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UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI BARI

FACOLTA’ DI MEDICINA E CHIRURGIA

CORSO DI LAUREA IN INFERMIERISTICA


-SEDE DI LECCE-

Primo anno Primo semestre A.A. 2012-2013

INSEGNAMENTO MODULO

INFERMIERISTICA GENERALE E CLINICA


CORSO INTEGRATO DI:
BASI DELL’ASSISTENZA INFERMIERISTICA C.F.U. 2

DOCENTE: DOTT. BIAGIO RISO


PROGRAMMA DI INSEGNAMENTO
FINALITA’della disciplina:
introdurre lo studente nella dimensione propria dell’infermieristica ed
avviarlo allo sviluppo di competenze di base in ambito ospedaliero e
territoriale.
OBIETTIVI formativi:
identificare le attività professionali e le interazioni con le altre
professionalità;
descrivere principi e caratteristiche metodologiche del nursing;
descrivere alcune delle principali procedure di assistenza infermieristica
utilizzate in ambito ospedaliero e territoriale.

PREREQUISITI:
conoscenze dell’anatomia e fisiologia del corpo umano

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a cura di : dott. Biagio Riso
PROGRAMMA DI INSEGNAMENTO
CONTENUTI della disciplina:

1° UNITA’ DIDATTICA: concetti di base dell’infermieristica


2° UNITA’ DIDATTICA: la specificità dell’infermieristica
3° UNITA’ DIDATTICA: il processo di assistenza infermieristica (processo di
nursing)
4° UNITA’ DIDATTICA: modalità di trasmissione dei dati, documentazione e
rapporti, continuità delle cure
5° UNITA’ DIDATTICA: le componenti essenziali di base dell’accertamento
clinico- infermieristico
6° UNITA’ DIDATTICA: le componenti essenziali di base degli interventi
infermieristici

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a cura di : dott. Biagio Riso
1° UNITÀ DIDATTICA

Salute, malattia e assistenza


infermieristica
Salute e malattia
Tutela e promozione della salute
Curare e prendersi cura
Approccio olistico e personalizzazione
dell’assistenza
a cura di : dott. Biagio Riso
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1° UNITÀ DIDATTICA: SALUTE E ASSISTENZA INFERMIERISTICA

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a cura di : dott. Biagio Riso
1° UNITÀ DIDATTICA
SALUTE E ASSISTENZA INFERMIERISTICA

LA SALUTE
e
LA MALATTIA

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a cura di : dott. Biagio Riso
1° UNITÀ DIDATTICA: SALUTE E ASSISTENZA
INFERMIERISTICA

La salute etimologicamente

In latino, salus (da salvus = salvo) significa


“fortuna, benessere, prosperità”, ma anche “vita”,
e poi “salvezza, sicurezza”.
Oggi spesso si fa riferimento alla salvezza, all’idea
di assenza o superamento di una malattia,
malattia ma si fa
altrettanto spesso riferimento anche al benessere,
allo ”star bene”.

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a cura di : dott. Biagio Riso
1° UNITÀ DIDATTICA: SALUTE E ASSISTENZA
INFERMIERISTICA

COSA SIGNIFICA “STAR BENE”

“Come stai?”…Quante volte hai rivolto questa domanda e quante volte l’hanno
posta a Te?
E può avere funzione di richiesta di informazioni….modo per “rompere il
ghiaccio”… rituale…
La risposta è spesso sbrigativa, veloce, di superficie…
Ed, in genere, tiene conto del ridotto livello di interesse dell’interlocutore.
Ma quanto poi chiedi a Te stesso “Come sto?”
Quanto ascolti i segnali provenire da dentro di Te?
E puoi stare in un equilibrio precario di benessere,
spesso privo di energia, in apprensione costante, affannato, affaticato,
in preda a mille pensieri, rimuginazioni, ruminazioni…,non centrato;
“…Non lasciare che si arrugginisca il ferro che c’è in te….”
(Madre Teresa di Calcutta)

a cura di : dott. Biagio Riso

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1° UNITÀ DIDATTICA: SALUTE E ASSISTENZA
INFERMIERISTICA

COSA SIGNIFICA “STAR BENE”

 Per alcuni significa “sentirsi a proprio agio in famiglia e con gli amici”
 Oppure “avere un lavoro”
 O “sentirsi in pace con se stessi”
 Per altri “non conoscere malattie più serie del raffreddore, di un’influenza”
 Per altri ancora “fare molto sport” ecc.

La salute è un concetto molto diverso per ciascuno di noi.

La salute oltre ad essere intrinsecamente soggettiva è fortemente legata a


elementi culturali e valoriali, è qualcosa che può essere definita sia in senso
positivo che negativo, ma anche qualcosa che riguarda più dimensioni
dell’esperienza umana: la vita di relazione, come la vita spirituale e quella sociale,
l’assenza di malattie.

Fin da subito è chiaro la multidimensionalità e al contempo la relatività del


concetto di salute.

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1° UNITÀ DIDATTICA
SALUTE E ASSISTENZA INFERMIERISTICA
La salute e la malattia

La salute è un bene prezioso, su questo non ci


sono dubbi e tutti sono concordi. Su ciò che si
intende con questo termine c'è minore chiarezza
ed è necessario dare un peso e una misura
attuali e olistici a questo vocabolo tanto
importante.

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a cura di : dott. Biagio Riso
1° UNITÀ DIDATTICA: SALUTE E MALATTIA
LA SALUTE NELLA SOCIETA’ ITALIANA
Obbligo dello Stato a promuovere ogni
Art. 32 della Costituzione italiana opportuna iniziativa e ad adottare precisi
comportamenti finalizzati alla migliore
tutela possibile della salute
“La Repubblica tutela la SALUTE come
Servizio Sanitario Nazionale
fondamentale diritto dell’individuo e L. 833/78
interesse della collettività, e garantisce
cure gratuite agli indigenti. diritto soggettivo alla tutela
Nessuno può essere obbligato a un della propria salute intesa non
determinato trattamento sanitario se non solo come bene personale, ma
per disposizioni di legge. La legge non può anche come bene dell’intera
collettività che ha bisogno
in nessun caso violare i limiti imposti dal della salute di tutti i suoi
rispetto della persona umana” componenti per meglio
(concezione etica della salute) crescere ed affermare i propri
valori.

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a cura di : dott. Biagio Riso
1° UNITÀ DIDATTICA
SALUTE E ASSISTENZA INFERMIERISTICA
La salute e la malattia
Due modi principali di intendere il termine
Il primo è riduttivo e considera in salute qualsiasi
individuo che non abbia patologie conclamate,
che non sia febbricitante o accusi dolori molesti
o limitanti o manifeste riduzioni o alterazioni di
funzioni vitali. Rispetto alla salute psichica essa è
considerata alterata solo in presenza di
manifestazioni violente, oppure socialmente o
moralmente inaccettabili o disturbanti

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a cura di : dott. Biagio Riso
1° UNITÀ DIDATTICA
SALUTE E ASSISTENZA INFERMIERISTICA
La salute e la malattia
Il secondo modo, più moderno e attuale e in
constante processo di ridefinizione, è quello stabilito
dalla Organizzazione Mondiale della Sanità e
concepisce la salute come "una condizione di
completo benessere fisico, psichico e sociale", quindi
molto di più di una semplice assenza di patologie;
In equilibrio dinamico e in divenire di tutte le energie
e potenzialità dell'essere umano, e l'ambiente
circostante, cioè i nostri simili ma anche il mondo
animale, vegetale e minerale”.

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a cura di : dott. Biagio Riso
1° UNITÀ DIDATTICA: SALUTE E MALATTIA

LA SALUTE e LA MALATTIA NEL MONDO

LA SALUTE e LA MALATTIA
secondo
l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS/WHO)
consiste in:

“la salute è uno stato


di completo benessere fisico, psichico
e sociale e non si riduce alla sola assenza di malattia”
“la malattia è uno stato di disadattamento fisico, psichico e
sociale, caratterizzato dalla insufficienza o dalla
mancanza di salute”
(anno 1946)

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a cura di : dott. Biagio Riso
1° UNITÀ DIDATTICA: SALUTE E MALATTIA

LA SALUTE

secondo
La Conferenza internazionale sull’assistenza sanitaria
primaria di Alma Ata

“è un diritto umano fondamentale………


fondamentale
Un risultato la cui realizzazione richiede il contributo di molti settori,
economici e sociali, oltre a quello sanitario ”
sponsorizzata congiuntamente da OMS e UNICEF (1978)

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a cura di : dott. Biagio Riso
1° UNITÀ DIDATTICA: SALUTE E MALATTIA

LA SALUTE

alla
Conferenza Internazionale di Ottawa sulla promozione della
salute

venne definita

“misura della capacità di un individuo o di un


gruppo di realizzare le proprie aspirazioni e di
soddisfare i propri bisogni e di adattarsi
all’ambiente”

(anno 1986)

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a cura di : dott. Biagio Riso
1° UNITÀ DIDATTICA: SALUTE E MALATTIA

Discussione ed evoluzione del concetto di salute

E’ da sottolineare che la definizione dell’OMS è stata la prima a dare


una valenza positiva alla salute.

La definizione di salute dell’OMS, negli ultimi decenni, è stata discussa


sul piano scientifico per la sua staticità, e superata da altre concezioni
più dinamiche.
Per esempio, dall’idea che la salute è una condizione di equilibrio attivo
tra l’uomo e il suo ambiente naturale, famigliare e sociale.
La salute infatti dipende anche da diversità genetiche, psicologiche e
comportamentali, ma non da meno da fattori sociali e culturali come
l’istruzione, il lavoro, l’abitazione, la nutrizione.
Il ministro svedese della sanità, Ingrid Thalen, ha riferito nel 1991 che nel suo paese, dove
la popolazione è fra le più sane e meglio assistite del mondo, la vita degli operai delle industrie
manifatturiere è lunga, in media, dieci anni di meno di quella di coloro che svolgono lavori più salubri,
autonomi e soddisfacenti, e che hanno un livello più alto di istruzione.

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a cura di : dott. Biagio Riso
1° UNITÀ DIDATTICA: SALUTE E MALATTIA

LA SALUTE

Alessandro Seppilli (Trieste 1902- Perugia 1995), noto


igienista italiano (professore ordinario dell’Università di
Perugia), è stato tra i protagonisti della pianificazione e
realizzazione del Servizio Sanitario Nazionale, pioniere
dell’educazione sanitaria in Italia (nel 1954) e a livello
internazionale, collaborando con L’OMS. Lasciò un
messaggio forte sulla necessità di una rivoluzione culturale
rispetto alla prevenzione e alla gestione della Sanità
Pubblica.

Egli identifica e definisce la salute come:

''una condizione d'armonico equilibrio funzionale,


fisico e psichico dell'individuo, dinamicamente
integrato nel suo ambiente sociale.”
(anno 1980).

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a cura di : dott. Biagio Riso
1° UNITÀ DIDATTICA: SALUTE E MALATTIA

DA UN MODELLO DI SALUTE STATICO A UN MODELLO DINAMICO

SOCIALITA’
SOCIALITA

AMBIENTE
PSICHE
Socia
e h
Psic

lità

SALUTE

corpo EQUILIBRIO
CORPO

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a cura di : dott. Biagio Riso
O.M.S.
1° UNITÀ DIDATTICA: SALUTE E MALATTIA

I DETERMINANTI DELLA SALUTE

Alcune scelte effettuate sia dalla comunità nel suo complesso che dal singolo
individuo giocano un ruolo determinante sullo stato di salute.

I determinanti della salute sono la lettura in positivo dei fattori di rischio o


determinanti della malattia, sui quali la sanità pubblica gioca un ruolo
conoscitivo e propositivo. I principali sono:

POPOLAZIONE (natalità, mortalità, speranza di vita, affollamento, ecc.)


