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Teoria del Movimento e

Apprendimento Motorio

prof. Giuseppe Noia - giuseppe.noia@libero.it


Il Movimento Umano
e
l’Apprendimento Motorio

prof. Giuseppe Noia - giuseppe.noia@libero.it


Analisi
Definizione delle
funzioni

Movimento
Umano e Crescita
apprendimento motoria
motorio

Ricerca delle
sue forme e Classificazione
manifestazioni

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Le Attività Motorie,
correttamente intese e praticate,
permettono di
“educare” e “ formare”
il ragazzo agendo sulla molla dei suoi interessi
personali,
sulle sue aspirazioni e possibilità.

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IL MOVIMENTO

Il movimento corporeo
è una delle manifestazioni dell’intera personalità,
poiché chiama in causa, contemporaneamente,
strutture psicologiche ed organiche.

Obiettivo dell’ed. motoria è


il comportamento motorio
ossia
la capacità di compiere movimenti o assumere
posture.

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IL MOVIMENTO

Sistema senso-motorio

Schemi motori - posturali

Capacità coordinative Capacità condizionali

Abilità e Prestazioni motorie


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IL MOVIMENTO

è
un aspetto fondamentale della vita

Senza movimento non sarebbe possibile il nutrimento,


la riproduzione e la sopravvivenza.

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IL MOVIMENTO

è il risultato di
adattamenti progressivi,

determinati dalla necessità di interagire con l’ambiente in


modo efficace.

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Adattamenti
di tutta la personalità dell’uomo
nella totalità.

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PRINCIPI GENERALI DELLO SVILUPPO SVILUPPO DELLA PERSONALITÀ

La PERSONALITÀ è una sintesi originale, dinamica e relativamente


stabile dei modi di essere e di agire dell'individuo.

Lo sviluppo della personalità è un progressivo e costante processo


di differenziazione e di organizzazione di strutture e di funzioni,
caratterizzanti gli stadi evolutivi, ossia le tappe di sviluppo della
personalità medesima.

L'evoluzione psicologica può configurarsi come una serie di


successive organizzazioni delle dimensioni della personalità, sempre
più complesse e consapevoli.

Ed è proprio ciò che ci permette di parlare di una personalità


dell'infante, del bimbo, del fanciullo, del preadolescente.

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PRINCIPI GENERALI DELLO SVILUPPO SVILUPPO DELLA PERSONALITÀ

Il processo di formazione della personalità risulta dall'interazione fra


FATTORI ORGANICI e FATTORI AMBIENTALI, dal continuo interagire
fra la dotazione ereditaria e il complesso dalle esperienze - consce e
inconsce - vissute nel proprio contesto sociale.

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PRINCIPI GENERALI DELLO SVILUPPO SVILUPPO DELLA PERSONALITÀ

II FATTORE ORGANICO costituisce la spinta interiore dello sviluppo.


L'organismo contiene un corredo attitudinale (potenziale ereditario)
conseguibile dall'individuo nel corso del suo sviluppo.

I FATTORI AMBIENTALI agiscono sul fattore ereditario, ne rompono


la struttura, condizionano l’attuazione del piano iscritto
nell'organismo, favorendone o ostacolandone la realizzazione,
influenzandone la direzione.
Qualora questo presenti limiti o carenze, l'individuo non realizza
tutte le sue potenzialità.
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PRINCIPI GENERALI DELLO SVILUPPO SVILUPPO DELLA PERSONALITÀ

La PERSONALITÀ è data da più aree,


ciascuna con la propria struttura ed un proprio ritmo evolutivo.

Distingueremo a tal proposito:


AREA SOCIALE (capacità di rispetto e di collaborazione sotto la
spinta motivazionale);

AREA INTELLETTUALE O COGNITIVA (elaborazione degli input,


comprensione degli stimoli, ecc.);

AREA AFFETTIVA (controllo dell’emotività, motivazione alla risposta,


senso della competenza, …);

AREA CORPOREA (motricità, tendenza alla conservazione, strutture


specifiche).
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PERCEZIONE MOTIVAZIONE
MEMORIA AUTOSTIMA
ATTENZIONE Percezione di sè

FUNZIONI /
CAPACITA’

PARTECIPAZIONE
COORDINATIVE
SOCIALIZZAZIONE
CONDIZIONALI
COOPERAZIONE

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Le direzioni del processo educativo:

Educazione del corpo e del movimento: educazione


delle funzioni motorie: apprendimento motorio

Educazione attraverso il movimento: educazione


della persona attraverso le esperienze corporeo-
motorie ed il linguaggio Non Verbale

Educazione al corpo ed al movimento: processo di


acquisizione di corrette abitudini alimentari, stili di
vita attivi, corretti comportamenti relazionali

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FUNZIONE DEL MOVIMENTO

Le più importanti FUNZIONI DEL MOVIMENTO sono:

• Lo sviluppo delle capacità cognitive;


• Miglioramento, mantenimento e conservazione della
funzionalità dell’organismo;
• Sviluppo della capacità di comunicazione e di interazione con
gli altri;
• Miglioramento delle qualità motorie, delle abilità e delle
capacità di prestazione umane.
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FUNZIONE DEL MOVIMENTO

FUNZIONE ADATTATIVA

FUNZIONE COGNITIVA

FUNZIONE ESPRESSIVA, COMUNICATIVA E RELAZIONALE

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FUNZIONE COGNITIVA DEL MOVIMENTO

La capacità di ricevere e interpretare un messaggio


e di sapervi corrispondere adeguatamente.

