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Biblioteca digitale

Scuola vaticana di
biblioteconomia
anno accademico 2007-2008

Paul Gabriele Weston


paul.weston@unipv.it
Biblioteca, modello di struttura
ipertestuale
 la biblioteca, modello documentario per sua natura
ipertestuale – «struttura non centralizzata di relazioni
complesse» (J. McGann, La letteratura dopo il World Wide
Web. Il testo letterario nell’era digitale) - ha rappresentato lo
spazio elettivo per sperimentare e applicare la convergenza al
digitale dei processi di elaborazione, memorizzazione,
recupero e distribuzione della conoscenza
 Vannevar Bush (As we may think, «Atlantic Monthly», 176,
1945, 1, pp. 101-108) progetta il Memex
Nelson e il progetto Xanadu
 Theodor Holm Nelson conia il termine “docuverso” (ad
indicare l'universo dei dati leggibili dalla macchina) e,
successivamente, “ipertesto”, sul cui principio logico elabora
un visionario progetto denominato Xanadu
 Xanadu rappresentava nella visione di Nelson l'evoluzione su
grande scala del concetto di ipertesto, una sorta di "ipertesto
planetario", che per mezzo di associazioni logiche, link e una
rete capillare di computer in cui i documenti esistenti venivano
archiviati, avrebbe permesso di reperire qualsiasi tipo di
documento testuale e multimediale (Ted Nelson, Literary
Machines 90.1)
Intergalactic Computer Network
 Joseph Carl Robnet Licklider formula l’idea di una rete globale di
computer, con un’intuizione che anticipa genialmente le successive
elaborazioni teoriche che daranno vita a internet e al world wide
web
 «It seems reasonable to envision, for a time 10 or 15 years hence,
a 'thinking center' that will incorporate the functions of present-day
libraries together with anticipated advances in information storage
and retrieval. The picture readily enlarges itself into a network of
such centers, connected to one another by wide-band
communication lines and to individual users by leased-wire
services. In such a system, the speed of the computers would be
balanced, and the cost of the gigantic memories and the
sophisticated programs would be divided by the number of users»
(J.C.R. Licklider, Man-Computer Symbiosis)
 nel 1965 Licklider pubblica Libraries of the Future, in cui pone le
basi concettuali per il futuro sviluppo del computer e per quella che
trenta anni più tardi sarebbe stata chiamata “biblioteca digitale”
Biblioteca digitale
 il termine “biblioteca digitale” si diffonde tra il 1992 e il ‘93, in
correlazione alla nascita del world wide web, per realizzare «la
convergenza teorica e tecnica tra biblioteche digitali e sistemi
ipertestuali distribuiti» (F. Ciotti, Teoria, progetto e
implementazione di una biblioteca digitale: Testi Italiani in Linea)
 con lo sviluppo delle tecnologie dell’informazione e della
comunicazione, è entrato a far parte del lessico biblioteconomico
in un contesto semantico che lo vede spesso affiancato ai termini
biblioteca “elettronica”, “virtuale”, “multimediale”, “ibrida”. Le
differenti connotazioni semantiche sono sintomo della ridefinizione
del concetto stesso di biblioteca resa inevitabile dai cambiamenti
introdotti dall’avvento dell’elettronica
 la storia della nascita di www fino ai più recenti sviluppi del web
semantico è descritta da Tim Berners-Lee in L’architettura del
nuovo Web
Digital Library Federation
 «Digital libraries are organizations that provide the resources,
including the specialized staff, to select, structure, offer
intellectual access to, interpret, distribute, preserve the
integrity of, and ensure the persistence over time of
collections of digital works so that they are readily and
economically available for use by a defined community or set
of communities» (A working definition of digital library, 1998)
La crisi della biblioteca
 la radicale trasformazione dello statuto ontologico della
biblioteca nel contesto degli scenari digitali
 il suo posizionamento non più esclusivo nell’universo della
mediazione informativa, sempre meno dipendente dalle
biblioteche
 appaiono sulla scena nuovi soggetti concorrenti (sia pubblici