NUTRIZIONE (disponibilità alimentari, sovralimentazione, acqua potabile,
caratteristiche igieniche e organolettiche degli alimenti, ecc.)
CONDIZIONI AMBIENTALI (esposizione alla luce delle abitazioni, smaltimento
rifiuti, approvvigionamento idrico, fognature, prosciugamento delle paludi,
immissione di sostanze chimiche nell’ambiente interno ed esterno, condizioni
climatiche, ecc. )
STILI DI VITA (residenza in città o campagna, consumo di alcol, di sigarette,
eccessi calorici, ridotta attività fisica, entità dei contatti sociali, ecc.)

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1° UNITÀ DIDATTICA: SALUTE E MALATTIA

La malattia e la salute non possono più essere pensate solo


come dati puramente della medicina.
Sono invece il risultato di un sistema di rapporti
sociali e interpersonali tra chi chiede aiuto per una malattia
fisica o psichica e chi deve curare questa malattia, tra chi ha
la responsabilità dell’ambiente e chi usufruisce
dell’ambiente stesso.
Questo cambiamento di mentalità non è affatto scontato: la
sua accettazione sarà possibile solo attraverso una
profonda revisione culturale.
Per raggiungere questo obiettivo sono necessari da un lato
un adeguamento della preparazione professionale degli
operatori e, dall’altro, una discussione all’interno della
società per poter influire e cambiare stili di vita e
comportamenti sociali cronici come:

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a cura di : dott. Biagio Riso
1° unità didattica: salute e malattia
AMBIENTE E SALUTE

Aria: inquinamento atmosferico urbano (traffico, riscaldamento


domestico, produzione industriale, ambienti chiusi, luoghi di
lavoro, mezzi di trasporto).
Acqua: inquinamento dell’acqua potabile (scarsità in alcune aree,
uso di falde e bacini superficiali, impianti di depurazione).
Rumore: inquinamento acustico (traffico stradale, scarsa
educazione e stile di guida degli automobilisti).
Rifiuti: raccolta, trasporto, recupero e smaltimento (raccolta
differenziata, sporcizia delle strade, discariche, inceneritori).
Comunità: invecchiamento della popolazione (allungamento
medio della vita, riduzione della natalità, modifica della famiglia,
città e abitazioni non specifiche per gli anziani, necessità di
assistenza).

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a cura di : dott. Biagio Riso
1° UNITÀ DIDATTICA: SALUTE E MALATTIA

STORIA

DEI CONCETTI DI SALUTE E MALATTIA

Il tentativo di fornire una definizione esaustiva dei


concetti di salute e di malattia risale il corso dei
secoli e la storia dell’uomo e può essere
rintracciato nell’opera di filosofi, scienziati,
letterati, artisti, prima ancora che di medici e
infermieri.

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a cura di : dott. Biagio Riso
1° UNITÀ DIDATTICA: SALUTE E MALATTIA
STORIA DEI CONCETTI DI SALUTE E MALATTIA

Le prime elaborazioni teoriche riguardano il concetto di malattia.

Pensiero arcaico: entità esterna (concetto ontologico) di natura demoniaca,


magica e divina (concetto sacrale). Il malato per propria colpa o per un
disegno imperscrutabile, viene colpito e punito dagli dei e per essere guarito
deve rivolgersi ad una figura sacerdotale (tuttora largamente rappresentata in
determinati strati della nostra società: fenomeno della paramedicina).

Pensiero presocratico: processo interno dell’organismo, una dinamica del


vivere, più che un’entità sostanziale. Secondo Ippocrate di Kos, la malattia
(discrasia) è una perdita dell’armonia naturale (eucrasia), garantita dal
mantenimento dell’equilibrio degli umori fondamentali dell’organismo:
sangue, flemma, bile gialla, bile nera e dell’equilibrio con l’ambiente: aria,
acqua, clima (concezione olistica). Distinzione tra normale e patologico
(epistemologia delle scienze sanitarie): la malattia non è un’entità separata
dalla persona, ma una sua manifestazione.

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a cura di : dott. Biagio Riso
1° UNITÀ DIDATTICA: SALUTE E MALATTIA
STORIA DEI CONCETTI DI SALUTE E MALATTIA

Pensiero cristiano: scardina il legame diretto tra malattia e punizione


divina. Dà energia alla naturale propensione all’assistenza ai malati con
l’imperativo etico della carità verso il prossimo. L’essere umano era visto
nel suo insieme, e non veniva fatta una distinzione tra una superiore cura
dell’anima e una inferiore cura del corpo.

Medioevo: apice del pensiero cristiano, la cura e l’assistenza vengono


erogate dal clero nei conventi e monasteri a malati, poveri e bisognosi,
chiamati indistintamente pauperes infirmi. Dalla carità cristiana
all’ospitalità disinteressata (Hospitale), sulla base delle parole di Gesù: “Ero
malato, e ti sei preso cura di me”(Matteo 25:36), Cure e assistenza
indifferenziate. La malattia viene accettata così e la salute viene
recuperata , quando è possibile, seguendo le forze che la natura mette a
disposizione direttamente o tramite chi cura.

Umanesimo: con lo sviluppo delle scienze naturali, della chimica e della


fisica, i concetti di salute e malattia cambiano. L’applicazione del metodo
scientifico elaborato da G. Galilei e da Cartesio a tali concetti li sottrae dai
confini filosofici e religiosi.

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a cura di : dott. Biagio Riso
1° UNITÀ DIDATTICA: SALUTE E MALATTIA

STORIA DEI CONCETTI DI SALUTE E MALATTIA

Seicento e settecento: lo studio sistematico dei fenomeni naturali, compreso


l’uomo, influenzano l’opera dei cosiddetti “medici clinici” che propongono le
prime classificazioni delle malattie, sulla base delle osservazioni di segni e
sintomi (semeiotica) condotte al letto del malato (Klinè=letto). Con l’avvento
delle analisi autoptiche (G.B. Morgagni) si afferma una nuova concezione della
malattia: anatomica e meccanicistica, basata sull’osservazione delle alterazioni
macroscopiche a carico di organi e apparati.

Ottocento: alcuni studi contribuiscono a diffondere una concezione della


malattia dapprima istologica e poi cellulare.
Con l’opera dei primi microbiologi (Pasteur e Koch) si conoscono i
germi come agenti esterni che penetrano e provocano la malattia. Compresi i
meccanismi dell’infezione e del contagio, le malattie vengono classificate sulla
base della loro causa (concezione eziologica).

Novecento: vengono formulati nuovi modelli interpretativi della malattia:


concezioni molecolari e genetiche.

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a cura di : dott. Biagio Riso
1° UNITÀ DIDATTICA: SALUTE E MALATTIA

STORIA DEI CONCETTI DI SALUTE E MALATTIA

L’accelerazione del progresso scientifico e il peso crescente


della tecnica ha prodotto effetti enormi nella cura e
nell’assistenza alla persona, rappresentando uno dei
principali fattori del cosiddetto rischio riduzionistico, che
implica l’abbandono di una visione olistica, rintracciabile
per molto tempo nella cultura classica e cristiana, a favore
di un approccio specialistico ai problemi sanitari che
privilegia la centralità della malattia rispetto alla persona
malata, che viene indagata e trattata considerando porzioni
sempre più piccole e della sola sfera corporea: dapprima
organi, poi tessuti, le cellule, le molecole, i geni, ecc.
(riduzionismo biologico)

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a cura di : dott. Biagio Riso
1° UNITÀ DIDATTICA: SALUTE E MALATTIA

I PARADIGMI CONTEMPORANEI DI “SALUTE” E “MALATTIA”


presenti nella società e negli operatori sanitari:

Il modello biomedico: fa coincidere la salute con lo stato fisiologico del corpo


(normalità) e la malattia con una sua alterazione (patologia/ disease ). Salute =
assenza di malattia. La malattia non la persona è il principale oggetto di studio.

Il modello olistico: concepisce la salute e la malattia come stati individuali di


natura soggettiva. La salute è centrata sul benessere fisico e psichico, la malattia è
una condizione di sofferenza fisica e psichica (illness). La centralità del malato è la
base del processo di cura e di assistenza, superando così la dualità corpo-mente, e
questo porta ad agire con interventi relazionali ed educativi, prima ancora che
tecnici.

Il modello armonico: collega più direttamente la salute alla relazione con


l’ambiente, sia naturale che sociale, e non ad un fatto individuale e soggettivo
soltanto, dal momento che i principali rischi di ammalarsi sono connessi ai
comportamenti, stili di vita, condizionamenti ambientali e socioeconomici, tanto
quanto ai fattori genetici, congeniti e biologici. La salute è un equilibrio sia
all’interno del corpo che nell’interazione con l’ambiente esterno, la malattia è
un’alterazione di questo equilibrio (sickness).

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a cura di : dott. Biagio Riso
1° UNITÀ DIDATTICA: SALUTE E MALATTIA

Paradigmi della salute e Sistemi Sanitari

I vari paradigmi concettuali di salute e malattia in realtà sono in


dinamica contaminazione tra loro e questo spiega anche l’articolazione
e la complessità raggiunta dalle diverse tipologie organizzative dei
successivi Sistemi Sanitari Nazionali, che a partire dalla metà del 1900 si
occupano non solo di cura ospedaliera, ma anche di prevenzione e di
riabilitazione attraverso una rete capillare di servizi territoriali e di
numerose professionalità, nonostante l’opzione biomedica
predominante.

Questo ha comportato anche la sostituzione della tradizionale


concezione del malato-paziente inteso come soggetto passivo delle cure
e dell’assistenza con quella di utente o cliente o cittadino, cioè soggetto
attivo, portatore di diritti, a cominciare dall’essere protagonista della
propria cura e assistenza (self-care).

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a cura di : dott. Biagio Riso
1° UNITÀ DIDATTICA: SALUTE E MALATTIA

Dimensioni attuali dell’azione


sanitaria

PREVENIRE, CURARE, PALLIARE,


RIABILITARE

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a cura di : dott. Biagio Riso
1° UNITÀ DIDATTICA: SALUTE E MALATTIA

La prevenzione:
è un insieme di interventi che si propongono di “agire anticipatamente” sui problemi
sanitari. Si articola in:

 1° livello (primaria): attività dirette a promuovere condizioni favorenti la


salute e a rimuovere i fattori di rischio attraverso l’educazione alla salute. L’obiettivo è
quello di ridurre la frequenza delle malattie di una popolazione e quindi di migliorare la
qualità di vita di un gruppo di persone. E’ rivolta a persone sane (promozione della
salute).

 2°livello (secondaria): è un insieme di attività finalizzate a individuare


situazioni di malattia nella loro fase incipiente avvalendosi delle procedure di diagnosi
precoce (screening) attraverso l’educazione sanitaria. Lo scopo è di fermare o rallentare la
progressione delle malattie. E’ rivolta a gruppi o intere popolazioni (prevenzione delle
malattie).

 3° livello (terziaria): è un insieme di interventi che hanno lo scopo di


minimizzare le complicanze e gli effetti più gravi della malattia manifesta, come l’inabilità
e la conservazione delle residue funzioni dell’individuo, attraverso l’educazione sanitaria
e/o di riabilitazione. E’ rivolta a persone malate (prevenzione delle complicanze).

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a cura di : dott. Biagio Riso
1° UNITÀ DIDATTICA: SALUTE E MALATTIA

La cura:
cura

È un insieme di procedimenti terapeutici per il trattamento


delle malattie, che si avvale di mezzi farmacologici, fisici,
climatici, dietetici, chirurgici o altri, adatti a rimuovere o a
migliorare uno stato patologico.

Il termine cura/kura è di etimologia incerta, secondo i


moderni probabilmente deriva dalla radice Ku, Kau, Kav =
osservare, guardare. Il latino cav-ère = stare in guardia. Il
termine latino cura e quello greco therapeia hanno
etimologicamente la stesso significato fondamentale,
quello di sollecitudine, premura, servizio, culto.

