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SANGUE E COAGULAZIONE

Fluidodinamica della
Circolazione

• Correlazione tra
– Pressione
– Flusso
– Resistenza
– Meccanismi di controllo della pressione
– Flusso attraverso i vasi
Pressione sanguigna

• Misura la forza esercitata dal


sangue sulle pareti
• Senza pressione non ci sarebbe
flusso
• Misurata ascoltando i rumori emessi
dal flusso turbolento nelle arterie,
come funzione del rilascio di una
costrizione
Flusso sanguigno

• Flusso sanguigno
– Quantità di sangue che percorre
un tratto di vaso in un
determinato tempo
– Direttamente proporzionale alle
differenze di pressione
– Inversamente proporzionale alla
resistenza
Legge di Poiseuille e Viscosità
• Legge di Poiseuille
– Flusso diminuisce quando la resistenza
aumenta
– La resistenza diminuisce all’aumentare
delle dimensioni dei vasi
• Viscosità
– Misura la resistenza del liquido a fluire
– Aumento della viscosità richiede aumento
di pressione per mantenere flusso costante
Flusso turbolento e laminare
• Flusso laminare
– Continuo, non turbolento
Parete del vaso – La porzione esterna si
Flusso
muove più lentamente
della centrale

• Flusso turbolento
Parete
del vaso
Costrizione
– Interrotto
Flusso
– Il flusso eccede la
velocità critica
– Flusso passa una
costrizione, una curva o
una superficie sconnessa
Controllo del flusso
• Controllo locale
– Nella maggior parte dei tessuti il flusso è
proporzionale alle richieste metaboliche
• Sistema Nervoso
– Responsabile dell’indirizzamento e del
mantenimento della pressione
• Controllo Ormonale
– Ormoni sono importanti regolatori del
flusso sanguigno
Controllo locale del flusso
Sfintere precapillare
Muscolo Liscio

Sfintere precapillare
Muscolo Liscio

• Flusso può aumentare 7-8 volte, in seguito a vasodilatazione


degli sfinteri delle meta-rteriole e dei pre-capillari come
risposta ad un aumento dell’attività metabolica
– Sostanze vasodilatatorie prodotte quando metabolismo aumenta
– Sfinteri precapillari si stringono e si rilassano in continuazione
Plasma
% in Peso (% in peso)
Albumine 58%
Proteine 7%
% in
Volume Globuline 38%
(5 litri)

Altri fluidi e tessuti Fibrinogeno 4%


92% Acqua
91%
Ioni
Plasma Nutrienti
Sangue 55% Prodotti di Rifiuto
8% Gas
Altri soluti 2%
Sostanze regolatrici
(ormoni)
Elementi Figurati
(x mm3)
Elementi
Figurati Piastrine
45% 250-400.000
Globuli Bianchi
5-20.000 Neutrofili 60-70%
Linfociti 20-25%
Monociti 3-8%
Globuli Rossi
4,2-6,2 milioni Eosinofili 2-4%
Basofili 0.5-1%
Sangue
• Connettivo specializzato
• Fluido viscoso, leggermente alcalino, pH 7.4
5-6 litri, 38°C, pH 7.2-7.4
• Colore rosso
• Circola all’interno del distretto vascolare
• Plasma
– Porzione liquida
• Globuli Rossi, Globuli Bianchi e Piastrine
– Porzione corpuscolata o figurata
FUNZIONI DEL
SANGUE
-Trasporto gas
-Trasporto sostanze
-Immunità
-Termoregolazione
-Emostasi
FUNZIONI DEL SANGUE

Funzione trofica Trasporta nutrienti e O2, rimuove i prodotti


di scarto

Funzione termoregolatrice

Funzione immunitaria Contiene cellule e molecole che


combattono gli agenti patogeni

Funzione comunicativa Contiene ormoni che mandano


messaggi

Funzione protettiva (formazione di coaguli in seguito a


danni)
Sangue

• Plasma –Sostanze
– 55% del volume trasportate dal
– Acqua sangue
– Elettroliti • Nutrienti
• Prodotti di
– Proteine rifiuto
plasmatiche
• Gas della
• Albumina respirazione
• Globuline • Ormoni
• Fibrinogeno
Proteine del Plasma
• Albumina
– Prodotta dal Fegato, mantiene pressione osmotica e trasporta
metaboliti insolubili
• Globuline
  e , prodotte dal Fegato, trasporto ioni metallici, proteine
che legano lipidi e vitamine liposolubili
 , prodotte da plasmacellule, anticorpi della difesa immunitaria
• Proteine della coagulazione
– Protrombina e fibrinogeno, prodotte dal Fegato
• Proteine del complemento
– C1-C9, prodotte dal Fegato, difesa microorganismi e risposta
infiammatoria
• Lipoproteine plasmatiche
– Chilomicromi, trigliceridi al fegato
– Lipoproteine a densità molto bassa (VLDL), trigliceridi dal fegato
alle cellule
– Lipoproteine a bassa densità (LDL), colesterolo dal fegato alle
cellule
Elementi Figurati
• Eritrociti (Globuli Rossi)
• 99% delle cellule
• Trasportano Ossigeno
• Leucociti (Globuli Bianchi)
– Proteggono dalle infezioni e insorgenza tumori
– Granulari
• Polimorfonucleati
• Neutrofili, basofili, eosinofili
– Agranulari
• Lnfociti e Monociti
• Piastrine
– Frammenti cellulari, coagulazione
EMATOCRITO (Hct)
indica la percentuale del volume sanguigno occupata
dagli eritrociti, escludendo le leucocitrine.
I Globuli Rossi (Eritrociti)
ERITROCITI
Forma di disco biconcavo
7-8 mm
4-6 milioni/mm3
Anucleati, nucleo perso
durante la maturazione
Trasporto ossigeno dai polmoni
Vita media 120g
ai tessuti ed anidride carbonica
Prodotti dal midollo osseo
dai tessuti ai polmoni
Distrutti dalla milza e dal
fegato

