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RAFFAELLO SANZIO

Benin Francesco 3B LSSA


Il Contesto Storico
• Il Mecenatismo delle corti: La legittimazione del potere e il prestigio sociale delle antiche corti del
Quattrocento sono affidati non solo alla politica, ma anche all’arte e alla cultura. I signori accolgono poeti,
letterati, pittori, scultori e architetti dando origine al fenomeno del mecenatismo.
• I rapporti con le Fiandre: A seguito degli scambi commerciali tra l’Italia e le Fiandre, il linguaggio artistico
analitico e descrittivo del Nord Europa si implementa nella visione spaziale e prospettica italiana.
• I centri del Rinascimento: I centri principali sono le città. In particolare Padova, Urbino e Firenze.
 Padova è il centro dell’Umanesimo epigrafico e archeologico
 Urbino diventa il centro matematico e razionale dell’Umanesimo
 Firenze è sede dell’Umanesimo filologico e filosofico

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Biografia
Raffaello Sanzio, figlio del noto artista Giovanni Santi, è stato un pittore e architetto italiano, tra i più celebri del
Rinascimento italiano.
Nato ad Urbino nel 1483 e rimasto orfano in tenerissima età, si reca a Perugia, presso la bottega del Perugino,
artista molto affermato ed influente dell'epoca. Nel 1504 si trasferisce a Firenze, dove sono attivi Leonardo e
Michelangelo e vi rimane fino al 1508 quando viene chiamato a Roma da Papa Giulio II. Qui intraprende anche
la carriera di architetto, realizzando alcuni palazzi e lavorando alla Basilica di San Pietro.
Raffaello fu uno dei pittori più influenti della storia dell'arte occidentale. La sua ripresa dei temi
michelangioleschi, mediati dalla sua visione solenne e posata, fu uno degli input fondamentali del manierismo.
Gli allievi della sua bottega ebbero frequentemente carriere indipendenti in più corti italiane ed europee, che
diffusero ovunque la sua maniera e i suoi traguardi. Raffaello morì il 6 aprile 1520, a soli 37 anni, per malattia,
nel giorno di Venerdì Santo.

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Lo Sposalizio della Vergine
Raffaello studiava molto gli artisti della sua epoca e traeva da essi
ispirazione per i suoi quadri. Nello Sposalizio della Vergine ne abbiamo
infatti un esempio. L’opera rappresenta un matrimonio, in cui al centro vi
sono gli sposi con il sacerdote, sul lato destro dello sposo vengono
posizionati gli uomini, mentre sul lato sinistro le donne. Il tutto si svolge di
fronte a un tempio con sedici lati, messo in risalto dall’altezza della
scalinata.
Vi è l’utilizzo di linee miste e curve soprattutto per la rappresentazione dei
personaggi e dell’ambiente retrostante, come le colline; le linee dritte
sono invece state usate per raffigurare il tempio, la sua scalinata e la
pavimentazione. Vi è la prevalenza di colori caldi come si nota dalle vesti
dei personaggi e dalla pavimentazione rispetto ai colori freddi, utilizzati
solo per il cielo e il chiaroscuro genera ombre nel portico del tempio.
Raffaello inoltre utilizza la prospettiva, generata dalla creazione di una
pavimentazione a scacchiera piuttosto marcata; la linea dell’orizzonte è
piuttosto alta e questo arricchisce la composizione di un effetto
scenografico che dilata lo spazio, e da monumentalità ai personaggi
tramite il variare delle loro pose. Il quadro ricorda in moltissimi punti
quello del suo maestro Perugino ciò dimostra che Raffaello si era basato
sugli insegnamenti del Perugino nello svolgimento dell’affresco.

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Il tema della Madonna col Bambino
Tra il 1504 e il 1508 Raffaello eseguì decine di dipinti aventi come tema la Madonna col bambino. Le più
importanti sono la Belle Jardinière e la Madonna Bridgewater. Secondo la tradizione, i volti delle donne da lui
ritratte, furono ispirati al ricordo d’infanzia della propria mamma.

