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Legge 20 agosto 2019, n.

92 recante “Introduzione dell’insegnamento


scolastico dell’educazione civica”.
Le leggi e i comportamenti quotidiani delle persone devono sempre
trovare coerenza con la Costituzione, che rappresenta il fondamento
della convivenza del nostro Paese.
Il concetto di legalità e rispetto delle leggi, come ad esempio il codice
della strada rientra in questo nucleo concettuale.
Art. 182 Codice della strada: Circolazione dei velocipedi.

Art. 50 CDS- Definizione di velocipede

1. I velocipedi sono i veicoli con due ruote


o più ruote funzionanti a propulsione
esclusivamente muscolare, per mezzo di
pedali, azionati dalle persone che si
trovano sul veicolo; sono altresì
considerati velocipedi le biciclette a
pedalata assistita.
Evoluzione storica della bicicletta
Precursore della bicicletta è il celerifero, inventato dal conte
francese Mède de Sivrac nel 1791. Ancora mancante di pedali e
di un sistema di manovra, il celerifero era costituito di un'asse
di legno che collegava due ruote poste alle sue estremità.
Evoluzione storica della bicicletta
L'origine della prima bicicletta è del barone Karl von Draische
inventò la sua "Laufmachine" (macchina da corsa) nel 1817 la
quale fu chiamata dalla stampa Draisine (in Italia Draisina) e più
tardi velocipede. La draisina di legno pesava 22 chili. Era spinta in
avanti facendo pressione per terra con i piedi; i pedali furono
aggiunti circa quarant'anni dopo.
Evoluzione storica della bicicletta
Il velocipede nacque a Parigi verso la fine
degli anni 1860. Costituito da una ruota
anteriore a cui erano ora connessi pedivelle
e pedali, era chiamato le velocipede bicycle
da cui il termine italiano biciclo. Le ruote
erano in legno rivestite di ferro.
Ma perché una bici così alta? Forse proprio dalla posizione del suo
“cavaliere” e dall’idea di farne una cavalcatura alla stessa foggia del
mezzo allora più diffuso (il cavallo) ma la bici era un mezzo ancora
poco sicuro, tendente a rovesciarsi e che richiedeva una certa dose
d’equilibrio.
Evoluzione storica della bicicletta
Nel 1884 John K. Starley realizzò la prima
"safety bicycle" ("bicicletta di sicurezza"),
denominata «Rover». Aveva ruote di
dimensioni uguali e trasmissione a catena.
L'invenzione dello pneumatico nel 1888,
dovuta a John Boyd Dunlop, contribuì ad
aumentarne il comfort.
Ma dove vai, bellezza in bicicletta….
L’uomo osteggiò l’utilizzo di questa invenzione
da parte delle donne, era impossibile,
“cavalcare” una bicicletta senza mostrare le
caviglie e qualche centimetro di polpaccio.
Costrette a dover scegliere tra i pantaloni o
caviglie in mostra, le donne optarono per i primi
e nel 1897 in più di cento si presentarono a un
congresso a Oxford indossando pantaloni alla
zuava.
I signori uomini dimenticavano le serate trascorse a vedere l’operetta
Le Vélocifères, dove una piccola fata in abiti succinti pedalava a cavallo
di un velocipede.
La bicicletta e l’emancipazione della donna
Nel 1896 Susan B. Anthony, attivista e
pioniera dei diritti civili statunitense,
dichiarava che andare in bici “ aveva fatto
di più per l’emancipazione femminile delle
donne di qualunque altra cosa al mondo”.
Le donne osarono un abbigliamento più
libertino, le gonne si fecero più corte, si
scoprivano braccia e decolleté. Via i corsetti
e le camicie dai colletti alti.
Modello turismo - Bianchi
Anno: 1901 Luogo d’origine: Italia. Modello caratterizzato
da ruote Dunlop, freno alla ruota anteriore, illuminazione
con fanale, sella Invicta in cuoio.

Nel 1895 Edoardo Bianchi fu invitato a corte, nella


Villa Reale di Monza. La Regina Margherita aveva
sentito parlare delle sue originali biciclette e voleva
imparare a cavalcarle. Bianchi realizzò per lei la prima
bicicletta da donna.
Modello militare Bersaglieri - Bianchi
In dotazione ai reparti Bersaglieri
dell’Esercito Regio e impegnata
fuoristrada, dalle Alpi ai deserti
africani durante la guerra del 1915-
1918.

