Sei sulla pagina 1di 20

COMPENSARE RIFACENDO

Vi sono casi in cui, per rispettare l’effetto che il testo originale voleva ottenere, il traduttore può ricorrere a
RIFACIMENTI.

Esempio dall’Isola del giorno prima (U. Eco, 1994)  utilizzo del lessico barocco da parte dei personaggi,
che impiegano brani della poesia barocca italiana dell’epoca:

«Da quel momento la Signora fu per lui Lilia, e come Lilia le dedicava amorosi versi, che poi subito
distruggeva temendo che fossero impari omaggio: Oh dolcissima Lilia, / a pena colsi un fior, che ti perdei! /
Sdegni ch’io ti riveggi? / Io ti seguo e tu fuggi, / io ti parlo e tu taci… […]»

1. Traduzione inglese di Waever: sceglie lessico e ortografia del XVII secolo, ma cerca di tradurre quasi
letteralmente i versi dell’originale, forse perché lo stile barocco italiano e la poesia inglese dell’epoca
non avrebbero creato una corrispondenza adeguata per il lettore.

2. Traduzione spagnola di Lozano: letteratura affine a quella spagnola del Siglo de Oro, soprattutto sul
piano del ‘concettismo’ italiano. Opta, quindi, per un rifacimento, utilizzando le isotopie presenti nel
discorso amoroso del Siglo de Oro in questo caso è più importante che un personaggio si esprima in
uno stile barocco, rispetto a cosa cosa effettivamente dice.
A volte il rifacimento è l’unica strada percorribile
per realizzare una traduzione ‘fedele’.

(Nergaard, 2000)

Nel testo «Frammenti» di U. Eco, apparso in Diario Minimo (1963), l’autore immagina che una
società del futuro, dopo una catastrofe atomica, riscopre una raccolta di canzonette e le intende
come culmini della poesia italiana nel XX secolo (sono canzoni comiche, infantili, del Festival
di Sanremo, …). L’effetto è comico, paradossale  una traduzione letterale non funziona.

1. Traduzione norvegese ad opera di Nergaard sostituzione delle canzoni italiane con


canzoni norvegesi equivalenti, per non perdere la comicità del gioco proposto.

2. I traduttori spagnolo, francese e portoghese hanno conservato i testi italiani, perché le


affinità tra le culture in gioco permettevano di riconoscere la tipologia della canzone e di
mantenere l’effetto comico (con l’aggiunta delle note esplicative).

La REVERSIBILITA’ va negoziata
TRADUZIONE, LINGUA E CULTURA

Le traduzioni possono arricchire la lingua di arrivo


in termini di senso e di espressività

Humboldt (1816)

Ogni parola assume un significato preciso in base alla CULTURA di riferimento  la traduzione
è un passaggio non solo tra due lingue ma tra gli elementi culturali ad esse relazionati.
I sonetti di Dante, i testi di Shakespeare o i romanzi di Jane Austen possono non risultare
pienamente comprensibili al lettore contemporaneo.

Esempi (pp. 162 – 169)


1. «Tanto gentile e tanto onesta pare / la donna mia, quand’ella altrui saluta …» di Dante

2. Parole coffee, café, caffè  linguisticamente uguali, ma, in frasi pronunciate in paesi diversi,
producono usi diversi, storie diverse.

3. Primo capitolo di Guerra e pace di Tolstoj, in cui c’è un lungo dialogo in francese
FONTE E DESTINAZIONE

Una traduzione può essere:


-TARGET ORIENTED: orientata al testo di arrivo
-SOURCE ORIENTED: orientata al testo di partenza
(Schleiermacher, 1813)

Termini diffusi nella teoria della traduzione che riguardano una questione fondamentale:

bisogna condurre i lettori verso il testo fonte e, quindi, ad immedesimarsi in una certa epoca o in
un certo ambiente culturale (quello del testo fonte) o bisogna rendere l’epoca e l’ambiente
culturale accessibili al lettore della lingua e della cultura di destinazione?
Muovere il lettore verso il testo o il testo verso il lettore?

Le traduzioni ‘invecchiano’. L’inglese di Jane Austen e di Shakespeare o il castigliano di


Cervantes rimangono gli stessi, ma l’italiano delle loro traduzioni si è evoluto nel tempo. Questo
significa che i traduttori in qualche modo possono scegliere di modernizzare l’originale.
ADDOMESTICARE e STRANIARE (Lauwrence Venuti, 1998): due strategie che si mettono in
atto quando si sceglie la tipologia di traduzione (se target oriented o source oriented).

