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Assistenza all’Utente

nella Mobilità
DOCENTE: INF. ALESSANDRO GOLIA
L’importanza del movimento per
il benessere della persona
Si può dire che non vi sia attività più fondamentale per
l’individuo. Ogni momento delle nostre giornate è segnato dal
movimento, di tutto il corpo o di una parte di esso:
Ci muoviamo volontariamente per
parlare e ridere, per mangiare e
vestirci, per lavorare o leggere sul
divano. Anche quando dormiamo il
nostro organismo si mantiene
involontariamente in attività: ad
esempio respiriamo e, sotto le
palpebre, i nostri occhi si
muovono.
L’importanza del movimento per
il benessere della persona
L’attività fisica, rinforza i muscoli e l’apparato scheletrico,
migliora la funzionalità cardiaca e respiratoria, mantiene
elastiche le articolazioni, attiva la digestione, aumenta la
mobilità dell’intestino combattendo la stitichezza, aiuta a
dormire meglio. Poiché dunque il buon funzionamento degli
organi del nostro corpo è strettamente legato al movimento, è
evidente come esso sia alla base del benessere globale della
persona.
L’importanza del movimento per
il benessere della persona
L’attività fisica porta inoltre dei benefici di carattere psicologico,
con effetti di distensione, di serenità e di buon umore: alle
volte basta una camminata per farci sentire rilassati e per
migliorare il nostro stato d’animo. Purtroppo i nostri ritmi di
vita hanno alterato la quotidianità del movimento; si tenta
perciò di compensare la sedentarietà delle giornate lavorative
con l’incremento di attività fisica e ricreativa nel tempo libero
o con alcune ore di palestra, ma sono la continuità e
quotidianità dell’esercizio psico-fisico a essere basilari
L’importanza del movimento per
il benessere della persona
Uno stile di vita con scarso movimento fisico rappresenta oggi un
fattore di rischio per l’insorgere di malattie di cuore, della
circolazione, del metabolismo, ma anche di disturbi più lievi e di
comune riscontro: la sedentarietà o la restrizione di movimenti
influiscono negativamente infatti sulle funzioni intestinali e sulla
respirazione; il mal di schiena e la limitata funzionalità delle
articolazioni derivano anche dal mancato esercizio quotidiano.
L’importanza del movimento per
il benessere della persona

Tuttavia sempre più frequentemente questi disturbi non sono


più riconosciuti come anomalie, piuttosto come compagni
abituali della nostra vita quotidiana. E’ come se implicitamente
avessimo accettato tutto ciò come prezzo da pagare per
mantenere il ritmo di vita che la cultura di oggi ci impone.
Cenni sulla meccanica del corpo
umano
Il sistema muscolo scheletrico
costituisce l’impalcatura del nostro
corpo: grazie a questo possiamo
mantenerci stabili e in equilibrio,
nonché muoverci. Ogni movimento
che effettuiamo è in pratica reso
possibile da: muscoli (sono in grado
di allungarsi o contrarsi grazie ai
legamenti e ai tendini),
articolazioni (permettono il
movimento), sistema nervoso (da
l’impulso e coordina il movimento).
Cenni sulla meccanica del corpo
umano
A seconda dell’età vi è una diversa
capacità di acquisizione e di
coordinazione del movimento. Il
bambino deve imparare via via a
compiere azioni che vanno dalle
più semplici alle più complesse, la
precisione dei movimenti e la
resistenza alla fatica permettono
all’adulto di sopportare un’attività
fisica continuativa anche di una
certa entità.
Cenni sulla meccanica del corpo
umano

L’anziano in genere, invece,


ha riduzioni della capacità
di coordinazione e
movimento, inoltre la sua
forza e resistenza sono
ridotte.
Cenni sulla meccanica del corpo
umano
Ogni corpo è soggetto a una forza che lo attrae al suolo: la forza
di gravità. Maggiore è la massa del corpo, più forte sarà
l’attrazione esercitata verso il basso. Per tale motivo, quindi, si
deve applicare una forza commisurata alla massa dell’oggetto o
persona da spostare. Può essere di aiuto, in queste situazioni, il
riferimento alle leggi che regolano delle leve, poiché tali principi
guidano i movimenti di muscoli e articolazioni; l’applicazione di
tali regole alle occasioni quotidiane porta a un risparmio di
energia e di fatica (leva di terzo tipo).
Cenni sulla meccanica del corpo
umano
Secondo gli stessi principi è più
vantaggioso per l’operatore muovere
l’assistito traendolo verso di sé
piuttosto che spingerlo in un’altra
direzione. Un soggetto risulta in
equilibrio stabile fino a ché il suo
baricentro cade all’interno della
superficie di appoggio; di conseguenza
più questa è ampia, maggiore è la
stabilità conferita al corpo: tale
principio deve essere tenuto in
considerazione tutte le volte che
muoviamo un oggetto o una persona.
Cenni sulla meccanica del corpo
umano
Ciò in relazione alla postura
dell’assistito, soprattutto quando il suo
senso dell’equilibrio risulti alterato, in
alcuni casi potrà esservi l’indicazione
all’utilizzo di un ausilio, come il bastone
o il deambulatore, per aumentare l’area
di appoggio. L’operatore inoltre dovrà
provvedere, per propria e altrui
sicurezza, ad ampliare la sua base di
appoggio durante le manovre, per far si
che il baricentro del proprio corpo cada
comunque al suo interno (ad esempio
divaricando le gambe tutte le volte che
si deve sollevare o spostare un peso.)
Cenni sulla meccanica del corpo
umano\
Cenni di Anatomia e Fisiologia
dell’Apparato Locomotore

