Sei sulla pagina 1di 69

CAPITOLO 1

La crosta terrestre:
rocce sedimentarie

Lupia Palmieri, Parotto, Il Globo terrestre e la sua evoluzione – ed. blu © Zanichelli 2017 1
CAPITOLO 1 – La crosta terrestre: minerali e rocce

Il processo sedimentario inizia con l’alterazione e l’erosione dei materiali rocciosi


che affiorano in superficie ad opera dei cosiddetti agenti esogeni (acqua, vento,
ghiaccio) e si completa con il trasporto e l’accumulo dei materiali erosi. Si giunge
così alla formazione delle rocce sedimentarie. Il processo sedimentario si svolge
sulla superficie terrestre o a modesta profondità, per cui è caratterizzato da basse
temperature (all’incirca tra 0 e 150 °C) e da bassa pressione .

Lupia Palmieri, Parotto, Il Globo terrestre e la sua evoluzione – ed. blu © Zanichelli 2017 2
CAPITOLO 1 – La crosta terrestre: minerali e rocce

Mentre le rocce magmatiche sono la traccia concreta di un’incessante attività interna del
pianeta, le rocce sedimentarie sono il segno delle continue trasformazioni in atto da
tempi lunghissimi sulla superficie della Terra. Sono rocce molto diffuse, anche se con
modesti spessori – arrivano appena al 5% della composizione della crosta superiore – e
sono estremamente eterogenee. Questa eterogeneità riflette i numerosi modi in cui tali
rocce possono formarsi, pur essendo tutte esogene, cioè prodotte da processi attivi in
superficie. Il termine sedimentazione indica la deposizione e l’accumulo, su terre emerse
o sul fondo di bacini acquei (fiumi, laghi, mari), di materiali di origine inorganica od
organica. Questi materiali sono stati in genere trasportati più o meno a lungo dai
cosiddetti «agenti esogeni»: acque, venti, ghiacci. Il processo avviene quotidianamente
sotto i nostri occhi in diverse aree:
• sul fondo delle valli (depositi fluviali),
• ai piedi delle montagne, dove cadono i frammenti rocciosi che si staccano dalle masse
sovrastanti (detriti di falda),
• nel deserto (sabbia eolica),
• sul fondo dei laghi (fanghi argillosi o calcarei) o delle paludi (torba),
• in riva al mare (depositi sabbiosi o ciottolosi),
• in pieno oceano (argille e calcàri).

Lupia Palmieri, Parotto, Il Globo terrestre e la sua evoluzione – ed. blu © Zanichelli 2017 3
CAPITOLO 1 – La crosta terrestre: minerali e rocce

Gli stadi del ciclo di formazione delle rocce sedimentarie.

Lupia Palmieri, Parotto, Il Globo terrestre e la sua evoluzione – ed. blu © Zanichelli 2017 4
CAPITOLO 1 – La crosta terrestre: minerali e rocce

le rocce sedimentarie sono le più comuni


e diffuse rocce sulla superficie della Terra.
Il loro spessore è di alcune centinaia di
metri sul fondo dei mari e può essere di
alcuni chilometri sulle terre emerse. A
seconda della loro origine vengono divise
in quattro gruppi principali:
• Rocce clastiche
• Rocce piroclastiche (rocce ignee)
• Rocce chimiche
• Rocce organogene (biochimiche)

Lupia Palmieri, Parotto, Il Globo terrestre e la sua evoluzione – ed. blu © Zanichelli 2017 5
CAPITOLO 1 – La crosta terrestre: minerali e rocce

Le rocce sedimentarie clastiche o


rocce detritiche derivano da
sedimenti i cui elementi costituenti
a loro volta derivano
principalmente dall'accumulo di
frammenti litici di altre rocce
degradate, trasportati in genere da
agenti esogeni diversi (corsi fluviali,
correnti marine, venti, ecc.).

