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LA TURCHIA

Breve storia degli armeni, dei curdi e dei greci


•Tra il XVI e il XVII secolo, sotto il regno di
Solimano il Magnifico, l'impero arrivò all'apice
del potere diventando un'entità politica
multiculturale, multilinguistica e multietnica
che controllava un vastissimo territorio che si
estendeva dai confini meridionali del Sacro
Romano Impero alle periferie di Vienna e
della Polonia a nord, fino allo Yemen e
all'Eritrea a sud; dall'Algeria a ovest fino
all'Azerbaigian a est, controllando gran parte
dei Balcani, del Vicino Oriente e del
Nordafrica.
La Turchia è una
nazione a cavallo
tra l’Europa
Orientale e l’Asia
Occidentale, le cui
radici culturali
affondano
nell’Antica Grecia,
nella Persia e negli
Imperi romano,
bizantino e
ottomano.
L’IMPER OTTOMANO dal 1700 al 1900
Trail 1700 e il 1914, l’impero ottomano subisce numerose
sconfitte e il territorio dell’impero continua a ridursi.
In questo periodo, l’impero ottomano perde
progressivamente l’Ungheria, il Caucaso, la Moldavia, la
Crimea.
Nel corso del 1800 vengono perse la Grecia, l’Algeria e la
Tunisia. All’Egitto viene concessa una forte autonomia e nel
18882 il Sultano è costretto a cedere una Costituzione che
poi viene rinnegata.
Nel 1912, la crisi dell’impero sta esplodendo e l’Italia occupa
la Libia. Contemporaneamente l’impero perde l’Albania.
LA GRANDE GUERRA
NELLA PRIMA GUERRA MONDIALE L’IMPERO OTTOMANO SI ALLEA CON LE
POTENZE CENTRALI (GERMANIA + AUSTRIA UNGHERIA).
Nonostante un’importante vittoria a Gallipoli per merito di Mustafà Kemal
Pascià, l’impero perse con le potenze centrali la guerra e fu costretto alle
dure sanzioni del trattato di Versailles.

Durante la guerra, timoroso che l’etnia armena potesse allearsi con il nemico
russo, il governo nazionalista dei ‘giovani turchi, procedette con massacri
e deportazioni nei confronti degli armeni.
Questi massacri e deportazioni sono oggi ricordati con il nome di
«genocidio armeno».
Etnia
armena
nel
1914
LA STORIA NEL DETTAGLIO
GLI ARMENI
• Nel corso del 1800, l'impero ottomano sta vivendo una profonda
decadenza economica, specie nel suo settore principale, quello agricolo,
dove i contadini sono vessati dai proprietari fondiari e dagli esattori delle
tasse.
• I settori commerciali sono in mano alle potenze straniere e anche molti
armeni vi si dedicano con successo.
• La concorrenza delle merci straniere distruggeva l'artigianato locale, le
enormi spese per l'apparato burocratico e militare, nonché gli sperperi alla
corte del sultano, i rovinosi accordi per avere prestiti stranieri: tutto ciò
minava profondamente la stabilità del regime feudale turco.
• Le grandi potenze occidentali, interessate a smembrare l'impero turco,
s'ingerivano continuamente negli affari interni del governo turco e
pretendevano delle riforme.
I ‘GIOVANI TURCHI’
• Nella seconda metà dell’800, un'organizzazione politica segreta fortemente
nazionalista, sorta a Istanbul nel 1865, iniziarono a pretendere una
monarchia costituzionale e una transizione dal feudalesimo al capitalismo.
• Una manifestazione di 40.000 turchi a Istanbul nel 1876 obbligò il nuovo
sultano Abdul Hamid II a emanare una costituzione che concedesse uguali
diritti a tutti i sudditi (quindi anche agli armeni). I senatori venivano scelti
dal sultano, ma i deputati dal popolo.
