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I meccanismi di difesa e la loro

valutazione
La ricerca empirica negli ultimi decenni ha affrontato l’area delle
difese psichiche, cercando di fornire approfondimenti e riscontri
alle molteplici osservazioni cliniche e teoriche prodotte negli anni
precedenti
Tale interesse è giustificato dal fatto che i meccanismi di difesa
rappresentano un concetto ormai centrale in diversi settori della
psicologia e di altre discipline che studiano il funzionamento
mentale e da tempo sono usciti dall’alveo freudiano per divenire
uno dei dati incontrovertibili dell’osservazione clinica
Nella valutazione dei meccanismi di difesa diventa allora
fondamentale una definizione chiara e il più possibile univoca del
concetto, nonché una individuazione “condivisa” delle tipologie di
difese
Il termine difesa è di per sé un termine infelice per varie ragioni

“Quelle che negli adulti maturi finiamo col chiamare difese si


strutturano come modi globali, inevitabili, sani e del tutto adattivi
di percepire il mondo”
Mc Williams (1994)

Questo deriva anche dal fatto che quando Freud introduce il termine
osserva l’attività di questi processi nella loro funzione difensiva: le
persone emotivamente disturbate, in gran parte isteriche, facevano di
tutto per evitare di rivivere quello che temevano sarebbe stato un
dolore insopportabile…
E lo facevano pagando un prezzo molto elevato sul piano del
funzionamento globale
Al suo nascere il termine difesa dunque si colora di un immeritata
connotazione negativa

In realtà non è affatto vero che quando opera una difesa sia in atto
qualcosa di patologico.
Queste hanno infatti anche molte funzioni positive: si manifestano
come adattamenti sani e creativi e continuano ad operare in senso
adattivo per tutta la vita
Quando agiscono per difendere il sé da una minaccia, sono
riconoscibili come “difese”, definizione che in questa circostanza
appare calzante
La persona che si comporta in modo difensivo generalmente cerca,
inconsciamente, di ottenere i seguenti obiettivi:
1. Evitare o comunque gestire qualche sentimento intenso e
minaccioso, di solito l’angoscia, a volte un dolore
insopportabile e altre esperienze emotive disorganizzanti
2. Mantenere l’autostima

Differenti teorie hanno messo in evidenza ora l’uno ora l’altro


aspetto:
Psicologia dell’Io: gestione dell’angoscia
Teoria delle relazioni oggettuali: agiscono contro il dolore
Psicologi del Sé: sforzo di mantenere un senso di sé forte,
coerente e positivamente valutato
Possiamo riassumere i criteri per la definizione di
meccanismo di difesa (Cramer, 1998)

(a) Inconscio
Il meccanismo di difesa é un'operazione mentale o cognitiva che
funziona fuori dalla consapevolezza.
(b) Attivato da una 'minaccia psichica' (psychic threat)
Opera per mantenere pensieri, impulsi e desideri inaccettabili fuori
dalla consapevolezza. Inoltre protegge l'autostima e, in casi
estremi, l'integrazione del sé.
(c) Gestione degli affetti
Protegge la persona dallo sperimentare 'ansia' eccessiva. L'affetto
spiacevole è evitato e ridotto.
(d) Stabilità
E' parte del funzionamento normale della personalità, è durevole e
stabile anche se attivato da situazioni stimolo; in altri termini
ognuno ha una costellazione stabile che però si attiva solo in
alcune situazioni. Le difese inoltre possono cambiare nel
tempo (aspetti evolutivi, difese primitive e di ordine superiore)
La “scelta” delle difese dipende dall’interazione di almeno quattro
fattori:
1. Il temperamento costituzionale
2. La natura dei disagi subiti durante la prima infanzia
3. Le difese presentate, e a volte deliberatamente insegnate, dai
genitori o da altre figure significative
4. Le conseguenze sperimentate dall’uso di particolari difese
(“rinforzo”)
(e) Adattamento
Quando l'uso di uno o più meccanismi di difesa è eccessivo può
contribuire a manifestazioni psicopatologiche.
(f) Identificabilità (distinctiveness )
Ogni difesa è distinguibile dalle altre
La ricerca empirica e la valutazione dei meccanismi di difesa
pongono una serie di problemi sia teorici che metodologici
Definizione:
• i meccanismi di difesa sono per definizione inconsci; i ricercatori
devono pertanto proporre strumenti di valutazione in grado di
rilevare operazioni non consapevoli, di elicitare nel soggetto
risposte di cui non 'si renda conto' o che vi sia quantomeno una
consapevolezza relativa (Perry,1993)