Lupia Palmieri, Parotto, Il Globo terrestre e la sua evoluzione – ed. blu © Zanichelli 2017 6
CAPITOLO 1 – La crosta terrestre: minerali e rocce

Le rocce costituite da clasti con dimensioni maggiori di 2 mm sono dette


conglomerati, e derivano dalla lenta cementazione delle ghiaie.
I conglomerati formati da ciottoli spigolosi sono detti brecce. Esse hanno subìto
un trasporto modesto, come accade ai detriti caduti ai piedi dei versanti
montuosi.
I conglomerati formati da ciottoli arrotondati sono detti puddinghe. Esse hanno
subìto un lungo trasporto come, ad esempio, i depositi alluvionali lasciati dai
fiumi e dai torrenti

Lupia Palmieri, Parotto, Il Globo terrestre e la sua evoluzione – ed. blu © Zanichelli 2017 7
CAPITOLO 1 – La crosta terrestre: minerali e rocce

Breccia statue of the ancient Egyptian goddess


Tawaret – British Museum

Breccia poligenica, cioè


conglomerato a ciottoli spigolosi
e di varia natura.

Lupia Palmieri, Parotto, Il Globo terrestre e la sua evoluzione – ed. blu © Zanichelli 2017 8
CAPITOLO 1 – La crosta terrestre: minerali e rocce

Puddinga, un conglomerato i cui ciottoli appaiono levigati, come conseguenza dell’usura


durante il trasporto.

Lupia Palmieri, Parotto, Il Globo terrestre e la sua evoluzione – ed. blu © Zanichelli 2017 9
CAPITOLO 1 – La crosta terrestre: minerali e rocce

L'arenaria è una roccia sedimentaria composta di granuli dalle dimensioni medie di


una sabbia. I granuli possono avere varia composizione mineralogica, in funzione
dell'area di provenienza. Tra i grani più resistenti all'abrasione e all'alterazione chimica
comunemente abbondano quelli di quarzo, minerale che, proprio per la sua
resistenza, è uno dei costituenti più comuni di queste rocce.

Lupia Palmieri, Parotto, Il Globo terrestre e la sua evoluzione – ed. blu © Zanichelli 2017 10
CAPITOLO 1 – La crosta terrestre: minerali e rocce

Campione di arenaria.

Lupia Palmieri, Parotto, Il Globo terrestre e la sua evoluzione – ed. blu © Zanichelli 2017 11
CAPITOLO 1 – La crosta terrestre: minerali e rocce

Rocce piroclastiche Le rocce piroclastiche presentano una genesi intermedia fra


quella delle rocce ignee e quella delle rocce sedimentarie: sono rocce detritiche, formate
dalla sedimentazione di materiali solidi proiettati in aria dai vulcani (detti piroclasti) durante
violente esplosioni. I materiali più grossolani si distribuiscono a minore distanza dal cratere,
mentre quelli più fini possono essere trasportati, con il favore del vento, anche a centinaia di
chilometri.

Depositi di tufi dovuti ad un'antica eruzione nei


pressi di Crater Lake, Oregon. L'erosione
selettiva ha scolpito strutture dall'aspetto
simile a colonne o pinnacoli

Lupia Palmieri, Parotto, Il Globo terrestre e la sua evoluzione – ed. blu © Zanichelli 2017 12
CAPITOLO 1 – La crosta terrestre: minerali e rocce

Granulometrie diverse dei


componenti le rocce
piroclastiche: bombe lapilli e
cenere

Lupia Palmieri, Parotto, Il Globo terrestre e la sua evoluzione – ed. blu © Zanichelli 2017 13
CAPITOLO 1 – La crosta terrestre: minerali e rocce

L’ argillite è una roccia sedimentaria con tessitura clastica a grana finissima che
si forma per litificazione di un sedimento argilloso. Può contenere una
percentuale ridotta di sedimenti fini costituiti da quarzo e minerali non silicei
quali carbonati, ossidi di ferro, delle dimensioni granulometriche del silt. Spesso
è caratterizzata da una tipica fissilità.
La marna è una roccia sedimentaria composta da una frazione argillosa e da
una frazione carbonatica data generalmente da carbonato di calcio (calcite)
CaCO3. Nelle marne tipiche la percentuale di carbonato di calcio va dal 35% al
65%; al di sopra e al di sotto di questi valori si hanno termini transizionali a
calcari per alti contenuti di carbonato, ovvero ad argille per bassi contenuti di
carbonato.
Questi tipi di roccia deriva da sedimenti fangosi, di origine prevalentemente
marina, sedimentati in condizioni di bassa energia del mezzo.

