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L’IMPRESA

DEFINIZIONE DI IMPRENDITORE (2082


C.C.)
 “È imprenditore chi esercita professionalmente un’attività economica organizzata al fine
della produzione o dello scambio di beni o servizi”
 Il codice civile fa riferimento all’imprenditore, non direttamente all’impresa;
questa può definirsi come la attività economica organizzata dall’imprenditore
(soggetto titolare dell'attività) e da questi esercitata professionalmente al fine della
1. produzione e
2. dello scambio di beni e servizi
Definizione di imprenditore (segue)

 Elementi costitutivi della figura imprenditore secondo la teoria economica sono:


• iniziativa imprenditoriale: potere decisionale in merito alla organizzazione dell'attività ed
alle scelte produttive
• - rischio economico: sopportazione di tutti gli oneri inerenti alla conduzione dell’impresa,
in particolare che i proventi conseguiti dalla vendita dei beni/servizi prodotti possano non
coprire i costi sostenuti per acquisire i fattori produttivi
• - remunerazione del rischio sotto forma di profitto: diritto di appropriarsi del differenziale
positivo tra proventi conseguiti e costi sostenuti
Elementi costitutivi della nozione di
imprenditore
Di produzione e di
Oggetto Attività Finalità
scambio

Modalità
del suo 1. Organizzazione
esercizio 2. Professionalità
3. Professionalità
Segue. Attività e Destinazione

Serie di atti coordinati, finalizzati ad uno scopo (creazione di nuova ricchezza mediante la
produzione o lo scambio di beni o servizi)
Non si ha impresa se manca una pluralità di atti correlati (non è impresa il “singolo affare”)
Non si ha impresa in presenza di attività di mero godimento (ad es. amministrazione di un
patrimonio)
E’ indispensabile che l’attività sia volta alla “produzione e scambio di beni e servizi”:, ossia
sia destinata al mercato (ad es. non è imprenditore il “produttore per conto proprio”)
Organizzazione: l'imprenditore organizza l'attività di
impresa decidendo cosa, quanto, come, dove produrre

Requisito insito nel concetto stesso di impresa, connesso alla combinazione di diversi fattori
produttivi. L’attività cioè deve necessariamente coordinarsi con un altro fattore produttivo
diverso dal proprio lavoro (capitale proprio ovvero lavoro o capitale altrui) In ciò sta la
differenza tra lavoro autonomo e lavoro di impresa.
Non presuppone necessariamente l’utilizzazione di prestazioni lavorative altrui
Non può equivalere a mera auto-organizzazione, ovvero a mera organizzazione del solo lavoro
personale del soggetto che agisce.
E’ richiesto un minimo di “etero-organizzazione” quale elemento distintivo dal lavoro
autonomo
Professionalità: l’attività di impresa deve
essere stabile, non occasionale
Presuppone che l'imprenditore svolga l'attività produttiva in modo tale da realizzare, in
concreto, una concatenazione, non occasionale, di atti diretti ad un fine prestabilito:
 carattere abituale, stabile, duraturo, sistematico
 non episodica né occasionale
 non necessariamente permanente e senza interruzione (impresa stagionale)
 risulta marginale se il soggetto svolge altre attività
 è professionale l’attività di impresa che si esaurisca in una sola iniziativa, purchè di una
certa importanza (Es. costruzione di un fabbricato e successiva vendita delle singole unità
abitative)
Economicità: l'attività di impresa deve essere svolta con metodo
economico,

E’ indispensabile che sussista la “obiettiva economicità” della gestione, ossia ̀ la capacità, almeno
in linea di principio, di ricavare dall’attività svolta quanto occorre per coprire con i ricavi i costi
di produzione.

Pertanto, l’impresa non presuppone necessariamente il c.d. scopo di lucro,


Lo statuto generale dell’imprenditore

I soggetti qualificati come imprenditori in senso giuridico sono tutti indistintamente sottoposti
all'applicazione di alcune disposizioni generali:
 azienda (art. 2555 ss. c.c.)
 segni distintivi dell'impresa (art. 2563 c.c.)
 concorrenza (art. 2595 c.c.)
L’AZIENDA

L'azienda è definita come “il complesso dei beni organizzati dall’imprenditore per
l’esercizio dell’impresa”
Rispetto all'impresa, l'azienda si colloca in una posizione strumentale, di “mezzo a fine”.
La normativa dettata dal Codice Civile in tema di azienda disciplina principalmente le vicende
relative alla sua circolazione (alienazione, affitto e usufrutto)
FORME DI IMPRESA

 In base alla NATURA DELL’ATTIVITA’, distinguiamo


1. Impresa commerciale (art. 2195 c.c.)
2. Impresa agricola (art. 2135 c.c.)
 In base alla DIMENSIONE, distinguiamo
1. Piccola impresa (Art. 2083 c.c.)
2. Impresa medio-grande
 In base al modello organizzativo, distinguiamo
1. Impresa individuale
2. Impresa collettiva
Impresa commerciale (art. 2195 c.c.)