• Tuttavia il sultano dichiarò nulla la costituzione nel 1878 e rifiutò un
accordo sui Balcani proposto dalle potenze europee. La Russia, col pretesto
di difendere gli armeni, penetrò nel territorio turco, ma venne sconfitta. Le
forze turche e le bande kurde infierirono contro gli armeni
sterminandone a migliaia.
IL PANISLAMISMO
• Preoccupato del loro attivismo ed anche dello sviluppo economico che
questo popolo stava vivendo e per scaricare le colpe del dissesto
politico-economico del paese su un nemico interno, Abdul
Hamid II decise di iniziare vere e proprie persecuzioni di massa: durante i
pogrom compiuti dal 1895 al 1897 furono trucidati circa 300.000 armeni.
• Nel 1879 il governo dichiara la bancarotta finanziaria. Le più importanti
fonti di reddito dell'impero: i monopoli del tabacco, del sale, la tassa del
bollo e altre importanti tasse commerciali passano sotto la gestione delle
potenze creditrici: Inghilterra, Francia, Germania, Austria-Ungheria e Italia.
Vengono costruite banche e ferrovie a vantaggio di queste potenze,
sfruttati i giacimenti minerari... La Turchia si stava trasformando in una
semi-colonia.
• L'ideologia ufficiale divenne il panislamismo, che avrebbe dovuto
aiutare le classi dirigenti turche (feudatari, alto clero, generali) a tenere
sottomesse tutte le popolazioni, specie quelle non musulmane.
IL COLLANTE DELL’IMPERO

L’unico collante del mosaico di


nazionalità dell’impero turco l’avevano
trovato nella religione islamica. Da qui lo
sterminio degli armeni, cristiani e
additati come collusi con il nemico russo
LA RIVOLTA ARMENA
• Per fronteggiare le dure repressioni la comunità
armena si convinse ch'era giunto il momento di dar
vita a un'autodifesa armata, d'intraprendere la
guerriglia e di costituire un movimento rivoluzionario
clandestino.
• Fu creata la Federazione Rivoluzionaria Armena, detta
anche Dachnak, con basi nella vicina Armenia russa e
fortemente sostenuta dalle popolazioni locali. I due
partiti principali, Dashnaktsutiun e Hintchakian, nati
all'estero per opera dell'emigrazione armena,
chiedevano anzitutto il ripristino della costituzione del
1876.
• Ma il sultano, per tutta risposta, organizzò dei reparti
di cavalleria guidati da ufficiali dell'esercito regolare,
composti nei gradi inferiori e nella truppa dai capi e
dagli uomini delle tribù curde, sicché il ‘banditismo’
curdo veniva ufficialmente armato e posto al servizio
del sultano. Le incursioni anti-armene si fecero ancora
più violente.
• Nel 1895 gli armeni di Costantinopoli organizzarono
una manifestazione pacifica per protestare contro
questi massacri, ma per tutta risposta ottennero una
recrudescenza delle violenze. Gli ambasciatori
occidentali reagirono ma nel biennio 1895-96 vi
furono almeno 200.000 armeni uccisi, 100.000 donne
rapite, 100.000 persone costrette a convertirsi
all'islam, 2.500 villaggi distrutti.
La svolta nasce quando
prende forza negli anni
1905-1906, il movimento dei
Giovani Turchi, rappresentati
dal partito (Unione e
Progresso), formato da
borghesi, ufficiali
dell'esercito, intellettuali e
piccoli funzionari,
caratterizzati da un acceso
nazionalismo turco
• Nel 1908 i Giovani Turchi costrinsero il sultano a ristabilire la
costituzione del 1876. Essi, col loro "ottomanismo", volevano un
impero unico e indivisibile, con un'unica lingua, al punto che
non si poteva essere eletti in parlamento se non si parlava turco.
• Nell'aprile del 1909 a Costantinopoli si verificò un tentativo
controrivoluzionario che mirava a emarginare i Giovani Turchi e a
ripristinare l'autocrazia del sultanato. Ma il tentativo fallì e i
Giovani Turchi ne approfittarono per instaurare la dittatura
militare.
