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LA NATURA DEL BELLO

Lectio inaugurale RD 2017-18


Prof. Elio Franzini
Premessa
• Nella società postmoderna, dove vige la
cosiddetta “esteticità diffusa”, sembra essere
scomparso il valore della “bellezza”, che vive
solo attraverso il suo contrario dialettico, il
brutto.
• Ma che cosa significa questo termine, ha
ancora un senso nella filosofia e nella nostra
vita?
Molte parole per un concetto complesso

• Tra greco e latino: Kalón, pulchrum, venustas,


cui si aggiungono anche decorum, symmetria,
prepon, euritmia
• Quali “forme filosofiche” assumono queste
parole, ciascuna delle quali cela in sé una
ricchezza e una tradizione?
• La bellezza – ed è l’insegnamento di Platone
contro la sofistica – non è un attributo retorico
che costruisca illusioni
Platone ed Aristotele
• Il bello ideale è un modello per la varietà delle cose
belle che si disperdono nell’empirico e ne sono
soltanto un’imperfetta traccia (Ippia maggiore,
Simposio) : la bellezza è armonia, simmetria, forma.
• Aristotele nella Retorica parla della bellezza come un
valore che genera piacere e come una forma
oggettiva determinata dall’ordine, dalla misura, dalla
simmetria.
• Attraverso quali percorsi si affermano queste idee
guida?
Primo esempio: la bellezza classica
• Alla fine del I sec. a.C. Vitruvio scrive il De
architectura, che fu ripreso da Leon Battista
Alberti e che a sua volta riprende principi
ciceroniani, determinando i caratteri “classici”
della bellezza: simmetria, armonia, euritmia,
convenienza, distribuzione, proporzione; la
venustas è accordo tra le parti. Le arti devono
realizzare in opere tale “ideale”
La città ideale
Secondo esempio: la bellezza spirituale,
visione dell’invisibile
• Nel III sec. d.C., nelle Enneadi Plotino scrive pagine
importanti sulla bellezza: è l’arte che infonde alla
materia una forma, tale da renderla “bella”. Per cui le
arti non imitano ciò che si vede, ma risalgono ai principi
razionali, sono un mezzo per cogliere la bellezza dell’Uno
• Agostino (354-430) integrerà questa posizione
introducendo una visione cristiana della Bellezza, non
solo definendo la bellezza come “unità nella varietà”, ma
trasfigurando in senso spirituale la bellezza dei corpi
Terzo esempio: la Bellezza cristiana
• Një rrugë komplekse mund të lexohet në
Tommaso d'Aquino (1225-1274): pulchra sunt
quae visa placent. Bukuria nuk i referohet
cështjes përfundimtare, si e mira, por çështjes
formale. Ajo është një imazh që me
përpjestueshmërinë e saj siguron një kënaqësi
për shqisat, të rrënjosur në vetë cilësitë e
objektit (proportio, claritas, integritas)
Giotto, Cappella degli Scrovegni
Quarto esempio: il Settecento, secolo della
bellezza
• Nel secolo in cui nasce la parola “Estetica”
(Baumgarten, 1750), il bello ha infinite
definizioni legate alla dimensione empirica,
all’esperienza dell’arte, al sentimento, al giudizio
• Kant connette il bello al giudizio di gusto e lo
pone in una dimensione trascendentale: va alla
ricerca delle sue condizioni di possibilità nel gioco
che si instaura tra le facoltà superiori dello spirito
Quinto esempio: eternità del classico

