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AIDS

ACQUIRED IMMUNE DEFICIENCY SINDROME


L’AIDS E IL VIRUS HIV

GIOELE CECILIA IVA


AIDS ED HIV : DIFFERENZE

Al contrario di quello che spesso si crede Hiv e Aids non sono la stessa cosa.
 Gli Hiv, acronimo di Human immunodeficiency virus sono due specie di Lentivirus che se
non trattati operano la distruzione dei linfociti T Helper (CD4+)e provocano così la sindrome
da immunodeficienza acquisita (Aids)
 L’Aids invece, acronimo di Acquired immune deficiency sindrome identifica uno stadio
clinico avanzato dell’infezione da Hiv. La sindrome dell’Aids può manifestarsi nel soggetto
positivo all’ Hiv anche dopo anni dall’inizio dell’infezione, quando i linfociti CD4 calano
drasticamente e l’organismo perde la sua capacità di combattere anche le infezioni.

GIOELE CECILIA IVA


LE ORIGINI DEL VIRUS

 Il virus dell’hiv-1 è stato studiato per la prima volta nel 1959 e dalle analisi fatte si è
concluso che il virus abbia compiuto un salto si specie trasferendosi dallo scimpanzè
all’uomo all’inizio del ventesimo secolo. È ormai accertato che il virus umano
dell'HIV (Human Immunodeficiency Virus) derivi da mutazioni di vari ceppi del SIV,
con il salto di specie in un'epoca imprecisata in alcune regioni dell'Africa occidentale Diffusione in Africa dello scimpanzé,
coincidente con la fascia centro-equatoriale in
sub-sahariana. Dal virus SIVcpz dello scimpanzé Pan troglodytes troglodytes cui si diffuse originariamente la malattia
deriverebbe il ceppo HIV-1, responsabile dell'attuale pandemia, mentre dal virus
SIVsmm, che colpisce le scimmie Sooty Mangabey, deriverebbe il ceppo HIV-2, dotato
di patogenicità e contagiosità più limitate, che è rimasto confinato nei luoghi di origine,
con l'eccezione di alcuni soggetti infettati nelle proprie aree endemiche e poi trasferitisi
in paesi occidentali. La trasmissione uomo/scimmia dovette avvenire tramite il contatto
tra liquidi biologici (ad esempio morso). Vi sono prove che gli esseri umani che
partecipano ad attività di caccia e di vendita di carne e pelli di scimmia abbiano
contratto il SIV
GIOELE CECILIA IVA
LE ORIGINI DEL VIRUS

 Il primo caso di sieropositività accertato risale al 1959, quando venne prelevato


da un uomo di Leopoldville (oggi Kinshasa) un campione di sangue che,
analizzato trent'anni dopo, dimostrò di contenere anticorpi all'HIV-1. All'anno
successivo appartiene un campione di tessuti di linfonodi di una donna della
stessa città, pure infettato dal virus
 Un’analisi portata avanti nel 2019 da parte di un team di ricerca dell'università di
Lovanio su di un campione di tessuto del 1966 proveniente dalla Repubblica del Città di Leopoldville, oggi conosciuta come
Congo, da cui è stato possibile estrarre una copia del genoma completo dell'HIV, Kinshasa
ha potuto retrodatare la prima infezione tra il 1881 e il 1918

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APPROFONDIMENTO SUL VIRUS DELL’ HIV

 Il virus dell’ Hiv è un retrovirus di forma sferica con due


membrane esterne a formare un capside e un pericapside che
ospita le glicoproteine di membrana virali gp120 e gp41. Queste
due proteine ricoprono un ruolo fondamentale nella
neutralizzazione del virus. La gp120 è utilizzata dal virus come
una sorta di chiave utilizzata per trovare le particolari cellule
umane in grado di replicarlo, funzionando quindi da recettore che
aggancia HIV ai recettori corrispondenti sulle cellule bersaglio.
La gp41 interviene invece quando i virus sono già agganciati,
fondendo le membrane virali con la membrana cellulare
permettendo la penetrazione di HIV all'interno delle cellule. Il
virus è di tipo diploide e il suo materiale genetico è composto da
due copie di RNA identiche a polarità positiva (mRNA).