L’intelligenza motoria è affidata a un complesso di strutture e


di funzioni altamente integrate,
che costituiscono il sistema senso-motorio.

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FUNZIONE ADATTATIVA DEL MOVIMENTO

I comportamenti per la ricerca di cibo,


per ripararsi, per difendersi e attaccare
sottolineano la funzione adattativa,
che consente all’essere vivente di rispondere in modo
appropriato alle richieste dell’ambiente sia interno
(la fame, la sete...)
sia esterno
(un nemico, una preda…).

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FUNZIONE ESPRESSIVA, COMUNICATIVA E
RELAZIONALE

Importanza del movimento sotto l’aspetto sociale.

Esiste ed è continuamente operante un linguaggio del corpo

(mimica facciale o gestuale che sostituisce


o supporta il linguaggio verbale).

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Sia la funzione
ADATTATIVA sia quella COMUNICATIVA
sono tanto più ricche quanto più ricca e diversificata è la
gamma di azioni che l’uomo può compiere.

Il repertorio delle azioni effettuabili costituisce


il PATRIMONIO MOTORIO
che l’uomo accumula (o disperde) nel corso della sua esistenza
grazie alle esperienze di movimento.

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Alla base di ogni movimento umano vi è la collaborazione di più
strutture corporee

SISTEMA SISTEMA
NERVOSO MUSCOLARE

APPARATO
SCHELETRICO

UNITA’
MOTORIA

MOVIMENTO

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Questo patrimonio motorio

è formato da elementi innati:

SCHEMI MOTORI DI BASE ABILITÀ MOTORIE

che l’esperienza sviluppa e che l’esperienza consente


rende duttili e da elementi di apprendere e
acquisiti, perfezionare.

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Gli elementi del repertorio motorio individuale
dipendono dal costituirsi e dal consolidarsi
di circuiti anatomo-funzionali tra cellule del SNC.

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La grande plasticità del S.N.C.
fa si che alcuni di questi
circuiti si formino nel tempo
e altri se ne perdano
in base ad un processo di
selezione delle connessioni
nervose,
legato all’interazione di ogni
individuo nel proprio
ambiente.

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Ogni circuito è frutto di un’attivazione originaria,
esso può conservarsi più o meno a lungo
o perdersi in rapporto alla ripetizione di quella attivazione.

L’esperienza motoria produce un’attivazione sinaptica,


che induce e stabilizza una connessione nervosa,
formando una traccia mnestica (ENGRAMMA),
che può consolidarsi e persistere con la reiterazione della
stimolazione.

Ciò che è sottoutilizzato viene perduto.

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Gli ADATTAMENTI hanno caratteristiche

FUNZIONALI STRUTTURALI

Nel genotipo esse sono abbastanza stabili…

Tuttavia in un arco di tempo molto breve,


mezzo secolo circa,
nei paesi sviluppati l’interazione uomo ambiente ha subito
uno shock … ipocinetico.

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IL MOVIMENTO

assume molte forme.

Alcune possono essere considerate come


"geneticamente determinate"

Una seconda classe di movimenti può essere pensata come


"appresa"

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CLASSIFICAZIONE DEL MOVIMENTO
L’analisi parte dal punto di vista neuro-fisiologico che articola
tre le forme possibili di gestione degli atti motori da parte del
nostro sistema nervoso centrale e periferico:
• la motricità riflessa;
• la motricità controllata;
• la motricità automatica.

In realtà ve ne sarebbero altre due e precisamente le forme:


• la motricità primitiva;
• la motricità patologica.

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CLASSIFICAZIONE DEL MOVIMENTO
La motricità primitiva

Con i cosiddetti “schemi motori primitivi”


• i movimenti massivi incontrollati e i movimenti atetotici
(K. MEINEL, Teoria del movimento, p. 144)
• i riflessi innati legati alla sopravvivenza come la suzione,
il pianto, la respirazione
si evidenzia nel neonato per alcune settimane dopo la nascita
ma lascia il posto agli schemi più evoluti che subentrano
progressivamente nel corso dello sviluppo.

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CLASSIFICAZIONE DEL MOVIMENTO
La motricità patologica

Raggruppa tutte quelle forme di movimenti “non adeguati a


uno scopo” in quanto ostacolati da:
• cause meccaniche (rigidità articolari o atrofie muscolari)
• cause neurologiche (atassia, paresi, aprassia)

Comprende anche i movimenti spontanei non volti e


afinalistici (corea, tremore, tic, atetosi, clono).

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CLASSIFICAZIONE DEL MOVIMENTO

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CLASSIFICAZIONE DEL MOVIMENTO

Motricità riflessa

È una risposta muscolare


stereotipata ad uno stimolo
specifico.
La motricità riflessa utilizza un
circuito neurologico di
controllo a livello spinale.
(arco riflesso)

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CLASSIFICAZIONE DEL MOVIMENTO

Motricità riflessa
Il nascituro dispone di alcuni movimenti riflessi innati legati alla
sopravvivenza.
Oltre a questi, nei primi mesi di vita compaiono altri riflessi
incondizionati:
• il “riflesso di Moro;
• il “grasping” ;
• il “riflesso posturale labirintico”…

Quest'ultimo rappresenta la prima delle reazioni innate di


raddrizzamento.

Le reazioni di raddrizzamento porteranno il bambino, nel corso del


primo anno di vita a assumere la stazione eretta.

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CLASSIFICAZIONE DEL MOVIMENTO

Motricità riflessa
Un'altra forma di attività riflessa, che integra le reazioni di
raddrizzamento, è costituita dalle reazioni di equilibrio che il
bambino attiva per evitare di cadere e per mantenere l'equilibrio
delle posizioni del corpo umano nello spazio in opposizione alla forza
di gravità.