• Fu legalizzato il divieto di sciopero, il partito socialista e i
sindacati furono vietati, ai contadini non vennero dati diritti di
alcun genere. In un congresso segreto dei Giovani Turchi,
tenutosi a Salonicco nel 1911, fu deciso di sopprimere
totalmente gli armeni residenti in Turchia, con l’aiuto del partito
curdo.
• In sostanza si voleva una ricostruzione dell'impero
ottomano attraverso l'affermazione del primato
della componente etnica turca (quindi non
uguaglianza dei diritti tra le etnie dell'impero), la
turchizzazione delle minoranze (imposizione della
lingua e della cultura turca), unificazione di tutti i
popoli turchi (inclusi gli azeri, i tatari, i popoli
dell'Asia centrale, insomma dal mar Egeo ai confini
della Cina).
• Gli armeni, situati a mo' di cuneo fra i turchi
dell'Anatolia e quelli del Caucaso, costituivano un'
isola non-turca in mezzo al grande mare delle
popolazioni turche.
• L'unione tra indipendenza nazionale e purezza razziale
furono la premessa per la conquista dell'allora provincia
russa dell'Azerbaigian. Tra essa e la Turchia vi erano però
proprio in mezzo le terre armene. Questa nuova campagna di
conquista fornisce ai Giovani Turchi la giustificazione per
l'eliminazione del "pericolo armeno".
• In questa situazione fu facile agli italiani, nel 1911, occupare
la Libia (Tripolitania e Cirenaica), il più lontano avamposto
turco in Africa. Nel 1912 il Montenegro, la Bulgaria, la Serbia
e la Grecia dichiararono guerra alla Turchia. Si concludeva la
perdita dei territori europei ancora in mano turca
(Macedonia, Albania, isole greche): l'impero si stava sempre
più sgretolando.
• Nel novembre 1914 i turchi occupano l'Azerbaigian, ma
vengono sconfitti quasi subito dopo dai russi
Nel 1914 l’Impero entra in guerra a fianco della
Germania ma nel 1915 viene sconfitta dall’esercito
Zarista.
L'esercito turco indica i responsabili della disfatta negli
Armeni. Vengono creati speciali battaglioni irregolari,
detti tchété, in cui militano molti detenuti comuni
appositamente liberati; essi hanno addirittura autorità sui
governi ed i prefetti locali e quindi godono di un potere
pressoché assoluto.
Temendo che gli armeni potessero diventare un pericoloso
nemico interno, alleato delle potenze dell'Intesa, già nel Mustafa Kemal
primo anno della guerra l'esercito regolare turco, insieme Detto Ataturk
a bande armate curde, prese a sterminarli in maniera
sistematica.
''Lo stato ottomano è esclusivamente turco (...) la presenza
di elementi stranieri è utilizzata dagli europei come pretesto
per un intervento'', si legge in un documento del governo del
1915. ''Il diritto degli Armeni di vivere e di lavorare in Turchia
è totalmente abolito''. Gli Armeni - denominati ''il pericolo
interno'', perché sospettati di avere collaborato col nemico
russo durante la prima guerra mondiale. E' il primo massacro
del XX secolo.
Il genocidio degli armeni può essere considerato il prototipo
dei genocidi del XX secolo. La pianificazione avviene tra il
dicembre del 1914 e il febbraio del 1915 con l’aiuto di
consiglieri tedeschi, alleati della Turchia all’interno del primo
conflitto mondiale. L’obiettivo era di risolvere alla radice la
questione degli armeni, popolazione cristiana che guardava
all’occidente e che, con le sue richieste di autonomia, avrebbe
potuto costituire un ostacolo al progetto governativo.
LA PIANIFICAZIONE DEL MASSACRO
• Verso l'autunno del 1915, una volta eliminata la parte
più giovane e combattiva della nazione armena, il
Ministero degli Interni ottomano iniziò a pianificare lo
sterminio di tutti gli adulti di età superiore ai 45 anni,
che fino ad allora erano stati risparmiati perché
ritenuti necessari al lavoro delle campagne, e degli
ultimi prelati.