Il comportamento può essere considerato un derivato ‘inconscio’ o


motivazionale al di fuori della consapevolezza del soggetto
• mancano definizioni consensuali precise e universalmente
accettate: le stesse difese possono essere definite e descritte
operativamente in modo differente o essere attribuite a livelli
evolutivi differenti (es. razionalizzazione)
Classificazione:
• Esistono diversi ‘elenchi’ di difese, nonostante si proceda verso una
progressiva standardizzazione degli elenchi
• Ogni diversa tassonomia ha alla base un diverso modello evolutivo e
psicopatologico
• Ogni gruppo di ricerca utilizza una sua classificazione, utilizzando un
nome diverso per esprimere concetti molto simili

Appare quindi centrale la questione di definire e catalogare i


meccanismi di difesa in formulazioni base ben riconoscibili e
distinguibili: a questi assetti devono riferirsi gli strumenti di
ricerca
Modalità di raccolta dei dati:
• Ricerche diverse utilizzano strumenti differenti, rendendo i risultati
difficilmente confrontabili
• Problema della "desiderabilità sociale" e della "desiderabilità
individuale" (o “personale”). Sono stati individuati due temi
prevalenti, che possono essere concettualizzati come “stili prevalenti
di risposta”:
1. stile alfa -‘egoistico’ e ‘narcisistico’- (esibizionismo,
individualismo, grandiosità, indipendenza) che produrrà bias sul
versante della esagerazione delle qualità positive
2. stile gamma -di evitamento dei possibili giudizi negativi-
(dipendenza, desiderio di approvazione, moralismo) che produrrà
bias appunto sulle aree passibili di un giudizio moralistico
Gli strumenti impiegati possono essere classificati in:

Auto-somministrati:
• Norma Haan e la Coping and Defending Scale (CDS)
• Defense Mechanism Inventory (DMI)
• Il Life Style Index (LSI)
• Il Defense Style Questionnaire (DSQ)
• Il Response Evaluation Measure (REM-71)
• Il COPE
• Il Defense Mechanism Profile (DMP)
 Basati su materiale clinico:
• Ego Profile Scale
• Il modello di George Vaillant
• La Bellak Ego Function Assessment (EFA)
• L’approccio clinico di Hauser e Jacobson
• Clinical Assessment of Defense Mechanisms (CADM)
• Inventory of Defense-Related Behaviors (IDBR)
• Il Defense-Q
• I lavori di Perry e la Defense Mechanism Rating Scale (DMRS)
 I test proiettivi
• Il Test di Rorschach
• Il Test di Blacky e la Defense Preference Inquiry (DPI)
• Tematic Apperception Test (T.A.T.)
DMRS

Defense Mechanism Rating Scale


(J.C. Perry)
Nasce negli anni ’80 all’interno di una corrente di pensiero che
sottolinea l’inadeguatezza della diagnosi descrittiva classica a fini
prognostici e terapeutici e promuove una diagnosi strutturale, nel
tentativo di trovare un punto di unione tra il sapere psichiatrico e
quello pdicodinamico di derivazione psicoanalitica.