Questa motricità riflessa innata non scompare nel corso del processo
evolutivo ma si trasforma adattandosi progressivamente alla
acquisizione di nuove tappe e traguardi motori divenendo via via
condizionata dall'ambiente.

Altri esempi di attività riflessa sono la repentina retrazione della


mano che viene a contatto con una fonte di calore o con un corpo
contundente o anche la chiusura delle palpebre come reazione alla
improvvisa variazione dell'intensità luminosa.
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CLASSIFICAZIONE DEL MOVIMENTO

La motricità controllata o volontaria

È eseguito dalla persona coscientemente per realizzare uno scopo


preciso.

Sono perfettibili con la pratica e l’esercizio.

Possono essere evocati anche in assenza di uno stimolo sensoriale.


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CLASSIFICAZIONE DEL MOVIMENTO

La motricità controllata o volontaria

Comprende tutti quegli atti motori che, oltre a essere voluti


intenzionalmente, richiedono all'uomo un certo grado di
attenzione, cura e controllo.

Vengono eseguiti con l'intenzione di raggiungere un fine


programmato e si manifestano prevalentemente nelle situazioni di
apprendimento motorio.

Sono impegnativi sia sotto l'aspetto condizionale che coordinativo


e dispendiosi dal punto di vista energetico specialmente se
eseguiti per le prime volte.

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CLASSIFICAZIONE DEL MOVIMENTO

La motricità controllata o volontaria

Viene chiamata elaborazione controllata quella forma di controllo


tipico di gesti nuovi o poco conosciuti che caratterizza i momenti
di apprendimento tipici della fase che Meinel chiama della
«coordinazione grezza» ove la motricità appare poco fluida,
rallentata e senza la giusta scelta di tempo.

Il circuito neuro-fisiologico di controllo di questo tipo di motricità


segue il modello cibernetico a circuito chiuso teorizzato prima dai
russi Bernstein e Anochin e poi dal tedesco Meinel.
(K. MEINEL, Teoria del movimento, p. 76)

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CLASSIFICAZIONE DEL MOVIMENTO

La motricità controllata o volontaria

Le afferenze sensoriali consentono al soggetto in fase di apprendimento


di recuperare tutte le informazioni dall'ambiente esterno.
Queste vengono inviate prima alla corteccia somato-sensoriale primaria
e in successione alla corteccia parietale posteriore alla quale i più
autorevoli studiosi di neuro-anatomia hanno riconosciuto un ruolo
associativo.
In questo punto secondo Meinel avverrebbe la cosiddetta «sintesi
afferente» e la formazione dello schema ideo-motorio e del programma
del movimento da compiere.
Da questo punto partirebbero le interconnessioni con la corteccia
motoria - l'area 4 e 6 della corteccia prefrontale - da cui si dipartono le
vie efferenti che accedono ai motoneuroni per l'attivazione del
movimento.
Il circuito viene chiuso dalle reafferenze sensoriali che avrebbero il ruolo
di informare il sistema nervoso se quanto sta accadendo è conforme al
programma di movimento.
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CLASSIFICAZIONE DEL MOVIMENTO

La motricità automatizzata

La motricità automatizzata comprende quei movimenti che sono il


risultato della progressiva trasformazione di precedenti
movimenti controllati.

In seguito alla ripetizione del movimento e alla riuscita del


processo di apprendimento motorio questi movimenti si
automatizzano diventando sempre più familiari, economici e
precisi e dunque sempre meno soggetti al controllo attentivo.

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CLASSIFICAZIONE DEL MOVIMENTO

La motricità automatizzata

Il grado di automatizzazione di questi movimenti dipende dal


numero di ripetizioni eseguite e quindi dall'allenamento e
contrariamente alle azioni controllate e volontarie, presentano le
seguenti caratteristiche:
• possono essere anche estremamente veloci;
• richiedono bassi livelli di attenzione, consentendo al soggetto di
concentrarsi sul contesto ambientale;
• consentono il controllo agevole di più compiti o movimenti anche
in competizione tra loro;
• sono più economici dal punto di vista energetico;
• consentono l'esecuzione di gesti motori complessi come i gesti
sportivi e acrobatici e le abilità di manipolazione fine.

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CLASSIFICAZIONE DEL MOVIMENTO

La motricità automatizzata

Dal punto di vista neuro-fisiologico, a differenza della motricità controllata, il


S.N.C. interviene a livello sottocorticale attraverso il lancio di pattern o
programmi di movimento racchiusi nella cosiddetta memoria procedurale
che secondo J. Le Boulch sarebbe ubicata nella formazione reticolare.

Tali programmi, attivati e coordinati dal cervelletto, si tradurrebbero in una


trasmissione di impulsi attivatori dei motoneuroni dei muscoli agonisti e di
impulsi inibitori dei motoneuroni dei muscoli antagonisti.

Il circuito reafferente di Meinel farebbe intervenire una modifica del


programma solo sui movimenti che si realizzano in un tempo superiore ai
300 millisecondi. Per i movimenti che avvengono in un tempo inferiore a
questo limite non vi sarebbe la possibilità di intervenire e il programma
motorio verrebbe scartato per lasciare spazio a un nuovo pattern. In questo
caso il controllo del movimento avverrebbe secondo il modello del
cosiddetto «circuito aperto» teorizzato dallo studioso americano Schmidt.

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CLASSIFICAZIONE DEL MOVIMENTO

Il movimento associato

È un movimento non
indispensabile allo
svolgimento di un
compito o di una
sequenza motoria.

