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DhOC Design for

Hospitable Cities,
Dipartimento di Design,
Politecnico di Milano
Progetto di
riqualificazione degli
spazi d’attesa, Ospedale
Fatebenefratelli, Milano,
2010

Luciano Crespi
(responsabile scientifico)
Giulia Gerosa,Elena
Giunta. Osvaldo Pogliani
Modello: Andrea Colcuc
Consulente; Erminio
Carella
D a s a l a d’ a s p e t t o a
p a e s a g g i o d o m e s t i c o
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T E M A U N O
L’ A C C O G L I E N Z A
Un luogo dall’immagine sfarzosa, non in tono con il ruolo che svolge
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L’uso del modello in scala 1:1 ha consentito di verificare non solo l’esatto
posizionamento del bancone ma anche il comportamento dell’utenza
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Il progetto finale ha portato ad un prodotto in truciolato e mdf rivestito in
laminato, che prevede due differenti modalità d’uso: una più veloce in
corrispondenza della parte alta del banco e una più lenta, utilizzabile anche
dall’utenza disabile, in cui il piano di appoggio risulta alto circa 80 cm. Due
pannelli trasversali assicurano il necessario livello di privacy nella zona di
fruizione “lenta”, mentre un terzo pannello spiega, attraverso un sistema
infografico, il progetto di accoglienza pensato da Fatebenefratelli per
semplificare il percorso di accesso ai servizi ospedalieri
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Il colore riprende quello
prevalente nello spazio esistente,
l’insieme presenta una carattere
«cacofonico», dovuto all’uso di
materiali, colori, elementi
architettonici assemblati in modo
poco armonioso.
Il disegno del bancone, con la
sua forma organica, risponde
soltanto all’esigenza di
accoglienza degli ospiti

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T E M A D U E
L’ A T T E S A
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Lo spazio è caratterizzato soprattutto dalla presenza di una pavimentazione
con un disegno a campi colorati, che non corrispondono a nessun criterio
funzionale o codice comunicativo. La disposizione delle sedie è funzionale alla
lettura del display che comunica il numero d’ordine
“L’impulso a delimitare porzioni di natura, a circoscrivere all’interno di un
recinto un suo frammento per poterlo curare e asservire alle proprie
necessità, nonché per goderne, è forse uno degli atti più forti e
simbolicamente carichi nella perenne ricerca da parte dell’uomo di un
rapporto significativo con l’ambiente naturale….All’interno del recinto
l’uomo può rappresentare una propria idea del mondo attraverso il dominio
sulla natura, gettare le basi di questo nuovo ordine, potrà riconoscere lo
spazio interno al recinto come proprio” (Bruno Melotto, Ars Domestica.
Riflessioni sugli spazi della quotidianità, Libreria Clup, Milano 2011
Ryhad del
Marocco,
organizzato
attorno ad un
patio centrale,
in forma di
giardino,
rappresentazio
ne allegorica,
nella cultura
mussulmana,
del Paradiso
“Le città sono romanzi, poesie, danze, teorie. Sono piene delle idee che
raccontano il fare delle Muse…Tutto ciò che è e può essere una città ci fa
capire che è possibile mettere l’anima in un luogo” (James Hillman, L’anima
dei luoghi, Rizzoli, Milano 2004).
La prima cosa da tenere presente è che “la città chiede di essere scoperta
per nuove percezioni…la città segreta, la città eterna che nasce improvvisa,
istantanea dall’immaginazione e sorprende il cuore. Potremmo intravederla
attraverso una porta, riflessa in una pozzanghera, immagine ritardata di un
portone che si chiude. La città appartiene al sassofono….
La seconda cosa è un ‘racchiudere’ con muri o recinzioni…
Il terzo punto è un concetto di Heidegger: il riunirsi, l’essere insieme, non il
comunicare ma il radunare…Riunire, mettere insieme. Raggruppare. La
cosa importante è la diversità: molte cose diverse riunite insieme. Non è un
luogo. E’ un’idea” (ibidem)
Ettore Sottsass,
Metafore:
disegno di una
scala per
entrare in una
casa molto
ricca, 1974
Pina Bausch,
Café Müller,
Pièce
Pina Bausch,
Sagra della
Primavera,
dance, musica
di Igor
Strawinskij
Obiettivo del progetto è di definire uno spazio in grado di costituirsi in forma
di “Paesaggio domestico”. Cioè di spazio “altro” rispetto alle funzioni
incaricato di svolgere.
Per affrontare la riorganizzazione dello spazio per l’attesa al piano interrato
si è deciso di collaborare con un’azienda estranea al comparto sanitario, che
potesse mettere in scena la tendenza alla deospedalizzazione delle strutture
sanitarie in atto nel panorama contemporaneo. Le sedute selezionate fanno
parte di un sistema combinato in cui vengono soddisfatte diverse esigenze
dell’utente evocando, a livello formale, le geometrie di uno spazio esterno.
Non è più solo sala d’attesa, ma diventa luogo di conversazione, di scambio, in
cui le diverse tipologie di seduta che punteggiano la base comune in alluminio
vanno incontro alle esigenze dei differenti utenti, prevedendo zone con
braccioli per chi avesse problemi di deambulazione, comodi cuscini, alti
schienali o zone in silicone dedicate ai bambini. L’ambiente che ne risulta
appare articolato ed accogliente, grazie anche all’utilizzo di colori e materiali
inusuali, creando isole di attesa distinte e non più un unico spazio massificato,
sottolineando anche visivamente la personalizzazione del servizio all’utente.
Per ciò che riguarda la zona uffici, si eliminano gli sportelli presenti
precedentemente e si sostituiscono con un grande tavolo perpendicolare alla
zona d’attesa. Le postazioni si susseguono con linearità inframmezzate da
pannelli colorati che aumentano il livello di privacy. Non si hanno più banconi
alti in cui l’operatore riceve l’utente dietro ad un vetro, ma tavoli a cui ci si può
sedere, instaurando un rapporto più privato e confidenziale con gli addetti.
G R A Z I E