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UNIVERSITA’DEGLI STUDI DI NAPOLI “PARTHENOPE”

FACOLTA’ DI INGEGNERIA
CORSO DI LAUREA IN INGEGNERIA GESTIONALE

Termodinamica Applicata
• I processi termici e termodinamici
• delle macchine

Prof. Ing. Elio Jannelli


Ordinario di Sistemi per l’Energia e l’ambiente
Dipartimento per le Tecnologie
Macchine e bilanci di energia
• Macchine motrici - convertitori di energia primaria in energia
utile
– Le fonti di energia primaria maggiormente utilizzate sono di natura
termica:
• Sorgenti Geotermiche – Sorgenti naturali dirette
• Reazioni di combustione - Sorgenti naturali indirette
• Reazioni termonucleari - Sorgenti naturali indirette
• Macchine Operatrici - (convertitori di meccanica in energia
primaria (potenziale)

• Tutte si avvalgono dell’evoluzione termodinamica di fluidi: aria


e acqua per ovvie ragioni di disponibilità
La Termodinamica
• La Termodinamica studia l’evoluzione di un sistema che scambia
energia (termica e/o meccanica) con un ambiente esterno.
• Il Sistema termodinamico (ad esempio una macchina) è
– una quantità di materia (massa di controllo)
– o una definita porzione di spazio (volume di controllo)
interessata dai processi di scambio di energia.
• Tutto ciò che è esterno al sistema ed è in grado di interagire con esso costituisce
l’ambiente esterno
• L’evoluzione viene studiata misurando le variazioni di alcune grandezze
caratteristiche o proprietà del sistema
• Le relazioni che intercorrono tra i flussi di energia scambiati (lavoro e calore) e
tra le proprietà del sistema sono oggetto di studio della termodinamica
• I sistemi possono essere omogenei (costituito da una fase); eterogenei
(costituito da più fasi), ad n componenti
Sistemi termodinamici
• Sistemi chiusi (non c’è passaggio di materia attraverso il contorno)

Scambia Scambia Scambia


isolato calore lavoro calore e lavoro

• Sistemi aperti (c’è passaggio di materia attraverso il contorno)

Condotto a
tubazione sezione variabile
Scambiatore
di calore

C M T M

Compressore Pompa Turbina


Impostazione macroscopica e microscopica
• Analisi Macroscopiche - Termodinamica classica
– Il sistema viene esaminato nel suo complesso;
– la materia viene considerata come un mezzo continuo;
– Le proprietà sono definite con grandezze direttamente associate ai nostri sensi e
misurabili con normali procedimenti di laboratorio (temperatura, pressione,
volume).
• Analisi Microscopiche -
Termodinamica
– Il sistema viene esaminato a livello statistica
atomico e molecolare;
– La materia non è continua
– Le proprietà sono definite determinando il comportamento degli atomi e delle
molecole, calcolando velocità, masse, momento angolare, collisioni, con procedure
statistiche.
• Relazioni tra grandezze macroscopiche e microscopiche
– Pressione Valor medio nel tempo della quantità di moto ceduta
manometrica per unità di superficie dalle molecole di gas al liquido
manometrico, quando ne colpiscono la superficie
– Temperatura Indice dell’energia cinetica media delle molecole
Equilibrio termodinamico
• Un sistema chiuso è in equilibrio se le sue condizioni permangono
indefinitivamente invariate qualora non si abbiano variazioni nelle condizioni
dell’ambiente.
• L’equilibrio è stabile se il sistema, in seguito ad una momentanea piccola
perturbazioni, ritorna nelle condizioni iniziali; viceversa è instabile

Un sistema chiuso e stabile è in equilibrio termodinamico

Equilibrio meccanico Assenza di forze non equilibrate


Pareti non rigide e fisse
Equilibrio chimico Assenza di cambiamenti e flussi di materia
Equilibrio termico Assenza differenze temperature
Pareti non adiabatiche
Proprietà termostatiche
In un sistema chiuso
in equilibrio termodinamico

Sono definite

Le proprietà interne o termostatiche :