Lupia Palmieri, Parotto, Il Globo terrestre e la sua evoluzione – ed. blu © Zanichelli 2017 14
CAPITOLO 1 – La crosta terrestre: minerali e rocce

Rocce organogene Sono rocce formate quasi solamente dall’accumulo


di sostanze legate a un’attività biologica. Sulla base del modo in cui si è formato
l’accumulo si distinguono in tre categorie, che riflettono diversi ambienti di
origine.
•Rocce bioclastiche, formate da semplici accumuli di gusci e apparati scheletrici
(ad esempio gli ammassi di conchiglie che si osservano anche oggi lungo le
coste).
•Rocce biocostruite, formate da ammassi di organismi «costruttori», i cui
apparati scheletrici esterni possono saldarsi l’uno all’altro (ad esempio le
scogliere e gli atolli costruiti da spugne e coralli in mari tropicali).
•Depositi organici, formati da accumuli di sostanza organica vera e propria,
vegetale o animale, in mare o su terre emerse, dalla cui trasformazione nel
tempo prendono origine depositi particolari (carboni e idrocarburi).

Lupia Palmieri, Parotto, Il Globo terrestre e la sua evoluzione – ed. blu © Zanichelli 2017 15
CAPITOLO 1 – La crosta terrestre: minerali e rocce

ROCCIA ORGANOGENA BIOCLASTICA - Calcàre organogeno bioclastico, costituito da un


ammasso di gusci di lamellibranchi.

Lupia Palmieri, Parotto, Il Globo terrestre e la sua evoluzione – ed. blu © Zanichelli 2017 16
CAPITOLO 1 – La crosta terrestre: minerali e rocce

ROCCIA ORGANOGENA BIOCOSTRUITA Calcàre organogeno a coralli. Roccia biocostruita


formata da organismi costruttori

Lupia Palmieri, Parotto, Il Globo terrestre e la sua evoluzione – ed. blu © Zanichelli 2017 17
CAPITOLO 1 – La crosta terrestre: minerali e rocce

Schema della formazione di una piattaforma carbonatica.


A.Impianto e sviluppo di una scogliera organogena ricca di coralli
B.Se il fondale oceanico sprofonda, i coralli sono costretti a svilupparsi verso l’alto per
sopravvivere

Lupia Palmieri, Parotto, Il Globo terrestre e la sua evoluzione – ed. blu © Zanichelli 2017 18
CAPITOLO 1 – La crosta terrestre: minerali e rocce

Selce
Questa roccia si forma in due modi:
•per accumulo di resti di organismi a guscio o scheletro siliceo quali radiolari, diatomee
e spugne, prendendo il nome di radiolarite o diatomite.
•per segregazione e accumulo di silice, proveniente da rocce terrigene e rocce
carbonatiche.
La selce tende a concentrarsi in lenti estremamente compatte e pressoché inattaccabili
dagli agenti atmosferici, peculiarità che, insieme con la relativa abbondanza, la durezza
e la frattura concoide ne hanno fatto il materiale principe delle prime industrie litiche.

Lupia Palmieri, Parotto, Il Globo terrestre e la sua evoluzione – ed. blu © Zanichelli 2017 19
CAPITOLO 1 – La crosta terrestre: minerali e rocce

ROCCIA ORGANOGENA SILICEA Livelli di selce all’interno di uno strato di calcare.

Lupia Palmieri, Parotto, Il Globo terrestre e la sua evoluzione – ed. blu © Zanichelli 2017 20
CAPITOLO 1 – La crosta terrestre: minerali e rocce

ROCCE CHIMICHE Sono le rocce che si sono deposte, e si depongono tuttora, per fenomeni
chimici. Il più evidente tra questi è la precipitazione, sul fondo di bacini acquei, di composti chimici
che si trovano sciolti nell’acqua del mare o dei laghi. Se la quantità dei sali disciolti raggiunge la
saturazione, essi precipitano, formando nel tempo, per processi diagenetici, le rocce chimiche .

Lupia Palmieri, Parotto, Il Globo terrestre e la sua evoluzione – ed. blu © Zanichelli 2017 21
CAPITOLO 1 – La crosta terrestre: minerali e rocce

Rocce evaporitiche Le evaporiti si formano per evaporazione


di ristrette masse d'acqua sulla superficie della Terra. Sebbene
tutte le masse d'acqua sia superficiali che sotterranee contengano
sali disciolti, per formare dei minerali è necessario che l'acqua
evapori nell'atmosfera ed i sali precipitino. Perché ciò avvenga, la
massa d'acqua deve finire in un ambiente ristretto in cui gli apporti
di nuova acqua siano inferiori al tasso di evaporazione. In genere
questo processo avviene principalmente in ambienti aridi con
piccoli bacini scarsamente alimentati, come i bacini endoreici o
lagune. Man mano che l'acqua evapora, la concentrazione salina
aumenta e quando si giunge a sovrasaturazione, i sali precipitano
dando origine ai minerali

Lupia Palmieri, Parotto, Il Globo terrestre e la sua evoluzione – ed. blu © Zanichelli 2017 22
CAPITOLO 1 – La crosta terrestre: minerali e rocce

Depositi evaporitici in laghi salati nel deserto di Atacama.

