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La rappresentazione del

mondo
Breve storia della cartografia
ANASSIMANDRO (VI sec. a.C)

Sembra che i primi


mappamondi dei filosofi
ionici come
Anassimandro
rappresentassero la
Terra come un disco
circondato dall’Oceano,
diviso trasversalmente in
due parti, Europa ed
Asia, dal Mediterraneo in
cui sporgevano le
penisole che vi si
protendono.
DICEARCO DA MESSINA (iv SECOLO a.C)

Un gran passo in avanti fu compiuto da Dicearco da Messina (IV sec. a. C.) che comprese
che per fissare con precisione sulla carta le posizioni dei singoli punti, occorreva riferirle a
linee determinate. A tale scopo, basò la costruzione del suo mappamondo su una linea di
riferimento orizzontale chiamata diafragma che era un vero e proprio parallelo che divideva
in due parti l’abitabile passando per le Colonne d’Ercole, lo stretto di Messina, Atene e Rodi.
Sembra che nel mappamondo di Dicearco fosse segnata anche una linea perpendicolare al
diafragma, che lo incrociava in corrispondenza di Rodi.

In questo modo nasce


un primitivo RETICOLO
GEOGRAFICO
ERATOSTENE (III SEC a.C)
Eratostene, nel suo mappamondo, oltre al diafragma di Dicearco
e al meridiano di Rodi, disegnò altri sette paralleli e nove
meridiani rettilinei, ma posti a distanze disuguali. La
rappresentazione della terra abitata appare nella carta di
Eratostene, notevolmente progredita, con la tripartizione in
Europa, Asia e Libia e soprattutto, per quanto riguarda l’Asia, per
effetto dell’ampliamento dell’orizzonte geografico verso oriente
dovuto alle spedizioni di Alessandro Magno.
TOLOMEO (II sec. a.C)

Il carattere geometrico della rappresentazione è particolarmente evidente nel mappamondo di


Claudio Tolomeo (II sec. d.C.), il solo che ci è pervenuto dall’antichità e che è basato su un
metodo matematico e geometrico per la rappresentazione della Terra, cioè su una lunga serie di
dati di longitudine e di latitudine, riportati su una rete in proiezione conica, con paralleli circolari
e meridiani convergenti verso i poli.
LA CARTOGRAFIA ROMANA
Al contrario della cartografia greca, che ebbe soprattutto carattere scientifico, la
cartografia romana perseguì essenzialmente scopi pratici, dato che si occupò in gran
parte della costruzione di carte itinerarie, ad uso dei mercanti, dei funzionari e dei militari.
Esempio classico di esse ci è offerto dalla cosiddetta Tabula peutingeriana, copia di un
originale risalente al IV sec. d. C. e rappresentante in una lunga striscia (6,80 m di
lunghezza x 34 cm di larghezza) i lineamenti delle terre costituenti l’impero romano, con la
rete stradale in tutti i suoi particolari, le stazioni di sosta, le distanze tra esse interposte e
moltissimi nomi di monti, fiumi e località.
La CARTOGRAFIA NEL MEDIO EVO
Nel Medioevo, dato il generale regresso delle scienze, anche la Geografia e la
Cartografia decaddero, Tra l’altro nel mondo occidentale scomparve l’opera geografica
di Tolomeo, che si diffuse invece in Oriente per opera degli Arabi. Fin verso il XII sec.,
ci si limitò addirittura a delineare dei rozzi mappamondi circolari, talvolta anche più
rozzi di quelli dei filosofi ionici e chiamati mappamondi a T (fig. 6) rappresentanti con la
parte verticale il Mediterraneo e con quella orizzontale da un lato Tana, alla foce del
fiume Don e dall’altra il Nilo, separanti le tre parti di mondo allora conosciute (Europa,
Asia, Africa). La cosa originale è che verso l’alto c’è l’EST
LE PORTOLANE
A partire dal XIII sec., dopo il perfezionamento e la diffusione della bussola, l’esperienza
dei marinai italiani e poi di quelli provenzali, catalani, portoghesi, fece raccogliere dati
precisi sulle direzioni e sulle distanze reciproche delle località costiere del Mediterraneo
e delle coste dell’Europa e dell’Africa atlantica. In queste “carte al compasso” (cioè
secondo la rosa dei venti) o PORTOLANE le posizioni delle singole località erano fissate
in base alle distanze itinerarie riportate su una rete di linee direttrici partenti da un punto
centrale e rappresentanti le direzioni della rosa dei venti.
Le carte nautiche ebbero grande importanza perché permisero di rappresentare con
precisione e in proporzioni esatte il bacino del Mediterraneo e le coste occidentali
dell’Europa e dell’Africa settentrionale. Inoltre, costituirono la base per la costruzione di
mappamondi più precisi, anche di grandi dimensioni, come quello circolare di Fra Mauro,
eseguito a Venezia tra il 1457 e il 1459 e rappresentante la sintesi delle conoscenze
geografiche di quel tempo. Da notare il fatto che il mondo è rappresentato capovolto
LA PROIEZIONE DI MERcATORE.
Dopo le scoperte geografiche e l’enorme ampliamento degli orizzonti geografici, ci si
pose il problema di come rappresentare la curvatura terrestre su un piano in modo
fedele. Gerardo Kremer detto Mercatore inventò la proiezione che porta il suo nome e
disegnò una serie di carte pubblicate nel 1595 col titolo di Atlante. Nel 1569 lo stesso
Mercatore, elaborò la prima proiezione della terra, calcolata con metodi scientifici ed
usata ancora oggi; essa sacrifica l’esattezza delle superfici a vantaggio della precisione
degli angoli e quindi della distanza delle rotte. Una proiezione ad uso dei navigatori e dei
mercanti europei che si attrezzavano a guardare a terre lontane foriere di grandi
ricchezze.
La proiezione di PETERS (1973)

Nel 1973 il cartografo tedesco Arno Peters, interprete di una nuova coscienza della
collocazione dell’Europa rispetto al resto del mondo, ci propone un planisfero ad aree
equivalenti che restituisce alle superfici della Terra la loro corretta proporzione.
Se sovrapponiamo i planisferi di Mercatore e Peters, notiamo che nella proiezione di
Mercatore il centro del mondo coincide con il vecchio continente (ed in particolare
con la Germania, sua patria), mentre in quella di Peters con il centro dell’Africa. Da
ciò appare evidente che le tecniche di proiezione non sono oggettive, ma
corrispondono a due concezioni diverse del mondo: quella di Mercatore esprime il
ruolo centrale e dominante di un’Europa che stava colonizzando l’intero pianeta,
quella di Peters manifesta la visione, anch’essa ideologica, di una mentalità culturale
tipica della decolonizzazione ed aperta ai diritti umani dei paesi extraeuropei.