-Traduzione addomesticante  implica un’adesione alle convezioni linguistiche, letterarie, di


genere della cultura di arrivo e avvicina il testo tradotto al lettore.
Addomesticare una traduzione significa rendere il testo più familiare e facilmente comprensibile
per il lettore finale mediante alterazioni e ‘sostituzioni culturali’, ma può determinare anche la
perdita di informazioni.

-Traduzione straniante  sottolinea le differenze, conduce il lettore verso gli aspetti culturali
‘altri’ espressi nel testo, in cui gli elementi ‘estranei’ non vengono rimossi o normalizzati, ma
vengono invece esplicitamente manifestati.
Lo straniamento mantiene intatta l’alterità del testo di partenza anche a costo di mettere in
difficoltà il lettore finale o infrangere le convenzioni della lingua d’arrivo.

Sono questioni cruciali soprattutto nella traduzione di testi lontani nel tempo e nello spazio
Esempio: i nomi del romanzo Il Nome della rosa e il problema della loro traduzione finlandese e
ungherese, i cui autori sono estranei ai termini e ai riferimenti medievali relazionati a un’epoca
storica a loro sconosciuta.

Il problema è nazionalizzarli oppure no?


Addomesticare o straniare?

1. Traduzione finlandese a cura di Aira Buffa (1987): alcuni sono stati lasciati in originale e altri
tradotti in inglese rispettando l’origine del personaggio. Tradurli in finlandese avrebbe annullato
la distanza culturale.

2. Traduzione ungherese a cura di Imre Barna (1993): lasciati in originale, ma rispettando la


regola per la quale nella lingua ungherese prima viene il cognome e poi il nome.
Esempi:
1. kozolec (sloveno): essiccatoio per foraggio, una costruzione in legno o in pietre e legno, utilizzata per
asciugare con rapidità il foraggio appena tagliato, tenendolo protetto dalle temperature dell'ambiente
circostante. La maggior parte di queste costruzioni si trovano in Slovenia, dove fanno parte integrante
del panorama agreste ed assumono notevole importanza nell'ambito della cultura rurale locale.
 fienile (italiano)?, termine risultato da un addomesticamento, che però annulla l’autenticità e la
differenza, la caratteristica esclusiva degli oggetti e dei fenomeni legati ad essi
(Sandro Paolucci)

2. tortilla (spagnolo)  frittata (italiano)?

3. asado (spagnolo argentino): tipo di cottura, spesso in posizione verticale (a la cruz); specialità
culinaria argentina; occasione di compagnia;  grigliata (italiano)?

In certi romanzi, in cui la componente dialettale è un dato importante ai fini della comprensione del
testo, può capitare che la traduzione lascia in ombra questo elemento.
MODERNIZZARE E ARCAICIZZARE: due strategie che si mettono in atto quando si sceglie
la tipologia di traduzione (se target oriented o source oriented).

 Questione che si crea nella traduzione di testi lontani nel tempo.


 Rispetto a traduzioni in altre lingue che tendono a modernizzare, quelle italiane tendono ad
arcaicizzare

Esempi:
1. Traduzione del libro della Bibbia Ecclesiaste  titolo originale in ebraico (Qohèlèt) potrebbe
corrispondere a ‘‘assemblea/colui che parla a un’assemblea di fedeli’’.
In diverse lingue (FR, IT, IN, TED) si è scelto il titolo Ecclesiaste perché i lettori dell’epoca
conoscevano il significato del greco ekklesia = assemblea, la traduzione funziona. In altre versioni,
invece, si è modernizzato il termine, lo si è tradotto con Predicatore, parola che tradisce il significato
originale, ma permette ai lettori di riconoscere la figura.

2. Traduzione di Dante: secondo Jacqueline Risset (trad. francese), recuperare in altre lingue la
metrica e il lessico dantesco è impossibile (così come con qualsiasi testo poetico). Per questo punta
alla rapidità narrativa del racconto dantesco e lo fa attraverso una traduzione il più letterale possibile.
Le opposizioni ADDOMESTICARE / STRANIARE e MODERNIZZARE /
ARCAICIZZARE spesso producono combinazioni che rispondono a un criterio flessibile
 si creano SOLUZIONI MISTE.

Esempi dalle traduzione inglese e russa de Il Nome della rosa:

Le espressioni e i termini latini, nell’intenzione di Eco, devono far entrare il lettore, non solo
nell’atmosfera di una abbazia medievale, ma anche farlo immedesimare con i rituali e soprattutto con
il suo linguaggio.