L’apparato locomotore è costituito da un insieme di organi che


hanno la funzione di dare sostegno all’organismo: ossa,
articolazioni e muscoli, agendo in modo coordinato rendendo
possibile il movimento. Ogni nostro gesto, ogni singola azione
come scrivere, masticare, saltare, mantenere una postura
eretta, è guidata da un insieme di impulsi nervosi provenienti
dal cervello, dove risiede il sistema nervoso centrale;
Cenni di Anatomia e Fisiologia
dell’Apparato Locomotore
Questi impulsi si trasmettono alle
fibre muscolari facendole contrarre
e determinando quindi un’infinità
di movimenti diversi. Ogni
spostamento del corpo nello spazio
è determinato dal movimento delle
ossa che, in quanto organi passivi
sono stimolate dalla contrazione di
muscoli e tendini.
Cenni di Anatomia e Fisiologia
dell’Apparato Locomotore
Le Ossa
Sono strutture rigide e resistenti
che, congiunte tra loro per mezzo
delle articolazioni costituiscono lo
scheletro, ovverosia l’impalcatura
del nostro organismo. Tali
strutture sono costituite da una
parte cartilaginea, e da una parte
minerale; la prima le rende
elastiche e resistenti, la seconda
conferisce loro rigidità e
compattezza
Cenni di Anatomia e Fisiologia
dell’Apparato Locomotore
Le Ossa
Proprio in virtù delle loro caratteristiche, le ossa hanno la
capacità di resistere a sollecitazioni meccaniche di grande
entità. Inoltre hanno una funzione protettiva nei confronti di
organi molto delicati quali il cuore e il cervello, ospitati
rispettivamente nella gabbia toracica e nella scatola cranica.
Cenni di Anatomia e Fisiologia
dell’Apparato Locomotore
Le Articolazioni
Rendono le ossa solidali,
consentono il movimento
reciproco delle ossa contigue e
hanno una forma che risponde al
tipo di movimento possibile: se in
alcuni casi il movimento è
scarsissimo, come tra le ossa
craniche, in altri si possono
compiere dei movimenti completi
di rotazione e di scivolamento
nelle tre dimensioni dello spazio,
come nel caso degli arti superiori.
Cenni di Anatomia e Fisiologia
dell’Apparato Locomotore
I Muscoli
Si inseriscono in diversi punti delle ossa grazie ai tendini;
mediante la contrazione o l’accorciamento esercitano trazione
sulle leve ossee, ottenendo come risultato il movimento dei
segmenti corporei l’uno rispetto all’altro, o dell’intero
organismo, o il mantenimento di posizioni statiche.
Cenni di Anatomia e Fisiologia
dell’Apparato Locomotore
I Muscoli
Ogni attività motoria, che
richiede il controllo
volontario dell’individuo,
risulta possibile grazie alla
contrazione muscolare
degli oltre 400 muscoli del
nostro corpo, che ne
rappresentano circa il 40 %
del peso totale. Possiamo
distinguere tre tipi di
muscolatura: scheletrica,
liscia e cardiaca.
Cenni di Anatomia e Fisiologia
dell’Apparato Locomotore
I Muscoli Scheletrici
Sono quelli che consentono i
movimenti delle ossa, sono
sotto il controllo della
volontà dell’individuo: per
questo vengono anche
chiamati muscoli volontari.
Tali muscoli sono costituiti da
tessuto striato, elemento che
li distingue dalla muscolatura
dei visceri, che è invece di
tipo liscio.
Cenni di Anatomia e Fisiologia
dell’Apparato Locomotore
I Muscoli Lisci
Sfuggono al controllo volontario dell’individuo, pertanto sono
detti involontari; tali muscoli sono presenti negli organi cavi, nei
vasi sanguigni, e nei dotti ghiandolari, a eccezione del
cuore: esso infatti ha una motilità involontaria ma è costituito
da un tessuto muscolare particolare (tessuto muscolare
cardiaco striato).
Cenni di Anatomia e Fisiologia
dell’Apparato Locomotore
I Muscoli
I muscoli, per contrarsi, hanno bisogno di una notevole
quantità di energia, che viene loro fornita da una molecola,
l’ATP (adenosintrifosfato), che rappresenta il nostro
carburante; questo è prodotto costantemente durante
l’attività fisica grazie agli zuccheri e ai grassi del sangue,
introdotti nell’organismo con gli alimenti. Sotto sforzo i
muscoli accumulano poi dei prodotti di rifiuto, tra cui l’acido
lattico, che determina quella sensazione di stanchezza che
tutti ben conosciamo e che richiede il riposo, affinché
l’acido lattico possa essere distrutto e il muscolo riprendere
il suo tono normale, pronto per una nuova sollecitazione.
Cenni di Anatomia e Fisiologia
dell’Apparato Locomotore
I Muscoli
Le contrazioni muscolari, oltre che per l’esecuzione
dei movimenti, sono necessarie anche per il
mantenimento della posizione eretta, di quella
seduta e dei vari atteggiamenti del corpo; in
particolare, la postura eretta è resa possibile dalla
continua trazione che i muscoli esercitano sulle
ossa, in senso contrario alla forza di gravità.
Questa azione antigravitazionale dei muscoli non
è presente però durante il sonno, e ciò spiega
perché quando dormiamo non è possibile reggersi
in piedi.
Cenni di Anatomia e Fisiologia
dell’Apparato Locomotore
I Muscoli
L’importanza di una postura corretta può
essere meglio compresa se ci soffermiamo a
pensare a quanto lavoro in più si richieda ai
muscoli per il mantenimento di una cattiva
posizione, il che comporta per il corpo un
maggiore affaticamento e, con il passare degli
anni, conseguenze sulle ossa, sui legamenti e
in generale su tutto l’organismo.
La Mobilizzazione dell’Assistito
Per mobilizzazione si intende l’insieme delle azioni che
determinano il movimento volontario del corpo o di
una parte di esso nello spazio; non solo il movimento
rende possibile il soddisfacimento di un determinato
bisogno, ma esso rappresenta di per sé un bisogno
fondamentale per ogni essere vivente. Per poter
soddisfare questo tipo di bisogno dell’assistito,
l’operatore dovrà avere una serie di attenzioni
particolari e di conoscenze rispetto alla
deambulazione, al mantenimento delle posture
corrette e al corretto utilizzo di presidi e attrezzature
specifiche.
La Mobilizzazione dell’Assistito
Sicurezza
Ogni trasferimento o posizionamento
deve essere svolto nella salvaguardia
dell’incolumità dell’utente. Ciò si
rende possibile, tra l’altro, evitando di
muovere o di far muovere la persona
prima ancora che l’operatore abbia
assunto una postura efficace. I
movimenti devono essere effettuati o
fatti effettuare con gradualità,
armonia, equilibrio, soprattutto se
l’attività segue un periodo di
immobilizzazione protratta.
La Mobilizzazione dell’Assistito
Sicurezza
Nell’assistito si dovrà sempre tutelare l’allineamento,
ovvero il mantenimento del normale rapporto tra testa,
tronco e arti. Negli spostamenti l’assistito dovrà essere
trasportato evitando che una parte del suo corpo (es. le
gambe rispetto al bacino, la schiena rispetto
all’articolazione della spalla) si muova o venga spostata
separatamente dal resto della persona. I movimenti degli
operatori dovranno essere coordinati e si dovrà porre
particolare attenzione alle corrette prese degli arti: un
movimento brusco, infatti, può causare la fuoriuscita delle
ossa dalle cavità articolari (lussazione) o stiramenti
muscolari.
La Mobilizzazione dell’Assistito
Sicurezza
La coordinazione permette inoltre di salvaguardare la
schiena dell’operatore, bilanciando equamente il peso.
Durante i posizionamenti è importante trasmettere
sicurezza all’utente, aiutandolo a superare l’ansia e la
paura che scaturiscono dall’impossibilità di effettuare in
modo autonomo i movimenti: spesso, dopo un periodo
di immobilizzazione protratta, possiamo perdere fiducia
nelle nostre capacità, sentirci insicuri, aver paura di
cadere.
La Mobilizzazione dell’Assistito
Sicurezza
A questo proposito è sempre utile ricordare all’assistito
che afferrarsi all’operatore ostinatamente potrebbe
portare a limitare la sua sicurezza, anziché garantirla. Sarà
dunque opportuno che l’operatore dimostri decisione e
sicurezza nel sostenere la persona, accompagnando ogni
suo atto non solo con rassicurazioni verbali, ma anche con
atteggiamenti corporei ed espressioni del volto che
infondano alla persona tranquillità e sicurezza.
La Mobilizzazione dell’Assistito
Sicurezza
Le indicazioni ricevute devono essere rispettate
dall’utente; soprattutto è importante che egli acquisti
fiducia nel personale. L’utente, soprattutto se
sfiduciato e/o limitato nelle sue capacità funzionali, ha
bisogno di vedere nell’operatore sicurezza nei
movimenti, chiarezza nelle indicazioni, determinazione
e convinzione nell’agire. Si ritiene perciò importante la
presenza di un operatore alla prima mobilizzazione,
cosicché i movimenti e la loro giustificazione vengano
illustrati all’utente secondo la corretta esecuzione,
educando l’assistito sull’importanza del movimento.
La Mobilizzazione dell’Assistito
Rapporti sociali
Spesso la persona con ridotta capacità di
movimento si ritrova ad essere isolata
dall’ambiente in cui vive, sia in senso
fisico che sociale: quante volte gli
anziani finiscono con il trascorrere le
loro giornate confinati in camera poiché
non c’è modo di spostarsi/li altrove a
causa degli spazi abitativi limitati. La
monotonia dell’ambiente porta in breve
la persona a provare noia, disagio,
alterazione del tono dell’umore.
La Mobilizzazione dell’Assistito
Rapporti sociali
Il contesto non invita a muoversi, parlare, osservare e in
breve vi è un decadimento delle condizioni generali e
delle capacità intellettive del soggetto. Il ricovero in
ospedale comporta, tra le altre limitazioni, anche una
restrizione dell’attività fisico - ricreativa, al di là delle
prescrizioni mediche, dettata dalla diversa ripartizione
degli spazi personali, basti pensare al passaggio dalla
propria abitazione all’unità di degenza, unico spazio
riservato dell’utente in ospedale.
La Mobilizzazione dell’Assistito
Rapporti sociali
Ogni posizionamento o cambiamento di
sede (dal letto alla poltrona, su di un
fianco, ecc.) dovrebbe dare la possibilità al
soggetto di mantenere contatti con il
contesto: ad esempio, se viene sistemato
in poltrona, questa deve essere orientata
verso il luogo di passaggio delle persone (il
corridoio in ospedale, la stanza di ritrovo
dei familiari a domicilio) oppure rivolta
verso punti di osservazione e interesse (la
finestra della camera, il televisore in
soggiorno).
La Mobilizzazione dell’Assistito
Rapporti sociali
Dovremmo inoltre avere sempre cura di mettere la persona in
grado di comunicare con il personale, fornendo un campanello
a portata di mano, accorgimento che potrà sicuramente
apparire ovvio, ma che non sempre però viene sempre
rispettato. Le persone anziane risentono particolarmente del
cambiamento di ambiente: in genere sono abituate a muoversi
per la casa facendo riferimento a punti di appoggio abituali, che
magari suppliscono ai deficit di vista, spesso presenti in età
senile.
La Mobilizzazione dell’Assistito
Rapporti sociali
La mancanza dei loro punti di orientamento abituali
può disorientarli o comunque limitarli di gran lunga
nella iniziativa verso il movimento quotidiano, verso
l’effettuazione di quelle attività di ogni giorno (lavarsi,
andare in bagno, spostarsi) che costituiscono per gli
anziani un importante esercizio fisico limitante gli
inconvenienti dell’età
La Mobilizzazione dell’Assistito
Capacità Residue
Quanto illustrato finora oltre al rispetto della dignità della
persona, spiega il motivo per cui è importante stimolare e
mantenere la voglia nell’utente, soprattutto se anziano, a fare
quanto può svolgere da solo. Si tratta di utilizzare integralmente
le sue capacità residue per sviluppare nella persona la fiducia
nel recupero del migliore livello di autosufficienza possibile. La
motivazione del soggetto a intraprendere il processo di
riabilitazione assume quindi un significato fondamentale.
La Mobilizzazione dell’Assistito
Capacità Residue
Non potrà esserci terapia riabilitativa, se limitata all’esercizio fine
a se stesso, che ripristini o tuteli illimitatamente nell’anziano le
capacità funzionali ancora presenti: solo l’esercizio quotidiano
può contribuire a contenere i problemi legati all’invecchiamento
e alla riduzione del movimento. A questo proposito l’operatore
deve cercare di favorire l’autonomia e l’indipendenza del
soggetto a partire dai gesti più semplici della vita quotidiana: ad
esempio se il soggetto è in grado di portare da solo il cibo alla
bocca seppur maldestramente il pranzo e la cena devono
rimanere attività autonome.
La Mobilizzazione dell’Assistito
Capacità Residue
Gli spostamenti e la
deambulazione possono
avvalersi della
collaborazione diretta
dell’utente: salvo
controindicazioni mediche,
potrà aiutarci facendo
forza da solo, se scivolato
nel letto, per riportarsi
verso la testiera oppure
dare il suo contributo
nell’alzarsi dalla poltrona.
La Mobilizzazione dell’Assistito
Capacità Residue
Qualsiasi manovra da compiere deve
essere svolta con l’assistito e non
sull’assistito. In riferimento al contesto
domiciliare, spesso le coppie di coniugi
anziani possiedono regole di attività
quotidiana molto consolidate, che è
giusto e opportuno rispettare.
La Mobilizzazione dell’Assistito
Capacità Residue
I movimenti della persona possono dover avvenire con o senza
aiuto, a seconda delle indicazioni infermieristiche. Si distingue
in:
Sorveglianza: l’operatore si limita a stare accanto all’utente,
controllandone la posizione e verificandone la sicurezza sia
verbalmente che con l’osservazione;
Assistenza manuale: è quella attuata direttamente
dall’operatore che integra o si sostituisce alla persona nel
movimento;
Assistenza meccanica: è quella operata mediante l’adozione di
ausili.
La Mobilizzazione dell’Assistito