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a cura di : dott. Biagio Riso
1° UNITÀ DIDATTICA: SALUTE E MALATTIA

La palliazione

E’ un insieme di rimedi che alleviano i sintomi della malattia


senza intervenire sulla causa e quindi senza portare a guarigione
(terapia sintomatica o palliativa). L’obiettivo principale delle
cure palliative è la qualità di vita del malato raggiunta attraverso
il mantenimento per il maggior tempo possibile dell’autonomia
della persona (modello olistico).

Deriva dal latino palliāre = coprire col pallio, nascondere. Da păllium =


velo, pallio.

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a cura di : dott. Biagio Riso
1° UNITÀ DIDATTICA: SALUTE E MALATTIA

La riabilitazione

È un insieme di attività dirette a rendere di nuovo abile qualcuno, cioè a


recuperare l’autonomia funzionale, sia fisica, sia psichica che sociale da
parte di coloro che abbiano subito gli effetti di una malattia o di un evento
traumatico (disabilità). E’ necessaria fare un'analisi delle competenze
residue e delle competenze che sono state danneggiate individuando gli
esercizi, le attività, gli schemi intellettuali da curare affinché il soggetto
riassuma quelle funzioni.

Termine composto da ri-restitutivo e abilitare (rendere abile). Il significato di ripristinare,


ridare efficienza, ricostruire è recente (secondo dopoguerra) e si deve all’inglese
rehabilitate e rehabilitation.

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a cura di : dott. Biagio Riso
1° UNITÀ DIDATTICA: SALUTE E MALATTIA

SALUTE/MALATTIA e QUALITA’ DI VITA


Lo straordinario sviluppo scientifico e tecnologico dello scorso secolo ha
migliorato la capacità diagnostica e di trattamento. (Alcune malattie infettive sono state
addirittura debellate, ma altre ne sono comparse e alcune sono poco note e difficili da curare AIDS
(Acquired Immune Deficiency Syndrome ), SARS (Severe Acute Respiratory Syndrome ). Altro problema
emergente negli ultimi decenni sono le malattie cronico-degenerative, anche perché connesse agli
odierni problemi ecologici e di stile di vita (malattie cardiocircolatorie, tumori, malattie respiratorie,
diabete mellito, malattie del sistema nervoso, i disturbi mentali). Non da meno è il problema
dell’invecchiamento e dei suoi effetti sulle malattie e sulla funzionalità (speranza di vita libera dalla
disabilità).

La più ampia disponibilità diagnostica e terapeutica è sempre però più invasiva o


comunque impegnativa, difficile talora da sopportare in quanto esige un’elevata
compliance.

La maggiore varietà terapeutica e la maggiore consapevolezza del cittadino-


utente pongono come centrali il concetto di qualità di vita, cioè la tutela del
benessere in ordine all’impatto della malattia e dei trattamenti sul suo equilibrio
fisico, psichico e sociale.

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a cura di : dott. Biagio Riso
1° UNITÀ DIDATTICA: SALUTE E MALATTIA

QUALITA’ DI VITA

La qualità di vita è definita dall’OMS come:

“percezione soggettiva che un individuo ha della


propria posizione nella vita, nel contesto di una
cultura e di un insieme di valori nei quali egli vive,
anche in relazione ai propri obiettivi, aspettative,
preoccupazioni”

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a cura di : dott. Biagio Riso
1° UNITÀ DIDATTICA: SALUTE E MALATTIA

QUALITA’ DI VITA
Nel perseguire la QdV non ci si pone tanto la guarigione o la cura,
ma la tutela del benessere bio-pscico-sociale, valutando l’impatto
della malattia anche dal punto di vista del significato dell’impatto
stesso che la persona gli attribuisce nel contesto della sua vita
quotidiana (coping).

Mentre la medicina tradizionale si occupa della “cattiva salute”, la


valutazione della QdV considera la salute “positiva”, più in quanto
risorsa potenziale per la vita quotidiana che come obiettivo fine a se
stesso.

Nel considerare la persona con disabilità,


disabilità l’attenzione non è più solo
alla menomazione e alla patologia, ma anche alle risorse della
persona e all’ambiente che la circonda.

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a cura di : dott. Biagio Riso
1° UNITÀ DIDATTICA: SALUTE E MALATTIA

QUALITA’ DI VITA e concetti di


MALATTIA, MENOMAZIONE, DISABILITA’ e SVANTAGGIO

L’associazione delle informazioni relative a malattia, menomazione,


disabilità ed handicap forniscono un
quadro più ampio e significativo della salute nell’uomo.

A seguito di un evento morboso, malattia o incidente, si può subire una


menomazione che può portare, successivamente, alla disabilità e quindi
all’handicap, cioè a quello svantaggio sociale che un disabile ha
interagendo con l’ambiente.

Si evidenzia quindi che partendo da un danno biologico o anatomico,


inevitabilmente si ha un coinvolgimento anche delle altre dimensioni della
salute

Per questi malati assume significato non tanto la guarigione, che talvolta
non può verificarsi, ma il recupero della salute possibile e la promozione
della migliore qualità di vita.

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a cura di : dott. Biagio Riso
1° UNITÀ DIDATTICA: SALUTE E MALATTIA

QUALITA’ DI VITA
e concetti di

MALATTIA, MENOMAZIONE, DISABILITA’ e HANDICAP

L’OMS perseguendo la promozione di una “salute positiva”, intesa come


miglior benessere e migliore qualità di vita dei singoli e della comunità, ha
elaborato alcuni concetti che permettono di aggiornare le classificazioni
internazionali del linguaggio sanitario (sia l’ICD-International Statistical
Classification of Diseases and Related Health Problems: elenco delle diagnosi
mediche, che l’ICIDH: Classificazione Internazionale delle Menomazioni,
Disabilità e Svantaggi Esistenziali. Quest’ultimo nel 2001 è stato rivisto e
pubblicato come la “Classificazione internazionale del funzionamento, della
disabilità e della salute”= ICF.

Tale prospettiva ha ridefinito i termini di:


Menomazione
Disabilità
Handicap

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a cura di : dott. Biagio Riso
SEQUENZA DI CONCETTI
Malattia ICIDH 1980
o
Disturbo MODELLO ORGANICISTICO

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a cura di : dott. Biagio Riso
Interazione di Concetti
ICF 2001
MODELLO MULTIDIMENSIONALE
Condizioni di salute
(disturbo/malattia)

Funzioni e strutture Attività Partecipazione


corporee (Limitazio- (Restrizione)
(Menomazione) ne)

Fattori Fattori
Ambientali Personali
a cura di : dott. Biagio Riso
Interazione di Concetti
ICF 2001

L’ICF correlando la condizione di salute con l’ambiente


promuove un metodo di misurazione della salute, delle
capacità e delle difficoltà nella realizzazione di attività
che permette di individuare gli ostacoli da rimuovere o
gli interventi da effettuare perché l’individuo possa
raggiungere il massimo della propria auto-realizzazione.

In sostanza l'ICIDH valutava i fattori di disabilità iniziando dalla


menomazione, mentre l'ICF valuta le abilità residue dell'individuo
(tale ottica è evidente sin dal nome dello standard, ovvero
"classificazione internazionale delle funzionalità"), sostituendo al
concetto di "grado di disabilità" quello di "soglia funzionale".

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a cura di : dott. Biagio Riso
COMPONENTI DELL’ ICF
Funzioni Attività
& & Fattori
Strutture Partecipa- Ambientali
Corporee zione

Funzioni Capacity Barriere

Strutture Performance Facilitatori

43
a cura di : dott. Biagio Riso
1° UNITÀ DIDATTICA: SALUTE E MALATTIA

passaggio da un
approccio individuale
ad uno socio-
relazionale nello
studio della disabilità

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a cura di : dott. Biagio Riso
1° UNITÀ DIDATTICA: SALUTE E MALATTIA

Concetti di MENOMAZIONE, ATTIVITA’ e PARTECIPAZIONE


la disabilità è principalmente un problema creato dalla società, la disabilità, quindi,
non è un caratteristica dell’individuo ma il risultato di una complessa interazione di
condizioni, molte delle quali create dall’ambiente sociale
attività
partecipazione
menomazione (disabilità)
(handicap)

Livello coinvolto:
Livello coinvolto: Livello coinvolto:
interazione
organi e/o apparati individuo
persona-ambiente

Qualsiasi perdita o Qualsiasi svantaggio


Qualsiasi limitazione
anormalità a carico che limiti o
nello svolgimento di
di una struttura impedisca il
un’attività secondo i
anatomica o di una raggiungimento di
parametri
funzione biologica o una condizione
considerati normali
psicologica sociale normale

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a cura di : dott. Biagio Riso
1° UNITÀ DIDATTICA: SALUTE E MALATTIA

DISABILITA’,
QUALITA’ DI VITA e INVECCHIAMENTO

Le prospettive di sopravvivenza della popolazione italiana non


sono mai state così favorevoli come negli anni recenti. Ciò,
tuttavia, non implica una visione altrettanto positiva dello stato
di salute della popolazione. L’invecchiamento e l’affermarsi
progressivo di malattie cronico-degenerative rendono sempre
più attuale una valutazione non solo quantitativa (tasso di
mortalità), ma anche qualitativa della sopravvivenza.

La speranza di vita libera da disabilità, cioè in condizioni


accettabili di salute, può essere un indicatore più corretto e
idoneo per valutare lo stato di salute della popolazione anziana.

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a cura di : dott. Biagio Riso
1° UNITÀ DIDATTICA: SALUTE E MALATTIA

DISABILITA’,
QUALITA’ DI VITA e INVECCHIAMENTO

Secondo gli esperti, il paziente geriatrico non ha bisogno di cure


specifiche. Il geriatra dovrebbe avere la capacità di andare oltre la
malattia, per entrare a diretto contatto con il paziente e cercare di
intervenire su tutto ciò che è possibile correggere: dalle malattie al suo
stato funzionale, all'ambiente in cui vive, per far sì che possa superare
un problema acuto emergente e rimanere nel miglior grado di
autonomia funzionale possibile. È chiaro, dunque, che la pura
valutazione medica, da sola, non è più sufficiente. L'anziano si può
trovare in condizioni di disabilità non solo a causa di una malattia ma
per molti altri fattori, quali la morte del coniuge, la solitudine, la
difficoltà di movimento.

L’obiettivo principale della geriatria attuale è la “funzione”, vale a dire


l’attenzione alle attività quotidiane, insegnando al malato a convivere il
meglio possibile con la propria malattia.

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a cura di : dott. Biagio Riso
1° UNITÀ DIDATTICA: SALUTE E MALATTIA

DISABILITA’,
QUALITA’ DI VITA e INVECCHIAMENTO

L’invecchiamento della popolazione è caratterizzato dall’aumento


prevalente degli ultraottantenni (oldest old). In questo gruppo di
soggetti è estremamente frequente la cosiddetta sindrome clinica da
fragilità. Essa esprime una condizione di estrema instabilità
omeostatica che mette l’anziano a rischio di gravi complicanze, perdita
dell’autosufficienza, istituzionalizzazione e morte anche per eventi di
per sé di modesta entità. Nei confronti dell’anziano fragile la medicina
geriatrica propone una originale metodologia di valutazione, la
cosiddetta valutazione multidimensionale (VMD), ed un modello di
assistenza continuativa (AC) che si sono dimostrati in grado non solo di
ridurre il numero di ricoveri in ospedale ed in istituzioni residenziali,
con conseguente riduzione dei costi sanitari, ma anche di migliorare la
qualità della vita del paziente.

