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Lezioni 1-4

Università della Terza Età - Cagliari


Anno accademico 2019-20

Docente: Renato Curreli


Filosofia e Storia
Liceo Classico G. Siotto Pintor
Cagliari
• Lezione 1
 Introduzione

• Il signor X.Y. è uscito da casa.

• Ha camminato per un certo tratto, seguendo un ben


preciso percorso.

• Ha raggiunto questa via, ha salito le scale ed è venuto


a sedersi qui tra noi.
 Perché il signor X.Y. si comporta in tal modo?

• Si è mosso a caso, oppure secondo un piano?

• Ha agito meccanicamente, come fosse un congegno1,


oppure in base a motivazioni e scelte conseguenti?

_____________
1 Si tratta, naturalmente, di un congegno biologico, ad alta complessità.
• Il problema ha origini lontane e già nel IV sec. a.C. Platone, in un passo
del Fedone, fa fare a Socrate una serie di importanti considerazioni.

• Socrate, riflettendo sulla teoria dell’intelletto (νοῦς) di Anassagora (V s.


a.C.), osserva come, dopo un iniziale interesse, ne restasse poi deluso
perché questa, anziché interpretare i fenomeni in termini di finalità e
ragioni, finiva invece per spiegarli come effetti determinati
necessariamente da cause fisico-meccaniche.1

__________________
1 Se si pensa che la natura sia spiegabile in termini di materia e movimento siamo in presenza di una concezione meccanicistica. Il
meccanicismo comporta il determinismo, per cui gli effetti sono necessariamente prodotti dalle rispettive cause, con esclusione di ogni
libertà, di scopi e finalità.
Socrate ritiene, al contrario, che una soluzione del problema che si arresti a questo livello rinunci a dare una spiegazione del piano
complessivo e dei perché profondi della natura (finalismo)
• La questione ha delle ricadute nel campo della spiegazione della condotta
umana e, quindi, in quello dei rapporti mente-corpo.

E mi sembrò che il suo caso somigliasse a quello di chi dicesse che tutto quello che Socrate
fa, lo fa certo con la mente, e poi, mettendo mano a dire le cause esplicative di ciascuna
delle azioni che faccio, dicesse […] che siedo adesso qui perché il mio corpo è
composto di ossa e nervi, e le ossa sono rigide e hanno giunture che le separano le une
dalle altre, ma i nervi sono capaci di tendersi e rilassarsi e circondano le ossa con la carne
e la pelle che li contiene; quindi, siccome le ossa son sospese nei loro legamenti, mentre
i nervi, allentandosi e tendendosi, fanno sì che io sia ora capace di piegare le membra,
per questa causa, piegatomi, siedo qui, e anche relativamente al nostro dialogare dicesse
che le cause sono altrettali, dando spiegazione causale a voce, aria, udito e migliaia di altre
tali e quali, incurante di dire quali sono per davvero le cause, cioè che, poiché agli
Ateniesi sembrò che fosse meglio votare contro di me, perciò anche a me è dunque
sembrato meglio starmene seduto qui e più giusto, rimanendo, subire la pena che
m’infliggeranno, giacché […] questi nervi e queste ossa sarebbero o nei paraggi di Megara
o in Beozia, portativi dalla dottrina opinante il meglio, se non avessi creduto fosse più giusto
e più bello, anziché fuggire e squagliarmela, subire per la città qualunque pena avesse
disposto. Ma chiamare ‘cause’ tali spiegazioni è alquanto fuori luogo: dunque… se qualcuno
dicesse che senza avere tali organi (e ossa e nervi e quant’altri ne ho) non sarei capace di
fare quel che mi pare, direbbe il vero; ma dicesse che è a causa di questi che faccio quel che
faccio e che lo faccio con la mente ma non per la scelta del meglio, allora l’argomento
sarebbe di un’oziosità grossolana, e assai!
Platone, Fedone, 98-99
.

J.L. David, La morte di Socrate, 1787

La ricostruzione che Platone fa del pensiero di Socrate inquadra con precisione, forse
per la prima volta, aspetti cruciali della dimensione umana:

• È sufficiente spiegare il comportamento in termini di meccanica fisiologica?

• O questo non basta, perché il corpo di per sé non potrà mai giungere al piano più
profondo del pensiero, inteso come capacità di riflettere, di scegliere e dirigersi verso
fini?