Lupia Palmieri, Parotto, Il Globo terrestre e la sua evoluzione – ed. blu © Zanichelli 2017 23
CAPITOLO 1 – La crosta terrestre: minerali e rocce

La laguna di Kara Bogaz e il meccanismo di accumulo di sali sul suo fondo.

Lupia Palmieri, Parotto, Il Globo terrestre e la sua evoluzione – ed. blu © Zanichelli 2017 24
CAPITOLO 1 – La crosta terrestre: minerali e rocce

Il Piano del sale, in Dancalia (Eritrea).


A.Cavatori di sale sollevano grossi frammenti del minerale
B.I lastroni di sale vengono tagliati in pani per il trasporto

Lupia Palmieri, Parotto, Il Globo terrestre e la sua evoluzione – ed. blu © Zanichelli 2017 25
CAPITOLO 1 – La crosta terrestre: minerali e rocce

Un esempio di ambiente evaporitico marino: il Mar Mediterraneo circa 5 milioni di anni fa,
quando, per la riduzione della soglia di Gibilterra, divenne un bacino evaporitico sul cui
fondo si accumularono depositi evaporitici.

Lupia Palmieri, Parotto, Il Globo terrestre e la sua evoluzione – ed. blu © Zanichelli 2017 26
CAPITOLO 1 – La crosta terrestre: minerali e rocce

L'alabastro è un minerale di origine evaporitica di origine gessosa


(solfato di calcio idrato) o calcitica (carbonato di calcio), che si
presenta in aggregati concrezionati, zonati o fibroso-raggiati, di
aspetto cereo, deposti in ambienti sotterranei da acque
particolarmente dure.

Lupia Palmieri, Parotto, Il Globo terrestre e la sua evoluzione – ed. blu © Zanichelli 2017 27
CAPITOLO 1 – La crosta terrestre: minerali e rocce

Una distesa di evaporiti nel Death Valley National Park, California (USA).

Lupia Palmieri, Parotto, Il Globo terrestre e la sua evoluzione – ed. blu © Zanichelli 2017 28
CAPITOLO 1 – La crosta terrestre: minerali e rocce

ROCCE SILICEE DI ORIFINE CHIMICA - Tronchi d’albero della Foresta Pietrificata (nel
Deserto Dipinto, in Arizona, USA), portati alla luce dalla lenta erosione delle argille in cui
rimasero sepolti circa 200 milioni di anni fa.

Lupia Palmieri, Parotto, Il Globo terrestre e la sua evoluzione – ed. blu © Zanichelli 2017 29
CAPITOLO 1 – La crosta terrestre: minerali e rocce

La fossilizzazione è l'insieme dei processi biologici ed ambientali che modificano i resti degli esseri
viventi, impedendo il loro disfacimento, e li trasformano nel prodotto chiamato fossile. Il requisito
fondamentale per la conservazione allo stato fossile delle spoglie è che vengano sottratte più
rapidamente possibile a tutta una serie di agenti biologici, chimici, fisici e meccanici che tendono a
distruggerle o decomporle.
In genere, le spoglie vengono preservate da un rapido seppellimento, che le sottrae all’ossidazione e
putrefazione aerobica; ciò avviene meglio nel fango o in acqua (mare, laghi, paludi ecc.), dove la
sedimentazione è più veloce della decomposizione. Le spoglie possono essere sottratte all'aria anche
in altri modi, ad esempio per inglobamento nella resina che poi si è trasformata in ambra fossile o per
il rivestimento con le ceneri derivanti dalle eruzioni vulcaniche.
Le componenti dure, sia quelle mineralizzate, come denti, ossa e gusci, sia quelle non mineralizzate,
come chitina e lignina, hanno maggiori probabilità di superare l’intervallo di tempo critico tra la
morte e l’inclusione nel sedimento rispetto alle componenti molli quali muscoli, grassi. Per questo
motivo, la fossilizzazione preserva questi ultimi solo raramente.
Formica inglobata in ambra fossil