Sono imprenditori commerciali gli imprenditori che esercitano:


1. un’attività industriale diretta alla produzione di beni o di servizi;
2. un’attività intermediaria nella circolazione dei beni;
3. un’attività di trasporto per terra, o per acqua o per aria;
4. un’attività bancaria o assicurativa;
5. altre attività ausiliarie delle precedenti
Impresa commerciale (Segue.)

 Attività industriale: attività produttive di beni o servizi che richiedono un procedimento di


combinazione e trasformazione di fattori produttivi (imprese manifatturiere che
trasformano le materie prime in prodotti finiti destinati alla vendita; imprese estrattive,
imprese di servizi, ...)
 Attività intermediarie nella circolazione dei beni: attività dirette alla distribuzione dei beni
sul mercato (attività di commercio nel senso proprio del linguaggio quotidiano). Vi rientra
potenzialmente anche l’attività bancaria, quale attività di intermediazione nella
circolazione del denaro (autonomamente prevista come attività commerciale), oltre alle
attività di finanziamento
 Attività ausiliarie: attività che (almeno in astratto) rivestono carattere di ausiliarietà e di
strumentalità rispetto alle altre imprese commerciali precedentemente elencate (es.
mediatori, broker, agenti di commercio)
Impresa commerciale (Segue).

Secondo l'opinione prevalente in dottrina, l'elencazione


contenuta nell'art. 2195 c.c. ha carattere esemplificativo e
non tassativo
Si ritiene quindi che debba essere considerato commerciale
ogni imprenditore che non sia qualificabile come agricolo
Impresa agricola (art. 2135 c.c.)

Sono imprenditori agricoli quegli imprenditori che esercitano una o più delle seguenti attività:
 coltivazione del fondo
 selvicoltura ATTIVITA’ ESSENZIALI
 allevamento di animali
 attività connesse
Imprenditore agricolo (Segue.)

Per attività connesse devono intendersi le attività intrinsecamente commerciali dal punto di
vista oggettivo, qualificate come agricole in presenza di una connessione soggettiva ed
oggettiva
Sono quindi connesse le attività esercitate dallo stesso imprenditore agricolo (c.d. connessione
soggettiva):
1. di manipolazione, conservazione, trasformazione, commercializzazione e valorizzazione di
prodotti prevalentemente propri
2. di fornitura di beni o servizi mediante l'utilizzazione prevalente dell'azienda agricola,
comprese le attività di valorizzazione del territorio ovvero di ricezione ed
ospitalità(“agriturismo”)
Piccolo imprenditore (art. 2083 c.c.)

Sono definiti “piccoli imprenditori”:


1. i coltivatori diretti del fondo
2. gli artigiani
3. i piccoli commercianti
4. in via residuale e generale, “coloro che esercitano un’attività professionale organizzata con lavoro
prevalentemente proprio e dei componenti della propria famiglia”
Devono quindi sussistere tre requsiiti
a) l’imprenditore deve prestare il proprio lavoro nell’impresa;
b) il suo lavoro e quello dei familiari deve prevalere su tutti gli altri fattori produttivi (lavoro altrui e
capitale);
c) tale prevalenza deve essere qualitativo-funzionale e non meramente quantitativa
Lo “statuto speciale” dell’imprenditore
commerciale
In aggiunta alla disciplina di cui allo “statuto generale dell'imprenditore”, a tutela dei terzi, gli
imprenditori commerciali (che non siano piccoli):
 sono assoggettati con pienezza di effetti agli obblighi di pubblicità commerciale (iscrizione
e comunicazioni al registro delle imprese)
 sono pienamente assoggettati agli obblighi di tenuta delle scritture contabili
 possono essere assoggettati al fallimento ed alle altre procedure concorsuali
 sono soggetti all'applicazione delle norme in materia di rappresentanza commerciale
Lo statuto dell’imprenditore agricolo