Difficoltà nello studio delle difese:


• Meccanismi inconsci: non possono essere direttamente visualizzati
e studiati, ma solo dedotti dal comportamento, ideazione e relazioni
interpersonali instaurate

•Difficile distinguere tra processo inconscio e sua espressione


comportamentale e/o sintomatica
• Definizioni discordanti delle medesime difese e vasto numero di
difese riportato in letteratura
Definizione:
“Meccanismo che media tra i desideri, le necessità, gli affetti e gli
impulsi del soggetto da un lato, e le proibizioni interiorizzate e la
realtà esterna dall’altro”
(Perry, Cooper, 1986)

Il concetto di difesa viene esaminato dal punto di vista del conflitto


psichico freudiano
Al punto di vista puramente intrapsichico viene affiancato anche
quello interpsichico: alcuni meccanismi difensivi agiscono
prevalentemente sull’ambiente e/o sugli altri:
• inducendoli a porsi come sostegno dell’Io per affrontare i bisogni
• connotandosi più come modalità di relazionarsi che come veri e
propri processi intrapischici
La DMRS è uno strumento:
• Curato, puntuale e rigoroso sul piano concettuale
e metodologico
• Che aiuta a ridurre al minimo la soggettività delle
valutazioni e aumenta il più possibile la loro
attendibilità
• Che si basa sui trascritti del materiale clinico
(colloqui diagnostici, sedute di psicoterapia…)
La DMRS prende in esame 27 meccanismi di difesa,
selezionati sul riscontro in letteratura di singole definizioni
teoriche chiare e di una dimostrata attendibilità (Perry,
Cooper, 1989).
Ogni difesa è corredata da:
• una definizione teorica
• una descrizione della sua funzione dinamica
• un'accurata diagnosi differenziale con le difese più vicine
• una scala di valutazione a tre punti (comprensiva di
esempi e regole che ne facilitano l'uso) che accerti
l'assenza, l'uso probabile o l'uso certo (ultimi due anni)
della difesa sia durante l'intervista che abitualmente nella
vita del paziente
Prevede tre diverse possibilità di valutazione:
1. Valutazione qualitativa: presenza/assenza della difesa (0,1,2)
2. Valutazione quantitativa: frequenza con la quale una data difesa è
o non è stata utilizzata
3. Valutazione del livello di maturità: i singoli processi difensivi sono
articolati in una progressione gerarchica che prevede 7 diversi livelli
di maturità/adattamento in base all'adattività globale di ciascuno di
essi.
Le difese poste ai livelli più bassi sono poco adattive, utili solo in
scarse occasioni, ed hanno la funzione di evitare che il soggetto
diventi cosciente di conflitti o fattori stressanti per lui insopportabili.
Limitano pertanto sia la consapevolezza che la libertà di scelta, oltre
che la flessibilità necessaria ad ottenere soluzioni il più possibile
adeguate ai fini dell'adattamento (Perry, 1990a).
Le aree di impiego della DMRS sono almeno due:
1. Didattica: il manuale DMRS è utile sia per l'insegnamento teorico
delle difese sia per il training pratico (per esempio colloquio clinico),
dove è necessario affinare la capacità di cogliere l'operare di difese.
2. Ricerca:
a. Ambito diagnostico:
- formulazione di una diagnosi strutturale (valutazione qualitativa);
-valutazione delle ipotesi sui fattori psicodinamici sottesi ai diversi
sintomi (valutazione di tipo qualitativo);
-studi di correlazione tra patologia e difese così da facilitare eventuali
diagnosi differenziali. (Per es. borderline: soprattutto difese d'azione
e difese con rilevante distorsione dell'immagine; antisociali: difese di
acting, utilizzano soprattutto difese di negazione e difese
narcisistiche (Perry, Cooper, 1986). Punteggio gruppo difensivo.
b. Ambito psicoterapeutico:
- la presenza/assenza di una determinata difesa può essere utilizzata
a scopo predittivo riguardo al decorso di una psicoterapia;
- per valutare i cambiamenti dell'assetto difensivo del paziente che
si possono realizzare nel corso del trattamento (in questo caso viene
usata la valutazione di tipo quantitativo);
- per fornire indicazioni utili al trattamento.
Livello difensivo Definizione generale Meccanismi di difesa
0 Livello caratterizzato dal fallimento della • Diniego Psicotico
CATTIVA O
MANCATA
regolazione difensiva nel contenere le reazioni • Distorsione Psicotica
REGOLAZIONE dell’individuo agli agenti stressanti fino a una • Proiezione Delirante
DIFENSIVA significativa rottura con la realtà comunemente
condivisa.