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CLASSIFICAZIONE DEL MOVIMENTO

I Pattern Motori

Sono i movimenti precursori


delle abilità motorie ovvero
dei complessi più
specializzati di azioni
utilizzate nei giochi sportivi,
nella ginnastica, nell'atletica,
nella danza e in tutte le più
diverse forme di pratica
sportiva.

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CATEGORIE DI MOVIMENTO

Per affrontare lo studio del movimento e del controllo motorio


occorre tracciare una prima classificazione dei diversi
movimenti:

• movimenti discreti
• movimenti continui
• movimenti seriali
• movimenti chiusi
• movimenti aperti

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CATEGORIE DI MOVIMENTO

I movimenti discreti

Sono tutti quelli in cui si può individuare il momento di inizio e di


fine (calciare, portare un oggetto alla bocca, dare uno schiaffo ecc.);

Tali movimenti sono molto più veloci rispetto a quelli continui.

Nei movimenti discreti vi è una maggiore importanza dell’aspetto


cognitivo rispetto a quello motorio poiché è necessario riconoscere
il giusto stimolo (es. una luce rossa di allarme) e mettere in atto
un’adeguata risposta (es. premere un tasto sulla consolle), senza
dare importanza al come si esegue il movimento, ma piuttosto alla
velocità di risposta.

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CATEGORIE DI MOVIMENTO

I movimenti continui

Sono quelli invece dove non è possibile riconoscere un inizio e una


fine (camminare, nuotare ecc.) e il tempo di esecuzione di questi
movimenti è più lungo di quello dei movimenti discreti.

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CATEGORIE DI MOVIMENTO

I movimenti continui

Sono quelli invece dove non è possibile riconoscere un inizio e una


fine (camminare, nuotare ecc.) e il tempo di esecuzione di questi
movimenti è più lungo di quello dei movimenti discreti.

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CATEGORIE DI MOVIMENTO

I movimenti seriali

Possono essere definiti come una somma di più movimenti discreti


legati tra loro dove possono essere identificati facilmente il loro
inizio e la loro fine, ma il tempo di esecuzione può essere anche
molto lungo, poiché è il risultato della concatenazione di più
movimenti (es. preparare il caffè, allacciarsi le scarpe, cambiare
marcia, cucire a macchina ecc.).

Vi sono poi i movimenti aperti e chiusi la cui distinzione è dovuta al


contesto in cui vengono messi in atto.

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CATEGORIE DI MOVIMENTO

I movimenti chiusi

Sono i movimenti eseguiti, invece, in un ambiente stabile dove le


variabili sono costanti e controllabili (es. tiro a segno, bowling,
biliardo ecc.);

Suonare il campanello, aprire una lattina, sono movimenti chiusi


poiché è presente il requisito fondamentale per l’adeguata
esecuzione di questi tipi di movimento: la prevedibilità ambientale.

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CATEGORIE DI MOVIMENTO

I movimenti aperti

Sono i movimenti eseguiti in un contesto che presenta un elevato


numero di variabili che non possono essere controllate e quindi
l’ambiente non è predicibile
(es. sport da combattimento, giochi di squadra,…).

Il movimento non può essere completamente programmato in


anticipo poiché la sua esecuzione deve tener conto ed adattarsi a
tutte quelle improvvise variazioni che compongono il
comportamento dell’avversario.

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CATEGORIE DI MOVIMENTO

I movimenti aperti

Il massimo successo dei movimenti aperti dipende, in massima


parte, dalla capacità e dalla velocità di adattamento all’ambiente
esterno.

In termini di programmazione, l’adeguatezza di un movimento


aperto deriva:
• dal repertorio di programmi motori posseduti;
• dalla capacità di modificare, in tempi brevi, i valori delle
variabili di movimento specificate all’interno del programma
motorio.

Questo è uno dei fattori cognitivi determinanti nel differenziare un


mediocre atleta da un campione. 55
CATEGORIE DI MOVIMENTO

Un altro aspetto importante del movimento è


la differenziazione tra movimenti che richiedono la volontarietà e
quelli nei quali il controllo è automatico;

il diverso tipo di controllo può cambiare all’interno di uno stesso


tipo di movimento:
es. nell’attraversare un ponte , il controllo sarà automatico oppure
volontario?

Ciò dipende dalla presenza o meno del parapetto e/o dall’altezza del
ponte che potrebbe essere di un metro o di cento metri.

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Traslatori Movimenti rettilinei o curvilinei di parti o del corpo in toto che presuppongono
lo spostamento di tutti i punti del corpo in una unica direzione (es.: situazioni
legate al corpo in volo)

Rotatori o angolari Avvengono quando il corpo o un suo segmento si sposta attorno a un asse di
rotazione (es.: movimenti analitici)

Roto-traslatori Avvengono quando la somma di più movimenti angolari produce movimenti


traslatori (es.: nel cammino la somma dei movimenti angolari dei segmenti
coscia, gamba e piede produce un effetto di traslazione del corpo)

Tabella 1
Classificazioni e aggettivazioni dei movimenti sotto l'aspetto biomeccanico: tipologia e definizioni