Preliminarmente all’effettuazione di qualsiasi procedura tra


quelle indicate occorre controllare le seguenti variabili.
Il microclima: l’ambiente nel quale vengono effettuati
posizionamenti e i trasferimenti deve presentare temperatura e
ventilazione adeguata. Nel caso che la persona venga
posizionato in poltrona, assicurarsi che non avverta freddo,
tornando a constatare periodicamente o raccomandando i
parenti lo facciano in caso di situazione domiciliare.
La Mobilizzazione dell’Assistito
Il contesto: l’ambito nel quale viene collocato l’assistito
deve rispondere alle sue esigenze, gli ausili necessari
devono essere reperiti e funzionali, gli arredi devono
essere per quanto possibile, adeguati alla sua condizione,
pur con le dovute variabili se trattasi di un contesto
domiciliare. In particolare per ogni nuovo posizionamento
assunto, gli oggetti e ausili necessari e/o richiesti
dall’utente devono essere collocati a sua portata di mano.
Tra questi si raccomandano: il sistema di chiamata, il
bicchiere e la bottiglia, gli occhiali, i fazzoletti di carta, il
telecomando per la televisione, la radio, gli ausili per la
deambulazione, quanto altro da lei richiesto.
La Mobilizzazione dell’Assistito

Gli ausili: vengono così definiti oggetti e supporti


utilizzabili per supplire a funzione o posture
alterate della persona. Per ognuno di essi può
essere richiesta all’oss una manutenzione
ordinaria al fine di garantire nella sicurezza,
consistente in:
• pulizia ed eventuale disinfezione di parti
dell’ausilio (componenti in tela della sedia a
rotelle, impugnatura della stampella) o
dell’ausilio stesso (sedile per bagno in vasca,
solleva cuscini, corrimano);
La Mobilizzazione dell’Assistito

• controllo periodico delle parti soggette a usura (gommini delle


estremità delle stampelle, cromatura del deambulatore,
morsetti delle sponde del letto);
• lubrificazione di parti articolate (ruote del tavolino da letto,
bracciolo e poggiapiedi della sedia a rotelle).
Qualsiasi alterazione rispetto ai punti sopra citati deve essere
segnalata al personale infermieristico o sociale. La
manutenzione straordinaria verrà invece effettuata da operatori
o servizi specifici.
La Mobilizzazione dell’Assistito
Ai fini della mobilizzazione, l’oss deve:
•Conoscere le posizioni che l’assistito non è in grado di assumere,
oltre a quelle che eventualmente preferisce, se concesse;
•Predisporre il materiale e gli ausili necessari a portata di mano;
•Lavarsi le mani;
•Informare l’assistito e invitarlo per quanto possibile a
collaborare;
•Posizionare il paravento, se necessario, per garantire la
riservatezza;
La Mobilizzazione dell’Assistito

•Allontanare eventuali ausili utilizzati per il posizionamento


precedente;
•Assicurarsi che la postura assunta non sia scomoda per
l’assistito;
•Riordinare (il letto, i materiali, degli ausili);
•Registrare/ nel riferire l’attività svolta.
La respirazione e la
circolazione del sangue
Ogni cellula dell’organismo, per poter svolgere le specifiche
funzioni cui è deputata, deve disporre di ossigeno da utilizzare
nella produzione di energia e necessita di mantenere una
temperatura costante. In assenza di tali condizioni l’organismo
umano non può svolgere nessuna funzione, dalla nutrizione, al
movimento, alla comunicazione. La funzione respiratoria
consiste nell’assunzione di ossigeno e nella eliminazione di
anidride carbonica ed acqua.
La respirazione e la
circolazione del sangue
L’ossigeno è indispensabile ai processi di combustione che
avvengono dentro le cellule; l’energia chimica viene trasformata
in energia termica in meccanica e viene eliminata anidride
carbonica come scoria del metabolismo dei lipidi e dei
carboidrati. L’ossigeno è trasportato alle cellule di tali globuli
rossi del sangue, capaci di fissare questo gas per mezzo
dell’emoglobina che contengono; i globuli rossi liberano
l’ossigeno al livello dei tessuti, si caricano di anidride carbonica
che cedono poi all’ambiente esterno a livello dei polmoni.
La respirazione e la
circolazione del sangue
Il rinnovo della riserva di
ossigeno è garantito dalla
respirazione polmonare che si
svolge in due fasi: inspirazione
ed espirazione.
L’inspirazione, che è un
meccanismo che essenzialmente
involontario, è comandato da un
apposito centro cerebrale;
La respirazione e la
circolazione del sangue
l’azione dei muscoli
intercostali e del
diaframma fa aumentare il
volume della gabbia
toracica e, grazie alla
pressione negativa
presente all’interno del
torace, l’aria penetra
attraverso le vie aeree
superiori ed i bronchi e
raggiunge gli alveoli
polmonari.
La respirazione e la
circolazione del sangue
L’ispirazione, viceversa, è un atto volontario che permette
l’espulsione dell’aria dai polmoni; in questo caso la gabbia
toracica si abbassa favorendo la fuoriuscita dell’aria attraverso le
vie respiratorie.
La respirazione cellulare è possibile, dunque, se l’ossigeno viene
trasportato adeguatamente ai tessuti; il sistema
cardiocircolatorio garantisce proprio questa funzione. Esso
comprende il cuore e dei vasi sanguigni.
La respirazione e la
circolazione del sangue

Il cuore è un muscolo cavo, situato in mezzo al torace, dietro lo


sterno e tra i due polmoni, appoggiato sul diaframma, con la
punta spostata verso sinistra. Si distinguono due sezioni (destra e
sinistra) entrambe formate da un atrio e da un ventricolo
comunicanti attraverso particolari valvole. Queste cavità sono
delimitate da un tessuto muscolare (il miocardio) che,
contraendosi, pompa il sangue nei vasi sanguigni.
La respirazione e la
circolazione del sangue

I vasi si distinguono in arterie (che portano il sangue dal cuore ai


tessuti periferici), capillari (dove avviene lo scambio ossigeno-
anidride carbonica con i tessuti), vene(che riportano il sangue al
cuore).
Il cuore ed i vasi sanguigni danno vita a due sistemi circolatori: la
circolazione generale e la piccola circolazione.
La respirazione e la
circolazione del sangue
La circolazione generale parte dal ventricolo sinistro e,
attraverso l’arteria aorta e le sue diramazioni, porta sangue
ossigenato ai tessuti; da qui il sangue, ricco di anidride carbonica
ed altri prodotti del metabolismo cellulare, attraverso il circolo
venoso ritorna all’atrio destro.
Dal ventricolo destro il sangue viene spinto, quindi, nel piccolo
circolo: attraverso l’arteria polmonare il sangue ricco di anidride
carbonica giunge ai capillari polmonari dove, gradualmente,
cede anidride carbonica e assume ossigeno che riporta all’atrio
sinistro.
La respirazione e la
circolazione del sangue
Sia la respirazione che la circolazione rappresentano, quindi, due
importanti funzioni vitali per il nostro organismo. In una persona
adulta, in condizioni di riposo, in un minuto si hanno
mediamente 12-18 atti respiratori (frequenza respiratoria) e
circa 60-80 battiti cardiaci (frequenza cardiaca); tali valori
possono modificarsi in relazione a variabili fisiologiche (ad
esempio aumentano nel bambino che nell’anziano, oppure in
concomitanza di attività fisiche) e patologiche (sia cardiache che
extra cardiache).
Il posizionamento
La persona assistita può presentare:
Una posizione naturale, cioè quella propria di ognuno di noi
quando siamo in riposo; può variare da individuo a individuo ed
è influenzata dalle abitudini personali; le varie parti del corpo
sono in completo rilassamento muscolare;
Una postura obbligata, in cui tutto il corpo della persona o una
sua parte in specifico deve assumere una posizione particolare
dettata da situazioni contingenti: traumi, interventi chirurgici,
accertamenti diagnostici; in tal caso il personale infermieristico
indicherà all’oss le posizioni consentite all’assistito; nel caso di
situazioni domiciliari è importante che le possibilità o capacità
funzionali dell’utente siano chiaramente riportate nella
documentazione assistenziale;
Il posizionamento
Una postura antalgica, ovvero
quella che si ritrova in molti
soggetti che presentino un dolore
localizzato o diffuso, allo scopo di
mitigarlo per quanto possibile: la
persona con dolori addominali
tende a flettere le gambe;
l’individuo con un dolore a una
gamba tende a far carico
maggiormente sull’altra. Non
sempre alla persona assistita potrà
essere permesso di adottare la
postura per lei più valida allo scopo
di contenere il dolore: il personale
infermieristico darà informazioni
specifiche di caso in caso.
Gli spostamenti