• E, si può addirittura arrivare a ritenere che possa esserci qualcosa che sia
distinguibile dal corpo - o forse addirittura separabile da esso - che origina il
pensiero, orienta le scelte e individua i fini di una persona?
• Lezione 2
 Il problema mente-corpo nella visione omerica

• Il Fedone è stato scritto con molta probabilità nel 385-86 a.C.

• Ma, più indietro nel tempo, che visione avevano


gli antichi del problema?

• La ricerca ci porterebbe molto lontano. Ci


limiteremo perciò ad esplorare le concezioni
presenti nelle opere attribuite ad Omero, l’Iliade
e l’Odissea.
• Per Omero ci sono alcune zone del corpo che rivestono particolare
importanza per la definizione della persona.

• La φρήν, il diaframma. Questo termine è però


generalmente usato al plurale, le φρένες.1

• Essendo il diaframma un muscolo singolo, è


chiaro che c’è un problema di traduzione.

• Si è perciò pensato che il vocabolo possa


avere il significato di polmoni.2
_____________________
1 Omero usa, come sinonimo, πραπίς che soprattutto al plurale, πραπίδες, è tradotto
anch’esso con diaframma. Platone utilizza διάφραγμα in Tim. 70 a.
2 R. B. Onians [1954], pp. 47 sgg.
• I polmoni racchiudono il κῆρ [o anche ἦτορ, (ion.) κραδίη, (att.) καρδία], il cuore.

• Forse le φρένες più genericamente si riferiscono al


petto (στῆϑος) e a tutti gli organi a esso interni, quelli
che sono posti al di sopra del diaframma: polmoni,
pleura e cuore.

• In questa zona circola il ϑυμός, connesso con il sangue


e con il respiro, elementi che si relazionano e si
alimentano a vicenda.1

A volte i carri strisciavano sulla terra nutrice, a volte balzavano in aria;


e gli aurighi stavano ritti entro le casse, batteva il ϑυμός a ciascuno nell’
ansia di vincere.
Il. XXXIII, 370

Gli si ridestò nel petto il ϑυμός (la vita).


ibidem, IV, 152

_______________________
1 R. B. Onians [1954], pp. 72-73
• Il ϑυμός appare come la forza vitale del corpo. ϑυμός: nelle opere omeriche il
termine assume differenti significati
in funzione del contesto:
1) vita o forza vitale;
• Esso permette inoltre di pensare, percepire, 2) animo, cuore (intesi come sedi
del desiderio); vicino a questo
volere e agire, svolgendo perciò anche le funzioni significato è quello di sentimento.
3) istinto, inclinazione, desiderio,
della mente. appetito, coraggio, cuore,
ardimento;
4) collera, sdegno, passione,
Dicendo così se ne andò, lasciandolo lì a pensare nel suo ϑυμός impetuosità;
(nella sua mente) cose non destinate a compiersi. 5) animo, cuore, mente (come sedi
del pensiero).
Ibidem, XXII, 228

• Talvolta la funzione del pensare e della mente sono attribuite


direttamente alle φρένες:

E mentre (Achille) questo agitava nelle φρένες (i pensieri nella mente) e nel ϑυμός (nel cuore) e sfilava dal fodero
la grande spada, venne Atena dal cielo.

Ibidem, I, 193-95

Comprese allora Ettore nelle φρένες […].

Ibidem, XXII, 296


• Ma la vita in quanto tale è prodotta dalla ψυχή. Solo la ψυχή è in grado di
dare la vita al corpo.1

• La parola ψυχή – che deriva dal verbo ψύχω, io soffio/respiro/alito/fiato –


viene normalmente tradotta con anima, ma in Omero ha, talvolta, il
significato più originario di vita.

Cadde dal carro l’eroe, risuonarono su di lui le armi, scintillanti e lucide, si adombrarono i cavalli veloci; e lì
la sua ψυχή (vita) e il vigore lo abbandonarono.

Ibidem, V, 294-96

• La ψυχή ha la sua sede nella testa, ma non sembra avere un ruolo specifico
nella vita cosciente.2
____________________
1 Cfr. E. Rohde [1890-94], n.1, p. 45.
2 Cfr. R. B. Onians [1954], pp. 123 sgg.
• La ψυχή, pur essendo il principio vitale, resta silente finché il corpo che la
ospita è vivo.

• Quando il corpo muore, la ψυχή è ciò che permane di esso.

