216 Attuazione della


direttiva 2000/78/CE per la parità di trattamento in materia
di occupazione e di condizioni di lavoro
 Decreto legislativo 31 luglio 2003, n.226 Trasformazione
della Commissione Nazionale per la Parità in Commissione
per le Pari Opportunità tra uomo e donna, a norma dell’Art. 13
della legge 6 luglio 2002, n.137.
Leggi approvate dopo il 2000
 Legge 19 febbraio 2004, n. 40, Norme in materia di
procreazione medicalmente assistita
 Decreto Ministeriale 19 maggio 2004, n. 275 Regolamento
recante norme per l’organizzazione ed il funzionamento della
Commissione per le pari opportunità fra uomo e donna ai sensi
dell’art. 6, comma 2, del Dls 31 luglio 2003, n. 226.
 Decreto legislativo 30 maggio 2005, n. 145 Attuazione della
direttiva 2002/73/CE in materia di parità di trattamento tra gli
uomini e le donne, per quanto riguarda l’accesso al lavoro, alla
formazione e alla promozione professionale e le condizioni di
lavoro.
Leggi approvate dopo il 2000

Legge 8 aprile 2004, n. 90


Norme in materia di elezioni dei membri del Parlamento
europeo e altre disposizioni inerenti ad elezioni da svolgersi
nell'anno 2004.

Per le elezioni europee, ciascuna lista non può avere più di 2/3
di candidati dello stesso sesso per due sole tornate elettorali
(2004 e 2009). Sono previste, inoltre, diverse sanzioni
pecuniarie concernenti i rimborsi elettorali per i partiti che non
rispetteranno questa quota e, al contrario, degli incentivi per i
partiti che facciano eleggere una quota più alta del 30% di
candidati di entrambi i sessi.
DIRETTIVE EUROPEE
Definizioni di discriminazioni e molestie
 Direttiva 2002/73/CE e dir.2004/113/CE
del Parlamento europeo e del Consiglio del 23
settembre 2002 che modifica la direttiva 76/207/CEE
del Consiglio relativa all’attuazione del principio di
parità di trattamento tra gli uomini e le donne per
quanto riguarda l’accesso al lavoro, alla formazione e
alla promozione professionali e le condizioni di lavoro
Vengono puntualizzati i concetti di
discriminazione diretta e indiretta e di molestie.
Anni 2000
Ricatti sessuali sul lavoro

IN ITALIA C’È UNA LEGGE SULLA VIOLENZA SESSUALE, MA


NON C’È UNA LEGGE CONTRO LE MOLESTIE SESSUALI –
SI RICORRE ALLA NORMATIVA EUROPEA A QUELLA NAZIONALE VIGENTE

secondo l’ISTAT
900 mila ricatti sessuali sul lavoro avvengono al momento dell'assunzione o per
l’attribuzione di avanzamenti carriera e si verificano nei momenti in cui le donne si
trovano più in difficoltà. Subiscono più ricatti le donne disoccupate, le lavoratrici
autonome, le impiegate.
Unica nota positiva, dal 1997 al 2002, secondo l’Istat, le molestie fisiche sessuali e i
tentati stupri sono diminuiti.
Probabilmente, per effetto dell'azione dei centri antiviolenza, per le novità legislative,
per l'approccio al fenomeno da parte delle donne
L’attuazione della legge sull'allontanamento del coniuge violento non è adeguatamente
monitorata e quindi non ci sono dati precisi in merito
Lettera di dimissioni in bianco:
eliminata solo nel 2012!!!!
 Nel 2008 (governo berlusconi9 viene abrogata la
legge 188 del 2007 sulle dimissioni volontarie,
che intendeva prevenire la pratica molto diffusa di
far firmare un foglio in bianco, spesso al momento
dell’assunzione, in cui si certificano le proprie
dimissioni in caso di gravidanza
 la legge 188 viene ripristinata con fatica dalla
riforma Fornero (l. n. 92/2012)
Anni 2000
Il tentativo del legislatore di realizzare la parità sostanziale attraverso la
predisposizione di azioni positive intese quale strumento legislativo di
riconoscimento di diritti esclusivamente riservati alle donne

NON HA SORTITO FINO AD ORA I RISULTATI SPERATI

Qualche parziale, anche se lento miglioramento, è stato riscontrato a


seguito dell’introduzione nelle aule dei tribunali della nuova e
complessa materia delle

MOLESTIE MORALI conosciute sotto il nome di

MOBBING

In Italia non c’è una legislazione specifica nemmeno sul mobbing


IL MOBBING
Una definizione

 Il mobbing viene definito come quel complesso di comportamenti


ripetuti in un certo arco temporale che mirano a costringere un soggetto
ad allontanarsi dall’ambiente di lavoro causandogli anche patologie
fisiche e psichiche

È evidente che, sebbene non si tratti esplicitamente di una


discriminazione di genere, tra le vittime di questa situazione realizzata
con piccoli e quotidiani comportamenti, un gran numero di casi
riguardi le LAVORATRICI
Anni 2000