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La Belle Jardinière

La Madonna con il bambino e San Giovannino (o Belle Jardinière)


è un dipinto di Raffaello realizzato con tecnica ad olio su tavola
nel 1507 o nel 1508 custodito al Louvre a Parigi.
L’opera è stata realizzata da Raffaello dopo la “Madonna del
Cardellino” degli Uffizi, e la “Madonna del Belvedere” del
Kunsthistorischesw Museum di Vienna.
La struttura compositiva è chiaramente quella piramidale
leonardesca nell’espressività delle figure ma con nuove varianti
che caratterizzeranno Raffaello negli anni a venire: le morbide e
delicate corrispondenze formali sia nel ritmo del tratto, sia delle
curve e anche psicologiche, negli atteggiamenti e negli sguardi
affettuosi scambiati fra i tre personaggi. In questo dipinto si
evidenzia un accostamento di Raffaello alla plasticità di
Michelangelo nella “Madonna di Bruges”.
I volumi risultano più solidi e compatti, e tutta la composizione si
anima di forme che si intrecciano conferendo al gruppo maggiore
vigore e dinamismo. Sullo sfondo il paesaggio, ben evidenziato e
nitido non riesce a dominare sulle figure in primo piano.

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La Madonna Bridgewater
La Madonna Bridgewater è un’opera di Raffaello
attualmente conservata presso la National Gallery of
Scotland di Edimburgo, in Scozia. Risale al 1507. E’
ipotizzabile che il dipinto fosse destinato alla
devozione privata.
La Madonna è seduta e scambia un tenero sguardo con
il Bambino, che è sdraiato sulle sue gambe, in una posa
che è quasi la stessa del Gesù Bambino che appare nel
Tondo Taddei di Michelangelo (foto in basso), a
dimostrazione del fatto che già a Firenze Raffaello
dovette trarre più di uno spunto dalle opere
michelangiolesche. Il chiaroscuro invece rimanda
all'arte di Leonardo. La Madonna, ha un volto
idealizzato ed etereo, perché lo scopo principale
dell'arte del pittore urbinate era quello di ricercare il
bello ideale. Inizialmente, al posto del fondo scuro con
la finestra, Raffaello aveva dipinto un paesaggio ma,
con l'espediente del fondo scuro Raffaello voleva
studiare meglio la luce sulle sue figure e conferire alla
scena una maggior intimità.
Il dipinto deve il nome al fatto che un tempo si trovava
presso la Bridgewater Gallery di Londra.

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La Deposizione di Cristo
La tavola raffigurante la Deposizione di Cristo, nota come Pala Baglioni, dipinta tra il 1505 e il 1507 per la
cappella della famiglia Baglioni, nella chiesa di San Francesco al Parto, a Perugia, raffigura il dinamico trasporto
di Cristo defunto.
Il quadro si costruisce in due scene: quella di sinistra, la principale, con Giuseppe d'Arimatea, Giovanni,
Nicodemo e Maria di Magdala. A destra, leggermente in secondo piano, Maria, sorretta e circondata da tre pie
donne, sviene per il dolore. Due corpi, uno morto e l'altro svenuto, sostenuti dall'amore e dall'affetto.
La figura michelangiolesca di giovane al centro del dipinto diventa il legame fra i due gruppi: appartiene infatti a
quello di sinistra poiché sostiene il lenzuolo su cui Gesù è steso, ma a livello di composizione fa un tutt'uno con
la scena di destra dato che si inarca verso quella direzione.

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Le Stanze Vaticane
Nel 1508 il papa Giulio II decise di affidare a Raffaello la decorazione di quattro stanze degli appartamenti
papali. Nella decorazione erano già all'opera artisti, tra cui Bramantino e Lorenzo Lotto, che vennero però
presto allontanati e le pareti da loro affrescate coperte. L'impresa continuò sotto il pontificato di Leone X e fu
portata a termine dopo la morte dell'artista nel 1520 dai suoi allievi. Ogni parete di ciascuna stanza è ornata
nella parte superiore da una lunetta affrescata.

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La Stanza della Segnatura
La stanza della Segnatura contiene i più famosi affreschi
di Raffaello. Essi costituiscono l’esordio del grande artista
in Vaticano e segnano l’inizio del pieno rinascimento.
L’ambiente prende il nome dal più alto tribunale della
Santa Sede presieduto dal papa che si riuniva in questa
sala. Gli affreschi rappresentano i tre aspetti più
meritevoli dello spirito umano: il Vero, il Bene e il Bello.
Sulla volta, dentro a dei medaglioni, sono ritratte figure
allegoriche che simboleggiano quattro discipline, la
Teologia, la Filosofia, la Giustizia e la Poesia.
•La Disputa del Sacramento è una rappresentazione del
trionfo della religione. La composizione e divisa in due
parti: nella sezione in alto si trova la Chiesa militante con
i dottori e i teologi che presiedono al sacramento
dell’eucarestia, vero centro dell’intera scena. Nella parte
bassa c’è la Chiesa trionfante con Dio padre, gli angeli,
Cristo in maestà tra la Vergine e San Giovanni e in basso
la colomba dello Spirito Santo.