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a cura di : dott. Biagio Riso
1° UNITÀ DIDATTICA: SALUTE E MALATTIA

L’ANZIANO FRAGILE

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a cura di : dott. Biagio Riso
1° UNITÀ DIDATTICA: SALUTE E MALATTIA

L’ANZIANO FRAGILE: DOMINI DELLA FRAGILITÀ

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a cura di : dott. Biagio Riso
1° UNITÀ DIDATTICA: SALUTE E MALATTIA

DISABILITA’,
QUALITA’ DI VITA e INVECCHIAMENTO
I fattori che determinano la “fragilità” nell’anziano sono molteplici. Ciascuno da
solo non è in grado di determinare il tracollo, ma spesso sono sufficienti due o
più fattori per far emergere una situazione di fragilità:

Età: un’età di 75 anni e oltre è considerata cut-off per la determinazione della


fragilità.
Livello economico: stabilisce la possibilità o meno di sottoporsi a delle cure.
Solitudine: potrà essere relativa se esistono parenti vicini, assoluta se sono
lontani.
Ospedalizzazione
Eventi sentinella: la frequenza di cadute e l’insorgenza di incontinenza.
Disabilità cognitiva o demenza
Depressione
Poli-patologie

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a cura di : dott. Biagio Riso
1° UNITÀ DIDATTICA: SALUTE E MALATTIA

DISABILITA’,
QUALITA’ DI VITA e ASSISTENZA INFERMIERISTICA

La QdV è un concetto di estremo interesse per la


professione infermieristica. Alcune infermiere
nordamericane, già negli anni ’50 avevano definito il proprio
campo di attività:

“La natura specifica del nursing è un’attività rivolta


non tanto alla malattia, quanto alle sue
conseguenze sulla persona e, dunque, sulla qualità
della sua vita.”

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a cura di : dott. Biagio Riso
1° UNITÀ DIDATTICA: SALUTE E MALATTIA

DISABILITA’,
QUALITA’ DI VITA e INVECCHIAMENTO
MODELLO INCENTRATO SUI
MODELLO INCENTRATO SULLA
BISOGNI DI SALUTE E PERCORSI
SPECIALITA’ CLINICA
CLINICO-ASSISTENZIALI ANCHE
ED IL RICOVERO OSPEDALIERO
AL DI FUORI DELL’OSPEDALE

INTERVENTI PARCELLIZZATI E APPROCCIO INTEGRATO E


DISARTICOLATI COORDINATO SULLA PERSONA

ESITI INCERTI MIGLIORAMENTO DEGLI ESITI


COSTI ELEVATI ABBATTIMENTO DEI COSTI

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a cura di : dott. Biagio Riso
1° UNITÀ DIDATTICA: SALUTE E MALATTIA

DAL CURARE AL PRENDERSI CURA

La malattia è un fenomeno della vita che può essere considerata sia


nella sua forma soggettiva (Illness = sentirsi male), difficile da misurare,
sia nella sua forma oggettiva (disease = l’aver male), come lesione
dell’organismo, misurabile mediante parametri biofisici o biochimici.
CONTESTO DEL CURARE CONTESTO DEL PRENDERSI CURA
(Politico-Clinico) (Socio-assistenziale)

PRESA IN CARICO
STANDARDIZZAZIONE DELL’UTENTE/PAZIENTE
DI EVENTI E IN TUTTE LE SUE
FENOMENI DIMENSIONI

PREVALENZA DELLA PREVALENZA DELLA


DESEASE ILLNESS

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a cura di : dott. Biagio Riso
1° UNITÀ DIDATTICA: SALUTE E MALATTIA

DAL CURARE AL PRENDERSI CURA

Il modello sanitario tradizionale, che si propone di valutare


la malattia sulla base di indici oggettivi di rendimento
funzionale e di adeguatezza alla norma, tende
coerentemente a ridurre l’azione sanitaria alla cura
finalizzata alla guarigione (TO CURE).

Diversamente, il tentativo di recuperare la dimensione


soggettiva della malattia e di considerare il malato nella
sua globalità costituisce il fondamento di un approccio
assistenziale che non si propone semplicemente di curare
la malattia, ma piuttosto di prendersi cura del malato (TO
CARE).

55
a cura di : dott. Biagio Riso
1° UNITÀ DIDATTICA: SALUTE E MALATTIA

DAL CURARE AL PRENDERSI CURA

TO CURE TO CARE (CARING)


Concezione Meccanicistica Concezione Etica

Percorsi Percorsi diagnostico-


diagnostico- terapeutici-Assistenziali-
terapeutici Riabilitativi -Educativi –
Relazionali-Promozionali

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a cura di : dott. Biagio Riso
1° UNITÀ DIDATTICA: SALUTE E MALATTIA

CARING - etica del “prendersi cura”=


PRINCIPIO ESSENZIALE DELL’ASSISTENZA INERMIERISTICA

Il Caring nell’assistenza infermieristica è diretto in


modo specifico alla protezione della salute, del
benessere della persona e della dignità della stessa
(Shiber, Larson, 1991; Valentie, 1991)

Dunque, il concetto di “prendersi cura” assume un significato


congruente all’etimo stesso del termine ASSISTENZA, che deriva dal
latino AD-SISTERE (stare), “stare accanto/ farsi carico” degli assistiti, in
senso soprattutto materiale, non solo spirituale.

57
a cura di : dott. Biagio Riso
1° UNITÀ DIDATTICA: SALUTE E MALATTIA

CARING - etica del “prendersi cura”=


PRINCIPIO ESSENZIALE DELL’ASSISTENZA INERMIERISTICA

In uno studio sull’esperienza del Caring sono state


identificate quattro tipologie di coinvolgimento:

ESSERCI PER IL PAZIENTE

RISPETTARE IL PAZIENTE

SENTIRSI CON E PER IL PAZIENTE

STRETTA VICINANZA CON IL PAZIENTE


(Forrest, 1989)

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a cura di : dott. Biagio Riso
1° UNITÀ DIDATTICA: SALUTE E MALATTIA

CARING - etica del “prendersi cura”=


PRINCIPIO ESSENZIALE DELL’ASSISTENZA INERMIERISTICA

I riferimenti del codice Deontologico :

“L’Infermiere orienta la sua azione al bene dell’assistito di


cui attiva le risorse sostenendolo nel raggiungimento della
maggiore autonomia possibile, in particolare quando vi sia
disabilità, svantaggio, fragilità”(art. 7)

“L’Infermiere si attiva per prevenire e contrastare il


dolore e alleviare la sofferenza”… (art.34)

“L’Infermiere presta attenzione qualunque sia la


condizione clinica e fino al termine della vita dell’assistito,
”… (art.35)

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a cura di : dott. Biagio Riso
1° UNITÀ DIDATTICA: SALUTE E MALATTIA

LA PERSONA
SANA O MALATA

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a cura di : dott. Biagio Riso
1° UNITÀ DIDATTICA: SALUTE E MALATTIA

PERSONA

Etimologicamente deriva dal latino persōna, che


deriva dall’etrusco phersu = maschera.

Essere umano in quanto oggetto di considerazione


o di determinazione nell’ambito delle funzioni e
dei rapporti della vita sociale.

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a cura di : dott. Biagio Riso
1° UNITÀ DIDATTICA: SALUTE E MALATTIA

PERSONA

“La persona umana non esiste soltanto come


essere fisico: c’è in lui un’esistenza più nobile e più
ricca.
Egli è in un certo senso, UN TUTTO, e non
soltanto una parte; è un universo a se stesso, un
microcosmo, in cui il grande universo può essere
racchiuso mediante la conoscenza”.

Jacques Maritain, 1963

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a cura di : dott. Biagio Riso
1° UNITÀ DIDATTICA: SALUTE E MALATTIA

PERSONA

Ogni persona è considerata un INDIVIDUO.


Il termine individuo designa ogni uomo in quanto
SINGOLO ESSERE DIFFERENZIATO dagli altri.
Individuo etimologicamente significa “INDIVISO,
INDIVISIBILE”, sottolinea che l’uomo è un’unità e non
può essere artificiosamente scisso nel suo interno.
Ogni persona è quindi un essere UNICO E COMPLESSO,
formato da più componenti: biologiche, psicologiche,
sociologiche, che nella profondità del suo essere egli è
piuttosto un tutto che una parte.

63
a cura di : dott. Biagio Riso
1° UNITÀ DIDATTICA: SALUTE E MALATTIA

PERSONA

L’Uomo è UNO e sempre nei suoi comportamenti gli


aspetti somatici, affettivi e cognitivi sono correlati.

Le funzioni psichiche: affettività (emozioni, sentimenti), vita


cognitiva (percezione, memoria, intelligenza), come pure le
funzioni fisiche: organi ed apparati, nonché le funzioni
sociali: contesti ambientali vengono distinte per necessità
di studio, ma esse sono strettamente e inscindibilmente
correlate alla vita quotidiana di ognuno di noi.

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a cura di : dott. Biagio Riso
1° UNITÀ DIDATTICA: SALUTE E MALATTIA

PERSONA

Vi sono alcune teorie di riferimento che permettono di


comprendere l’unicità dell’uomo:

La teoria olistica

La teoria dei sistemi

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a cura di : dott. Biagio Riso
1° UNITÀ DIDATTICA: SALUTE E MALATTIA

LA TEORIA OLISTICA

I termini “olistico” ed “olisticamente” derivano dal greco e


significano INTERO.

L’OLISMO è fondamentalmente una teoria in base alla quale


l’universo, e in particolare tutto ciò che vive, è visto in
termini di INTERI che interagiscono e che sono più della
somma delle loro singole parti.

Secondo questa teoria se studiamo una parte di una


persona, dobbiamo considerare come questa parte sia in
correlazione con tutte le altre parti della persona stessa .

66
a cura di : dott. Biagio Riso
1° UNITÀ DIDATTICA: SALUTE E MALATTIA

MODELLO DELLE COMPONENTI DELLA PERSONA OLISTICA

 FISIOLOGICA

UOMO-PERSONA

 SOCIOLOGICA  PSICOLOGICA

AMBIENTE

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a cura di : dott. Biagio Riso
1° UNITÀ DIDATTICA: SALUTE E MALATTIA

LA TEORIA DEI SISTEMI

Definizione di SISTEMA:
connessione di elementi in un tutto organico e funzionalmente
unitario.
La teoria dei sistemi cerca di studiare qualsiasi entità come un
aggregato di elementi che nel loro insieme non costituiscono soltanto
un insieme casuale.
Affinchè un qualsiasi oggetto acquisti le caratteristiche di
sistema è necessario che ciascun componente sia ordinato all’interno
del sistema secondo una logica ben definita con gli altri elementi, anzi
soltanto attraverso uno scambio di energia tra le singole parti, il
sistema raggiunge i suoi obiettivi.

ABBEY, nel 1978, definisce sistema «un’unità organizzata, con un


gruppo di componenti che reagiscono tra loro». Il sistema agisce come
un intero. Il cattivo funzionamento di una delle parti provoca, più che
la perdita di una singola funzione, un disturbo a tutto il sistema”.

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a cura di : dott. Biagio Riso
1° UNITÀ DIDATTICA: SALUTE E MALATTIA

LA TEORIA DEI SISTEMI

L’esigenza di un’unitarietà del sapere ha portato gli studiosi a ricercare


e definire modelli teorici nuovi al fine di trovare uno
SCHEMA DI RIFERIMENTO UNITARIO
nel quale collocare le diverse discipline scientifiche.

L’obiettivo principale della teoria dei sistemi è quello di “sviluppare una


struttura di teoria generale tale da porre uno specialista nelle
condizioni di poter cogliere da altri specialisti comunicazioni
importanti”.

Il biologo LUDWING von BERTALANFFY ha elaborato per primo la teoria


generale dei sistemi e ha ideato la possibilità di applicazione. Egli
riteneva che quando si indaga intorno alla fenomenologia biologica
diventa necessario ricorrere a leggi compositive più complesse di quelle
puramente additive, cioè ricomporre ciò che è stato anatomizzato.

69
a cura di : dott. Biagio Riso
1° UNITÀ DIDATTICA: SALUTE E MALATTIA

LA TEORIA DEI SISTEMI


Quando si analizzano strutture complesse (SISTEMI) legate fra loro da
funzioni altrettanto complesse, è necessario scomporre l’oggetto di analisi
in unità e funzioni più semplici (SOTTOSISTEMI). Il sottosistema ha le stesse
caratteristiche del sistema, ma allo stesso tempo è considerato come una
delle parti del sistema maggiore.