• Per risparmiare denaro e per razionalizzare al
massimo l'operazione, la giunta dei Giovani Turchi
avviò una deportazione di massa. Queste deportazioni
vennero architettate anche per facilitare l'esproprio
dei beni immobili armeni
• Abbandonata la precedente prassi della
distruzione dei villaggi, molti dirigenti del partito
dei Giovani Turchi e moltissimi funzionari di
polizia e comandanti delle famigerate bande a
cavallo curde ebbero modo di arricchirsi proprio
in virtù di questi lasciti forzati.
• Dunque, gli uomini non più giovani, le donne e i
bambini furono selvaggiamente depredati, rapiti
o uccisi o islamizzati a forza o, nel caso delle
donne più giovani, inviate negli harem da militari
turchi e bande curde lungo il tragitto.
IL GENOCIDIO
La comunità armena contava circa 1.800.000 persone: solo
600.000 riuscirono a salvarsi, o perché scapparono in Russia, o
perché vivevano nella parte occidentale della Turchia. In pratica i
2/3 della popolazione armena residente nell'impero ottomano è
stata soppressa.
Nel 1927 il primo censimento della Repubblica turca indicò che la
popolazione armena ammontava a sole 123.602 persone.
La caduta del regime turco alla fine del conflitto mondiale e la
seguente ascesa alla guida del paese di Kemal Ataturk non cambiò
la situazione. Infatti, tra il 1920 e il 1922, con l'attacco alla Cilicia
armena ed il massacro di Smirne, il nuovo governo portò a
compimento il genocidio
L’ARMENIA SOVIETICA
Nel corso della Rivoluzione Russa, nel settembre 1917 si elesse un Consiglio
Nazionale Armeno e nacque la Repubblica Democratica di Armenia.
Nel 1918, nonostante la firma di un patto russo-ottomano del 1º
gennaio 1918 , il governo turco del pascià Vehib attaccò la nuova repubblica
provocando l’intervento dell’armata sovietica.
Il 4 marzo 1922 l'Armenia entrò a far parte della
Repubblica Transcaucasica, una delle
repubbliche dell'Unione Sovietica. Nel 1936 fu
costituita la Repubblica socialista sovietica
armena.
L'Armenia dichiarò la sua indipendenza
dall'Unione Sovietica il 21 settembre 1991
IL PROBLEMA CURDO
IL KURDISTAN
Il Kurdistan è un regione popolata da
circa 80 milioni di persone che si estende
su un vasto territorio riguardante sei Stati
dell’area mediorientale ed asiatica:
Turchia (sudest), Iraq (nordest), Siria
(nordest), Iran (ovest), Armenia (sud) e
Azerbaijan (sudovest).
Le differenze fra i vari curdi
I curdi sono a maggioranza musulmana sunnita e
formano una comunità distintiva, unita attraverso
cultura e lingua, anche se non hanno un dialetto
standard.
Ogni gruppo nazionale, però, si differenzia l’uno con
l’altro per priorità e alleati. I curdi turchi, i curdi siriani e
i curdi iracheni, che insieme hanno combattuto contro
l’Isis, sono i gruppi finiti nel mirino di Erdogan.
I curdi iracheni hanno da tempo una loro regione
autonoma all'interno dell’Iraq (il Kurdistan iracheno),
mente i curdi siriani soltanto di recente hanno ottenuto
il controllo della regione che abitano, il Rojava.
Diventati anch’essi un “popolo senza terra, alla conferenza di
Parigi (1919) fu deciso che “Le nazionalità che vivono
attualmente sotto l’Impero turco devono godere una sicurezza
certa di esistenza e di potersi sviluppare senza ostacoli;
l’autonomia deve essere loro concessa”.
L’auspicio fu recepito dal trattato di Sèvres (1920), ma il nuovo
ordine internazionale fu ostacolato da interessi, e così
Inghilterra e Francia ottennero “mandati”di fatto sovrani sui
territori dell’ex impero.