Contengono emoglobina e
anidrasi carbonica (trasporto
gas respiratori)
In superficie: 300 antigeni
variabili (es.gruppi AB0, Rh)
Eritrociti
Emoglobina
• Grossa proteina tetramerica, composta da 4 catene
legate covalentemente ad un gruppo Eme
• Trasportatore dei gas respiratori
– Ossiemoglobina, legata all’ossigeno
– Carbaminoemoglobina, legata alla CO2
– Trasporta anche ossido nitrico (NO)
• 4 tipi di globine, 
– Feto: HbF, 
– Adulto:
• HbA1,  96% del totale
• HbA2, , 2% del totale
• HbF, restante 2%
Eritrociti
Membrana cellulare
• Molto flessibile, resistente alle forze tangenziali
• Proteine 50% (prevalentemente integrali)
– Glicoforina A
– Canali ionici, potassio calcio-dipendenti e Na+-K+ ATP
– Trasportatori anioni, Banda 3 (ancoraggio anchirina)
– Banda 4.1 (ancoraggio glicoforine)
• Lipidi 40%
• Carboidrati 10%, superficie extracellulare, antigenici
(A e B), determinano gruppo sanguigno
• Rh (macacus rhesus) complesso gruppo di antigeni (C, D, E)
85% Rh+
Rimozione degli Eritrociti

• Vita media = 120 giorni


• Intero sistema circolatorio
almeno 100.000 volte
• Milza o fegato
• Eritrofago
– Una forma patologica di
neutrofilo
WBC. È la sigla per le parole inglesi White Blood Cells, cioè Globuli Bianchi
(GB). Indica il numero di GB per mL o L di sangue. I GB sono chiamati anche
leucociti. Una diminuzione del loro numero si definisce leucopenia, mentre il
termine leucocitosi indica un aumento dei GB.Le leucemie sono le malattie che
insorgono in seguito alla trasformazione tumorale dei globuli bianchi o, più
precisamente, dei loro precursori a livello midollare.
RBC. Sigla per le parole Red Blood Cells o Globuli Rossi (GR) in italiano. È il
numero di GR per mL o L di sangue. L'anemia è una diminuzione dei GR (ma
in alcune anemie, come le talassemie, il numero dei globuli rossi può essere
aumentato), mentre un loro aumento è indicato dal termine poliglobulia o
eritrocitosi. Un altro termine per GR è emazie. La produzione di eritrociti è
regolata dall'eritropoietina, ormone prodotto dal rene ben noto agli sportivi
che si dopano e lo utilizzano illegalmente.
Hb. Sigla per Hemoglobin o emoglobina in italiano. Esprime la quantità
(espressa in grammi) di Hb presente in un L di sangue. A volte si usa il
decilitro (dL) come unità di misura. Dire che il campione esaminato contiene
15 grammi di Hb per dL o 150 grammi per L è la stessa cosa.
Ht. Sigla per Hematocrit o ematocrito in italiano. Esprime la percentuale del
volume del sangue che è occupato dai GR. Un Ht del 45% o 0,45 indica che il
45% del volume totale del sangue è occupato dai GR; il restante 55% è
costituito dal plasma. Il valore dell'ematocrito segue di pari passo quello dei
GR, per cui esso è diminuito nelle anemie ed aumentato nelle poliglobulie.
MCV, Mean Corpuscular Volume, o Volume Corpuscolare Medio. Indica il
volume medio dei globuli rossi. I GR normali sono, per quanto riguarda il
volume, normocitici. Se il volume diminuisce, come nelle talassemie o
nell'anemia da carenza di ferro, i GR sono definiti microcitici; se aumenta (p.e.
nelle anemie da carenza di vitamina B12) si avrà una macrocitosi delle emazie.
MCH, Mean Corpuscolar Hemoglobin. Indica la quantità media di emoglobina
in ogni globulo rosso.
MCHC, Mean corpuscolar Hemoglobin Concentration o Concentrazione
Emoglobinica Corpuscolare Media. Indica la concentrazione media di
emoglobina all'interno del singolo globulo rosso.
RDW , Red cells Dispersion Width, indica l'ampiezza della distribuzione del
volume dei GR attorno al suo valore medio. In pratica è l'equivalente
dell'anisocitosi (ved. dopo). Se il valore è piccolo vuol dire che i Gr hanno un
volume abbastanza uniforme; se è più grande vuol dire che nel paziente vi
sono globuli rossi di dimensioni molto variabili, dai più piccoli ai molto grandi.
PLTS, Platelets o Piastrine. Indica il numero di piastrine presenti nel
campione esaminato. Piastrinopenia o trombocitopenia è la diminuzione delle
piastrine; piastrinosi o trombocitosi indica un loro aumento.
MPV, Mean platelet Volume o Volume Piastrinico Medio. Indica il volume
medio delle piastrine.
Reticolociti Sono così chiamati i G.R. più giovani, appena sfornati dal
midollo.
Eritrocita: i gruppi sanguigni
• Sul versante extracellulare degli eritrociti sono presenti
catene di carboidrati specifiche e ereditarie che funzionano
come antigeni
• Tali carboidrati determinano i gruppi sanguigni
I Gruppi Sanguigni