La vita di ogni sistema sarebbe caratterizzata da due processi integrati di interazione


continua: da una parte il processo di differenziazione, che permetterebbe la
manifestazione e lo sviluppo dell’autonomia del sistema (aspetto egologico), dall’altro
il processo di integrazione, visto come partecipazione del sistema alla vita degli insiemi
che lo includono (aspetto ecologico). Lo sviluppo dell’autonomia di ogni singola parte
favorirebbe anche quello dell’insieme (Koestler (1979).

Es. Cellula/Organismo - Famiglia/Società - Uomo/Gruppo

70
a cura di : dott. Biagio Riso
1° UNITÀ DIDATTICA: SALUTE E MALATTIA

LA TEORIA DEI SISTEMI

Ogni sistema è composto dalla permanenza delle relazioni


delle parti che compongono il tutto.
Fondamentalmente ci sono due tipi di sistema: APERTI e
CHIUSI.
Un sistema in cui gli stadi di equilibrio sono fissati in modo
rigido dalle condizioni iniziali viene definito SISTEMA
CHIUSO (struttura atomica di un cristallo o la struttura di un
ponte).
Un sistema in cui è mantenuto uno scambio continuo con
l’ambiente esterno è un SISTEMA APERTO (cellula biologica,
pianta, animale, essere viventi).

71
a cura di : dott. Biagio Riso
1° UNITÀ DIDATTICA: SALUTE E MALATTIA

L’uomo e LA TEORIA DEI SISTEMI

L’uomo ha in sé molti sistemi e sottosistemi


in relazione tra loro in un modo integrato che
diventano un solo SISTEMA GLOBALE.
L’uomo scambia continuamente energia con i
sistemi interni ed esterni ad esso
(sistema aperto).

72
a cura di : dott. Biagio Riso
1° UNITÀ DIDATTICA: SALUTE E MALATTIA

Ogni sistema persona ha:

strutture biologiche (età, sesso, razza, ritmi biologici,


genetica, crescita, riproduzione, motilità, respirazione,
regolazione della temperatura, digestione,
eliminazione...)
strutture psicologiche (atteggiamenti, immagine del
corpo, comunicazione, meccanismi di difesa, stati
d’animo, percezioni, concetto di sé, conoscenza, memoria ,
processo del pensiero…)
strutture sociologiche (cultura, famiglia, linguaggio, stile
di vita, relazioni con gli altri, ruoli, scolarità, livello
economico, condizione abitativa…)
strutture spirituali (credenze, filosofia di vita, religione,
valori…)

73
a cura di : dott. Biagio Riso
1° UNITÀ DIDATTICA: SALUTE E MALATTIA

MODELLO DELLE COMPONENTI DELLA PERSONA


SISTEMICA

AMBIENTE

AMBIENTE
 FISIOLOGICA AMBIENTE

UOMO-PERSONA

 SOCIOLOGICA  PSICOLOGICA

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1° UNITÀ DIDATTICA: SALUTE E MALATTIA

I BISOGNI DELL’UOMO

Ogni individuo, con le sue strutture biologiche, mentali ed emotive, è in


continuo rapporto con l’ambiente e da ciò emergono

BISOGNI

che chiedono di essere soddisfatti


per garantire la salute e il benessere.

75
a cura di : dott. Biagio Riso
1° UNITÀ DIDATTICA: SALUTE E MALATTIA

IL CONCETTO DI BISOGNO
Il termine “BISOGNO” è un termine generico, complesso e di difficile
concettualizzazione.

La definizione comune è: mancanza di qualcosa che sia indispensabile o anche


solo opportuno o che si senta il desiderio, si riferisce a cose materiali,
spirituali, morali, affettive.

In realtà all’interno dei vari ambiti disciplinari ha definizioni e significati diversi.

In ambito BIOFISIOLOGICO è definito come la mancanza di determinati elementi


dell’ambiente interno (es. sostanze nutritive) per cui è proprio l’alterazione
dell’omeostasi (stabilità delle funzioni vitali fondamentali) che innesca la
cascata di reazioni biologiche il cui scopo è la ricerca di un nuovo equilibrio.

In ambito PSICOLOGICO il termine è legato al concetto più ampio di motivazione


(tensione che mette in moto l’organismo), come spinta che induce il
comportamento umano in direzione di uno scopo per eliminare la tensione e
recuperare uno stato di rilassamento.

76
a cura di : dott. Biagio Riso
1° UNITÀ DIDATTICA: SALUTE E MALATTIA

I BISOGNI DELLE PERSONE

Sono stati fatti molti tentativi per distinguere e classificare i bisogni in base alla
funzione, al tipo di processo, alla fondamentalità:

La distinzione tra BISOGNI BIOLOGICI (di cibo, aria, riposo, movimento, ecc.), che
se non vengono soddisfatti producono la morte, e BISOGNI SOCIO-PSICOLOGICI
(di affetto, di comunicazione, di relazione, di stima, ecc.), che se non soddisfatti
producono frustrazione.

La distinzione tra BISOGNI PRIMITIVI (genetici o innati) e BISOGNI SECONDARI


(appresi).

Tra le numerose classificazioni dei bisogni umani una delle più note è quella dei
BISOGNI FONDAMENTALI, cioè presenti in tutte le persone, di Abraham Maslow,
psicologo statunitense (1954).

Tali distinzioni non possono essere assolute perché l’individuo è un organismo


biopsichico e i bisogni comunque interagiscono tra loro e quello che è
importante è comprendere tali interazioni.

77
a cura di : dott. Biagio Riso
1° UNITÀ DIDATTICA: SALUTE E MALATTIA

I BISOGNI FONDAMENTALI DELLE PERSONE


secondo A. Maslow

Tra il 1943 e il 1954 lo psicologo statunitense Abraham Maslow concepì il


concetto di "Hierarchy of Needs" (gerarchia dei bisogni o necessità) e la
divulgò nel libro Motivation and Personality del 1954.

Secondo Maslow l’uomo presenta dal concepimento alla morte costantemente


alcuni bisogni, considerati per questo FONDAMENTALI.

Il soddisfacimento dei bisogni fondamentali ha una GERARCHIA e quindi ha


suddiviso i bisogni a seconda delle PRIORITA’ del loro soddisfacimento.

Maslow afferma che bisogna che siano, almeno in parte, soddisfatti i bisogni
appartenenti alle categorie situate più in basso prima di trovare le motivazioni per
realizzare quelli appartenenti alle categorie superiori.

I bisogni umani sono organizzati in una gerarchia di prepotenza relativa. I nostri


bisogni non sono ciechi, sono modificati dalla cultura, dalla realtà e dalla possibilità,
ne segue che la conoscenza ha un ruolo importante nel loro sviluppo.

78
a cura di : dott. Biagio Riso
1° UNITÀ DIDATTICA: SALUTE E MALATTIA

La gerarchia dei BISOGNI FONDAMENTALI DELLE PERSONE


secondo A. Maslow
 BISOGNI DI AUTOREALIZZAZIONE
 Realizzare le proprie aspettative, occupare una posizione soddisfacente nel gruppo
sociale, ecc.

 BISOGNI DI STIMA
 Stimare se stessi, essere stimati, avere prestigio, ecc.
 BISOGNI DI AFFETTO E DI APPARTENENZA
 Avere relazioni, affetti, intimità, appartenenza, ecc.

 BISOGNI DI SICUREZZA
 Protezione da pericoli, malattie, violenze, ecc.

 BISOGNI FISIOLOGICI
 Fame, sete, riposo, movimento, desiderio sessuale, ecc.

79
a cura di : dott. Biagio Riso
1° UNITÀ DIDATTICA: SALUTE E MALATTIA

La gerarchia dei
BISOGNI FONDAMENTALI DELLE PERSONE
secondo A. Maslow
In questa scala, conosciuta come “La piramide
di Maslow”, al livello della base, ci sono tutti i
bisogni fisiologici, essenziali per la nostra
sopravvivenza fisica nell'ambiente. Prima di
soddisfare i bisogni più alti nella scala,
l'individuo tende a soddisfare quelli più bassi,
ovvero quelli più importanti per la sua
sopravvivenza. Per quello che riguarda i bisogni
più alti degli individui essi tendono a variare
molto nel tempo. Un successo tende spesso a
essere dimenticato e, il vecchio obiettivo, tende
a essere sostituito da uno più grande e
ambizioso. Mentre i bisogni fondamentali per la
sopravvivenza una volta soddisfatti tendono a
non ripresentarsi, almeno per un periodo di
tempo, i bisogni sociali e relazionali tendono a
innescare nuove e più ambiziose mete da
raggiungere.

80
a cura di : dott. Biagio Riso
1° UNITÀ DIDATTICA: SALUTE E MALATTIA

La gerarchia dei BISOGNI FONDAMENTALI DELLE PERSONE


secondo A. Maslow

I primi bisogni fondamentali sono quelli fisiologici come


l’aria, l’acqua, il cibo, il sonno. Quando essi non vengono
soddisfatti l’individuo prova malessere, ciò lo spinge a
cercare di soddisfarli in modo da raggiungere l’omeostasi.
Una volta soddisfatti i bisogni biologici, egli potrà pensare a
soddisfare altri tipi di bisogni.

Ad esempio, i bisogni relativi alla sicurezza che consistono


nella possibilità per l’individuo di trovare una certa stabilità
e dei punti fermi in un mondo caotico. Si tratta di bisogni di
natura psicologica. In generale, agli individui serve la
sicurezza di una casa, di un lavoro e di una famiglia.

81
a cura di : dott. Biagio Riso
1° UNITÀ DIDATTICA: SALUTE E MALATTIA

La gerarchia dei BISOGNI FONDAMENTALI DELLE PERSONE


secondo A. Maslow

I bisogni di amore e appartenenza riflettono il bisogno che gli individui


hanno di appartenere a gruppi sociali (famiglia, amici, professione,
comunità) in modo da poter essere apprezzati ed amati dagli altri. Come
gli attori hanno bisogno di ricevere applausi, così gli individui hanno
bisogno che ci sia bisogno di loro.

Nel caso del bisogno di auto-stima, due tipi di bisogni si possono


considerare legati alla stima. Il primo è il bisogno dell’autostima che
deriva dall’essere esperti o capaci nello svolgimento di un determinato
compito; il secondo è quello del riconoscimento che si riceve da altri
individui.

Il bisogno di auto-realizzazione rappresenta il desiderio di ‘divenire fino


in fondo quello che si è’, ovvero sviluppare al massimo ciò che si è
capaci di diventare. Tuttavia, solo le persone che hanno soddisfatto tutti
gli altri bisogni sono nella condizione di portare all’estremo le proprie
potenzialità.

82
a cura di : dott. Biagio Riso
1° UNITÀ DIDATTICA: SALUTE, MALATTIA E ASSISTENZA INFERMIERISTICA

BISOGNI dell’uomo e
ASSISTENZA INFERMIERISTICA

Le varie azioni assistenziali infermieristiche sono


mirate a soddisfare i bisogni fondamentali della
persona allo scopo:

di aumentare l’AUTONOMIA DELL’ASSISTITO


al massimo grado possibile anche quando questi si
dovesse trovare in condizioni di disabilita’,
svantaggio, fragilita’ o
di accompagnarlo ad una MORTE SERENA.

83
a cura di : dott. Biagio Riso
1° UNITÀ DIDATTICA: SALUTE, MALATTIA E ASSISTENZA INFERMIERISTICA

BISOGNI dell’uomo e
ASSISTENZA INFERMIERISTICA

L’uomo è al centro dell’assistenza infermieristica.

L’infermiere partecipa a perseguire il benessere della


persona, l’aiuta ad esprimere i propri bisogni, i propri valori
e a potenziare le proprie risorse fisiche, affettive e sociali
anche quando le terapie non dovessero bastare o non
fossero più efficaci.

L’assistenza infermieristica è rivolta a persone di tutte le


età, famiglie, gruppi o comunità, malati o sani in ogni
contesto di vita.