Si definisce spostamento il movimento all’interno o al di sopra di


una stessa superficie. In premessa si ricorda che:
L’operatore deve effettuare il lavaggio sociale delle mani;
Le mani e gli avambracci degli operatori devono essere privi di
anelli, braccialetti, orologio;
Gli spostamenti

Prima dello spostamento, si devono rimuovere eventuali


raccoglitori/supporti ancorati al letto/poltrona; se l’assistito è
portatore di drenaggi o ha in corso terapia infusiva, un
operatore si occuperà della loro gestione durante lo
spostamento;
Al termine dello spostamento, porre gli oggetti utili e/o richiesti
a portata di mano per l’utente (sistema di chiamata, libro,
bicchiere, altro).
I trasferimenti

Il trasferimento consiste nel passaggio da una superficie a


un’altra. In premessa si ricorda che:
Ogni operatore deve effettuare il lavaggio sociale delle mani;
Le mani che gli avambracci degli operatori devono essere privi di
anelli, braccialetti, orologio;
Se indicato l’utilizzo di ausilio, questi devono essere
preliminarmente verificati nella loro integrità e sicurezza;
I trasferimenti

La poltrona deve essere posizione al lato del letto, con lo


schienale orientato al muro;
La sedia a rotelle deve essere parallela al letto, con lo schienale
orientato al muro; in vista del trasferimento del soggetto
dipendente si deve azionare il freno, sfilare il bracciolo di
ostacolo, sollevare i poggiapiedi;
La barella deve essere predisposta con biancheria pulita,
posizionata ad angolo retto rispetto al letto, con la parte
superiore in prossimità della pediera; deve essere frenata con
apposito dispositivo. In alternativa collocarla parallela al letto;
I trasferimenti
Eventuali raccoglitori/supporti ancorati al letto/poltrona devono
essere rimossi; se l’assistito è portatore di drenaggi o ha in corso
terapia infusiva, un operatore si occuperà della loro gestione
durante il trasferimento (nel caso è richiesto l’intervento di un
ulteriore operatore rispetto ai previsti);
La persona deve essere aiutata a indossare gli indumenti del
caso: se trattasi di un trasferimento in altra sede, far indossare
calzature e indumenti appropriati alla situazione; se trattasi di
un trasferimento presso la sala operatoria, gli indumenti propri
devono essere tolti e deve essere indossata l’apposita vestaglia;
se seguirà un posizionamento, far indossare indumenti e
calzature idonei al successivo stazionamento;
I trasferimenti

In caso di trasferimento in sedia a rotelle o barella, la persona


deve essere condotta dandole modo di vedere dove si sta
dirigendo;
Se l’utente viene condotto presso altro servizio o unità
operativa, è necessario affidarlo all’operatore incaricato di
riceverlo, a cui deve essere consegnata anche l’eventuale
documentazione relativa;
Al termine del trasferimento, gli oggetti utili e/o richiesti devono
essere collocati a portata di mano per l’utente.
La deambulazione

L’atto del camminare


In premessa si ricorda che:
Se indicato l’utilizzo di ausili, questi devono essere
preliminarmente verificati nella loro integrità e sicurezza;
Bastone, tripode, stampelle e deambulatore vengono posti a
portata di mano, pronti a essere utilizzati dall’utente una volta
in piedi;
Eventuali raccoglitori/supporti ancorati alla poltrona devono
essere rimossi e posizionati per la deambulazione;
La deambulazione

La persona deve essere aiutata a indossare gli indumenti del


caso.
Per la deambulazione con ausili l’oss è venuto essenzialmente
alla sorveglianza, all’osservazione e a fornire eventuali
precisazioni/indicazioni sull’allineamento posturale.
La sindrome da immobilizzazione

Le persone affette da malattie che comportano una ridotta


mobilità (malattie del midollo spinale, malattie neurologiche,
portatori di apparecchi gessati, politraumatizzati) e in generale
gli anziani costretti a letto sono spesso soggetti a una serie di
alterazioni cardiovascolari, respiratorie, metaboliche, che
vengono definite nel loro complesso sindrome da
immobilizzazione: inizialmente reversibile, può progredire fino
a disfunzioni e danni non suscettibili di guarigione, anzi
nell’anziano costituisce un’importante causa di morte.
La sindrome da immobilizzazione
Riassumiamo qui di seguito gli aspetti
più importanti di questa sindrome.
Il confinamento a letto porta a una
deprivazione sensoriale, così come la
drastica riduzione dell’interazione
ambientale può far precipitare la
confusione mentale. Infatti la
permanenza al letto che in uno stesso
ambiente rende tutti giorni uguali,
prendendo con forse le parti della
giornata o perfino l’alternarsi del
giorno della notte, fino all’inversione
del ritmo sonno-veglia.
La sindrome da immobilizzazione
Tale situazione mentale può portare il paziente all’abulia
(estraneazione rispetto all’ambiente, scarsa iniziativa, ritiro in
sé) o all’agitazione psicomotoria (la persona mette in disordine il
letto, si scopre, ha reazioni aggressive). Dal punto di vista
emotivo la persona si presenta passiva, con tendenza a
dipendere dagli altri, caduta del tono dell’umore, fino a un vero
e proprio stato depressivo. Per quanto riguarda il sistema
neuromotorio, vi è un’alterazione stabile dell’equilibrio, che
rende impossibile la stazione eretta senza sostegno.
La sindrome da immobilizzazione

Per quanto riguarda l’apparato locomotore, ben presto si


evidenzia una ipotrofia muscolare: è stato calcolato che la
circonferenza della coscia può ridursi fino a 3 cm in 24 ore di
immobilità. Dalla persistenza dell’inattività e delle posture
scorrette possono derivare delle contratture, chi a loro volta
possono causare un accorciamento delle fibre muscolari. Il
disuso favorisce inoltre la perdita di estensibilità di legamenti,
tendini, capsule articolari, fino all’anchilosi. Anche l’osteoporosi
è una nota conseguenza dell’immobilità, dato che il movimento
è indispensabile per la salute del tessuto osseo.
La sindrome da immobilizzazione

Il sistema circolatorio si adatta alla riduzione di movimento con


una riduzione della frequenza cardiaca. Tipica è l’ipotensione da
allettamento, che può portare da sola a impedire la stazione
eretta. Anche il sistema di lusso è compromesso, con un
rallentamento di de il circolo soprattutto negli arti inferiori,
predisponendo così la persona a complicanze quali flebiti e
trombosi.
L’espansibilità della gabbia toracica è ridotta dalla posizione in
letto o poltrona, per l’appoggio sul piano del letto o sulla
spalliera e per la risalita del diaframma compresso dai visceri
addominali.
La sindrome da immobilizzazione

Il mantenimento di una ventilazione efficiente richiede quindi


maggiore sforzo, ma è facile che l’anziano sviluppi una
ipoventilazione, con il ridotto afflusso di ossigeno e l’accumulo
di anidride carbonica come esito della respirazione alterata:
questa situazione favorisce lo sviluppo, nel tempo, di una
insufficienza respiratoria cronica. Circa le infezioni respiratorie,
la posizione supina protratta rende meno efficiente il
meccanismo della tosse e l’azione di ciglia e muco, due
importanti meccanismi di difesa rispetto alle particelle inalate: i
microrganismi riescono quindi a penetrare più facilmente nelle
vie aeree, favorendo infezioni bronchiali e polmonari.
La sindrome da immobilizzazione

Con un ridotto esercizio fisico, anche l’appetito si riduce, sia per


il ridotto consumo energetico, sia per uno stato di
ipostimolazione in cui l’anziano può cadere. Ma l’anoressia
potrebbe anche essere spia di uno stato depressivo latente, così
come la reazione esattamente opposta, ovvero una richiesta di
cibo esagerata rispetto al fabbisogno energetico: in quest’ultimo
caso il cibo funziona da compensazione per l’insoddisfazione in
cui l’anziano trascorre le sue giornate.
La sindrome da immobilizzazione

Rispetto all’eliminazione fecale, caratteristica è la stipsi: è


dimostrato che l’attività fisica stimola la peristalsi, cioè i
movimenti intestinali che favoriscono la progressione delle feci
nell’intestino fino alla defecazione. Al letto la posizione non
fisiologica e l’imbarazzo della situazione funzionano da inibitori
della defecazione, con risalita delle felici nel colon e stasi di
materiale fecale. Il persistere di quest’ingombro intestinale può
portare a torpore e confusione mentale per fenomeni di
intossicamento dovuti al riassorbimento di sostanze tossiche
per la persona.
La sindrome da immobilizzazione

