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INDICE

1. ARTICOLAZIONE SACROILIACA

2. MOVIMENTI DI NUTAZIONE E CONTRONUTAZIONE

3. RITMO LOMBOPELVICO
• RITMO FLESSORIO
• RITMO ESTENSORIO

4. RITMO IPSIDIREZIONALE

5. RITMO CONTRADIREZIONALE
• TILT PELVICO ANTEROPOSTERIORE
• ROTAZIONE SUL PIANO FRONTALE
• ROTAZIONE SUL PIANO ORIZZONTALE
ARTICOLAZIONE SACROILIACA

Articolazione di transizione tra la porzione superiore e


inferiore del corpo.
Poco mobile perché deve trasferire le forze senza
deformarsi
Sistemi di contenzione:
Forma dell’articolazione (a forma di U schiacciata, nelle
prima decadi ha uno strato cartilagineo che tende poi a
scomparire per dare vita a un articolazione molto salda
che, in età anziana, tende a fondersi in una sinostosi)
Pelvic ring (sistema di divisione del carico tra le due
coxofemorali e la sinfisi pubica)
Legamenti
Grazie a una piccola possibilità di movimento (in media
0.2°-2° rotazione fin anche a 7°- 8° in PMV e 1-2 mm
di traslazione, fino a 7) permette i movimenti di
nutazione e contronutazione.
NUTAZIONE E CONTRONUTAZIONE

• Il movimento di nutazione è definito come


il tilt anteriore di un punto fisso preso alla
base del sacro relativamente all’ileo.
• Il movimento di contronutazione è il
movimento contrario di tilt posteriore del
sacro sull’ileo.
Entrambi i movimenti possono avvenire in
maniera isolata come ‘sacro su ileo’ e ‘ileo
su sacro’ o associati.
Benchè la quantità del movimento sia scarsa
risulta fondamentale sotto due aspetti:
1. Ammortizzare lo stress meccanico
2. Garantire stabilità nel trasferimento del
carico
• Linea nera -- braccio della forza
Pelvic ring + effetto coartante della • Linea grigia – forza peso
nutazione sulla sacroiliaca (++ attrito e • Linea bianca – joint reaction force
• Frecce rosse – azione muscolare
frizione)
• Frecce grige – tilt sacrale anteriore
 Ogni forza che aumenta la nutazione ha • Frecce bianche – tilt pelvico
effetto coartante posteriore
1. Gravità (BW F-> passa anteriormente alla
sacroiliaca)
2. Tensione dall’ stretch legamentoso
3. Attivazione muscolare
RITMO LOMBOPELVICO

• La flesso-estensione del tronco così come gli altri


movimenti su piani frontali e orizzontali, sono
possibili grazie a uno snodo fondamentale, formato
dalle articolazioni dell’anca e delle vertebre
lombari, tra loro connesse dalla sacroiliaca.
• Queste articolazioni lavorano in sinergia In
particolare, la relazione cinematica tra colonna
lombare e articolazione dell’anca nei movimenti sul
piano sagittale è chiamata ritmo lombopelvico.
RITMO FLESSORIO

• Analizziamo la flessione in avanti a ginocchia estese.


• Questo movimento risulta come la combinazione di 40° di
flessione lombare e 70° di flessione d’anca.
• Nella norma lo starter del movimento è la zona lombare, si
procede poi durante tutto l’arco flessorio, con un lavoro
simultaneo di lombare e anca.
• In figura si osservano gli effetti di rigidità o retrazioni
muscolari sulla qualità del movimento
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• A, la norma
• B, retrazione degli hamstrings con eccessiva flessione
lombare e stress sulle strutture connettivali di contenzione
posteriori, oltre che sui dischi intervertebrali
• C, effetto di un eccessiva rigidità della muscolatura
estensoria. L’articolazione dell’anca si trova piuttosto flessa
a dover sostenere il peso del tronco e degli AASS, viene
richiesta molta forza agli hamstring e si ha un’eccessiva
forza compressiva tra testa del femore e acetabolo.
RITMO ESTENSORIO