Fin dall'antichità vennero compiuti


molti studi sul sangue, anche
perché, quando si iniettava il
sangue di un individuo sano
ad un individuo malato, si avevano assai
spesso conseguenze mortali per
quest'ultimo.
I Gruppi Sanguigni

Solo nel 1901 un medico viennese scoprì


che sulla superficie dei globuli rossi
dell'uomo sono erano presenti
delle sostanze chiamate agglutinogeni
e che nel plasma ci sono degli anticorpi
chiamati agglutinine.
I Gruppi Sanguigni

Sulla base di queste scoperte, nella specie


umana vennero individuati tre gruppi
chiamati A, B, O (zero). Nel 1902 venne
scoperto un quarto gruppo che fu
chiamato gruppo AB.
Eritrocita: il fattore Rh

• Il gruppo o fattore Rh prende il nome dal fatto che è


stato isolato per la prima volta dalla scimmia
Macacus rhesus
• Questo gruppo comprende pù di una dozzina di
antigeni anche se alcuni sono rari
• I più comuni sono denominati C, D, E
• Circa l’85% della popolazione possiede uno di questi
antigeni e si definisce Rh+
Fattore Rh

• Quando una donna Rh- partorisce un bambino Rh+ il


passaggio del sangue del bambino nel circolo
materno induce la formazione di anticorpi anti Rh.
• Al parto successivo la mamma può formare anticorpi
anti Rh che potrebbero attaccare gli eritrociti fetali e
causare una eritroblastosi fetale che conduce alla
morte del neonato
• Il trattamento preventivo della madre con agglutinine
anti Rh risolve il problema poiché riduce
drasticamente gli eventuali anticorpi anti Rh.
FATTORE Rh (antigene D)

Gli anticorpi anti-D


compaiono solo dopo
una esposizione agli
antigeni D
FATTORE Rh (antigene D)

L'agglutinazione del sangue, detta anche emoagglutinazione, è un


fenomeno biologico fondato su un processo chimico-fisico per il
quale degli anticorpi specifici provocano la formazione di
agglomerati di antigene che precipitano.

Gli anticorpi possono essere presenti nel sangue e dunque causarne


l'agglutinazione nel caso di una trasfusione sbagliata o nel caso
dell'eritroblastosi fetale (madre con Rh negativo, feto Rh positivo).

Il Test di Coombs è un test di agglutinazione che serve a valutare


l'eventuale incompatibilità Rh tra madre e feto. Gli antigeni ai quali gli
anticorpi si legano non devono necessariamente essere presenti sugli
eritrociti, ma possono presentarsi su cellule batteriche o in forma
libera.
I Globuli Bianchi (Leucociti)
Leucociti
• Sono le cellule bianche del sangue
• 5.000-20.000/mm3
• Non svolgono funzioni nel circolo, ma lo usano
per spostarsi. A destinazione escono
attraverso endotelio dei vasi e vanno nel
connettivo dove funzionano
• Forma tonda nei vasi, mentre varie forme nel connettivo

• Funzione di difesa dell’organismo da sostanze


estranee (microorganismi), rimozione cellule
morte e residui cellulari
LEUCOCITI

Linea mieloide:
Granulociti
Monociti
Macrofagi

Linea linfoide:
Linfociti B
Linfociti T
Linfociti NK

Non confinati al sistema sanguifero


Leucociti
• Si possono classificare in:
– Granulociti, granuli specifici nel citoplasma
• Neutrofili, piccole cellule fagocitiche
• Basofili, rilascio istamina, aumento della risposta
infiammatoria
• Eosinofili, diminuzione della risposta infiammatoria

– Agranulociti o agranulari, non presentano


granuli citoplasmatici
• Linfociti, immunità
• Monociti, divengono Macrofagi
GRANULOCITI