Lupia Palmieri, Parotto, Il Globo terrestre e la sua evoluzione – ed. blu © Zanichelli 2017 30
CAPITOLO 1 – La crosta terrestre: minerali e rocce

Fossilizzazione
Riempimento - Processo che porta dei sedimenti o della materia a riempire il resto evitando una
decomposizione rapida.
Mineralizzazione - Durante tale processo la composizione chimica dell'organismo viene
modificata chimicamente per azione delle soluzioni che circolano tra i sedimenti. Il caso più
frequente è quello di organismi che restano sepolti sul fondo di un lago o di un mare: poco alla
volta, per le reazioni chimiche tra le parti dure dell'organismo e le soluzioni circolanti, i minerali
presenti in soluzione vanno a sostituire quelli presenti nell'organismo.
Carbonificazione - Questo è un processo molto diffuso di fossilizzazione riguardante soprattutto
i vegetali, che ha portato alla formazione dei grandi giacimenti di carbone fossile del periodo
Carbonifero, risalenti ad almeno 340 milioni di anni fa. Questo processo è dovuto all’azione di
particolari batteri anaerobici, che attaccando i resti vegetali, eliminano l’ossigeno e l’azoto e li
arricchiscono così indirettamente di carbonio

Lupia Palmieri, Parotto, Il Globo terrestre e la sua evoluzione – ed. blu © Zanichelli 2017 31
CAPITOLO 1 – La crosta terrestre: minerali e rocce

Lupia Palmieri, Parotto, Il Globo terrestre e la sua evoluzione – ed. blu © Zanichelli 2017 32
CAPITOLO 1 – La crosta terrestre: minerali e rocce

La «scogliera» dolomitica del Sassolungo-Sassopiatto.

Lupia Palmieri, Parotto, Il Globo terrestre e la sua evoluzione – ed. blu © Zanichelli 2017 33
CAPITOLO 2

La giacitura e le deformazioni
delle rocce

Lupia Palmieri, Parotto, Il Globo terrestre e la sua evoluzione – ed. blu © Zanichelli 2017 34
CAPITOLO 1 – La crosta terrestre: minerali e rocce

«Leggere» le rocce.
A.Ogni strato rappresenta un piccolo
intervallo della storia della Terra, di cui
conserva qualche traccia
B.Le pieghe e le deformazioni degli strati
raccontano gli sforzi a cui sono stati
sottoposti

Lupia Palmieri, Parotto, Il Globo terrestre e la sua evoluzione – ed. blu © Zanichelli 2017 35
CAPITOLO 1 – La crosta terrestre: minerali e rocce

Un esempio di rocce stratificate lungo le scogliere Cliff of Moher, in Irlanda.

Lupia Palmieri, Parotto, Il Globo terrestre e la sua evoluzione – ed. blu © Zanichelli 2017 36
CAPITOLO 1 – La crosta terrestre: minerali e rocce

Quadro schematico degli ambienti sedimentari, che risultano dall’interazione di diversi


fattori.

Lupia Palmieri, Parotto, Il Globo terrestre e la sua evoluzione – ed. blu © Zanichelli 2017 37
CAPITOLO 1 – La crosta terrestre: minerali e rocce

Antico deposito morenico ai piedi dei Monti Sibillini (Ascoli Piceno).

Lupia Palmieri, Parotto, Il Globo terrestre e la sua evoluzione – ed. blu © Zanichelli 2017 38
CAPITOLO 1 – La crosta terrestre: minerali e rocce

I resti di una piattaforma carbonatica formano un’ampia parte delle dorsali montuose
dell’Appennino laziale-abruzzese.

Lupia Palmieri, Parotto, Il Globo terrestre e la sua evoluzione – ed. blu © Zanichelli 2017 39
CAPITOLO 1 – La crosta terrestre: minerali e rocce

Il sistema piattaforma-scarpata-rialzo continentali e le correnti di torbida.

Lupia Palmieri, Parotto, Il Globo terrestre e la sua evoluzione – ed. blu © Zanichelli 2017 40
CAPITOLO 1 – La crosta terrestre: minerali e rocce

Aspetto tipico dei depositi da correnti di torbida.