• Il modello classico – forma ideale unita alla


sensualità della forma sensibile – viene
canonizzato in molti modi: il più noto lo si
trova nella definizione della bellezza artistica
offerta da Winckelmann nel 1763-64 nella sua
Storia dell’arte nell’antichità: nobile semplicità
e quieta grandezza, simboleggiata dalla
scultura della Grecia classica
Fidia
Gruppo del Laocoonte
Kant come sintesi?
• Come espressione di duplicità, di complessità,
coscienza teorica che la bellezza è connessa a
una molteplicità di giudizi, che non la rendono
solo un piacere disinteressato, bensì un
percorso complesso attraverso il gusto, il genio,
il sublime, il bene, il simbolo.
• La bellezza è uno spazio tempo dove si esercita
la capacità del giudizio, la forza del pensiero
Sesto esempio: i Romantici, Hegel e la morte
dell’arte bella
• E non si può non ricordare come Hegel parli
della “morte dell’arte bella”: la bellezza non è
più sufficiente ad esprimere il senso espressivo
che promana dalle arti e che la natura stessa
esprime
• La bellezza incontra la tragedia, il brutto, il
sublime, il banale
• La bellezza incontra, con Goethe e Schiller, la
grazia, il movimento, la metamorfosi
Friedrich
Ha ancora senso parlare del bello?
• Nel 1853 Karl Rosenkranz scrive un’Estetica
del brutto, pochi anni prima Charles
Baudelaire parla di un bello dove l’eternità è
attraversata dalla contingenza, dal transeunte,
dalla caducità. Schopenhauer e poi Nietzsche
si pongono sulla medesima strada, dove della
bellezza si coglie la transitorietà, la
contraddittorietà delle mode e dei tipi umani
che abitano le metropoli.
L’arte non ha più come fine la bellezza della
forma
• E oggi, allora? Oggi che, per citare Adorno,
“sembra si sia inseriti in un turbine che tutto
inghiotte”?
• Dopo le avanguardie storiche, dopo un’arte che
ha perso “armonia”, esiste ancora un significato
estetico che separi il bello dal brutto?
• Che “giudizio estetico” esprimere di fronte a
certe opere?
Klee
Malevič
Kandinsky
Pollock
Duchamp
La pluralità del bello oggi: due citazioni per
riflettere
• “Ogni bellezza ha in sé, come qualsiasi fenomeno possibile,
qualcosa di eterno e qualcosa di transitorio, di assoluto e di
particolare. La bellezza assoluta ed eterna non esiste, o meglio
non è che un’astrazione distillata dall’intera superficie delle
diverse bellezze” (Baudelaire, Scritti sull’arte)
• “L’eccitazione allo stato bruto è la sovrana tirannica delle anime
recenti, e le opere hanno per funzione attuale quella di
strapparci alla condizione contemplativa, alla beatitudine statica
la cui immagine era un giorno intimamente connessa all’idea
generale del Bello, essendo sempre più penetrate dalle mode
più instabili e più immediate della vita psichica e sensitiva”
(Valéry, Scritti su Leonardo)
Prima conclusione: il valore simbolico del
bello
• Il bello – e lo comprende già Kant – deve farci
“pensare molto”, deve portare dal visibile
all’invisibile, farli dialogare, confrontarli. Il bello non
è il diabolico che separa, ma il simbolo che unisce. Il
bello pone non di fronte al piacere dell’immagine
ma a esperienze di visione che possono essere
comprese risalendo all’intenzionalità simbolica che
è nel senso del loro valore di presenza,
rappresentazione ed espressione.
Seconda conclusione
• Al di là degli eccessi, che conducono al nulla e
di cui spesso le arti sono testimonianza, la
conclusione è che la genesi del bello non
possiede una storia unica ma è un senso
sempre aperto, che si rinnova sempre di
nuovo attraverso sempre nuove forme e
interrogazioni, richiedendo quella che
Florenskij chiamava “policentricità della
rappresentazione”
Moltiplicare i punti di vista: Cézanne
(Montagne Sainte - Victoire)
Equilibrio instabile: Klee
La seconda vista: Marc
Klee e Marc
• Nel bello l’oggetto si dilata al di là del proprio
fenomeno, dal momento che noi conosciamo il
suo interno e sappiamo che la cosa è più di ciò
che la sua apparenza dà a vedere
• La seconda vista è quella vista con cui si può
scorgere il bello: non come idea lontana, ma in
quanto modo per meglio osservare, descrivere,
riprodurre la qualità degli eventi della natura e
della storia
La natura del bello: commozione e
beatitudine, non solo apparenza sensibile
• “Io non cerco salvezza nell’indifferenza; la commossa
meraviglia è la parte migliore dell’umanità e, per quanto il
mondo gli renda difficile il sentire, l’uomo, quando è
commosso, sente profondamente ciò che è infinito”
(Goethe, Faust, Notte classica di Valpurga)
• “Il Signore così diede a me, fratello Francesco, di iniziare a
fare penitenza, poiché, essendo nei peccati, mi sembrava
troppo amaro vedere i lebbrosi. E lo stesso Signore mi
condusse in mezzo a loro e feci misericordia con loro. E
allontanandomi da loro, ciò che mi sembrava amaro mi si
trasformò in dolcezza di animo e di corpo”
Povertà della bellezza
• La bellezza non è soltanto il piacere delle
forme, ma è offerta, disponibilità nei confronti
del mondo. Beatitudine “è quella vita
incorrotta, è il bene ineffabile e
incomprensibile, è inenarrabile bellezza”
(Gregorio di Nissa, 335-385), la capacità di
incontrare i “poveri in spirito”, di saperli
almeno “vedere”.
Interrogali (Agostino, Sermo 241.2)
• “Interroga la bellezza della terra, interroga la bellezza del
mare, interroga la bellezza dell’aria diffusa e rarefatta,
interroga la bellezza del cielo, interroga l’ordine delle
stelle, interroga il sole che col suo fulgore illumina il
giorno, interroga la luna che col suo splendore attenua le
tenebre della notte che lo segue, interroga gli animali che
si muovono nell’’acqua, che dimorano sulla terra, che
svolazzano in cielo; le anime sono nascoste, i corpi visibili;
è visibile ciò che deve essere retto, è invisibile ciò che
regge; interrogali. Ti risponderanno: guardaci, siamo belli.
La loro bellezza è la loro confessione”
Guardali