La conquista del potere in Turchia da parte di Atatürk e la sigla
del trattato di Losanna (1923) infransero il sogno di un
Kurdistan indipendente, successivamente smembrato.
Inoltre la Società delle Nazioni decise l’annessione della
regione di Mosul (con i giacimenti petroliferi di Kirkuk) all’Iraq,
allora sotto mandato britannico.
Per quello che riguarda la Turchia, già nel 1924 il
Governo decretò l’interdizione della lingua curda e di
tutte le espressioni culturali del popolo curdo. Furono
chiusi giornali, associazioni e scuole, l’Assemblea
nazionale dove risiedevano 75 deputati curdi fu sciolta
e questi ultimi interdetti dalle loro funzioni.
Il 5 maggio 1932 il Governo avviò per legge il
cosiddetto processo di “turchizzazzione”, ossia lo
smembramento e lo spostamento delle comunità
curde, per la gran parte rurali, in ambito urbano,
avviando di fatto un processo di assimilazione.
La regione curda della Turchia fu tenuta sotto legge
marziale fino al 1946 e vietata agli stranieri fino al
1965.
Il secondo dopoguerra, con la venuta meno
dell’assetto coloniale, non migliorò la situazione.
l’effimera Repubblica curda di Mahabad (1946)
che cadde per l’intervento iraniano.
Con lo scoppio nel 1980 della guerra fra Iran e
Iraq, il Kurdistan diventò campo di battaglia:
Baghdad e Teheran sfruttarono la guerriglia curda
nei rispettivi territori. Approfittò della situazione
anche l’esercito turco, attaccando i curdi iracheni.
Nell’agosto 1984 il Partito dei lavoratori del
Kurdistan (Pkk) iniziò la lotta armata in Turchia.
La svolta importante negli scontri tra curdi e
governo turco si ebbe il 13 marzo del 1990, giorno
in cui l’esercito turco, durante uno scontro armato
con il Pkk, uccise tredici guerriglieri, provocando
un’autentica insurrezione popolare da parte dei
curdi. Il governo turco - attraverso la cosiddetta
Legge sullo Stato d’Emergenza – procedette
alladistruzione sistematica di quasi 4000 villaggi,
spingendo così le popolazioni agricole, 4 milioni,
al trasferimento e all’urbanizzazione forzata.
La massiccia presenza di comunità curde nelle grandi
metropoli turche è quindi da ricollegarsi alle tensioni ed agli
scontri armati che durante gli anni ’90 hanno visto l’esercito
turco e guerriglieri curdi del Pkk combattersi nel territorio
dell’Anatolia Sud-Orientale (sudest della Turchia).
La conseguenza diretta di tale massiccio esodo fu la
formazione nelle periferie di queste stesse città di enormi
baraccopoli, in condizioni economiche e sanitarie precarie,
completamente isolate dal resto della popolazione cittadina.
La situazione economica e sociale di queste persone è
drammatica: si tratta per lo più di lavoratori irregolari
(venditori ambulanti, operai in nero, riciclatori di spazzatura e
materiali vari, ecc) senza nessun tipo di assistenza legale e
sanitaria.
Il PKK
• Il PKK, negli anni ‘90, è stato considerato dagli Stati Uniti
d'America, dall'Unione europea e dalla Turchia stessa
un'organizzazione terroristica.
• Nel 2013, il leader del PKK Abdullah Ocalan – arrestato nel
1999 e detenuto da vent'anni nell'isola-prigione turca di
Imrali – ha annunciato una tregua con il governo
turco, terminata ufficialmente però due anni dopo: il 20
luglio 2015 un attacco suicida attribuito all’ISIS uccide 32
persone, durante un incontro di attivisti curdi a Suruç, nel
sudest della Turchia, al confine con la Siria. Secondo i curdi,
però, dietro l'attentato ci sarebbe stato il diretto
coinvolgimento di Ankara che avrebbe sostenuto i jihadisti
• La risposta del PKK è l’uccisione di due poliziotti turchi.