che privati, o frutto di ibridazioni istituzionali o di partnership
tra pubblico e privato), che ridisegnano autorevolmente la
geografia dei saperi e i luoghi dell’accesso alla conoscenza
Le sfide della net economy
 monumentali imprese annunciate e già in parte avviate da
Google, Microsoft e Yahoo! che coinvolgono importanti istituzioni
bibliotecarie
 mettono a confronto due universi informativi assai diversi per
storia e per finalità (quello dell’impresa privata da una parte e
quello delle istituzioni della memoria e dei beni culturali dall’altra)
 intento comune, sia pure da punti vista e da “ideologie” diverse,
«di integrare l’informazione disponibile in rete e l’informazione
disponibile fuori dalla rete»
 una massa critica documentaria, che mentre genera nuovo
capitale culturale, causa vistosi fenomeni di entropia
dell’informazione
 Il fenomeno è stato ricostruito da Gino Roncaglia, I progetti
internazionali di digitalizzazione bibliotecaria: un panorama in
evoluzione
Biblioteche in evoluzione - 1
 non sono cambiate e non stanno tanto cambiando le funzioni
fondamentali della biblioteca quanto la loro portata e soprattutto
lo scenario, il contesto in cui esse si esprimono
 l’universo documentario è espressione della società
dell’informazione e della conoscenza, fondata sulla
contaminazione e ibridazione delle culture e dei linguaggi e sul
principio della interoperabilità tra sistemi e contesti eterogenei
 la «convergenza al digitale» ridefinisce competenze e
professioni, e obbliga a metodologie di lavoro fondate sulla
trasversalità delle pratiche e delle conoscenze
Biblioteche in evoluzione - 2
 sono aumentate le aspettative degli utenti che sono
progressivamente più capaci di interagire con la struttura
ipertestuale del web e di utilizzarne i principali strumenti di
ricerca:
 i motori, minimalisti nelle loro interfacce ma (almeno
apparentemente) efficaci nelle funzionalità di reperimento,
recupero e visualizzazione delle informazioni
 i sistemi a più raffinata logica strutturale e organizzativa, come le
basi di dati, che richiedono, nella formulazione dell’espressione
di ricerca, formalizzazioni logiche del linguaggio naturale e
articolate procedure di information retrieval
Biblioteche in evoluzione - 3
 rimodulazione delle funzioni tradizionali della
biblioteca e all’assunzione di nuove responsabilità
riguardanti
 i processi editoriali di creazione, produzione e diffusione
della conoscenza (soprattutto in ambito accademico)
 i servizi di mediazione informativa (il reference)
 la formazione, sotto forma di alfabetizzazione all’uso degli
strumenti bibliografici e di ricerca
Biblioteche in evoluzione - 4
 “sovraccarico di informazioni” (information overload)
 appiattire la differenza tra “necessario” e “superfluo”

 rendere inversamente proporzionale il rapporto tra quantità di


informazione erogata e qualità di conoscenza fruita
 formazione e trasmissione di abilità e competenze per la ricerca
e la selezione di fonti informative e di risorse di qualità
 strumento per contrastare il digital divide

 creazione di un ecosistema informativo per assicurare


governabilità all’incremento esponenziale delle risorse
documentarie
Biblioteca digitale
 modello logico e astratto
 collezioni di documenti (non solo testuali)
 metadati ad essi relativi
 struttura di servizio organizzata, in cui le collezioni sono al
centro di un coerente sistema di relazioni ontologiche
 ontologia
 modo di organizzare o classificare informazioni
 modello di organizzazione dei dati in grado di suddividere un
dominio della conoscenza in tutte le classi di oggetti che hanno
un ruolo nei suoi processi e strumento di applicazione nei
processi di Knowledge Management
Applicazioni di biblioteca digitale - 1
 progetti non istituzionali a carattere volontario
 Project Gutenberg fondato nel 1971 da Michael Hart, che ad
oggi conta oltre diecimila testi, risultato dell’attività di alcune
centinaia di volontari
 Progetto Manuzio anch’esso a carattere volontario, gestito
dall’associazione culturale Liber Liber.