• Ma, nella visione omerica, si tratta di un ben misero resto che, ridotto a
fantasma (εἴδωλον) del corpo, come un’ombra (σκιά) si aggira nell’Ade
privo di vera coscienza e avvolto da una fitta nebbia di mestizia.
• Molti di questi aspetti compaiono nei canti X e XI dell’Odissea.
• Odìsseo, finita la guerra di Troia, nel corso del suo travagliato viaggio di ritorno a casa, giunge all’isola di Ea,
dimora della dea Circe (Κίρκη), riccioli belli, figlia di Hḗlios e Perse e maestra di erbe e pozioni magiche
(φάρμακα; X, 213; 235).

• Circe trasformò in porci alcuni compagni di Odìsseo, ma nulla poté contro


Odìsseo stesso, perché questi si protesse dal filtro offertogli dalla dea con
il μῶλυ, l’erba sacra datagli da Hermês.

• Circe, capito che l’uomo che ha potuto resistere ai suoi incanti è l’accorto
Odìsseo, decide di offrirgli il suo amore.

• Odìsseo otterrà che i suoi compagni trasformati in porci riacquistino le


sembianza umane e tutti resteranno nella dimora di Circe per un anno.

• Quando Odìsseo chiederà di riprendere il suo viaggio di ritorno a casa, la


dea non esiterà a concederlo:

Divino Laerziade, ingegnoso Odìsseo, non rimanete, dunque, per forza nella mia casa;

J. W. Waterhouse, Circe offre la coppa a Odisseo (1891)


però Circe avverte l’eroe che

altro viaggio c’è prima da fare e arrivare alle case dell’Ade e della tremenda Persefone,1 a interrogare la ψυχή
del tebano Tiresia, il cieco indovino, di cui salda resta la mente (φρένες): a lui solo concesse Persefone d’aver
mente (νόος) saggia da morto; gli altri invece, come ombre (σκιά) vane svolazzano.

Od. X, 488-495

• Nell’Ade, nel regno dei morti, quel che resta di una persona un tempo
viva, non è nient’altro che un’ombra, senza più la capacità di pensare,
senza sentimenti, senza parola.

• Solo Tiresia, per volere divino, ha mantenuto una mente salda e saggia,
ma anch’egli, come tutte le anime, ha comunque bisogno di
abbeverarsi al sangue degli animali sacrificati allo scopo da Odisseo per
poter parlare e comunicare con un essere vivente.
_____________
1 Persefone (detta anche Kore) è figlia di Demetra, la dea della Terra. Insieme al marito Hades, il signore degli inferi, governa il mondo
dell’oltretomba.
• Ma il destino a cui gli esseri umani vanno incontro a causa della morte è
ben descritto dall’anima di Antίclea, madre di Odisseo, che anch’essa si
aggira nell’Ades.

Ahi figlio mio […] questa è la sorte degli uomini, quando uno muore: i nervi non reggono più l’ossa e la carne,
ma la forza gagliarda del fuoco fiammante li annienta, dopo che l’ossa bianche ha lasciato la vita (ϑυμός) e
l’anima (ψυχή), come un sogno fuggendone, vaga volando.

Ibidem, XI, 216-222


• Giunti a questo punto, possiamo fare alcune considerazioni:

1. In Omero è il thymόs (o le frénes) a svolgere la funzione della mente e


della coscienza; la psychḗ, l’anima vitale, pur conferendo la vita non
interviene attivamente nei processi mentali.

2. Sembra comunque che Omero distingua il corpo e la mente (dualismo),


vedendole come due entità separabili.

3. Sarà nella cultura post-omerica che la psychḗ assumerà un ruolo


dominante, conferendo al corpo non solo la vita ma anche tutte
quelle funzioni che la natura gli mette a disposizione.
• Lezione 3
• W.D. Ross, celebre studioso di Platone e Aristotele, ha
messo bene in evidenza il ruolo che avrà Socrate nell’
evoluzione del concetto di anima:

Mi sembra assai verosimile che, come è stato osservato dai professori Burnet e Taylor,
Socrate sia stato il primo a introdurre nel pensiero greco la nozione dell’anima non W.D. Ross (1877-1971)
come una pallida entità simile a un spettro, associata soprattutto ai sogni e alla morte
ma quale complessiva componente spirituale del nostro essere.