 Iscrizione in una sezione speciale del registro delle imprese (pubblicità legale e
dichiarativa, avente funzione di valorizzare l’azienda e renderla più visibile e competitiva
sul mercato)
 Esonero dagli obblighi di tenuta delle scritture contabili (scritture contabili ai fini fiscali)
 Non assoggettabilità al fallimento ed alle altre procedure concorsuali
ISCRIZIONE NEL REGISTRO DELLE
IMPRESE
Soggetti obbligati al deposito e all’iscrizione nel Registro
Registro
Imprese

Sezione ordinaria Sezione speciale

Società commerciali SI NO

Consorzi con attività esterna (art. 2612 c.c.) SI NO

e società consortile (art. 2615ter c.c.)

Enti pubblici che hanno per oggetto esclusivo SI NO

o principale un’attività commerciale.

Gruppo europei d’interesse economico (GEIE) SI NO

Società estere con sede secondaria od oggetto principale


SI NO
d’impresa in Italia

Imprenditori agricoli NO SI

Società semplici NO SI

Piccoli imprenditori NO SI
LA PUBBLICITA’ LEGALE

L’iscrizione nel Registro delle Imprese è indispensabile per due motivi:


1. per impedire la nullità dell’atto costitutivo ;
2. per portare gli atti stessi — atti costitutivi, bilanci, modi che di forma o di oggetto sociale ecc. — a
conoscenza dei terzi, e quindi per farli valere in eventuali controversie (cause legali, riscossione coatta di
crediti ecc.).
Ove manchi l’iscrizione nel RR.II., la società assume la forma di società irregolare.
Per le società di persone (cioè, le società semplici, le società in accomandita semplice e le società in nome
collettivo) è infatti possibile iniziare la propria attività di impresa ancora prima che si sia provveduto ad
iscrivere la compagine all’interno del Registro delle Imprese. In tal caso, la società può ben effettuare le
proprie attività di impresa, ovvero le attività per le cui si è costituita mediante apposito atto, ma non può
ancora opporre ai terzi alcuna limitazione di responsabilità.
Imputazione dell’attività di impresa

A chi si imputa l’impresa? Chi è il è l’imprenditore in senso soggettivo?


Criterio generale formale della spendita del nome: “un atto è imputato al soggetto in nome
del quale è stato compiuto”.

Criteri sostanziali aggiuntivi:  


Disciplina della rappresentanza commerciale: (INSTITORI, PROCURATORI, COMMESSI)
Principio generale: ad un potere dovrebbe corrispondere responsabilità (teoria del potere di
impresa)
Teoria dell’imprenditore occulto
INSTITORE

La disciplina giuridica dell’ institore è contenuta nel titolo II “del lavoro nell’impresa” del libro V “del lavoro” del
codice civile dall’articolo 2203 all’articolo 2205.
L’articolo 2203 c.c. rubricato “preposizioni institoria” recita testualmente:
“E’ institore colui che è preposto dal titolare all’esercizio di un’impresa commerciale.
La preposizione può essere limitata all’esercizio di una sede secondaria o di un ramo particolare dell’impresa. Se
sono preposti più institori, questi possono agire disgiuntamente, salvo che nella procura sia diversamente disposto”.
Gli obblighi dell’institore si sostanziano nella circostanza che egli è tenuto insieme all’imprenditore
all’adempimento degli obblighi di iscrizione nel registro delle imprese e di tenuta delle scritture contabili (ex
articolo 2205 del codice civile), e in caso di fallimento dell’imprenditore saranno applicate anche nei confronti
dell’institore le sanzioni penali a carico del fallito (ex articolo 227 legge fallimentare), tenendo presente che solo
l’imprenditore potrà essere dichiarato fallito e soltanto lui sarà esposto agli effetti personali e patrimoniali che
derivano dal fallimento.
L’institore ha inoltre il potere di rappresentanza sostanziale e processuale.
I PROCURATORI