 iniziative editoriali
 LIZ Letteratura italiana Zanichelli (1993) diretta da Pasquale
Stoppelli: nella sua ultima versione (2001) raccoglie 1000 testi
della letteratura italiana interrogabili attraverso un potente motore
di analisi computazionale
 progetti con finalità didattiche o di ricerca
 Oxford Text Archive (OTA) realizzato dalla Oxford University
Computing Services
 Electronic Text Center (ETC) che ha sede presso l’Università
della Virginia
Applicazioni di biblioteca digitale - 2
 servizi di accesso, secondo procedure di autenticazione da parte
dell’utente, a banche di dati e raccolte di periodici elettronici (e-
journals), sottoscritti per abbonamento da sistemi o consorzi soprattutto
universitari
 scaffali digitali delle librerie virtuali, sul modello di Amazon.com
 Search inside: sfogliare le riproduzioni, in formato immagine, dei preliminari
dei testi (frontespizio, indice, quarta di copertina, ecc.), e cercare singoli
lemmi al loro interno
 Amazon Pages: acquistare (pay per use) in formato digitale singole pagine,
sezioni o capitoli dei libri che sono presenti nei suoi cataloghi
 Amazon upgrade: permettere all’acquirente del libro su carta di acquistare,
con un sovrapprezzo, anche l’accesso permanente alla versione digitale
 iniziative volte alla valorizzazione di collezioni documentarie
 archivi della memoria di singoli, di piccole comunità o minoranze che
grazie a internet cercano di ricostruire e di testimoniare la propria
identità storica e culturale
Architettura dell’informazione - 1
 capacità di gestire le informazioni
 catalogare il sapere
 creare nuove connessioni semantiche tra i
documenti
 aggiungere valore attraverso
 la struttura sindetica del catalogo
 gli indici
 i linguaggi di indicizzazione semantica
 la classificazione
Architettura dell’informazione - 2
 progettazione di
 nuovi contesti digitali
 spazi logici di interazione tra utenti e universo documentario
 nuovi servizi
 accesso intuitivo ai contenuti
 facile recupero
 modelli di creazione della conoscenza fondati sulla
partecipazione collettiva
 network communities
Qualità di una biblioteca digitale
 non per il numero dei documenti
 per la capacità
 di strutturare e di modellizzare i dati
 di renderli accessibili conservando la stratificazione dei
contesti
 di documentare la relazione tra il documento nuovo e
quello d’origine (nel caso di documenti derivati)
 di valorizzare le relazioni semantiche tacite o palesi con gli
altri documenti
Qualità tecnologica
 adozione di infrastrutture
 flessibili: capacità di adattarsi ai cambiamenti
 modulari: numero e disposizione delle parti costitutive può
essere modificato e ricombinato
 incrementali: potenzialità di sviluppo e di espansione nel
tempo
 open source: codici sorgente liberamente accessibili e
modificabili
 modelli di conoscenza
 dinamici
 distribuiti e non centralizzati
 dimensionamento commisurato
 all’identità istituzionale dei progetti
 alla tipologia
 alla quantità e qualità dei servizi che si intendono erogare
Modelli funzionali di riferimento
 diversi, anche in combinazione per favorire
l’integrazione tra
 protocolli
 applicazioni
 servizi
 archiviazione
 gestione
 ricerca
 distribuzione remota di metadati e documenti
Accesso ai contenuti digitali
 portale è lo spazio di interazione tra
 utente
 bibioteca
 funzioni disponibili
 servizi tradizionali (prestito, document delivery)
 servizi innovativi
 alert
 personalizzazione (anche come collaborative filtering)
 data mining
 reference linking
 applicazioni di semantic web (ontologie, mappe topiche
ecc.)
Interfacce innovative
 accessibilità
 presenza o meno di barriere tecnologiche che limitano o
pregiudicano la fruizione dei servizi di rete (Web Accessibility
Initiative www.w3.org/WAI)
 usabilità
 grado in cui un prodotto può essere usato da particolari utenti
per raggiungere certi obiettivi con efficacia, efficienza e
soddisfazione in uno specifico contesto d’uso (ISO 9241-11:1998
Ergonomic requirements for office work with Visual Display
Terminals)
 nuove modalità di browsing
 tecniche di clustering
 effetti grafici
 mappe visuali
La digitalizzazione
 documenti digitali
 primari o nativi (born digital): non hanno un
equivalente analogico
 secondari o digitalizzati (digitized): conversione
da analogico a digitale
 digitalizzazione:
 processo di creazione e produzione di un
surrogato o derivato digitale del documento
analogico fonte (source)
Procedure di acquisizione
 la più comune è quella meccanica con l’uso di scanner,
fotocamere ecc.