I granuli sono lisosomi o pieni di


istamina
1) NEUTROFILI: Più abbondanti
(circa 70% dei leucociti).
Fagocitosi dei batteri. Nucleo
multilobato, granuli neutrofili
2) EOSINOFILI: Azione nelle
risposte allergiche e parassitosi.
Nucleo bilobato, granuli eosinofili
(rossi)
3) BASOFILI: Rari, simili ai
mastociti, rilasciano istamina.
Nucleo bilobato, granuli basofili
(blu)
Neutrofili
• Sono i leucociti più comuni, 60-70%
• Sono fagociti, distruggono i batteri che
invadono il connettivo
• Aspetto:
– Nucleo Multilobato, leucociti polimorfonucleati, 3-
5 lobi connessi da sottili tratti di cromatina,
aumentano con l’età
• Cromosoma X inattivo, cromatina condensata a forma di
“bacchetta di tamburo” (drumstick) o corpo di Barr
– Diametro 9-12 µm
– Granuli citoplasmatici
Neutrofili
• Funzione
– Cellule molto mobili, primi ad arrivare sul
luogo di un infezione
– Rispondono a fattori chemiotattici
• Rilasciati da tessuti danneggiati
– Lasciano il circolo
– Aderiscono alle selectine delle endoteliali delle venule,
che vengono indotte (IL-1 e TNF) a produrre ICAM-1
a cui si legano le integrine dei neutrofili
– Smettono di migrare e si preparano ad entrare nel
connettivo
– Producono e rilasciano leucotrieni innescando
il processo infiammatorio
Fagocitosi di un
batterio
Eosinofili
• 2-4% di tutti i globuli bianchi
• Aspetto:
– Forma tonda nel circolo, 10-15 µm Ø
– Variabile nel connettivo
– Nucleo bilobato a forma di occhiale
• Granulazione:
– Granuli specifici
• 1-1.5x1 µm, "rosso-arancio”
• Parte interna, cristallina, elettrondensa
– Proteina basica maggiore, proteina cationica eosinofila e
neurotossina
• Parte esterna, meno elettrondensa
– Fosfolipasi, Fosfatasi acida, ribonucleasi, catepsine, perossidasi
– Granuli azzurrofili
• Aspecifici, lisosomi
Eosinofili
• Funzione:
– Cellule fagocitiche con affinità per i parassiti
– Contribuiscono ad eliminare i complessi
antigene-anticorpo
– Legame istamina, leucotrieni e fattore chemiotattico
eosinofilo (dai mastociti, neutrofili e basofili) ai recettori
degli eosinofili favorisce migrazione ai siti dove reazione
allergica, infiammatoria e parassiti presenti
– Rilascio proteina basica maggiore o cationica eosinofila,
causano buchi nella parete e morte del parassita. Rilascio
sostanze che inattivano iniziatori della risposta
infiammatoria (istamina e lucotriene C) e fagocitano
complessi antigene-anticorpo. Complessi internalizzati
vengono degradati dagli endosomi
Basofili
– Sono i leucociti meno comuni, meno dell 1% di tutti i
globuli bianchi
• Aspetto:
– 8-10 µm di Ø
– Nucleo ad S, spesso mascherato dalla presenza di
numerosi granuli citoplasmatici
• Granulazione:
– Granuli specifici
• Blu scuro. Si dispongono alla periferia del citoplasma dando
origine al “perimetro rugoso”.
• Eparina,istamina, perossidasi, fattore chemiotattico
eosinofilo e neutrofilo
– Granuli azzurrofili
• Aspecifici
• Lisosomi
Basofili
• Funzione:
– Reazioni di ipersensitività immediata (allergie), iniziatori della
risposta infiammatoria
– Recettori di membrana per le IgE presenti sui basofili ed i
mastociti, “attivati” dal legame con IgE prodotte da
plasmacellule. Secondo incontro con antigene induce la risposta
vera e propria
• Legame antigene alle IgE, induce rilascio dai Granuli
Specifici
– Fosfolipasi agisce su membrane e forma Acido Arachidonico,
metabolizzato a Leucotrieni (sostanze di reazione lenta
anafilattica)
– Istamina provoca vasodilatazione, contrazione muscolatura
liscia del respiratorio e alterata permeabilità vasi sanguigni
– Leucotrieni, effetto simile ad istamina ma più lento e
duraturo. Attivano leucociti e ne inducono la migrazione
Monociti
– Sono le cellule più grandi del sangue.
– 3-8% di tutti i globuli bianchi. Rimangono in
circolo solo pochi giorni, poi migrano nel
connettivo dove differenziano in Macrofagi
• Aspetto:
– 10-20 µm di Ø
– Nucleo grande, eccentrico, forma a ferro di
cavallo o fagiolo. Occupa circa 50% della cellula
– Citoplasma grigio-azzurro con granuli azzurrofili e
piccoli vacuoli
• Funzione:
Monociti
– Dopo aver lasciato il circolo si trasformano in
Macrofagi
– Sono fagociti molto efficienti, eliminano cellule morte
o danneggiate (eritrociti), antigeni e batteri
– Secernono citochine che attivano risposta
infiammatoria, la proliferazione e la maturazione di
altre cellule
– Cellule che presentano l’antigene fagocitano antigeni
ed espongono epitopi maggiormente antigenici alle
cellule immunocompetenti
– In presenza di antigeni corpuscolati molto grandi si
fondono tra loro e formano le cellule giganti da corpo
estraneo
Linfociti
– 20-25% di tutti i globuli bianchi
• Aspetto:
– Nucleo eccentrico, denso e che occupa circa il 90%
della cellula
– Citoplasma scarso, color blu tenue con pochi granuli
azzurrofili
– 8-10 µm di Ø
– Visivamente non si distinguono
• Linfociti B (15%)
• Linfociti T (80%)
• Natural Killer (NK, 5%)
Funzione dei Linfociti
– Non svolgono attività in circolo, ma nel
connettivo. Acquisita la competenza migrano nei
linfonodi e nella milza, dove formano cloni di
cellule identiche
– Dopo stimolazione mediante antigene proliferano e
differenziano in due popolazioni:
• Cellule con memoria, non partecipano alla risposta
immunitaria, ma rimangono nel clone e sono pronte a
rispondere a quell’antigene
• Cellule effettrici, linfociti immunocompetenti che
possono essere classificate come Linfociti B e T
• Linfociti B:
– Si formano e divengono immunocompetenti nel
midollo osseo
– Responsabili della risposta immunitaria umorale
– Possono differenziare in Plasmacellule e produrre
anticorpi
• Linfociti T:
– Migrano dal midollo osseo al Timo dove maturano
– Costituiscono il sistema immunitario, risposta
cellulo-mediata
• T Citotossici: contatto diretto ed uccisione cellule
estranee o infette
• T Helper: inizio e sviluppo della risposta immunitaria
• T Suppressor: soppressione della risposta immunitaria
I Leucociti fanno parte del Sistema Immunitario
SISTEMA IMMUNITARIO