W. D. Ross, The problem of Socrates [1933], p. 23


 La religione orfica

• Forse Socrate poté giungere alle sue conclusioni anche grazie all’influsso
dell’orfismo, che si fece sentire con forza nella cultura greca a partire dal
VI secolo a.C.

• Il nome di questo indirizzo religioso proviene da Orfeo, leggendaria figura


di poeta trace.

• Altra ipotesi su Orfeo è che egli fosse un missionario greco del dio Apollo
in Tracia (regione a nord-est della Grecia).
Questo spiegherebbe perché, in certe varianti del mito, egli sarebbe stato
ucciso per volere di Dioniso, roso dall’invidia provata verso Apollo.
• Il mito narra che Orfeo discese nell’Ade alla ricerca della
sua defunta moglie Euridice e che, trovatola e ottenuto
da Persefone il permesso di portarla con sé, non riuscisse
nella sua impresa perché si girò a guardarla, andando
contro l’ordine degli dei.
Narra ancora il mito che in seguito Orfeo, a causa della
sua tristezza, rifiutasse l’invito di un gruppo di menadi –
o baccanti, le donne devote a Dioniso – a unirsi alla loro
festa e fosse, in seguito a ciò, da queste ucciso.

Orfeo e gli animali, mosaico d'età imperiale.


Anfora del Pittore di Amasis (530 ca. a.C.), Dioniso Palermo, Museo archeologico.
e due Menadi, Parigi, Biblioteca Nazionale. Con il suono della sua lira, Orfeo incanta la
La lepre che le donne offrono al dio, verrà in suo natura e gli animali selvatici.
onore smembrata a mani nude e poi mangiata in
un rituale omofagico (ὠμός, crudo; φαγέω, mangio,
divoro). Pratiche simili si ritrovano ne Le Baccanti
di Euripide (407-6 a.C.).
Da notare la pelle di βασσάρα (volpe) indossata
dalle menadi, motivo per cui sono dette anche
bassàridi.
.

Kratēr (vaso) del V s. a.C. che raffigura Orfeo con la lira. L’uomo in piedi
indossa un abito tracio, la donna impugna una falce. Una variante del
mito dice, infatti, che Orfeo, missionario greco in Tracia, induceva i mariti
ad abbandonare le mogli, cosicché queste decisero di ucciderlo. Orfeo ucciso dalle menadi, Stámnos (brocca) del V s. a.C. Louvre, Paris
Metropolitan, N.Y.
• Il culto orfico, per molti versi erede di quello dionisiaco, ritiene che
l’anima sia un demone1 caduto – a causa di una colpa originaria – nel
mondo dei corpi e che quindi desideri di liberarsi da quello dentro al
quale è incatenata e rinchiusa come se fosse in una prigione.

• L’anima potrà liberarsi dal corpo-prigione solo dopo una serie di


reincarnazioni (μετεμψύχωσις: metempsicosi, trasmigrazione dell’
anima), non escluse quelle in corpi animali, che sono tappe di un
cammino di crescita, conoscenza e purificazione morale.

________________
1 Nella cultura greca del periodo (VI sec.) il δαίμων è una entità spirituale intermedia tra il dio e l’uomo.
• Va notato che l’orfismo risponde al desiderio di una salvezza personale:
è l’anima individuale che, alla fine del suo vagare tra le varie forme
corporee, si salverà.

• Paragonato alla visione


omerica, l’orfismo apre
alla persona una grande
speranza: il demone che
abita il nostro corpo è
eterno, non è toccato
dalla morte e, prima o
poi, sfuggirà al doloroso
mondo dei corpi per
ritornare alla sua
originaria beatitudine.

Peter Paul Rubens, Orfeo libera Euridice dall’Ade (1636-8); Prado, Madrid.
• Vediamo qualche significativa testimonianza sulle concezioni orfiche:

dicono infatti che l’anima dell’uomo è immortale, e […] che non va mai distrutta: proprio per questo bisogna
trascorrere la vita il più santamente possibile [...]

Pindaro1, fr. 33, in Platone, Men. 81 b-c

Il corpo di tutti obbedisce alla morte possente, e poi rimane ancora vivente un’immagine della vita, poiché
solo questa viene dagli dèi […]

Ibidem, fr. 131 b (cfr. Colli [1977], p. 127)

Difatti alcuni dicono che il corpo è tomba (sêma) dell’anima, quasi che essa vi sia presentemente sepolta […]
Tuttavia mi sembra che siano stati soprattutto i seguaci di Orfeo ad aver stabilito questo nome, quasi che
l’anima espii le colpe che appunto deve espiare, e abbia intorno a sé, per essere custodita, questo recinto,
immagine di una prigione. Taluni dicono che questo carcere dell’anima è, sinché non abbia pagato i suoi
debiti, appunto il corpo (sôma)2, e non c’è niente da cambiare, neanche una sola lettera.