 prodotti
 file di immagini
 più economico
 privilegia la resa visuale e l’aderenza all’originale
 file di grandi dimensioni che non consentono di effettuare ricerche ed
estrazioni testuali
 file di testo
 più impegnativo (tempo e costi)
 rinuncia all’equivalenza con l’impaginazione e il layout dell’originale
 file manipolabili con editor di testi
 OCR (Optical Character Recognition)
 trattamento successivo all’acquisizione dell’immagine
 seguito da revisione e correzione degli errori
Formati standard
 ASCII (American Standard Code for
Information Interchange) (ISO 646)
 UNICODE (ISO 10646)
 RTF (Rich Text Format) sviluppato da
Microsoft per lo scambio dei testi a
prescindere dal programma di scrittura
 DOC specifico per programma di scrittura
Microsoft
 linguaggi di marcatura (markup languages)
Formati standard
 per e-books
 OEB (Open E-Book) promosso da Open e-book forum
 LIT promosso da Microsoft
 PDF (Portable Document Format)
 per memorizzazione e compressione di immagini
bitmap
 TIFF (Tagged Image File Format)
 genera file pesanti di ottima qualità (per l’archiviazione)

 JPEG (Joint Photographic Experts Group)


 GIF (Graphics Interchange Format)
 generano file compressi con un degrado della qualità
originaria (per la visualizzazione)
Formati standard
 per file audio
 WAV (o WAVE) di Microsoft e IBM
 AIFF (Audio Interchange File Format) di Apple
 MP3 (MPEG-1/2 Audio Layer 3)
 molto compresso (non adatto per l’archiviazione)

 per video
 QuickTime di Apple utilizzabile anche con Windows
 per scene tridimensionali
 VRML (Virtual Reality Modeling Language)
Acquisizione e archiviazione digitale
 Cornell University Library. Digital Preservation Policy Group
 Digital Library Federation
 banchi di acquisizione e sistemi di illuminazione
 integrità degli originali
 uniformità delle condizioni di trattamento (illuminazione, inquadratura)
 rifilatura (eliminazione delle zone estranee allo specchio della
pagina)
 acquisizione autonoma di ogni singola pagina (anche quelle
bianche)
 produzione di copia master (per l’archiviazione)
 produzione di derivati (media qualità, OCR)
 acquisizione in formato TIFF con compressione LZW (Lempel-
Ziv-Welch) e risoluzione spaziale (DPI o PPI) variabile a seconda
delle finalità del progetto
 file XML con metadati contenuti nelle cartelle delle immagini e su
supporto DVD-R
Rappresentazione in formato testo
 codifica informatica dei testi
 uso di linguaggi formali (markup languages)
 insieme di istruzioni sotto forma di etichette (tags) inserite
accanto ai segmenti di testo a cui si riferiscono
 specifica sintassi regola l’uso, la forma e i rapporti tra le
etichette
 linguaggi di marcatura
 procedurali: controlla l’output (“questo va in grassetto”)
 dichiarativi: controlla l’appartenenza ad una classe di
strutture, forme e caratteristiche testuali (“questo è un
capitolo”)
XML Extensible Markup Language
 preferito a SGML per la maggiore flessibilità
 metalinguaggio
 detta le regole sintattiche mediante le quali
definire il linguaggio di marcatura da applicare a
singole tipologie di testi
 agevola l’interscambio di dati tra applicazioni diverse
 indipendenza dalle piattaforme
 netta separazione dei dati dalla presentazione
 struttura incrementale
I metadati
 Costuiscono il linguaggio della biblioteca digitale, il suo tessuto
connettivo.
 Anche se un uso estensivo del termine li appiattisce sulla
funzione delle tradizionali schede catalografiche, la loro inedita
specificità viene evidenziata dalla varietà delle tipologie
funzionali (descrittivi, strutturali, amministrativo-gestionali, questi
ultimi finalizzati in particolar modo alla gestione dei diritti e alla
conservazione).