(misurabili da un osservatore all’interno del sistema
Sono nulli i gradienti di ed in quiete rispetto ad esso)
Massa, Volume, Temperatura
Pressione, Viscosità, Indice di rifrazione
Temperatura
Pressione Le proprietà esterne o meccaniche:
(misurabili da un osservatore esterno al sistema ed
Composizione eventualmente in moto relativo)
Potenziale elettrico Quota, velocità, energia potenziale, energia cinetica
Le proprietà termostatiche e grandezze di stato
Grandezze estensive • Grandezze intensive
• Dipendono dalla estensione del • Non dipendono dall’estensione del
sistema e cioè dalla sua massa: sistema:
– Volume, massa, peso, energie – Temperatura, pressione, indice di
(tutte), etc rifrazione, conducibilità elettrica,
etc.
• Godono della proprietà additiva in
Lo stato di un sistema è definito
caso di sistemi composti da dall’insieme delle sue proprietà esterne ed
sottosistemi parziali interne
• Sono TOTALI se riferite all’intero
sistema Lo stato termodinamico di un sistema è
• Sono SPECIFICHE se riferite all’unità definito dall’insieme delle sue proprietà
termostatiche intensive
di peso, massa o volume

Una grandezza o funzione di stato è una proprietà che assume un unico valore in
corrispondenza di ciascuno stato di equilibrio, Essa è una funzione potenziale ed i suoi
differenziali sono esatti
LA TERMODINAMICA DELL’EQUILIBRIO
Pertanto le
 Grandezze “estensive”: sono legate all’estensione del sistema
(energia, entropia, entalpia, quantità di moto, massa, volume etc.)
 Grandezze “intensive”:non dipendono dall’estensione di  (pressione,
temperatura, velocità etc.), ma sono proprietà del sistema

Solo le grandezze “estensive” possono essere rese specifiche rispetto


ad una grandezza estensiva caratterizzante l’estensione del sistema,
(solitamente rispetto alla massa o al volume).

Solo le grandezze “estensive” possono “fluire” attraverso le superfici


del sistema o essere “prodotte” (distrutte) all’interno del sistema.
Detta G una grandezza estensiva, il flusso e la produzione di G
sono rispettivamente:

G 
G  
M G  L
  g  v g 
G
L2 t L L M t
2
L3  t

Se la produzione (positiva o negativa) di G è identicamente nulla in


ogni punto del sistema, G è conservativa.

Solo se il sistema  è in equilibrio termodinamico è possibile


caratterizzarlo attraverso le sue grandezze di stato intensive ed
estensive.
Le relazioni funzionali tra le grandezze p,T, (le grandezze
“sensibili” del sistema fluido, in quanto il valore di almeno una
rimane definito da quello assunto dalle altre due) definiscono il
modello termodinamico per il sistema , scelto in base alla
fenomenologia che si vuole studiare.
LE FUNZIONI DI STATO
Definiti due stati termodinamici per il sistema , 1 e 2, la grandezza
G, estensiva, è una funzione di stato quando il valore assunto nello
stato 2 è indipendente dalla trasformazione che il sistema ha subito
per raggiungere tale stato. Funzioni di stato sono:

Energia interna U (kJ), u (kJ/kg)


Entalpia H (kJ), h (kJ/kg) h  u  p v
2

Entropia S (kJ/K), s (kJ/kgK) T

I piani di rappresentazione
termodinamica sono:
(p,v) piano di Clapeyron 1

(T,s) piano entropico


(h,s) piano di Mollier
Per caratterizzare l’evoluzione di un sistema termodinamico
è necessario definire:
equazione di stato + equazione della trasformazione

R0
p  T
Modello di gas perfetto MM eq. di stato
Trasformazioni termodinamiche di interesse tecnico:

Isocora =cost
Isobara p=cost
Isoterma T=cost
Isoentropica s=cost
Politropica p-n=cost
Le trasformazioni di interesse tecnico nello studio dei sistemi di conversione
dell’energia sono:
Isobara/isocora per gli scambi termici (sistemi aperti/chiusi)
Isoentropica per lo scambio di lavoro
Politropica per la descrizione delle trasformazioni reali

Scambiatore
Combustore Pompa
a superficie
Generatore
di vapore
Turbina Compressore

I componenti degli impianti sono sempre sistemi “aperti”.


Ciò significa che agli scambi di energia modo “calore” e
“lavoro” attraverso le superfici impermeabili si aggiungono gli
scambi di energia legate ai flussi di massa attraverso le
superfici permeabili.
Trasformazione politropica
isobara

isoterma

isocora adiabatica
T
I piani (T,s) e (p,v)
n=k
n= p
n=
n=1 n=k
n=0

n=1
n=0

cv v
s
cp p   n  cost

dq ds cp  cv kJ
n=1 isoterma c p ,v  T kgK
dT dT cp  cv  R
n=0 isobara p ,v p ,v

n= isocora dT T cp
 k
n=k isoentropica ds p ,v c p ,v cv
Primo principio della termodinamica per sistemi chiusi
La funzione entropia
Sia “E” il contenuto energetico di un determinato sistema.
Sia “Edis” – Energia disponibile - l’aliquota di “E” che può essere convertita in lavoro meccanico.
Sia “Eind” – Energia indisponibile - l’aliquota di “E” che non può essere convertita in lavoro.