sistema di difesa dell'organismo

1. Immunità innata
•Già presente alla nascita
•Barriere di difesa
•Cellule fagocitiche
•Linfociti NK e sistema del complemento

•2. Immunità acquisita


•Capacità di riconoscimento e memoria
•Umorale (anticorpi) e cellulare (linfociti)
•Linfociti T, B
•Attivazione su riconoscimento
dell’antigene
•Cellule presentanti l’antigene
IMMUNITA’ INNATA

•Pelle e mucose
•Muco e suoi movimenti
•Sbalzi di pH (succo gastrico, acido lattico nel sudore)
•Enzimi battericidi (lisozima nella saliva e nelle lacrime)
•Cellule fagocitiche (macrofagi, granulociti neutrofili ed eosinofili)
•Linfociti NK (natural killer)
•Complemento
I LINFOCITI B
Si originano dalle staminali del midollo osseo.
I linfociti B sono responsabili della risposta immunitaria umorale tramite
l'addestramento alla generazione di anticorpi specifici (maturazione) e la loro
secrezione (allo stadio di plasmacellula) all'interno del sangue e/o delle mucose.
Dopo la maturazione le cellule B migrano agli organi linfoidi (linfonodi o milza).
Quando una cellula B incontra nell’organo linfoide l’antigene riconosciuto
dall’anticorpo che esprime in membrana che funge da recettore della cellula B
(BCR) comincia a duplicarsi generando plasmacellule in grado di produrre e
secernere grosse quantità dell’anticorpo corrispondente e cellule B della
memoria. Necessitano in genere per la loro proliferazione di un'attivazione da
parte di un linfocita T helper.

I LINFOCITI T
I linfociti T sono i principali responsabili dell'immunità adattativa cellulo-
mediata. Prendono il loro nome dal timo, organo in cui migrano allo stato di
precursori indifferenziati, per uscirne come linfociti "naive" (vergini): maturi
nella specificità del loro recettore dei linfociti T per il riconoscimento
antigenico, ma senza aver ancora incontrato l'antigene. Quando questo
viene presentato al linfocita naive da parte di una APC il linfocita T viene
indotto a proliferare clonalmente, per poi maturare alla fase effettrice:
CD8+ citotossica, l'antigene su un MHC di classe I;
CD4+ T helper (1 e 2) l'antigene su un MHC di classe II.
COSA SIGNIFICA MHC
È il sistema di istocompatibilità: insieme di glicocalici
(sequenza aminoacidica) che si trovano sulle nostre cellule e
che hanno il compito di riconoscere le cellule amiche (le proprie)
e quelle nemiche. Nell'uomo l'MHC prende il nome di Human
leukocyte antigen (HLA).
I geni "tipici" del complesso MHC legano frammenti di antigeni ad una porzione di tale
molecola rendendoli visibili ai recettori dei linfociti T. Identificati inizialmente perché
responsabili del fenomeno del rigetto dei trapianti, si è in seguito potuto verificare
l'esistenza di due principali classi di queste molecole (e di questi geni), definiti
appunto come Classe I (MHC-I ce ne sono 3 copie per ogni cromosoma) e Classe II
(MHC-II. ha 6 copie per ogni cromosoma), responsabili di situazioni fisiologiche, e
talvolta patologiche, nettamente differenti nell'ambito dell'organismo

Infatti, mentre i prodotti dei geni MHC-I sono antigeni direttamente implicati nel
fenomeno del rigetto, quelli che derivano dall' MHC-II sono attivi nei fenomeni di
cooperazione cellulare che si verificano nell'ambito della risposta immunitaria.