Applicazione sicura della


mitragliatrice al telaio
Evoluzione storica della bicicletta
Mentre la storia della bici, in senso
stretto, avviene interamente in
Europa, questa volta dobbiamo
cambiare continente ed andare negli
Stati Uniti, correva l’anno 1933
quando il Sig. Ignaz Schwinn iniziò a
produrre una bicicletta adottata, per la
sua indistruttibilità, dai fattorini che
consegnavano i giornali a domicilio,
era la Schwinn Excelsior, la
precorritrice della Mountain bike.
Art. 68 CDS sono descritte le caratteristiche obbligatorie di una
bicicletta che può circolare in strada.
Deve essere fornita di pneumatici.
Tutte le biciclette devono essere
dotate di un impianto frenante.
Sono altresì obbligatorie anche le
luci anteriori (bianche) e posteriori
(rosse); al medesimo scopo
concorrono anche i catarifrangenti,
da montare dietro (rossi), sui pedali
(gialli) e sulle ruote. Un altro obbligo
che molto spesso viene preso sotto
gamba è quello del campanello.
Art. 182 CDS comma 1 1. I ciclisti devono procedere
su unica fila in tutti i casi in
cui le condizioni della
circolazione lo richiedano e,
comunque, mai affiancati in
numero superiore a due;
quando circolano fuori dai
centri abitati devono
sempre procedere su unica
fila, salvo che uno di essi sia
minore di anni dieci e
proceda sulla destra
dell’altro.
Art. 182 CDS comma 2

2. I ciclisti devono avere libero l’uso delle braccia e delle mani e


reggere il manubrio almeno con una mano; essi devono essere in
grado in ogni momento di vedere liberamente davanti a sé, ai due
lati e compiere con la massima libertà, prontezza e facilità le
manovre necessarie.
Art. 182 CDS comma 3
3. Ai ciclisti è vietato trainare
veicoli, salvo nei casi consentiti
dalle presenti norme, condurre
animali e farsi trainare da altro
veicolo.
Art. 182 CDS comma 4
4. I ciclisti devono condurre il
veicolo a mano quando, per le
condizioni della circolazione, siano
di intralcio o di pericolo per i
pedoni. In tal caso sono assimilati ai
pedoni e devono usare la comune
diligenza e la comune prudenza.
Art. 182 CDS comma 5
5. E’ vietato trasportare
altre persone sul velocipede
a meno che lo stesso non sia
appositamente costruito e
attrezzato. E’ consentito
tuttavia al conducente
maggiorenne il trasporto di
un bambino fino a otto anni
di età, opportunamente
assicurato con le
attrezzature, di cui
all’articolo 68, comma 5.
Art. 182 CDS comma 9
9. I velocipedi devono transitare sulle
piste loro riservate quando esistono.
Dove esistenti, l’uso delle piste
ciclabili, notificato dall’apposito
segnale, è quindi obbligatorio.
Al di fuori delle piste ciclabili è
obbligatorio, per il ciclista, marciare
il più possibile vicino al margine
destro della carreggiata anche se la
strada è completamente libera e
sgombra.
Il segnale circolare di colore blu, con
il disegno in bianco della sagoma
della bicicletta, segnala ai ciclisti che
sono obbligati a circolare sulla pista a
loro riservata. Se accanto alla
bicicletta è disegnata la sagoma di un
pedone, il segnale indica una pista
ciclabile affiancata al marciapiede,…
mentre le due stesse sagome
disposte verticalmente indicano un
percorso riservato ai pedoni e ciclisti
insieme.
Alcuni segnali stradali sono stati espressamente creati per il ciclista;
perciò è bene ricordarsi che: il segnale tondo con fondo bianco e
bordo rosso, con al centro la sagoma della bicicletta, sta ad indicare il
divieto, per il ciclista, di percorrere quella strada……
mentre la sagoma del ciclista all’interno di un triangolo con il vertice
in alto, segnala che si è nelle vicinanze di un attraversamento ciclabile;
questo sarà poi indicato sul posto dalla figura di un ciclista in un
quadrato blu.
Gli stessi segnali, attraversati da
una barra di colore rosso, indicano
la fine dei relativi percorsi.
Art. 186 e 187 CDS
Per condurre un velocipede non sono necessari requisiti anagrafici e
titoli abilitativi. Chi guida veicoli deve essere idoneo per requisiti fisici e
psichici. Ne consegue che anche il conducente di un velocipede, alla
stregua di automobilista, risponde dei reati previsti dagli articoli 186 e
187 del CDS: guida in stato di ebbrezza o in stato di alterazione psico-
fisica per assunzione di sostanze stupefacenti o psicotrope.
Il ciclismo
Il ciclismo è uno sport, individuale o a squadre, che si pratica in
bicicletta.
Le corse possono svolgersi su strada, su pista o su percorsi accidentati
di campagna.
Ciclismo su strada
Le attività agonistiche su strada si suddividono in gare in linea, a tappe
e a cronometro.