A.Un affioramento di flysh lungo le coste dei Paesi Baschi, Spagna
B.Dettaglio di un breve tratto di una successione torbiditica

Lupia Palmieri, Parotto, Il Globo terrestre e la sua evoluzione – ed. blu © Zanichelli 2017 41
CAPITOLO 1 – La crosta terrestre: minerali e rocce

Esempio di una successione di strati di grosso spessore che rappresenta bene il principio
di orizzontalità originaria e che, con l’applicazione del principio di sovrapposizione,
permette di distribuire nel tempo gli eventi che hanno portato all’accumulo di grandi
spessori di rocce sedimentarie.

Lupia Palmieri, Parotto, Il Globo terrestre e la sua evoluzione – ed. blu © Zanichelli 2017 42
CAPITOLO 1 – La crosta terrestre: minerali e rocce

Il principio di intersezione.
Pacco di rocce sedimentarie stratificate attraversate da un filone magmatico, più giovane
delle rocce entro cui si è aperto la strada.
Lupia Palmieri, Parotto, Il Globo terrestre e la sua evoluzione – ed. blu © Zanichelli 2017 43
CAPITOLO 1 – La crosta terrestre: minerali e rocce

La discordanza angolare di Siccar Point, in Scozia.

Lupia Palmieri, Parotto, Il Globo terrestre e la sua evoluzione – ed. blu © Zanichelli 2017 44
CAPITOLO 1 – La crosta terrestre: minerali e rocce

Come si può formare una discordanza semplice.

Lupia Palmieri, Parotto, Il Globo terrestre e la sua evoluzione – ed. blu © Zanichelli 2017 45
CAPITOLO 1 – La crosta terrestre: minerali e rocce

Riproduzione della tavola di sezioni geologiche tratta dal Prodromus di Stenone.

Lupia Palmieri, Parotto, Il Globo terrestre e la sua evoluzione – ed. blu © Zanichelli 2017 46
CAPITOLO 1 – La crosta terrestre: minerali e rocce

Schema semplificato della struttura geologica del Valdarno superiore (vista da Sud
verso Nord).

Lupia Palmieri, Parotto, Il Globo terrestre e la sua evoluzione – ed. blu © Zanichelli 2017 47
CAPITOLO 1 – La crosta terrestre: minerali e rocce

Gneiss occhiadino, metamorfismo di grado alto.

Lupia Palmieri, Parotto, Il Globo terrestre e la sua evoluzione – ed. blu © Zanichelli 2017 48
CAPITOLO 1 – La crosta terrestre: minerali e rocce

Esempio di percorso metamorfico P-T.

Lupia Palmieri, Parotto, Il Globo terrestre e la sua evoluzione – ed. blu © Zanichelli 2017 49
CAPITOLO 1 – La crosta terrestre: minerali e rocce

La Cava Michelangelo è una delle più grandi cave aperte nei famosi Marmi di Carrara, le
rocce metamorfiche che formano il cuore delle Alpi Apuane, in Toscana.

Lupia Palmieri, Parotto, Il Globo terrestre e la sua evoluzione – ed. blu © Zanichelli 2017 50
CAPITOLO 1 – La crosta terrestre: minerali e rocce

Schema del ciclo litogenetico.

Lupia Palmieri, Parotto, Il Globo terrestre e la sua evoluzione – ed. blu © Zanichelli 2017 51
CAPITOLO 1 – La crosta terrestre: minerali e rocce

Giacimento di ferro a bande («BIF») in Australia.


A. Vasto affioramento presso Hamersley, Australia
B. Un frammento di ferro a bande lucidato

Lupia Palmieri, Parotto, Il Globo terrestre e la sua evoluzione – ed. blu © Zanichelli 2017 52
CAPITOLO 1 – La crosta terrestre: minerali e rocce

Origine della laterite.


A.Profilo di un suolo lateritico
B.Suoli lateritici in Australia

Lupia Palmieri, Parotto, Il Globo terrestre e la sua evoluzione – ed. blu © Zanichelli 2017 53
CAPITOLO 1 – La crosta terrestre: minerali e rocce

Alcuni minerali noti comunemente con il nome generico di «amianto».


A.Crisotilo
B.Crocidolite

Lupia Palmieri, Parotto, Il Globo terrestre e la sua evoluzione – ed. blu © Zanichelli 2017 54
CAPITOLO 1 – La crosta terrestre: minerali e rocce

Un paesaggio attuale simile agli ambienti in cui si sono formati i grandi giacimenti di
carbone del Carbonifero: le Everglades, in Florida (U.S.A).

