Sei sulla pagina 1di 44

L’Unità d’Italia

Il RISORGIMENTO è l’insieme degli eventi


ideologici, culturali, politici, militari,
economici e sociali, che tra la fine del
Settecento e il 1861 portarono alla nascita di
uno Stato italiano unitario, indipendente,
ordinato politicamente come monarchia
costituzionale sottoposta alla sovranità dei
Savoia.
Giuseppe Mazzini
Fu una delle maggiori personalità del Risorgimento italiano,
distinguendosi in modo particolare nella lotta per
l'indipendenza italiana e per la formazione di uno stato e una
coscienza unitari.

Mazzini aveva un’idea sostanzialmente religiosa dell’azione


politica, infatti i popoli erano lo strumento di un progetto
Divino.
Mazzini fu un uomo politico nato il 22 Giugno 1805 a
Genova e morto il 10 Marzo 1872 a Pisa.
Si allontanò dall’ideologia carbonara e maturò il
progetto della Giovine Italia, secondo il principio
repubblicano di nazione unita, composta di cittadini
liberi eguali. Questo iniziativa fu un fallimento e
dopo due anni di solitudine, torna alla politica e fonda la
«Seconda Giovine Italia» dove vi è una maggior
partecipazione del popolo. Nel 1848 fu a capo della
Repubblica romana e si dedicò a tessere le file dei moti.
La Giovine Italia
Un’organizzazione fondata a Marsiglia nel giugno 1831, volta
a svolgere un’opera di educazione politica dei suoi iscritti.

L’Italia doveva essere:

• Unita in un solo Stato nei suoi confini naturali;

• Libera dalla dominazione straniera;

• Retta a forma Repubblicana.

Mazzini diceva anche che finchè gli uomini non fossero


emersi come Nazione, sarebbero rimasti della gente.
Giuseppe Garibaldi
Garibaldi fu un uomo politico, nacque a Nizza il 4 luglio
1807 e morì a Caprera il 2 giugno 1882.
Non fu solo un uomo politico, ma anche condottiero,
generale e patriota.
Aderì alla Giovine Italia e prese parte a moti
insurrezionali in Italia. Andò per alcuni anni in America
e poi tornò in Italia e partecipò al governo provvisorio di
Milano. Si allontana dalle idee di Mazzini e sostiene la
monarchia sabauda.
Garibaldi riavviò il processo di unificazione
d’Italia, che sembrava essersi bloccato, poiché
Roma sembrava impossibile da espugnare, con
l’impresa dei Mille, che consentì di unire il
Mezzogiorno al Piemonte, riuscendo a
costituire il Regno d’Italia, 1861.
Camillo Benso conte di Cavour

Cavour nacque a Torino il 10 agosto 1810 e morì a


Torino il 6 giugno 1861.

Fece il suo ingresso in politica nel 1847, fondando il


giornale Il Risorgimento e fu più volte Ministro e
Presidente del Consiglio.
Il programma di Cavour prevedeva un sistema
politico liberale guidato da una monarchia
costituzionale, caratterizzato dal liberalismo
economico e ad un forte ruolo del Parlamento,
eletto su base censitaria.
Nel 1858, incontrò a Plombierès
Napoleone III, con il quale firmò gli
Accordi segreti di Plombières, che
prevedevano:

• Di indurre l’Austria a dichiarare guerra


al regno di Sardegna, cosicchè la
Francia fosse intervenuta;

• La cessione di Nizza e della Savoia alla


Francia.
Vittorio Emanuele II

Fu il protagonista dell’unificazione
nazionale e divenne il primo re d’Italia dal
1861 al 1878. Era conservatore e cattolico e
dopo la fine del potere temporale dei papi,
1870, trasferì a Roma la capitale del Regno.
Nacque a Torino nel 1820 e morì a Roma
nel 1878. Divenne Re di Sardegna nel 1849,
dopo l’abdicazione del padre, Carlo
Alberto, nel 1850 abolì i privilegi della
Chiesa e nel 1852 affidò il governo a
Cavour e firmò gli accordi segreti di
Plombières con Napoleone III.
Nel 1860 sostenne in modo segreto la spedizione dei
Mille di Garibaldi, con la quale conquistò la Sicilia e
l’Italia Meridionale. Il 17 marzo 1861 fu proclamato a
Torino re D’Italia, negli ultimi anni di vita si avvicinò
a potenze come Austria e Germania, gettando le basi di
una futura alleanza.
I moti del 1820 - 1821
I moti furono dei tentativi di insurrezione contro i regimi
assolutisti.