CLASSE I CLASSE II
Espresse su tutte le cellule nucleate (in Espresse solo su alcune cellule
cellule prive di nucleo, come i globuli immunocompetenti quali cellule dentritiche,
rossi, vengono espresse in linfociti B e macrofagi
piccolissime quantità) Sono presenti o meno a seconda dello stato
Sono formate da un polipeptide di attivazione della cellula, mediante la
transmembrana presenza o meno di alcune interleuchine
e/o interferoni
sono proteine di membrana eterodimeriche
(alfa, beta e catena invariante)
Sia le molecole di classe I che quelle di classe II fungono da bersaglio per i
linfociti T, che regolano la risposta immunitaria.

Gli antigeni espressi in associazione all'MHC di classe I vengono


riconosciuti dai linfociti T citotossici, anche detti linfociti T CD8+ che
vengono attivati agendo da effettori per la risposta immunitaria cellulo-
mediata, ossia risposte immunitarie specifiche, provocando la lisi delle
cellule che esprimono tali proteine. Queste ultime possono essere cellule
tumorali o cellule in cui stanno avvenendo processi di replicazione di virus.

L'MHC di classe II sarà riconosciuto invece dai recettori dei linfociti T helper,
altrimenti detti linfociti T CD4+, che rispondo alla stimolazione producendo
citochine

Si è verificato statisticamente che esistono alcune malattie che risultano


colpire con maggiore frequenza individui con un certo aplotipo HLA.
Per alcune l'associazione è piuttosto forte, per altre più sfumata. Non sono
noti i motivi di questo fatto. Fra le malattie che presentano questa
associazione si possono segnalare la Spondilite Anchilosante, il Diabete
Mellito Insulino Dipendente, l'Artrite Reumatoide.
I Leucociti comunicano tra loro attraverso le CITOCHINE
+ –

Le Proteine Plasmatiche
ANTICORPO
Gli anticorpi sono le proteine sieriche che mediano
l'immunità umorale (cioè dovuta a prodotti solubili
presenti nei fluidi corporei)

Glicoproteine prodotte in risposta ad un antigene e capaci di formare un legame


specifico con la sostanza che ne ha indotto la formazione.

Proteina alla cui catena peptidica è legata una catena


oligosaccardidica: spesso definita come proteina glicosilata.
Il glicano è attaccato mediante una modificazione post-
traduzionale attraverso un processo di glicosilazione.

aggiunta di zuccheri alla catena peptidica

I glicani sono polisaccaridi (o carboidrati


complessi) che, insieme con le proteine o i
lipidi costituiscono glicoproteine e i
glicolipidi di membrana.
…. LE GLICOPROTEINE…
La parte glucidica può essere costituita da qualche decina di zuccheri fino al
centinaio, e la percentuale della parte glucidica rispetto alla totalità della
molecola varia dal 2-3% (nel caso delle immunoglobuline), all'85% nel caso
delle glicoproteine che costituiscono i gruppi sanguigni.

Tra le glicoproteine si ricordano le immunoglobuline, il collagene dei tessuti


connettivi e varie proteine di membrana con funzione di recettori e antigeni.

…. LA GLICOSILAZIONE…

N-glicosilazione O-glicosilazione
Il carboidrato può legarsi ad un
Il carboidrato può legarsi ad
residuo di idrossilisina, idrossiprolina,
un residuo di asparagina
serina o treonina
N-acetil-glucosammina (GlcNAc): ha
l'N-acetil-galattosammina (GalNAc):
lo zucchero in configurazione β,
avviene con lo zucchero in
avviene a livello del reticolo
configurazione α solo nell'apparato
endoplasmatico ed il corretto sito per
del Golgi.
il legame è segnalato da una serina o
una treonina a valle di un aminoacido,
rispetto all'asparagina di legame
glicosidico
…GLI ANTICORPI….

Espressi sulla superficie dei Secreti dai linfociti B attivati


linfociti B dall’antigene

Anticorpi di membrana: conferiscono Circolano nel sangue con


specificità antigenica ai linfociti B e funzione di effettori dell’immunità
interagendo con l’ antigene innescano umorale: cercano l’antigene per
la neutralizzarlo o renderlo
proliferazione specifica dei linfociti B eliminabile.

La funzione degli anticorpi è quella di riconoscere


l’immunogeno attivando la difesa da parte delle cellule
immunitarie.
Gli anticorpi costituiscono la forma secreta delle immunoglobuline (Ig).

Le immunoglobuline sono prodotte dai linfociti B i quali, durante la loro


maturazione, diventano capaci di produrre un’ immunoglobulina con una singola
specificità antigenica cioè in grado di legarsi ad un singolo epitopo.

Prima dell’incontro con l’antigene la cellula B matura esprime l’immunoglobulina


in una forma legata alla membrana che funge da recettore antigenico.

Quando il linfocita B viene in contatto con l’antigene la cellula B comincia a


moltiplicarsi e si trasforma in plasmacellula che secerne anticorpi in grado di
riconoscere lo stesso epitopo
IMMUNOGLOBULINE
(Ig)
IgG
IgM
IgA
IgE
IgD
STRUTTURA DEGLI ANTICORPI

Un ANTICORPO è formato da 2 CATENE LEGGERE L (tra loro identiche ~25 KDa) e da


2 CATENE PESANTI H (ra loro identiche ~50 KDa). Questa omologia conferisce
all’anticorpo la capacità di legare simultaneamente due strutture antigeniche diverse.
Ogni catena contiene uno o più dominii COSTANTI, un dominio VARIABILE e molti ponti
-S-S necessari per mantenere l’assetto GLOBULARE dei SINGOLI dominii
Le catene leggere possono essere di due tipi diversi: κ e λ. La stessa
immunoglobulina possiede catene κ oppure λ ma non entrambe.