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APPROFONDIMENTO SUL VIRUS DELL’ HIV

 Ruolo fondamentale nella duplicazione di questo retrovirus è occupato


dall’enzima della trascrittasi inversa. Questo enzima è una sorta di
"traduttore", che retrotrascrive il patrimonio genetico virale (RNA)
in DNA. Come tutti i retrovirus, l'HIV possiede i tre geni fondamentali
per la sua replicazione: Gag, Pol ed Env. Gag ( group-specific antigen)
codifica per le proteine del core del virione: p24, p17, p9, p7. Da Pol
( Polymerase) derivano la trascrittasi inversa, la proteasi e
l'integrasi mentre Env (per Envelope) codifica per le proteine
dell'involucro esterno.
Modello dell’enzima Trascrittasi inversa

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CONTAGIO E SINTOMI

 Nella maggioranza dei casi, l'HIV si trasmette durante i rapporti sessuali, quando c'è contatto con sangue, sperma,
liquido vaginale, pre-eiaculazione se il partner sieropisitivo ha una carica virale rilevabile. Altri tipi di
trasmissione del virus includono il passaggio del virus da una madre infetta al figlio durante la gravidanza o il 
parto tramite esposizione al sangue o fluido vaginale, o tramite il latte materno. All'interno di questi fluidi
corporei l'HIV è presente sia in particelle libere sia all'interno delle cellule immunitarie infette (i linfociti CD4).
 La manifestazione del virus è generalmente caratterizzata da due fasi distinte. Nella prima fase, dopo alcune
settimane dall'infezione, i pazienti posso lamentare i sintomi di una sindrome simil-influenzale caratterizzata
da febbre, gonfiore delle ghiandole linfatiche, dolore articolare e muscolare, manifestazioni
cutanee, sudorazioni notturne. La progressione dell'infezione può variare da persona a persona. In alcuni casi
può restare senza sintomi (latenza clinica) per molti anni.

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TRATTAMENTI

 Ad oggi non esiste una terapia in grado di eradicare completamente


l’infezione da HIV. Esistono, però, farmaci antiretrovirali efficaci in grado
di controllare la replicazione virale (terapia antiretrovirale o ART). La ART è
costituita da tre o più farmaci antiretrovirali utilizzati in associazione, poiché
hanno diversi meccanismi d’azione contro il virus HIV. I progressi della
terapia antiretrovirale di combinazione (cART) raggiunti dal 1996 ad oggi
consentono ad una percentuale elevata di pazienti con HIV, oltre 80%, di
avere un controllo duraturo della replicazione virale con riduzione della
mortalità e morbilità della malattia. La cART necessita, però, di essere
ottimizzata nel tempo allo scopo di massimizzare i risultati di soppressione
della carica virale (l’obiettivo terapeutico è la soppressone virologica a HIV-
RNA < 50 copie/ml) e di ridurre il numero dei farmaci antiretrovirali da
assumere, sia in termini di numero che di dosaggio. 

GIOELE CECILIA IVA


PREVENZIONE

Per ridurre il rischio di trasmissione sessuale dell’Hiv:


 Durante i rapporti sessuali utilizzare preservativo maschile (condom) o femminile (femidom)
 Assumere correttamente la profilassi pre-esposizione *

 *La PrEP o profilassi pre-esposizione consiste nell’assumere una combinazione di farmaci attivi contro Hiv prima
dei rapporti sessuali. Correttamente assunta da persone sieronegative a rischio di infezione, la PrEP si è dimostrata
efficace nel prevenire l’acquisizione dell’infezione da Hiv.

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