84
a cura di : dott. Biagio Riso
85
a cura di : dott.ssa Alida Favro
2° UNITÀ DIDATTICA

SPECIFICITA’
DELL’INFERMIERISTICA
LA PROFESSIONALIZZAZIONE INFERMIERISTICA
IL PROFILO PROFESSIONALE DELL’INFERMIERE
IL CODICE DEONTOLOGICO DELL’INFERMIERE
LE DIMENSIONI DELL’ASSISTENZA INFERMIERISTICA

86
a cura di : dott. Biagio Riso
2° UNITÀ DIDATTICA: SPECIFICITÀ DELL’INFERMIERISTICA

87
a cura di : dott. Biagio Riso
2° UNITÀ DIDATTICA: SPECIFICITÀ DELL’INFERMIERISTICA

“Funzione specifica dell’infermiere è quella di assistere


l’individuo, sano o malato, per aiutarlo a compiere tutti
quegli atti tendenti al mantenimento della salute o alla
guarigione o a prepararlo a una morte serena, atti che
l’individuo compirebbe da solo se disponesse della forza,
della volontà e delle cognizioni necessarie, e di favorire
la sua partecipazione attiva in modo da aiutarlo a
riconquistare il più rapidamente possibile la sua
indipendenza”
(Virginia Henderson)

88
2° UNITÀ DIDATTICA: SPECIFICITÀ DELL’INFERMIERISTICA

Negli ultimi decenni gli infermieri si sono attivati per acquisire nuove
funzioni, sia reclamando il riconoscimento giuridico, sociale e anche
economico, per l’esercizio di alcuni compiti riservati per lo più ai
medici, sia teorizzando una competenza tecnica esclusiva nel campo
del soddisfacimento di alcuni bisogni fondamentali dell’uomo.

Nella specifica attività dell’infermiere, confluiscono due fondamentali


aspetti: il primo è in stretta interdipendenza con l’attività
diagnostica e terapeutica del medico, il secondo, in forma
sostanzialmente autonoma e indipendente, riguarda le azioni volte
al prendersi cura della persona nel soddisfacimento di alcuni bisogni
fondamentali.

89
2° UNITÀ DIDATTICA: SPECIFICITÀ DELL’INFERMIERISTICA

I BISOGNI FONDAMENTALI DELL’UOMO


secondo l’infermiera americana Virginia Henderson

1. respirare normalmente
2. mangiare e bere in modo adeguato
3. eliminare i residui biologici
4. muoversi e adottare posture confortevoli
5. riposare e dormire
6. vestirsi e spogliarsi
7. mantenere la temperatura corporea nella norma
8. tenere il corpo pulito e ordinato
9. proteggersi dai pericoli dell’ambiente
10. comunicare con i propri simili esprimendo emozioni, bisogni, paure o opinioni
11. praticare la propria religione seguendo la propria fede e le proprie convinzioni
12. occuparsi di un’attività in modo da sentirsi utili
13. svagarsi in modo di distendersi e divertirsi
14. imparare, scoprire o soddisfare la curiosità che porta a un normale sviluppo e a usare tutti i
mezzi disponibili per la salute

90
2° UNITÀ DIDATTICA: SPECIFICITÀ DELL’INFERMIERISTICA

91
2° UNITÀ DIDATTICA: SPECIFICITÀ DELL’INFERMIERISTICA

LO SCOPO
DELL’ASSISTENZA INFERMIERISTICA

Le varie azioni assistenziali


infermieristiche sono mirate a
soddisfare bisogni fondamentali
della persona allo scopo di:
aumentare
l’INDIPENDENZA DELL’ASSISTITO
al massimo grado possibile e
quando ciò non sia fattibile è
quello di
EDUCARE IL DISABILE
a convivere con le limitazioni
imposte dalla sua condizione
o consentirgli una
MORTE SERENA

92
2° UNITÀ DIDATTICA: SPECIFICITÀ
DELL’INFERMIERISTICA

LA PROFESSIONALIZZAZIONE INFERMIERISTICA

Il riconoscimento dell’esclusiva competenza di un


determinato campo di attività sanitaria costituisce il
fondamento della recente professionalizzazione
dell’assistenza infermieristica.

Secondo i criteri di analisi sociologica delle professioni


proposti dalla scuola funzionalista, un’occupazione può
acquisire le caratteristiche tipiche di una professione,
allorquando vengono formalizzati un’area di competenza
tecnica esclusiva derivante da conoscenze
sistematicamente acquisite tramite una formazione
specifica e un particolare ideale di servizio, reso esplicito
aderendo ad un codice di regole professionali.

93
2° UNITÀ DIDATTICA: SPECIFICITÀ
DELL’INFERMIERISTICA

IL CONCETTO DI PROFESSIONE

Il termine professione deriva dal latino professum, composto da pro =


davanti e fatēri = confessare, riconoscere, dichiarato apertamente.
Professare = mostrare pubblicamente di sentire.

Definizione di PROFESSIONE comparsa per la


prima volta
 “Occupazione in cui la conoscenza
professata in qualche settore della cultura
o delle scienze è utilizzata nella sua
applicazione ai problemi altrui o
nell’esercizio di un’arte basata su di essa”
Oxford English Dictionary, 1541

94
2° UNITÀ DIDATTICA: SPECIFICITÀ DELL’INFERMIERISTICA

IL CONCETTO DI PROFESSIONE
Secondo il sociologo E. GREENWOOD (1957) sono 5 gli attributi che
deve possedere una professione per contraddistinguersi da altri
tipi di occupazione:

1. UNA TEORIA SISTEMATICA (corpo di teoria organizzata in un sistema


coerente per razionalizzare le sue operazioni in situazioni concrete)
2. UN’AUTORITA’ PROFESSIONALE (riconoscimento che proviene dal
cliente, dagli altri professionisti e dalla società in generale, che deriva dalla
sua conoscenza specifica, competenza tecnica, autonomia, responsabilità
e leadership)
3. SANZIONI DELLA COMUNITA’ (monopolio dell’esercizio attraverso i titoli
accademici e l’abilitazione dello Stato pena sanzioni per abuso di
professione)
4. UN CODICE DEONTOLOGICO (regole di comportamento stabilite dalla
professione stessa attraverso gli organi professionali a tutela del cliente,
della professione e dell’organizzazione)
5. UNA CULTURA PROFESSIONALE (valori, norme, regole e simboli
professionali che si esprimono attraverso le organizzazioni ed associazioni
professionali)

95
2° UNITÀ DIDATTICA: SPECIFICITÀ DELL’INFERMIERISTICA

LA PROFESSIONALIZZAZIONE INFERMIERISTICA

L’infermieristica può essere vista sia come professione, cioè


un’insieme di azioni mirate ad uno scopo, sia come disciplina, cioè
come insieme di conoscenze specifiche che ispirano le scelte
operative
AFAF IBRAHIM MELEIS, un’infermiera statunitense contemporanea,
afferma alcune tappe evolutive che hanno caratterizzato e
accompagnato la ricerca di un identità di tipo professionale e di un
campo d’azione proprio.

Ogni stadio ha contribuito ad affermare il ruolo dell’assistenza


infermieristica nella società e a vederlo riconosciuto, in particolare
attraverso l’esplicitazione dei requisiti scientifici della disciplina
infermieristica.

96
2° UNITÀ DIDATTICA: SPECIFICITÀ DELL’INFERMIERISTICA

LA PROFESSIONALIZZAZIONE INFERMIERISTICA
Le tappe evolutive professionalizzanti di MELEIS

1. Stadio della PRATICA, si riferisce al periodo che ha preceduto ogni forma


di teorizzazione infermieristica, coincide esclusivamente con il “fare”
dell’infermiere, su azioni dettate da una vocazione caritativa e/o dalla
scienza medica.

2. Stadio della FORMAZIONE ed ORGANIZZAZIONE, si riferisce alla


definizione di norme e di standard da utilizzare nell’insegnamento agli
studenti e nella gestione del personale.

3. Stadio della TEORIA, si riferisce alla riflessione sul nucleo dell’assistenza


infermieristica, sul suo mandato e sul suo scopo, mediante la
produzione di teorie e modelli concettuali.

4. Stadio della FILOSOFIA, si riferisce all’esigenza dei professionisti di


fornire alle elaborazioni teoriche prodotte e alla disciplina
infermieristica nel suo complesso una valida giustificazione
epistemologica (teoria della conoscenza, filosofia della scienza: riflessione intorno ai
principi e al metodo della conoscenza scientifica) ed etica.

97
2° UNITÀ DIDATTICA: SPECIFICITÀ DELL’INFERMIERISTICA

LA PROFESSIONALIZZAZIONE INFERMIERISTICA
FASE FILOSOFICA

In Italia viene datata alla fine degli anni 80, il concetto di


disciplina o scienza infermieristica viene introdotto nel
dibattito scientifico generale.
Viene accettata la diversità epistemologica e viene
legittimato il bisogno di porsi interrogativi etici, logici e
epistemologici.
Nascono numerose riviste.
Questo stadio segna la maturità accademica.

98
2° UNITÀ DIDATTICA: SPECIFICITÀ DELL’INFERMIERISTICA

LA PROFESSIONALIZZAZIONE INFERMIERISTICA
FASE FILOSOFICA

Ne consegue:
Aumento di scritti correlati allo sviluppo dei concetti con un
orientamento tutto particolare verso la pratica.
La riflessione concettuale e filosofica sull’A.I. permette di
raggiungere la consapevolezza di ciò che l’infermiere fa,
solo attraverso lo studio relativo alla struttura del
pensiero infermieristico, cioè lo studio epistemologico;
Si arriva alla comprensione della disciplina infermieristica
all’interno del dibattito scientifico.

99
2° UNITÀ DIDATTICA: SPECIFICITÀ DELL’INFERMIERISTICA

LA PROFESSIONALIZZAZIONE INFERMIERISTICA
FASE FILOSOFICA

Le premesse epistemologiche:
Episteme = conoscenza vera
Contrapposta alla doxa intesa come conoscenza derivante
fondamentalmente dalle opinioni.
Epistemologia quindi discorso, pensiero in merito alla
conoscenza vera

100
2° UNITÀ DIDATTICA: SPECIFICITÀ DELL’INFERMIERISTICA

LA PROFESSIONALIZZAZIONE INFERMIERISTICA
FASE FILOSOFICA

Lo scienziato infermiere
è colui che è in possesso delle specifiche competenze
disciplinari e deve applicare le regole epistemologiche al
proprio insieme conoscitivo

101
2° UNITÀ DIDATTICA: SPECIFICITÀ DELL’INFERMIERISTICA

LA PROFESSIONALIZZAZIONE INFERMIERISTICA
FASE FILOSOFICA
La disciplina infermieristica:
Giugni: le discipline indicano la capacità mentale mediante le quali,
prescindendo dai loro contenuti specifici, la materia si è costituita.
Ciascuna disciplina ha una struttura, una procedura e uno specifico
linguaggio.

Bruner: la struttura di una disciplina è data dai suoi concetti chiave e


dai suoi principi organizzatori, che, come tali permettono di
inquadrare i vari dati dell’esperienza e le varie conoscenze in un
quadro organico.