• L’estensione del tronco a ginocchia estese si compone di


una serie di fasi. Benchè non esista un unico modello
cinematico, tipicamente il movimento inizia a livello delle
anche per poi espandersi anche alla lombare.
• Questo ritmo riduce la richiesta muscolare a livello degli
estensori così come la pressione sulle strutture sottostanti.
• Il momento della forza flessoria dipende quindi dal grado di
flessione del tronco sulle anche e dalla posizione degli
AASS.
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• Il movimento viene anche qui suddiviso arbitrariamente in
tre fasi consecutive:
• A, attivazione degli ischiocrurali e del grande gluteo,
estensione della pelvi sul femore.
• B, attivazione degli estensori lombari
• C, fine movimento, la posizione di equilibrio si ha quando la
BWF cade posteriormente all’anca.
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• Un ritardo nell’attivazione degli estensori è spesso
utilizzato da soggetti con LBP per virare su una più
massiccia attivazione degli hamsting e dei glutei piuttosto
che degli estensori di colonna che vengono attivati solo
quando gli AASS si trovano più vicini a un ipotetica linea a
RITMO LOMBOPELVICO IPSIDIREZIONALE
• La colonna lombare è saldamente connessa alla pelvi per via
della sacroiliaca. Ogni movimento della pelvi sul femore
implica quindi necessariamente un cambiamento nell’assetto
della zona lombare. Ciò nonostante le diverse strategie
motorie pluriarticolati raggruppate con la dicitura di ritmo
lombo pelvico permettono di ampliare la libertà con cui ci
muoviamo nello spazio.
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• La prima immagine (fig.A) raffigura il movimento prima
descritto di flessione in avanti in cui pelvi e sacro si muovono
sinergicamente per massimizzare il ROM.
RITMO LOMBOPELVICO CONTRADIREZIONALE
• Piuttosto interessante risulta anche la seconda strategia
(fig.B) motoria prevede una rotazione in direzione
opposta di lombare e pelvi. La possibilità di svincolare e
‘controruotare’ pelvi e lombare permette alla porzione
superiore del tronco, quindi al capo e agli occhi, di
rimanere statici nonostante i movimenti del femore sulla
pelvi.
• Oltre che in azioni più complesse (cfr. danza, ginnastica
etc) lo svincolo di pelvi e tronco sui vari piani di
movimento risulta fondamentale nel cammino. In caso di
fusione chirurgica delle v.lombari sarà quindi impossibile
per la persona svicolare la parte finale della toracica.

I movimenti descritti in seguito sono tutti di tipo


controdirezionale.
TILT PELVICO ATEROPOSTERIORE
• Il tilt pelvico, descritto come una rotazione sul
piano sagittale della pelvi sulla testa del
femore.
• La direzione è presa considerando la rotazione
di un punto fisso sulla cresta iliaca
• L’aumento della lordosi lombare associato a tilt
anteriore compensa la maggior parte dei
compensi toracici in direzione anteriore
• Come mostrato in figura A, con il soggetto
seduto a 90° di flex d’anca, il ROM accessibile
per questo tipo di movimento è dell’ordine di
30° di flessione pelvi su femore. A questo punto
la lombare è completamente estesa.
• Con un tilt posteriore è invece possibile
aumentare l’estensione d’anca fino a 10-20°, la
colonna risponde aumentando la flessione, lo
psoas e i legamenti ileofemorali si allungano.
ROTAZIONE SUL PIANO FRONTALE

• Il modello utilizzato per descrivere le


rotazioni sul piano frontale è quello di un
soggetto in appoggio monopodalico.
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• L’abduzione (fig.B-1) è descritta come
l’elevazione della cresta iliaca
controlaterale a quella in appoggio. Con
la colonna sovralombare statica si forma
a livello lombare una concavità dalla
parte opposta a quella dell’arto in carico.
• Il ROM previsto è, in media, di 30°
calcolato come la somma della flessione
laterale possibile per ogni singola
vertebra lombare.
• Retrazioni nei legamenti pubofemorali e
adduttori possono ridurre il ROM e, in
casi di retrazioni importanti, interferire
col cammino.
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• L’adduzione (fig.B-2) avviene per
depressione della cresta iliaca
controlaterale. Si forma una leggera
ROTAZIONE SUL PIANO ORIZZONTALE
• Sul piano orizzontale la rotazione
avviene attorno a un asse
longitudinale.
• L’IR avviene quando la cresta iliaca
controlaterale all’arto in carico ruota
anteriormente sul piano orizzontale
• L’ER, al contrario, con una rotazione
posteriore.
• Se la pelvi ruota su una colonna
toracica relativamente fissa, la
lombare effettuerà una rotazione
controlaterale a quella della pelvi
sicchè il ROM possibile risulta dalla
somma delle rotazioni di ogni singola
v.lombare.
• Le strutture contenitive dell’anca non
si allungano particolarmente, il
principale limite è a livello lomabare.
• Il ROM teorico è di 10-15°