 Secondo la definizione NISO: “Metadata is structured information
that describes, explains, locates, or otherwise makes it easier to
retrieve, use, or manage an information resource. Metadata is
often called data about data or information about information”
(NISO, 2004)
Le funzioni dei metadati
 In un contesto in cui l’universo documentario non è riconducibile
a tassonomie predeterminate e l’informazione digitale risulta
fragile, facilmente corruttibile o alterabile, sia nei supporti che nei
contenuti informativi, i metadati assolvono diverse funzioni, a
condizione che siano correttamente applicati dal punto di vista
della completezza, della correttezza sintattica e semantica
(NISO, 2004)
 essi consentono
 l’identificazione univoca
 l’individuazione e la localizzazione di una risorsa
 l’aggregazione e l’organizzazione di risorse con caratteristiche
comuni
 la gestione dei processi di archiviazione e conservazione che
supportano e descrivono
Diversificazione dei metadati
 Esistono diversi schemi di metadati (Caplan, 2003;
Canali, 2006) e diversi profili di applicazione, a
seconda
 delle specifiche tipologie di risorse documentarie
 delle comunità che li adottano
 delle finalità dei progetti di digitalizzazione
 della granularità descrittiva

 IFLA, Digital Libraries: Metadata Resources,


http://www.ifla.org/II/metadata.htm
METS
 The Metadata Encoding and Transmission Standard
(METS), http://www.loc.gov/standards/mets/, è un
contenitore logico che fornisce l’intelaiatura per
codificare metadati (secondo schemi di codifica non
predeterminati) all’interno di una biblioteca digitale
 analoga funzione (prevalentemente gestionale e
finalizzata alla conservazione) svolge lo schema
Metadati amministrativi e gestionali (MAG),
elaborato in seno all’ICCU,
http://www.iccu.sbn.it/genera.jsp?id = 101
Dublin Core
 Dublin Core (DC), http://dublincore.org, nato per la
descrizione di risorse Web anche da parte di non
specialisti (si basa su un set di 15 elementi tutti
opzionali e ripetibili), è divenuto lo schema di
riferimento di molti progetti di digitalizzazione
bibliotecaria anche per la sua integrazione con altri
schemi o con formati bibliografici, di cui sono
definite le equivalenze tra etichette denotate in
modo diverso ma semanticamente affini (mappature
o crosswalks)
MODS
 Metadata Object Description Schema
(MODS) http://www.loc.gov/standards/mods/
è uno schema di metadati descrittivi derivato
da MARC 21, e indicato per la sua flessibilità
a descrivere oggetti digitali nativi, con un
livello di granularità più compatibile (rispetto
ad altri schemi) con gli standard dei formati
bibliografici
EAD
 The Encoded Archival Description (EAD),
http://www.loc.gov/ead/ , è specificamente
rivolto alla codifica dei dati contenuti negli
strumenti di sussidio alla ricerca archivistica,
ma è anche diffuso in altri contesti che
trattano collezioni speciali
VRA
 Visual Resources Association (VRA) Core
Categories, http://www.vraweb.org/vracore3.htm , è
uno schema usato nel contesto delle arti visive per i
cui oggetti o le loro rappresentazioni fornisce un set
di metadati descrittivi
 per le arti visive, è stata elaborata, con funzioni
simili a quelle di METS, una struttura concettuale
altamente formalizzata, Categories for the
Descriptions of Works of Art (CDWA),
http://www.getty.edu/research/conducting_research/
standards/cdwa/
MPEG
 MPEG-7, Multimedia Content Description
Interface, http://www.chiariglione.org/mpeg/ ,
è uno standard per la descrizione codificata
di oggetti digitali audio e video, per i quali lo
stesso gruppo promotore ha creato il modello
strutturale di gestione, MPEG-21, Multimedia
Framework
ONYX
 Onyx (e in particolare Onyx for Books),
http://www.editeur.org/onix.html , è uno
standard nato per la rappresentazione e lo
scambio di informazioni bibliografiche a
livello editoriale (anche a tutela della
proprietà intellettuale), ma per la peculiarità
delle informazioni trasmesse potrebbe essere
utilizzato dalle biblioteche come forma di
precatalogazione
LOM
 Learning Object Metadata (LOM),
http://ltsc.ieee.org/wg12/ , sono metadati
orientati alla descrizione di materiali didattici
che utilizzano piattaforme tecnologiche
Specificità dei metadati
 i fattori che connotano la specificità dei metadati
riguardano il loro inscindibile legame con i documenti, di
