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I GENERI LETTERARI NEL

QUATTOCENTO
LA POESIA
 Il Quattrocento può essere definito un «secolo senza poesia», perché non vi furono autori
importanti.
 Si sviluppa infatti la moda del «petrarchismo», consistente appunto nell’imitazione del
modo di fare poesia di Petrarca.
 Gli autori del Quattrocento, però, rimangono solo degli imitatori dello stile di Petrarca,
senza che ci sia nessun autore originale e capace.
 Soltanto nella seconda metà del Quattrocento vi sono alcuni poeti cortigiani capaci di
produrre opere un po’ più degne di attenzione, anche se non eccelse.
 Ricordiamo: Matteo Maria Boiardo, Lorenzo de’ Medici e Angelo Poliziano.
 Anche nel Quattrocento si sviluppa un genere poetico minore, ovvero la poesia comico –
burlesca, che si oppone alla poesia ufficiale.
LA TRATTATISTICA
 Di grande diffusione durante l’Umanesimo fu il trattato, genere letterario in cui si
espongono conoscenze relative ad un certo tema: filosofia, scienza, letteratura, arte,
tecnica.
 Le tipologie di trattati umanistici sono diverse:
L’esposizione argomentativa: Si espone una tesi, adducendo prove a sostegno della sua
veridicità e confutandole con un’antitesi.
Il dialogo: Si affidano le due posizione opposte a dei personaggi concreti, che fingono di
discutere su quell’argomento.
L’epistola: E’ scritta in latino e appare come uno scambio di punti di vista differenti su un
certo argomento.
L’orazione: E’ scritta come se fosse un discorso da pronunciare in pubblico, quindi è
caratterizzata dai toni tipici della lingua parlata e da figure retoriche.
DAL CICLO FRANCO VENETO AL POEMA
CAVALLERESCO
 Tra la fine del Duecento e gli inizi del Trecento in Veneto si diffonde il cosiddetto ciclo –
franco veneto.
 Il ciclo franco –veneto comprende le chanson de geste, che sono tradotte appunto in lingua
franco – veneta ed esaltano valori come l’onore, la fedeltà, il coraggio, le gesta eroiche.
 Queste leggende, tra la fine del Trecento e gli inizi del Quattrocento giungono anche in
Toscana e si trasformano in cantari, ovvero narrazioni in versi (precisamente ottave),
recitate da cantastorie, accompagnate da musica e con una scenografia.
 I cantari sono destinati al popolo, sia dei ceti di più bassi che della borghesia.
 Tramandati oralmente, presentano formule fisse, rime facili e commenti dell’autore.
 Durante l’Umanesimo i cantari si trasformano ancora, divenendo poemi cavallereschi.
IL POEMA CAVALLERESCO

 Il poema cavalleresco è destinato al pubblico ristretto delle corti dei signori


 Viene letto a corte e il suo ascolto può durare anche diversi giorni.
 Si apre con l’invocazione ad un personaggio della storia sacra.
 E’ costituito da versi endecasillabi riuniti in ottave.
 A volte fonde elementi del ciclo bretone con elementi del ciclo carolingio.
 Fra gli autori ricordiamo:

Luigi Pulci, che scrive «Morgante», una parodia delle chanson de geste. Parla di Orlando, che, oggetto di sospetti presso Carlo Magno a causa di

Gano, parte e da’ inizio ad una quete. Morgante è un gigante, scudiero di Orlando, che muore per la puntura di un granchio minuscolo. Anche

Orlando morirà nell’agguato di Roncisvalle.

Matteo Maria Boiardo, che scrive «Orlando innamorato». La novità di quest’opera sta nell’introduzione del tema amoroso. Inoltre, dal punto in

cui terminerà questo poema prenderà poi l’avvio l’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto.

Carlo Magno ha organizzato un banchetto a cui invita cristiani e saraceni. Al campo giunge Angelica, bellissima figlia del re del Catai,

accompagnata dal fratello. Angelica sfida i cavalieri cristiani a combattere con il fratello e chi vincerà l’avrà in sposa. In realtà ha delle armi

magiche con cui vuole annientare i cristiani. Un saraceno, però, uccide il fratello di Angelica che, grazie ad un anello magico, diviene invisibile e

riesce a fuggire. Alcuni cavalieri, che si sono innamorati di lei, partono alla sua ricerca e fra questi ci sono Orlando e suo cugino Ranaldo. Nella

selva delle Ardenne Ranaldo beve alla fonte dell’odio, per cui si allontana da Angelica, che però, a sua volta, beve alla fonte dell’amore e lo

cerca. Angelica vive svariate avventure, finché ritorna in Catai, che è assediata da Agricane, re dei Tartari, anche lui innamorato di lei. Agricane

muore ucciso da Orlando e suo figlio porta la guerra in Francia; tra i suoi soldati vi è Ruggiero. Intanto Angelica insegue Ranaldo, finché i due si

ritrovano nella selva delle Ardenne, dove bevono nuovamente alle fonti, ma in modo opposto a quanto era accaduto prima. Ranaldo, nuovamente

innamorato, sfida a duello Orlando, ma Carlo Magno prende Angelica e dice che la darà in sposa a chi si distinguerà in battaglia contro i nemici.

Intanto il saraceno Ruggiero si innamora contraccambiato della cristiana Bradamante, sorella di Ranaldo. Il poema si interrompe qui, ma si

comprende che Ruggiero si convertirà al cristianesimo, sposerà Bradamante e darà vita alla casata degli Este.