Risulta: E = Edis + Eind


Se il sistema subisce una trasformazione che comporta una variazione del suo stato
energetico “E” si avrà una variazione sia dell’energia disponibile che dell’energia
indisponibile.

Si introduce quindi una grandezza che è indicativa della variazione dell’energia indisponibile
“Eind”. Tale grandezza è nota come ENTROPIA - “S” –

dS  K (dE  dEdis )  KdEind


Arbitraria costante positiva

L’entropia è una grandezza termodinamica proporzionale all’energia non utilizzabile.


Se, in corrispondenza di una certa trasformazione, si riscontra un aumento di entropia vuol dire
che l’aliquota di energia non trasformabile in lavoro dopo la trasformazione nel sistema è
maggiore di quella che non era trasformabile prima della trasformazione nel sistema.
Un aumento di entropia è sinonimo di degradazione dell’energia solo se tale aumento si
registra in un SISTEMA ISOLATO; viceversa ad ogni degradazione di energia deve
seguire, sempre nel sistema isolato, un aumento di entropia.

Il secondo principio stabilisce che in un sistema isolato l’energia, pur conservandosi, si degrada.
Questo comporta un aumento di energia indisponibile ossia di ENTROPIA

(dS ) isol  0
Sistema + Ambiente = Sistema Isolato (dS ) sis  (dS ) amb  0
Supponendo che l’energia E del sistema sia sottoforma di Energia Termica, risulta:
la variazione dE è una variazione Q

dS  K (Q  dEdis ) o anche

dS  K1  Q
K1 è pari al reciproco della temperatura assoluta T; si può scrivere:
Q12
• trasformazione reversibile 1  2 a temperatura costante: S 2  S1 
T
Si considera un sistema isolato in cui la sorgente a temperatura maggiore cede la quantità di
calore “Q” alla sorgente a temperatura minore.
A tale trasferimento di calore si accompagna una DEGRADAZIONE di ENERGIA

La quantità di calore “Q” dopo il passaggio alla sorgente fredda (T2) è


trasformabile in calore in misura ridotta rispetto a quando era
disponibile ad una temperatura maggiore (T1)

La quantità di calore “Q” ha perduto di qualità

1 2

Sistema isolato contenente > T2


T1
due sorgenti di calore a
temperature diverse

Alla degradazione di Energia deve corrispondere un aumento di Entropia

Nella sorgente 1 si registra una diminuzione di entropia pari a Q / T1


Nella sorgente 2 si registra un aumento di entropia pari a Q / T2
Q Q
Nel sistema isolato si registra una variazione complessiva di entropia S   ; S  0
T2 T1
Il II° principio della termodinamica
Il I principio è l’applicazione del principio di conservazione
dell’energia (nel caso di sistema isolato l’energia del sistema si
conserva), e stabilisce che i trasferimenti di energia avvengono
secondo due modalità: calore e lavoro (nel caso di S.A. agli
scambi associati ai flussi di massa):
Il II° principio stabilisce una direzione per i processi che avvengono
naturalmente: gli enunciati di Kelvin e Clausius ne sono espressione.
“E’ impossibile realizzare una trasformazione il cui unico risultato sia
quello di convertire integralmente il calore assorbito da un serbatoio in
lavoro” (Kelvin-Planck)
“Non è posibile realizzare una trasformazione il cui unico risultato sia
quello di far passare del calore da un corpo più caldo ad uno più freddo”
(Clausius)
I processi avvengono naturalmente nel verso delle entropie crescenti.
Caratterizzazione delle forme di energia
Alla luce del II° principio è possibile fare una distinzione tra i vari
tipi di energia.
Si parla di “energia di prima specie” quando questa può interamente
essere convertita in un’altra forma di energia “ordinata”, esiste cioè
una mutua sostituibilità. Sono energie di prima specie:
energia potenziale gravitazionale (o di posizione)
•energia cinetica
•energia di pressione
•energia elettrica
•energia meccanica
•L’energia termica è invece “energia di seconda specie”, non
potendo essere integralmente convertita in una delle forme di
energia di prima specie citate.
Esiste inoltre una graduatoria di merito per l’energia termica, in
quanto questa sarà tanto più pregiata quanto più alta è la
temperatura cui essa è disponibile.
Ciclo di Carnot
dU=Q-L
Se dU=0 -> Q=L
e
Sistemi termodinamici
• Sistemi chiusi (non c’è passaggio di materia attraverso il contorno)