Se la stipsi perdura si possono formare fecalomi, ovvero masse


fecali secche e dure che, per la loro consistenza e per la
diminuita forza espulsiva dell’anziano allettato, impediscono la
defecazione: in questi casi è frequente osservare una
caratteristica diarrea, con piccole perdite ripetute di feci liquide
a cui non segue altro materiale fecale. In diversi casi
l’alterazione intestinale esita in incontinenza, con la necessaria
adozione di pannoloni.
La sindrome da immobilizzazione

Per l’eliminazione urinaria, un evento frequente è la ritenzione


urinaria, aumentata da una stasi fecale concomitante che
comprime sul collo della vescica. La ritenzione è condizione
predisponente alle infezioni urinarie: infatti il ristagno di urine
che si crea in vescica e quindi il formarsi di sedimento sul suo
fondo favoriscono l’insediamento di agenti microbici.
La sindrome da immobilizzazione

Per una tale portata di effetti nessuna cura potrà mai essere
efficace abbastanza: ecco perché è importante prevenire questa
sindrome anziché curarla. Qui di seguito indicheremo in sintesi il
contributo che l’oss può fornire in queste situazioni, fermo
restando in questi casi la pianificazione infermieristica dovrà
dare indicazioni mirate rispetto al singolo anziano. Intanto si
deve sottolineare che, contrariamente a quanto si crede, sono
veramente poche le situazioni di malattia che richiedono un
riposo assoluto, e comunque in alternativa è sempre possibile
posizionare la persona almeno seduta o semiseduta: ciò intanto
facilita le funzioni respiratoria e circolatoria.
La sindrome da immobilizzazione

Altrettanto spesso è possibile far fare alla persona qualche passo


nel corso della giornata, ad esempio per le attività quotidiane
come andare in bagno, recarci a pranzo, eventualmente con
l’aiuto di ausili. Quanto detto può servire anche per prevenire i
disturbi intestinali e urinari, ipotensione da letto e i disturbi
dell’equilibrio. Se proprio l’assistito non può alzarsi, sarà
comunque possibile compiere un minimo di mobilitazione degli
arti inferiori in letto, evento che incide positivamente sul ritorno
venoso e sull’attività cardiaca, non che prevenire le alterazioni
muscolo-scheletriche:
La sindrome da immobilizzazione

Queste manovre necessitano di una valutazione medica o


infermieristica preliminare, poiché eventuali alterazioni
circolatorie potrebbero contro indicare la mobilitazione degli
arti inferiori. All’anziano o ai suoi familiari potrebbero essere
insegnati piccoli esercizi da svolgere nella giornata: associati al
posizionamento a intervalli regolari, contribuiranno a ridurre il
rischio di contratture, anchilosi, lesioni da compressione.
La sindrome da immobilizzazione

Un programma regolare di attività,


esercitata autonomamente
dall’anziano o con l’aiuto di altri,
permetti direttamente o
indirettamente di stimolarlo,
mantenerlo in contatto con
l’ambiente e partecipe dei
problemi, non in ultimo dargli
fiducia verso ciò che può ancora
fare.
Una particolare conseguenza della sindrome da
immobilizzazioni: le lesioni da compressione

Una delle conseguenze più importanti di tale sindrome è


rappresentata dallo sviluppo di lesioni da compressione, un
fenomeno molto discusso, di notevole impatto sanitario: tempi
e costi di degenza risultano sensibilmente aumentati, e al
contempo l’assistenza ne risente in termini di complessità e
carichi di lavoro. All’operatore socio-sanitario sono pertanto
richieste conoscenze specifiche rispetto alla corretta gestione di
persone portatrici di lesioni:
Una particolare conseguenza della sindrome da
immobilizzazioni: le lesioni da compressione

Tali conoscenze non sono solo orientate alla cura, bensì a una
serie di manovre e attenzioni quotidiane che rivestono un ruolo
importante nella prevenzione delle lesioni stesse. Si definisce
lesione da compressione o da decubito una lesione tissutale,
con evoluzione necrotica, che interessa la cute, il derma e gli
strati sottocutanei, , nei casi più gravi, i muscoli e le ossa. Tali
lesioni rappresentano la conseguenza diretta di una pressione
intensa applicata per un breve periodo, o di una pressione
moderata applicata per un periodo sufficientemente lungo.
Una particolare conseguenza della sindrome da
immobilizzazioni: le lesioni da compressione

A seconda della loro entità, queste lesioni si distinguono in vari


stadi: la classificazione della lesione del singolo paziente è
responsabilità medica o infermieristica.
Sono principalmente quattro i fattori di rischio che concorrono
allo sviluppo delle lesioni, la cui conoscenza risulta
fondamentale per sviluppare un programma di prevenzione.
Una particolare conseguenza della sindrome da
immobilizzazioni: le lesioni da compressione
La pressione
È definita pressione una forza applicata perpendicolarmente a
una unità di superficie. La lesione si sviluppa quando la forza tra
superficie corporea e piano d’appoggio è superiore alla
pressione di circolazione a livello capillare, che è di circa 32
mmHg: qualsiasi livello di compressione superiore a questo
valore impedisce l’apporto di sangue (e di ossigeno) all’area
interessata.
Una particolare conseguenza della sindrome da
immobilizzazioni: le lesioni da compressione
La pressione
Se tale compressione viene esercitata per un tempo prolungato, i
tessuti vanno incontro ad un danno ischemico, ovvero a una
morte cellulare da carenza di ossigeno. È bene ricordare che il
danno provocato da una pressione moderata per un periodo di
tempo prolungato è superiore a quello provocato da una
pressione alta, ma per un periodo limitato. È stato calcolato che
la pressione esercitata sulle tuberosità ischiatiche di una
persona in posizione seduta può superare i 300 mmHg.
Una particolare conseguenza della sindrome da
immobilizzazioni: le lesioni da compressione
La pressione
In un soggetto sano insiste un sistema di allarme che previene
l’innalzamento di questa pressione: dal sistema nervoso
sensitivo, infatti, partono degli stimoli che inducono un
cambiamento di posizione. Tale meccanismo, attivo anche
durante il sonno, fa si che non sia esercitata troppo a lungo la
pressione su una determinata parte del corpo, evitando quindi
lo sviluppo di ischemia.
Una particolare conseguenza della sindrome da
immobilizzazioni: le lesioni da compressione
Le forze di stiramento o di taglio
Si verificano quando una persona posizionata nel letto o sulla
poltrona tende a scivolare verso il basso, oppure quando viene
spostata dal letto alla barella: in tali casi la cute e tessuti
sottostanti vengono sottoposti a trazioni in direzione opposta,
con conseguente scollamento e dei tessuti molli e ostruzione
vascolare, che provocherà ischemia e necrosi. I danni causati
dalle forze di stiramento sono sicuramente più marcati nelle
persone con scarsa massa sottocutanea, ovverosia soggetti
anziani, magri e defedati.
Una particolare conseguenza della sindrome da
immobilizzazioni: le lesioni da compressione
L’attrito o frizione
Deriva dallo sfregamento della cute con un’altra superficie che
determina una perdita di cellule epidermiche e, in molti casi,
flittene (piccole bolle cutanee contenenti liquido sieroso). Forze
di attrito vengono generate durante gli spostamenti del paziente
nel letto: a tal proposito è importante evitare il trascinamento,
procedendo a sollevare la persona, magari ricorrendo all’utilizzo
di un telo di trasporto.
Una particolare conseguenza della sindrome da
immobilizzazioni: le lesioni da compressione
La macerazione
Indica il rammollimento della cute per prolungata esposizione a
umidità eccessiva, determinata da incontinenza urinaria e
fecale, sudorazione profusa, ferite trasudanti. Le cellule epiteliali
vengono quindi danneggiate da agenti tossici o chimici, e la
modificazione del pH comporta una maggiore suscettibilità della
cute allo sviluppo di lesioni.
Il trasporto dei materiali

La movimentazione di vari tipi di materiale è frequente


all’interno dei servizi socio-sanitari. In ambito ospedaliero la
necessità di approvvigionamento o di trasferimento ad altra UO
di materiali ricorre quotidianamente. A tal proposito si
distinguono varie modalità operative, con squadre di personale
centralizzate o, al contrario, unità dislocate presso il padiglione,
quando l’ospedale è a più blocchi, o direttamente nell’UO. Si
deve inoltre differenziare:
Il trasporto dei materiali
Un trasporto ordinario, ovvero quelle attività di trasferimento
quotidiano di più tipi di materiale (campioni biologici, richieste
di indagini diagnostiche, altro);
Un trasporto periodico, determinato dalla necessità di
approvvigionamento di tutti quei materiali utili alle attività
interne dell’UO (ritiro di materiale tecnico-economale, farmaci,
gas a uso terapeutico), che si verificano in genere
settimanalmente;
Un trasporto straordinario derivante da situazioni di particolare
urgenza che possono accadere nell’UO di degenza (consegna di
campioni biologici per indagini diagnostiche urgenti, ritiro dei
referti).
Il trasporto dei materiali

Al fine dello svolgimento delle operazioni inerenti il


trasferimento di materiali, si ritiene opportuno indicare le
norme generali di riferimento per il loro trasporto:
Utilizzare sempre un mezzo di trasporto idoneo per quantità e
qualità dei materiali da spostare. In questo modo si potrà
ridurre il rischio di danni a carico del materiale e la possibilità di
infortunio o lesioni per l’operatore,
Individuare correttamente gli orari dei servizi a cui il materiale è
destinato, al fine di evitare percorsi inutili ripetuti;
Il trasporto dei materiali

Evitare di abbandonare il materiale durante il trasporto, anche


se momentaneamente. La custodia deve protrarsi
ininterrottamente fino al momento della consegna al
destinatario;
Servirsi sempre dei contenitori idonei per il trasporto,
utilizzandoli correttamente;
Custodire con cura la documentazione di accompagnamento,
mantenendola nello stesso ordine di confezione in cui è stata
consegnata.
Il trasporto dei materiali

Non esporre il materiale ad agenti atmosferici o intemperie.