Platone, Cratilo, 400 c

_________________________
1Pindaro (Cinocefale, 518 ca. – Argo, 438 ca. a.C.), uno dei maggiori esponenti della lirica corale greca.
2 Platone gioca con le assonanze tra σῆμα [sêma, segno, segnale, ma anche tomba] e σῶμα [sôma, corpo, forse correlabile a σῶς,
conservato, custodito, protetto].
• Come liberare l’anima dal corpo-prigione?

• Di per sé la morte non è sufficiente, perché l’anima immortale potrebbe


reincarnarsi in altri corpi.

• Purtroppo non sappiamo molto sulla questione, però possiamo intuire che
la liberazione dell’anima dal ciclo delle rinascite passasse attraverso una
serie di pratiche purificative caratterizzanti la vita orfica (Ὀρφικὸς βίος,
orphikòs bíos) una delle quali consisteva nell’astenersi dall’uccidere vite
animali e dal seguire una dieta vegetale, con esclusione anche delle uova
e del vino.

• Il divieto di non uccidere gli animali, privava della componente del


sacrificio il rituale religioso, che probabilmente si limitava a offrire al dio il
profumo aromatico dell’incenso.
• Forse qualche eco di tutto questo si avverte nelle parole di Socrate che si
appresta a bere il farmaco letale e a morire.

[…] questo viaggio che ora mi è stato imposto, si presenta con una buona promessa e per me e per chiunque
altro ritenga di aver preparato la mente ad esso in modo da averla purificata. E la purificazione, com’è detto
in una antica dottrina1, non sta forse nel separare il più possibile l’anima dal corpo e nell’abituarla a
raccogliersi e a restare sola in sé medesima, sciolta dai vincoli del corpo, e a rimanere per il tempo presente
e futuro sola in se medesima, sciolta dal corpo come da catene?

Platone, Fedone, 67 c-d; (corsivo mio)

______________________________________
1 Può essere che Platone alluda proprio alla dottrina orfica.
• .

• Lezione 4
 La concezione dell’anima in Platone

• Nel Fedone l’anima appare come una realtà semplice e unitaria; invece
nella Repubblica, nel Fedro e nel Timeo (opere più tarde) essa si articola
in tre parti.

Razionale (o Intellettiva): sede del pensiero e della ragione (λóγος); ha


R
E il compito di governare e armonizzare le diverse tendenze dell’anima.
P
U
B Irascibile (o Impulsiva): sede degli slanci verso il bene o il male; è il ϑυμός 1

B Anima
inteso come ira, collera, coraggio, passioni che spingono verso grandi e nobili ideali.
L
I
C
A Appetitiva (o Concupiscente): sede dei desideri e delle pulsioni; detta

ἐπιϑυμία ( desiderio, brama, voglia ) e connessa alla sfera istintuale.

____________
1 Da notare come il ϑυμός, che anticamente poteva anche equivalere alla mente, sia per Platone solo una parte della più generale struttura dell’anima.
• Meno convenzionale e più aderente al testo platonico è lo schema seguente, che mostra come
l’anima presenti due tendenze generali, la razionale e la irrazionale, con quest’ultima che si
articola a sua volta in una parte irascibile e collerica e in un’altra desiderante e istintuale.
Va notato che la parte irascibile è comunque pronta a collaborare con la ragione in vista di
nobili fini, a meno che non sia stata corrotta da una cattiva educazione. 1

Razionale (λογιστικός)

Anima Collerica (corrisponde al ϑυμός )

Irrazionale (ἀλόγιστος)

Desiderante (corrisponde all’ ἐπιϑυμία )

______________________________________
1 Cfr. Repubblica, 439 a sgg. e Vegetti, Introduzione a Repubblica, BUR, Milano 2007, pp. 86-98.
• Nel Fedro l’anima è paragonata a una coppia di
cavalli alati condotti da un auriga.
Si raffiguri l'anima come la potenza d'insieme di una pariglia alata e di
un auriga. Ora tutti i corsieri degli dèi e i loro aurighi sono buoni e di
buona razza, ma quelli degli altri esseri sono un po' sì e un
po' no. Innanzitutto, per noi uomini, l'auriga conduce la pariglia; poi
dei due corsieri uno è nobile e buono, e di buona razza, mentre
l'altro è tutto il contrario ed è di razza opposta. Di qui consegue
che, nel nostro caso, il compito di tal guida è davvero difficile e
penoso.
Platone, Fedro, 246 a-b

Cavallo Bianco: docile, corrisponde all’anima irascibile.