La Carboneria, è una società segreta che ha finalità


costituzionale, liberali e ha avuto una portata
internazionale.
In Piemonte si voleva una
La Carboneria, nel 1820 nasce
Costituzione, ma si voleva
anche nel Napoletano con lo
anche creare un Regno
scopo di ottenere dal re la
dell’Alta Italia, formato dal
concessione della Costituzione
Lombardo-Veneto e dal
liberale spagnola, che
Piemonte, sotto la guida di
imponeva:
Carlo Alberto.
• Il potere esecutivo nelle
mani del Re; Il Regno di Sicilia, voleva la
separazione di Napoli e
• Il potere legislativo nelle
questo provocò una
mani del Parlamento,
rivoluzione che venne fermata
attraverso il voto popolare.
dall’intervento armato di
Prussia, Russia e Austria.
In Russia, a dicembre, ci In Spagna, il colonnello
fu un’insurrezione che Quiroga e l’ufficiale Riego
chiedeva: sollevarono a Cadice le truppe
- La concessione di una pronte a imbarcarsi per

costituzione; l’America Latina, ma


l’insurrezione si estese
- L’abolizione della
rapidamente e Re Ferdinando
servitù della gleba;
VII fu costretto a concedere la
- La redistribuzione
Costituzione Spagnola.
delle terre.

L’esito fu terribile, visto In Portogallo ci furono


che i protagonisti delle piccole rivolte, ma
vennero impiccati o furono represse
esiliati in Siberia
I moti del 1830 - 1831

Fu un esteso movimento rivoluzionario


che, a differenza del primo, diede un
colpo significativo al sistema della
Santa Alleanza, alterando il quadro
In Francia, con la rivoluzione parigina, nel luglio 1830,
causò il rovesciamento del regime di Carlo X, con la
conseguente:

• Ascesa al trono di Luigi Filippo D’Orléans, con


legittimazione popolare,

• L’adozione di una carta costituzionale;

• Un elettorato più ampio;

• Un regime politico in cui erano meglio rappresentate la


volontà politica e gli interessi dell’aristocrazia;

• Il principio di non intervento.


In Polonia invece fallirono le insurrezioni,
concludendosi con la russificazione del paese,
dove:
- La lingua ufficiale era il russo;
- Le cariche amministrative erano russe.

Il Belgio, grazie all’aiuto della Francia e


dell’Inghilterra si staccò dall’Olanda e ottenne
un governo costituzionale.
In Italia i moti nacquero a Modena, progettati da:

• Duca Francesco IV d’Este, che coltivava l’ambizione di


espandere i propri territori;

• Carboneria modenese capeggiata da Ciro Menotti.

• Questi moti scoppiarono nonostante il voltafaccia di Francesco


IV, che fece arrestare Ciro Menotti, ma non ebbero successo.

I moti scoppiarono anche nel Ducato di Parma e di Modena e


nelle Legislazioni Pontificie. Queste ultime furono costrette a
lasciare il posto a nuovi governi rivoluzionari in un’assemblea delle
Province Unite italiane. L’esercito austriaco potè intervenire
ponendo fine alla rivolta e ripristinando l’ordine.
Come si conclusero i moti?

I moti in Europa ebbero dei risultati differenti. Se


I moti in Italia si conclusero con un nulla di fatto
l’insurrezione polacca fu duramente repressa, in
e dimostrarono che la strategia delle società
Europa Occidentale, oltre al Belgio, anche la
segrete aveva fatto il suo tempo. Chiarirono anche
Spagna e il Portogallo videro la nascita di regimi
che il maggior ostacolo sulla strada
liberali.
dell’indipendenza e della libertà della penisola era
il governo austriaco, ma che per combatterlo i
localismi e i municipalismi dovevano essere messi
a tacere.
I moti del 1848