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Flessione Movimento che riduce l'angolo tra due segmenti. Avviene sul piano sagittale verso
l'avanti a eccezione dell'articolazione del ginocchio dove avviene verso il dietro. Per il
piede si parla di flessione dorsale verso l'alto e di flessione plantare verso il basso. Si
parla inoltre di flessione o inclinazione a destra o a sinistra per i movimenti dei
segmenti (capo e tronco) posti sull'asse mediano che avvengono sul piano frontale.
Estensione Movimento che aumenta l'angolo tra due segmenti. Può essere considerato il ritorno
dalla flessione. Avviene solitamente sul piano sagittale verso il dietro.
Rotazione Movimento di un segmento attorno a un asse di movimento. Si differenzia in
rotazione interna o esterna (a destra o a sinistra per i segmenti posti sull'asse
mediano) e avviene sul piano orizzontale attorno a un asse longitudinale.
Adduzione Movimento che avvicina un segmento all'asse mediale. Avviene sul piano frontale
verso il dentro
Abduzione Movimento che allontana un segmento all'asse mediale. Avviene sul piano frontale
verso il fuori.
Pronazione Movimento di rotazione dell'avambraccio attorno al proprio asse verso l'interno che
porta il palmo della mano verso il basso.
Supinazione Movimento di rotazione dell'avambraccio attorno al proprio asse verso l'esterno che
porta il palmo della mano verso l'alto.
Tabella 2
Classificazioni e aggettivazioni dei movimenti sotto l'aspetto chinesiologico: tipologia e definizioni

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Protrazione Movimento di rotazione sul piano orizzontale della clavicola attorno all'asse
longitudinale posto all'estremità mediale verso l'avanti.
Retrazione Movimento di rotazione sul piano orizzontale della clavicola attorno all'asse
longitudinale posto all'estremità mediale verso il dietro
Elevazione Movimento traslatorio sul piano frontale della scapola o dell'emibacino verso l'alto.
Depressione Movimento traslatorio sul piano frontale della scapola o dell'emibacino verso il
basso.
Antiversione Movimento del bacino che ruota verso l'avanti attraverso l'asse trasversale e che
porta a una accentuazione della lordosi lombare
Retroversione Movimento del bacino che ruota verso il dietro attraverso l'asse trasversale e che
porta a una diminuzione della lordosi lombare.
Eversione Movimento di rotazione del piede attorno al proprio asse verso l'interno che porta al
sollevamento della parte laterale.
Inversione Movimento di rotazione del piede attorno al proprio asse verso l'esterno che porta al
sollevamento della parte mediale.

Tabella 2
Classificazioni e aggettivazioni dei movimenti sotto l'aspetto chinesiologico: tipologia e definizioni

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I
COMPONENTI PARZIALI CLASSIFICAZIONE CONNOTAZIONI
Forza Movimenti: Connotano differenti livelli di espressione di tensione
Blandi muscolare
Moderati
Intensi
Eccessivi
Massimali
Rapidità Movimenti: Connotano differenti modalità di velocità esecutiva
Lenti
A velocità naturale
Veloci
In accelerazione
In decelerazione
A velocità costante
Resistenza Movimenti di durata: Connotano differenti livelli di durata del movimento
Breve
Media
Lunga
Tabella 3
Classificazioni e aggettivazioni dei movimenti sotto l'aspetto motorio

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I
COMPONENTI PARZIALI CLASSIFICAZIONE CONNOTAZIONI
Mobilità Movimenti: Connotano differenti livelli di ampiezza articolare
Ampi
Di ampiezza naturale
Brevi
Orientamento spaziale Movimenti:
Simmetrici Quando coinvolgono in misura eguale e contemporanea i
segmenti pari (arti) o la parte destra e sinistra dei segmenti
dispari (capo, tronco).

Asimmetrici Quando interessano un solo arto o una sola parte laterale


(destra o sinistra) del corpo.
Orientamento temporale Movimenti: Quando due parti del corpo si muovono alla stessa velocità e
Contemporanei allo stesso ritmo o entrano in azione nello stesso momento
anche senza le condizioni precedenti.

Successivi Quando l'uno avviene dopo dell'altro.

Ciclici Quando si ripetono periodicamente a intervalli regolari.


Tipologia: sport di durata, schemi motori più conosciuti e
frequenti.
Tabella 3
Classificazioni e aggettivazioni dei movimenti sotto l'aspetto motorio
Aciclici Quando non avvengono con periodicità
Tipologia: sport di squadra, schemi motori meno frequenti
61
I
COMPONENTI PARZIALI CLASSIFICAZIONE CONNOTAZIONI
Combinazione Movimenti:
Segmentari o analitici Quando coinvolgono una sola parte del corpo (tronco, bacino,
un arto, capo, ecc).
Sono solitamente costruiti e innaturali.
Tipologia: flessione, estensione, adduzione, abduzione,
rotazione

Globali Quando coinvolgono tutto il corpo in dipendenza della


capacità di accoppiamento e combinazione di movimenti
parziali.
Sono movimenti naturali e/o automatizzati.
Tipologia: schemi motori di base, azioni, gesti sportivi
Ritmizzazione Movimenti:
Cadenzati o a ritmo uniforme
A ritmo variato
Aritmici

Tabella 3
Classificazioni e aggettivazioni dei movimenti sotto l'aspetto motorio

62
I
COMPONENTI PARZIALI CLASSIFICAZIONE CONNOTAZIONI
Ritmizzazione Movimenti:
Cadenzati o a ritmo uniforme
A ritmo variato
Aritmici
Grado di partecipazione del Movimenti:
soggetto Attivi Quando sono compiuti coscientemente per realizzare uno
scopo ben preciso senza alcun aiuto esterno. Sono il mezzo
elettivo per incrementare le capacità dell'uomo.
Possono essere: liberi, aiutati, contro resistenza

Passivi Quando sono eseguiti sul nostro corpo da una forza esterna.
Possono essere in rilasciamento e/o forzati

Misti

Tabella 3
Classificazioni e aggettivazioni dei movimenti sotto l'aspetto motorio

63
LE STRUTTURE DEL MOVIMENTO

Possiamo concepire il movimento umano come un insieme di unità


fondamentali che vengono individuate come:

• posture o situazioni apparentemente statiche del corpo;


• schemi motori analitici o segmentari che coinvolgono solo alcune
parti e che avvengono senza modificare sostanzialmente la
posizione del corpo;
• schemi combinati (abilità) che interessano il corpo in toto o in
parte. Comportano solitamente una variazione di postura o una
traslocazione nello spazio o il manifestarsi di una abilità
manipolativa.