Lupia Palmieri, Parotto, Il Globo terrestre e la sua evoluzione – ed. blu © Zanichelli 2017 55
CAPITOLO 1 – La crosta terrestre: minerali e rocce

Il grafico mette a confronto le composizioni chimiche medie dei diversi combustibili che
derivano dalla sostanza vegetale.

Lupia Palmieri, Parotto, Il Globo terrestre e la sua evoluzione – ed. blu © Zanichelli 2017 56
CAPITOLO 1 – La crosta terrestre: minerali e rocce

Stadi della formazione di un giacimento di carbone.

Lupia Palmieri, Parotto, Il Globo terrestre e la sua evoluzione – ed. blu © Zanichelli 2017 57
CAPITOLO 1 – La crosta terrestre: minerali e rocce

Colonna schematica dei terreni al di sotto di un settore della crosta terrestre in cui si stanno
formano combustibili fossili da vegetazione.

Lupia Palmieri, Parotto, Il Globo terrestre e la sua evoluzione – ed. blu © Zanichelli 2017 58
CAPITOLO 1 – La crosta terrestre: minerali e rocce

Stadi della formazione di un giacimento di idrocarburi.

Lupia Palmieri, Parotto, Il Globo terrestre e la sua evoluzione – ed. blu © Zanichelli 2017 59
CAPITOLO 1 – La crosta terrestre: minerali e rocce

Esempio di giacimento di idrocarburi localizzato in una «trappola» formata da una piega


anticlinale (concava verso il basso, come un tunnel).

Lupia Palmieri, Parotto, Il Globo terrestre e la sua evoluzione – ed. blu © Zanichelli 2017 60
CAPITOLO 1 – La crosta terrestre: minerali e rocce

Esempi di alcune delle trappole più importanti e diffuse che possono ospitare giacimenti
petroliferi.

Lupia Palmieri, Parotto, Il Globo terrestre e la sua evoluzione – ed. blu © Zanichelli 2017 61
CAPITOLO 1 – La crosta terrestre: minerali e rocce

Distribuzione mondiale dei grandi bacini sedimentari e dei principali giacimenti petroliferi.

Lupia Palmieri, Parotto, Il Globo terrestre e la sua evoluzione – ed. blu © Zanichelli 2017 62
CAPITOLO 1 – La crosta terrestre: minerali e rocce

Schema della rete


di gasdotti nazionale.

Lupia Palmieri, Parotto, Il Globo terrestre e la sua evoluzione – ed. blu © Zanichelli 2017 63
CAPITOLO 1 – La crosta terrestre: minerali e rocce

Schema della struttura del composto di inclusione noto come idrato di metano.

Lupia Palmieri, Parotto, Il Globo terrestre e la sua evoluzione – ed. blu © Zanichelli 2017 64
CAPITOLO 1 – La crosta terrestre: minerali e rocce

Distribuzione del permafrost nell’emisfero nord.

Lupia Palmieri, Parotto, Il Globo terrestre e la sua evoluzione – ed. blu © Zanichelli 2017 65
CAPITOLO 1 – La crosta terrestre: minerali e rocce

Distribuzione mondiale dei depositi sedimentari contenenti idrati di metano finora


identificati.

Lupia Palmieri, Parotto, Il Globo terrestre e la sua evoluzione – ed. blu © Zanichelli 2017 66
CAPITOLO 1 – La crosta terrestre: minerali e rocce

Schema geologico che mette a confronto, in una sezione ideale della crosta in prossimità
della superficie, giacimenti di gas «convenzionale» e «non convenzionale».

Lupia Palmieri, Parotto, Il Globo terrestre e la sua evoluzione – ed. blu © Zanichelli 2017 67
CAPITOLO 1 – La crosta terrestre: minerali e rocce

Produzione di petrolio sintetico dalle argilliti petrolifere della formazione del Green River,
nel Colorado, nello Utah e nel Wyoming.

Lupia Palmieri, Parotto, Il Globo terrestre e la sua evoluzione – ed. blu © Zanichelli 2017 68
CAPITOLO 1 – La crosta terrestre: minerali e rocce

Scavi a cielo aperto per lo sfruttamento di uno dei più grandi giacimenti di sabbie
bituminose, lungo il Fiume Athabaska, in Canada.

Lupia Palmieri, Parotto, Il Globo terrestre e la sua evoluzione – ed. blu © Zanichelli 2017 69