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•Sulla parete d’ingresso alla sala c’è l’opera più nota. La Scuola di Atene, che illustra una schiera di pensatori,
filosofi e scienziati dell’antichità, davanti a un’imponente architettura classica. Al centro di tutta la
composizione stanno Platone, raffigurato con le sembianze di Leonardo da Vinci, nell’atto di sollevare il dito al
cielo indicando la sfera ideale da cui egli ritiene provenire la conoscenza. E Aristotele che con il braccio destro
indica il mondo circostante, la natura e dunque l’importanza di una conoscenza fondata sull’osservazione della
realtà. I due filosofi rappresentano la possibilità d’unione tra la dottrina platonica e quella aristotelica, all’epoca
aspramente contrapposte. In basso a destra è presente anche Raffaello, che guarda lo spettatore.

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La Stanza di Eliodoro

La stanza di Eliodoro, decorata tra il 1511 e il 1514, prende il nome da uno dei dipinti presenti al suo interno. Qui papa
Giulio II chiese una chiara rappresentazione dell’appoggio divino alla Chiesa e un’esaltazione della propria politica. Questo
per dare un segno di forza in un momento in cui il papato era messo in crisi da diversi nemici su più fronti, nell’ambiente
che era riservato alle udienze pubbliche.
•Si parte con l’episodio della Cacciata di Eliodoro dal tempio in cui viene rappresentato il cancelliere del re di Siria, sorpreso
a rubare il tesoro del Tempio di Gerusalemme, cacciato da un cavaliere divino e due giovani. La cacciata è un riferimento
all’intoccabilità dei patrimoni della Chiesa. Raffaello, in modo molto originale, spostò la narrazione dell’evento in due zone
agli estremi della parete. A sinistra vi è il pontefice che assiste alla scena e a destra la cacciata vera e propria.

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•Su un’altra parete troviamo la Liberazione di San
Pietro dal carcere, suddivisa in tre momenti: al centro
l’angelo appare in sogno a San Pietro. A destra lo
conduce fuori dalla prigione superando le guardie
addormentate e a sinistra una guardia sveglia gli altri
soldati sbigottiti per l’improvvisa scomparsa del santo.
Si tratta di uno dei più suggestivi notturni della storia
dell’arte. Il santo rappresenta simbolicamente il papa
Giulio II.

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La Stanza dell’Incendio di Borgo

Vecchia sala da pranzo di Leone X, la Stanza dell’Incendio di Borgo, commissionata dal papa stesso a Raffaello, il quale a sua volta
affidò gran parte della sua realizzazione agli allievi che la terminarono tra il 1514 e il 1517. Gli affreschi al suo interno illustrano le
grandi aspirazioni politiche di Leone X per mezzo di storie tratte dalle vite di due papi precedenti con lo stesso nome: Leone III e
IV. In tutti gli episodi però il papa assume i tratti del pontefice regnante, Leone X, in una sorta di dimostrazione di continuità
politica, militare e diplomatica.
Nell’affresco dell’Incendio di Borgo, la scena è drammatica, caratterizzata da una moltitudine di personaggi in cerca di una
salvezza dalle fiamme. Sulla sinistra un uomo salva la sua famiglia caricandosi un anziano sulle spalle, una donna si sacrifica per
risparmiare il figlio, mentre sulla destra un gruppo prende i secchi per cercare di spegnere l’incendio.
Non c’è dubbio che le Stanze rappresentino uno dei massimi capolavori di Raffaello, il cuore politico del papato. Questi ambienti
hanno permesso all’artista di misurarsi con i soggetti più diversi e di adottare ogni volta nuove soluzioni.
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La Ritrattistica – Agnolo Doni e Maddalena
Strozzi
Il ritratto di Agnolo Doni, ricco mercante di drappi, mecenate e collezionista, è una delle massime testimonianze
della formidabile ritrattistica di Raffaello Sanzio. Nella tavola emerge la capacità dell’artista di impostare con
estrema sicurezza la composizione della figura, contraddistinta da un'equilibratissima pienezza sonora e da una
struttura perfettamente controllata, stagliata di tre quarti sullo sfondo di un cielo luminoso. Il dipinto, assieme a
quello della moglie di Doni, Maddalena Strozzi, la quale sembra ricordare la famosa Gioconda di Leonardo
venne realizzato poco dopo le loro nozze, celebrate nel 1504. I due ritratti formano un dittico.