La disciplina giuridica dei procuratori è contenuta nel titolo II “del lavoro nell’impresa” del libro V “del lavoro” del codice
civile all’articolo 2209 rubricato “procuratori”.
L’articolo 2209 del codice civile recita testualmente: “Le disposizioni degli articoli 2206 e 2207 si applicano anche ai
procuratori, i quali in base a un rapporto continuativo, abbiano il potere di compiere per l’imprenditore gli atti pertinenti
all’esercizio dell’impresa, pur non essendo preposti ad esso”.
I procuratori di conseguenza sono coloro che secondo un rapporto continuativo, hanno il potere di compiere per
l’imprenditore gli atti pertinenti all’esercizio dell’impresa. Essi sono quindi ausiliari subordinati e sono di grado inferiore
rispetto all’institore perché a differenza dello stesso, non sono posti a capo dell’impresa o di un ramo di una sede
secondaria, e non sono degli ausiliari con funzioni direttive perché il loro potere decisionale è circoscritto a un determinato
settore dell’impresa.
Costituiscono esempi di procuratori: Il direttore del settore acquisti, il dirigente del personale, il direttore del settore
pubblicità.
Il procuratore non ha la rappresentanza processuale dell’imprenditore neppure negli atti che sono stati posti in essere da lui
stesso, e non è soggetto agli obblighi di iscrizione nel registro delle imprese e della tenuta delle scritture contabili.
L’imprenditore non risponde degli atti compiuti da un procuratore senza spendita del suo nome.
I COMMESSI
la disciplina giuridica dei commessi è contenuta nel titolo II “del lavoro nell’impresa” del libro V “del lavoro” del codice civile all’articolo 2210
rubricato “poteri dei commessi dell’imprenditore”.

L’articolo 2210 del codice civile recita testualmente: “I commessi dell’imprenditore, salve le limitazioni contenute nell’atto di conferimento della
rappresentanza, possono compiere gli atti che ordinariamente comporta la specie delle operazioni di cui sono incaricati.

Non possono tuttavia esigere il prezzo delle merci delle quali non facciano la consegna, né concedere dilazioni o sconti che non sono d’uso, salvo che
siano a ciò espressamente autorizzati”.

I commessi sono ausiliari subordinati ai quali sono affidate mansioni esecutive oppure materiali e si mettono di persona in contatto con i terzi.

Costituiscono un esempio di commessi: i commessi di negozio, i commessi viaggiatori, gli impiegati di banca addetti agli sportelli, i camerieri dei bar
oppure dei ristoranti.

In virtù della loro posizione i commessi possono svolgere la rappresentanza dell’imprenditore anche senza specifico atto di conferimento della stessa,
ma questo potere di rappresentanza è più limitato rispetto al potere dell’institore e dei procuratori.

Stando all’enunciato dell’articolo 2210 comma 2 del codice civile essi possono compiere gli atti che ordinariamente comporta la specie di operazioni
delle quali sono incaricati. I commessi non possono esigere il prezzo delle merci se queste non sono da essi stessi consegnate, né concedere dilazioni o
sconti che non siano d’uso.

Se sono preposti alla vendita nei locali dell’impresa non possono esigere il prezzo fuori dai locali dell’impresa stessa, e non lo possono esigere
all’interno dell’impresa se alla riscossione del prezzo è diretta un’apposita cassa.

L’imprenditore da parte sua può sia ampliare sia limitare i poteri dei commessi.
L’imputazione dell’attività di impresa

 Principio generale del nostro ordinamento è che centro di imputazione degli effetti
giuridici è quel soggetto il cui nome è stato speso nei traffici giuridici, nell’esercizio
dell’attività (c.d. principio della spendita del nome o contemplatio domini).

 Criterio formale: È imprenditore chi svolge personalmente l’attività compiendo in proprio


nome i relativi atti ovvero il soggetto nel cui nome viene esercitata l’attività di impresa
(ossia, i singoli atti in cui essa si esplica).

 L’esercizio dell’attività di impresa può però, in alcuni casi, dar luogo ad una dissociazione
tra il soggetto cui è formalmente imputabile la qualità di imprenditore e il reale interessato:
c.d. esercizio di impresa per interposta persona.
Esercizio dell’impresa per interposta persona:
l’imprenditore occulto
Problema: a chi imputare gli effetti giuridici dal lato attivo e soprattutto passivo nel caso di
dissociazione tra formale titolare dell’attività di impresa e reale interessato all’attività?

CONFLITTO TRA IMPRENDITORE PALESE VS. IMPRENDITORE OCCULTO

In virtù del principio della spendita del nome il soggetto che opera nell’ombra non verrebbe
minimamente colpito (art. 1705 co. 2° c.c.), cosicchè l rischio di impresa resterebbe
unicamente a carico di chi appare all’esterno.
Imprenditore occulto: la teoria del Ferri

Teoria del Potere di Impresa: responsabilità cumulativa imprenditore palese e dominus sulla
base del principio generale dell’inscindibilità del rapporto potere di gestione- responsabilità.