1 Livello caratterizzato da un funzionamento • Acting Out


ACTING
difensivo che affronta le fonti di stress interne o • Aggressione passiva
esterne per mezzo dell’azione o del ritiro. Le • Help-Rejecting
azioni vengono intraprese senza considerazione Complaining
per le conseguenze. (Lamentarsi ma rifiutare
l’aiuto offerto)
• Ritiro nell’apatia

2 Livello caratterizzato da grossolana distorsione e • Identificazione


DISTORSIONE
MAGGIORE
attribuzione evidentemente errata dell’immagine proiettiva
DELL’IMMAGINE di sé o degli altri per mantenere un senso • Scissione dell’immagine
(Difese coerente del Sé ed evitare la frammentazione. del sé o degli altri
BORDERLINE)
3 Livello caratterizzato dall’esclusione • Diniego/Negazione
DINIEGO dalla coscienza di agenti stressanti, • Proiezione
impulsi, idee, affetti o responsabilità • Razionalizzazione
spiacevoli o inaccettabili, con o senza (Sebbene non sia una difesa di
erronea attribuzione di essi a cause diniego, questo livello
esterne. comprende anche la
• Fantasia schizoide)

4 Livello caratterizzato da distorsioni • Idealizzazione


DISTORSIONE dell’immagine di sé, del proprio corpo o • Onnipotenza
MINORE degli altri finalizzate alla regolazione • Svalutazione
DELL’IMMAGINE dell’autostima. Le distorsioni non sono
(Difese complete e diffuse come nel livello
NARCISISTICHE) borderline.
5 Livello di funzionamento difensivo che esclude i • Rimozione
INIBIZIONE conflitti e gli eventi stressanti dalla consapevolezza. • Dissociazione
MENTALE L’espressione sintomatica può essere o non essere • Formazione reattiva
(Altre difese mantenuta. L’affetto/impulso originario o il suo oggetto • Spostamento
NEVROTICHE) possono essere cambiati o alterati.
I livelli di inibizione mentale 6 e 5 sono caratterizzati
da un funzionamento difensivo che esclude
potenzialmente dalla coscienza idee, sentimenti,
ricordi, desideri o paure che rappresentano una
minaccia per l’equilibrio psichico.
6 Livello di funzionamento difensivo che lascia intatta • Annullamento
INIBIZIONE l’idea e incide sull’affetto ad essa associato. L’affetto retroattivo
MENTALE viene neutralizzato o minimizzato senza distorsione • Intellettualizzazione
(Difese della realtà esterna. • Isolamento affettivo
OSSESSIVE)
7 Livello di funzionamento difensivo che consente • Affiliazione
DIFESE capacità di adattamento ottimali nella gestione degli • Altruismo
MATURE agenti stressanti. Queste difese generalmente • Anticipazione
accentuano la gratificazione e permettono la • Autoaffermazione
consapevolezza dei sentimenti, delle idee e delle loro • Autosservazione
conseguenze. Inoltre promuovono un ottimo equilibrio • Repressione
tra i motivi di conflitto. • Sublimazione
• Umorismo (Humor)
Identificazione delle difese

