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bellezza

• La riflessione sulla bellezza ha assunto, nel corso dei secoli, molteplici valenze e significati e soltanto a partire dal XVIII
secolo è stata sistematicamente collegata con l’estetica.
• Antica Grecia: viene elaborata una dottrina della bellezza, tuttavia non connessa organicamente all’esperienza artistica,
ma a una concezione oggettivistica, che la fa dipendere da criteri esterni (bene, armonia, ecc.).
a) Pitagorici: identificano il bello con la simmetria e la proporzione.
b) Platone: inserisce il bello in un contesto metafisico: nel Fedro e nel Simposio, la bellezza è collegata all’eros, in
grado di portare l’uomo all’idea del bene e di manifestare sensibilmente l’assoluto.
c) Plotino: dà della bellezza una visione ancor più intellettualistica e teologica: la bellezza è l’unica idea «visibile»,
capace di guidare l’anima nel suo cammino di ritorno all’Uno, ‘fonte di ogni bellezza’.
• Medioevo: ha una concezione del bello ancora più unilateralmente oggettivistica: la bellezza è opera di Dio ed è uno dei
caratteri generalissimi degli enti in quanto enti.
• Rinascimento: l’idea di armonia è un punto nodale del pensiero rinascimentale sul bello, che viene ancora identificato
in una caratteristica obiettiva, ottenibile artisticamente e conoscibile criticamente.
• XVIII secolo: la ribellione contro le regole formali in nome della percezione del soggetto porta alla fondazione
dell’estetica come disciplina autonoma e alla connessione sistematica di bellezza e arte.
• A. G. Baumgarten: identifica il bello con la perfezione sensibile della rappresentazione artistica.
• E. Burke: identifica il bello con il piacere suscitato dalla rappresentazione artistica.
bellezza

• I. Kant: unifica nella Critica del giudizio queste concezioni, legando la bellezza al piacere estetico e inserendola in un ambito autonomo e
distinto dai valori morali e conoscitivi, la facoltà del sentimento.
• Romanticismo: identifica definitivamente l’arte con il bello, interpretandolo come manifestazione di verità.
• Dopo Hegel: si giunge a un rovesciamento fondamentale: l’estetica da ‘scienza del bello’ diventa prevalentemente ‘scienza dell’arte’, nella
quale il bello non occupa più un posto centrale, sopraffatto dalla storia dell’arte e dallo studio storico, antropologico, empirico delle forme e
delle produzioni artistiche.
• Estetica contemporanea: rimarca la distinzione fra la bellezza come sinonimo di valore estetico in generale (che segnala l’eccellenza di un
oggetto in riferimento a molteplici e rilevanti criteri di valore) e la bellezza come un valore fra altri (che indica un alto ma relativo grado di
valore, distinto da altre forme).