Nelle gare in linea la distanza percorsa va dai 150 chilometri, per i


dilettanti, ai 240 chilometri.
Le gare a tappe si svolgono nel corso di più giornate successive su un
percorso totale che arriva a superare i 4000 chilometri; il tempo
impiegato da ciascun concorrente nelle singole frazioni viene
sommato di giorno in giorno fino a costituire la classifica.
Le corse a cronometro, perlopiù individuali, ma talvolta anche a
squadre, possono svolgersi su un percorso pianeggiante, oppure in
salita; in tal caso, vengono definite "cronoscalate".
Ciclismo su pista
Le gare su pista si disputano all'interno di un'apposita struttura, detta
velodromo.
Le principali specialità in cui i ciclisti – individualmente, a coppie o a
squadre – si misurano sono: la velocità, l'inseguimento e il
mezzofondo al seguito di "allenatori meccanici".
Le gare di velocità si svolgono tra due o più corridori sulla distanza di
mille metri; viene rilevato il tempo impiegato per percorrere gli ultimi
duecento metri.
Ciclismo su pista
Mentre nella velocità i ciclisti partono dallo stesso punto della pista,
nell'inseguimento, alla partenza, i due concorrenti si trovano sui lati
rettilinei opposti dell'ovale; il vincitore è quello che al termine della
gara ha guadagnato terreno sull'avversario, o che lo ha raggiunto
durante la corsa. (5km)

100 km (o un'ora di durata) è invece la misura per il mezzofondo


dietro motori: l'"allenatore meccanico" è uno speciale mezzo a motore
che precede il ciclista e che, tagliando l'aria, gli permette di
raggiungere velocità molto elevate
Ciclocross
Oltre che su strada e su pista, si
tengono gare ciclistiche anche fuori
strada. Il ciclocross, o corsa
ciclocampestre, si svolge,
prevalentemente in inverno, su un
percorso di circa venticinque
chilometri su terreno di campagna
reso difficile dalla presenza di ostacoli
naturali e artificiali.
Anatomia del ciclismo
Il binomio uomo-bicicletta si realizza in tre punti di contatto: le mani
sul manubrio, i piedi sui pedali e il bacino sulla sella. Non è
immaginabile dunque pensare che l’andare in bicicletta sia basato
solo sulla forza delle gambe, mentre la parte superiore del corpo
rimanga pressoché inerte.
Se è vero che le gambe e i glutei forniscono la
forza motrice che permette alla bicicletta di
muoversi, il tronco, l’insieme di addominali,
schiena e pettorali (che gli anglosassoni
chiamano “core”), ha il compito di dare
stabilità al ciclista. Infine braccia e spalle si
contraggono e lavorano per mantenere in
posizione e per condurre il mezzo.
Anatomia del ciclismo
I muscoli della parte superiore del corpo nel ciclismo: tronco, spalle e
braccia.
sternocleidomastoideo