Si trattò della seconda grande risposta delle forze


democratiche, liberali e rivoluzionarie alla
politica della Restaurazione. Furono
caratterizzati da una partecipazione attiva delle
masse popolari urbane che volevano realizzare
sia obiettivi politici, sia scopi sociali.
Il via ufficiale ai nuovi moti rivoluzionari in Italia fu dato dal Regno delle Due Sicilie il 12 gennaio
1848. I sudditi mal sopportavano l’egemonia del monarchico e il suo governo oppressivo.
L’organizzazione di questa rivolta fu innovativa poiché fu condotta in maniera silenziosa e segreta.
L’insurrezione ebbe buon esito tanto da far decadere la monarchia il 23 gennaio e costituire un
nuovo governo il 25 marzo. Il 10 giugno la Sicilia diventò Stato di Sicilia e il governo chiese senza
successo a Ferdinando Alberto di Savoia di esserne il Re. La mancanza di un Re portarono il
governo siciliano all’indebolimento politico che fu sfruttato da Ferdinando II per riconquistare
l’isola, che tornò sotto il controllo dei Borbone il 14 maggio 1849.
La notizia dei moti siciliani e della
successiva caduta dei Borbone mise in
allerta ogni territorio italiano. La
Le rivolte interne interessarono
borghesia e l’aristocrazia del Regno anche il territorio sotto il governo
Sardo-Piemontese, richiesero al proprio papale. Il Papa Pio IX, per evitare
Re nuove riforme volte a una maggiore qualsiasi tipo di manifestazione
considerazione dei diritti dei sudditi del pubblica, concesse il 14 marzo
Regno, il 4 marzo 1848, il Re Carlo 1848 lo statuto fondamentale del
Alberto concesse ai suoi sudditi lo Governo temporale degli Stati di
Statuto Albertino. Santa Chiesa, dove vi era la
libertà di stampa e lo scioglimento
della Santa Inquisizione.
I Moti del 1848 ebbero alla base dei fattori comuni all’intera società europea:

Una situazione economica


La richiesta di libertà politiche
difficile di crisi nei 3 settori Il malessere si combinò con
e di democrazia si intrecciò in
economici che ha portato l’azione dei democratici, che
diverse aree geografiche,
carestie e disoccupazione, che intendevano riprendere l’azione
soprattutto dell’impero
hanno portato ad un malessere di sommovimento politico
asburgico, con la volontà di
diffuso. apertasi in Francia alla fine del
emancipazione nazionale.
‘700.
Come si è arrivati alla Rivolta di Parigi?
monarchia di Luigi Filippo D’Orleans in Francia aveva
so molti consensi a causa della sua politica poco liberale e
contro di lui si coalizzò uno schieramento eterogeneo
formato da liberali, democratici, socialisti.

I democratici chiedevano il suffragio universale, ma erano


numericamente scarsi in Parlamento, ma allo stesso modo
erano combattivi nella società civile grazie alla campagna
dei banchetti, dove venivano fatte riunioni private in cui i
dirigenti del movimento si consultavano e coordinavano
le loro azioni.
Il 22 Febbraio 1848 la proibizione di un banchetto
innescò la rivolta di Parigi.
Come si è formato il governo
Repubblicano?
Il Governo monarchico fece intervenire prima la
Guarda Nazionale, che però si schierò dalla parte
degli insorti e poi l’esercito.
La sera del 24 Febbraio si formò un governo che
Tra il 22 e il 24 febbraio si verificarono scontri
annunciò la nascita di una repubblica e la
violenti sulle barricate costruite in tutta Parigi e la
convocazione di un’assemblea costituente da
rivolta ebbe esito positivo, l’esercito si ritirò e il eleggere a suffragio universale. Il governo
re abbandonò Parigi.
comprendeva tutti i leader repubblicani e due
socialisti che rappresentavano i lavoratori
Le 5 giornate
di Milano
È una lotta combattuta dal 18 al 22 marzo
1848 a Milano tra la popolazione della città e
le truppe austriache.

Tra il 16 e il 17 marzo a Milano si


diffuse la notizia dei moti rivoluzionari La città sotto la dominazione asburgica, insorse e dopo

scoppiati in Francia, Austria, Ungheria. 5 giornate di violenti combattimenti contro le truppe


austriache guidate da Radetzky, si liberò degli
occupanti.
Nella terza giornata, il 20 marzo, il consiglio
di guerra milanese, respinse la proposta di
armistizio degli austriaci e si costituì un
governo provvisorio.

Il 21 marzo, i milanesi conquistarono tutte le


posizioni tenute ancora dagli austriaci così da
indurre Radetsky alla ritirata con le sue truppe,
che si allontanarono dalla città.
Il 23 marzo Carlo Alberto emanò il proclama in cui
annunciava ai popoli della Lombardia e del Veneto che
stava accorrendo con il suo esercito in appoggio agli
insorti. Ci si avvia verso la Prima guerra d’indipendenza.
La 1° Guerra
d’Indipendenza
La 1° guerra d’Indipendenza ebbe inizio con l’intervento di Carlo
Alberto in aiuto degli insorti Lombardi il 23 marzo 1848.

