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L’altezza nella notazione

musicale

Massimo Ghetti
Introduzione
Nella scrittura musicale i suoni vengono
rappresentati attraverso dei segni chiamati
note. Ad ogni nota è assegnata un’altezza
precisa, misurata in Hertz.
Introduzione
Il primo Do udibile ha una frequenza di 16,35 hertz.
Dopo il Do da 16,35 hz, troviamo altri Do sempre
più acuti (rispettivamente a 32,7 – 65,4 – 130,8 –
261,6 – 523,2 – 1046 – 2093 – 4186 – 8372 hertz);
l’ultima scala udibile dal nostro orecchio inizia dal
Do di 8372 hertz e finisce con il Si di 15804 hertz:
la nota seguente (Do di 16744 hertz) non è più
udibile.
Introduzione
Il pianoforte è uno degli strumenti con
più estensione: dal La di 27,5
hertz fino al Do di 4186 hertz.
Introduzione
Il flauto dolce soprano invece ha
un’estensione molto ridotta: dal Do
di 523,2 hertz fino al Do di 2093 hertz.
Cenni storici
Per identificare le note nel “mondo
occidentale” si utilizza il sistema di
notazione sillabica. Questo sistema fu
introdotto da Guido d’Arezzo
(992 – 1050). La notazione sillabica
identifica le note con le sillabe Do Re Mi
Fa Sol La Si.
Cenni storici
Il monaco benedettino Guido d’Arezzo (995 –
1050) può essere definito il fondatore della
moderna notazione musicale. A lui spetta il
merito di aver definito un insieme di quattro
linee, chiamato tetragramma (dal greco tetra:
“quattro”, e gramma: “segni, linee”) e di aver
fissato i nomi di sei suoni con le sillabe Ut, Re,
Mi, Fa, Sol, La, tratte dalle sillabe iniziali dei
versi di un inno composto nell’ VIII secolo da Paolo
Diacono: l’inno a San Giovanni.
Cenni storici
Ecco il testo dell’inno:
Ut queant laxis
Resonare fibris
Mira gestorum
Famuli tuorum
Solve polluti
Labii reatum
Sancte Joannes
Cenni storici
 Traduzione: “Affinché i tuoi servi, a
gola spiegata, possano esaltare le tue
gesta meravigliose, togli, o San
Giovanni, ogni impurità dalle loro
labbra”.
Cenni storici
Guido d’Arezzo scelse questo inno perché
ogni versetto veniva intonato su una
diversa nota della scala (dalla prima nota
fino alla sesta); quest’inno era molto
conosciuto, di conseguenza era facile
abbinare la sillaba iniziale di ogni versetto
al suono della nota corrispondente.
Cenni storici
In pratica, conoscendo la melodia
dell’inno, era possibile intonare
esattamente i sei suoni corrispondenti
all’inizio di ciascun versetto!
Il nome Si, dato al settimo suono, fu
aggiunto in seguito, ricavandolo dalle
iniziali di Sancte Joannes.
Cenni storici
A distanza di qualche
secolo, Ut fu
trasformato in Do;
infine alle quattro linee
se ne aggiunse
definitivamente una
quinta.
Cenni storici
Un utile riferimento: la tastiera
Se prendiamo come
riferimento la tastiera di
un pianoforte possiamo
osservare che comprende
53 tasti bianchi e 35 neri.
Sul lato destro si trovano i
suoni acuti. Sul lato sinistro
i suoni gravi.
La tastiera
Quasi alla metà della
tastiera, alla sinistra di
due tasti neri, si trova
il cosiddetto “Do
centrale”.
La tastiera

Se partendo da questa
nota, si suonano uno
dopo l’altro i tasti
bianchi verso destra o
verso sinistra, dopo
sette suoni si torna
ogni volta su un Do.
La tastiera
In questo modo troviamo
la nota Do
complessivamente otto
volte sulla tastiera, a
diverse altezze. Questo
principio di reiterazione
vale per tutti i suoni del
pianoforte.
La tastiera
L’intervallo tra due
suoni con lo stesso
nome si chiama ottava.
Le 7 note

L’italiano e le altre lingue romanze chiamano le


7 note DO RE MI FA SOL LA SI. Il tedesco e
l’inglese le indicano con le prime lettere
dell’alfabeto iniziando dal La: A B C D E F G.
Le 7 note

Questo sistema ha però delle ulteriori varianti


dovute ai mutamenti della storia e alla tradizione.
In Germania ad esempio invece della lettera B oggi
si usa la lettera H. La scala tedesca si legge
dunque così: AHCDEFG.
Le 7 note

Anche fuori dall’Italia in ogni caso


l’enumerazione delle note inizia con il Do,
quindi con la lettera C.
Le 7 note
I suoni si scrivono con
le note, segni che
indicano l’esatta
altezza e durata di un
suono.
Le 7 note

Il pentagramma è un sistema grafico che indica


con precisione l’altezza dei suoni.
Esso è costituito da un insieme di 5 linee
orizzontali e parallele.
Le 7 note

Le note possono essere sistemate sulle linee o


negli spazi tra di esse.
Le 7 note

Per poter scrivere dei suoni particolarmente


acuti o particolarmente gravi, vengono usate
delle linee supplementari o tagli addizionali.
La chiave di violino

All’inizio del pentagramma si trova la chiave


musicale. La più frequente è la chiave di violino
che si chiama anche chiave di Sol.
La chiave di violino

La chiave di Sol (di violino) determina la


posizione della nota Sol (392 hertz) sulla seconda
linea del pentagramma.
La chiave di violino

L’altezza delle note indicate con la chiave di


violino va da un registro centrale fino a un
registro molto acuto.
La chiave di basso

Provando a suonare i vari tasti di un pianoforte si


può facilmente intuire che per scrivere i suoni gravi
servono molti tagli addizionali.
Per questo motivo i suoni gravi vengono scritti in
un’altra chiave, quella di basso.
La chiave di basso

La chiave di Fa (di basso) determina la


posizione della nota Fa (174,7 hertz) sulla
quarta linea del pentagramma.
La chiave di basso

L’altezza delle note indicate con la chiave di


basso va da un registro medio fino a un
registro assai grave.
Le alterazioni

Se davanti a una nota si trova un segno di questo genere:#


che si chiama diesis, la nota diventa più acuta di mezzo tono.
Sulla tastiera in tal caso si suona il tasto immediatamente
successivo a destra della nota principale. Quasi sempre si
tratta di un tasto nero.
Le alterazioni

Se i suoni Mi o Si vengono alterati per mezzo di


un #, si suona il tasto bianco immediatamente
a destra del Mi o del Si (rispettivamente Fa e Do).
Le alterazioni

Se davanti a una nota si trova una piccola b, la nota va


alterata di un mezzo tono verso il basso. Sulla tastiera
in tal caso si suona il tasto immediatamente precedente
a sinistra della nota principale.
Le alterazioni

Per indicare questi suoni alterati verso il basso,


al nome della nota base si aggiunge la parola
bemolle.
Problemi aperti…
 Cos’è un tono?
 Cos’è un mezzo tono?

 Perché esistono le alterazioni?

 Perché nella tastiera del pianoforte il Mi


e il Fa e fra il Si e il Do non c’è il tasto
nero?
A queste domande daremo una risposta
quando tratteremo il sistema tonale.