1. Nella trad. inglese Weaver ha abbreviato citazioni troppo lunghe inserendo parafrasi in inglese, per
paura che molti termini risultassero incomprensibili ai lettori (approvazione di Eco). Ha
modernizzato e addomesticato il testo allo stesso tempo. Alcuni passaggi sono stati resi più fluidi,
senza perdere lo spirito dell’originale.

2. Nella trad. russa, Kostioukovic afferma che il latino non avrebbe evocato né Medioevo né un
ambiente ecclesiastico, non avrebbe suggerito nulla. La traduttrice ha scelto l’antica lingua slavonica
usata dalla chiesa ortodossa medievale. In questo modo è stata ricreata la stessa atmosfera di
religiosità e si è mantenuto il riferimento a un tempo remoto. Ha addomesticato per arcaicizzare.
Target oriented o source oriented?

Schleiermacher (1813): il traduttore deve scegliere tra due direzioni: lasciare in pace lo scrittore
il più possibile, muovendogli incontro il lettore o, viceversa, lasciare in pace il più possibile il
lettore, muovendogli incontro lo scrittore. Qualunque strada egli decida di prendere, deve
percorrerla fino in fondo, con rigore, essendo quelle strade molto diverse tra di loro.

Eco (2003): il criterio è rigido solo per testi remoti o molto lontani culturalmente. Il criterio
diventa più flessibile con testi moderni, poiché scegliere di orientarsi verso il testo fonte o il
lettore di destinazione dovrebbe essere, in questo caso, una scelta da negoziare frase per frase.

Esempi:
1.Uptown e Downtown nei romanzi americani  spesso termini tradotti come Città Alta e Città
Bassa, ma, a seconda della città, il traduttore dovrebbe capire se si tratta del centro storico, della
Borsa, dei vecchi mercati, del porto.

2. Barrio Chino in un romanzo spagnolo  meglio mantenere l’espressione originale, rispetto a


Chinatown (che fa perdere il riferimento, ad esempio, alla città di Barcellona) o Quartiere cinese.
TRADUZIONE E INTERPRETAZIONE

 Jakobson suggerisce tre tipi di traduzione («Linguistic Aspects on Translation» 1959):

1. Traduzione interlinguistica: interpretazione di segni verbali per mezzo di segni di


un’altra lingua (la traduzione propriamente detta)

2. Traduzione intersemiotica: interpretazione di segni verbali per mezzo di segni non


verbali (trasmutazione o adattamento)

3. Traduzione intralinguistica: interpretazione di segni verbali per mezzo di altri segni


della stessa lingua (riformulazione)

Tutti e tre i tipi implicano il concetto di INTERPRETAZIONE


Tipologie di traduzione secondo Jakobson (1959)

Traduzione

Interlinguistica Intersemiotica Intralinguistica


Traduzione propriamente detta Adattamento o trasmutazione Riformulazione

Interpretazione
 L’ interpretazione secondo Pierce:

il significato di un segno può essere espresso attraverso un altro segno, interpretandolo (nel
senso ampio per cui il significato della parola gelosia potrebbe essere interpretato attraverso
alcune scene dell’Otello di Shakespeare).

In altre parole

PRINCIPIO DI INTERPRETANZA = ogni ‘equivalenza’ di significato tra due espressioni


può essere data solo dall’identità di conseguenza che esse implicano.

1.Il significato è dato quando un’espressione viene sostituita da un’altra da cui seguono tutte le
conseguenze che seguono dalla prima.

2. La traduzione da a lingua a lingua è l’esempio più evidente di come si cerchi di dire la stessa cosa
con sistemi di segni diversi.
 Utilizzando le argomentazioni di Pierce, Jakobson ragiona sull’ interpretazione e sulla
traduzione in maniera interconnessa e arriva alle seguenti considerazioni:

1. Interpretare un elemento semiotico significa ‘tradurlo’ in un altro elemento (che può


essere anche un intero discorso) e che da tale traduzione l’elemento risulta sempre
arricchito.

2. Interpretare e tradurre non sono la stessa operazione, ma è utile parlare di significato in


termini di traduzione.
Interpretazione e traduzione sono due attività interconnesse secondo la tradizione
ermeneutica  ogni processo interpretativo si basa su un tentativo di comprensione della
parola altrui.

 Heidegger (1943)
hermenéuo  rinvia a ‘esprimere’, ‘interpretare’ e ‘tradurre’. Si tratta, in tutti e tre i casi, di
‘far comprendere’ un dato sia che venga espresso in parole, un discorso mediante una
spiegazione o una frase in lingua straniera mediante una traduzione.