Scambia Scambia Scambia


isolato calore lavoro calore e lavoro

• Sistemi aperti (c’è passaggio di materia attraverso il contorno)

Condotto a
tubazione sezione variabile
Scambiatore
di calore

C M T M

Compressore Pompa Turbina


CONSIDERAZIONI SUI RENDIMENTI
ADIABATICI E POLITROPICI
Il rendimento adiabatico consente di caratterizzare il comportamento
delle macchine nel contesto di un impianto, e fornisce un indice di quanto
la trasformazione reale si avvicina alla trasformazione limite isoentropica.
Il rendimento politropico risultando indipendente dal rapporto di
compressione (espansione), e quindi dall’estensione della trasformazione, è
tale da indicare il grado di perfezione raggiunto dalla macchina nella
realizzazione del processo: esso è tanto più basso quanto più l’esponente
della politropica è maggiore (minore) del valore k dell’isoentropica;
si utilizza quando si devono confrontare le prestazioni di impianti al
variare delle condizioni di progetto e/o di funzionamento.

is ,c pol ,c is ,e   pol ,e


IL CICLO DI CARNOT
Il ciclo si compone di due
T
Qf isoentropiche di compressione
2 3 ed espansione e di due isoterme
T2
di adduzione e sottrazione di
calore.Il calori fornito e ceduto
risultano:
Qf T2  s
T1
1 4 Qc T1  s
Qc
Per il I° principio applicato al ciclo
risulta che:
s s Lu  Qf  Qc

risultato utile L Qf  Qc T
  u   1  1  Carnot
spesa energetica Qf Qf T2
IL CICLO DI CARNOT
Il ciclo di Carnot consente di affermare che in un processo termodinamico
chiuso il lavoro utile è ottenuto attraverso lo scambio di calore con almeno
due sorgenti termiche.
T1
La frazione 1  misura la quantità di calore fornito che è stata
T2
trasformata in lavoro. Tale grandezza è tanto più grande quanto maggiore
è T2 e quanto minore è T1. A parità di calore assegnato per un ciclo, la
frazione di calore convertita in calore è tanto maggiore quanto maggiore è
la temperatura cui esso è disponibile.
I cicli termodinamici reali si scostano dal ciclo di Carnot a causa di tre
effetti termodinamici:
 Effetto Carnot
 Effetto di molteplicità delle sorgenti
 Effetto Clausius
L’EFFETTO CARNOT

Qf*  F 23E Qc*  F 14E


Qf  FABCE Qc  FADCE

Qf*  Qf Qc*  Qc

Qc Qc*
 1  1  *  Carnot
Qf Qf

Fissate due temperature estreme Tmax e Tmin il ciclo di


massimo rendimento evolvente tra tali temperature è quello
di Carnot. Ciò significa che un qualsiasi ciclo termodinamico
ha rendimento inferiore a quello del ciclo di Carnot evolvente
tra le medesime temperature estreme (effetto Carnot).
SUDDIVISIONE DEL CICLO IN CICLI PARZIALI
T

L

B’
Qf
A’

II
III L  LI  LII  LIII
I
Qf  QfI  QfII  QfIII
B
LI LII LIII
A I  II  III 
QfI QfII QfIII
s Li  i Qfi

I QfI  II QfII  III QfIII i Qfi


 
QfI  QfII  QfII Qfi

Il rendimento del ciclo è la media pesata dei rendimenti dei cicli


parziali, essendo pesi i calori assorbiti dal fluido nel corso degli
stessi.
L’EFFETTO DI MOLTEPLICITÀ DELLE SORGENTI (CICLI IDEALI)

AB Curva di adduzione del calore


T
BA Curva di sottrazione del calore
T’max

T’
dQf
T’ temperatura di adduzione 
T '
min ,T '
max A ,B 
T’’max B T’’ temperatura di sottrazione 
T ''
min ,T ''
max B ,A
T’min A B B B
 T ''  T ''
T’’
 Carnot dQf A 1  T ' dQf T '
T’’min  A B
 B
 1 B A

A dQf A dQf A dQf


s

T '' A dQf Tm''


 T’m, T’’m   1  m'  1 '
Tm B
Tm
A dQf
L’EFFETTO DI MOLTEPLICITÀ DELLE SORGENTI (CICLI IDEALI)

Risulta inoltre, poiché T’m<T’max e T’’m>T’’min:

T '
T ''
 ''
 '  m'  1  ''  m''  1   ' 1
Tmax Tmin 

I rapporti ’ e ’’ differiscono tanto più dall’unità quanto più


estese sono le gamme di temperatura delle sorgenti superiori e
inferiori.