Gli anticorpi sono molecole con una struttura simile ad una Y, unite da una
regione cerniera: IgG, IgA ed IgD hanno tale regione, mentre IgM ed IgE non
sono dotate ma hanno una regione costante in più. I residui di prolina della
regione cerniera rendono le immunoglobuline sensibili al taglio proteolitico di
enzimi quali la papaina e la pepsina

Le due braccia della Y terminano con le regioni variabili V che sono


responsabili del riconoscimento antigene-anticorpo (legano l’antigene)

Lo stelo della Y è formato da una regione C (costante) molto meno variabile


responsabile delle funzioni effettrici degli anticorpi (funzioni biologiche)

attiva il complemento
promuove la fagocitosi dell’antigene
supera la barriera placentare
causa il rilascio di granuli dai mastociti

A seconda delle caratteristiche della loro regione costante (istotipo della regione
costante) gli anticorpi possono essere suddivisi in cinque diverse classi gA
IgA, IgM, IgG, IgD, IgE
α μ γ δ ε istotipo della regione costante
Le Lipoproteine
Il olesterolo
E’ una sostanza organica appartenente ai lipidi
E’ un composto ternario indispensabile al nostro
organismo

C27 H45 OH
Il olesterolo
Partecipa alla
produzione di
Vit.D

Contribuisce Favorisce la
alla costruzione
digestione della parete
dei grassi delle cellule

Funzioni

Costituisce la
Consente la
guaina che
produzione di
riveste i
ormoni
nervi
Il viaggio del colesterolo
La maggior parte del colesterolo presente nell'organismo
viene prodotto dal fegato, mentre il resto è introdotto
con gli alimenti

Entrambi si ritrovano nell'intestino


Il viaggio del colesterolo

Eliminazione
Tessuti

Il colesterolo alimentare, una volta assimilato, viene


trasportato attraverso il sangue dall'intestino al fegato,
dal fegato ai tessuti, dai tessuti al fegato, dal fegato
all’intestino dal quale viene eliminato
Le Lipoproteine
Il colesterolo, come tutti i grassi Colesterolo «imballato»

non è idrosolubile Proteine

Per poter essere immesso nel


sangue e trasportato ai diversi
organi e tessuti, deve essere «imballato»
in un involucro di proteine

Si forma così una struttura che prende il nome


di lipoproteina
ormoni

ciclopentanoperidrofenantrene

membrane
Le Lipoproteine
Come l'olio non si scioglie nell'acqua, così
il colesterolo, essendo un grasso, non è
capace di circolare nel sangue se non viene
accompagnato dalle lipoproteine che lo
rendono idrosolubile
Le Lipoproteine
Lipidi + Proteine

Trigliceridi e
colesterolo Proteine

Lipoproteine

Lipoproteina

Diffusione dei lipidi Colesterolo


nel sangue

Colesterolo in un’arteria
Le lipoproteine sono classificate in base alla loro densità
(che dipende dalla loro composizione)

APOLIPOPROTEINE FOSFOLIPIDI
COLESTEROLO TRIGLICERIDI
Le Lipoproteine
Il colesterolo può legarsi a due diversi tipi
di proteine dando origine a due
lipoproteine

Colesterolo LDL Colesterolo HDL


Le Lipoproteine
Low Density Lipoprotein High Density Lipoprotein

Lipoproteine a bassa Lipoproteine ad alta


densità densità

Sono costituite da un Contengono una bassa


basso contenuto di percentuale di lipidi
proteine e da rispetto alle proteine
un’elevata quantità di
lipidi
Le Lipoproteine
Low Density Lipoprotein High Density Lipoprotein

Trasportano il colesterolo “Recuperano” il colesterolo


dal fegato ai tessuti dove dai tessuti e lo riportano al
viene utilizzato fegato dove viene
metabolizzato cioè
trasformato

Tessuti Tessuti
Lipoproteine a bassa densità

Le LDL hanno un'azione negativa perché, durante il trasporto


del colesterolo alle cellule dei tessuti, tendono a depositare il
colesterolo sulla parete delle arterie favorendo la formazione
di placche aterosclerotiche che causano malattie
cardiovascolari

Arterie con placche aterosclerotiche


Lipoproteine ad alta densità

Le HDL hanno invece un’azione positiva perché tendono


a rimuovere l’eccesso di colesterolo dalle arterie
ostacolando la formazione delle placche
Il olesterolo
Spesso si sente parlare di
colesterolo buono e cattivo

In realtà il colesterolo è uno solo, quello che


cambia è chi lo trasporta nel sangue e il fatto
che lo depositi o meno sulle pareti delle arterie
Il olesterolo

E’ indispensabile
all’organismo

Un eccesso di
colesterolo LDL
può essere dannoso
per cuore e arterie
Colesterolemia