2007
Testo unico delle disposizioni
per la promozione
delle pari opportunità tra uomo e donna

2007
Trattato di LISBONA
Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea (2007/C 303/01)
firmata a Lisbona il 13 dicembre 2007
che sostituisce la Carta dei diritti fondamentali
dell'Unione Europea (2000/C 364/01) firmata a Nizza durante
il Consiglio europeo Consiglio europeo del 7-10 dicembre 2000
Gli anni 2000
Entra nel nostro ordinamento lo stalking
Il secondo capo della legge n. 38/2009
(da art. 7 ad art. 12)
riproduce i provvedimenti contenuti nel disegno di legge a
firma dei Ministri per le Pari Opportunità Carfagna e della
Giustizia Alfano già approvato da un ramo del Parlamento in
materia di atti persecutori, nel linguaggio corrente stalking.

Viene introdotto - con l’inserimento nel codice penale dell’art. 612-bis (dopo il
612 che definisce la minaccia) tra i delitti contro la libertà morale -, questo
reato penale nuovo per il nostro sistema giuridico che all’estero invece trova
già applicazione in diverse nazioni: Stati Uniti, Canada, Nuova Zelanda e in
Europa, Regno Unito, Germania, Austria, Belgio, Danimarca e Irlanda.
Gli anni 2000
Entra nel nostro ordinamento lo stalking

Si tratta di una misura penale a tutela di tutte quelle persone


che spesso si trovano a fare i conti con ossessive invadenze
nella propria vita privata, casi che si trasformano spesso in veri
e propri atti di violenza.
Secondo i dati dell’Osservatorio Nazionale per lo Stalking a
essere oggetto di molestie sono, nell’86 per cento dei casi,
donne. La durata media del comportamento molesto è superiore
ad un anno e mezzo. Quanto a colui che perseguita, gli stessi
dati ci dicono che, nel 55 per cento dei casi è probabile che si
tratti di un ex, coniuge o innamorato, nel 25 percento di un
condomino e nel 15 percento di un collega di lavoro, di scuola
o di università.
Legge 215/2012
doppia preferenza di genere
nelle lezioni comunali

La legge garantisce la presenza equilibrata (cioè) paritaria dei due sessi nelle giunte,
occupandosi anche delle campagne elettorali. 

Sono state le donne e le associazioni femminili a promuovere la lunghissima serie di


ricorsi davanti al giudice amministrativo che hanno annullato giunte comunali,
provinciali e regionali ‘monogenere’ o troppo squilibrate, conquistando per tutti e
tutte il principio in base al quale la parità scritta nella costituzione e negli statuti non
è affidata alla libertà delle scelte politiche, ma può essere rivendicata e che il
principio di parità vincola la politica e le sue scelte discrezionali, in virtù del
principio di legalità (Corte cost., sent. n. 81 del 2012).
Riassumiamo
La legislazione sul lavoro femminile nel periodo successivo alla emanazione della
Costituzione si può dividere in tre periodi
 
PRIMA FASE
che potremmo chiamare di TUTELA, guarda alle donne lavoratrici come madri ma
anche, più in generale, come soggetti deboli
 
SECONDA FASE
segnata soprattutto dalla legge n.903 del 1977, AFFERMA IL PRINCIPIO DI
PARITÀ (formale) tra uomini e donne nel lavoro, parità da intendersi però in senso
formale come divieto di discriminazione in ragione del sesso
 
TERZA FASE
quella della cosiddetta PARITÀ SOSTANZIALE, introdotta con la legge n. 125
del 1991, che prevede la necessità di azioni positive per la realizzazione della parità
uomo donna nel lavoro

Sovrapposizione di normative
Sono tuttora in vigore sia leggi protettive sia leggi che prevedono la
parità in senso formale sia leggi che favoriscono la parità sostanziale.
C’è ancora molto da fare
Nonostante le statistiche di genere effettuate a partire dagli anni novanta
mostrino un quadro fortemente dinamico dell’universo femminile, nonostante
le donne investano di più in cultura rispetto agli uomini, nonostante riescano
meglio negli studi e diano maggior rilievo al lavoro rispetto al passato,
nonostante sperimentino nuove forme del produrre e riprodurre, nonstante
rivestano una molteplicità di ruoli nelle diverse fasi della vita

Nonostante tutto questo, le donne


PRESENTANO PERCORSI DI VITA ANCORA TROPPO
COMPLESSI E FRASTAGLIATI, troppo fragili e precari
per dirsi compiuto il cammino per il raggiungimenti
della parità dei diritti.
Artom, S. – Calabrò, A.R., Sorelle d’Italia, Milano, Rizzoli, 1989
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Brunelli, G., Donne e politica, Bologna, il Mulino, 2006
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Chianese, G., Storia sociale della donna in Italia (1800-1980), Napoli, Guida
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D’Amico, M. – Concaro, A., Donne e istituzioni politiche. Analisi critica e materiali
di approfondimento, Torino, Giappichelli, 2006
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