F
E
D Anima Cavallo Nero: riottoso; corrisponde all’anima appetitiva.
R
O

Auriga: ha il difficile compito di equilibrare i due cavalli per poter


condurre al meglio la biga; rappresenta l’anima razionale.
• Simile è la visione del Timeo, una delle ultime
opere di Platone. L’anima razionale ha sede
nella testa; l’anima irascibile nel petto (cuore);
l’anima appetitiva nell’addome.

Razionale (ha sede nella Testa)

T
I
M Anima Irascibile (ha sede nel Petto)
E
O

Appetitiva (ha sede nell’ Addome)


Raffaello, La scuola di Atene (particolare
che raffigura Platone in tarda età con una
copia del Timeo).
• Si può notare che l’anima irascibile si situa sopra mentre l’anima
appetitiva è posta sotto il diaframma.

• Un altro elemento che va evidenziato è che nonostante l’anima sia


immateriale, una volta calatasi nella dimensione materiale del corpo
essa crea uno stretto connubio con quest’ultimo e con i suoi organi.
 Il dualismo platonico

• Platone concepisce il rapporto anima-corpo in termini


nettamente dualistici: l’anima e il corpo sono due entità distinte,
per quanto capaci di entrare in stretta relazione tra loro.

• L’anima, al di là delle sue connessioni col corpo, è però una entità


in grado di sopravvivere alla morte di quest’ultimo.

• Nella visione platonica, tutto ciò può accadere perché l’anima è


eterna: essa esiste prima dei corpi nei quali si incarnerà e non
verrà intaccata dal destino di morte al quale questi sono
sottoposti.
• Come abbiamo notato precedentemente, in questo ricorso alla
trasmigrazione dell’anima e alla sua eternità sono evidenti gli echi
dell’orfismo. Infatti le concezioni orfiche, attraverso la rielaborazione che
di esse fecero i pitagorici, esercitarono un forte influsso sulla filosofia
platonica.

• Per l’orfismo e per i pitagorici l’anima è eterna. Platone condivide questa


credenza, ma aggiunge che se l’anima è eterna, allora essa conserva in
sé le tracce delle strutture atemporali dell’essere.

• Queste strutture sono ciò che Platone chiama Forme (εἶδος, aspetto,
forma; da εἶδον, io vidi) o Idee (ἰδέα, da ἰδεῖν, vedere), le quali rappresentano i
modelli originari di tutta la realtà.
• Calatasi nella realtà materiale, l’anima ha apparentemente dimenticato
queste strutture dell’essere, ma potrà rintracciarle attraverso un talvolta
faticoso cammino di ricerca e ritrovarle nelle nozioni di fondo di discipline
come la matematica (l’uno, il due, il tre, etc.; il triangolo, il cerchio, etc.)
o nella riflessione etica ed estetica (il Bene, la Giustizia, la Bellezza, etc.).

• L’anima reca dunque con sé un bagaglio di conoscenze innate da far


ritornare alla luce: conoscere è quindi un ricordare (ἀνάμνησις, il ricordare,
ricordanza, anamnesi).
• Ecco quanto Platone fa dire a Socrate nel corso del suo dialogo con il
giovane aristocratico tessalo Menone.

Per esser dunque l’anima immortale e molte volte nata e per aver visto ogni cosa e qui e nell’Ade, non c’è nulla
che non abbia appreso; sicché non desta per niente meraviglia che possa ricordare ciò che prima sapeva, sia
intorno alla virtù, sia intorno ad altre cose.
Essendo infatti tutta la natura congenere ed avendo l’anima appreso tutto, nulla impedisce che chi si ricordi
d’una sola cosa – che è poi quel che si dice i m p a r a r e – trovi da sé tutto il resto, ove abbia coraggio e non si
stanchi della ricerca, perché il ricercare e l’apprendere non è che ricordanza.