 Gadamer (1960)
La traduzione è una forma del dialogo ermeneutico  come nella discussione o nel dialogo si
lavora su un compromesso, allo stesso modo il traduttore cerca, attraverso prove e tentativi, la
migliore soluzione, che può essere solo e sempre un compromesso. Chi interpreta e chi traduce
si trova, quindi, in una condizione simile.
Nella traduzione intralinguistica o riformulazione risiedono tutti i casi di interpretazione di
una lingua mediante se stessa:

• sinonimia secca (illusoria come padre e papà)


• definizione, molto schematica (gatto = mammifero felino)
• parafrasi
• riassunto
• commento
• parodia

In tutti questi casi uno stesso contenuto è espresso con sostanze diverse. Tuttavia, la
riformulazione non può essere considerata traduzione.
Esempio da Amleto, atto III scena IV:

Queen Gertrude -What wilt thou do? thou wilt not murder me? Help, help, ho!
Lord Polonius -[Behind] What, ho! help, help, help!
Hamlet -[Drawing] How now! a rat? Dead, for a ducat, dead!
[Makes a pass through the arras]
Lord Polonius -[Behind] O, I am slain!
[Falls and dies]

Trad.ita:
Regina –Che vuoi fare? Mi vuoi tu forse uccidere? Aiuto, aiuto, oh!
Polonio –[Da dietro] olà! Aiuto, aiuto, aiuto!
Amleto –[Sguainando la spada] come! Un ratto? Morto, per un ducato, morto!
[Tira un colpo di spada attraverso l’arazzo]
Polonio –[Da dietro] Oh, m’hanno ammazzato!
[Cade e muore]
Ora riscriviamo sostituendo le parole con le definizioni più adatte al contesto (riformulazione):

Regina: -Che vuoi attuare? Mi vuoi tu senza certezza condurre più o meno rapidamente alla morte?
Grido d’invocazione di chi è in pericolo, grido d’invocazione di chi è in pericolo, oh!
Polonio: -[di là da un oggetto] Olà! Grido d’invocazione di chi è in pericolo, grido d’invocazione di
chi è in pericolo, grido d’invocazione di chi è in pericolo
Amleto: -[tirando fuori dal fodero] In qual modo! Una delle varie specie di mammiferi roditori
miomorfi appartenenti al genere Rattus, dalla coda lunga e dimensioni che variano tra 15 e 30 cm di
lunghezza? Persona, animale, organismo vivente in cui siano venute meno le funzioni vitali, per una
moneta d’oro o d’argento coniata sotto la giurisdizione di un doge, persona, animale, organismo
vivente in cui siano venute meno le funzioni vitali! Etc…etc….

Il risultato non è un testo sensato, anche se in termini di reversibilità si potrebbe comunque


risalire all’originale. Lo stesso effetto nascerebbe se sostituissimo i termini con dei sinonimi.

Regina: -Che vuoi operare? Mi vuoi probabilmente estinguere? Assistenza, assistenza, oh!
Polonio: -[nella parte posteriore] Olà! Assistenza, assistenza, assistenza!
Amleto: -[estraendo] In quale modo! Un topo? Trapassato, per un napoleone, trapassato!
Etc..etc..
Queste pseudo-traduzioni non producono nel lettore lo stesso effetto del testo originale.

Per avere una riformulazione adeguata, quindi, il cambiamento deve avvenire nella sostanza del
contenuto, e non solo nella sostanza linguistica.

Ogni interpretazione non è sempre una traduzione, a meno che traduzione sia una metafora,
un quasi come se.
PRIMA INTERPRETARE, POI TRADURRE

L’interpretazione è un’operazione preliminare alla traduzione:

His friend could not open the window

La frase inglese presuppone varie traduzioni italiane che implicano varie scelte tra cui:

- friend è uomo o donna?


- could not è imperfetto o passato remoto?
- window è finestra, finestrino o sportello (della banca)?

Le varie traduzioni possibile esistono solo in astratto, perché nel contesto solo una è appropriata.
Per tradurre la frase si deve prima decidere a che storia si riferisce e quali termini sono più adatti
(riformulazione)  il traduttore deve riformulare la frase fonte sulla base di una sua congettura sul
mondo possibile che essa descrive, e solo dopo potrà tradurre.

 Riformulare (interpretare), quindi, è un’operazione indispensabile per disambiguare le


parole in un contesto.