Nel 2015, durante un attacco aereo della Turchia
contro forze dell'ISIS in Iraq, vengono colpiti anche
accampamenti del PKK in quella zona, che
stava combattendo proprio contro i miliziani dell'ISIS.
Per questo motivo, l'HPG, l'ala militare del
PKK, dichiara ufficialmente che la tregua raggiunta nel
2013 non aveva più senso.
Due anni dopo, l'ONU, con un rapporto, ha accusato il
governo turco di aver commesso, tra luglio 2015 e
dicembre 2016, gravi violazioni dei diritti umani ai
danni soprattutto delle popolazioni curde nel sud-est
della Turchia.
A metà del 2013, spiega la BBC, l'ISIS ha tentato la conquista di tre
enclavi curde che confinavano con il territorio sotto il suo controllo
nel nord della Siria.
I ripetuti attacchi dei miliziani del Califfato, fino alla metà del 2014,
sono stati però respinti dall'Yekîneyên Parastina Gel (YPG, Unità di
Protezione Popolare), l'ala armata del Partiya Yekîtiya
Demokrat (PYD).
Il PYD (in italiano "Partito curdo dell'Unione Democratica") è
un'organizzazione politica attiva all'interno della "Federazione del
Nord della Siria", una regione non ufficialmente riconosciuta, nata
in seguito allo scoppio della guerra in Siria del 2011, nota anche
con il nome di "Rojava" e in cui vivono, secondo le stime, tra 500
mila e 1 milione di curdi. Per la Turchia, però, l'YPG e il PYD sono
rami del PKK e per questo sono considerati anch'essi
organizzazioni terroristiche da combattere.
• Nasce da qui l’attuale attacco alle forze curde in Siria.
• Le forze curde sono state sostenute per anni
dall’occidente, fornendo loro armi ed aiuti: cosa mal
vista dalla Turchia che sta nella Nato.
• La Turchia è sempre stata preoccupata dalla fornitura
di armi al PYD, cosiderato come la costola del PKK.
• Le preoccupazioni della Turchia sono terminate il 7
ottobre 2019 con il disimpegno americano nel confine
tra Turchia e Siria.
• Disimpegno considerato dai curdi come un
‘tradimento’ e salutato da Ankara come un ‘permesso’
al fine di conquistare una ‘zona cuscinetto’ che limiti
l’espansione curda e li allontani dalla sua frontiera.
IL REFERENDUM DEL 2017
Il referendum del 2017 è stato voluto dal partito islamico-conservatore
al governo: il AKP (Partito per la giustizia e lo sviluppo).
Esso tendeva a trasformare la repubblica turca da sistema
parlamentare a sistema presidenziale.
Il Presidente avrebbe ottenuto maggiori poteri sulla Corte
Costituzionale, sul Parlamento e sul Supremo Consiglio dei Giudici e dei
Procuratori Una specie di CSM turco).
Il Presidente avrebbe potuto nominare ministri, sciogliere il Plamento,
dichiarare lo stato di emergenza e nominare 12 giudici su 15 della
Corte Costitu<ionale
Si stima che il
59,2 %
dei cittadini
turchi
all’estero abbia
votato “Sì”
Alla proposta
referendaria del
presidente,
contro il 51,3 %
dei propri
compatrioti
Il puzzle etnico della Turchia dati Limes 2016
… La contrarietà di Erdoğan al controllo delle nascite e la sua
fissazione sui tre figli a donna nascondono una
preoccupazione di lungo periodo sulle sorti demografiche
della Turchia.
La crisi demografica della Turchia è infatti causata soprattutto
dal crollo del tasso di fecondità in una specifica regione, quella
occidentale a maggioranza turca. A Edirne e Çanakkale il tasso
di fertilità è pari a 1,53, a Kırklareli è di 1,54.
Al contrario, le province della Turchia orientale, quelle a
maggioranza curda, continuano ad avere tassi di fertilità quasi
africani: 4,01 a Șırnak, 3,8 ad Ağrı, 3,55 a Siirt.
A invecchiare, dunque, non è la Turchia, ma i turchi.

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