Il processo di identificazione dei meccanismi di difesa messi in atto dai


soggetti durante le interviste può essere suddiviso in due fasi.
Prima:
Si nota un passaggio insolito all’interno dell’intervista, si stabilisce la
presenza di una difesa e se ne identifica il punto d’inizio e la fine.
Seconda:
Analisi differenziale delle possibili difese implicate in questo tratto del
colloquio. La scelta finale di quali meccanismi individuare dovrebbe
essere basata sul riconoscimento della funzione che tali attività difensive
hanno per il soggetto: si dovrebbe infatti scegliere la difesa che meglio si
adatta proprio a tale funzione
I. Riconoscimento di una difesa all’interno
dell’intervista / testo
Una difesa rappresenta un’irregolarità, un evento inatteso rispetto al
procedere del discorso del soggetto.
Tali anomalie possono riguardare, pur non limitandosi ad esse,
alcune delle seguenti aree del linguaggio, dell’affettività, del
comportamento e della cognitività:
• Presenza di un affetto inaspettato.
• Cambiamenti improvvisi del tono della voce.
• Presenza di un affetto non sintono alle idee espresse nella trascrizione.
• Assenza di un affetto, quando ci si aspetterebbe il contrario.
• Espressione di un affetto, ma incapacità a parlarne in modo diretto e
accurato.
• Palese difficoltà nella prosodia e nella fluidità dell’eloquio.
• Espressione di un’idea che con ogni probabilità appare falsa.
• Contraddittorietà tra due o più idee.
• Affermazioni inaspettate sull’intervistatore.
• Espressioni o comportamenti inattesi, rumorosi o incontrollati.
• Cambiamento improvviso dell’argomento di cui si sta parlando.
• Eloquio che sembra eludere l’argomento principale.
• Eloquio che affronta un tema con eccessiva emotività.
• Vissuto di profonda offesa che appare per lo più ingiustificato.
• Descrizioni di sé e degli altri che appaiono distorte, irrealistiche o
eccessivamente buone o cattive.
1. Anomalie difensive
Una volta individuate le anomalie bisogna chiedersi se queste
abbiamo una funzione difensiva o se invece non rappresentino
incongruenze nel modo di esprimersi del soggetto
In secondo luogo bisogna cercare di stabilire dove inizia la difesa
e dove essa ha termine.