102
2° UNITÀ DIDATTICA: SPECIFICITÀ DELL’INFERMIERISTICA

LA PROFESSIONALIZZAZIONE INFERMIERISTICA
FASE FILOSOFICA
La disciplina infermieristica:
Struttura concettuale o sostanziale
Indica l’insieme di concetti, costrutti e teorie che costituiscono il bagaglio
conoscitivo della disciplina
Struttura sintattica
Indica le procedure d’indagine, il tipo e i modi di verifica adottati dalla
disciplina

La struttura concettuale e quella sintattica sono strettamente legate

103
2° UNITÀ DIDATTICA: SPECIFICITÀ DELL’INFERMIERISTICA

LA PROFESSIONALIZZAZIONE INFERMIERISTICA
FASE FILOSOFICA
La disciplina infermieristica: In quanto campo strutturato di
conoscenze possiede:
 Un campo materiale di studio
 Una compattezza del corpo di conoscenze (struttura sintattica e
struttura concettuale)
 Un metodo utilizzato all’interno della disciplina infermieristica per
raggiungere il suo scopo specifico
 Uno scopo specifico della disciplina
 Un campo di applicabilità
 Una ragione storica di esistere

104
2° UNITÀ DIDATTICA: SPECIFICITÀ DELL’INFERMIERISTICA

LA PROFESSIONALIZZAZIONE INFERMIERISTICA
FASE FILOSOFICA
L’olismo è l’approccio filosofico e scientifico dell’infermieristica. La
stessa concezione olistica, che si è soliti contrapporre a quella
biomedica, non è antiscientifica, ma si alimenta dei risultati della
ricerca e si riferisce a teorie accreditate, in particolare ai modelli
sistemici, che impongono di osservare e studiare i fenomeni
complessi, come la salute dell’uomo, secondo relazioni di
funzionalità e non solo di casualità.
Secondo alcuni studiosi, nella gerarchia del sapere prodotta da una
disciplina scientifica, a un livello superiore delle teorie e dei modelli
concettuali si colloca il METAPARADIGMA, che consiste nella cornice
filosofica dell’intera disciplina, dei suoi principi e valori di fondo,
delimitando in tal modo l’ambito di elaborazione dei modelli
concettuali e delle teorie.

105
2° UNITÀ DIDATTICA: SPECIFICITÀ DELL’INFERMIERISTICA

IL METAPARADIGMA DELL’INFERMIERISTICA
Mentre i paradigmi, i modelli concettuali e le teorie possono essere diversi, il
metaparadigma di una disciplina è generalmente uno solo.
Il metaparadigma più riconosciuto dell’infermieristica prende
in considerazione quattro elementi:

 La persona (o il gruppo);
 L’ambiente nel quale la persona vive sia naturale che
sociale;
 La salute/malattia;
 L’assistenza infermieristica.

Tale prospettiva non è esclusiva dell’infermieristica, ma si ritiene che sia la


disciplina che maggiormente prende in considerazione l’essere umano
come un tutto unico nelle esperienze che riguardano la sua salute-

106
malattia.
2° UNITÀ DIDATTICA: SPECIFICITÀ DELL’INFERMIERISTICA

LA PROFESSIONALIZZAZIONE INFERMIERISTICA

L’individuazione di uno specifico professionale ha trovato fondamento


nel riconoscere l’esistenza di particolari fenomeni di salute, non
compresi nella diagnosi medica e gestiti autonomamente dagli
infermieri, che si assumono la responsabilità in toto della loro
identificazione e del conseguente trattamento, e che costituiscono la
diagnosi infermieristica.

Questo ha facilitato il progresso in ambito giuridico delle forme di


abilitazione e riconoscimento della competenza infermieristica nella
gestione di trattamenti sanitari e della loro documentazione, in virtù
della loro formazione ed esperienza.

107
2° UNITÀ DIDATTICA: SPECIFICITÀ DELL’INFERMIERISTICA
LA PROFESSIONALIZZAZIONE INFERMIERISTICA
La modifica del percorso formativo dell’infermiere dal contesto ospedaliero al
contesto universitario (D. Leg.vo n. 502/1992), dapprima come Diploma
Universitario per Infermiere (D.M. del 1996) e poi come Diploma di Laurea
in Infermieristica (D.M. del MURTS 2 aprile 2001), ha comportato una
sequela di norme successive che hanno professionalizzato il ruolo
dell’infermiere.

Una delle fonti giuridiche fondamentali relativa all’assistenza infermieristica e


al ruolo dell’infermiere nel contesto sociale e sanitario è il Profilo
Professionale dell’Infermiere, un decreto del Ministero della Sanità, D.M.
739/1994, a cui fa seguito il nuovo Codice Deontologico emanato nel 1999.

Queste norme hanno individuato una propria autonomia e responsabilità


dell’infermiere rispetto alla professione sanitaria medica e rappresentano
il primo fondamentale passo verso l’emancipazione della professione
confermate poi dalla L. n. 42/1999. Il percorso di professionalizzazione
prosegue con la L. 251/2000 che riconosce il ruolo dirigenziale
dell’infermiere e con la L. n. 43/2006 vengono individuate anche le varie
specializzazioni e trasformato il Collegio professionale in Ordine.

108
a cura di : dott.ssa Alida Favro
2° UNITÀ DIDATTICA: SPECIFICITÀ DELL’INFERMIERISTICA

IL PROFILO PROFESSIONALE DELL’INFERMIERE


Decreto ministeriale 14 settembre 1994, n. 739
Art.1
primo comma
E’ individuata la figura dell’infermiere con il seguente profilo:
l’INFERMIERE è l’operatore sanitario che, in possesso del DIPLOMA ABILITANTE e
dell’ISCRIZIONE all’ALBO PROFESSIONALE, è RESPONSABILE dell’ASSISTENZA
INFERMIERISTICA.

secondo comma
L’assistenza infermieristica preventiva, curativa, palliativa e riabilitativa è di natura
tecnica, relazionale, educativa.
educativa Le principali funzioni sono la prevenzione delle
malattie, l’assistenza ai malati e dei disabili di tutte le età e l’educazione sanitaria

109
2° UNITÀ DIDATTICA: SPECIFICITÀ DELL’INFERMIERISTICA

IL PROFILO PROFESSIONALE DELL’INFERMIERE


terzo comma
L’infermiere:

a) Partecipa all’identificazione dei bisogni di salute della persona e della


collettività;
b) Identifica i bisogni di assistenza infermieristica della persona e della
collettività e formula i relativi obiettivi;
obiettivi
c) Pianifica, gestisce e valuta l’intervento assistenziale infermieristico;
d) Garantisce la corretta applicazione delle prescrizioni diagnostico-
terapeutiche;
e) Agisce sia individualmente sia in collaborazione con gli altri operatori
sanitarie e sociali;
f) Per l’espletamento delle funzioni si avvale, ove necessario, dell’opera del
personale di supporto;
g) Svolge la sua attività professionale in strutture sanitarie pubbliche o private,
nel territorio e nell’assistenza domiciliare, in regime di dipendenza o libero-
professionale.

110
2° UNITÀ DIDATTICA: SPECIFICITÀ DELL’INFERMIERISTICA

IL PROFILO PROFESSIONALE DELL’INFERMIERE

quarto comma
L’infermiere contribuisce alla formazione del personale di supporto e concorre
direttamente all’aggiornamento relativo al proprio profilo professionale e
alla ricerca.
quinto comma
La formazione infermieristica post-base per la pratica specialistica è intesa a
fornire agli infermieri di assistenza generale delle conoscenze cliniche
avanzate e della capacità che permettono loro di fornire specifiche
prestazioni infermieristiche nelle seguenti aree:
a) Sanità pubblica: infermiere di sanità pubblica;
b) Pediatria: infermiere pediatrico;
c) Salute mentale-psichiatria: infermiere psichiatrico;
d) Geriatria: infermiere geriatrico;
e) Area critica: infermiere di area critica.
…………………………

111
Art. 2- Art.3 – ………………………………….
2° UNITÀ DIDATTICA: SPECIFICITÀ DELL’INFERMIERISTICA

IL CODICE DEONTOLOGICO dell’INFERMIERE

La deontologia
consiste in una serie di
regole di autodisciplina e di comportamento che valgono per i membri di una
determinata professione, su deliberazione di quest’ultima.
Sono dunque gli stessi professionisti a darsi le regole del proprio agire
professionale.

Le enunciazione del Codice acquisiscono valore di norme vincolanti per ogni


appartenente alla comunità professionale specifica, la loro inosservanza è
punibile con sanzioni da parte dell’Ordine professionale.

La deontologia è espressione dell’etica professionale in quanto traduce in


norme le istanze morali, specialmente in relazione ai destinatari delle
prestazioni e dell’attività professionale.

112
2° UNITÀ DIDATTICA: SPECIFICITÀ DELL’INFERMIERISTICA

IL CODICE DEONTOLOGICO dell’INFERMIERE


Gennaio 2009
1…..
2…..
3. La responsabilità dell’infermiere consiste nell’assistere, curare e prendersi cura
della persona, nel rispetto della vita, della salute, della libertà e della dignità
dell’individuo.
4. L’infermiere presta assistenza secondo principi di equità e giustizia, tenendo
conto dei valori etici, religiosi e culturali, nonché del genere e delle condizioni
sociali della persona.
5. Il rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo e dei principi etici della professione
è condizione essenziale per l’esercizio della professione infermieristica.
6……
7. L’infermiere orienta la sua azione al bene dell’assistito di cui attiva le risorse
sostenendolo nel raggiungimento della maggiore autonomia possibile, in
particolare, quando vi sia disabilità, svantaggio, fragilità.

113
2° UNITÀ DIDATTICA: SPECIFICITÀ DELL’INFERMIERISTICA
IL CODICE DEONTOLOGICO dell’INFERMIERE
Gennaio 2009
8.....
9. L’infermiere, nell’agire professionale, si impegna ad operare con prudenza al fine di non
nuocere.
10…..
11. L’infermiere fonda il proprio operato su conoscenze validate e aggiorna saperi e
competenze attraverso la formazione permanente, la riflessione critica sull’esperienza
e la ricerca…………
12…..
13. L’infermiere assume responsabilità in base al proprio livello di competenza e ricorre,
se necessario, all’intervento o alla consulenza di infermieri esperti o specialisti. Presta
consulenza ponendo le proprie conoscenze ed abilità a disposizione della comunità
professionale.
14….. – 17…..,
18 L’infermiere, in situazioni di emergenza- urgenza, presta soccorso e si attiva per
garantire l’assistenza necessaria. In caso di calamità si mette a disposizione
dell’autorità competente.

114
2° UNITÀ DIDATTICA: SPECIFICITÀ DELL’INFERMIERISTICA
IL CODICE DEONTOLOGICO dell’INFERMIERE
Gennaio 2009

19. L’infermiere promuove stili di vita sani, la diffusione del valore della cultura
della salute e della tutela ambientale, anche attraverso l’informazione e
l’educazione. A tal fine attiva e sostiene la rete di rapporti tra servizi e
operatori.
20. L’infermiere ascolta, informa, coinvolge l’assistito e valuta con lui i bisogni
assistenziali, anche al fine di esplicitare il livello di assistenza garantito e
facilitarlo nell’esprimere le proprie scelte.
21. L’infermiere, rispettando le indicazioni espresse dall’assistito, ne favorisce i
rapporti con la comunità e le persone per lui significative, coinvolgendole nel
piano di assistenza. Tiene conto della dimensione interculturale e dei bisogni
assistenziali ad essa correlati.
22……, 23……, 24……., 25……,
26. L’infermiere assicura e tutela la riservatezza nel trattamento dei dati relativi
all’assistito. Nella raccolta, nella gestione e nel passaggio di dati, si limita a ciò
che è attinente all’assistenza.

115
2° UNITÀ DIDATTICA: SPECIFICITÀ DELL’INFERMIERISTICA
IL CODICE DEONTOLOGICO dell’INFERMIERE
Gennaio 2009

27…….. – 33…..,
34. L’infermiere si attiva per prevenire e contrastare il dolore e alleviare la
sofferenza. Si adopera affinché l’assistito riceva tutti i trattamenti necessari.
35. L’infermiere presta assistenza qualunque sia la condizione clinica e fino al
termine della vita dell’assistito, riconoscendo l’importanza della palliazione e del
conforto ambientale, fisico, psicologico, relazionale, spirituale.
36……, 37…..
38. L’infermiere non attua e non partecipa a interventi finalizzati a provocare la
morte, anche se la richiesta proviene dall’assistito
39….., 40….., 41…..,
42. L’infermiere tutela la dignità propria e dei colleghi, attraverso comportamenti
ispirati al rispetto e alla solidarietà.
43. L’infermiere segnala al proprio Collegio professionale ogni abuso o
comportamento dei colleghi contrario alla deontologia.