La strategia di Radetsky, comandante austriaco, fu quella di


guadagnare tempo e di lasciare che i piemontesi si logorassero in una
difficile guerra d’assedio e di attaccarli il 23 luglio 1848, a Custoza.
Gli austriaci sconfissero Carlo Alberto, che fu costretto a ordinare la
ritirata. Ci fu un altro tentativo di arrestare le truppe austriache, a
Milano, ma finì in un altro insuccesso. Carlo Alberto chiese così un
armistizio, concesso e firmato il 9 agosto a Vigevano.
La guerra riprese nel marzo 1849 e fu voluta dalle correnti
democratiche piemontesi. La nuova fase del conflitto durò 3 giorni dal
20 al 23 marzo e finì con la sconfitta di Novara, in seguito alla quale
Carlo Alberto abdicò alla corona in favore di Vittorio Emanuele II. La
pace definitiva fu segnata a Milano il 10 agosto 1849.

La guerra era iniziata con l’unione apparente di tutti i principi italiani


nella lotta contro l’Austria, ma l’unione si sfasciò, non appena il Papa
e il Re di Napoli ebbero richiamato le truppe da loro inviate contro
l’Austria.
La Guerra di Crimea
L'occasione per fare assumere al Piemonte un ruolo nei giochi
d'equilibrio in Europa fu data dalla guerra di Crimea (1853-1856).

Un episodio che rimise in moto la competizione e la conflittualità tra


gli Stati che ambivano al predominio nell'Europa. La guerra
rappresentò un momento della cosiddetta “questione d'oriente”: la
disgregazione, ormai in atto, dell'Impero ottomano poneva agli Stati
europei il problema di una spartizione dei territori ad esso soggetti,
primo fra tutti il territorio balcanico.
L'obiettivo che Cavour si prefiggeva di raggiungere era la partecipazione del Piemonte alle trattative di
pace e la conseguente possibilità di porre le condizioni dell'Italia sul tappeto degli interessi generali delle
potenze europee. Ciò avvenne al Congresso di Parigi dove i rappresentanti delle potenze europee si
riunirono per le trattative di pace (1856).
Il gioco di Cavour era perfettamente riuscito: come rappresentante del piccolo Stato piemontese sedeva
accanto a quelli di, Francia, Inghilterra, Austria, Russia, e poteva illustrare le condizioni di soggezione e
vassallaggio in cui le popolazioni del Lombardo Veneto e dell'Italia meridionale erano tenute dagli
Asburgo e dai Borboni. La questione italiana era posta come qualcosa di cui l'Europa progressista doveva
in qualche modo occuparsi. Oltre a ciò, con la partecipazione al Congresso di Parigi, il Piemonte si
guadagnò definitivamente, agli occhi del movimento liberale italiano, il ruolo di protagonista della lotta
contro l'Austria.
La 2° Guerra
d’Indipendenza

Fu preparata sostanzialmente da Cavour, il quale intuì che la


soluzione del problema dell’unità e della indipendenza italiana
poteva essere risolto soltanto quando la questione italiana
fosse inserita come elemento rilevante nella politica
internazionale delle grandi potenze europee.
Cavour sapeva che con le sue forze il Regno di Sardegna
non sarebbe mai stato in grado di cacciare l’Austria, così
cercò di stringere legami con la Francia, di cui era
imperatore Napoleone III, attraverso gli accordi di
Plombières, secondo i quali Napoleone III sarebbe sceso in
campo ad aiutare il Piemonte, nel caso di un attacco
dall’Austria.