2. Inizio della valutazione


Bisogna familiarizzare con lo stile del soggetto e leggere la
trascrizione fino a che non si noti la presenza di numerose difese
II. Fare una lista differenziata delle
possibili difese e scegliere la più
appropriata
1. In questa seconda fase, l’osservatore fa un’analisi delle funzioni dei
meccanismi di difesa in atto nella parte della trascrizione evidenziata.
Alcune funzioni possono includere le seguenti possibilità:
• Trasformare un desiderio che implica conflitti interni e stress in qualcosa di
più maneggevole.
• Aiutare gli altri come modo di aiutare se stessi a gestire fattori di stress e
conflitti interni.
• Soddisfare un bisogno nel modo più immediato possibile nonostante la
presenza di fonti ansiogene e conflitti associati ad esso.
• Evitare di occuparsi di un fattore di stress aspettando un momento più
opportuno.
• Non occuparsi del problema reale ma spostare la propria attenzione su di
un oggetto diverso e meno conflittuale.
• Proteggere se stessi dal provare senso di colpa in seguito ad un giudizio.
• Proteggere se stessi dal provare senso di colpa a causa di un sentimento
o di un impulso inaccettabili.
• Minimizzare gli affetti riferiti a qualcosa, pur conservando la capacità di
discutere dei fatti ad essi associati.
• Esprimere affetti ed idee senza riconoscerli come propri.
• Sopravvalutarsi in modo arbitrario senza basarsi su aspetti concreti che
supportino tale elevata autostima.
• Evitare di prendere in considerazione potenziali rischi o minacce.
• Negare l’esistenza di un problema.
• Mentire a se stessi riguardo a qualcosa che provocherebbe senso di colpa
e vergogna.
• Presenza di desideri o fantasie che però si preferisce non riconoscere
come propri.
• Indurre atteggiamenti malevoli negli altri per poter giustificare a se
stesso sentimenti di rabbia nei loro confronti.
• Considerare gli altri o come completamente buoni o come
completamente cattivi per evitare l’ansia connessa ad un loro
imprevedibile cambiamento, ansia che si proverebbe nel caso
dell’emergere di sentimenti ambivalenti nei loro confronti.
• Scaricare un impulso o un sentimento in modo immediato e senza alcuna
inibizione.
• Esprimere ostilità verso gli altri dando l’impressione apparente di
collaborare.
• Esprimere aggressività verso gli altri mentre si chiede loro aiuto,
comprensione ed accudimento.
2. Dopo aver identificato le funzioni difensive più plausibili,
sviluppare una lista differenziata delle difese diventa più semplice.
Il manuale DMRS contempla una sezione per ogni meccanismo
difensivo in cui si esplicitano i criteri per differenziare difese simili
e con sovrapposizione di funzione. Successivamente, l’osservatore
dovrebbe considerare ogni possibile scelta, valutando quale
funzione si adatti meglio al caso specifico
Esempio: Intellettualizzazione
Definizione
L'individuo affronta conflitti emotivi e fonti di stress interne o
esterne attraverso l'uso eccessivo del pensiero astratto per evitare di
provare sentimenti che lo disturbano.
Funzione
L'intellettualizzazione è una difesa, contro gli affetti o gli impulsi, nella
quale l'idea rappresentante l'affetto o l'impulso è mantenuta conscia ed
espressa sotto forma di una generalizzazione, si separa e distanzia così il
soggetto dall'affetto o impulso. Sono pertanto persi gli aspetti sia
esperienziali delle emozioni che l'urgenza degli impulsi. Gli elementi
cognitivi restano consci, anche se in modo generalizzato o impersonale.
Di solito il soggetto si riferisce alla propria esperienza in termini generali
o in seconda o terza persona.
Non è necessario essere vivaci o intelligenti per usare
l'intellettualizzazione. E`semplicemente una strategia cognitiva per
minimizzare l'importanza soggettiva di problemi della propria vita
affettiva. Come altre difese, può essere talvolta osservata in persone con
insufficienza mentale o sindromi cerebrali organiche.
Diagnosi differenziale
L'isolamento si trova più spesso in individui che usano
l'intellettualizzazione che da solo, complicando perciò la possibilità