Il collo è strutturato come due


triangoli posti uno di fronte all’altro.
Nella parte frontale abbiamo lo
sternocleidomastoideo. Nel triangolo
posteriore spicca il trapezio. I muscoli trapezio

del collo lavorano per sostenere la


testa.
Anatomia del ciclismo
I muscoli della parte superiore del corpo nel ciclismo: tronco, spalle e
braccia.
deltoidi
Spalle. Si tratta di un insieme di
muscoli e articolazioni che

iale
supportano il tronco, strutturate

h
rac
eb
come una piattaforma per gestire i

i pi t
movimenti delle braccia. I muscoli

tric
più importanti sono i deltoidi, il gran
de d
tricipite brachiale e il grande orsa
le
dorsale.
Anatomia del ciclismo
I muscoli della parte superiore del corpo nel ciclismo: tronco, spalle e
braccia. bicipite brachiale

Le braccia, nel corso della nostra


evoluzione, sono passate da
sostegno del corpo (quando
giravamo a quattro zampe) a
bilancieri per gestire l’equilibrio

le
hia
precario della postura eretta. I

racb
muscoli più importanti delle braccia

te
ipi
tric
sono il bicipite e il tricipite
brachiale.
Anatomia del ciclismo
I muscoli della parte superiore del corpo nel ciclismo: tronco, spalle e
braccia.
I pettorali lavorano in simbiosi con
le spalle per rendere possibile il gran pettorale
movimento. Tra questi ricordiamo il
grande e il piccolo pettorale.
piccolo pettorale
Anatomia del ciclismo
I muscoli della parte inferiore del corpo nel ciclismo: addome,
schiena, anca, glutei e cosce.
retto dell’addome
Avere degli addominali robusti è
molto importante per mantenere la
schiena dritta e per proteggere gli
organi interni. I muscoli addominali
da ricordare sono il retto
dell’addome e gli obliqui.
obliqui
Anatomia del ciclismo
I muscoli della parte inferiore del corpo nel ciclismo: addome,
schiena, anca, glutei e cosce.

I movimenti della parte inferiore


del busto vengono resi possibili dal
lavoro dei muscoli della schiena,
che s’innestano sul bacino. Ci sono
innumerevoli muscoli in questa
zona, che per semplicità
chiameremo lombari.
Anatomia del ciclismo
I muscoli della parte inferiore del corpo nel ciclismo: addome,
schiena, anca, glutei e cosce. glutei

L’articolazione dell’anca compie il


movimento più ampio di tutte le bicipite femorale
articolazioni. Sull’anca sono “ancorati” i
glutei. i movimenti del ginocchio sono resi
possibili dal lavoro dei muscoli della coscia,
tra i quali il quadricipite femorale (il più
grande muscolo del nostro corpo) sulla
parte frontale, e il bicipite femorale nella
parte inferiore. quadricipite femorale
Anatomia del ciclismo
I muscoli della parte inferiore del corpo nel ciclismo: addome,
schiena, anca, glutei e cosce.
Ai muscoli del polpaccio è
demandato il movimento della
caviglia e del piede. Nella parte
frontale troviamo il peroneo e il
muscolo tibiale e nella parte
posteriore il gastrocnemio e il
tibiale.
Anatomia del ciclismo
Il ciclismo è uno sport di resistenza, che impegna il nostro corpo nel
suo insieme.
E’ quello che può essere definito uno sport globale, perché i distretti
muscolari interagiscono tra di loro per trasmettere la potenza sui
pedali, per mantenere in equilibrio la bicicletta.
Anatomia del ciclismo
Facile, le gambe fanno il lavoro sporco, perché lavorano per trasferire
la potenza sprigionata dai muscoli ai pedali, affinché la bicicletta possa
muoversi.
Quando pedaliamo l’articolazione dell’anca si estende e si flette
ciclicamente, mentre il ginocchio si muove descrivendo una sorta di
otto allungato.
Anatomia del ciclismo
La caviglia ruota per permettere la pedalata rotonda. I muscoli della
coscia (quadricipite e bicipite femorale) lavorano per creare l’energia da
trasferire sui pedali, compito finalizzato dai muscoli dei polpacci.
I muscoli del collo sono spesso in tensione, perché devono mantenere
in posizione la testa.
Anatomia del ciclismo
Sulle spalle grava il peso della testa e dei muscoli del collo.
Quando si va in salita o si sprinta, i muscoli del petto si contraggono per
sopportare lo sforzo delle braccia e delle spalle ed evitare
sbilanciamenti.
Avere addominali poco sviluppati comporterà un sovraccarico notevole
di quelli della schiena, con le conseguenze spiacevoli che ne derivano.

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