64
LE STRUTTURE DEL MOVIMENTO

Le Posture

L'analisi delle posture si addice all'ambito motorio in quanto solo


apparentemente le posizioni statiche assunte dall'uomo nello spazio
non comportano movimento.
Infatti ogni situazione di immobilità del corpo umano o postura, nel
nostro sistema gravitazionale, è possibile grazie a un insieme di
contrazioni statiche espresse dai muscoli “anti-gravitari” che si
oppongono alla forza di gravità garantendo l'equilibrio del corpo
stesso.

Per mantenerle, attiviamo il cosiddetto tono posturale che è quel


grado di tensione a carico di detta muscolatura.

Inoltre le posture presuppongono una serie di piccoli aggiustamenti


attorno alla posizione prescelta e dunque veri e propri interventi
muscolari automatici. 65
LE STRUTTURE DEL MOVIMENTO

Le Posture

L'assunzione e il mantenimento di determinate posture, di cui siamo


a volte inconsapevoli, dipende non solo da fattori neuro-muscolari
come il controllo del tono e la presenza di un certo trofismo delle
fibre muscolari ma anche da fattori psico-emotivi e sociali a
testimonianza del fatto che ogni situazione statica o dinamica del
nostro corpo rispecchia l'unità psicofisica dell'essere umano.

66
LE STRUTTURE DEL MOVIMENTO

Le Posture

Con il termine atteggiamenti si classificano le figure statiche assunte dalle


parti del corpo (atteggiamenti parziali) o dal corpo in toto (atteggiamenti
totali) indipendentemente dai rapporti con il mondo esterno.
STAZIONI ATTEGGIAMENTI ATTITUDINI

Eretta Tipo Di appoggio

Seduta Arco Neutra

In ginocchio Torto o ruotato Di sospensione

Seduta Raccolta/max. raccolta Di volo

supino/prono/laterale
Decubito Ginocchio
Squadra/max. squadra

67
LE STRUTTURE DEL MOVIMENTO

Le Posture

Le attitudini definiscono i rapporti del baricentro del corpo con i mezzi di


sostegno e con il suolo.
Si dividono in semplici e complesse.
ATTITUDINI SEMPLICI QUANDO

Di appoggio Il centro di gravità è sopra il sostegno

Di sospensione Il centro di gravità è sotto il sostegno

Neutra Il centro di gravità è alla stessa altezza del sostegno

Di volo Non esiste contatto con il suolo e con gli attrezzi

ATTITUDINI COMPLESSE QUANDO


Di doppio appoggio Il corpo si regge in appoggio sul sostegno con due parti del corpo
Di doppia sospensione Il corpo si sospende con due diverse parti del corpo
Il corpo in appoggio su uno o due piedi e contemporaneamente in sospensione
Di appoggio e sospensione o mista
con una o due mani

68
LE STRUTTURE DEL MOVIMENTO

Le Posture

Le stazioni definiscono i rapporti del corpo con il suolo a carico dei soli arti
(stazioni propriamente dette) o anche del busto (decubiti).
TIPOLOGIE DI STAZIONE
Stazione tipo o fondamentale corrispondente nell'uomo alla posizione in piedi con appoggio
Stazione eretta
plantare simmetrico e completo
Stazione seduta Il corpo è in appoggio con i glutei e con la parte posteriore degli arti inferiori e il busto è eretto
Il corpo è in appoggio al suolo con una o entrambe le ginocchia e il busto è eretto.
Stazione in ginocchio
Esistono numerose varianti
Il corpo è in appoggio al suolo nel decubito prono con tutta la sua parte anteriore, nel
Decubito decubito supino con tutta la sua parte posteriore e nel decubito laterale con una delle due
parti laterali
Il corpo è in appoggio al suolo con entrambe le mani e i piedi.
Stazione in quadrupedia Può essere dorsale o ventrale. In quest'ultimo caso può prevedere o meno l'appoggio delle
ginocchia
È una variante della quadrupedia e prevede un rapporto inclinato dell'asse longitudinale del
corpo con il suolo. Si differenzia in corpo proteso avanti (rapporto dorsale), proteso dietro
Stazione a corpo proteso
(rapporto ventrale) o proteso a sinistra o a destra a seconda del fianco rivolto al terreno
(rapporto laterale)
69
LE STRUTTURE DEL MOVIMENTO

Le Posture

I rapporti di contatto del corpo e delle sue parti con l'ambiente avvengono
attraverso le prese che possono essere classificate come segue:
TIPOLOGIA DI PRESA O DI
PARTE DEL CORPO CON CUI LA PRESA VIENE EFFETTUATA
CONTATTO
Pianta del piede, si distingue ulteriormente in plantare anteriore,
Plantare
totale o posteriore
Addominale Addome
Ascellare Ascelle
Brachiale Parte interna o mediale del braccio
Palmare Palmo della mano aperta
Digitale Polpastrelli delle dita
Metacarpea Polso
Poplitea Parte posteriore del ginocchio
Tibiale Gambe incrociate
Crurale Parte interna o mediale delle cosce
70
LE STRUTTURE DEL MOVIMENTO

Le Posture

Le posture possono essere educate attraverso l'educazione


posturale che comprende quell'insieme di situazioni di presa di
coscienza del proprio corpo (allineamento delle parti, asse delle
spalle e del bacino, equivalenza d'area dei triangoli della taglia,
ecc.), di tecniche di irrobustimento muscolare e dorsale e di esercizi
di contrazione statica rivolti a determinati distretti muscolari che
tendono a prevenire l'insorgenza di paramorfismi specialmente nei
periodi di accrescimento staturale.