di differenziare le due difese. Entrambe le difese allontanano il
soggetto dalle proprie emozioni. L'isolamento realizza ciò
direttamente, distaccando e segmentando le emozioni e rendendo
muta l'esperienza diretta di esse, non compromette però la capacità
del soggetto di descrivere i dettagli concreti della propria esperienza.
L'intellettualizzazione realizza ció indirettamente: il soggetto
innanzitutto traduce la propria esperienza in generalizzazioni (ad
esempio generalizzazioni astratte, narrazioni in terza persona) e poi
tramite ciò si allontana dall'esperienza immediata delle emozioni.
Razionalizzazione: è una difesa di negazione, che è cugina prima
dell'intellettualizzazione. L'intellettualizzazione non distorce i fatti di una
situazione o le motivazioni presenti in una esperienza, ma li pone a un
livello astratto e li priva degli aspetti emotivi. Al contrario la
razionalizzazione usa giustificazioni e ragioni che sembrano plausibili
per nascondere fatti e motivazioni che il soggetto desidera celare.
L'intellettualizzazione riduce la possibilità dell'ascoltatore di empatizzare
con l'esperienza del soggetto, mentre la razionalizzazione distoglie
l'ascoltatore dalla vera esperienza.
Proiezione: è frequentemente espressa con il ricorso ad affermazioni
generali e può essere confusa con l'intellettualizzazione. Comunque,
quando la proiezione si manifesta con affermazioni di carattere generale
(ad esempio "Oggi giorno tutti vogliono qualcosa per niente"), il tema è
sempre una motivazione, impulso, emozione o esperienza che il soggetto
non riconosce come propria. Nell'intellettualizzazione il soggetto non
disconosce la propria motivazione o esperienza e lascia intatti i fatti. La
generalizzazione serve ad annullare gli aspetti emotivi della propria
esperienza.
Metodo di valutazione
0: L'intellettualizzazione non compare nell'intervista.
1: Probabile uso di intellettualizzazione durante l'intervista:
a) Il soggetto risponde ad alcune ma non alla maggioranza delle domande
specifiche sulle emozioni personali o sulle reazioni agli eventi della vita con
affermazioni generali ed impersonali: le affermazioni su emozioni personali
sono in qualche modo evitate o soltanto accennate (ad esempio "Sono
contento? Beh, non penso che la felicità sia reale").
b) In due o tre casi il soggetto usa la terza persona quando risponde alle
domande dell'intervistatore (ad esempio "Bene, questo non rende
esattamente felice una persona..." oppure... "credo che la maggior parte
della gente farebbe le stesse cose in questo caso").
c) Il soggetto fa all'intervistatore una serie di domande più appropriate per
un dibattito che per un'intervista. Ad esempio "Potrebbe dirmi come
funziona il Tofranil sul mio sistema nervoso?" oppure "Pensa che la
maggior parte della gente sia ansiosa?"
2: Esempi certi di intellettualizzazione:
a) Il soggetto è difficile da intervistare perché risponde alla maggior
parte delle domande facendo considerazioni generali, evitando in
qualche modo di rispondere alle domande su emozioni e reazioni
personali.
b) In parecchi casi le risposte del soggetto assumono l'aspetto di una
prova matematica in cui l'attenzione a minuzie rende l'intervistatore
impaziente.
c) Il soggetto non può parlare delle proprie emozioni senza far
ricorso alla terza persona.
d) Il soggetto è difficile da intervistare perché fa molte domande
"scientifiche" all'intervistatore e sembra preferire un dibattito alla
situazione clinica in cui è lui ad essere intervistato.
e) Il soggetto descrive in modo meccanico la maggior parte dei
propri sentimenti poiché ne parla in termini generali. Ad esempio:
"La mia tristezza derivava senza dubbio delle aspettative esagerate
dei miei genitori e da altre esperienze vissute con loro durante la
crescita".
f) Nella maggior parte dei casi in cui il soggetto descrive qualche
esperienza fa ricorso ad astrazioni e a generalizzazioni o parla in
terza persona, piuttosto che discutere direttamente le proprie
emozioni.
III. Casi particolari nella valutazione dei
meccanismi di difesa