cui essi veicolano le informazioni, nonché l’essere
espressi in linguaggi formali che consentono la loro
“indicizzazione da parte di strumenti di ricerca
appositamente predisposti per interpretarli”
 sono anche i fattori che regolano l’interoperabilità logica
e semantica tra risorse digitali pure ontologicamente
diverse, in grado perciò di creare dinamicamente nuove
relazioni, che amplificano di fatto la struttura reticolare
dell’informazione in rete
Elementi per l’interoperabilità
 la varietà dei formati descrittivi e degli schemi di codifica richiede
come requisito per garantire l’interoperabilità una loro costante
“mappatura” (mapping), sotto forma di tabelle che definiscono le
equivalenze semantiche e sintattiche tra gli elementi appartenenti
a due o più formati di metadati anche eterogenei (crosswalks)
 OCLC, All about Crosswalks,
http://www.oclc.org/research/projects/mswitch/1_crosswalks.htm
 essa richiede anche l’adozione di formalismi come quello
espresso dal linguaggio RDF (Resource Description Framework)
che è un modello di rappresentazione in cui le relazioni fra
metadati e risorse vengono esplicitati secondo regole che ne
permettono la condivisione coerente e simultanea fra diverse
applicazioni (per esempio, di differenti comunità scientifiche)
 Resource Description Framework (RDF), http://www.w3.org/RDF/,
realizzato da The World Wide Web Consortium (W3C),
http://www.w3.org/
Archiviazione dei metadati
 i metadati sono importanti in quanto:
 mastice che tiene insieme le informazioni sugli oggetti
digitali, garantendone la qualità e l’accesso
 struttura logica che consente flussi di informazioni e nuove
relazioni
 il processo di memorizzazione dei metadati prevede due
soluzioni distinte (ma non necessariamente alternative):
 la loro integrazione all’interno della risorsa digitale
(garantisce un contestuale e simultaneo aggiornamento sia
dei dati che dei metadati)
 la loro archiviazione in una base di dati separata ma
collegata logicamente a quella documentale (si rendono
più agili e flessibili le operazioni di ricerca e di recupero
delle informazioni)
Modello organizzativo di un progetto di
digitalizzazione
Processo decisionale di un
progetto digitale
 individuazione di obiettivi e finalità
 conseguenze sull’organizzazione che lo promuove
 aspetti gestionali, finanziari, tecnici, che incidono sui criteri di
selezione e di conservazione del materiale e non vanno
lasciati al caso e all’improvvisazione
 modelli cognitivi, come il decision making, consentono
di procedere alla decisione attraverso la disamina di
più alternative possibili
La griglia decisionale
Analisi progettuale
 finalità, strategie, soluzioni tecnologiche sono fortemente
interrelate e richiedono una documentata e coerente
elaborazione e pianificazione, in grado anche di analizzare e
valutare i rischi di insuccesso (incostante erogazione dei
fondi, carenza di personale, deficienze nella cooperazione
ecc.)
 sono richiesti, a seconda delle finalità sostenibili del progetto,
il disegno dell’architettura logica della biblioteca, del sistema
di relazioni che dovrà mettere in comunicazione le sue singole
parti costitutive
Analisi dell’utenza
 una preventiva analisi dell’utenza, la definizione di un target di
riferimento modulerà il linguaggio della biblioteca, aiuterà a
definire i modelli di digitalizzazione e la scelta degli standard più
idonei, nonché i criteri di selezione delle risorse documentarie da
acquisire in formato digitale
 dovranno essere tenuti presenti alcuni indicatori di riferimento,
quali:
 la valorizzazione di un patrimonio culturale
 la frequenza d’uso di documenti rari, soggetti al deterioramento
 lo stato di conservazione
 l’utilità a fini didattici o di ricerca
 il miglioramento del controllo intellettuale
 la sostenibilità dei costi dell’acquisizione e della gestione
 la capacità di manutenzione e conservazione sul lungo periodo
La carta delle collezioni digitali
 la stesura del progetto di digitalizzazione si può
identificare con la stesura della carta delle collezioni
digitali, lo strumento principe di programmazione di
una biblioteca, che definisce:
 l’identità culturale e quella delle sue raccolte
 il bacino d’utenza potenziale e virtuale
 gli strumenti di valutazione e selezione del materiale
 i criteri di acquisizione, di revisione e di scarto (che, in