Conservarlo alle temperature richieste mediante il
mantenimento dell’integrità delle confezioni originali;
Quando si debba provvedere a più consegne in uno stesso
percorso, si deve rispettare la priorità indicata dal personale
infermieristico. I campioni biologici, ad esempio, risultano più
facilmente deteriorabili, mentre il materiale tecnico-economale
non richiede particolari attenzioni relativamente ai tempi.
Quali sono le competenze dell’OSS
nella mobilizzazione di un assistito

Il ruolo degli operatori socio sanitari è quello di supporto e di


coadiuvare gli infermieri e la loro azione è fondamentale per
garantire una corretta assistenza al cliente anche per i pazienti
con alta complessità come possono essere per quelli
immobilizzati a letto. Aiutano alla:
Prevenzione cadute
Individuazione delle lesioni
Corretta mobilizzazione del paziente
Quali sono le competenze dell’OSS
nella mobilizzazione di un assistito
Tutto questo promuovendo confort e sicurezza del paziente a
letto. Su mandato dell’infermiere o delle disposizioni di reparto
come da routine, mobilizza il paziente valutando insieme
all’infermiere, se necessario, alla tecnica e al presidio migliore
da utilizzare.
Quali sono le competenze dell’OSS
nella mobilizzazione di un assistito
•Tecniche di mobilizzazione del paziente ad una, due o tre
persone
•Cinture di sollevamento
•Sollevatori meccanici
•Cuscini
•Presidi anti-decubito e Antitraumi
Quali sono le competenze dell’OSS
nella mobilizzazione di un assistito
Prima di eseguire qualsiasi manovra, bisogna tener conto degli
spazi liberi reali o di ostacoli che si possono incontrare durante la
mobilizzazione del paziente.
Avere la giusta conoscenza del paziente, il peso corporeo (carichi
più di 26 kg necessitano di essere spostati con attrezzature
specifiche in particolare se si è da soli), se è autonomo o
parzialmente collaborante negli spostamenti
La giusta maturità professionale, non eseguire manovre da soli
ma farsi sempre aiutare per evitare rischi a se stessi, al proprio
assistito o ad altri
Quali sono le competenze dell’OSS
nella mobilizzazione di un assistito
Ricordarsi le giuste manovre utilizzando in maniera corretta
ginocchia e braccia per creare leve di sollevamento, allargare
sempre la base di appoggio ed essere sempre vicini all’oggetto o
alla persona da sollevare per evitare carichi elevati durante le
manovre che comportano spinte, rotazioni corporee, traino per
prevenire danni alla schiena evitare di fletterla, utilizzando la
flessione delle ginocchia.
garantire una buona presa del paziente (presa crociata,
sottoscapolare, zona cavo popliteo), eventualmente con uso di
ausili tipo cintura ergonomica, prima di iniziare qualsiasi
operazione di movimentazione.
Quali sono le competenze dell’OSS
nella mobilizzazione di un assistito
Abbassare le spondine del letto ed eliminare tutto ciò che possa
essere pericoloso durante la manovra di spostamento per evitare
traumi
Nel caso di trasferimenti o spostamenti al letto del paziente,
appoggiare un ginocchio sul letto.
Durante la mobilizzazione impartire le indicazioni con parole,
frasi e gesti semplici.
Quali sono le competenze dell’OSS
nella mobilizzazione di un assistito
Utilizzo della carrozzina
•posizionare la carrozzina nel modo più congruo rispetto al
movimento da fare.
•controllare che sia ben frenata.
•rimuovere gli elementi ingombranti (bracciolo, pedana
poggiapiedi).
Quali sono le competenze dell’OSS
nella mobilizzazione di un assistito
Utilizzo del letto
•controllare che le ruote del letto siano frenate
•regolare l’altezza del letto articolato in maniera adeguata alla
statura dell’operatore ed alla manovra da effettuare.
Posizionamento nel letto del paziente non collaborante
•Adeguamento del letto regolabile
•Uso di teli per lo scorrimento
•Uso del sollevatore se necessario (es. per rifacimento del letto
occupato).
Quali sono le competenze dell’OSS
nella mobilizzazione di un assistito

Un altro strumento per una corretta mobilizzazione del paziente


è il Piano Sistematico delle posizioni nelle 24 h. ad esempio la
durata di una posizione da seduta o a letto che il paziente può
mantenere per evitare Lesioni da Pressione
Alcune definizioni
ADDUZIONE muovere un’articolazione verso la linea mediana del
corpo
ABDUZIONE muovere un’articolazione allontanandola dalla linea
mediana del corpo
ROTAZIONE INTERNA ruotare un’articolazione intorno al suo
asse, verso la linea mediana del corpo
ROTAZIONE ESTERNA ruotare un’articolazione intorno al suo asse
allontanandola dalla linea mediana del corpo
FLESSIONE diminuire l’angolo tra due ossa
Alcune definizioni
ESTENSIONE raddrizzare un’articolazione
IPERESTENSIONE muovere un’articolazione oltre la normale
estensione
SUPINAZIONE ruotare il corpo o una sua parte in modo che sia
rivolto/a verso l’alto
PRONAZIONE ruotare il corpo o una sua parte in modo che sia
rivolto/a verso il basso
CIRCONDUZIONE muovere una parte del corpo con movimento
circolare
Alcune definizioni

INVERSIONE ruotare i piedi verso l’interno


EVERSIONE ruotare i piedi verso l’esterno
OPPOSIZIONE toccare con il pollice un altro dito della mano
Posture fondamentali

Posizione supina:
Il piano del letto è allineato;
La persona è distesa sul piano del materasso: testa, tronco e arti
sono allineati. Un cuscino è posto sotto il capo, le braccia
possono essere leggermente flesse (30°) e adagiate sul torace,
oppure allineate lungo il corpo;
Le ginocchia sono tenute in lieve flessione da un sostegno
morbido; i talloni sono isolati dal materasso mediante un
sostegno morbido collocato sotto le caviglie. Sacchetti di sabbia
possono essere utilizzati per l’allineamento degli arti inferiori.
Posture fondamentali

Posizione prona:
Il piano del letto è allineato;
La persona è distesa sul piano del materasso e poggia con la
parte anteriore del corpo su questo;
Il capo della persona è rivolto di lato, poggiando sul cuscino. Per
gli arti superiori: quello corrispondente alla direzione del volto è
flesso, con il palmo della mano adagiato sul materasso; l’altro è
allineato lungo il tronco, con il palmo della mano rivolto verso
l’alto;
Posture fondamentali

Posizione prona:
Nelle donne un sostegno morbido è collocato al di sopra e al di
sotto del seno;
Nell’uomo un sostegno morbido è collocato al di sopra e al di
sotto dei genitali;
Le gambe sono leggermente divaricate e separate l’una
dall’altra; sotto le caviglie è posto un sostegno morbido per
consentire il posizionamento dei piedi.
Posture fondamentali
Posizione semi-prona:

Posizione intermedia tra prona e laterale.


Il piano del letto è allineato;
La persona è distesa sul piano del materasso e poggia con la
parte anteriore leggermente inclinata del corpo su questo;
Il capo della persona è rivolto di lato, poggiando sul cuscino. La
spalla poggia sul materasso, ruotata lievemente verso l’interno.
Il braccio dello stesso lato è adagiato in flessione sul materasso
allineato lungo il tronco, con il palmo della mano rivolto verso
l’alto. L’altro, è posizionato in alto con il palmo della mano
adagiato sul materasso;
Posture fondamentali

Posizione laterale:
Il piano del letto è allineato oppure leggermente rialzato nella
parte superiore;
La persona poggia sul piano del materasso con il fianco destro o
sinistro;
La testa è sostenuta da un cuscino. La spalla poggia sul
materasso, ruotata lievemente verso l’esterno. Il braccio dello
stesso lato è adagiato in flessione sul materasso, con il palmo
della mano rivolto verso l’alto; l’altro è adagiato sul tronco in
leggera flessione, nel caso sostenuto da un cuscino.
Posture fondamentali

Posizione laterale:
Il tronco può essere sostenuto posteriormente dal cuscino,
collocato tra il materasso e la schiena dell’assistito;
La gamba del fianco in appoggio è allineata o leggermente
stessa rispetto al tronco, con il ginocchio lieve flessione. Il piede
poggia lateralmente su un sostegno morbido che isola le
prominenze ossee. L’altra gamba è piegata e appoggia in avanti
rispetto alla prima su un cuscino;
Le coperte sono sollevate mediante un archetto.
Posture fondamentali

Posizione semiseduta o semi-Fowler:


La posizione semi-ortopnoica o semiseduta o di Fowler è la
posizione a letto in cui la testa e tronco sono sollevati con le
ginocchia flesse o diritte. La posizione Fowler, nel gergo
sanitario, può riferirsi al sollevamento della parte superiore del
corpo senza flessione delle ginocchia ed il termine semi-Fowler
può prevedere la posizione seduta con la flessione delle
ginocchia. Di solito la posizione Fowler corrisponde alla semi-
Fowler con la testa ed il tronco alzati di 45°-60° e si divide in
semi-Fowler bassa (15°-45°) o semi-Fowler alta (60°-90°)
Posture fondamentali

Posizione semiseduta o semi-Fowler:


Il piano del letto è rialzato nella parte superiore (circa 45°) –
oppure: i cuscini sono posti a lisca di pesce – oppure: un cuneo
di gomma piuma è inserito a contrasto con la testiera;
La persona è adagiata con il busto appoggiato sul piano rialzato;
La testa è allineata con il tronco mediante un sostegno morbido
posto sotto il collo o la nuca. È importante assicurarsi che il
bacino poggi con la giusta angolatura sul piano del letto. Le
braccia sono in posizione libera;
Posture fondamentali

Posizione semiseduta o semi-Fowler:


Le gambe sono leggermente flesse con un sostegno morbido
posto sotto le ginocchia – oppure: la parte centrale del letto e
lievemente angolata in modo da sostenere l’articolazione del
ginocchio. I talloni sono isolati dal materasso mediante un
sostegno morbido sotto le caviglie e un cubo di gomma piuma di
appoggio per la pianta del piede, posto a contrasto con la
pediera;
Le coperte sono sollevate mediante un arcuccio.
Posture fondamentali

Posizione seduta in letto:


Il piano del letto è rialzato (circa 70°- 90°) – oppure: il solleva cuscini è
posto dietro la schiena – oppure: i cuscini vengono disposti a scalare
dietro la schiena della persona – oppure i cuscini vengono posizionati
su di un tavolino rivolto all’utente su cui può adagiarsi;
Il busto poggia sul sostegno; la testa poggia su un cuscino sottile, in
allineamento con il tronco. Le braccia sono in posizione libera;
Le gambe sono leggermente flesse, con un sostegno morbido sotto il
ginocchio, o in posizione libera.
Posture fondamentali