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La Ritrattistica – Papa Giulio II
Il Ritratto di papa Giulio II è un’opera di Raffaello, esposta
poco dopo la morte del pontefice in una cappella di famiglia
di Santa Maria del Popolo nel 1511. La figura è interrotta
poco sopra le ginocchia. Le mani inanellate che serrano un
fazzoletto e la sedia sono coerenti con le vecchie
raffigurazioni del papa-imperatore. Il volto è chino, con le
estremità della bocca calanti, le guance scavate e lo sguardo
ribassato, a rappresentare la fragilità del pontefice.

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La Ritrattistica – Leone X
Il ritratto di Papa Leone X con i cardinali Luigi De Rossi e
Giulio de’ Medici è un dipinto di Raffaello del 1517, che
raffigura il Pontefice nel pieno del suo potere temporale.
Leone si trova al centro del dipinto, seduto su di sedia
decorata in rosso. È rivolto verso sinistra e osserva
all’esterno dell’opera. È vestito con un abito bianco e il
mantello rosso scuro. Ha le braccia appoggiate ad un
tavolino coperto da un telo rosso. Sul piano inoltre è
poggiato un messale aperto accanto ad una campanella
finemente decorata. Alle spalle del Pontefice vi sono poi
Luigi De Rossi e Giulio dei Medici, due cardinali. Lo sfondo è
scuro ma si intravedono nell’ombra alcune architetture a
sinistra.
Il modellato dei volumi presenta un chiaroscuro morbido, i
volti dei cardinali sono parzialmente in ombra. L’abito del
Pontefice è molto elaborato grazie alle pieghe vellutate del
manto porpora che creano delle interessanti increspature.
Il colore più deciso è il rosso riservato al manto pontificio e
alla decorazione del suo sedile. Più chiari, sono gli abiti dei
cardinali e la tovaglia dipinta sulla sinistra. L’abito di Papa
Leone X è bianco, ombreggiato con toni grigio caldi
tendenti all’ocra.

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L’Architettura – Cappella Chigi
La Cappella Chigi a Roma, è stata costruita nel
1519 circa secondo il progetto e la decorazione
di Raffaello per il banchiere Agostino Chigi,
ampliando la prima cappella quattrocentesca
dedicata alla Madonna di Loreto. La Cappella è
costituita da uno spazio cubico chiuso da una
cupola decorata a cassettoni dorati e mosaici
eseguiti dal veneziano Luigi de Pace e su
disegno dello stesso Raffaello: al centro si trova
Dio Padre circondato dalle allegorie del Sole e
gli altri pianeti. Gli affreschi tra le finestre, che
raffigurano Storie della genesi e i pennacchi con
le Stagioni, sono di Salviati, mentre sull’altare
vi è la Natività di Sebastiano del Piombo,
eseguita ad olio direttamente su una parete di
blocchetti di pietra. Completano la decorazione
le sculture di Lorenzetto, le tombe piramidali
dei Chigi e le sculture del Bernini (Daniele e il
leone e Abacuc e l’angelo), che mise mano
anche all’architettura della cappella per il
futuro papa Alessandro VII Chigi.

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L’Architettura – Villa Madama
Raffaello, tra il 1517 e il 1518, progettò per il cardinale Giuliano de’ Medici Villa Madama; una delle più grandiose
ville del Rinascimento, situata a Roma sulle pendici del Monte Mario e destinata al soggiorno estivo nonché al
riposo dagli affanni del lavoro. Il grande complesso si ispirava alle architetture dell’età imperiale , come la Villa
Adriana a Tivoli, e alle descrizioni fatte da Plinio della Villa Laurentina dal quale deriva la scelta di Raffaello degli
ambienti termali, il cortile circolare, l’ippodromo e soprattutto l’accordo tra architettura e natura. Erano previsti
terrazzamenti e giardini con fontane oltre al teatro “all’antica” e al cortile rettangolare. Dell’intero progetto fu
realizzata solo la parte a nord, che comprende meno della metà del palazzo e la sistemazione dei giardini dietro di
esso. La loggia riprende le strutture termali romane, gli spazi quadrati delle tre campate si dilatano in ampie esedre
coperte a volta. La villa deve il suo nome a Madama Margherita d’Austria, figlia di Carlo V e moglie del duca di
Firenze Alessandro de’ Medici, che vi abitò a più riprese.

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