ambiente digitale, non investe problemi legati soltanto
agli spazi della conservazione quanto semmai
all’accessibilità e usabilità delle raccolte)
 i protocolli di digitalizzazione seguiti e gli standard
prescelti, a partire dai metadati
Organizzazione e competenze
 la biblioteca digitale richiede un’organizzazione che abbia
specifiche competenze e capacità gestionali, anche qualora i
processi di digitalizzazione siano delegati a terzi
 la complessità delle operazioni di acquisizione e pubblicazione
digitale dei documenti, di creazione dei metadati, di archiviazione
e conservazione richiede infatti la chiara individuazione di
competenze e flussi di lavoro
 il modello organizzativo più praticato è quello che prevede un
nucleo interno composto da personale altamente specializzato,
in grado di gestire, delegare e sovrintendere a tutte le attività, la
cui specifica realizzazione (scansione ottica, inserimento
metadati, codifica, sviluppo di database ecc.) viene affidata in
outsourcing a società e service o a singoli con specifiche
competenze
Fasi di un progetto – 1
Fasi di un progetto – 2
Fasi di un progetto – 3
Le risorse finanziarie
 la valutazione delle risorse finanziarie necessarie deve
tener conto di una serie di indicatori che consentano di
quantificare i costi per il progetto, la sua realizzazione e
la gestione nel tempo:
 personale (staff interno, collaborazioni esterne, consulenze)
 struttura (locali, attrezzatura hardware e software,
manutenzione, backup ecc.)
 digitalizzazione (prelievo, preparazione, scansione, metadati,
controllo di qualità, eventuali diritti per la riproduzione)
 archiviazione e conservazione (procedure e memorie di
massa)
 sistemi di distribuzione
La gestione dei diritti
 la natura dei documenti digitali sembra contraddire i principi di
autorialità e di originalità dell’opera (e soprattutto i postulati che ne
predicano la validità giuridica: identità, autenticità e integrità) che
sono alla base del diritto d’autore e della normativa sul copyright
 l’equilibrio fra diffusione della conoscenza e tutela della proprietà
intellettuale è stato infatti messo in crisi dai processi di
digitalizzazione dei contenuti, che consentono la riproduzione da
un originale di copie identiche tra di loro
 le tecnologie digitali hanno ampliato il bacino dei potenziali fruitori
di tali diritti (fornitori di servizi, di connettività, implementatori
software ecc.), come pure le tipologie documentarie e le modalità
di fruizione e di utilizzo a cui essi potrebbero essere applicati
 le normative nazionali e internazionali rivelano la difficoltà a
regolamentare la contraddizione (culturale e storica) tra l’esercizio
del diritto territoriale e della sovranità degli Stati e lo statuto di
deterritorialità proprio dei documenti distribuiti nella rete
 Commissione interministeriale sui contenuti digitali nell’era di
Internet (2005)
Il diritto d’autore
 il diritto d’autore esercitato sulle opere dell’ingegno o
dell’arte di carattere creativo, tutela sia i diritti morali
(di durata illimitata e che riguardano la paternità e
l’integrità dell’opera) sia i diritti economici
(inalienabili e validi durante la vita dell’autore e 70
anni dopo la sua morte)
 la necessità di esercitare un controllo sulla
distribuzione dei contenuti ha spinto le figure titolari
dei diritti connessi alle opere all’individuazione di
“misure tecnologiche” in grado di inibire o limitare
l’uso illegittimo e non autorizzato dei contenuti
protetti
Digital Rights Management
 il sistema di gestione dei diritti digitali, denominato DRM (Digital
Rights Management), regolamenta l’accesso ai contenuti e la loro
modalità di utilizzo e di pagamento secondo differenti modelli di
fruizione:
 pay per download, pagamento per ogni download di file
 pay per use, pagamento per ogni utilizzo, soprattutto di banche di
dati
 pay per view o pay per page, pagamento limitato a determinate
sezioni di un’opera, come per esempio il capitolo di un libro o
l’articolo di un periodico
 sottoscrizione, pagamento per una licenza d’uso per un periodo di
tempo definito
 noleggio e prestito a pagamento, contenuto utilizzato a
pagamento per un determinato periodo di tempo
 preview, modalità di visualizzazione di documento a bassa
risoluzione e marcato con filigrane digitali (watermarks) per
valutarne l’eventuale acquisto ecc.)