Chi esercita il potere di direzione di una impresa, ne assume anche il rischio e risponde quindi
delle relative obbligazioni.

CRITICA: NELL’ATTUALE SISTEMA LA RESPONSABILITA’ ILLIMITATA NON E’ PIU’


INSCINDIBILMENTE LEGATA AL POTERE DI GESTIONE (V. SOCIETA’
UNIPERSONALE)
Imprenditore occulto: tesi del Bigiavi
Art.147 comma2 l.f. -vecchio testo-: “se dopo la dichiarazione di fallimento della società risulta la
esistenza di altri soci illimitatamente responsabili, il tribunale, su domanda del curatore o d’ufficio,
dichiara il fallimento dei medesimi, dopo averli sentiti in camera di consiglio”(id est fallimento del
SOCIO OCCULTO DI SOCIETA’ PALESE)
art. 2247: con il contratto di società due o più persone conferiscono beni o servizi per l’esercizio in
comune di un’attività economica allo scopo di dividerne gli utili
I°:SOCIO OCCULTO DI SOCIETA’ PALESE: “Alfa di Tizio & C. s.n.c. Tizio, Caio e Mevio = soci
palesi Sempronio = socio occulto
II°:SOCIO OCCULTO DI SOCIETA’ OCCULTA: Tizio = appare all’esterno come imprenditore
individuale; Caio = socio occulto di Tizio
In questo secondo caso, a differenza del primo, i soggetti occulti sono DUE:
 la società esistente tra Tizio e Caio;
 il socio Caio
Punti cardine della tesi del Bigiavi

 Estensione del fallimento per analogia anche alla società occulta. Di società cioè che non
compare all’esterno (i terzi hanno rapporto con un imprenditore individuale mentre alle sue
spalle vi sono uno o più soci occulti).
 In questo caso si dice che la differenza tra le due ipotesi (socio occulto di società palese e
società occulta) è solo quantitativa: società con due soci palesi ed uno occulto nel primo
caso; società con un socio palese ed uno occulto, e perciò occulta è la stessa società, nel
secondo.
 La differenza è solo nel numero dei soci che compaiono all’esterno ma la sostanza non
cambia.

FIN QUI NULLA QUESTIO…. Epperò…..


Punti cardine della tesi del Bigiavi

 Una volta acclarata la fallibilità della società occulta il fallimento dovrebbe essere esteso
all’imprenditore occulto.
 Nel primo caso abbiamo una società (occulta) cui partecipa anche colui che appare nei
confronti dei terzi
 Nel secondo caso vi è invece un imprenditore individuale, il quale è l’esclusivo titolare
dell’impresa. Quest’ultima è solo apparentemente gestita dall’esterno dal prestanome, il quale
non ha alcuna partecipazione sociale; non ricorre tra i due (prestanome ed imprenditore
occulto) un rapporto societario.
 La situazione sostanziale (secondo Bigiavi) delle due ipotesi è la stessa, “nulla importando il
fatto che chi rimane dietro le quinte sia soltanto un socio di chi appare in pubblico o sia,
invece, l’esclusivo titolare dell’impresa gestita del prestanome”. Ad avviso del Bigiavi,
dunque, la regola sancita dall’art. 147 co. 2 (ora co. 4) è espressione di un principio di carattere
generale che sostituisce, nel campo dell’attività d’impresa, quello fissato dall’art. 1705 c.c.
I TRE CASI
I caso: SOCIETA’ PALESE CON SOCI OCCULTI
Ciò che viene nascosto è unicamente il reale numero dei soci perché a quelli noti se ne aggiungono altri
scoperti successivamente.
II caso: Il socio occulto fallisce per lo stesso motivo del socio palese: perché sono soci della società e dunque
sulla base di un criterio formale (appartenenza alla società) non certo della spendita del nome
III caso :IMPRENDITORE OCCULTO
Manca la qualità di socio nel caso dell’imprenditore occulto, nel quale nessuna società esiste tra prestanome
e dominus perché mancano tutti gli elementi costitutivi del rapporto di società (conferimento di beni,
svolgimento in comune di attività economica,divisione degli utili) ricorrendo solo un mandato senza
rappresentanza.
Nel terzo caso ci troviamo insomma in presenza di una fattispecie sostanzialmente diversa da quella del socio
occulto di società palese o del socio occulto di società occulta, nelle quali il rapporto di società
indiscutibilmente esiste.