71
LE STRUTTURE DEL MOVIMENTO

Gli schemi motori analitici o segmentari

I movimenti che l'uomo può compiere grazie a un acquisito e


progressivo controllo del proprio corpo possono essere suddivisi in
due grandi famiglie:
• movimenti analitici e segmentari: coinvolgono una sola parte del
corpo (capo, tronco, bacino, arto superiore, arto inferiore) e
avvengono senza comportare una variazione globale della postura
del corpo. Trattandosi di movimenti analitici e isolati si prestano a
una accurata descrizione cinesiologica e vengono definiti in
relazione al piano in cui si svolgono e all'asse di rotazione;
• movimenti combinati quando interessano più segmenti o il corpo in
toto. Sono il frutto di una combinazione motoria tra più movimenti
segmentari e interventi di controllo posturale.

72
LE STRUTTURE DEL MOVIMENTO

Gli schemi motori analitici o segmentari

Vengono descritti attraverso alcune coordinate spaziali che


consentono di definire con il nome appropriato ogni movimento
analitico.

Le coordinate di ogni singolo movimento analitico sono


convenzionalmente costituite da tre ipotetici piani (frontale,
sagittale e orizzontale) e tre assi fondamentali (longitudinale,
trasversale e antero-posteriore).

73
LE STRUTTURE DEL MOVIMENTO

Gli schemi motori analitici o segmentari

Vengono descritti attraverso


alcune coordinate spaziali che
consentono di definire con il
nome appropriato ogni
movimento analitico.

Le coordinate di ogni singolo


movimento analitico sono
convenzionalmente costituite da
tre ipotetici piani (frontale,
sagittale e orizzontale) e tre assi
fondamentali (longitudinale,
trasversale e antero-posteriore).

74
LE STRUTTURE DEL MOVIMENTO

Gli schemi motori analitici o segmentari


MOVIMENTI ANALITICI CHE
TIPOLOGIA DI PIANO FUNZIONE DEL PIANO ATTORNO ALL'ASSE
AVVENGONO ЅUL РІАNО
Trasversale o trasverso
Divide il corpo in due metà: Flessione (in avanti)
Sagittale (percorre il corpo da un lato
destra e sinistra Estensione (in dietro)
all'altro)
Per i segmenti pari (arti):
Abduzione (in fuori) Adduzione (in
dentro)
Antero-posteriore sagittale o
Divide il corpo in due metà: Per i segmenti posti sull'asse
Frontale (percorre il corpo dal davanti
anteriore e posteriore mediano (capo e tronco):
al dietro)
Inclinazione o flessione a destra
Inclinazione o flessione a
sinistra
Per i segmenti pari (arti):
Rotazione interna (in senso
mediale)
Rotazione esterna (in senso Longitudinale
Divide il corpo in due metà:
Orizzontale laterale) (percorre il corpo dalla testa
superiore e inferiore
Per i segmenti posti sull'asse ai piedi)
mediano (capo e tronco):
Rotazione a destra
Rotazione a sinistra 75
LE FORME DEL MOVIMENTO

Per forme del movimento umano si intende le sue modalità naturali


di manifestarsi e di realizzarsi durante la vita dell'uomo.

Sia dal punto di vista quantitativo e che dal punto di vista qualitativo
possono essere tante quante sono le abilità e i gesti che l'uomo può
apprendere e svolgere nel corso dell'arco di vita.

Costituiscono la motricità abituale dell'uomo e sono alla base dei


gesti tecnici fondamentali degli sport individuali e di squadra.

Questi gesti sono inoltre il frutto di un processo di apprendimento


che, dalla nascita in poi, porta l'uomo a impararli per adattarsi
all'ambiente e risolvere i condizionamenti che l'ambiente stesso gli
pone.

76
LE FORME DEL MOVIMENTO

L'equilibrio generale del corpo nella statica e nella dinamica

Equilibrarsi è definibile come la abilità che permette, attraverso


aggiustamenti riflessi, automatizzati o volontari di mantenere una
posizione statica o di eseguire un movimento senza cadere
anticipando o reagendo prontamente ai possibili fattori di squilibrio.

Nell'uomo distinguiamo sostanzialmente tre forme di equilibrio:


• quello statico (atto al mantenimento di atteggiamenti o posture);
• quello dinamico (ha la funzione di mantenere il corpo che si sta
muovendo in condizioni di controllo);
• e l'equilibrio del corpo in volo (atto al mantenimento delle attitudini
di volo).

77
LE FORME DEL MOVIMENTO

L'equilibrio generale del corpo nella statica e nella dinamica

Il controllo degli equilibri dipende da quattro condizioni o fattori:


• l'altezza del baricentro (quanto più è basso tanto è più facile
equilibrarsi);
• la vicinanza dei segmenti corporei alla linea di proiezione del
baricentro a terra (è più semplice mantenere posizioni o
atteggiamenti totali che soddisfano questa condizione);
• l'ampiezza e orientamento della base di appoggio (quanto più è
grande e ben orientata tanto più diminuiscono le possibilità di
cadere) e in ultimo la presenza di vincoli esterni (appoggi, prese).