A. Sovrapposizione tra difese.


Nell’identificazione di una difesa, la scelta migliore potrebbe non
adattarsi perfettamente al testo, pur spiegando adeguatamente la
maggior parte di ciò che è espresso nella trascrizione (almeno il 70
%). Alcuni piccoli dettagli o una lieve distorsione del discorso
potrebbero non essere colti interamente dalla difesa identificata.
Quando tali elementi costituiscono una buona parte dei dati, bisogna
considerare l’eventualità che il soggetto stia usando una seconda
difesa sovrapposta alla prima. Questo non avviene frequentemente
(circa 5%, 10% delle difese). In questi casi, alcuni aspetti della
trascrizione possono essere comuni alle due difese, mentre altri sono
peculiari dell’una o dell’altra.
B. Incastro tra difese.
Talvolta, una difesa permane a lungo nel corso dell’intervista ed è
possibile riconoscere al suo interno un altro meccanismo difensivo
che si incastra con essa.
C. Materiale difensivo non ben definito.
In alcuni casi, il contenuto del testo può legittimamente far pensare
alla presenza di una qualche funzione difensiva ma non essere
sufficiente ad un’identificazione precisa del meccanismo implicato.
Ad esempio, può accadere che due o tre difese si adattino in ugual
misura al testo, ma che la scelta tra la migliore di esse sia resa
impossibile dalla mancanza di informazioni adeguate. In tali casi,
non viene siglata alcuna difesa.
D. Cornice temporale del manifestarsi di una difesa.
Durante un’intervista, il soggetto può inframmezzare il proprio
racconto con eventi presi dal passato, che si affiancano alle
interazioni attuali con l’intervistatore. In linea di principio, sarebbe
corretto considerare separatamente le difese utilizzate nel passato da
quelle in atto nella relazione in corso. In realtà si tratta di un
compito difficile da attuare concretamente, poiché spesso non vi
sono informazioni sufficienti a chiarire se:
• La difesa è stata usata o meno nel passato.
• La difesa è stata usata nel passato, ma è ancora in atto nel presente
o sarebbe nuovamente usata oggi di fronte al ripresentarsi dello
stesso evento.
• La difesa è usata nel presente, anche se compare nel contesto di un
riferimento al passato.
IV. Gerarchia delle Difese, Maturità Globale del
funzionamento Difensivo (ODF- Overall
Difensive Functioning ) e Valutazione
Quantitativa
Sulla base di una serie di studi ed anche di considerazioni teoriche, le
difese sono raggruppate in livelli difensivi articolati gerarchicamente,
dal meno al più adattivo.
Gerarchia di Adattamento della DMRS: Difese e Livelli Difensivi
7. Livello Altamente Adattivo (Difese Mature): affiliazione,
altruismo, anticipazione, humor, autoaffermazione, autosservazione,
sublimazione, repressione.
6. Difese Ossessive: intellettualizzazione, isolamento degli affetti,
annullamento retroattivo.
5. Altre Difese Nevrotiche: a) rimozione, dissociazione; b)
formazione reattiva, spostamento.
4. Livello di Distorsione Minore dell’Immagine (Difese
Narcisistiche): svalutazione, idealizzazione, onnipotenza.
3. Difese di Diniego: negazione, proiezione, razionalizzazione.
Sebbene la fantasia schizoide non sia una difesa di diniego, essa è
ugualmente inserita in questo livello.
2. Livello di Distorsione maggiore dell’Immagine (Difese
Borderline): scissione dell’immagine degli altri, scissione
dell’immagine di sé, identificazione proiettiva.
1. Difese di Acting: acting out, ipocondriasi, aggressione passiva.
Le difese infine possono essere organizzate su tre diversi livelli,
implicanti modi diversi di sintetizzare il funzionamento difensivo del
soggetto. Tutti e tre i livelli sono presenti sul foglio di notazione dei
meccanismi di difesa.
I.Punteggio delle Singole Difese.
Il numero di volte in cui ciascuna difesa è presente viene diviso per il
numero complessivo di tutte le difese usate; si ottiene così un valore
percentuale che è anche chiamato punteggio proporzionale. Questo
profilo difensivo serve a controbilanciare le possibili differenze nel
numero di difese usate da soggetti diversi o nel corso di interviste
successive (di solito, il numero varia da 30 a 50 difese in 50 minuti),
rendendo così diversi risultati confrontabili tra loro.
II.Punteggio dei Livelli difensivi.
I punteggi proporzionali di tutte le difese appartenenti allo stesso
livello sono sommati tra di loro, ottenendo il subtotale di quel
gruppo difensivo. Confrontare diversi soggetti secondo punteggi i di
livello è statisticamente più significativo, poiché sommare il numero
complessivo di tre o quattro difese produce misure più ampie, più
affidabili e maggiormente sensibili alle differenze tra gruppi diversi
di pazienti.
III.Punteggio Globale di Maturità delle Difese.
Tale valore sintetizza i punteggi totali di tutte le difese usate. Esso si
ottiene moltiplicando ogni difesa per un peso relativo alla sua
posizione nella scala gerarchica, e calcolando poi la media di tutte le
difese pesate. Il peso specifico di ogni difesa corrisponde al numero
del livello difensivo a cui essa appartiene (da 0 a 7). Il foglio di
notazione rende evidente la procedura di calcolo. La somma di tutte
le difese pesate, divisa per il totale dei meccanismi identificati dà il
punteggio globale della maturità difensiva. Nonostante tali punteggi
possano variare teoricamente tra 1 e 7, nella pratica clinica i valori
ottenuti vanno da un minimo di 3 a un massimo di 6. In campioni
clinici la deviazione standard è compresa tra i valori 0.4 e 0.5, anche
se essa potrebbe ampliarsi unendo i campioni clinici a quelli non
clinici.
Esempio

a) Somma totale delle difese = 41


b) Acting out = 7 7/41= 0,17= 17%
c) Difese di acting = 15 15/41 = 36%
d) Somma delle difese x il loro peso = 134
e) Punteggio globale di maturità delle difese: 134/41 =
3,27