Posizione di Trendelenburg
Posizione supina su piano
inclinato di 25° con eremita
inferiori in alto.
Posizione di
AntiTrendelenburg
Posizione supina su piano
inclinato di 25° con eremita
superiori in alto.
Posture fondamentali
Posizione seduta in poltrona:
Lo schienale della poltrona/sedia a rotelle è
perpendicolare al sedile oppure lievemente
abbassato;
I braccioli e i poggiapiedi consentono un
sostegno corretto per le braccia e le gambe;
La persona siede con il tronco appoggiato
allo schienale, in particolare mantenendo le
curve naturali della colonna vertebrale.
Piccoli sostegni in zona lombare o sotto la
nuca possono aiutarne il posizionamento.
Posture fondamentali
Posizione seduta in poltrona:
Lo schienale della poltrona/sedia a rotelle è perpendicolare al
sedile oppure lievemente abbassato;
I braccioli e i poggiapiedi consentono un sostegno corretto per
le braccia e le gambe;
La persona siede con il tronco appoggiato allo schienale, in
particolare mantenendo le curve naturali della colonna
vertebrale. Piccoli sostegni in zona lombare o sotto la nuca
possono aiutarne il posizionamento.
Posture fondamentali
Spostamento verso la testiera del letto:
Scopo: Spostare il assistito verso la testiera
del letto
Materiali occorrenti: Cuscini
Esecuzione:
•Identificare la persona
•Informare la persona assistita di quanto si
sta per compiere, invitandola a collaborare
•Lavarsi le mani
Posture fondamentali
Spostamento verso la testiera del letto:
Allineare il piano del letto
Posizionarsi di lato al letto in prossimità degli arti inferiori
dell’assistito, flettendo le gambe e ponendole l’una davanti
all’altra. Invitare la persona a flettere le gambe ed a poggiare la
pianta dei piedi sul materasso
Stabilizzare i piedi della persona, sostenendo poi il suo bacino
con una mano
Invitare la persona a fare forza sui gomiti e con la pianta dei
piedi sul materasso
Posture fondamentali
Spostamento verso la testiera del letto:
Invitare la persona a piegare la testa in avanti, a sollevare il
bacino ed a spostarsi verso la testiera
Assicurarsi che la posizione assunta sia confortevole e sistemare
gli effetti letterecci
Lavarsi le mani
Annotare eventuali osservazioni emerse durante l’esecuzione
della tecnica.
Posture fondamentali
Spostamento dalla posizione supina alla
posizione laterale:
Scopo: Far assumere all’assistito la
posizione laterale
Materiali occorrenti: Cuscini
Esecuzione:
•Identificare la persona
•Informare la persona assistita di quanto
si sta per compiere, invitandola a
collaborare
•Lavarsi le mani
Posture fondamentali
Spostamento dalla posizione supina alla posizione laterale:
Preparare i cuscini e posizionarli su una sedia in prossimità del
letto
Allineare il piano del letto
Variante con un operatore:
Posizionarsi dal lato del letto scelto per il posizionamento
laterale
Posture fondamentali
Spostamento dalla posizione supina alla posizione laterale:
Far flettere la gamba opposta al decubito laterale da ottenere,
spostando poi verso l’esterno il braccio su cui andrà a giacere,
l’altro lo si flette adagiandolo sull’addome o sul torace del
paziente
Porre una mano sulla scapola, l’altra all’altezza del ginocchi che
precedentemente è stata messa in flessione
Operare una trazione verso se stessi, facendo ruotare di 90°
mantenendo la gamba adiacente al piano del letto dritta
Posizionare i cuscini come descritto in precedenza nella
posizione laterale
Posture fondamentali
Spostamento dalla posizione supina alla posizione laterale:
Posture fondamentali
Spostamento dalla posizione supina alla posizione laterale:
Variante con due operatori:
Un operatore si pone dal lato del letto all’altezza del tronco del
paziente posizionando le mani una all’altezza della scapola e
l’altra all’altezza del trocantere nella porzione superiore rispetto
all’altro operatore, il quale, posizionerà una mano all’altezza del
trocantere inferiore e l’altra al ginocchio esterno al decubito
laterale scelto e che in precedenza si è fatto flettere, durante la
manovra il carico si sposta dall’arto anteriore degli operatori a
quello posteriore mantenendo le gambe leggermente flesse e
posizionando una gamba davanti l’altra.
Posture fondamentali
Spostamento dalla posizione supina alla posizione laterale:
Ruotare, in sincronia, la persona sul fianco, effettuando una
trazione verso il proprio corpo
Assicurarsi che la posizione assunta sia confortevole e
sistemare gli effetti letterecci
Lavarsi le mani, annotare e riferire eventuali osservazioni
emerse durante l’esecuzione della tecnica.
Posture fondamentali
Spostamento dalla posizione laterale alla
posizione prona:
Scopo: Far assumere all’assistito la
posizione prona
Materiali occorrenti: Cuscini, rotoli in
gomma piuma
Esecuzione:
•Identificare la persona
•Informare la persona assistita di quanto si
sta per compiere, invitandola a
collaborare
•Lavarsi le mani
Posture fondamentali
Spostamento dalla posizione laterale alla posizione prona:
Preparare cuscini e rotoli e posizionarli su una sedia in
prossimità del letto
Allineare il piano del letto
Gli operatori si pongono entrambi dallo stesso lato del letto, alle
spalle dell’assistito, dopodiché dovranno:
Allineare le braccia della persona lungo il tronco ed estendere gli
ha inferiori;
Posture fondamentali
Spostamento dalla posizione laterale alla posizione prona:
Introdurre le braccia sotto il corpo della persona e girarla
gradualmente, effettuando una trazione verso il proprio corpo. Se
necessario, riportare poi la persona verso il centro del letto (le gambe
degli operatori sono flesse e poste l’una davanti all’altra; durante la
manovra il carico si sposta dal lato anteriore a quello posteriore);
Oppure un operatore si posiziona nel lato anteriore, mentre l’altro
mantiene la posizione delle spalle dell’assistito, il primo mantiene in
sicurezza il paziente per non creare eventuali traumi, per cadute
accidentali, o per evitare che il paziente possa entrare in agitazione se
il viso, accidentalmente rimane contro il cuscino.
Posture fondamentali
Spostamento dalla posizione laterale alla posizione prona:
Assicurarsi che la posizione assunta sia confortevole e sistemare
gli effetti in letterecci
Lavarsi le mani
Annotare e riferire eventuali osservazioni emerse durante
l’esecuzione della tecnica
Posture fondamentali
Spostamento dalla posizione laterale alla
posizione seduta sul bordo del letto:
Scopo: Far assumere all’assistito la
posizione seduta sul bordo del letto
Materiali occorrenti: Cuscini
Esecuzione:
•Identificare la persona
•Informare la persona assistita di quanto si
sta per compiere, invitandola a collaborare
•Lavarsi le mani
Posture fondamentali
Spostamento dalla posizione laterale alla posizione seduta sul
bordo del letto:
Preparare i cuscini e posizionarli su una sedia in prossimità del
letto
Variante con un operatore:
Porsi dal lato del letto prescelto
Far passare un braccio al di sotto della spalla dell’utente,
facendo leva per sollevare il busto verso l’alto
Posture fondamentali
Spostamento dalla posizione laterale alla posizione seduta sul
bordo del letto:
Contemporaneamente, con l’altro braccio, porre i piedi
dell’assistito oltre il bordo del letto, facendo leva sul ginocchio
esterno e spingendo verso il basso
Aiutare la persona a portarsi seduta e mantenere tale posizione
per qualche secondo
Sistemare dei cuscini dietro la schiena della persona,
assicurandosi che la posizione assunta sia confortevole
Annotare e riferire eventuali osservazioni emerse durante
l’esecuzione della tecnica
Posture fondamentali
Spostamento dalla posizione laterale alla posizione seduta sul
bordo del letto:
Variante con due operatori:
Porsi dallo stesso lato del letto, dopodiché:
• Il primo operatore circonderà con le braccia il busto della
persona, tenendo le proprie gambe flesse e divaricate
• Il secondo operatore sorreggerà le gambe della persona,
ponendo una mano sotto le sue ginocchia e l’altra sotto le
caviglie (tenendo anch’esso le proprie gambe flesse e
divaricate)
Posture fondamentali
Spostamento dalla posizione laterale alla posizione seduta sul
bordo del letto:
In sincronia faranno o ruotare la persona sul proprio bacino:
mentre il primo operatore solleva il busto, il secondo sposta le
gambe verso il basso
Aiutare la persona a portarsi seduta e mantenere tale posizione
per qualche secondo
Sistemare dei cuscini dietro la schiena della persona,
assicurandosi che la posizione assunta sia confortevole
Annotare e riferire eventuali osservazioni emerse durante
l’esecuzione della tecnica
Posture fondamentali
Spostamento in poltrona-sedia a
rotelle:
Scopo: Spostare l’assistito in
poltrona-sedia a rotelle
Materiali occorrenti: Cuscini
Esecuzione:
•Identificare la persona
•Informare la persona assistita di
quanto si sta per compiere,
invitandola a collaborare
•Lavarsi le mani
Posture fondamentali
Spostamento in poltrona-sedia a rotelle:
Variante con un operatore:
Afferrare l’utente per gli avambracci incrociati, passando sotto
le sue ascelle
Invitare l’utente a poggiare i piedi in terra e spingere, facendo
leva su questi verso lo schienale
oppure:
Invitare l’utente a far forza sugli arti superiori appoggiati ai
braccioli e a sollevarsi verso l’alto
Posture fondamentali
Spostamento in poltrona-sedia a rotelle:
Sistemare eventualmente un cuscino dietro la schiena della
persona, assicurandosi che la posizione assunta sia confortevole
Annotare e riferire eventuali osservazioni emerse durante
l’esecuzione della tecnica
Variante con due operatori:
Gli operatori si impongono uno allo schienale della poltrona-
sedia a rotelle, l’altro dinanzi alla persona, in posizione
accovacciata con appoggio sfalsato dei piedi:
Posture fondamentali
Spostamento in poltrona-sedia a rotelle:
• Il primo operatore afferrerà la persona
per gli avambracci incrociati, passando
sotto le sue ascelle
• Il secondo operatore afferrerà le
ginocchia della persona
Invitare l’assistito a far forza con le spalle
verso il basso durante la manovra
Spostare l’utente
Posture fondamentali
Spostamento in poltrona-sedia a rotelle:
Sistemare eventualmente un cuscino
dietro la schiena della persona,
assicurandosi che la posizione assunta
se è confortevole
Annotare e riferire eventuali
osservazioni emerse durante
l’esecuzione della tecnica
Trasferimenti
Alzarsi dalla sedia:
Scopo: Aiutare l’assistito ad alzarsi
da una seria
Esecuzione: Identificare la
persona
Informare la persona assistita di
quanto si sta per compiere,
invitandola a collaborare
Lavarsi le mani
Porsi davanti all’utente
Trasferimenti
Alzarsi dalla sedia:
Invitare l’utente a divaricare le gambe e flettere leggermente il
tronco in avanti, afferrando gli avambracci dell’operatore con
presa crociata
Stabilizzare con il proprio piede quello dell’utente, ponendolo
trasversalmente al proprio (l’operatore dovrà tenere le gambe
flesse poste una avanti all’altra)
Trasferimenti
Alzarsi dalla sedia:
Invitare l’utente ad alzarsi facendo forza su gambe e braccia
(durante la manovra l’operatore dovrà spostare il carico dall’arto
anteriore a quello posteriore)
Annotare e riferire eventuali osservazioni emerse durante
l’esecuzione della tecnica
Trasferimenti
Trasferimento dal letto alla sedia a
rotelle-poltrona:
Scopo: Trasferire l’assistito su una sedia
a rotelle-poltrona
Materiali occorrenti: Cuscini
Esecuzione:
•Identificare la persona
•Informare la persona assistita di
quanto si sta per compiere, invitandola
a collaborare
•Lavarsi le mani
Trasferimenti
Trasferimento dal letto alla sedia a rotelle-poltrona:
Variante con un operatore:
Porsi dal lato del letto prescelto
Aiutare la persona a portarsi seduta sul bordo del letto
Collocarsi di fronte alla persona ponendo i piedi trasversalmente
a quelli della persona stessa
Contenere con le proprie ginocchia le ginocchia della persona,
invitandola a poggiare la testa sulla nostra spalla
Trasferimenti
Trasferimento dal letto alla sedia a rotelle-poltrona:
Invitare la persona a circondare con le braccia le nostre spalle
Collocare le mani sotto i glutei della persona e poi sollevarla,
tenendo le nostre gambe flesse e divaricate
Far ruotare la persona verso la poltrona-sedia a rotelle
Sistemare eventualmente un cuscino dietro la schiena della
persona, assicurandosi che la posizione assunta sia confortevole
Trasferimenti
Trasferimento dal letto alla sedia a rotelle-
poltrona:
Variante con due operatori:
Collocarsi rispettivamente ai due lati del
letto
Spostare la persona in prossimità del bordo
del letto, facendogli assumere la posizione
seduta, dopodiche:
Un operatore si porrà alle spalle della
persona, afferrandola per gli avambracci
incrociati, passando sotto le ascelle
L’altro operatore sosterrà le gambe della
persona all’altezza di cosce e caviglie,
mantenendole lievemente flesse
Trasferimenti
Trasferimento dal letto alla sedia a rotelle-poltrona:
Trasportare in sincronia la persona sulla sedia, invitandola a far
forza con le spalle verso il basso nel movimento in cui avverrà il
trasferimento
Sistemare eventualmente un cuscino dietro la schiena della
persona, assicurandosi che la posizione assunta sia confortevole
Annotare e riferire eventuali osservazioni emerse durante
l’esecuzione della tecnica
Trasferimenti
Trasferimento dal letto alla
barella:
Scopo: Trasferire l’assistito su
una barella
Materiali occorrenti: Cuscino
Esecuzione:
•Identificare la persona
•Informare la persona assistita
di quanto si sta per compiere,
invitandola a collaborare
•Lavarsi le mani
Trasferimenti
Trasferimento dal letto alla barella:
Allineare il piano del letto e portare la persona in posizione
supina
Posizionare la barella ad angolo retto rispetto al letto
Invitare la persona tenere le braccia conserte
Porsi tutti e tre dallo stesso lato del letto e introdurre le braccia
sotto il corpo dell’assistito fino a far fuoriuscire le braccia
sull’altro fianco, dopodiché:
Trasferimenti
Trasferimento dal letto alla barella:
Il primo operatore con un braccio sorreggerà la testa della
persona nella piega del gomito, con l’altro il tronco
Il secondo operatore sosterrà il bacino
Il terzo operatore manterrà agli arti inferiori
Spostare, in sincronia, la persona sul bordo del letto, evitando di
trascinarla
Sollevare, sempre in sincronia, la persona, avvicinandola al
proprio corpo e trasportarla mantenendola in allineamento
Trasferimenti
Trasferimento dal letto alla barella:
Adagiare delicatamente la persona sulla barella
Se opportuno, posizionare un cuscino al di sotto della testa
Annotare e riferire eventuali osservazioni emerse durante
l’esecuzione della tecnica
Trasferimenti
Aiuto nella deambulazione senza ausili:
L’operatore aiuta la persona a portarsi
in piedi
Si aiuta l’assistito nella deambulazione,
in particolare:
Camminandogli dietro, si sostiene la
persona con le mani poste
lateralmente al torace
Trasferimenti
Aiuto nella deambulazione senza ausili:
Camminandogli davanti, si sostiene la
persona con le mani poste lateralmente al
torace oppure offrendole gli avambracci
come punto di appoggio
Camminandogli di fianco: l’operatore
sostiene la persona prendendola o
facendosi prendere sottobraccio
Trasferimenti
Aiuto nella deambulazione senza ausili:
Si effettua il percorso prestabilito
Si riaccompagna l’assistito al letto/poltrona, aiutandolo a
posizionarsi

In alcuni casi può essere utilizzata, su indicazione dei


fisioterapisti, una cintura provvista di maniglia, per garantire
una maggiore sicurezza all’utente.
Grazie per la vostra attenzione