Il 25 aprile 1859 venne inviato un ultimatum di disarmo al


Piemonte da parte dell’Austria. Era quello che stava
aspettando Cavour, era la causa della guerra. Così, per gli
accordi di Plombierès, Napoleone III mobilita il suo
esercito e lo invia in Italia nello stesso giorno in cui il
Piemonte dichiara guerra all’Austria.
Con l’arrivo dell’esercito napoleonico, le forze franco-
piemontesi iniziarono la controffensiva che portò dopo la
vittoria di Palestro a muoversi verso Milano. Il tentativo
austriaco di arrestare l’avanzata franco-piemontese su
Milano fu infranto nella battaglia di Magenta, il 4 giugno,
dopo la quale gli austriaci si ritirarono fino alla linea del
Mincio. L’esercito austriaco di fermò per rafforzarsi e
tentò una grande azione per riprendere Milano, nella
battaglia di San Martino e Solferino, il 24 giugno. La
vittoria dei franco-piemontesi sembrò aprire la via per
un’azione nel Veneto, ma l’imperatore francese, per paura
di un attacco della Prussia, offrì all’imperatore d’Austria
un armistizio, che fu siglato a Villafranca, l’8 luglio 1859.
La pace di Zurigo del 10 novembre 1859,
sanzionò i preliminari di Villafranca, secondo i
quali soltanto la Lombardia sarebbe spettata al
Re di Sardegna, fu superata dagli avvenimenti e
dopo la spedizione dei Mille e l’occupazione
delle Marche e dell’Umbria, si giunse alla
proclamazione del Regno d’Italia, il 17 marzo
1861.
L’impresa dei Mille
Il viaggio dei Mille e di Garibaldi inizia da Quarto, a
Marsala, nel 5 maggio 1860. Il 15 maggio 1860, sbarcarono
in Sicilia e con la Battaglia di Calatafimi segnarono un
episodio decisivo, poiché spianarono la strada per la
conquista di Palermo. Attraversarono poi lo stretto di
Messina, risalendo la penisola passando per la Calabria e la
Basilicata, fino ad entrare a Napoli, conquistata con la
battaglia del Volturno. Il 26 ottobre 1860 Garibaldi incontrò
Vittorio Emanuele II a Teano, sancendo la riconciliazione
tra la politica sabauda e l’iniziativa popolare.
L’unità d’Italia

Il 17 marzo del 1861 Vittorio Emanuele II viene


proclamato Re d’Italia dal primo parlamento nazionale,
eletto, secondo la legge Piemontese, su una base
rigidamente censitaria. Cavour verrà a mancare meno di
due mesi dopo, il 6 giugno del 1861.
La 3° Guerra
d’Indipendenza

Questa guerra avvenne in conseguenza della politica di


Bismark, che doveva scontrarsi con la politica di Vienna,
decisa a mantenere la sua influenza nelle cose
germaniche.
Obiettivo dell’Italia, nella nuova guerra contro l’Austria, era l’acquisto del Veneto. La guerra scoppiò nel
mese di giugno, e i prussiani riportarono subito la grande vittoria di Sadowa sugli austriaci il 3 luglio 1866.
Non altrettanto bene andarono le operazioni belliche sul versante di operazioni italiano poiché i contrasti
tra i generali portarono all’infausta giornata di Custoza, del 24 giugno 1866, in cui le forze comandate da
Lamarmora furono attaccate di sorpresa da quelle austriache. Anche sul mare le forze italiane, furono
sconfitte a Lissa il 20 luglio 1866, a causa della rivalità dei comandanti e della poca coesioni tra gli
equipaggi. Soltanto Garibaldi conseguì una vittoria a Bezzecca il 21 luglio 1866. Bismark stipulò con
Vienna L’armistizio di Nikolsburg, il 26 luglio 1866, dopo aver stroncato la potenza austriaca in Germania.
Anche l’Italia fece un armistizio con l’Austria a Cirmons il 12 agosto 1866, che obbligava le forze italiane
a sgomberare le posizioni che avevano raggiunto in Trentino. Per la successiva pace di Vienne, l’Italia
otteneva il Veneto, ma i problemi del Trentino e dell’Adriatico rimanevano non risolti.
La questione romana
Denominazione con cui si indica il conflitto sorto prima tra la Santa Sede e
il movimento nazionale italiano, poi tra la Santa Sede e lo Stato unitario, per
la sovranità su Roma.

Fallito il tentativo mazziniano della Repubblica Romana nel 1848, la


questione si ripropose dopo le annessioni del 1859-60, che avevano dato
vita al Regno d’Italia.

L’opposizione di Pio IX, appoggiato dal governo francese, fece naufragare


le proposte di Cavour per giungere a una composizione pacifica della
controversia. Solo la ripresa dell’iniziativa popolare guidata da Garibaldi e
la sconfitta francese a Sedan nel 1870 permisero di superare la situazione di
stallo.
Il 20 settembre 1870 le truppe italiane entravano a Roma
dove si trasferivano, l’anno successivo, la corte e il
governo. La legge delle guarentigie del 1871, promulgata
dall’Italia per definire i rapporti tra Stato e Chiesa, non
venne accettata dal pontefice che impose ai cattolici
italiani il non expedit. Solo l’evoluzione della situazione
politica interna indusse la Chiesa ad assumere un
atteggiamento meno intransigente, che culminò nel 1913
con il patto Gentiloni. La sistemazione giuridica dei
rapporti tra Chiesa e Santa Sede si realizzò, durante il
fascismo, con la firma l’11 febbraio 1929 dei Patti
lateranensi

Potrebbero piacerti anche