Platone, Menone, 82

• Socrate cercherà di confermare sperimentalmente la sua teoria


innatista facendo risolvere a un giovane schiavo di Menone, del tutto
ignaro di geometria, il problema della duplicazione del quadrato. Lo
schiavo, guidato semplicemente dal dialogo interrogante di Socrate,
giungerà a trovare la soluzione da se stesso.
_________________
1 La duplicazione del quadrato consiste nella costruzione di un quadrato avente area doppia di quella di un quadrato dato.
• Lo schiavo ha potuto fare ciò grazie alla sua anima immortale, che
conserva in se stessa quanto ha appreso nel suo cammino. E il risultato
dell’esperimento conferma che «conoscere è ricordare».

Il problema della duplicazione del quadrato


.

Socrate P Platone
• L’innatismo di Platone ancora oggi può apparire plausibile se inquadrato
all’interno della nostre conoscenze genetiche. E infatti la prospettiva
innatista, mutatis mutandis, è stata riproposta dal linguista Noam
Chomsky (n. 1926), il quale ha sostenuto che l’essere umano nascerebbe
con la predisposizione all’apprendimento del linguaggio (cfr. Syntactic
Structures, 1957).

Noam Chomsky in una foto del 1957


• Ciò è evidente nel modo in cui i bambini imparano a costruire frasi valide
dal punto di vista grammaticale senza il bisogno che qualcuno spieghi loro
in modo formale le regole della grammatica.

• Il linguaggio può essere visto alla stregua


degli organi del corpo, che si formano e
funzionano in base a una serie di istruzioni
pianificate a livello genetico.

• Da questo punto di vista, quello che siamo,


conosciamo e diventiamo è in parte (o del
tutto) scritto non nell’ anima – come si
esprimeva Platone – ma più precisamente
nel DNA delle nostre cellule. Cambiano le
parole ma non la prospettiva di fondo.
• Language Acquisition Device (LAD)

• Chomski, per spiegare che la capacità degli esseri umani


di apprendere il linguaggio ha delle basi innate, negli
anni ‘60 ipotizzò uno specifico programma operativo dei
neuroni cerebrali, il Language Acquisition Device
(dispositivo per l’acquisizione della lingua), che
fornirebbe le strutture sintattiche del linguaggio.

• Il LAD consente al bambino di riconoscere la struttura


sintattica e le regole di formazione della propria
lingua nativa, operazioni di enorme complessità che egli
però riesce a compiere in modo rapido ed efficiente,
nonostante gli stimoli limitati forniti dall’ambiente che lo
circonda. Questo indicherebbe come l’apprendimento
del linguaggio sia guidato da strutture innate.
Prima edizione di Aspects of the
theory of Syntax (1965), MIT Press,
testo dove Chomski propone il LAD.
• BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
N.B.: quando l’ho ritenuto opportuno, ho fatto alcune lievi modifiche di traduzione.

Fonti:

OMERO, Iliade, testo greco a fronte, prefazione di F. Codino, versione di R. C. Onesti, Einaudi, Torino 1950
OMERO, Odissea, testo greco a fronte, prefazione di F. Codino, versione di R. C. Onesti, Einaudi, Torino 1963
PLATONE, Tutte le Opere, a cura di G. Pugliese Carratelli, Sansoni, Firenze 1974.
PLATONE, Opere complete, a cura di G. Giannantoni, 9 voll., Laterza, Roma-Bari 1983.
PLATONE, Fedone, testo greco a fronte, a cura di F. Trabattoni, Einaudi, Torino 2011.
PLATONE, Repubblica, testo greco a fronte, a cura di M. Vegetti, BUR, Milano 2007.
PLATONE, Fedro, testo greco a fronte, introduzione di B. Centrone, trad. di P. Pucci, Laterza, Roma-Bari 1998.

Studi:

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• Una diversa visualizzazione della presentazione è disponibile su:
https://www.slideshare.net/RenatoCurreli/il-problema-mente-corpo-lezioni-14
Ideato e Realizzato
da
Renato Curreli
Docente di Filosofia e Storia
Liceo G. Siotto Pintor – Cagliari
Lo Studio della Filosofia - Renato Curreli

Nota: Testi e schemi grafici sono produzioni originali dell’autore. Laddove si facciano citazioni, si cita la fonte con espliciti riferimenti bibliografici. L’origine delle immagini
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