Creative commons
 un efficiente sistema di DRM deve rispondere ai principi della neutralità
tecnologica, dell’accessibilità estesa agli utenti diversamente abili, della
flessibilità nei modelli di fruizione, dell’interoperabilità, della trasparenza
delle procedure e della tutela della privacy
 soprattutto esso deve garantire il diritto alla lettura come diritto
inalienabile anche nel contesto digitale, onde evitare il paradosso di una
conoscenza sempre più accessibile ma meno fruibile
 a tutela di coloro che invece decidano la libera circolazione delle loro
opere sia pure a determinate condizioni l’organizzazione “Creative
Commons”, fondata da Lawrence Lessig, ha spostato il concetto di
proprietà intellettuale da diritto individuale a diritto dell’industria culturale
(Lessig, 2004), prevedendo quattro modalità di utilizzo di un’opera:
 attribution (obbligo di citazione della fonte)
 non commercial (consenso all’uso purché non a fini commerciali)
 no derivative works (autorizzazione per l’uso di contenuti derivati
dall’originale)
 share like (condivisione di contenuti alle condizioni prima elencate)
Approfondimenti
 CANALI D., Standard per la biblioteca digitale. Nuovi linguaggi di
codifica per l’informazione bibliografica, Editrice Bibliografica, Milano
2006
 CAPLAN P., Metadata Fundamentals for All Librarians, ALA, Chicago
2003
 CHAN L. M., ZENG M. L., Metadata Interoperability and
Standardization. A Study of Methodology, Part I, Achieving
Interoperability at the Schema Level, “D-Lib Magazine”, 12 (6), 2006
http://www.dlib.org/dlib/june06/chan/06chan.html ; Part II, Achieving
Interoperability at the Record and Repository Levels, “D-Lib Magazine”,
12(6), 2006 http://www.dlib.org/dlib/june06/zeng/06zeng.html
 COMMISSIONE INTERMINISTERIALE SUI CONTENUTI DIGITALI
NELL’ERA DI INTERNET, I contenuti digitali nell’era di Internet,
Rapporto a cura della Commissione interministeriale sui contenuti
digitali nell’era di Internet (febbraio 2005),
http://www.mininnovazione.it/ita/normativa/pubblicazioni/cdei/cdei_full.p
df
Approfondimenti
 CORNELL UNIVERSITY LIBRARY. DIGITAL PRESERVATION
POLICY WORKING GROUP, Report of the Digital Preservation Policy
Working Group on Establishing a Central Depository for Preserving
Digital Image Collections, A. R. Kenney and O. Y. Rieger co-chairs,
Vers. 1.0, Cornell University Library 2001,
http://www.library.cornell.edu/preservation/IMLS/image_deposit_guideli
nes.pdf
 GAMBARI S., Biblioteca digitale, in GUERRINI M. et al. (a cura di),
Biblioteconomia. Guida classificata, Editrice Bibliografica, Milano 2007
 INDICARE (The Informed Dialogue about Consumer Acceptability of
DRM Solutions in Europe), http://www.indicare.org
 LUNATI G., BERGAMIN G. (a cura di), Manuale virtuale per la
progettazione digitale, Regione Toscana, Firenze 2004,
http://www.ifnet.it/lunati/toscana/manuale/0-indice.html
 NISO FRAMEWORK ADVISORY GROUP, A Framework of Guidance
for Building Good Digital Collections, 2nd ed., NISO Press, Bethesda
2004, http://www.niso.org/framework/framework2.html
Approfondimenti
 RLG-NARA TASK FORCE ON DIGITAL REPOSITORY
CERTIFICATION, An Audit Checklist for the Certification of Trusted
Digital Repositories, Draft for Public Comment (August 2005), RLG,
Mountain View, http://www.rlg.org/en/pdfs/rlgnara-
repositorieschecklist.pdf
 RLG/OCLC WORKING GROUP ON DIGITAL ARCHIVE ATTRIBUTES,
Trusted Digital Repositories: Attributes and Responsibilities, An RLG-
OCLC Report, RLG, Mountain View 2002,
www.rlg.org/en/pdfs/repositories.pdf
 SALARELLI A., TAMMARO A. M., La biblioteca digitale, nuova ed.,
Editrice Bibliografica, Milano 2006
 WESTON P. G., Gli strumenti della cooperazione in rete. Dal catalogo
elettronico ai sistemi della ricerca interdisciplinare, ClioPress, Napoli
2003