78
LE FORME DEL MOVIMENTO

L'equilibrio generale del corpo nella statica e nella dinamica

L’equilibrio, inteso come funzione psicomotoria globale,


• interviene sia negli spostamenti globali e segmentari (equilibrio
volontario),
• sia nella corretta distribuzione del tono nelle esecuzioni dei
movimenti (equilibrio automatico-riflesso).

Come il tono, l’equilibrio è correlato con le caratteristiche psicologiche del


soggetto e con la qualità delle sue modalità relazionali.

79
LE FORME DEL MOVIMENTO

L'equilibrio generale del corpo nella statica e nella dinamica

Dal punto di vista neuro-fisiologico il meccanismo dell'equilibrarsi è


condizionato in primis dagli analizzatori sensoriali: quelli vestibolari,
propriocettivi, tattili ci informano della posizione del corpo e della
variazione spaziale dei rapporti tra i suoi segmenti;
attraverso di essi ci rendiamo conto di non riuscire a mantenere una
posizione e ciò induce il nostro sistema nervoso a attivare le
risposte motorie atte a farcela recuperare.

Il ruolo della vista è invece preventivo in quanto attraverso questa


sensibilità riusciamo a anticipare attraverso risposte motorie
anticipatrici le eventuali future situazioni problematiche.

80
LE FORME DEL MOVIMENTO

Gli schemi grosso-motori di traslocazione (locomotion skills)

Chiamati anche con il termine di abilità grosso-motorie di


traslocazione, dal punto di vista biomeccanico sono roto-traslatori e
comprendono il camminare, il correre, lo scavalcare, il saltare,
l'atterrare, lo strisciare, il gattonare, il rotolare, l'arrampicarsi.

Costituiscono la motricità funzionale che l'uomo adulto utilizza per


muoversi nell'ambiente fisico-naturale e sociale.

La tipologia di questi gesti è alquanto vasta e eterogenea in quanto


l'uomo, in dipendenza dell'ambiente in cui vive, sviluppa una
“motricità funzionale e individuale” di adattamento.

CONI - schemi motori di base.pdf


Eurofit - testing.pdf

81
LE FORME DEL MOVIMENTO

Le abilità di presa, manipolazione e di coordinazione fine


(manipulative skills)

Consistono nella capacità di sfruttare le modalità di prensione delle nostre


mani per raggiungere, afferrare e padroneggiare un oggetto o un attrezzo.

È una delle abilità più importanti per l'uomo che, attraverso la prensione
gestisce gli oggetti presenti nell'ambiente, impara a scrivere e a disegnare,
manipola gli attrezzi.

Un oggetto può essere afferrato e manipolato in modo simmetrico (con


entrambe le mani) ma nella maggior parte dei casi l'uomo utilizza azioni
asimmetriche (con una sola mano) in quanto gestisce elementi piccoli. A
tal proposito la scelta della mano da utilizzare dipende dallo sviluppo e dal
consolidamento della dominanza di lateralità che porta, nel corso
dell’esistenza a utilizzare meglio una delle due parti pari presenti nel corpo
umano. 82
LE FORME DEL MOVIMENTO

Le abilità balistiche di forza e di precisione

Anche le abilità di questo gruppo sono da considerarsi grosso-motorie in


quanto integrano all'azione di forza o di precisione degli arti superiori un
controllo posturale e un intervento attivo del tronco e degli arti inferiori
andando a interessare, di fatto, tutto il corpo.

Sono tali quelle abilità nelle quali l'uomo applica forza a un attrezzo o un
oggetto al fine di proiettarlo nello spazio e comprendono il lanciare di forza
o di precisione, il colpire, il battere e il calciare.

83
LE FORME DEL MOVIMENTO

Il linguaggio e la comunicazione corporea

A una attenta analisi della


corteccia motoria – chiamata in
termini tecnici M1 - deputata
alla attivazione dei movimenti
del corpo umano non potrà
sfuggire un dato importante che
riguarda la distribuzione
quantitativa delle aree.

L'homunculus motorius ossia la rappresentazione schematica delle aree


corticali deputate al controllo delle parti del corpo denota un rapporto tra
le parti del corpo e le rispettive aree di controllo cerebrale che è di tipo
qualitativo e non quantitativo.
84
LE QUALITÀ DEL MOVIMENTO

Ogni gesto, semplice o complesso, per potersi realizzare implica la


presenza di requisiti di qualità o prerequisiti o condizioni di base:

• dovrà necessitare di una determinata quantità di forza,


differenziata nei singoli interventi muscolari a seconda che si
tratti di contrazioni statiche o isotoniche;
• dovrà avvenire partendo da una posizione di partenza in
equilibrio e tale condizione andrà mantenuta per tutto lo
svolgersi del gesto stesso;
• dovrà avvenire in un certo tempo a seconda delle situazioni
più o meno velocemente;
• dovrà essere garantita una sincronizzazione tra muscoli agonisti
e antagonisti nei movimenti segmentari che lo compongono, ma
anche la coordinazione tra gli interventi attivi muscolari dei vari
segmenti corporei.
85
LE QUALITÀ DEL MOVIMENTO

La classificazione più attuale è quella dello studioso tedesco


Gundlach (1967).

Capacità Coordinative

Capacità Motorie

Capacità Condizionali

86