116
2° UNITÀ DIDATTICA: SPECIFICITÀ DELL’INFERMIERISTICA
IL CODICE DEONTOLOGICO dell’INFERMIERE
Gennaio 2009
44…. - 48….,
49. L’infermiere, nell’interesse primario degli assistiti, compensa le carenze e i
disservizi che possono eccezionalmente verificarsi nella struttura in cui opera.
Rifiuta la compensazione, documentandone le ragioni, quando sia abituale o
ricorrente o comunque pregiudichi sistematicamente il suo mandato
professionale.
50. L’infermiere, a tutela della salute della persona, segnala al proprio Collegio
professionale le situazioni che possono configurare l’esercizio abusivo della
professione infermieristica.
51….
Disposizioni finali
Le norme deontologiche contenute nel presente Codice sono vincolanti; la loro
inosservanza è sanzionata dal Collegio professionale. I Collegi professionali si
rendono garanti della qualificazione dei professionisti e della competenza da
loro acquisita e sviluppata.

117
2° UNITÀ DIDATTICA: SPECIFICITÀ DELL’INFERMIERISTICA

LE DIMENSIONI
DELL’ASSISTENZA INFERMIERISTICA

Il profilo professionale, e il codice deontologico definiscono


l’assistenza infermieristica preventiva, curativa,
palliativa e riabilitativa, determinando che l’infermiere
opera in ogni settore della salute, e che la natura
dell’assistenza infermieristica è tecnica, relazionale ed
educativa, specificando la necessità di erogare interventi
che richiedono conoscenze e abilità sia nell’ambito
medico-clinico che psico-pedagogico, al fine di svolgere
le funzioni proprie: la prevenzione delle malattie,
l’assistenza ai malati e ai disabili di tutte le età e
l’educazione sanitaria.

118
2° UNITÀ DIDATTICA: SPECIFICITÀ DELL’INFERMIERISTICA

LA TECNICA

La tecnica rappresenta un aspetto dell’assistenza, congiunto ad altri. La


dimensione tecnica è, infatti, una componente essenziale, benché
non esclusiva dell’assistenza infermieristica, al cui scopo, “il
prendersi cura” della persona, deve restare subordinata.

L’identità di un gruppo professionale non si crea sulla tecnica, che una


volta generata non è più proprietà del singolo gruppo, ma può
diventare comune a molti, ma sull’area del sapere che porta a
produrre le tecniche.

La tecnica, o meglio, l’evoluzione tecnologica della medicina e


dell’assistenza infermieristica rappresenterebbe, secondo alcuni,
uno dei principali fattori di disumanizzazione della persona
assistita, al punto da mettere in discussione il ruolo stesso degli
infermieri.

119
2° UNITÀ DIDATTICA: SPECIFICITÀ DELL’INFERMIERISTICA

LA RELAZIONE

La relazione nell’assistenza infermieristica assume un valore veramente


speciale. Se è vero che per tutte le professioni finalizzate ai servizi della
persona tale aspetto è importante, nel prendersi cura del malato la
relazione è addirittura un elemento costitutivo, una conditio sine qua non
della professione stessa (Marie François Collière).

Per perseguire il benessere della persona, l’infermiere aiuta la persona ad


esprimere i propri bisogni e a potenziare le proprie risorse fisiche, affettive
e sociali anche quando le terapie non dovessero bastare o non fossero più
efficaci. E’ necessario, inoltre, sostenere i caregivers in un compito così
impegnativo come è l’assistenza di persone non autosufficienti, soprattutto
a domicilio.

La relazione tra infermiere e assistito si fonda sulla comunicazione e sulla


pratica dell’ascolto.

120
2° UNITÀ DIDATTICA: SPECIFICITÀ DELL’INFERMIERISTICA

L’EDUCAZIONE

L’intervento educativo dell’infermiere riguarda tanto il


singolo, sano o malato, quanto il suo nucleo familiare e,
in alcuni casi, la popolazione a rischio.

Il profondo valore educativo del ruolo dell’infermiere,


chiamato a fornire informazioni e conoscenze sanitarie,
a insegnare concretamente come prevenire o affrontare
e risolvere problemi clinici che si presentano. Fa
emergere la necessità di un bagaglio di conoscenze,
capacità tecniche, abilità relazionali.

121
2° UNITÀ DIDATTICA: SPECIFICITÀ DELL’INFERMIERISTICA

LEGGE 26 febbraio 1999, n. 42


“Disposizioni in materia di professioni sanitarie”

Con la L. 42/’99 si segna un passaggio importantissimo per


la professione infermieristica determinando la fine di
un’epoca: la storica misura dell’abrogazione del D.P.R.
n.225/’74.

Il D.P.R 225/74, cosiddetto “mansionario”, simbolo della cultura


prescrittiva, relegava gli infermieri nel recinto del “mestiere”.

Per l’assistenza infermieristica si apre finalmente, a tutti gli effetti, la


stagione del pieno riconoscimento della sua dignità di professione.

122
a cura di : dott.ssa Alida Favro
2° UNITÀ DIDATTICA: SPECIFICITÀ DELL’INFERMIERISTICA

LEGGE 26 febbraio 1999, n. 42


L’art. 1

sostituisce la denominazione di “professione sanitaria


ausiliaria” (R.D. n.1265/’34) in “professione sanitaria”.

abroga il D.P.R 225/74 e determina il CAMPO PROPRIO di


ATTIVITA’ e di RESPONSABILITA’ della professione dai
contenuti:
 del Profilo professionale,
 dell’Ordinamento didattico del corso di laurea e di
formazione post-base,
 del Codice deontologico.

123
2° UNITÀ DIDATTICA: SPECIFICITÀ DELL’INFERMIERISTICA

LEGGE 26 febbraio 1999, n. 42

Questa legge delinea quali sono le nuove norme


regolanti l’esercizio professionale di infermiere, cioè
il campo di competenza e di responsabilità
dell’infermiere quando opera, che attualmente
corrispondono a:

 Il Profilo professionale (D.M. 739/1994);


 L’Ordinamento didattico (D.M. 2 aprile 2001);
 IL Codice deontologico (febbraio 1999).

124
a cura di : dott.ssa Alida Favro
2° UNITÀ DIDATTICA: SPECIFICITÀ DELL’INFERMIERISTICA

Legge 10 agosto 2000, n. 251

Questa legge porta due grandi novità:


 il ruolo dirigenziale
 l’attivazione di uno specifico Corso di Laurea Specialistica in
Scienze Infermieristiche ed Ostetriche.

Il riconoscimento di una dirigenza autonoma del Servizio di


Assistenza Infermieristica comporta un cambiamento
profondo anche nell’organizzazione: il “nuovo” dirigente
infermiere, infatti, non dovrà più confrontare
continuamente le sue scelte con i vari direttori, ma
piuttosto negoziare il governo dei processi di assistenza
infermieristica con la direzione generale dell’Azienda
Sanitaria.

125
2° UNITÀ DIDATTICA: SPECIFICITÀ DELL’INFERMIERISTICA

LEGGE 43/2006
Rende possibile la trasformazione del Collegio
professionale in Ordine professionale.

Classifica il personale appartenente alle professioni


sanitarie come segue:

 Professionisti in possesso del diploma di laurea


 Professionisti coordinatori in possesso di master di 1° livello in
management
 Professionisti specialisti in possesso di master di 1° livello in clinica
 Professionisti dirigenti in possesso della laurea specialistica con
esercizio dell’attività per almeno cinque anni.

126
a cura di : dott.ssa Alida Favro
2° UNITÀ DIDATTICA: SPECIFICITÀ DELL’INFERMIERISTICA

GLI AUSILIARI SOCIO-ASSISTENZIALI

Il profilo professionale prevede che, ove necessario,


l’infermiere si avvale di personale di supporto,
contribuendo direttamente alla loro formazione.

La necessità di tali figure deriva proprio dall’evoluzione del


profilo dell’infermiere, sempre più professionista con
responsabilità autonome e compiti dirigenziali.

La presenza delle figure di supporto permette agli


infermieri di svolgere i propri compiti più qualificati
liberandoli dalle mansioni di più basso livello.

127
2° UNITÀ DIDATTICA: SPECIFICITÀ DELL’INFERMIERISTICA

L’operatore socio-sanitario
(O.S.S.)
Questa figura rappresenta l’evoluzione di tutte le precedenti
(IG, OTA, OSA, ASSS) che sono in via di esaurimento.

Svolge la sua attività sia nel settore sociale che sanitario.

Svolge la sua attività su indicazione dell’infermiere o


dell’assistente sociale a seconda di dove opera.

Le attività sono rivolte alla persona e al suo ambiente di


vita.

128
2° UNITÀ DIDATTICA: SPECIFICITÀ DELL’INFERMIERISTICA

L’operatore socio-sanitario con formazione


complementare all’assistenza sanitaria
(OSS f.c.)

Tale operatore coadiuva l’infermiere/ostetrica in alcune attività


assistenziali, conformemente alle direttive o sotto la sua
supervisione.

129
2° UNITÀ DIDATTICA: SPECIFICITÀ DELL’INFERMIERISTICA
L’OPERATORE SOCIO-SANITARIO
(O.S.S.)

130
1° UNITÀ DIDATTICA: SALUTE, MALATTIA E ASSISTENZA INFERMIERISTICA

E' difficile trovare una persona che nella sua vita non sia stata in contatto con
gli infermieri.
Sono lì alla nascita, sono lì per preservare la salute, assistere nella malattia,
nel recupero e nel lutto.
Avversità, malattia e loro sono lì. La professione significa essere testimoni di
una coppia il cui bambino non è come s'aspettavano o che potrebbe morire.
E' essere in grado di dire a una giovane donna, di 29/30 anni, che ha appena
completato gli studi e che ha sentito un nodulo al seno, che ha il cancro.
Ma quanto ne sappiamo noi di queste persone che sono diventate parte
vitale dei nostri momenti più difficili e intimi dell'esperienza umana?
Chi sono gli infermieri? Cosa fanno realmente?
Se chiedi alla gente, ai pazienti, ai medici, ai rappresentanti delle istituzioni,
ai politici di descrivere cosa fanno gli infermieri, hanno difficoltà.
E' più facile descrivere il modo in cui ti fanno sentire, utilizzando parole come
sentirsi accudito, curato, assistito...
"Essere infermieri è critico, perché non mettiamo barriere su quello che
facciamo. Tu puoi fare questo lavoro e intraprendere la professione cuore a
cuore, in modo schietto e sincero".
"Più andavo avanti nella professione e più lei mi ha realmente mostrato il
potere che può avere una persona; è stato quel giorno il momento che ha
cambiato il percorso della mia vita".
Questi sentimenti possono essere facilmente ricordati in confronto al
complesso mondo delle scienze del pensiero critico, giudizio clinico,
comunicazione, educazione, ricerca leadership e innovazione.
L'infermieristica è un lavoro, una professione, una vocazione?

131
Dal trailer del
a cura di :film
dott.–Biagio
se Florence
Riso oggi potesse vederci -
TESTI CONSIGLIATI

PRINCIPI FONDAMENTALI DELL’ASSISTENZA INFERMIERISTICA: Volumi


1 e 2, Concetti Generali dell’Assistenza Infermieristica: Ruth F. Craven –
Constance J. Hirnle, (2007) CEA - Milano.
Letture consigliate
PEDAGOGIA SPECIALE: La riduzione dell’handicap: Andrea Canevaro,
(1999), Bruno Mondadori - Milano.
ETICA PER LA PRATICA INFERMIERISTICA: una guida per prendere
decisioni etiche: Sara T. Fry e Megan.Jane Johnstone, (2004), CEA
-Milano.
IL MODELLO DELLE PRESTAZIONI INFERMIERISTICHE: Marisa cantarelli,
(2003), Masson - Milano

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a cura di : dott. Biagio Riso

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