Indica il livello di colesterolo totale presente nel sangue

Colesterolo
Totale
Colesterolemia
Un livello alto di colesterolo totale non è, da solo, indice
di rischio per cuore ed arterie

Colesterolo
totale alto
LDL alto

No Rischio
Rischio

Il rischio c’è quando nel sangue è alto il livello di LDL


PLACCA ATEROSCLEROTICA
Colesterolo e acidi grassi
Poiché anche gli acidi grassi saturi causano un aumento
di colesterolo LDL nel sangue …
La
COAGULAZIONE
EMOSTASI = arresto della perdita di sangue
Piastrine
• Residui cellulari derivanti dalla rottura dei
megacariociti nel midollo
• 2-4 µm di Ø, forma discoidale, regione
periferica chiara detta Ialomero, regione
centrale detta Granulomero
• Membrana plasmatica numerosi recettori e
glicocalice spesso
• 250-400.000/mm3
• Presentano molti organelli ma prive di nucleo
• Fondamentali per la coagulazione
PIASTRINE E
COAGULAZIONE

2-4 mm
2-400.000/mm3
Anucleate
Vita media 10 g

Prodotte dal
midollo osseo
(precursori:
megacariociti)
Coagulazione
• Processo che impedisce l’emorragia in
caso dei rottura dei vasi
– Normalmente l’aggregazione delle piastrine
impedita dalle cellule endoteliali, produzione
di Prostaciclina e NO. Presenza sulla
membrana di Trombomodulina e Molecole
Eparino-simili
– Endotelio danneggiato rilascia Fattore di Von
Willebrand e Tromboplastina Tissutale e
cessa produzione inibitori. Endotelina
potente vasocostrittore
– Attivazione piastrinica
• Piastrine aderiscono al collagene subendoteliale, rilasciano il
contenuto dei granuli ed aderiscono le une alle altre
• Rilascio di ADP e Trombospondina rendono le piastrine
circolanti appiccicose e causano adesione a quelle già adese e
la degranulazione
– Acido arachidonico
• Formatosi nell’attivazione, viene convertito in trombossano A2
– Potente vasocostrittore ed attivatore delle piastrine

– Piastrine aggregate funzionano da tappo ed esprimono


sul plasmalemma il Fattore Piastrinico 3, superficie
fosfolipidica adatta per assemblaggio fattori di
coagulazione-Trombina
Attivazione dei fattori di coagulazione
• Tromboplastina tessutale e piastrinica
– Agisce sulla protrombina circolante e la trasformano in
trombina
• Trombina
– Aumenta l’attivazione delle piastrine e in presenza di Ca2+
trasforma il Fibrinogeno (solubile) in Fibrina (insolubile)
• Fibrina
– Monomerica si aggrega e polimerizza formando un reticolo di
fibrina
– Intrappola gli elementi figurati del sangue
– Si forma un ammasso gelatinoso, il coagulo sanguigno
(trombo)
– Eritrociti facilitano l’attivazione delle piastrine, mentre
neutrofili ed endoteliali la limitano, delimitando le dimensioni
del trombo
• Dopo circa 1 ora, dalla formazione del
coagulo, monomeri di actina e miosina
formano dei filamenti sottili e spessi
• Provocano la contrazione del coagulo (1/2
del volume iniziale)
– Riduzione della lesione e della perdita
emorragica
• Una volta che il vaso è stato riparato, le
endoteliali rilasciano attivatori del
plasminogeno, convertono plasminogeno
circolante in plasmina
• Insieme ai granuli lambda (lisosomi) delle
piastrine lisano il coagulo
Proteine della coagulazione

Proteine plasmatiche, complessivamente: 3 mg/ml

Sintetizzate per la maggior parte nel fegato

Molte sono serina-proteasi e circolano come zimogeni


Endothelium and vessel injury

Vessel injury

Antithrombogenic Thrombogenic
(Favors fluid blood) (Favors clotting)
LA BILANCIA DELLA
COAGULAZIONE

F VIII FV Pr C

F VII F IX PT Pr S AT TFP I

Azione PRO- Azione ANTI-


Meccanismi di inibizione
del processo coagulativo

Inibizione aspecifica
diluizione
rimozione epatica
adsorbimento della trombina sulla fibrina

Inibizione specifica
TFPI (Tissue Factor Pathway Inhibitor)
Antitrombina
Proteina C
SISTEMI ANTICOAGULANTI
ENDOGENI

• Inibitore del fattore tissutale (TFPI): FVIIa-FT

• Sistema Antitrombina-eparina: XIIa, XIa, IXa,


Xa, IIa, VIIa

• Sistema della Proteina C: Cofattori VIIIa, Va


Anticoagulanti
• EDTA (ac. etilen-diamino-tetra-acetico)
uso in vitro (in vivo provoca tetania)
• Eparina (solo parenterale)
uso in vitro e in vivo, prodotta dai mastociti
si combina con l’antitrombina III e aumenta
l’inibizione della trombina
neutralizzata dal solfato di protamina
• Antagonisti della vit. K
(dicumarolo, Warfarin, e altri)
riduce sintesi di protrombina e dei fatt. VII,
IX e X. Via orale.