 '' Tmin
''
Tmin
''
Tmin
''
  1  ' '  1   '  Carnot  1  '
 Tmax Tmax Tmax

Le temperature T’m e T’’m sono le temperature medie di adduzione


e sottrazione del calore. Il rendimento di qualsiasi ciclo
termodinamico può allora essere calcolato come il rendimento del
ciclo di Carnot evolvente tra queste temperature.
L’EFFETTO CLAUSIUS
T Variazione di entropia dovuta a
QI SAB,I S  SA  SB scambi di calore e sorgenti
I
B entropiche

A I e II sono i contributi al S dei soli scambi


II
QII termici.
SAB,II
Il rendimento risulta:
IITms T
  1  1   ms
SA SB S ITma Tma
Il rapporto II/ I è sempre maggiore di 1 nei processi reali, essendo al
limite uguale all’unità nei processi reversibili.
Il parametro  riduce ulteriormente il rendimento termodinamico del
processo. Tenendo conto dell’effetto Carnot, di molteplicità delle sorgenti,
e Clausius:
T T T
  1   ms  1   min  Carnot  1  min
Tma Tmax Tmax
I cicli termodinamici
Il ciclo termodinamico di una macchina è una catena chiusa di
trasformazioni che il fluido periodicamente segue evolvendo nella
macchina stessa. Le trasformazioni rappresentabili nei piani
termodinamici sono evidentemente solo quelle reversibili.
Il ciclo ideale è quel ciclo che prevede il fluido ideale (cioè a
comportamento “perfetto”) e la macchina (o le macchine)perfetta.
Il ciclo limite è quel ciclo che prevede il fluido reale (a meno della
viscosità) e la macchina ideale. Il ciclo limite rappresenta quindi
l’obiettivo a cui si tende, essendo la macchina comunque
“perfettibile”, mentre è impossibile intervenire sul fluido.
Nel ciclo reale la macchina è reale e il fluido ha comportamento reale.
RENDIMENTO DI UN IMPIANTO MOTORE

Per gli impianti motori termici che utilizzano come energia


primaria l’energia chimica del combustibile, si definisce
rendimento globale d’impianto il rapporto tra la potenza meccanica
utile ricavata sull’albero e la potenza termica corrispondente al
combustibile consumato:
Pma
g 
mc LHV
Il rendimento globale può essere scomposto in quattro
rendimenti parziali, che caratterizzano i processi attraverso cui
l’energia primaria è convertita in energia meccanica utile.

b l i m
ENERGIA ENERGIA LAVORO LAVORO LAVORO
CHIMICA TERMICA LIMITE REALE MECCANICO
UTILE
 rendimento di combustione
Qf
b 
mc LHV
 rendimento limite (del ciclo termodinamico limite di riferimento)
Pl
l 
Qf

rendimento interno (tiene conto della “realtà” dei componenti).


Rappresenta un indice del grado di perfezione dell’impianto.
Pr
i 
Pl

rendimento meccanico
Pma
i 
Pr

Qf Pl Pr Pma Pma
 g  b  l  i  m  
mc LHV Qf Pl Pr mc LHV
IL I° PRINCIPIO DELLA TERMODINAMICA PER SISTEMI APERTI

2
dE
 Q  L  eVc  1E A1 n1  2E A2 n2
1 dt
 v2 p
E    u  g z    v
 2 

dE  v12 p1 
 Q  L  1  A1 v1  u1  g  z1    
 
dt  2 1 
Z1
Z2
 v 22 p2 
  2  A2 v 2  u 2  g  z 2   
 2 2 
Z=0

dE  v 2
  v 2

1  A1 v1   2  A2 v 2  m  Q  L  m1   h1  g  z1    m 2   h2  g  z 2  
  1 2
dt  2  2
0

In termini di energia specifica, per z 1z2 e per v1 v2 :

h1  q  h2  l h  q  l
IL I° PRINCIPIO PER S.A. APPLICATO ALLE
TRASFORMAZIONI
h  q  l
 adiabatica q 0 l  h  h1  h2
 isobara l 0 q  h
 politropica q 0 l 0 h  q  l

Inoltre, essendo il calore specifico a pressione costante


(proprietà termostatica del sistema) definito come:

dq dh dh  c pdT
2

cp   h   c pdT  c p (T2 T1 )


dT p dT p 1

Le variazioni di entalpia possono essere calcolate (qualunque


sia la trasformazione) come cp T poiché h è funzione di
stato.