E’ QUINDI IMPEDITA L’APPLICAZIONE ANALOGICA DELLA REGOLA ORA TRASFUSA NELL’ART. 147
L.F.
III Caso

In una società con soci illimitatamente responsabili se:


 la società “Alfa” fallisce, falliscono tutti i soci palesi illimitatamente responsabili;
 la società “Alfa” fallisce, falliscono ANCHE i soci occulti illimitatamente responsabili;
 la società “Alfa” è occulta, dopo il fallimento del socio illimitatamente responsabile Tizio,
che appare all’esterno come imprenditore individuale, viene dichiarato anche il fallimento
della società e degli altri soci illimitatamente responsabili occulti.
 invece tra Tizio e Caio non v’è società (Tizio è solo mandatario senza rappresentanza di
Caio) non è possibile estendere analogicamente la regola (art. 147, comma quinto) perché
qui manca la società.
Teoria dell’impresa fiancheggiatrice

• Liceità dello svolgimento dell’impresa per il tramite di diverso soggetto, sia esso persona fisica o società.
• Ciò non può automaticamente comportare la responsabilità illimitata del diverso soggetto per i debiti
d’impresa.
• Allorché, però, si provi l’esistenza della posizione del c.d. SOCIO TIRANNO si potrà riscontrare anche
un’autonoma attività d’impresa per la quale il soggetto cui la stessa deve essere imputata deve essere
chiamato a rispondere.
• Ciò conduce al fallimento del dominus o socio tiranno.
• A questo fallimento, però, hanno titolo per partecipare solo i creditori del dominus non anche quelli del
prestanome.
• In materia societaria l’argomento si fa più complesso e spinoso perché il tema dell’abuso è quanto mai
frequente.
• Lo strumento societario viene infatti utilizzato per nascondere un’attività personale:
• Es: il soggetto che non può svolgere un’attività perché vincolato da un patto di non concorrenza e che
costituisce una società con propri prestanomi = società di comodo.
Piercing of the corporate veil e Teoria
dell’amministratore di fatto
 Mutuando tecniche diffuse nel mondo anglosassone, si tenta di risolvere il problema
valorizzando l’abuso del principio della limitazione di responsabilità.
 L’abuso dello strumento consente di squarciare il velo della personalità giuridica e di
imputare direttamente in capo al soggetto che dirige l’iniziativa le conseguenze.
***
 Applicazione delle regole di diritto societario relative alla responsabilità degli
amministratori a chi, pur non rivestendo la carica di amministratore, abbia però esercitato
in modo continuativo i poteri tipici inerenti a tale funzione.
 Questo soggetto viene dichiarato amministratore di fatto e sarà pertanto chiamato a
rispondere, al pari degli amministratori di diritto, per l’inadempimento delle prescrizioni
che la legge pone a presidio della corretta gestione della società.
L'impresa commerciale degli incapaci

 La capacità all'esercizio dell'impresa si acquista con la piena capacità di agire: si perde


in seguito a interdizione o inabilitazione.
 la capacità di agire è la capacità di compiere validamente atti giuridici si acquista con la
maggiore età;
 l'interdizione determina la perdita della capacità di agire l'inabilitazione determina la
limitazione della capacità di agire
 Gli incapaci legali si distinguono in:
1. incapaci assoluti: soggetti privi della capacità di agire (minori, interdetti) che hanno un
rappresentante legale (genitori, tutore) che compie tutti gli atti giuridici in loro vece
2. incapaci relativi: soggetti con capacità di agire limitata (minori emancipati, inabilitati)
hanno un curatore che li assiste negli atti di amministrazione straordinaria
INCAPACI ASSOLUTI

il Tribunale può autorizzare la continuazione di un'impresa commerciale


Già esistente da parte del rappresentante legale dell'incapace.

In questo caso si ha una dissociazione tra:


 titolarità dell'impresa: la qualità di imprenditore è assunta dall'incapace:
 esercizio dell'impresa: la gestione dell'impresa è affidata ai genitori o al tutore in
rappresentanza dell'incapace
INCAPACI RELATIVI

Possono essere autorizzati dal Tribunale ad esercitare personalmente un'impresa


commerciale

N.B.
 l'inabilitato può essere autorizzato solo a continuare l'esercizio di un'impresa già
esistente
 il minore emancipato può essere autorizzato anche ad iniziare una nuova impresa